L’azienda proponente (Edipower/A2A) spesso giustifica il progetto dell’inceneritore con l’esigenza di mantenere i livelli occupazionali. In particolare vorrebbero far credere che l’inceneritore sarebbe l’unica possibilità capace di garantirli. Nulla di più lontano dal vero. Anzi, tra tutte le possibili alternative, l’inceneritore rappresenta non solo quella più pericolosa per la salute e svantaggiosa per l’economia locale, ma anche la peggiore dal punto di vista occupazionale.

Infatti gli inceneritori, anche quelli di grosse dimensioni, danno lavoro in media a 50 persone.

Esistono senz’altro attività che la stessa azienda Edipower/A2A potrebbe intraprendere all’interno della centrale che sarebbero molto più proficue dal punto di vista occupazionale.

Vogliamo qui proporre una vasta gamma di alternative concrete e realistiche che potrebbe essere intraprese per la riconversione della centrale elettrica e, con uno sguardo rivolto al medio-lungo termine, dell’intera area industriale di Milazzo  e dintorni.

RICONVERSIONE DELLA CENTRALE ELETTRICA EDIPOWER

Le attività a cui potrebbe essere riconvertita la centrale elettrica possono essere di due tipi: quelle attinenti le energie rinnovabili pulite e quelle che fanno parte di un virtuoso ciclo dei rifiuti. La riconversione della centrale elettrica può benissimo prevedere entrambe le attività. In ogni caso ogni possibile riconversione della centrale elettrica va a nostro avviso preceduta da una seria attività di bonifica, che già di per sè si accompagnerebbe ad una importante ricaduta occupazionale.

Inoltre la riconversione non può prescindere dalla salvaguardia dei beni archeologici, sia di quelli già ritrovati, che di quelli che eventualmente potrebbero venir fuori da una attenta ricerca in tal senso che dovrebbe necessariamente precedere ogni intervento sulle aree della centrale. A tal riguardo si ricorda che recentemente la sezione Beni Archeologici della Soprintendenza di Messina ha avviato una procedura di vincolo riguardante una delle superfici inedificate interne alla Centrale, dove l’estate scorsa gli archeologici hanno evidenziato la presenza di un insediamento del periodo post-imperiale.

Riconversione basata sulle energie rinnovabili pulite

A tal riguardo non si può non prendere in considerazione il progetto PATER – Parco Tecnologico dell’Energia Rinnovabile, lanciato dalla Legambiente di Brindisi per la locale centrale Edipower in alternativa al progetto Edipower di co-incenerimento CSS/carbone, ma pienamente applicabile anche alla centrale di San Filippo del Mela. Infatti, anche nel caso della centrale di Brindisi Edipower ha provato, senza successo, ad introdurre il CSS in coincenerimento con il carbone. La proposta di PATER, avanzata dalla locale Legabiente, è tesa per l’appunto a garantire ed incrementare l’occupazione scongiurando l’utilizzo del CSS.

Essenzialmente questa proposta è incentrata principalmente su tre attività:

  • La produzione di energia con le innovative tecnologie di solare termodinamico
  • Attività di ricerca nel campo delle energie rinnovabili
  • Attività di consulenza e start-up per aziende ed istituzioni nel campo delle energie rinnovabili

Per quanto riguarda il solare termodinamico, la stessa Azienda Edipower/A2A ha recentemente manifestato l’intenzione di introdurlo nella centrale di San Filippo. Questo vale anche, come vedremo, per la digestione anaerobica dell’umido con produzione di biogas.

Purtroppo però al Ministero dell’Ambiente  Edipower in atto ha presentato solo il progetto del mostruoso inceneritore. Noi pertanto proponiamo che, in sostituzione del mega-inceneritore, venga lasciato più spazio al solare termodinamico e alla digestione anaerobica (che già l’azienda dice, finora solo con annunci, di voler realizzare), nonché a tutta una serie di altre buone alternative che esamineremo e che potrebbero affiancare tali attività.

Riguardo al solare termodinamico lasciamo spiegare alla stessa A2A di cosa si tratta.

solare termodinamico

Questa è infatti una pagina di una brochure distribuita da A2A a tutti i cittadini di San Filippo del Mela per far apparire come buone e pulite le proprie idee di riconversione della centrale, a dispetto del fatto che al momento hanno presentato solo il progetto dell’inceneritore.

Per quanto riguarda la ricerca nel campo delle energie rinnovabili ci preme fare alcune considerazioni.

Si fa un gran parlare di come l’Italia sia rimasta indietro proprio per colpa della scarsità di ricerca e innovazione e di come restemo indietro finchè resteremo carenti da questo punto di vista. In questo caso ci appelliamo alle istituzioni affinchè si cambi rotta incentivando attività di ricerca che potrebbero essere inserite anche nel quadro di una buona riconversione della centrale di San Filippo.

Sulle attività di start-up diciamo solo che il successo di tali pratiche è dimostrato proprio dalle molteplici esperienze di start-up che sono già state avviate nei campi più svariati. Anche nel campo delle energie rinnovabili si sente sempre di più l’esigenza di attività di promozione d’impresa e consulenza e pertanto tali attività non potrebbero che trovare un mercato fiorente.

Alle attività proposte dalla Legambiente Brindisi noi aggiungiamo anche la possibilità che un siffatto Parco dell’energia rinnovabili possa diventare addirittura un attrazione per visitatori interessati alle tecnologie innovative, aprendosi alla possibilità di visite guidate. Esistono già alcune esperienze da questo punto di vista:

Segnaliamo in particolare il PeR – Parco dell’Energia Rinnovabile sito in provincia di Terni

http://www.per.umbria.it/

Riconversione basata su un virtuoso ciclo dei rifiuti

A2A è un’azienda leader nel trattamento dei rifiuti e sono molteplici le attività diverse dall’incenerimento che potrebbe intraprendere, alcune delle quali peraltro già espletate da A2A stessa in altre parti d’Italia.

Vogliamo proporre in concreto una gamma di attività a valle sia della raccolta differenziata che del trattamento dei rifiuti non differenziati da parte degli impianti di TMB (trattamento meccanico-biologico), che puntano a  massimizzare il riciclo e riuso di materia ed ad azzerare o quasi sia il ricorso alle discariche che all’incenerimento.

Si tratta di tecnologie innovative e concrete, la gran parte delle quali applicate già in varie parti d’Italia e alcune anche nella stessa Sicilia.

La remuneratività di tali attività sarebbe quindi un dato di fatto, mentre l’occupazione offerta dalla centrale sarebbe ben maggiore di quella offerta dall’inceneritore.

Si possono distinguere in generale in:

  • attività impiegate sulla frazione umida dei rifiuti:

– impianti di digestione anaerobica con produzione di biogas
– Impianti di compostaggio

  • attività impiegate sulla frazione secca dei rifiuti:

– impianti di selezione dei rifiuti post-RD
– impianti per il recupero spinto di materia dalla frazione secca del RUR

Impianti  di digestione anaerobica

Si tratta di impianti ove avviene la degradazione della sostanza organica da parte di microrganismi in condizioni di anaerobiosi. Può essere sottoposta a digestione anaerobica la frazione umida proveniente sia dalla raccolta differenziata (FORSU) che dagli impianti di TMB (umido sporco).

Digestione_RSU

Il vantaggio principale di tali impianti è la produzione di biogas, costituito in prevalenza da metano, che può essere utilizzato per la produzione di energia elettrica o per il teleriscaldamento.

Altri vantaggi sono la produzione di fertilizzanti e concimi chimici.

Tra l’altro la stessa A2A  ha già manifestato l’intenzione di realizzare un impianto di questo tipo presso la centrale di S.Filippo, anche se al momento non ha presentato alcun progetto al riguardo.

Ecco quanto la stessa azienda dichiara al riguardo nella nota brochure recentemente distribuita ai cittadini:

digestione anal

Impianti di compostaggio

Si tratta di impianti ove i residui organici del FORSU sono sottoposti ad un processo biologico aerobico (diversamente dalla digestione anaerobica), che porta alla produzione del compost. Quest’ultimo consiste in una miscela di sostanze organiche, che, al pari dell’humus, è di fondamentale importanza per la nutrizione dei vegetali.

Il compostaggio può eventualmente avvenire anche a valle della digestione anaerobica del FORSU.

La perdita di sostanza organica del terreno assume un ruolo fondamentale nel processo di desertificazione che minaccia la gran parte della Sicilia. L’arricchimento del terreno con il compost potrebbe quindi essere determinante per la difesa del suolo dal rischio desertificazione. In questo senso la realizzazione degli impianti di compostaggio proprio in Sicilia è di importanza vitale.

Anche in considerazione del fatto che proprio la carenza di tali impianti non ha spesso permesso l’incremento dei livelli di RD, già tra i più bassi d’Italia. Anzi proprio per tale carenza molti comuni virtuosi si sono visti rimandare indietro i rifiuti umidi raccolti e sono stati costretti a ridurre la propria percentuale di RD.

La realizzazione di tale impianto è quindi più che auspicabile sotto vari punti di vista.

Impianti di selezione dei rifiuti differenziati

Sono impianti necessari affinchè i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata possano essere selezionati e reimmesi nel ciclo produttivo.

Anche questi, come gli impianti di compostaggio, sono impianti necessari per raggiungere elevati tassi di RD.

Impianti finalizzati al recupero spinto di materia dal residuo secco del RUR (cosiddette “fabbriche di materiali”).

Forse non molti sanno anche i rifiuti che “sfuggono” alla raccolta differenziata e finiscono nell’indifferenziata possono essere riciclati. Esistono infatti tecnologie consolidate al riguardo, che, come evidenziato nella proposta di “Riciclo Totale” della dott. Margherita Bologna, se efficacemente integrati tra di loro potrebbe eliminare completamente il ricorso a discariche ed inceneritori.

Peraltro tali tecnologie sono previste persino dal Piano regionale di gestione dei rifiuti della Sicilia, di cui citiamo al riguardo alcuni passaggi significativi (da pag.130):

“ulteriore valorizzazione di materiali dal RUR, mediante separazioni di vario tipo (dimensionale, densimetrico, ottico, manuale, magnetico, ecc.) variamente combinate, in grado di incidere soprattutto sulle frazioni ad elevato PCI (materiali cellulosici e plastici), mirante al recupero (sistemi di valorizzazione ulteriore come la estrusione per la produzione di granulati sintetici per edilizia)”.

“Si tratta generalmente dell’evoluzione di sistemi di selezione della frazione secca proveniente da raccolta differenziata (raccolte multi materiale) e che permettono di separare diverse frazioni di materiali dal RUR con l’obiettivo di: − recuperare materiali (carta, plastica, vetro, metalli, legno, tessili); − ottimizzare eventuali ulteriori trattamenti successivi (ad es. l’estrusione sulle componenti plastiche per la produzione di sabbie sintetiche, che si può avvalere della “preconcentrazione” di tali componenti). […] I sistemi per il recupero dei materiali riciclabili sono costituiti da impianti per la selezione e valorizzazione atti a separare miscele di materiali diversi e a migliorarne la qualità ai fini dell’utilizzazione nelle specifiche filiere di riciclaggio e recupero. Le linee di lavorazione sono generalmente articolate in sezioni di diversa natura e che si complementano a vicenda, quali: − vagli dimensionali; − separatori magnetici; − selettori ottici con operatività modulabile; − separatori densimetrici; − postazioni di selezione manuale.

Nella configurazione più semplice, le linee di selezione sono costituite da una combinazione di alcuni dei seguenti elementi: − una macchina rompisacchi che eserciti la sua funzione senza triturazione dei materiali contenuti nei contenitori; un vaglio per pulizia (separazione del sottovaglio) e distacco o distensione della massa dei materiali; − un sistema di separazione dei metalli, inclusivo di separazione magnetica e/o separazione a correnti indotte; − uno o più stadi di separazione densimetrica, allo scopo di separare i flussi di materiali leggeri (carta, film plastici) da quelli a maggiore densità (es. altri materiali plastici) − uno o più stadi di selezione ottica; − eventuali postazioni di cernita manuale, in genere sopraelevati per permettere la caduta dei materiali separati nei contenitori sottostanti attraverso apposite bocchette di caduta. È opportuno inoltre che gli impianti siano dotati di: − una zona di ricezione e scarico le cui dimensioni siano ricavate tenendo conto del diagramma dei carichi in arrivo e del funzionamento dell’impianto; − un sistema per la riduzione volumetrica post-selezione (pressatura); − un sistema di trasporto all’esterno che può essere costituito da nastri (eventualmente alimentati da stoccaggi temporanei interni) o da contenitori scarrabili.

L’interesse degli operatori istituzionali ed imprenditoriali ai sistemi di separazione e recupero delle diverse frazioni riciclabili ancora presenti nel RUR si è recentemente consolidato in ragione di alcuni fattori “di contesto” ed altri di tipo tecnologico. Da un lato, va citata l’esigenza di allontanamento dal RUR dei materiali ad elevato potere calorifico, in ossequio alle previsioni del D.lgs. 36/03; dall’altro l’evoluzione delle tecnologie di separazione e valorizzazione dei diversi materiali, con particolare riferimento: − ai lettori ottici e le loro applicazioni nell’ambito della impiantistica relativa alla gestione dei rifiuti, in particolare legata alla separazione degli imballaggi in plastica nei vari polimeri; − alle tecniche di estrusione per la produzione di sabbie sintetiche.

Dal punto di vista macroeconomico, va poi sottolineato che l’interesse per i materiali derivanti dalla selezione destinabili a recupero, anche se di qualità inferiore a quelli ottenibili con le raccolte differenziate a monte, da parte di soggetti operanti anche nel mercato internazionale e anche al di fuori del circuito CONAI è recentemente cresciuto anche a causa della favorevole (da questo punto di vista) congiuntura internazionale relativa alla crescita dei costi del petrolio”.

“Le rese di separazione […] possono d’altronde trarre ulteriore giovamento da una maggiore articolazione dei sistemi di selezione, impostata in particolare sui seguenti paradigmi operativi: − introduzione di passaggi di separazione densimetrica allo scopo di “raggruppare” frazioni di densità analoga, e agevolare i successivi passaggi di selezione ottica o manuale (o loro combinazione); − addensamento dei materiali plastici eterogenei, anche attraverso le separazioni densimetriche di cui sopra, e loro avvio ad operazioni di estrusione per la produzione di granulati sintetici da applicare in edilizia, secondo esperienze già consolidate (si confronti ad es.: Comuni di Lavis, Mezzocorona e Mezzolombardo (TN): “Trattamento dei rifiuti urbani residuali a valle di raccolte differenziate spinte finalizzato a recupero di materia”, 2009)”.

Riassumendo, dai rifiuti indifferenziati possono essere estratti, tramite vari processi di selezione, vari  materiali che li compongono per essere avviati al riciclo.

Ciò che rimane, un materiale eterogeneo in prevalenza plastico, può essere avviato ad un processo chiamato di “estrusione”, dal quale si ricava un prodotto denominato “sabbia sintetica” o “granulato plastico”, che può essere utilizzato in edilizia e nell’industria manifatturiera. Si veda ad esempio: http://www.promeco.it/sabbia_sintetica.html

Conclusioni

Il progetto per una riconversione della centrale elettrica Edipower alternativa all’inceneritore centrerebbe diverse finalità:

  • garantire non solo una continuità occupazionale, ma anche il rilancio con nuova occupazione. Già il solo progetto PATER è stato concepito della Legambiente di Brindisi per garantire la continuità occupazionale della locale centrale Edipower di Brindisi Nord. Aggiungendo a tale progetto anche tutte le altre attività qui descritte relativamente al ciclo dei rifiuti si capisce bene come in realtà l’occupazione complessiva della centrale potrebbe addirittura aumentare;
  • azzerare le emissioni della centrale ed evitare quelle ancora più pericolose dell’inceneritore;
  • risolvere il problema dei rifiuti nel nostro territorio abolendo o minimizzando il ricorso alle discariche;
  • garantire una soddisfacente remuneratività del progetto: se le attività qui proposte non fossero remunerative non sarebbero già stata applicate altrove. Certo, è probabile che l’inceneritore garantisca più profitti, in quanto foraggiato con incentivi pubblici e con le nostre tasse sui rifiuti, ma riteniamo che l’azienda, se vuole continuare ad operare nel nostro territorio, debba innanzitutto rispettarne gli abitanti. E’ perfettamente legittimo ed auspicabile che per non mettere a repentaglio la salute di centinaia di migliaia di persone un’azienda debba essere indotta a scegliere alternative leggermente meno remunerative ma m0lto meno nocive.

RICONVERSIONE DELL’INTERA AREA INDUSTRIALE

Un breve accenno meritano alcune ipotesi riguardo una possibile futura riconversione dell’intero agglomerato industriale di Milazzo. Tale accenno deve essere inteso semplicemente come uno stimolo al dibattito ed all’approfondimento.

Al riguardo una delle ipotesi che circola più spesso nella popolazione è senza dubbio quello dell’aereoporto. Esiste un comitato, piuttosto attivo nel recente passato, che promuove il cosiddetto aereoporto del Mela. Sarebbe stata pure individuata una società indiana interessata alla sua realizzazione. Tuttavia ci preme segnalare come la Valle del Mela abbia raggiunto una densità abitativa tale che è quasi impossibile trovare un sito idoneo alla realizzazione di un aereoporto. A meno che non lo si realizzi al posto dell’odierna area industriale.

Un’altra ipotesi interessante è quella del punto franco, definito come

“Spazio territoriale o zona di mare antistante un porto situati all’interno della linea doganale di un paese, ma considerati “esteri” agli effetti doganali. Nel punto franco le merci estere possono essere introdotte senza sottostare né a controlli né al pagamento di dazi, mentre le merci nazionali sono soggette ai controlli doganali e al pagamento degli eventuali dazi previsti per l’esportazione. Può essere istituito con decreto del capo dello Stato nelle principali città marittime ed è regolato da leggi speciali. Le merci depositate nei punti franchi possono essere oggetto di modificazioni, trasformazioni e lavorazioni di ogni genere. Ai fini dell’applicazione dei diritti doganali la merce verrà infatti classificata secondo la tipologia che presenta all’uscita dal punto franco (v. anche: porto franco; zona doganale)”.    Fonte: www.bankpedia.org

Nel punto franco si possono realizzare innumerevoli attività economiche di trasformazione o assemblaggio delle merci, con un giro di affari sicuramente superiore a quello dell’odierna area industriale.

Molto interessante anche la recente proposta di alcuni imprenditori milazzesi di fare della Valle del Mela una “Silicon Valley”.

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