Verso la distruzione del paesaggio siciliano: il DDL dell’On. Sammartino, indagato per corruzione elettorale, rischia di essere approvato

Qual è il modo migliore per distruggere un patrimonio di inestimabile valore come il paesaggio ed i beni culturali siciliani? Come aprire, anzi spalancare la strada ad ogni sorta di eco-mostri?

Le risposte stanno tutte nel Disegno di Legge del deputato renziano Luca Sammartino, attualmente in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana:

  • togliendo la tutela del paesaggio agli organi competenti (le Soprintendenze), per affidarla a chi non ha mai avuto alcuna esperienza e competenza in materia o, peggio ancora, a chi potrebbe essere condizionato da conflitti di interesse;
  • modificando i piani paesaggistici almeno ogni 5 anni, in modo da recepire le pressioni speculative del momento ed eliminare le tutele dei Piani fin qui già adottati (come ad esempio il famoso Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, per il quale abbiamo lottato tanto).

[Per approfondire si veda il nostro precedente articolo].

Dobbiamo ammetterlo: difficilmente un “crimine” legalizzato contro la preziosa Bellezza della nostra Isola poteva essere concepito meglio. Facciamo quindi i nostri “complimenti” all’ On. Sammartino, il padre di questo abominevole DDL, che è riuscito anche ad ottenere la firma “bipartisan” di quasi tutti i capigruppo di centrodestra e centrosinistra, alcuni dei quali probabilmente non hanno colto la sua portata eversiva.

Per capire la “stoffa” di questo giovane deputato, basta dare un’occhiata al suo “curriculum”. Ex UDC, è stato eletto nelle liste del PD, passando poi ad Italia Viva, la formazione di Renzi e Faraone. La sua elezione è stata accompagnata da varie polemiche.  «Gaetano Leone, presidente della municipalità Librino San Leone e fratello di Lorenzo Leone, punto di riferimento del clan Santapaola, sta facendo una campagna a sostegno di Sammartino», ebbe a dichiarare Claudio Fava poco prima della tornata elettorale. L’On. Sammartino raccolse poi ben 32 mila preferenze nella provincia di Catania, il risultato più lusinghiero mai raggiunto da un deputato regionale, ma su cui pesano alcuni sospetti. Subito dopo le elezioni è infatti comparso un VIDEO in cui si vede un uomo che entra in una casa di cura per anziani e chiede se è vero che la madre, interdetta e con gravi problemi di disabilità, abbia votato. Dopo aver ricevuto conferma, l’uomo protesta: «E chi l’ha fatta votare? Solo mio fratello poteva dare l’autorizzazione, lei è interdetta», e attacca: «Come lei hanno fatto votare tutte le altre persone, hanno votato a Sammartino […] Si sono girate tutte queste case di cura per raccogliere dei voti». [CLICCA QUI qui per vedere l’interessante video]

E’ recente la notizia di un’altra indagine che accuserebbe l’On. Sammartino di ben 11 casi di corruzione elettorale. Citiamo a tal riguardo un articolo pubblicato qualche mese fa da “Sudpress”[1]:  “Il 21 novembre 2018 avevamo semplicemente rilevato che l’allora vice sindaco di Misterbianco Carmelo Santapaola [che sarebbe imparentato con il famoso boss Nitto Santapaola [2], NdR], arrestato nell’ambito di una complessa indagine che poi porterà addirittura allo scioglimento per mafia del comune, era l’uomo di riferimento del deputato regionale Luca Sammartino, console renziano in Sicilia, che proprio a Misterbianco aveva ottenuto un risultato elettorale strabiliante. La cosa aveva inquietato il giovane campione di preferenze che ci ha citato in sede civile chiedendoci 50 mila euro per risarcire la sua immagine turbata. A distanza di un anno la notizia dell’indagine che lo accusa di ben 11 casi di corruzione elettorale”.

Altri dettagli inquietanti emergono in un articolo di “Meridionews” [3]: “Il deputato regionale Luca Sammartino, l’ex vicesindaco di Misterbianco Carmelo Santapaola, accusato di essere prestanome di esponenti mafiosi, e suo fratello Vincenzo condividevano un gruppo su WhatsApp dal nome piuttosto eloquente: <La frattellanza>. Un’unione che andava oltre amicizia e vicinanza politica e che, come rivela MeridioNews, sarebbe arrivata a concordare i nominativi da fare assumere in società compiacenti .

fratellanza
L’On. Sammartino e la chat della “Fratellanza” in un’immagine riportata su “La Sicilia” [4]

Sarà a queste vicende che si riferiva il Presidente della Regione Nello Musumeci qualche settimana fa, quando, rivolgendosi in aula all’On. Sammartino, ha  sbottato: mi auguro che di lei e di quelli come lei si possa presto occupare ben altro palazzo”? [5]

Eppure l’abominevole disegno di legge di Luca Sammartino, che lui stesso, rispondendo alle critiche, ha recentemente definito una “provocazione”, rischia seriamente di essere approvato dall’ARS, visto che la stragrande maggioranza dei capigruppo di centrodestra e centrosinistra lo hanno firmato.

Il DDL ha incassato pesanti critiche da tutti gli addetti ai lavori (Ordine degli architetti, Soprintendenti, Direttori dei parchi archeologici, ecc…), nonchè da quasi tutte le associazioni che si occupano di tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Noi stessi, assieme ad altre associazioni locali, abbiamo inviato ai deputati regionali una lettera per spiegargli la catastrofe di cui si renderebbero responsabili approvando questo scandaloso DDL (per leggere la lettera CLICCA QUI)

Ci auguriamo che la gran parte dei deputati alla fine scelga di non rendersi complice di questo scempio contro la bellezza ed il futuro della nostra Isola.


Addendum:

Molti si chiedono: “cosa possiamo fare noi, semplici cittadini, affinchè questo DDL non venga approvato”?

In realtà possiamo fare tanto, ad esempio:

  • diffondere la notizia il più possibile;
  • mandare delle email ai deputati regionali, come abbiamo fatto noi, per chiedergli di non approvare il DDL “Disposizioni in materia di beni culturali e di tutela del paesaggio”. Questa è una lista dei loro indirizzi email: CLICCA QUI;
  • eprimere un parere ed un giudizio negativo sul DDL al seguente link dell’ARS: w3.ars.sicilia.it/edem/giudizio… ricordandosi di confermarlo nella richiesta che arriva per email.

Note:

[1] http://www.sudpress.it/luca-sammartino-ora-indagato-lo-scorso-febbraio-ci-ha-chiesto-50-mila-euro-per-la-sua-immagine/

[2] https://catania.livesicilia.it/2019/11/01/santapaola-cappello-e-nicotra-la-politica-e-lombra-della-mafia_511638/

[3] https://catania.meridionews.it/articolo/84012/sammartino-e-la-fratellanza-con-melo-santapaola-assunzioni-concordate-con-lex-vicesindaco-indagato/

[4] https://www.lasicilia.it/news/catania/314264/nelle-chat-e-negli-sms-di-sammartino-la-scatola-nera-della-corruzione-elettorale.html

[5] https://palermo.repubblica.it/politica/2020/04/29/news/finanziaria_partenza_in_salita_maggioranza_va_subito_ko_e_fdi_abbandona_aula-255190133/

Vogliono demolire i piani paesaggistici, favorendo gli eco-mostri: la pericolosa proposta di alcuni deputati regionali

E’ in questi giorni in discussione all’ARS il Disegno di Legge intitolato “Disposizioni in materia di beni culturali e di tutela del paesaggio” . Tale proposta punta a demolire in un colpo – per la Sicilia – l’attuale impianto normativo sulla tutela dei beni culturali e del paesaggio, frutto di decenni di conquiste.

L’attuale Codice dei beni culturali perderebbe validità in Sicilia e verrebbe sostituito da una raffazzonata legge regionale che pretende di riscrivere daccapo le norme su una materia delicata e preziosa, senza consultare chi ha la necessarie competenze in materia.

Essa colpisce innanzitutto i piani paesaggistici, la cui realizzazione verrebbe sottratta ai competenti organi delle Sovrintendenze e del Dipartimento dei beni culturali, per essere affidata all’Assessorato del territorio e dell’ambiente, che certamente non può vantare la stessa competenza, né tanto meno la stessa esperienza in materia.

Inoltre è prevista la modifica dei piani paesaggistici almeno ogni cinque anni, come se il paesaggio possa variare in base alle tendenze politiche o, peggio ancora, alle esigenze speculative del momento.

Il DDL in questione vorrebbe sottrarre alle Sovrintendenze anche l’applicazione del piano paesaggistico, che verrebbe affidata agli uffici tecnici comunali. A questi ultimi verrebbe infatti trasferito il compito di valutare la compatibilità paesaggistica di un’opera e di rilasciare l’autorizzazione paesaggistica, che sarebbe quindi degradata ad una sorta di inutile doppione della concessione edilizia comunale.

Così facendo si buttano a mare le decennali competenze maturate sulla tutela del paesaggio nelle Soprintendenze, che a questo punto non si capisce più a cosa servirebbero. Competenze ed esperienze che non si trovano certo negli uffici tecnici comunali, a volte retti da geometri.

Se in tutto il resto d’Italia, regioni a statuto speciale comprese, la tutela del paesaggio è affidata ad organi specializzati come le Sovrintendenze un motivo ci sarà.

Perchè proprio in Sicilia, che certamente è una delle regioni al mondo più ricche di beni paesaggistici e culturali,  la tutela del paesaggio dovrebbe essere sottratta alle Sovrintendenze per essere affidata ad organi di dubbia competenza e senza esperienza in materia?

Questo disegno di legge sembra perseguire una sorta di rivincita dell’incompetenza sulla competenza. Una rivincita che, quando si ha a che fare con materie delicate e preziose come i beni culturali ed il paesaggio, rischia di produrre effetti disastrosi.

Ma il DDL in questione ha anche il sapore una sorta di “spedizione punitiva” contro le Soprintendenze. Forse le si vuole punire per aver bloccato progetti come quello del mega-inceneritore del Mela? Ricordiamo infatti che senza il piano paesaggistico redatto dalla Sovrintendenza di Messina più di 10 anni fa, sarebbe stato molto più arduo sconfiggere questo eco-mostro. Difficile non pensare che il fine ultimo di questo disegno di legge sia proprio quello di deturpare la Sicilia con simili scempi, che storicamente hanno trovato proprio nelle Soprintendenze i più validi ostacoli.

Primo firmatario di questo disegno di legge è il deputato di Italia Viva Luca Sammartino: il cosiddetto “mister 32 mila preferenze”, noto alle cronache per lo scandalo del voto in una casa di cura per anziani. Quel deputato a cui lo stesso Presidente Musumeci poche settimane fa ha augurato pubblicamente all’ARS “spero che altri palazzi si occupino di lei” (riferendosi probabilmente al palazzo di giustizia).

Alla vigilia delle elezioni regionali questo era quello che diceva Claudio Fava sul conto di Sammartino: «Gaetano Leone, presidente della municipalità Librino San Leone, e fratello di Lorenzo Leone punto di riferimento del clan Santapaola, sta facendo una campagna a sostegno di Sammartino. Credo che tutto questo meriterebbe più di un approfondimento».

Eppure tra i firmatari del pericoloso DDl di Sammartino oggi c’è anche Claudio Fava, assieme ad altri deputati sia di centrosinistra che di centrodestra, come i barcellonesi Catalfamo e Calderone.

Per scaricare il testo del DDL cliccare qui: Disegno di Legge n. 698 del 06-02-2020

 

 

Respinto il progetto A2A di un biodigestore di rifiuti a San Filippo del Mela

La commissione regionale Via-Vas ha rispedito al mittente con 29 osservazioni il progetto di A2A, che ha proposto un biodigestore anaerobico per il trattamento di 75 mila tonnellate l’anno di rifiuti organici da realizzare all’interno della Centrale di San Filippo del Mela

L’azienda ha adesso 30 giorni per presentare le proprie controdeduzioni. Come riportato da Repubblica, “vengono contestati tre elementi strutturali: la mancata previsione nel piano d’ambito, l’assenza di titolarità dei rifiuti da trattare e il sovradimensionamento rispetto al contesto. “Finora – attacca il presidente della commissione Via-Vas, Aurelio Angelini – c’è stata una ripetuta e continuata violazione delle norme che regolano la gestione dei rifiuti. Noi abbiamo seguito in maniera puntuale l’ordinamento”. Con un’accusa pesantissima: “In questi anni – attacca Angelini – si è creato un sistema concentrato in pochi impianti sovradimensionati a causa della confusione generale causata dai regimi emergenziali e da alcuni funzionari che lavoravano e forse lavorano ancora per coloro che hanno interessi milionari nei settori non solo dei rifiuti”.

Nel caso del progetto di A2A – osserva Angelini – “si è registrata se non altro un’ampia partecipazione dei cittadini al dibattito”, al contrario di altri progetti riguardanti la gestione dei rifiuti nell’isola.

Dopo una lunga battaglia del territorio, nel 2018 è già stato respinto il progetto  A2A dell’inceneritore del Mela, decisione impugnata dall’azienda al TAR Lazio. In un sito adiacente a quello dove avrebbe voluto costruire l’inceneritore, A2A ha poi presentato il progetto del biodigestore. In tale sito in precedenza A2A aveva presentato in pompa magna il progetto di un impianto di solare termodinamico, poi accantonato dall’azienda per motivi non chiari.

Fonte: https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/05/16/news/rifiuti_il_pano_per_il_settore_dell_immondizia_rispedito_al_mittente_con_20_osservazioni-256781180/

Raffineria: i sindacati non tutelano nè la salute nè l’occupazione

Tutelare la salute e l’occupazione: è questa la promessa che i cittadini della valle del Mela hanno sentito per decenni da politici e amministratori. Una promessa che, nella gran parte dei casi, non veniva accompagnata da alcuna aziona concreta, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: disoccupazione, più malattie e malformazioni congenite (per le quali nella valle del Mela si registra addirittura l’eccesso più grave d’Italia).

Negli ultimi anni però, grazie anche al pressing dell’opinione pubblica e delle associazioni, si comincia a vedere qualche segno di cambiamento.

Nel gennaio 2018 per la prima volta sono state espresse delle prescrizioni sanitarie nel riesame dell’autorizzazione della Raffineria di Milazzo. L’azienda, supportata da certi sindacalisti alquanto miopi (nella migliore delle ipotesi), alla fine riuscì ad ottenere l’accantonamento di tali prescrizioni, grazie alla complicità del Ministero dell’Ambiente ed ad una pasticciata marcia indietro del Sindaco di Milazzo e dell’allora Commissario straordinario di San Filippo del Mela. Un pasticcio su cui è stato presentato un importante ricorso – ormai a buon punto – al TAR di Catania.

In ogni caso si trattò – per l’azienda – di una vittoria di Pirro. Perchè pochi mesi dopo, nel luglio 2018, la Regione approvo’ il Piano di tutela della qualità dell’aria, che prevede una significativa riduzione delle emissioni della raffinerie siciliane.

Per adeguarsi al Piano è necessario che le raffinerie investano per ammodernare gli impianti e renderli molto meno inquinanti. Si tratterebbe di investimenti che avrebbero ovviamente buone ricadute anche sull’occupazione, facendo finalmente avverare la decennale promessa di tutelare salute, ambiente e lavoro.

Ma invece di sostenere l’attuazione del Piano i sindacati cosa fanno? Si rallegrano, come riporta un articolo odierno di OggiMilazzo, per il fatto che la RAM ha intenzione “di continuare a contrastare le decisioni della Regione che mette restrizioni ancora più drastiche per l’ambiente rispetto a quelle che sono le normative nazionali ed europee”.

E’ chiaro il riferimento al Piano regionale di qualità dell’aria, che però, a differenza di quanto credono i sindacati, è stato varato proprio in ottemperanza alle normative nazionali ed europee.

 Che l’azienda sia avara e non voglia investire in ambiente è comprensibile. Ma che i sindacati lottino per ridurre gli investimenti necessari non è affatto normale. E’ alquanto paradossale la loro lotta contro la tutela della salute e dell’occupazione. Una posizione assurda, destinata a finire in un vicolo cieco. E questo, prima o poi, lo capiranno anche i lavoratori.

La lunga agonia del Decreto inceneritori di Renzi, salvato (si spera ancora per poco) dal Coronavirus

Il 10 agosto 2016, mentre buona parte degli italiani erano al mare, l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi firmava un decreto, passato poi alla storia come “Decreto inceneritori”.

Il decreto, tutt’ora vigente, prevede la realizzazione di almeno 8 inceneritori, di cui 2 in Sicilia. Per giustificarli, esso ricorre a calcoli palesemente viziati, che gonfiano il reale fabbisogno di incenerimento a discapito di quello di impianti di riciclaggio. L’obiettivo è quello di costringere le regioni a rivedere i propri obiettivi di riciclaggio, per far posto agli odiati inceneritori.

A scrivere il decreto è stata la Direzione Generale “Rifiuti e inquinamento” del MATTM, all’epoca capeggiata da Mariano Grillo. Quest’ultimo, oltre ad essere noto per il coinvolgimento nelle indagini sulla centrale Tirreno Power , si è distinto per l’insistente pressione esercitata nei confronti della Regione Siciliana affinchè provvedesse a bruciare 700 mila tonnellate l’anno di rifiuti, come previsto nel decreto stesso.

Gli inceneritori in sicilia sono stati infatti l’obiettivo principale del decreto Renzi. Non a caso tale decreto è citato più volte nel parere favorevole del Ministero dell’Ambiente sull’inceneritore del Mela, poi bloccato grazie alla tenace lotta del territorio ed al piano paesaggistico, che hanno creato le premesse per i pareri contrari dei Beni Culturali e del governo Conte 1.

Il decreto inceneritori di Renzi è illegittimo non solo per aver gonfiato il fabbisogno di incenerimento, ma anche per non aver espletato la procedura di valutazione ambientale a cui si devono sottoporre tutti gli strumenti di pianificazione in materia di rifiuti (la cosiddetta “V.A.S.”, ovvero Valutazione Ambientale Strategica). Prima dell’emanazione del decreto hanno cercato in tutti i modi di evitare la VAS: l’allora Ministro dell’Ambiente Galletti arrivò ad emanare una direttiva ad hoc, del tutto priva di fondamento giuridico, proprio per cercare di avallare una esclusione dalla VAS del decreto in questione, ma fece un buco nell’acqua. Infatti la commissione di valutazione ambientale dello stesso Ministero, applicando correttamente la normativa, si rifiutò di escludere il decreto dalla VAS, facendo fare una non proprio bella figura al Ministro.

Dopo qualche mese però Renzi firmò lo stesso il decreto, infischiandosene della VAS. Da ciò ne scaturirono diversi ricorsi al TAR Lazio, volti ovviamente ad annullare il decreto in quanto palesemente illegittimo. In questi anni i ricorsi hanno messo a segno vari punti, incassando anche il parere della Corte di Giustizia europea, che ha suggerito l’annullabilità del decreto quanto meno per il mancato esperimento della VAS.

Nonostante ciò, il decreto inceneritori di Renzi ha trovato ancora, anche di recente, dei fedeli paladini al Ministero dell’Ambiente. Infatti proprio un anno fa è pervenuta dal Ministero (a quanto pare all’insaputa dello stesso Ministro Costa) un’altra perentoria richiesta alla Regione Siciliana, affinchè inserisse nel nuovo Piano regionale dei rifiuti due inceneritori, in ottemperanza al Decreto di Renzi.

Sebbene in agonia, il rischio che il decreto Renzi ottenga il suo scopo è quindi tornato ad essere concreto. Per scongiurare tale rischio, dando il colpo di grazia al decreto inceneritori in sede giudiziaria, abbiamo collaborato alla stesura dell’intervento dell’Associazione Rifiuti Zero Sicilia a supporto del ricorso presentato dal “Movimento Legge Rifiuti Zero”.

Il 22 aprile scorso era prevista l’udienza finale al TAR Lazio, quella da cui sarebbe dovuta scaturire la sentenza che con ogni probabilità avrebbe definitivamente annullato il vergognoso decreto inceneritori di Renzi. Un aiuto insperato al decreto è però arrivato dall’emergenza Coronavirus, grazie alla quale l’Avvocatura dello Stato, non trovando niente di meglio da fare per difendere l’indifendibile decreto, ha ottenuto un rinvio dell’udienza al 20 luglio prossimo.

Un rinvio che potrebbe dare ancora qualche chance di recepire il decreto (con i famosi due mega-inceneritori) nel nuovo piano regionale dei rifiuti. Ci auguriamo che la Regione Siciliana abbia il buon senso di non recepire il moribondo decreto inceneritori di Renzi proprio adesso che e che anzi concentri tutti gli sforzi sugli impianti di compostaggio e di riciclaggio, seguendo le indicazioni della Comunicazione della Commissione Europea COM(2017)/34.

Coronavirus, l’attività della Raffineria ridotta ai minimi: gli effetti si sentono e si vedono

Con l’emergenza Coronavirus tutti stiamo subendo delle limitazioni più o meno importanti. Molte attività produttive in italia sono ferme per limitare i contagi. Le raffinerie non sono tra queste, tuttavia di questi tempi è innegabile un calo della domanda di prodotti petroliferi.

A ciò si aggiungono le misure di sicurezza in merito al necessario distanziamento sociale, che hanno obbligato molte attività non sanitarie a ridurre di molto il personale.

Chi, per la posizione della propria abitazione o per gli spostamenti lavorativi, in questo periodo ha avuto la fortuna di ammirare il Golfo di Milazzo, si sarà senz’altro accorto di un piccolo grande particolare.

Il Golfo di Milazzo offre sempre un paesaggio senza dubbio di elevato pregio, sebbene deturpato da grosse industrie decisamente brutte e da decine di petroliere che perennemente l’attraversano. In quest’ultimo periodo, però, il traffico di petroliere nel golfo di Milazzo si è ridotto al lumicino.

Tale traffico è ovviamente direttamente proporzionale all’attività produttiva della Raffineria. Se il traffico di petroliere nelle ultime settimane risulta decimato, vuol dire che anche l’attività della Raffineria è stata decimata. Del resto fonti interne a quest’ultima parlano di una drastica riduzione delle presenze lavorative, al fine di evitare occasioni di contagio. Mentre di solito in raffineria lavorano, tra lavoratori diretti e indotto, circa 1000 persone o poco più, oggi il personale in servizio si sarebbe temporaneamente ridotto a circa 200 unità.

Gli effetti della drastica riduzione dell’attività della Raffineria sull’ambiente si vedono e si sentono. Oltre al calo delle petroliere nel golfo, è innegabile che nella valle del Mela si respira un’aria insolitamente pulita. I fenomeni odorigeni, sebbene non siano scomparsi, mostrano un’intensità ed una frequenza certamente inferiori rispetto al solito.

Anche i più recenti dati Arpa, sebbene siano parziali e non prendano in considerazione le sostanze più correlate alle emissioni industriali, come l’anidride solforosa, parlano di un calo dell’inquinamento che non può essere spiegato con la sola riduzione del traffico veicolare.

Ad esempio nelle conclusioni dell’ “Analisi preliminare sulla Qualità dell’aria nella
Regione Sicilia durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19″ di Arpa Sicilia si afferma:

“In particolare per gli ossidi di azoto le stazioni di fondo urbano negli agglomerati di Palermo e Catania registrano una riduzione superiore al 60% nella concentrazione oraria rilevata, come prevedibile dall’inventario delle emissioni. Nelle stazioni di fondo urbano delle Aree Industriali si rileva una riduzione tra il 44% e il 57%, superiore al valore stimato dall’inventario, con riferimento al traffico stradale. Questo dato, oltre che risentire del breve periodo analizzato, potrebbe essere inficiato anche da una riduzione dell’attività industriale“.

Insomma, verrebbe da dire, non tutti i mali vengono per nuocere. Peccato però che si tratti solo di una riduzione temporanea dell’inquinamento, che è comunque importante anche per proteggerci dal Coronavirus stesso, visto che quest’ultimo, secondo diversi studi scientifici internazionali, viene favorito dall’inquinamento atmoferico.

Il modo per rendere permanente una significativa riduzione dell’inquinamento comunque c’è e consiste nell’attuazione del Piano regionale di qualità dell’aria. Sempre che la Regione non voglia fare “marcia indietro”, piegandosi alle richieste delle industrie.

 

 

 

Altolà di MiBACT e Soprintendenza al progetto Duferco di un altro impianto industriale nella valle del Mela. Attesa la decisione del Ministero dell’Ambiente

Nei mesi scorsi abbiamo diffuso la notizia che la Duferco, che già gestisce un impianto siderurgico nella valle del Mela, ha presentato il progetto di un’altra centrale termoelettrica, in aggiunta a quella già esistente di A2A.

Contro questo progetto, che implicherebbe un inutile aggravio della già critica situazione ambientale della valle del Mela, diverse associazioni, oltre alla nostra, hanno presentato le proprie osservazioni.

Successivamente anche il Ministero dei beni culturali (MiBACT) ha preso posizione, chiedendo al Ministero dell’Ambiente (cui spetta la decisione), di non autorizzare il progetto senza prima fare una Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.).

Il parere del MiBACT si basa in parte su quello della Soprintendenza di Messina, che, lasciandosi alle spalle la scioccante “era Micali”, ha mosso anch’essa delle obiezioni al progetto Duferco, mettendo in guardia sulla possibilità che nell’area in questione possano essere presenti reperti archeologici.

Ma ancor più significative (e lodevoli per la considerazione della bellezza del nostro territorio da tutelare e recuperare) sono le conclusioni del parere del MiBACT:

“In conclusione, vista la sensibilità del  contesto, proiettato verso il golfo di Milazzo, territorio di grande pregio paesaggistico pur se attualmente compromesso dagli insediamenti industriali, e gli aspetti di tutela archeologica evidenziati dalla Soprintendenza di Messina, si esprime l’avviso che dette opere…debbano essere assoggettate a Valutazione di Impatto Ambientale”.

Si attende adesso la decisione del Ministero dell’Ambiente, che in questa fase deve decidere se dare il via libera al progetto o se invece sottoporlo a V.I.A., come chiesto da noi e le altre associazioni, e adesso anche da Soprintendenza e MiBACT.

 

La grande lezione del Coronavirus: la salute viene prima dell’economia. Una regola d’oro violata troppo spesso

Ci voleva l’epidemia da Covid-19 (volgarmente detto “Coronavirus”) a farli rinsavire: adesso tutti i politici – di maggioranza, di opposizione, i Presidenti di Regione, ecc… – riconoscono che le misure a tutela della salute pubblica sono prioritarie sull’economia. Anche perchè non ci può essere economia sana senza la salute: sacrificando la salute all’economia a lungo andare si perdono sia l’una che l’altra.

Ma questo vale sempre: non solo per le malattie infettive come il “Coronavirus”, ma anche per l’altro grande killer che ogni anno miete decine di migliaia di vittime nel nostro paese: l’inquinamento ambientale. Lo sanno bene quelle aree, come la valle del Mela, Gela, Priolo o Taranto, dove per decenni la salute è stata sacrificata in nome di presunti interessi economici, che in realtà erano e continuano ad essere a vantaggio solo di grossi gruppi industriali.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: da un lato l’inaccettabile aumento di patologie e malformazioni congenite, dall’altro la disoccupazione, i giovani costretti ad emigrare, un’economia troppo condizionata da un settore – quello dell’industria pesante – che non corrisponde alle vocazioni economiche del territorio e che ne ostacola il reale sviluppo.

Adesso il mondo politico, coinvolto in “prima persona” nell’emergenza Coronavirus, riconosce l’assolutà priorità ed inderogabilità della salute. Benissimo. Ma quando – come ci auguriamo – questa emergenza sarà passata, non bisognerà dimenticarsi della sua importante lezione: mai più sacrificare la salute in nome di discutibili interessi economici di corto respiro.

Ciò significa anche impedire a chicchessia – industrie in primis – di inquinare, avvelenare ed ammorbare interi territori con la scusa del ricatto occupazionale.

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L’Assessore regionale all’ambiente Totò Cordaro

Lo abbiano ben chiaro innanzitutto i nostri governanti alla Regione, che, incantati dalle sirene dei petrolieri, pensano forse di ritirare il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria per consentire alle raffinerie di inquinare di più.

 

Cara Regione, basta sacrificare la salute dei cittadini per i profitti delle raffinerie!

Numerose associazioni e comitati della valle del Mela, del siracusano e delle altre aree inquinate della Sicilia hanno inviato una lettera aperta al Presidente della Regione Nello Musumeci ed all’Assessore regionale dell’Ambiente Totò Cordaro.

Le associazioni rivendicano con forza il diritto dei cittadini di respirare aria salubre, ponendo fine ai gravi rischi per la loro salute. Nel 2018 questo governo regionale ha finalmente approvato il Piano di tutela della qualità dell’aria che, prendendo atto di una qualità dell’aria alquanto critica nelle aree industriali, impone di ridurre le emissioni delle industrie più impattanti con l’applicazione massimale delle migliori tecnologie disponibili individuate dalla Comunità Europea.

Ad alzare l’allerta dei territori è la recente notizia di stampa secondo cui l’Assessore Cordaro sarebbe ora disposto a rivedere il Piano regionale di qualità dell’aria, per concedere alle industrie limiti più morbidi, permettendo loro di inquinare di più.

 Dichiarazioni che, se fossero vere, sarebbero ancora più gravi considerando che si è in attesa dell’imminente pronunciamento del TAR di Palermo proprio sui ricorsi delle industrie contro il Piano di qualità dell’aria, ricorsi che lo stesso Assessore fino ad un anno fa definiva “deboli e strumentali”.

 La lettera svela anche il gigantesco inganno delle raffinerie, che oggi minacciano la chiusura in quanto, a loro dire, i nuovi limiti sarebbero impossibili da raggiungere.

 Ciò viene smentito dalle affermazioni che le stesse raffinerie hanno prodotto nei loro ricorsi, ove viene stimata in 150-180 milioni la spesa necessaria per adeguare gli impianti ai nuovi limiti, che entreranno a pieno regime solo nel 2027. Un investimento che, spalmato in 7 anni, sarebbe tutt’altro che impossibile per industrie che fatturano ogni anno centinaia di milioni di euro.

 E’ quindi chiaro che le minacce delle raffinerie, finalizzate unicamente ad ottenere la revisione del Piano, sono ingannevoli, strumentali ed anche irresponsabili, in quanto rischiano di alimentare allarmismi e guerre fratricide.

Delle istituzioni credibili devono respingere simili ricatti, perché altrimenti nessun miglioramento tecnologico ed ambientale potrebbe mai essere ottenuto, in quanto ogni volta le industrie potrebbero ricorrere alle stesse minacce.

A quanto pare l’Assessore Cordaro ha già convocato un tavolo di confronto con le industrie per rivedere i vincoli. Tutto questo è inaccettabile. Le associazioni ed i comitati di cittadini delle aree inquinate ribadiscono che il Piano di qualità dell’aria non si tocca: esso va applicato in ogni sua parte, senza alcuno “sconto” alle industrie. E’ stato inoltre chiesto un incontro urgente al Presidente Musumeci ed all’Assessore Cordaro, vedremo gli sviluppi.

Il vergognoso inganno delle raffinerie per ottenere limiti più morbidi dalla Regione

E’ in atto una irresponsabile campagna mediatica messa in piedi dalle raffinerie siciliane per indurre la Regione a concedere limiti più elevati.

Nel 2018 la Regione ha approvato il Piano di qualità dell’aria, che obbliga le raffinerie a ridurre l’inquinamento entro il 2027, ricorrendo alle migliori tecnologie disponibile.

Ma le industrie non ne vogliono sapere di rinunciare ad una parte dei profitti per ammodernare gli impianti  e quindi giocano la solita carta del ricatto occupazionale: “o mi togliete i limiti o chiudo”.

La campagna stampa si è scatenata – guarda caso – proprio mentre sono imminenti le sentenze del TAR Palermo sui ricorsi delle industrie contro il Piano di qualità dell’aria. Vi potrebbe essere quindi il tentativo di condizionare i giudici. Noi però abbiamo fiducia nella giustizia e siamo convinti che le argomentazioni deboli e strumentali delle industrie verranno rigettate.

Peraltro l’ingannevole allarmismo sulla presunta perdita di migliaia di posti di lavoro è smascherato dalle stesse affermazioni che le industrie hanno prodotte nei loro ricorsi.

Esse hanno infatti stimato in 150-180 milioni di euro la spesa necessaria per adeguarsi ai nuovi limiti del Piano. Pertanto tali limiti non sono affatto “irraggiungibili”. Per un’azienda che ogni anno fattura centinaia di milioni di euro non dovrebbe essere così difficile investire 150 milioni nell’arco di ben 7 anni (i limiti entreranno pienamente in vigore nel 2027).

Adesso invece i limiti sarebbero diventati “irraggiungibili” e li costringerebbero alla chiusura.

Vorremmo a tal riguardo ricordare a tutti coloro che diffondono tali irresponsabili menzogne, fomentando una ingiustificata guerra fratricida tra lavoratori e cittadini che difendono la propria salute, che l’art. 656 del codice penale punisce “chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenzione, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico.

Quanto alle istituzioni, è inaccettabile che si mostrino cedevoli verso gli irresponsabili ricatti delle industrie: ogni qualvolta che lo hanno fatto hanno consentito le peggiori porcherie a danno dei cittadini.

Peraltro le industrie potrebbero riproporre analoghi ricatti ad ogni tentativo di miglioramento tecnologico e ambientale, che così facendo non potrebbe mai essere conseguito.