La lunga agonia del Decreto inceneritori di Renzi, salvato (si spera ancora per poco) dal Coronavirus

Il 10 agosto 2016, mentre buona parte degli italiani erano al mare, l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi firmava un decreto, passato poi alla storia come “Decreto inceneritori”.

Il decreto, tutt’ora vigente, prevede la realizzazione di almeno 8 inceneritori, di cui 2 in Sicilia. Per giustificarli, esso ricorre a calcoli palesemente viziati, che gonfiano il reale fabbisogno di incenerimento a discapito di quello di impianti di riciclaggio. L’obiettivo è quello di costringere le regioni a rivedere i propri obiettivi di riciclaggio, per far posto agli odiati inceneritori.

A scrivere il decreto è stata la Direzione Generale “Rifiuti e inquinamento” del MATTM, all’epoca capeggiata da Mariano Grillo. Quest’ultimo, oltre ad essere noto per il coinvolgimento nelle indagini sulla centrale Tirreno Power , si è distinto per l’insistente pressione esercitata nei confronti della Regione Siciliana affinchè provvedesse a bruciare 700 mila tonnellate l’anno di rifiuti, come previsto nel decreto stesso.

Gli inceneritori in sicilia sono stati infatti l’obiettivo principale del decreto Renzi. Non a caso tale decreto è citato più volte nel parere favorevole del Ministero dell’Ambiente sull’inceneritore del Mela, poi bloccato grazie alla tenace lotta del territorio ed al piano paesaggistico, che hanno creato le premesse per i pareri contrari dei Beni Culturali e del governo Conte 1.

Il decreto inceneritori di Renzi è illegittimo non solo per aver gonfiato il fabbisogno di incenerimento, ma anche per non aver espletato la procedura di valutazione ambientale a cui si devono sottoporre tutti gli strumenti di pianificazione in materia di rifiuti (la cosiddetta “V.A.S.”, ovvero Valutazione Ambientale Strategica). Prima dell’emanazione del decreto hanno cercato in tutti i modi di evitare la VAS: l’allora Ministro dell’Ambiente Galletti arrivò ad emanare una direttiva ad hoc, del tutto priva di fondamento giuridico, proprio per cercare di avallare una esclusione dalla VAS del decreto in questione, ma fece un buco nell’acqua. Infatti la commissione di valutazione ambientale dello stesso Ministero, applicando correttamente la normativa, si rifiutò di escludere il decreto dalla VAS, facendo fare una non proprio bella figura al Ministro.

Dopo qualche mese però Renzi firmò lo stesso il decreto, infischiandosene della VAS. Da ciò ne scaturirono diversi ricorsi al TAR Lazio, volti ovviamente ad annullare il decreto in quanto palesemente illegittimo. In questi anni i ricorsi hanno messo a segno vari punti, incassando anche il parere della Corte di Giustizia europea, che ha suggerito l’annullabilità del decreto quanto meno per il mancato esperimento della VAS.

Nonostante ciò, il decreto inceneritori di Renzi ha trovato ancora, anche di recente, dei fedeli paladini al Ministero dell’Ambiente. Infatti proprio un anno fa è pervenuta dal Ministero (a quanto pare all’insaputa dello stesso Ministro Costa) un’altra perentoria richiesta alla Regione Siciliana, affinchè inserisse nel nuovo Piano regionale dei rifiuti due inceneritori, in ottemperanza al Decreto di Renzi.

Sebbene in agonia, il rischio che il decreto Renzi ottenga il suo scopo è quindi tornato ad essere concreto. Per scongiurare tale rischio, dando il colpo di grazia al decreto inceneritori in sede giudiziaria, abbiamo collaborato alla stesura dell’intervento dell’Associazione Rifiuti Zero Sicilia a supporto del ricorso presentato dal “Movimento Legge Rifiuti Zero”.

Il 22 aprile scorso era prevista l’udienza finale al TAR Lazio, quella da cui sarebbe dovuta scaturire la sentenza che con ogni probabilità avrebbe definitivamente annullato il vergognoso decreto inceneritori di Renzi. Un aiuto insperato al decreto è però arrivato dall’emergenza Coronavirus, grazie alla quale l’Avvocatura dello Stato, non trovando niente di meglio da fare per difendere l’indifendibile decreto, ha ottenuto un rinvio dell’udienza al 20 luglio prossimo.

Un rinvio che potrebbe dare ancora qualche chance di recepire il decreto (con i famosi due mega-inceneritori) nel nuovo piano regionale dei rifiuti. Ci auguriamo che la Regione Siciliana abbia il buon senso di non recepire il moribondo decreto inceneritori di Renzi proprio adesso che e che anzi concentri tutti gli sforzi sugli impianti di compostaggio e di riciclaggio, seguendo le indicazioni della Comunicazione della Commissione Europea COM(2017)/34.

Coronavirus, l’attività della Raffineria ridotta ai minimi: gli effetti si sentono e si vedono

Con l’emergenza Coronavirus tutti stiamo subendo delle limitazioni più o meno importanti. Molte attività produttive in italia sono ferme per limitare i contagi. Le raffinerie non sono tra queste, tuttavia di questi tempi è innegabile un calo della domanda di prodotti petroliferi.

A ciò si aggiungono le misure di sicurezza in merito al necessario distanziamento sociale, che hanno obbligato molte attività non sanitarie a ridurre di molto il personale.

Chi, per la posizione della propria abitazione o per gli spostamenti lavorativi, in questo periodo ha avuto la fortuna di ammirare il Golfo di Milazzo, si sarà senz’altro accorto di un piccolo grande particolare.

Il Golfo di Milazzo offre sempre un paesaggio senza dubbio di elevato pregio, sebbene deturpato da grosse industrie decisamente brutte e da decine di petroliere che perennemente l’attraversano. In quest’ultimo periodo, però, il traffico di petroliere nel golfo di Milazzo si è ridotto al lumicino.

Tale traffico è ovviamente direttamente proporzionale all’attività produttiva della Raffineria. Se il traffico di petroliere nelle ultime settimane risulta decimato, vuol dire che anche l’attività della Raffineria è stata decimata. Del resto fonti interne a quest’ultima parlano di una drastica riduzione delle presenze lavorative, al fine di evitare occasioni di contagio. Mentre di solito in raffineria lavorano, tra lavoratori diretti e indotto, circa 1000 persone o poco più, oggi il personale in servizio si sarebbe temporaneamente ridotto a circa 200 unità.

Gli effetti della drastica riduzione dell’attività della Raffineria sull’ambiente si vedono e si sentono. Oltre al calo delle petroliere nel golfo, è innegabile che nella valle del Mela si respira un’aria insolitamente pulita. I fenomeni odorigeni, sebbene non siano scomparsi, mostrano un’intensità ed una frequenza certamente inferiori rispetto al solito.

Anche i più recenti dati Arpa, sebbene siano parziali e non prendano in considerazione le sostanze più correlate alle emissioni industriali, come l’anidride solforosa, parlano di un calo dell’inquinamento che non può essere spiegato con la sola riduzione del traffico veicolare.

Ad esempio nelle conclusioni dell’ “Analisi preliminare sulla Qualità dell’aria nella
Regione Sicilia durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19″ di Arpa Sicilia si afferma:

“In particolare per gli ossidi di azoto le stazioni di fondo urbano negli agglomerati di Palermo e Catania registrano una riduzione superiore al 60% nella concentrazione oraria rilevata, come prevedibile dall’inventario delle emissioni. Nelle stazioni di fondo urbano delle Aree Industriali si rileva una riduzione tra il 44% e il 57%, superiore al valore stimato dall’inventario, con riferimento al traffico stradale. Questo dato, oltre che risentire del breve periodo analizzato, potrebbe essere inficiato anche da una riduzione dell’attività industriale“.

Insomma, verrebbe da dire, non tutti i mali vengono per nuocere. Peccato però che si tratti solo di una riduzione temporanea dell’inquinamento, che è comunque importante anche per proteggerci dal Coronavirus stesso, visto che quest’ultimo, secondo diversi studi scientifici internazionali, viene favorito dall’inquinamento atmoferico.

Il modo per rendere permanente una significativa riduzione dell’inquinamento comunque c’è e consiste nell’attuazione del Piano regionale di qualità dell’aria. Sempre che la Regione non voglia fare “marcia indietro”, piegandosi alle richieste delle industrie.

 

 

 

Altolà di MiBACT e Soprintendenza al progetto Duferco di un altro impianto industriale nella valle del Mela. Attesa la decisione del Ministero dell’Ambiente

Nei mesi scorsi abbiamo diffuso la notizia che la Duferco, che già gestisce un impianto siderurgico nella valle del Mela, ha presentato il progetto di un’altra centrale termoelettrica, in aggiunta a quella già esistente di A2A.

Contro questo progetto, che implicherebbe un inutile aggravio della già critica situazione ambientale della valle del Mela, diverse associazioni, oltre alla nostra, hanno presentato le proprie osservazioni.

Successivamente anche il Ministero dei beni culturali (MiBACT) ha preso posizione, chiedendo al Ministero dell’Ambiente (cui spetta la decisione), di non autorizzare il progetto senza prima fare una Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.).

Il parere del MiBACT si basa in parte su quello della Soprintendenza di Messina, che, lasciandosi alle spalle la scioccante “era Micali”, ha mosso anch’essa delle obiezioni al progetto Duferco, mettendo in guardia sulla possibilità che nell’area in questione possano essere presenti reperti archeologici.

Ma ancor più significative (e lodevoli per la considerazione della bellezza del nostro territorio da tutelare e recuperare) sono le conclusioni del parere del MiBACT:

“In conclusione, vista la sensibilità del  contesto, proiettato verso il golfo di Milazzo, territorio di grande pregio paesaggistico pur se attualmente compromesso dagli insediamenti industriali, e gli aspetti di tutela archeologica evidenziati dalla Soprintendenza di Messina, si esprime l’avviso che dette opere…debbano essere assoggettate a Valutazione di Impatto Ambientale”.

Si attende adesso la decisione del Ministero dell’Ambiente, che in questa fase deve decidere se dare il via libera al progetto o se invece sottoporlo a V.I.A., come chiesto da noi e le altre associazioni, e adesso anche da Soprintendenza e MiBACT.

 

La grande lezione del Coronavirus: la salute viene prima dell’economia. Una regola d’oro violata troppo spesso

Ci voleva l’epidemia da Covid-19 (volgarmente detto “Coronavirus”) a farli rinsavire: adesso tutti i politici – di maggioranza, di opposizione, i Presidenti di Regione, ecc… – riconoscono che le misure a tutela della salute pubblica sono prioritarie sull’economia. Anche perchè non ci può essere economia sana senza la salute: sacrificando la salute all’economia a lungo andare si perdono sia l’una che l’altra.

Ma questo vale sempre: non solo per le malattie infettive come il “Coronavirus”, ma anche per l’altro grande killer che ogni anno miete decine di migliaia di vittime nel nostro paese: l’inquinamento ambientale. Lo sanno bene quelle aree, come la valle del Mela, Gela, Priolo o Taranto, dove per decenni la salute è stata sacrificata in nome di presunti interessi economici, che in realtà erano e continuano ad essere a vantaggio solo di grossi gruppi industriali.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: da un lato l’inaccettabile aumento di patologie e malformazioni congenite, dall’altro la disoccupazione, i giovani costretti ad emigrare, un’economia troppo condizionata da un settore – quello dell’industria pesante – che non corrisponde alle vocazioni economiche del territorio e che ne ostacola il reale sviluppo.

Adesso il mondo politico, coinvolto in “prima persona” nell’emergenza Coronavirus, riconosce l’assolutà priorità ed inderogabilità della salute. Benissimo. Ma quando – come ci auguriamo – questa emergenza sarà passata, non bisognerà dimenticarsi della sua importante lezione: mai più sacrificare la salute in nome di discutibili interessi economici di corto respiro.

Ciò significa anche impedire a chicchessia – industrie in primis – di inquinare, avvelenare ed ammorbare interi territori con la scusa del ricatto occupazionale.

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L’Assessore regionale all’ambiente Totò Cordaro

Lo abbiano ben chiaro innanzitutto i nostri governanti alla Regione, che, incantati dalle sirene dei petrolieri, pensano forse di ritirare il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria per consentire alle raffinerie di inquinare di più.

 

Cara Regione, basta sacrificare la salute dei cittadini per i profitti delle raffinerie!

Numerose associazioni e comitati della valle del Mela, del siracusano e delle altre aree inquinate della Sicilia hanno inviato una lettera aperta al Presidente della Regione Nello Musumeci ed all’Assessore regionale dell’Ambiente Totò Cordaro.

Le associazioni rivendicano con forza il diritto dei cittadini di respirare aria salubre, ponendo fine ai gravi rischi per la loro salute. Nel 2018 questo governo regionale ha finalmente approvato il Piano di tutela della qualità dell’aria che, prendendo atto di una qualità dell’aria alquanto critica nelle aree industriali, impone di ridurre le emissioni delle industrie più impattanti con l’applicazione massimale delle migliori tecnologie disponibili individuate dalla Comunità Europea.

Ad alzare l’allerta dei territori è la recente notizia di stampa secondo cui l’Assessore Cordaro sarebbe ora disposto a rivedere il Piano regionale di qualità dell’aria, per concedere alle industrie limiti più morbidi, permettendo loro di inquinare di più.

 Dichiarazioni che, se fossero vere, sarebbero ancora più gravi considerando che si è in attesa dell’imminente pronunciamento del TAR di Palermo proprio sui ricorsi delle industrie contro il Piano di qualità dell’aria, ricorsi che lo stesso Assessore fino ad un anno fa definiva “deboli e strumentali”.

 La lettera svela anche il gigantesco inganno delle raffinerie, che oggi minacciano la chiusura in quanto, a loro dire, i nuovi limiti sarebbero impossibili da raggiungere.

 Ciò viene smentito dalle affermazioni che le stesse raffinerie hanno prodotto nei loro ricorsi, ove viene stimata in 150-180 milioni la spesa necessaria per adeguare gli impianti ai nuovi limiti, che entreranno a pieno regime solo nel 2027. Un investimento che, spalmato in 7 anni, sarebbe tutt’altro che impossibile per industrie che fatturano ogni anno centinaia di milioni di euro.

 E’ quindi chiaro che le minacce delle raffinerie, finalizzate unicamente ad ottenere la revisione del Piano, sono ingannevoli, strumentali ed anche irresponsabili, in quanto rischiano di alimentare allarmismi e guerre fratricide.

Delle istituzioni credibili devono respingere simili ricatti, perché altrimenti nessun miglioramento tecnologico ed ambientale potrebbe mai essere ottenuto, in quanto ogni volta le industrie potrebbero ricorrere alle stesse minacce.

A quanto pare l’Assessore Cordaro ha già convocato un tavolo di confronto con le industrie per rivedere i vincoli. Tutto questo è inaccettabile. Le associazioni ed i comitati di cittadini delle aree inquinate ribadiscono che il Piano di qualità dell’aria non si tocca: esso va applicato in ogni sua parte, senza alcuno “sconto” alle industrie. E’ stato inoltre chiesto un incontro urgente al Presidente Musumeci ed all’Assessore Cordaro, vedremo gli sviluppi.

Il vergognoso inganno delle raffinerie per ottenere limiti più morbidi dalla Regione

E’ in atto una irresponsabile campagna mediatica messa in piedi dalle raffinerie siciliane per indurre la Regione a concedere limiti più elevati.

Nel 2018 la Regione ha approvato il Piano di qualità dell’aria, che obbliga le raffinerie a ridurre l’inquinamento entro il 2027, ricorrendo alle migliori tecnologie disponibile.

Ma le industrie non ne vogliono sapere di rinunciare ad una parte dei profitti per ammodernare gli impianti  e quindi giocano la solita carta del ricatto occupazionale: “o mi togliete i limiti o chiudo”.

La campagna stampa si è scatenata – guarda caso – proprio mentre sono imminenti le sentenze del TAR Palermo sui ricorsi delle industrie contro il Piano di qualità dell’aria. Vi potrebbe essere quindi il tentativo di condizionare i giudici. Noi però abbiamo fiducia nella giustizia e siamo convinti che le argomentazioni deboli e strumentali delle industrie verranno rigettate.

Peraltro l’ingannevole allarmismo sulla presunta perdita di migliaia di posti di lavoro è smascherato dalle stesse affermazioni che le industrie hanno prodotte nei loro ricorsi.

Esse hanno infatti stimato in 150-180 milioni di euro la spesa necessaria per adeguarsi ai nuovi limiti del Piano. Pertanto tali limiti non sono affatto “irraggiungibili”. Per un’azienda che ogni anno fattura centinaia di milioni di euro non dovrebbe essere così difficile investire 150 milioni nell’arco di ben 7 anni (i limiti entreranno pienamente in vigore nel 2027).

Adesso invece i limiti sarebbero diventati “irraggiungibili” e li costringerebbero alla chiusura.

Vorremmo a tal riguardo ricordare a tutti coloro che diffondono tali irresponsabili menzogne, fomentando una ingiustificata guerra fratricida tra lavoratori e cittadini che difendono la propria salute, che l’art. 656 del codice penale punisce “chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenzione, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico.

Quanto alle istituzioni, è inaccettabile che si mostrino cedevoli verso gli irresponsabili ricatti delle industrie: ogni qualvolta che lo hanno fatto hanno consentito le peggiori porcherie a danno dei cittadini.

Peraltro le industrie potrebbero riproporre analoghi ricatti ad ogni tentativo di miglioramento tecnologico e ambientale, che così facendo non potrebbe mai essere conseguito.

 

La Raffineria non faccia la vittima e pensi a ridurre l’inquinamento

Da decenni i cittadini della valle del Mela sono costretti a subire sulla propria pelle gli effetti nefasti di un’industria pesante non adeguatamente normata. I dati sanitari sono spesso allarmanti, come ad esempio l’eccesso di malformazioni congenite più grave d’Italia (+80%) riscontrato nel recente rapporto “Sentieri”. Non va senz’altro meglio nelle altre aree inquinate della Sicilia.

Nel 2018 la Regione ha finalmente approvato il Piano di qualità dell’aria, che in un arco di tempo lunghissimo (entrerà a pieno regime nel 2027) obbliga le industrie a ridurre l’inquinamento il più possibile, senza peraltro ridurre la produzione.

E’ del tutto normale che le raffinerie siciliane, per decenni abituate ad inquinare senza limiti adeguati, adesso si lamentino: per rendere gli impianti meno inquinanti sono necessari investimenti. Non è però accettabile che le istituzioni diano credito alle lamentele più assurde, come quella secondo cui i limiti previsti dal Piano sarebbero irraggiungibili dal punto di vista tecnico.

Tali limiti non sono stati stabiliti arbitrariamente: fanno riferimento ad un documento emesso dalla Comunità Europea, che indica i limiti che possono essere rispettati con l’applicazione delle migliori tecnologie oggi disponibili: si tratta quindi, per definizione, di limiti perfettamente raggiungibili, basterebbe adeguare gli impianti con le giuste tecnologie.

Il Piano va a vantaggio anche della salute dei lavoratori delle industrie, che vanno tutelati come tutti gli altri cittadini. Inoltre più investimenti vorrebbero dire più lavoro. I lavoratori non vanno strumentalizzati, peraltro dando informazioni errate (i lavoratori diretti RAM sono 600, di cui circa 540 dalla provincia di Messina, ovvero meno dello 0,1% della popolazione).

La Raffineria di Milazzo l’anno scorso ha fatturato oltre 500 milioni di euro: è certamente possibile destinarne una parte per il rinnovamento degli impianti, in linea con il Green New Deal lanciato dalla Commissione Europea per ridurre globalmente le emissioni che soffocano territori e pianeta.

Fare marcia indietro sul Piano vorrebbe dire proteggere i profitti e cedere all’avidità di azionisti senza scrupoli. Vorrebbe dire sacrificare la salute dei cittadini e dei lavoratori, condannando la valle del Mela e le altre aree inquinate a subire più sofferenze, malattie e sottosviluppo.

Caro Sindaco Formica, caro Assessore Cordaro, ve la sentite di assumervi questa responsabilità? Ci auguriamo di no.

Oggi i cittadini siciliani meritano e pretendono rispetto: ne hanno dato ampia dimostrazione ad esempio due anni fa, quando 10 mila persone hanno riempito le strade di Milazzo contro il progetto dell’inceneritore, dando vita alla più grande manifestazione della storia della valle del Mela.

Chiaramente siamo pronti a lottare contro qualsiasi ipotesi di marcia indietro sui limiti da imporre alle industrie: il Piano di qualità dell’aria va applicato in ogni sua parte. La Regione pensi piuttosto ad adottare al più presto, come previsto dall’art. 272-bis del Codice ambientale, dei limiti sulle emissioni odorigene, magari sul modello di altre regioni o provincie autonome, come la Provincia di Trento. Ricordiamo infatti che i cittadini della valle del Mela sono sottoposti ad un inquinamento senza limiti da parte di tali emissioni, che diverse note Arpa negli anni scorsi hanno indicato essere costituite in gran parte da idrocarburi provenienti dalla Raffineria di Milazzo. Tra l’altro si tratta di emissioni che potrebbero essere connesse, sulla base di alcune evidenze scientifiche, al grave eccesso di malformazioni congenite riscontrato nell’area.

A tal riguardo ricordiamo al Sindaco Formica la sua funzione di massima autorità sanitaria locale, che gli impone l’obbligo di esprimere le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica nell’odierno riesame dell’autorizzazione della Raffineria.

Le associazioni ed i comitati ambientali della valle del Mela

Cari deputati regionali, se volete davvero ridurre l’inquinamento mettete i limiti che mancano

Nei giorni scorsi il parlamento siciliano ha approvato una legge sull’annoso problema dell’inquinamento nelle aree industriali, frutto della collaborazione tra gli On. Calderone (FI) e Pasqua (M5S), primi firmatari del disegno di legge. E’ certamente positivo lo spirito bipartisan con cui si cerca di contrastare l’inquinamento industriale ed i conseguenti rischi per la salute dei cittadini.

In sintesi la legge approvata mira ad intensificare il monitoraggio ambientale ed a introdurre sanzioni in caso di superamento dei limiti.

Tuttavia il problema dell’inquinamento industriale non consiste tanto nel superamento dei limiti, quanto nell’assenza o nell’insufficienza di tali limiti. Se non si mette mano a questo aspetto, anche la legge regionale da poco approvata e le sue sanzioni rischiano di rivelarsi inutili.

Prendiamo ad esempio le emissioni maleodoranti che spesso ammorbano le aree attigue alle raffinerie ed ai petrolchimici siciliani: si tratta di emissioni su cui non viene applicato alcun limite e che costituiscono probabilmente uno dei principali rischi per la salute dei cittadini. Infatti tali emissioni sono costituite in gran parte da idrocarburi non metanici o comunque da composti organici volatili: sostanze che uno studio scientifico ha messo in correlazione diretta ad esempio con le malformazioni congenite.

Ricordiamo che proprio nella valle del Mela l’ultimo studio epidemiologico “Sentieri” ha registrato l‘eccesso di nati malformati più elevato d’Italia (+80%).

La normativa nazionale in realtà non ignora il problema. Nel 2017 è stato introdotto nel Testo Unico Ambientale un articolo (il 272-bis) che sostanzialmente demanda alle Regioni e alle A.I.A. (Autorizzazioni Integrate Ambientali) il compito di fissare dei limiti sulle emissioni odorigene.

Molte regioni o province autonome (esemplare a tal riguardo la Provincia di Trento) si sono già dotate di limiti efficaci sulle emissioni odorigene. Purtroppo non è questo il caso della Sicilia, almeno finora.

Una legge regionale sulle emissioni odorigene, magari sul modello del trentino, sarebbe  quindi il modo migliore per sfruttare lo spirito bipartisan anti-inquinamento da poco ritrovato, specie se la collaborazione si allargasse alle associazioni e ai comitati che da anni si battono contro l’inquinamento.

Un auspicio analogo vale ovviamente anche per l’attuale riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria, ma in questo caso il compito spetta al Ministero dell’Ambiente ed ai Sindaci chiamati ad esprimere le famose “prescrizioni sanitarie”.

L’odierno riesame dell’Autorizzazione della Raffineria sta già violando la legge per favorire la RAM

Da quasi un anno è stato avviato un nuovo riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) della Raffineria di Milazzo. Si tratta di un’occasione storica per la valle del Mela: il riesame è stato infatti avviato su impulso della Regione e del Ministro Costa per recepire il Piano regionale sulla qualità dell’aria, che impone di abbassare notevolmente i limiti per le emissioni delle raffinerie siciliane. Su questo Piano è peraltro imminente la sentenza del TAR Palermo, che deve decidere se accogliere o rigettare i ricorsi presentati dalle raffinerie.

Pur essendo partito sotto i migliori auspici, ben presto il riesame è stato viziato da alcune gravi violazioni di legge.

La legge prescrive che il gestore presenti la documentazione aggiornata da cui si possa evincere in maniera dettagliata l’entità delle emissioni da ogni camino e le loro ricadute sulla popolazione.

Eppure la RAM ha omesso di presentare tale documentazione e possiamo intuire il perchè.

Presentando tali informazioni la RAM avrebbe dovuto ammettere che su alcuni camini i limiti per certi inquinanti sono di fatto spariti grazie all’AIA rilasciata nel 2018, sulla quale pende peraltro un ricorso al TAR Catania che quest’anno molto probabilmente andrà in sentenza.

Inoltre la mancata presentazione delle ricadute degli inquinanti sulla popolazione potrebbe avere anche un’altra spiegazione: il tentativo di scongiurare le necessarie prescrizioni sanitarie dei Sindaci. Questi ultimi, infatti, hanno l’obbligo di esprimere le limitazioni necessarie ad evitare che tali ricadute comportino dei significativi rischi per la salute dei cittadini. Soprattutto dopo la pubblicazione degli sconcertanti dati dell’ultimo rapporto Sentieri, che per la valle del Mela evidenzia, tra l’altro, il più elevato eccesso di malformazioni congenite d’Italia (+80%).

Cosa ancor più grave, non è stata resa visibile al pubblico alcuna documentazione tecnica presentata dal gestore, con il paradosso che cittadini, associazioni ed enti locali non hanno avuto alcun documento su cui presentare osservazioni. Insomma è stato di fatto negato il fondamentale diritto del pubblico, sancito da leggi nazionali e direttive comunitarie, di partecipare ad una procedura che dovrebbe essere pubblica.

Nonostante i numerosi solleciti in tal senso da parte nostra e dell’A.D.A.S.C., al Ministero dell’Ambiente finora non sembrano essersi curati della vicenda. L’attuale riesame dell’AIA sta di fatto violando la legge e da una procedura che viola la legge non c’è da aspettarsi nulla di buono.

E’ necessario che al Ministero si rendano conto che non possono continuare a partorire Autorizzazioni pasticciate al solo scopo di favorire le industrie. Ci appelliamo in tal senso al nuovo Direttore Generale subentrato al posto di Giuseppe Lo Presti, e allo stesso Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

 

Il progetto di un altro impianto industrale nella Valle del Mela: Duferco teme le osservazioni di cittadini e associazioni

Il 24 ottobre scorso la Duferco ha presentato al Ministero dell’Ambiente il progetto di una centrale termoelettrica, che verrebbe realizzata accanto all’impianto siderurgico che già gestisce a Giammoro (Pace del Mela). Si tratterebbe quindi di un ulteriore impianto industriale a poche centinaia di metri dalla già esistente centrale termoelettrica A2A di San Filippo del Mela.

In questi 3 mesi la Duferco ha mantenuto il più stretto riserbo sul suo progetto. Fortunatamente noi ce ne siamo accorti a Novembre, grazie ad una “soffiata” da parte di un comitato che si batte contro un impianto analogo in provincia di Brescia. Abbiamo quindi “lanciato l’allarme” sia su facebook che tramite un comunicato stampa, riuscendo a rompere il “muro di gomma” su questo progetto, la cui notizia è così uscita anche su alcuni giornali online (OggiMilazzo, Meridionews …).

Abbiamo così impedito che l’impianto in questione venisse autorizzato in silenzio senza alcuna osservazione da parte del pubblico. Infatti, allo scadere del termine per la loro presentazione (il 13 dicembre scorso), ben 13 pagine di osservazioni sono piombate su questo progetto (9 da parte nostra e le altre 4 da parte di ADASC, ARCI, Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela e dall’Associazione MAN).

In sintesi le osservazioni dimostrano che questo impianto non è affatto privo di impatto ambientale e che il proponente non ha tenuto conto dell’impatto cumulativo con le altre fonti di inquinamento che già affliggono la valle del Mela, responsabili di evidenti danni ambientali (ad es. sforamenti dei livelli di ozono) e sanitari (ad es. il più elevato eccesso di malformazioni congenite d’Italia).

Adesso, quando il termine per la presentazione delle osservazioni è scaduto da un pezzo, Duferco ha deciso finalmente di presentare il proprio progetto alla cittadinanza (che tempismo!). La presentazione, pubblicizzata anche sulla Gazzetta qualche giorno fa, avverrà infatti venerdì prossimo alla Camera di Commercio di Messina, che ha deciso di “sponsorizzare” il progetto.IMG-20200125-WA0000

Alla presentazione sono state invitate ufficialmente anche le associazioni (noi compresi): ma che senso avrebbe avuto assistere alla presentazione di un progetto sul quale ormai non era più possibile esprimere osservazioni? Chiaramente il “piano” era quello di evitare le osservazioni del pubblico, ma gli è andata male. Adesso si aspetta il parere della Commissione tecnica VIA ed il conseguente pronunciamento del Ministro dell’Ambiente Costa.