Il Ministro Galletti rilascia in extremis un’autorizzazione viziata e illegittima alla Raffineria di Milazzo

E’ l’ultimo regalo del Ministro dell’Ambiente Galletti alla valle del Mela. Prima di andarsene non ha potuto rilasciare l’autorizzazione al mega-inceneritore di A2A,  ma proprio negli ultimi giorni del suo mandato ha firmato il decreto di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo [1].

Si tratta infatti di un provvedimento che non tiene conto minimamente delle prescrizioni espresse dai Sindaci a tutela della salute pubblica e che prevedevano una significativa riduzione delle emissioni, nonchè l’introduzione di limiti per le emissioni odorigene, i quali avrebbe posto fine agli insopportabili fenomeni delle “puzze velenose” che troppo spesso invadono la valle del Mela.

Di tutto questo nel decreto di autorizzazione non v’è traccia: secondo quanto decretato da Galletti i cittadini dovranno continuare a subire l’esposizione ad emissioni puzzolenti e non esenti da rischi per la salute.

Tutto questo non è accettabile, anche perchè il decreto contiene inoltre altri palesi vizi di illegittimità, che nel corso della procedura sono stati da noi più volte segnalati (l’ultima diffida a tal riguardo l’abbiamo inviata pochi giorni fa) e che consistono in primo luogo nella violazione delle garanzie partecipative previste dal codice dell’ambiente.

In altre parole il Ministero avrebbe dovuto rendere consultabile tutta la documentazione del gestore al fine di consentire al pubblico di produrre osservazioni di cui tener conto nel provvedimento finale.

Invece a tutt’oggi non tutta la documentazione del gestore risulta essere consultabile al pubblico.

A tal riguardo bisogna segnalare il consolidato orientamento della giustizia amministrativa secondo la quale è senz’altro da ritenersi illegittima e meritevole di annullamento l’autorizzazione integrata ambientale inficiata dalla violazione sostanziale di tali garanzie partecipative.

Pertanto ci appelleremo al prossimo Ministro dell’Ambiente, chiedendo l’annullamento in autotutela di questo scandaloso decreto. In caso contrario passeremo alle vie legali, auspicando che anche i comuni della valle del Mela vogliano fare altrettanto.

 

Note:

[1] D.M. n. 172 del 11/05/2018, scaricabile al seguente link: http://aia.minambiente.it/DettaglioProv.aspx?id=6339

 

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Nella Valle del Mela si continua a morire di puzza velenosa…e il Sindaco di Milazzo continua a fare “u sceccu ‘nto linzolu”

Ieri è toccato a Barcellona, i giorni precedenti a Milazzo e/o San Filippo del Mela…ad Archi si sente quasi sempre, a Giammoro molto spesso, a volte anche a S. Lucia: una puzza soffocante, nauseabonda, velenosa.

Fino a quando dovremo continuare a subire?

Nei giorni scorsi questa puzza (che per la verità si protrae da decenni) è stata oggetto di una lettera dell’On. Villarosa e della Sen. Floridia alla Prefettura, all’ARPA, al Sindaco di Milazzo e al Commissario di San Filippo del Mela, come si apprende da un post dell’On. Villarosa su facebook.

Questa è stata la pronta risposta del Sindaco di Milazzo Giovanni Formica, pubblicata anch’essa nel post anzi detto:

risposta Formica odori molesti

Una risposta che la dice lunga sul grande coraggio del Sindaco di Milazzo. Ci vuole infatti un grande coraggio a parlare di “vuoto normativo che in atto non consente di intervenire”, dopo che lo stesso Sindaco di Milazzo, assieme al Commissario di San Filippo del Mela, poco più di un mese fa era ad un passo dall’ottenere l’approvazione di prescrizioni che avrebbero messo definitivamente la parola FINE alle puzze velenose ed invece si è adoperato per scongiurarle.

Ma andiamo con ordine. Partiamo innanzitutto dall’aspetto più tragicomico della risposta di Formica, ovvero il concetto secondo cui in atto non sarebbe possibile individuare le responsabilità degli odori molesti.

A parte il fatto che a Milazzo e nella Valle del Mela anche i bambini sanno da dove viene la puzza, il Sindaco Formica dovrebbe essere a conoscenza degli esiti delle campagne di monitoraggio condotte dall’ARPA  tra il 2009 ed il 2016 proprio per chiarire  l’origine di questi fenomeni ripetutamente segnalati dalla popolazione.

Origine che in effetti è stata chiarita in maniera inequivocabile, come evidenziato dalle note dell’allora Commissario Straordinario di Arpa Sicilia Salvo Cocina, di cui riportiamo alcuni stralci:

“sulla scorta degli esiti dei monitoraggi effettuati in vari periodi, che hanno evidenziato fenomeni improvvisi e ripetuti di concentrazione in aria di idrocarburi vari e di sostanze solforate (mercaptani in particolare)riconducibili ai cicli di lavorazione di prodotti petroliferi, e dell’ispezione straordinaria, nella quale sono stati chiaramente avvertiti in prossimità degli sfiati di un serbatoio odori caratteristici, emerge una correlazione tra gli inconvenienti lamentati [cioè la puzza] ed emissioni fuggitive della Raffineria di Milazzo”   [nota prot. 17118 del 16/03/2012]

Ancora più significativa la nota prot. 8565 del 09.02.2012:

Emerge pertanto, in modo inequivocabile, che gli inconvenienti lamentati hanno origine da emissioni non adeguatamente controllate della Raffineria di Milazzo . . .  In ragione della cogenza delle problematiche si rappresenta l’opportunità di riesaminare il parere AIA del 14/02/2011 … al fine di prevedere misure più efficaci e più tempestive per l’eliminazione dei fenomeni lamentati a tutela della salute pubblica”.

In effetti l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria è stata sottoposta a riesame proprio nel corso degli ultimi due anni. In tale ambito la legge conferisce ai Sindaci dei Comuni in cui ricade l’impianto (Milazzo e San Filippo del Mela) il diritto/dovere di esprimere prescrizioni a tutela della salute pubblica: prescrizioni che in effetti nel Gennaio 2018 sono state presentate sia dal Commissario di San Filippo del Mela che dal Sindaco di Milazzo.

In particolare tra le prescrizioni del Commissario di S.Filippo vi era anche la previsione di limiti per le emissioni odorigene che avrebbero posto fine alle puzze velenose che da decenni ammorbano il territorio.

Essendo le prescrizioni sanitarie dei Sindaci vincolanti ed insindacabili, il Ministero dell’Ambiente non ha potuto fare altro che recepirle nel cosiddetto PIC (Parere Istruttorio Conclusivo), ovvero il documento che, all’interno del decreto di autorizzazione, contiene le prescrizioni che la Raffineria è tenuta a rispettare.

Ciò si evince dal verbale del Gruppo Istruttore del 13/02/2018, con il quale vengono introdotte varie modifiche al PIC, tra cui nuovi limiti, espressi in unità odorimetriche (OU) alle emissioni odorigene della Raffineria:

limite Unità Odorimetriche

Queste modifiche avrebbero dovuto essere definitivamente approvate nella Conferenza dei servizi conclusiva del 28 marzo 2018.

Clamorosamente la Conferenza ha invece deliberato di approvare la versione del PIC del Dicembre 2017, ovvero senza le prescrizioni sanitarie espresse dai Sindaci a Gennaio.

Tutto ciò rappresenta senz’altro una irrituale violazione di quanto previsto dalla legge, frutto di un vero e proprio pasticcio di cui tutti gli attori presenti alla Conferenza (Ministero ed enti locali) possono essere ritenuti in varia misura responsabili.

Ma il “La” per questo incredibile pasticcio lo ha dato proprio il Sindaco di Milazzo, che il giorno prima della Conferenza ha sottoscritto con la Raffineria un accordo in cui veniva previsto per l’appunto l’accantonamento delle prescrizioni sanitarie.

Quindi con quale coraggio oggi il Sindaco di Milazzo viene a parlare di “vuoto normativo”? Un vuoto normativo che lui stesso ha contribuito in maniera determinante a mantenere sulla Raffineria di Milazzo? E con quale coraggio parla di impegno sul “tema degli odori molesti”, quando invece, nei giorni decisivi del 27-28 Marzo si è adoperato per scongiurare i limiti agli odori molesti che stavano per essere introdotti?

Ad ogni modo il Sindaco di Milazzo ha ancora la possibilità di dimostrare di aver sbagliato in buona fede. Per farlo deve innanzitutto rimediare all’errore: richieda un nuovo riesame dell’AIA ed esprima nuovamente prescrizioni a tutela della salute pubblica, inclusi i limiti alle emissioni odorigene già espressi in Gennaio.

Lo stesso potrà fare ovviamente anche il futuro Sindaco di San Filippo del Mela…a proposito cosa ne pensano i candidati a Sindaco?

Duro colpo al Piano inceneritori del Governo Renzi: il TAR Lazio giudica condivisibile il ricorso delle associazioni e rinvia la questione alla Corte europea

Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha pubblicato il 24/4/2018 l’ordinanza in merito al ricorso di varie associazioni contro il “Decreto Renzi 10/8/2016”, ovvero il piano nazionale che prevede nuovi inceneritori in tutta Italia, tra cui almeno due in Sicilia.

L’ordinanza giudica condivisibili molte argomentazioni dei ricorrenti e rimette la questione alla Corte di Giustizia Europea.

In altre parole sono state create le premesse affinchè non solo il Piano inceneritori venga annullato, ma anche venga inibito ogni ulteriore tentativo da parte degli stati di contravvenire alla gerarchia dei rifiuti ed alle indicazioni della Comunità europea che sostanzialmente prevedono uno Stop agli inceneritori, dando priorità a riciclaggio e compostaggio.

Questo il link in cui è pubblicato il provvedimento:

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=SN3VWPRYG2NUBSLL5SSERELSBE&q=

 

Disneyland al posto di Raffineria e Centrale A2A: il sogno può diventare realtà, a patto che…

Negli ultimi tempi la politica sta iniziando a comprendere che i cittadini della valle del Mela desiderano uno sviluppo diverso dalle industrie che finora hanno deturpato e avvelenato il territorio. In questo quadro si inseriscono le ipotesi dell’aeroporto o del parco Disneyland, quest’ultima lanciata nei giorni scorsi dall’On. Catalfamo.

Ormai è pacifico che questo territorio abbia enormi potenzialità, il cui sviluppo per decenni è stato sviato dalla presenza ingombrante delle grandi industrie, che cercano di riprodursi con progetti scellerati come quello dell’inceneritore, o quanto meno di conservare i propri profitti a discapito della salute dei cittadini. In questo senso va letta anche la recente trattativa della Raffineria con i comuni di Milazzo e San Filippo del Mela, volta ad eliminare le loro prescrizioni sanitarie che avrebbero imposto una significativa riduzione delle emissioni più pericolose (e puzzolenti).

Purtroppo la loro presenza è anche un fattore che condiziona pesantemente lo sviluppo economico in altre direzioni. L’idea di realizzare un parco Disneyland nella valle del Mela, facendola diventare un crocevia del turismo, è un vero e proprio sogno: Disneyland a Parigi dà lavoro a 72 mila persone (altro che Raffineria e inceneritore!), è la prima meta turistica europea per visitatori (15 milioni l’anno) e produce una considerevole fetta del PIL nazionale [1].

Ma nell’attuale contesto rischia di restare solo un sogno, per l’appunto: quale imprenditore investirebbe mai così tanti soldi per realizzare un mega-parco dei divertimenti proprio accanto allo spettacolo indecoroso e inquietante offerto dagli impianti della Raffineria e della Centrale A2A, condito dalle esalazioni asfissianti che ammorbano il territorio un giorno sì e un giorno no?

Non è un caso se la Disney si sia fatta avanti semmai per Termini Imerese, che si è già lasciata alle spalle il passato industriale. E non bisogna stupirsi quando nelle guide turistiche internazionali Milazzo viene descritta come “un bel posto, se non fosse assediato dalle industrie”. E’ ovvio che il turismo risulta gravemente penalizzato da un simile biglietto da visita, ma purtroppo non c’è affatto bisogno di leggere le guide turistiche per accorgersene.

Ma la strada per cambiare modello di sviluppo, tramutando i sogni in realtà, per fortuna oggi esiste: a indicarla è il Piano Paesaggistico dell’ambito 9, un miracolo della pianificazione locale, ormai pienamente vigente (anche se minacciato da decine di ricorsi).

Il Piano prevede la progressiva rimozione dei maggiori fattori di degrado, ovvero la Raffineria e la Centrale, per lasciare il posto ad attività compatibili con le vocazioni del territorio.

Attività che potrebbero dare molto più lavoro senza inquinare e deturpare il paesaggio, come ad esempio un parco divertimenti, per l’appunto. Certo, la bacchetta magica non esiste ed il Piano prevede una certa gradualità per non creare sconvolgimenti occupazionali, ma l’importante adesso è iniziare ad applicarlo.

Affinché tali previsioni possano attuarsi è però necessario che vengano recepite nel  Piano regolatore dell’area industriale. Quindi se davvero l’On. Catalfamo e gli altri deputati regionali locali vogliono fare qualcosa di concreto per la svolta economica del nostro territorio, chiediamo loro di impegnarsi per far varare al più presto questo piano regolatore da parte dell’IRSAP o di qualsivoglia altro ente che eventualmente andrà a sostituirlo.

 

Note:

[1] https://www.webeconomia.it/disneyland-paris-si-allarga-ancor-piu-le-tre-nuove-aree-tema/16307/

Raffineria: dopo aver scongiurato grossi investimenti per ridurre le emissioni, i sindacati esultano per il solito piatto di minestra

“La Raffineria conferma investimenti per 70 milioni” nel 2018, titolava ieri la Gazzetta del Sud. Peccato che si tratti di ben poca cosa rispetto ai profitti aziendali: un investimento addirittura in calo rispetto agli anni precedenti, come si apprende da “OggiMilazzo”[1].

Ma soprattutto sarebbero stati molto più ingenti gli investimenti necessari per adeguarsi alle prescrizioni – in un primo tempo espresse dal Sindaco di Milazzo e dal Commissario di San Filippo del Mela – per tutelare la salute pubblica.

Prescrizioni che la Raffineria ha fatto di tutto per evitare, a quanto pare riuscendoci, visto l’accordicchio stretto con i due comuni.

Prescrizioni che avrebbero determinato una forte riduzione delle emissioni più pericolose per la salute, nonché l’introduzione di limiti alle “puzze” velenose che ammorbano quotidianamente il territorio: limiti che ad oggi non esistono e che le prescrizioni invece prevedevano, prendendo a modello la normativa della Regione Lombardia.

Per non parlare dell’obbligo di impermeabilizzare i serbatoi, misura necessaria per prevenire l’inquinamento delle falde acquifere e incidenti come quello del mese scorso, quando ingenti quantità di idrocarburi sono finiti in mare.

Tutto questo avrebbe certamente comportato investimenti a favore dell’ambiente, della sicurezza e della salute molto più considerevoli, con l’effetto “collaterale” di creare più occupazione. Ma a quanto pare questa opportunità non è piaciuta ai sempre più miopi sindacati, i primi promotori dell’accordicchio al ribasso che ha “scongiurato”, almeno per il momento, la tanto temuta tutela della salute pubblica.

Adesso quegli stessi sindacati, che si sono tanto battuti per scongiurare la svolta che avrebbe comportato grossi investimenti ed opportunità di lavoro, esultano per quelle che a confronto non sono che briciole: non sappiamo se piangere o ridere.

[1] http://www.oggimilazzo.it/2018/04/16/raffineria-di-milazzo-nel-2018-solo-70-milioni-di-euro-di-investimenti/

L’inceneritore ancora nelle mani del Governo Gentiloni: è giunta l’ora di far sentire a tutti i Ministri la volontà popolare, anche via email

Mentre la formazione di un nuovo governo appare sempre più lontana, la procedura dell’inceneritore del Mela rimane nelle mani del Governo uscente. Quest’ultimo, sebbene dimissionario, rimane ad oggi l’unico soggetto titolato a decidere se condividere il Parere positivo del Ministero dell’Ambiente o il Parere negativo del Ministero dei Beni Culturali.

Il fatto che questa decisione negli ultimi mesi non sia stata presa, non significa che la procedura debba rimanere ancora a lungo in “stand-by”. E’ quindi possibile che nelle prossime settimane il Consiglio dei Ministri in carica si riunisca per deliberare sulla questione. Specie considerando che di nuovi governi all’orizzonte non se ne vedono: i tempi della pubblica amministrazione non possono infatti di certo aspettare i tempi della politica, specie quando questi ultimi sono oltremodo lunghi.

Nell’eventualità che il Governo Gentiloni prossimamente possa decidere se autorizzare o meno lo sciagurato progetto dell’ inceneritore del Mela, ogni cittadino può fare la propria parte. Innanzitutto può inviare un’email ai Ministri per esprimere in maniera  circostanziata e motivata il proprio NO all’inceneritore. Se un’email singola può passare inosservata, lo stesso non si può dire per una moltitudine di cittadini che fanno sentire la propria voce ai vari Ministri.

Chi volesse può prendere spunto dal seguente “modello” di email, che ognuno può eventualmente modificare o riadattare a proprio piacimento: Lettera ai ministri

Questo è l’elenco degli indirizzi dei Ministri a cui è opportuno inviare l’email:

Destinatari: gentiloni@governo.it, uscm@palazzochigi.it, ministro.segreteria@beniculturali.it, segreteria.ministro@minambiente.it, segreteria.ministro@mit.gov.it, rapportiparlamento@governo.it, segr.ministrodevincenti@governo.it, caposegreteria.ministro@interno.it, luca.spataro@giustizia.it, segreteriaministro@sanita.it, relazioniesterneministro@lavoro.gov.it, segreteria.ministro@mise.gov.it, segreteria.particolare.ministro@istruzione.it, caposegreteria.ministro@mef.gov.it, ministro.lotti@governo.it, udc@gabmin.difesa.it

Ccn (Copia conoscenza nascosta):  c.noinceneritori@gmail.com

E’ possibile anche contattare diversi Ministri via Facebook o Twitter, ad esempio lo stesso Paolo Gentiloni, Andrea Orlando, Dario Franceschini, Angelino Alfano, Carlo Calenda

“Miracolo”, l’allarme sanitario è di colpo svanito: “merito” di un accordo con la Raffineria

A quanto pare negli ultimi giorni sono avvenute guarigioni miracolose nella Valle del Mela, tanto che oggi si parla di “allarme sanitario” rientrato. Il miracolo sarebbe avvenuto grazie ad un accordo tra i comuni di Milazzo e San Filippo del Mela con la Raffineria: come se bastasse un accordo per cancellare le numerose evidenze scientifiche accumulate negli anni sulle criticità sanitarie nella Valle del Mela.

Stando a quanto riportato su alcuni organi di stampa, le tanto sbandierate “prescrizioni sanitarie” inserite dai due comuni nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della Raffineria consisterebbero nella previsione di un ulteriore studio sanitario (l’ennesimo) e di qualche centralina di monitoraggio. Invece di abbassare i limiti per le emissioni della Raffineria, riducendo i rischi per la salute dei cittadini, non se ne parla più.

O meglio, adesso si parla del fatto che la Raffineria “si è impegnata ad individuare le migliori tecnologie possibili per limitare le emissioni” (fonte: Gazzetta del Sud). Ma una cosa è dire che la Raffineria “si impegna” (al suo “buon cuore”), un’altra è dire che la Raffineria è obbligata da ben precise prescrizioni in tal senso.

Vorremmo ricordare che qualsivoglia Autorizzazione Integrata Ambientale non si occupa della programmazione degli studi sanitari, bensì delle condizioni di esercizio degli impianti.

La previsione di ulteriori studi o l’installazione di centraline non possono quindi essere considerate “prescrizioni sanitarie”. Quest’ultime semmai avrebbe dovuto implicare una significativa riduzione dell’inquinamento, sulla base delle già numerose evidenze scientifiche e ambientali esistenti: in altre parole limiti più restrittivi sulle emissioni delle sostanze inquinanti pericolose per la salute, limiti (finora inesistenti) per le puzze velenose che continuano indisturbate ad ammorbare il territorio, obbligo di mettere in sicurezza tutti i serbatoi, specie dopo lo sversamento di poche settimane fa, ecc…

Nei mesi scorsi sembrava che i comuni avessero espresso nell’AIA delle vere e proprie prescrizioni sanitarie, tant’è che la Raffineria si era già opposta con un ricorso.

Dopo l’accordo di cui oggi si parla (ed i cui dettagli non sono stati resi pubblici), ci chiediamo dove sono finite quelle prescrizioni contro cui la Raffineria il mese scorso ha presentato ricorso?

Che dire poi delle decine di migliaia di litri di gasolio sversate in mare, provenienti con ogni probabilità dal serbatorio della Raffineria sequestrato ieri dalla magistratura? Avranno imposto nell’AIA delle prescrizioni per impermeabilizzare i serbatoi e fare in modo che episodi analoghi non si ripetano più? Nella conferenza stampa di ieri il Sindaco Formica ed il Commissario Biancuzzo hanno farfugliato qualcosa al riguardo, che in sintesi si può tradurre con un “non lo sappiamo, dobbiamo aspettare il decreto”: una grande vittoria, davvero.

Certo, aspettiamo la pubblicazione del Decreto AIA per ogni approfondita valutazione. Ma stiano pur certe le amministrazioni che, se dovesse profilarsi una clamorosa marcia indietro rispetto alle prescrizioni sanitarie che erano già state messe agli atti e che avrebbero implicato grossi investimenti in lavoro e salute, i cittadini organizzati in associazioni e comitati sapranno senz’altro reagire di conseguenza.

 

Secondo qualche buontempone a inquinare non è la Raffineria ma…il TRAFFICO! :D (per la serie difendere l’indifendibile)

Chi non si ricorda della celebre battuta del film “Johnny Stecchino”, secondo cui il problema della Sicilia è …il traffico?

Può sembrare strano, ma c’è chi adesso pretenderebbe che questa battuta venga presa sul serio, almeno in riferimento all’inquinamento nella Valle del Mela.  Secondo gli assertori di questa assurda tesi, che farebbe ridere se non fosse che nella Valle del Mela di inquinamento ci si ammala e si muore, tutti gli aumenti di malattie registrati nella valle del Mela rispetto al resto della Sicilia o dei territori circostanti sono dovuti al traffico, come se il traffico esistesse solo nella Valle del Mela.

Una tesi ridicola per coprire la pura e semplice realtà dei fatti, ovvero che nella Valle del Mela esiste un preoccupante inquinamento industriale che mette a rischio la salute dei cittadini: un inquinamento in cui oggi a fare la parte del leone è la Raffineria e che verrebbe ulteriormente e sensibilmente peggiorato con la realizzazione dello sciagurato progetto del mega-inceneritore di A2A.

Proprio a due giorni dalla Conferenza dei servizi – probabilmente decisiva – sul riesame dell’AIA della Raffineria, questa indifendibile tesi ottiene grande risalto sul “Diario Metropolitano“, locale quotidiano online diretto dal consigliere comunale di Milazzo Pippo Midili.

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Pippo Midili con l’ex Sindaco di Milazzo Carmelo Pino

Nello specifico, la tesi verrebbe sostenuta da un presunto studente di “ingegneria dei veicoli”, secondo il quale sarebbe inutile reclamare una riduzione delle emissioni della Raffineria, perché il vero problema di Milazzo sarebbe il traffico.

Le uniche motivazioni a supporto di questa tesi consisterebbero nel fatto che le auto emettono particolato – peraltro normalmente in misura minore della Raffineria, come ammesso dallo stesso studente –  e monossido di carbonio.

Lo studente in questione non prende invece in considerazione tutti gli altri inquinanti pericolosi per la salute umana, presenti in livelli preoccupanti nella Valle del Mela.

Secondo i dati dell’ARPA[1], l’ente regionale preposto al monitoraggio ambientale, la stragrande maggioranza degli idrocarburi non metanici (NMHC),  della SO2, degli NOx e della gran parte dei metalli pesanti immessi nella nostra zona (considerando un’area che si estende da Valdina a Barcellona) proviene indubbiamente dalla Raffineria.

Anche gli elevati livelli di ozono registrati a Milazzo sarebbero imputabili in gran parte alle emissioni della Raffineria, in quanto l’ozono ha come precursori gli idrocarburi non metanici e l’NOx.

Stando ai dati ARPA le emissioni della Raffineria rivestono un ruolo importante anche nei livelli locali di benzene e polveri sottili.

Per quanto riguarda il particolato, lo studente in questione stima un’emissione dalle auto di Milazzo di 15 tonnellate l’anno, senza specificare di che tipo di particolato si tratti (quindi verosimilmente si tratterebbe di polveri totali).

Non tutto il particolato è pericoloso alla stessa maniera: le polveri ultrasottili (PM2.5) rappresentano la frazione più pericolosa per la salute.

L’ARPA stima che la Raffineria emette ogni anno 49 tonnellate di particolato ultrasottile (PM 2.5): quindi già soltanto il particolato ultrafine emesso dalla RAM è più del triplo di tutto il particolato emesso dalle auto milazzesi. Se invece consideriamo le polveri totali emesse dalla RAM (che stando alla documentazione del gestore si aggirano sulle 95 tonnellate l’anno), si capisce che la Raffineria emette più di 6 volte tanto il particolato emesso – secondo le stime dello studente in questione – dalle auto milazzesi.

Non parliamo poi dell’inquinamento – già documentato dal Ministero dell’Ambiente – del terreno, delle falde acquifere e del mare, che rappresenta un doloroso capitolo a parte. Proprio recentemente il golfo di Milazzo ha dovuto fare i conti con un grave inquinamento da idrocarburi, verosimilmente provenienti da una perdita di un serbatoio della Raffineria.

Insomma, le argomentazioni riportate in questo articolo del Diario Metropolitano non fanno altro che confermare – se mai ce ne fosse bisogno – che la famosa battuta del film di Benigni è ancora più tragicomica se applicata alla Valle del Mela.  

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NOTA:

[1] Si veda il “PIANO REGIONALE DI TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA IN SICILIA – Aree Industriali” redatto da Arpa Sicilia nel Dicembre 2016, ed in particolare l’Allegato 2.

RAFFINERIA: basta cercare sotterfugi per evitare di ridurre l’inquinamento

Il principale timore della RAM continua ad essere quello di dover abbassare “troppo” le emissioni. Le emissioni di sostanze pericolose per la salute non sono mai “troppo” basse: è ragionevole pretendere che siano il più basse possibile per salvaguardare la salute di lavoratori e cittadini. Come evidenziamo da mesi, esistono le tecnologie per ridurre drasticamente le attuali emissioni della Raffineria, come si evince nelle “BAT Conclusions” pubblicate dalla Comunità Europea.

L’idea che il Ministero dell’Ambiente possa imporre, recependo le indicazioni dei Comuni, prescrizioni “inapplicabili” non sta né in cielo, né in terra: è competenza del Ministero dell’Ambiente e di ISPRA (che è il suo braccio tecnico) stabilire quali prescrizioni sono applicabili o meno, non del Ministero dello Sviluppo Economico. Se il Ministero dell’Ambiente e ISPRA avessero ritenuto alcune indicazioni dei Comuni inapplicabili, non le avrebbero inserite tra le prescrizioni dell’AIA. Quindi questa argomentazione della RAM è priva di fondamento.

Priva di fondamento è anche l’argomentazione secondo cui con le nuove prescrizioni la RAM rischierebbe la chiusura. Il Ministero dello Sviluppo economico ha chiarito che la Raffineria di Milazzo è uno stabilimento strategico. E uno stabilimento strategico, per definizione, non può chiudere. Quand’anche il Gestore si rifiutasse di ottemperare alle nuove prescrizioni dell’AIA, lo Stato non permetterà la chiusura dello Stabilimento, così come avvenuto con l’ILVA di Taranto: male che vada verrebbe nominato un Commissario ad Acta per gestire l’adeguamento dello Stabilimento alle nuove prescrizioni.

La riduzione del 50% delle emissioni rispetto ai limiti di legge è stata raccomandata già nel 2009 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per industrie della Valle del Mela, in considerazione della presenza di molteplici fonti emissive potenzialmente pericolose per la salute: quindi i Comuni su questo non hanno detto nulla di nuovo, anzi sono in grave ritardo.

 I Sindaci sono massime autorità sanitarie locali e pertanto spetta a loro e solo a loro esprimere prescrizioni più restrittive dei limiti di legge nazionali (quelli si datati) per tutelare la salute, allorquando il contesto locale lo richieda. Se non lo facessero si dovrebbero assumere la responsabilità di non aver preso tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei cittadini: misure in questo caso dettate dalle ormai numerose evidenze medico-scientifiche e di monitoraggio ambientale che indicano che nella Valle del Mela c’è un preoccupante livello di inquinamento che mette a rischio la salute dei cittadini.

E’ pretestuoso anche pretendere di aspettare i risultati di un nuovo studio sanitario: gli studi e le evidenze già oggi disponibili sono copiosi e aggiornati fino al 2016. Il regime autorizzativo della RAM risale al 2011, quindi nulla è cambiato dal 2011 ad oggi nel suo profilo emissivo. Né si può pretendere di rimandare l’applicazione delle prescrizioni espresse per tutelare la salute pubblica: perdere ancora tempo significherebbe esporre ancora ed in maniera ingiustificata i cittadini a rischi per la salute.

lavoratori della RAM e i cittadini della Valle del Mela devono lottare fianco a fianco per pretendere investimenti necessari per mantenere gli attuali livelli occupazionali ed evitare di avvelenare il territorio circostante. Anzi, i lavori di ammodernamento impiantistico per adeguarsi alle prescrizioni richiederebbero unsostanziale incremento dei posti di lavoro. Capiamo che la proprietà si priverebbe di una porzione dei suoi profitti, ma siamo convinti che la tutela della sicurezza dei lavoratori e della salute di tutti sia meritevole di investimenti. D’altro canto un’azienda che produce circa mezzo miliardo di utile all’anno può sostenere un piano di investimenti in ambientalizzazione opportunamente articolato.

Il “NO all’ inceneritore” espugna la Regione, ma troppo presto per dire “scampato pericolo”

Nel frattempo il Sindaco di Milazzo preferisce incontrare a porte chiuse i vertici della RAM 

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L’incontro di ieri con il Presidente Musumeci sulla questione dell’inceneritore del Mela ha centrato l’obiettivo di coinvolgere finalmente la Regione nella partita contro questo scellerato progetto.musumeci

Il Presidente Musumeci ha infatti promesso di intervenire in ogni sede opportuna a fianco dei cittadini e delle amministrazioni locali in questa battaglia. Ma soprattutto ha già inviato al Governo centrale la posizione ufficiale di contrarietà della Regione: un atto storico se consideriamo che per anni la Giunta regionale precedente ha glissato su ogni richiesta di esprimere formalmente un parere negativo nella Valutazione di Impatto Ambientale.

Un altro punto a nostro favore quindi, ottenuto grazie all’impegno del Movimento contro l’inceneritore e dei Sindaci della Valle del Mela, che da mesi sollecitavano questo incontro con Musumeci, ma anche grazie ai 10 mila cittadini che il 28 Gennaio scorso hanno riempito le strade di Milazzo per dire NO all’inceneritore, nella più imponente manifestazione mai vista in zona.

Certo questo non basta per poter dire che il pericolo dell’inceneritore è scampato. Ricordiamo infatti che la decisione spetta a Roma e che potrebbe anche essere presa dal Governo Gentiloni ancora in carica.

All’incontro di ieri sull’inceneritore stavolta non ha partecipato il Sindaco di Milazzo Giovanni Formica, che oggi invece incontrerà i vertici della RAM ed i sindacati sulla questione dell’AIA della Raffineria.Formica-750x400

Ogni confronto che ha l’obiettivo di trovare soluzioni condivise tra tutti gli interessati è sempre legittimo ed auspicabile, ma non possiamo non esprimere il nostro disappunto per il fatto che questo avvenga a porte chiuse, escludendo non solo la cittadinanza, ma anche le associazioni o i comitati come il nostro che sono intervenuti direttamente nella procedura in questione, con puntuali osservazioni.

Abbiamo apprezzato il fatto che il Sindaco di Milazzo ed il Commissario di San Filippo del Mela abbiano espresso, all’interno del riesame dell’AIA, prescrizioni per tutelare la salute pubblica. Ma le modalità di questo incontro con la controparte, che ha fatto ricorso contro tali prescrizioni, potrebbero facilmente far venire il sospetto (speriamo non corrispondente al vero) della possibilità di un colpo di spugna o di qualche passo indietro.

Ricordiamo infatti che il riesame dell’AIA della Raffineria è ancora in corso.

La strategia dell’azienda potrebbe essere ancora una volta quella di utilizzare il ricatto occupazionale per evitare di ambientalizzare gli impianti. Avremmo voluto partecipare all’incontro per ribadire che la tutela della Salute non è ricattabile. I lavoratori non possono essere utilizzati come scudi umani per evitare di garantire il diritto di tutti i cittadini a vivere in un ambiente salubre e anche il diritto dei lavoratori stessi di non essere esposti ad eccessivi rischi.

La legge conferisce ai Sindaci la responsabilità di tutelare la salute pubblica nelle procedure autorizzative dei grandi impianti industriali. In determinati contesti, specie se già, come nel caso della Valle del Mela, sono documentate preoccupanti criticità sanitarie, vi è l’esigenza di garantire una maggior tutela della salute pubblica con prescrizioni più restrittive dei generali limiti di legge. Prescrizioni che potrebbero essere garantite innanzitutto applicando tecnologie migliori, che permetterebbero una drastica riduzione dell’inquinamento e dei rischi per la salute.

Invece di fare ricorso, la Raffineria dovrebbe semplicemente implementare queste tecnologie chiedendo un tempo congruo per le necessarie modifiche, conciliando esigenze occupazionali, ambientali e sanitarie.

Non può inoltre passare in secondo piano una visione del futuro che abbandoni progressivamente questo modello industriale in favore di uno sviluppo che segua le direzione tracciata dal vigente Piano Paesaggistico, oggetto anch’esso di un altro ricorso della RAM.

Una riconversione industriale che concili lavoro, salute e valorizzazione delle vocazioni del territorio dovrebbe essere a questo punto anche un obiettivo dei sindacati più lungimiranti.