La Raffineria non faccia la vittima e pensi a ridurre l’inquinamento

Da decenni i cittadini della valle del Mela sono costretti a subire sulla propria pelle gli effetti nefasti di un’industria pesante non adeguatamente normata. I dati sanitari sono spesso allarmanti, come ad esempio l’eccesso di malformazioni congenite più grave d’Italia (+80%) riscontrato nel recente rapporto “Sentieri”. Non va senz’altro meglio nelle altre aree inquinate della Sicilia.

Nel 2018 la Regione ha finalmente approvato il Piano di qualità dell’aria, che in un arco di tempo lunghissimo (entrerà a pieno regime nel 2027) obbliga le industrie a ridurre l’inquinamento il più possibile, senza peraltro ridurre la produzione.

E’ del tutto normale che le raffinerie siciliane, per decenni abituate ad inquinare senza limiti adeguati, adesso si lamentino: per rendere gli impianti meno inquinanti sono necessari investimenti. Non è però accettabile che le istituzioni diano credito alle lamentele più assurde, come quella secondo cui i limiti previsti dal Piano sarebbero irraggiungibili dal punto di vista tecnico.

Tali limiti non sono stati stabiliti arbitrariamente: fanno riferimento ad un documento emesso dalla Comunità Europea, che indica i limiti che possono essere rispettati con l’applicazione delle migliori tecnologie oggi disponibili: si tratta quindi, per definizione, di limiti perfettamente raggiungibili, basterebbe adeguare gli impianti con le giuste tecnologie.

Il Piano va a vantaggio anche della salute dei lavoratori delle industrie, che vanno tutelati come tutti gli altri cittadini. Inoltre più investimenti vorrebbero dire più lavoro. I lavoratori non vanno strumentalizzati, peraltro dando informazioni errate (i lavoratori diretti RAM sono 600, di cui circa 540 dalla provincia di Messina, ovvero meno dello 0,1% della popolazione).

La Raffineria di Milazzo l’anno scorso ha fatturato oltre 500 milioni di euro: è certamente possibile destinarne una parte per il rinnovamento degli impianti, in linea con il Green New Deal lanciato dalla Commissione Europea per ridurre globalmente le emissioni che soffocano territori e pianeta.

Fare marcia indietro sul Piano vorrebbe dire proteggere i profitti e cedere all’avidità di azionisti senza scrupoli. Vorrebbe dire sacrificare la salute dei cittadini e dei lavoratori, condannando la valle del Mela e le altre aree inquinate a subire più sofferenze, malattie e sottosviluppo.

Caro Sindaco Formica, caro Assessore Cordaro, ve la sentite di assumervi questa responsabilità? Ci auguriamo di no.

Oggi i cittadini siciliani meritano e pretendono rispetto: ne hanno dato ampia dimostrazione ad esempio due anni fa, quando 10 mila persone hanno riempito le strade di Milazzo contro il progetto dell’inceneritore, dando vita alla più grande manifestazione della storia della valle del Mela.

Chiaramente siamo pronti a lottare contro qualsiasi ipotesi di marcia indietro sui limiti da imporre alle industrie: il Piano di qualità dell’aria va applicato in ogni sua parte. La Regione pensi piuttosto ad adottare al più presto, come previsto dall’art. 272-bis del Codice ambientale, dei limiti sulle emissioni odorigene, magari sul modello di altre regioni o provincie autonome, come la Provincia di Trento. Ricordiamo infatti che i cittadini della valle del Mela sono sottoposti ad un inquinamento senza limiti da parte di tali emissioni, che diverse note Arpa negli anni scorsi hanno indicato essere costituite in gran parte da idrocarburi provenienti dalla Raffineria di Milazzo. Tra l’altro si tratta di emissioni che potrebbero essere connesse, sulla base di alcune evidenze scientifiche, al grave eccesso di malformazioni congenite riscontrato nell’area.

A tal riguardo ricordiamo al Sindaco Formica la sua funzione di massima autorità sanitaria locale, che gli impone l’obbligo di esprimere le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica nell’odierno riesame dell’autorizzazione della Raffineria.

Le associazioni ed i comitati ambientali della valle del Mela

Cari deputati regionali, se volete davvero ridurre l’inquinamento mettete i limiti che mancano

Nei giorni scorsi il parlamento siciliano ha approvato una legge sull’annoso problema dell’inquinamento nelle aree industriali, frutto della collaborazione tra gli On. Calderone (FI) e Pasqua (M5S), primi firmatari del disegno di legge. E’ certamente positivo lo spirito bipartisan con cui si cerca di contrastare l’inquinamento industriale ed i conseguenti rischi per la salute dei cittadini.

In sintesi la legge approvata mira ad intensificare il monitoraggio ambientale ed a introdurre sanzioni in caso di superamento dei limiti.

Tuttavia il problema dell’inquinamento industriale non consiste tanto nel superamento dei limiti, quanto nell’assenza o nell’insufficienza di tali limiti. Se non si mette mano a questo aspetto, anche la legge regionale da poco approvata e le sue sanzioni rischiano di rivelarsi inutili.

Prendiamo ad esempio le emissioni maleodoranti che spesso ammorbano le aree attigue alle raffinerie ed ai petrolchimici siciliani: si tratta di emissioni su cui non viene applicato alcun limite e che costituiscono probabilmente uno dei principali rischi per la salute dei cittadini. Infatti tali emissioni sono costituite in gran parte da idrocarburi non metanici o comunque da composti organici volatili: sostanze che uno studio scientifico ha messo in correlazione diretta ad esempio con le malformazioni congenite.

Ricordiamo che proprio nella valle del Mela l’ultimo studio epidemiologico “Sentieri” ha registrato l‘eccesso di nati malformati più elevato d’Italia (+80%).

La normativa nazionale in realtà non ignora il problema. Nel 2017 è stato introdotto nel Testo Unico Ambientale un articolo (il 272-bis) che sostanzialmente demanda alle Regioni e alle A.I.A. (Autorizzazioni Integrate Ambientali) il compito di fissare dei limiti sulle emissioni odorigene.

Molte regioni o province autonome (esemplare a tal riguardo la Provincia di Trento) si sono già dotate di limiti efficaci sulle emissioni odorigene. Purtroppo non è questo il caso della Sicilia, almeno finora.

Una legge regionale sulle emissioni odorigene, magari sul modello del trentino, sarebbe  quindi il modo migliore per sfruttare lo spirito bipartisan anti-inquinamento da poco ritrovato, specie se la collaborazione si allargasse alle associazioni e ai comitati che da anni si battono contro l’inquinamento.

Un auspicio analogo vale ovviamente anche per l’attuale riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria, ma in questo caso il compito spetta al Ministero dell’Ambiente ed ai Sindaci chiamati ad esprimere le famose “prescrizioni sanitarie”.

L’odierno riesame dell’Autorizzazione della Raffineria sta già violando la legge per favorire la RAM

Da quasi un anno è stato avviato un nuovo riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) della Raffineria di Milazzo. Si tratta di un’occasione storica per la valle del Mela: il riesame è stato infatti avviato su impulso della Regione e del Ministro Costa per recepire il Piano regionale sulla qualità dell’aria, che impone di abbassare notevolmente i limiti per le emissioni delle raffinerie siciliane. Su questo Piano è peraltro imminente la sentenza del TAR Palermo, che deve decidere se accogliere o rigettare i ricorsi presentati dalle raffinerie.

Pur essendo partito sotto i migliori auspici, ben presto il riesame è stato viziato da alcune gravi violazioni di legge.

La legge prescrive che il gestore presenti la documentazione aggiornata da cui si possa evincere in maniera dettagliata l’entità delle emissioni da ogni camino e le loro ricadute sulla popolazione.

Eppure la RAM ha omesso di presentare tale documentazione e possiamo intuire il perchè.

Presentando tali informazioni la RAM avrebbe dovuto ammettere che su alcuni camini i limiti per certi inquinanti sono di fatto spariti grazie all’AIA rilasciata nel 2018, sulla quale pende peraltro un ricorso al TAR Catania che quest’anno molto probabilmente andrà in sentenza.

Inoltre la mancata presentazione delle ricadute degli inquinanti sulla popolazione potrebbe avere anche un’altra spiegazione: il tentativo di scongiurare le necessarie prescrizioni sanitarie dei Sindaci. Questi ultimi, infatti, hanno l’obbligo di esprimere le limitazioni necessarie ad evitare che tali ricadute comportino dei significativi rischi per la salute dei cittadini. Soprattutto dopo la pubblicazione degli sconcertanti dati dell’ultimo rapporto Sentieri, che per la valle del Mela evidenzia, tra l’altro, il più elevato eccesso di malformazioni congenite d’Italia (+80%).

Cosa ancor più grave, non è stata resa visibile al pubblico alcuna documentazione tecnica presentata dal gestore, con il paradosso che cittadini, associazioni ed enti locali non hanno avuto alcun documento su cui presentare osservazioni. Insomma è stato di fatto negato il fondamentale diritto del pubblico, sancito da leggi nazionali e direttive comunitarie, di partecipare ad una procedura che dovrebbe essere pubblica.

Nonostante i numerosi solleciti in tal senso da parte nostra e dell’A.D.A.S.C., al Ministero dell’Ambiente finora non sembrano essersi curati della vicenda. L’attuale riesame dell’AIA sta di fatto violando la legge e da una procedura che viola la legge non c’è da aspettarsi nulla di buono.

E’ necessario che al Ministero si rendano conto che non possono continuare a partorire Autorizzazioni pasticciate al solo scopo di favorire le industrie. Ci appelliamo in tal senso al nuovo Direttore Generale subentrato al posto di Giuseppe Lo Presti, e allo stesso Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

 

Il progetto di un altro impianto industrale nella Valle del Mela: Duferco teme le osservazioni di cittadini e associazioni

Il 24 ottobre scorso la Duferco ha presentato al Ministero dell’Ambiente il progetto di una centrale termoelettrica, che verrebbe realizzata accanto all’impianto siderurgico che già gestisce a Giammoro (Pace del Mela). Si tratterebbe quindi di un ulteriore impianto industriale a poche centinaia di metri dalla già esistente centrale termoelettrica A2A di San Filippo del Mela.

In questi 3 mesi la Duferco ha mantenuto il più stretto riserbo sul suo progetto. Fortunatamente noi ce ne siamo accorti a Novembre, grazie ad una “soffiata” da parte di un comitato che si batte contro un impianto analogo in provincia di Brescia. Abbiamo quindi “lanciato l’allarme” sia su facebook che tramite un comunicato stampa, riuscendo a rompere il “muro di gomma” su questo progetto, la cui notizia è così uscita anche su alcuni giornali online (OggiMilazzo, Meridionews …).

Abbiamo così impedito che l’impianto in questione venisse autorizzato in silenzio senza alcuna osservazione da parte del pubblico. Infatti, allo scadere del termine per la loro presentazione (il 13 dicembre scorso), ben 13 pagine di osservazioni sono piombate su questo progetto (9 da parte nostra e le altre 4 da parte di ADASC, ARCI, Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela e dall’Associazione MAN).

In sintesi le osservazioni dimostrano che questo impianto non è affatto privo di impatto ambientale e che il proponente non ha tenuto conto dell’impatto cumulativo con le altre fonti di inquinamento che già affliggono la valle del Mela, responsabili di evidenti danni ambientali (ad es. sforamenti dei livelli di ozono) e sanitari (ad es. il più elevato eccesso di malformazioni congenite d’Italia).

Adesso, quando il termine per la presentazione delle osservazioni è scaduto da un pezzo, Duferco ha deciso finalmente di presentare il proprio progetto alla cittadinanza (che tempismo!). La presentazione, pubblicizzata anche sulla Gazzetta qualche giorno fa, avverrà infatti venerdì prossimo alla Camera di Commercio di Messina, che ha deciso di “sponsorizzare” il progetto.IMG-20200125-WA0000

Alla presentazione sono state invitate ufficialmente anche le associazioni (noi compresi): ma che senso avrebbe avuto assistere alla presentazione di un progetto sul quale ormai non era più possibile esprimere osservazioni? Chiaramente il “piano” era quello di evitare le osservazioni del pubblico, ma gli è andata male. Adesso si aspetta il parere della Commissione tecnica VIA ed il conseguente pronunciamento del Ministro dell’Ambiente Costa.

Il Piano regionale contro l’inquinamento dell’aria: una boccata d’ossigeno che le industrie vogliono impedire ad ogni costo

L’estate scorsa il governo regionale ha approvato il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria. Si tratta di un importantissimo strumento normativo che rivendichiamo da diversi anni, finalizzato a migliorare la qualità dell’aria laddove esistono criticità ed a preservarla laddove buona.

Stavolta dobbiamo rendere onore al merito: la Regione Siciliana è stata una delle prime regioni italiane a dotarsi di questo fondamentale strumento a tutela dell’ambiente e della salute, già previsto dal decreto legislativo 155 del 2010. Di notevole pregio sono in particolare le norme del Piano volte a ridurre il traffico veicolare nelle grandi città ed ad abbattere le emissioni delle industrie più inquinanti, come raffinerie, impianti petrolchimici e cementifici.

Com’era prevedibile, le grosse industrie hanno presentato una pioggia di ricorsi per tentare di annullare il Piano. Sei di questi ricorsi verranno discussi al TAR Palermo nell’udienza del prossimo 28 novembre. Si tratta di ricorsi a nostro avviso infondati, presentati dalla Raffineria di Milazzo, dalla Raffineria Sonatrach (ex Esso) di Augusta, dalla Raffineria ISAB di Priolo, dall’impianto petrolchimico Versalis di Priolo, dal cementificio Buzzi Unicem di Augusta e dall’impianto chimico Air Liquide di Augusta.

L’approvazione del Piano ha già fatto avviare il riesame delle Autorizzazioni Integrate Ambientali di tali impianti: nelle autorizzazioni dovranno essere inserite infatti prescrizioni volte all’abbattimento delle emissioni convogliate di polveri, ossidi di azoto, anidride solforosa e composti organici volatili, che entro il 2027 dovranno essere ridotte al minimo possibile con le migliori tecnologie disponibili. In applicazione del Piano, una forte riduzione delle emissioni dovrebbe già vedersi nel 2022, che rappresenta una tappa “intermedia” in vista dell’ambientalizzazione completa da raggiungersi entro il 2027.

A difesa del Piano sono intervenuti, oltre all’Avvocatura dello Stato (che rappresenta la Regione ed il MATTM) anche l’ARPA, l’associazione A.D.A.S.C. (con l’importante supporto consulenziale del nostro comitato), Legambiente Sicilia, il Comune di Augusta ed il Comune di Siracusa.

Nel frattempo pochi giorni fa la Regione Siciliana ha siglato con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa un accordo sulla qualità dell’aria, che prevede tra l’altro lo stanziamento delle somme necessarie ad attuare quelle misure del Piano finalizzate ad incentivare la mobilità sostenibile e la riduzione delle emissioni da traffico veicolare.

accordo costa musumeci

Si tratta di un accordo importante, non solo perchè rappresenta un ottimo esempio di come, al di là degli opposti schieramenti politici, sia possibile collaborare all’insegna del “buon governo”, ma anche e soprattutto perchè denota la volontà del Governo Regionale di “fare sul serio”, ovvero di procedere con l’applicazione del Piano di tutela della qualità dell’aria.

Non si è quindi ripetuto – almeno finora – il copione di una Regione asservita agli interessi dei grossi gruppi industriali, com’è invece avvenuto nel 2012, quando le grosse industrie riuscirono a far revocare dalla Regione un importante decreto che limitava le emissioni odorigene nelle aree ad elevato rischio di crisi ambientale della sicilia (comprensorio del Mela, Augusta-Priolo, Gela e Biancavilla).

Ovviamente il Piano di tutela della qualità dell’aria non è la panacea per tutti i mali e non fa venire meno la necessità delle prescrizioni sanitarie da parte dei Sindaci nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali attualmente sottoposte a riesame. Tali prescrizioni fungerebbero anzi da necessario complemento al Piano. Sia perchè, com’è ovvio, le misure di quest’ultimo non sono state individuate sulla base di valutazioni sanitarie, che sono di esclusiva pertinenza dei Sindaci e delle altre autorità sanitarie, sia perchè il Piano in questione non prevede alcuna limitazione per le “emissioni non convogliate” di idrocarburi da parte di raffinerie e petrolchimici, che rappresentano il primo e più urgente problema della valle del Mela e delle altre aree inquinate e che sono connessi all’annosa piaga degli “odori molesti” che affligge tali territori.

L’urgenza delle prescrizioni sanitarie è anche legata ai risultati dell’ ultimo rapporto Sentieri, che nella valle del Mela ha registrato l’eccesso di nati malformati più elevato d’Italia (+80%). Ricordiamo a tal riguardo che un recente studio scientifico ha evidenziato la correlazione tra tasso di malformazioni congenite ed esposizione agli idrocarburi emessi da un impianto petrolchimico.

Tornando invece alle competenze della Regione, va rilevato che dopo la vergognosa revoca del 2012, la Regione non ha più previsto dei limiti sulle emissioni maleodoranti. Un grave vuoto normativo che sollecitiamo i deputati regionali a colmare al più presto.

Il Ministro Costa di nuovo nella valle del Mela. Bene, ma ora ci vogliono atti concreti

A distanza di poco più di 6 mesi dalla sua prima visita a Milazzo, il Ministro torna nella valle del Mela. Stavolta l’appuntamento è per oggi, domenica 10 novembre alle 16.30 al Comune di San Filippo del Mela.

Le visite del Ministro sono chiaramente indicative di un elevato livello di attenzione nei confronti della valle del Mela. Un fatto inedito, se paragonato ai precedenti Ministri dell’Ambiente, ma che da solo non basta a migliorare la situazione degli abitanti della valle del Mela, costretti a vivere tra miasmi e veleni industriali, sotto la minaccia di gravi rischi per la salute per sè e i propri figli (ricordiamo che la valle del Mela è al primo posto nei siti SIN italiani per eccesso di malformazioni congenite).

Apprezziamo l’attenzione del Ministro, ma gli chiediamo di tramutarla in atti concreti.

Chiediamo al Ministro, in particolare:

1) Di vigilare sulla correttezza delle procedure autorizzative delle grosse industrie: il 21 ottobre scorso abbiamo segnalato al Ministro delle gravi violazioni di legge nel riesame AIA Raffineria di Milazzo attualmente in corso;

2) Di ridurre l’inquinamento nella valle del Mela, riconoscendo le ragioni del ricorso presentato da vari comuni valle del Mela sull’attuale attuale AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria di Milazzo. In particolare chiediamo che venga annullata la Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, in cui sono state illegittimamente accantonate le obbligatorie rescrizioni sanitarie che avrebbero ridotto significativamente l’inquinamento ed i rischi per la salute. Questa richiesta è già stata oggetto di una lettera consegnata brevi manu al Ministro nel mese di Aprile 2019 a Milazzo (https://cittadinicontroinceneritore.org/2019/04/24/il-ministro-costa-favorevole-a-tagliare-linquinamento-della-ram-gli-abbiamo-spiegato-come-consegnandogli-una-lettera/);
3) In tema di economia circolare, di promuovere:
– una modifica dell’art. 35 dello sblocca italia, affinchè siano gli impianti di riciclaggio e compostaggio – e non gli inceneritori – ad essere definiti strategici:
– l’abrogazione del cosiddetto “decreto Renzi” 18 agosto 2016, che gonfia il fabbisogno di inceneritori e ha già indotto la Regione Sicilia ad inserirne due nel nuovo piano rifiuti;
4) Di promuovere un intervento legislativo volto a coinvolgere nelle procedure per il rilascio delle AIA anche i comuni che subiscono ricadute significative degli impianti da autorizzare;
5) Di promuovere un intervento legislativo affinchè i limiti di legge sulla qualità dell’aria si avvicinino alle soglie raccomandate dalle Linee guida OMS;
6) Di promuovere un intervento legislativo affinchè le Regioni siano obbligate entro un certo termine a formulare una normativa stringente sugli odori di origine industriale, o che altrimenti ci pensi lo Stato.

 

Perchè Musumeci non firma il Piano paesaggistico? Vuole affossare l’unica speranza di salvezza di questo territorio? Solleviamoci, non dobbiamo permetterglielo!

Dal 27 ottobre buona parte della provincia di Messina perderà il piano paesaggistico, ovvero le norme a salvaguardia del proprio prezioso patrimonio paesaggistico: via libera quindi agli speculatori che potranno cementificare, deturpare, stravolgere il territorio, sventrare le montagne, realizzare ecomostri ed impianti inquinanti.

Con il piano paesaggistico verrà persa anche la speranza di risanare e riconvertire l’area più degradata, caratterizzata dalle grosse industrie della valle del Mela, che rappresentano un pugno nell’occhio sull’incantevole golfo di Milazzo, oltre che un pugno nei polmoni dei suoi abitanti.

Verrà persa la speranza di uno sviluppo diverso, basato sulla valorizzazione delle enormi potenzialità del territorio, anzichè sulla loro amputazione e sul degrado.

Sarebbe un vero peccato, anche perchè i cittadini, rompendo finalmente quel fatalismo di cui i siciliani sono spesso vittima, hanno cominciato a credere nella possibilità del cambiamento. Ad esempio la strenua battaglia del territorio contro il mega-inceneritore del Mela, culminata nell’imponente manifestazione del 30 gennaio 2018 a Milazzo (la  cosiddetta manifestazione dei “10 mila cuori”), è uscita vittoriosa proprio grazie al piano paesaggistico.

musuNon possiamo permettere che questo straordinario strumento di tutela e speranza venga perso così, per il “capriccio” del Presidente Musumeci, che all’ultimo minuto pare non voler firmare il decreto preparato per mesi dai suoi stessi uffici della Regione. Dobbiamo tornare a sollevarci, a pretendere rispetto per questo martoriato territorio.

Questo è, in sintesi, quello che è successo. Il 30 aprile scorso alcune sentenze del TAR Catania, pronunciandosi su ricorsi presentati da imprese edili operanti nella zona di Brolo, hanno riconosciuto un vizio formale nell’adozione del Piano Paesaggistico, dando 180 giorni alla Regione per correggerlo.

E’ partito da subito lo sciacallaggio di chi intendeva approfittare della situazione per affossare il Piano. Ad uscire “allo scoperto” in tal senso (ma chissà quanti hanno invece fatto pressioni in gran segreto) sono stati il Sindaco di Brolo Pippo Laccoto ed il suo collega di partito (PD) On. De Domenico, che hanno invocato modifiche al Piano. Modifiche impossibili da fare in questa fase, se non buttando a mare tutto il Piano.

Dopo la nostra pronta reazione, da cui peraltro è nata una polemica con lo stesso On. De Domenico, è intervenuto l’On. Antonio Catalfamo (FdI), che il 20 maggio ci ha rassicurato dichiarando “Chiederemo al Presidente Musumeci di ratificare, secondo quanto richiesto dal Tar di Catania, il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 così com’è, in modo da evitare speculazioni tramite modifiche improprie.”[1]

Sono seguiti mesi di “silenzio”, in cui il Dipartimento beni culturali della Regione, confrontandosi anche con l’Avvocatura dello Stato, ha lavorato per mettere a punto quel decreto che avrebbe dovuto salvare il Piano Paesaggistico. A fine settembre il decreto era pronto ed è stato inviato al Presidente Musumeci (facente funzioni di Assessore ai beni culturali, dopo la scomparsa del compianto Assessore Tusa) per la firma finale.

A questo punto il colpo di scena: pare che il Presidente Musumeci non voglia firmare il decreto preparato dai suoi stessi uffici. Scoppia ovviamente la polemica. Accanto ai comitati territoriali si schierano anche Legambiente Sicilia e Italia Nostra. catalfamo ritE’ a questo punto che l’On. Catalfamo “getta la maschera”. Invece di sollecitare il Presidente a firmare il Piano, come aveva promesso di fare 5 mesi fa, se la prende con non meglio precisati “ambientalisti”, che a suo dire farebbero allarmismo.

Caro On. Catalfamo, quanto vale la sua parola? Dov’è finita la sua richiesta “al Presidente Musumeci di ratificare, secondo quanto richiesto dal Tar di Catania, il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 così com’è, in modo da evitare speculazioni tramite modifiche improprie”?

Dopo le varie polemiche alla fine anche il Presidente Musumeci è uscito allo scoperto, con un comunicato tutt’altro che rassicurante, in cui annuncia di “volersela pensare” fino al 27 ottobre. Nel frattempo vorrebbe sentire il parere dei Sindaci siciliani su come eventualmente rifare tutti i piani paesaggistici siciliani (!). Insomma il rischio che alla fine sia tutto da rifare è molto concreto. Così facendo dovremmo attendere anni per poi avere, nella migliore delle ipotesi, un piano del tutto diverso da quello attuale. Nel frattempo il territorio resterà privo di alcuna salvaguardia ed il lungo lavoro che ha prodotto l’attuale piano paesaggistico verrà buttato a mare.

Insomma per favorire alcuni interessi particolari si rischia di far sparire d’un colpo l’unica speranza di salvezza di questo martoriato territorio. Non dobbiamo permetterlo! E’ tornato il momento di far sentire con decisione la nostra voce. La valle del Mela saprà nuovamente farsi valere.

[1] http://www.tempostretto.it/news/valle-del-mela-catalfamo-su-piano-paesaggistico-chiederemo-approvazione.html#dP3SHFc7JYX6uIFk.99

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispettare gli impegni per ridurre inquinamento nella valle del Mela: questo chiediamo al Sindaco di San Filippo dM

Nelle settimane scorse diverse associazioni della valle del Mela hanno chiesto al Sindaco di San Filippo del Mela un incontro per sollecitarlo al rispetto degli impegni presi in favore di una seria riduzione delle emissioni industriali e dei rischi sanitari nella valle del Mela.

Nello specifico ciò che si chiede al Sindaco è innanzitutto l’espressione delle cosiddette “prescrizioni sanitarie“, ovvero l’introduzione di limiti più restrittivi nelle autorizzazioni delle grosse industrie, Raffineria in primis.

Tali limiti sono necessari per tutelare la salute pubblica e rendere più vivibile il territorio, ponendo fine ai fetori velenosi e insopportabili, gli eccessi di patologie e malformazioni congenite, ecc…

Le prescrizioni sanitarie erano già state espresse dai Sindaci l’anno scorso, salvo poi essere accantonate nella Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, grazie ad un vero e proprio accordo-truffa con i vertici della Raffineria.

Successivamente, in occasione delle ultime elezioni amministrative, alcune associazioni hanno sottoposto ai candidati a Sindaco diversi quesiti, riguardanti anche l’opportunità di esprimere nuovamente le prescrizioni sanitarie.

Rispondendo ai quesiti l’attuale Sindaco di San Filippo del Mela aveva espresso l’intenzione di riadottare le prescrizioni sanitarie, avviando anche una proficua collaborazione con le associazioni.

Nel corso dell’ultimo anno sono stati acquisiti ulteriori dati ambientali e sanitari che rendono ancora più urgente l’adozione delle prescrizioni sanitarie. Ad esempio la valle del Mela si colloca al primo posto in Sicilia per il tasso di NMHC (idrocarburi non metanici) nell’aria ed al primo posto tra i SIN italiani per eccesso di nati malformati (+ 80%). Dati ancor più significativi se si considerano le evidenze scientifiche su una correlazione tra malformazioni e esposizione a NMHC emessi da petrolchimici.

Da qui l’esigenza di chiedere un incontro ufficiale al Sindaco per sollecitarlo ad adottare le prescrizioni sanitarie. Una richiesta analoga verrà inviata anche al Sindaco di Milazzo.

Le associazioni chiedono anche chiarimenti circa la posizione dell’amministrazione di San Filippo del Mela in merito al futuro della centrale A2A, in atto in fase di rinnovo dell’autorizzazione ministeriale, mentre è stato presentato alla Regione il progetto di un biodigestore.

Questo il testo della richiesta di incontro  inoltrata al Sindaco di San Filippo del Mela

Associazioni firmatarie:

ADASC, Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela, Comitato “No inceneritore del Mela”, ARCI – Comitato territoriale di Messina, Associazione TSC, Comitato Tutela Ambiente di Archi, Zero Waste Sicilia – Circolo di Milazzo (successivamente ha aderito all’iniziativa anche Italia Nostra – sez. di Milazzo).

Dal canto suo, il Sindaco di San Filippo del Mela ha organizzato un incontro per questo sabato 5 ottobre, ore 9, presso l’aula consiliare. Oltre alle associazioni è stata però invitata ad intervenire anche una moltitudine di politici e deputati. Il rischio che l’incontro si trasformi nella solita passerella “tutto fumo e niente arrosto” è quindi dietro l’angolo. Quel che è certo è che noi ci saremo per pretendere dal Sindaco risposte sulle nostre richieste concrete.

EMERGENZA inquinamento idrocarburi nella valle del Mela, dati Arpa confermano: per il 2°anno consecutivo maglia nera in Sicilia.

Da poche settimane è stata pubblicata la relazione annuale Arpa 2018, che fa il punto della situazione sui dati registrati dalle centraline Arpa della Sicilia. Nella valle del Mela le centraline Arpa sono solo due e tra l’altro funzionano solo parzialmente.

Ciò non ha impedito di registrare, per il secondo anno consecutivo, dati allarmanti riguardo agli NMHC (idrocarburi non metanici), sostanze emesse in modo caratteristico da raffinerie e petrolchimici.

Gia l’anno scorso la relazione annuale Arpa 2017 evidenziava un dato abnorme per gli idrocarburi non metanici: nella valle del Mela (in particolare nella centralina di C.da Gabbia) si registrava una concentrazione media annua di 218 μg/mc, la più elevata di tutta la Sicilia.

La relazione 2018 non solo conferma il triste primato della valle del Mela, ma riporta un valore ancora peggiore dello scorso anno, vale a dire una media annua di 236 μg/mc.

Le conseguenze purtroppo si sentono e si vedono. Infatti i cittadini della valle del Mela  sono spesso costretti a subire un fetore insopportabile che rende l’aria irrespirabile (e che l’Arpa stessa mette in relazione alle emissioni di idrocarburi). Ma non è solo un problema olfattivo. Nella valle del Mela si riscontrano anche vari eccessi di patologie, tra cui quel + 80% di malformazioni congenite che non trova eguali in nessun’altro sito inquinato d’Italia. Le cause di tali eccessi non sono così misteriose: vari studi scientifici mettono in relazione le malformazioni congenite con le emissioni di raffinerie o petrolchimici, in particolare proprio con quelle di idrocarburi non metanici.

Ma dalla relazione annuale Arpa si evince anche un altro dato significativo, che sembra indicare come le istituzioni abbiano intenzione di “risolvere” il problema: se nel 2017 il monitoraggio degli NMHC a C.da Gabbia ha funzionato “solo” per il 65% del tempo, nel 2018 tale percentuale è scesa al 30%. Facile quindi prevedere quale sarà la percentuale di funzionamento nel 2019, ovvero zero. Così facendo gli NMHC non potranno più essere rilevati nella centraline di C.da Gabbia, come del resto non erano mai stati rilevati prima del 2017. In altre parole, se una centralina registra dati allarmanti, per le istituzioni basta eliminare il monitoraggio di quei dati.

Una “soluzione” che è già realtà per altri inquinanti, come ad esempio i livelli di ozono. Concentrazioni elevate di NMHC spesso si accompagnano ad elevate concentrazioni di ozono, anch’esse di comprovata pericolosità per la salute, specie respiratoria.  Guarda caso, il monitoraggio dell’ozono a C.da Gabbia non è attivo.

Così però si risolve solo il problema dei politicanti, non certo quello dei cittadini, che non ne possono più di avvelenarsi senza che venga imposto alcun limite a questo tipo di emissioni.

L’unico modo per risolvere davvero il problema sarebbe proprio quello di porre finalmente dei limiti a questo tipo di emissioni, agendo alla loro fonte.
Per far questo spetta innanzitutto ai Sindaci di San Filippo del Mela e Milazzo dettare le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica nel riesame dell’Autorizzazione (AIA)  della Raffineria di Milazzo attualmente in corso. Si tratterebbe in pratica di ridare validità alle prescrizioni sanitarie già individuate l’anno scorso, prima di essere vergognosamente ritirate.

Tali prescrizioni includono anche il limite di 5 UO (unità odorimetriche) per i nasi elettronici già installati sul perimetro della Raffineria di Milazzo. Così facendo si eliminerebbero in un sol colpo sia il fetore, sia i rischi sanitari legati a quelle sostanze (NMHC innanzitutto) che di quel fetore sono responsabili.

 

VITTORIA! Rimosso il Soprintendente che voleva annullare il parere negativo sull’inceneritore

Orazio Micali non è più Soprintendente di Messina. Ricopriva la carica dal maggio 2016. Tre anni segnati da atti controversi e senza precedenti, riguardanti soprattutto (ma non solo) il progetto dell’inceneritore del Mela proposto da A2A.

Un progetto che già nel novembre 2015 aveva incassato il parere negativo della Soprintendenza. Ma con l’insediamento di Micali la posizione della Soprintendenza venne ribaltata. In una nota ufficiale del gennaio 2017 Micali criticò apertamente lo stop che il suo predecessore aveva espresso sull’inceneritore, chiedendo alla Regione di aprire una procedura di annullamento di tale parere. Fortunatamente la Regione non prese in considerazione la richiesta.

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Orazio Micali

Ma la vicenda si fece ancora più surreale con la nota del gennaio 2018, in cui Micali se la prendeva stavolta con il parere negativo del MiBACT (Ministero dei Beni Culturali), chiedendo addirittura al Ministero dell’Ambiente di non tenerne conto. Il parere negativo del MiBACT rappresentava infatti l’unico ostacolo che si frapponeva all’autorizzazione finale dell’inceneritore (autorizzazione che come sappiamo alla fine è stata negata).

Tutto questo dopo che il MiBACT per ben due volte aveva invano atteso un nuovo parere da Micali. Un parere che – secondo legge – non avrebbe che potuto essere negativo. Infatti il Piano Paesaggistico vieta espressamente qualsivoglia impianto di trattamento di rifiuti nell’area ove A2A vuole far sorgere l’inceneritore. La cosa più ovvia era quindi che il Soprintendente confermasse il parere negativo, ma non lo fece (ricorderete a tal riguardo la protesta di centinaia di cittadini della valle del Mela nei pressi della Soprintendenza il 13 dicembre 2017).

In varie occasioni abbiamo segnalato questi ed altri atteggiamenti alquanto controversi.

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La manifestazione del 13 dicembre 2017 nei pressi della Soprintendenza

Adesso non possiamo che salutare con soddisfazione lo spostamento di Micali ad altro incarico (direzione del Museo di Messina), soprattutto considerando chi prenderà il posto di Soprintendente: l’arch. Mirella Vinci, ovvero la “responsabile del procedimento” nel primo parere negativo sull’inceneritore, quello contro cui si era scagliato Micali.

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Mirella Vinci

Una bella rivincita insomma. Facciamo i nostri migliori auguri alla nuova Soprintendente, confidando nel fatto che adesso la Soprintendenza riprenda a tutelare al meglio il territorio ed il paesaggio. E che magari possa contribuire ad affrontare la vera emergenza: salvare il Piano Paesaggistico.

E’ infatti necessario che la Regione proceda in tempi brevi a riapprovare il Piano Paesaggistico dell’ambito 9, convalidando il precedente decreto di adozione del 2009, che a suo tempo non venne firmato dall’Assessore. Un vizio che, se non sanato entro meno di 4 mesi, porterebbe all’annullamento totale del piano paesaggistico, come disposto da 4 sentenze del TAR Catania del 30 aprile 2019.