La salute dei cittadini non può più attendere: si disponga subito un riesame dell’autorizzazione della Raffineria per ridurre l’inquinamento

Si è trattato “semplicemente” di un malfunzionamento dell’impianto elettrico della Raffineria, ci hanno detto, come se questo potesse consolarci per le ingenti quantità di sostanze tossiche contenute nel fumo nero che sono state riversate sulla valle del Mela.

Un malfunzionamento dovuto a cosa non si sa e soprattutto non si sa se poteva essere preventivamente evitato, visto che non è certo la prima volta che capitano malfunzionamenti simili.

Quello che non ci hanno detto è che il fumo nero che si è sparso per la valle del Mela conteneva sicuramente sostanze molto pericolose per la salute. Il fumo nero  – del tutto analogo a quello dell’incendio di 4 anni fa – è derivato infatti dalla combustione di derivati del petrolio e deve il suo colorito all’alta concentrazione di particelle composte da idrocarburi incombusti.  Idrocarburi – che comprendono numerose sostanze sicuramente cancerogene ed  altamente tossiche – che, almeno in parte, si sono depositati sui terreni e sulle case della valle del Mela e/o che sono stati direttamente inalati dai cittadini.

Ma quest’incidente è solo l’ultimo episodio di una emergenza ambientale e sanitaria ormai insostenibile. Alcuni mesi fa l’Osservatorio Epidemiologico regionale ha reso noto lo stato di allarme sanitario in cui si trova la valle del Mela a causa di un significativo incremento delle malformazioni congenite, che si aggiunge alle numerose criticità sanitarie già note in precedenza. A questo si aggiungano i fetori industriali che la popolazione è costretta a subire sempre più di frequente, nonchè gli elevati livelli di inquinamento da idrocarburi non metanici (la media annuale inaudita registrata nel 2017 dalla centralina di C.da Gabbia non ha eguali in nessun’altra parte della Sicilia). Per non parlare della perdita di idrocarburi da parte di un serbatoio della RAM avvenuta nel mese di Marzo.

Riteniamo che la salute dei cittadini non possa essere ulteriormente esposta ad altri ingiustificati rischi, che sono ingiustificati proprio nella misura in cui è possibile evitarli  con specifici provvedimenti. Per tali motivi chiediamo al Sindaco di Milazzo e al Sindaco di San Filippo del Mela di disporre, con estrema urgenza, una richiesta di riesame dell’Autorizzazione (A.I.A.) della Raffineria di Milazzo, al fine di inserirvi le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica che sono state illegittimamente “accantonate” nel mese di Marzo.

E’ infatti necessario un nuovo riesame dell’autorizzazione che: 1) introduca finalmente dei limiti alle emissioni odorigene; 2) riduca i limiti di emissione delle sostanze inquinanti pericolose per la salute; 3) metta in sicurezza i serbatoi della Raffineria attraverso rapide operazioni di impermeabilizzazione.

Alla Regione chiediamo invece di attivarsi affinche’ il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 non rimanga lettera morta. Il Piano prevede che gli impianti della Raffineria e della Centrale debbano essere gradualmente e progressivamente (senza creare problemi occupazionali) eliminati per far posto ad una riconversione produttiva dell’area compatibile con il paesaggio e le vocazioni del territorio.

Tutto questo può essere realizzato, dando speranza di un futuro migliore al territorio, solo se la Regione interviene per svegliare lIRSAP (l’ente regionale che gestisce le aree industriali), che a quanto pare non si è neanche accorto dell’approvazione del Piano Paesaggistico. L’Irsap è infatti tenuto per legge ad adeguare il Piano regolatore dell’area industriale secondo le disposizioni del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9. Dovrebbe farlo entro due anni dall’approvazione del Piano Paesaggistico, due anni che stanno per scadere.

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Le corbellerie dei consiglieri milazzesi di “Sicilia futura” per difendere l’inquinamento della Raffineria

Il gruppo consiliare “Sicilia Futura” di Milazzo non vuole che il Comune intervenga a fianco dei cittadini nel processo contro la Raffineria [1]. Ad essere degne di nota sono soprattutto le argomentazioni ridicole addotte dai consiglieri per giustificare tale posizione.

Secondo questi consiglieri “ad oggi nessuno studio epidemiologico sanitario afferma che c’è una emergenza sanitaria nella valle del Mela”. Le cose sono due: o i consiglieri di “Sicilia Futura” sono in malafede o non hanno letto bene, ammesso che li abbiano letti, i più recenti studi sanitari sulla valle del Mela.

Giusto a titolo esemplificativo, citiamo testualmente l’ultimo studio epidemiologico dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale (DASOE), pubblicato solo tre mesi fa: “la prevalenza di casi segnalati al sistema di sorveglianza regionale malformazioni” è particolarmente elevata, e superiore alla media regionale, nel sito di Gela ed in quello di Milazzo[2]. Inoltre “l’osservazione di un incremento del numero di nati con malformazioni congenite è ritenuto un segnale di allarme sanitario per le comunità prossime ad aree industriali a elevato rischio di crisi ambientale” [3].

In altre parole per il DASOE c’è un allarme sanitario a Milazzo e nella valle del Mela, contrariamente a quanto ritenuto dai consiglieri “negazionisti” di Sicilia Futura.

Ad ogni modo, su una cosa concordiamo con loro, ovvero sul fatto che la politica ha innanzitutto il compito di trovare soluzioni al problema dell’inquinamento.  Soluzioni che evidentemente devono comportare una riduzione dell’inquinamento e quindi limiti più restrittivi alle emissioni. Proprio per questo la legge prevede che i Sindaci debbano esprimere, sulle industrie che si trovano nel territorio del proprio comune, le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica: proprio quelle prescrizioni che sono state illegittimamente eliminate dalla recente autorizzazione della Raffineria (A.I.A.), in virtù dell’ accordo del Sindaco di Milazzo con la Raffineria di Marzo, motivo per il quale vari Comuni della valle del Mela hanno presentato un importantissimo ricorso che verrà prossimamente discusso al TAR Catania.

Se davvero i consiglieri comunali di “Sicilia Futura” volessero trovare una soluzione al problema dell’inquinamento, invece di negare l’evidenza dovrebbero sollecitare il Sindaco a chiedere un nuovo riesame dell’autorizzazione della Raffineria, al fine di inserirvi quelle prescrizioni a tutela della salute pubblica che sono state accantonate a Marzo.

Note:

[1] Sicilia Futura contro la costituzione di parte civile nel processo alla Ram, Oggimilazzo

[2] Rapporto 2017 del DASOE sui siti SIN, Cap. 6 , pag. 72

[3] idem, pag. 73

La Regione contro la Raffineria sul passato. Ora si preoccupi anche del futuro della valle del Mela

La Regione ha deciso di costituirsi parte civile nel primo processo penale della storia contro la Raffineria di Milazzo. Una decisione senza precedenti, indubbiamente di alto valore simbolico, che denota una ben precisa scelta di campo, ovvero dalla parte dei cittadini che subiscono i danni per cui è imputata la Raffineria.

Tuttavia, a differenza di un altro processo imminente – quello amministrativo sulla recente autorizzazione (AIA) della Raffineria – , il processo penale difficilmente avrà conseguenze dirette sul futuro della Raffineria e della valle del Mela: i fatti contestati dalla Procura barcellonese risalgono infatti al massimo al 2014. Ciò non significa ovviamente che i reati contestati non possano persistere anche ai nostri giorni, ma che la giustizia penale ha i suoi tempi.

Ad ogni modo la costituzione come parte civile della Regione nel processo penale non è l’unica cosa che la Regione può fare per la valle del Mela. Anzi, guardando al futuro, forse non è neanche la più importante.

Il futuro della valle del Mela è tracciato innanzitutto nel Piano Paesaggistico dell’ ambito 9, che indica per l’area industriale di Milazzo la strada della riconversione produttiva ed occupazionale. Riconversione che prevede la “graduale e progressiva eliminazione” degli impianti della Raffineria e della Centrale, che, oltre ad essere le principali fonti inquinanti, costituiscono il “principale fattore di degrado” di un contesto paesaggistico e storico di elevato pregio, dotato di potenzialità economiche non indifferenti.

Eppure la Regione, dopo aver approvato, spinta dalle associazioni e da alcuni comuni della valle del Mela, il Piano Paesaggistico nel dicembre 2016, successivamente sembra essersi dimenticata di quel Piano.

Soprattutto sembra non essersene neanche accorta l’IRSAP, l’ente regionale a cui spetta la pianificazione delle aree industriali: l’IRSAP è tenuta per legge a recepire entro due anni le previsioni del Piano Paesaggistico, adeguando il Piano regolatore dell’area industriale di Milazzo. Ma a tutt’oggi, mentre il tempo sta per scadere, di questo adeguamento non c’è neanche l’ombra: tutto tace.

Eppure, oltre a costituire un obbligo di legge, si un tratta di un atto necessario per poter applicare il Piano Paesaggistico, rendendo peraltro definitivo anche il divieto posto nei confronti dell’inceneritore del Mela.

Pertanto apprezziamo l’attenzione dedicata dall’attuale Governo regionale verso la valle del Mela (a tal proposito non bisogna dimenticare il parere negativo che la Regione ha finalmente espresso sull’inceneritore del Mela), ma chiediamo al Governo regionale ed ai deputati regionali locali di adoperarsi anche per svegliare l’IRSAP dal torpore in cui versa: il Piano Paesaggistico dev’essere recepito al più presto, non c’è più tempo da perdere.

 

Continuano a gasarci, ma a breve ben due processi sulla Raffineria di Milazzo

La consueta puzza velenosa ha colpito ancora. Ieri a lamentarsi sono stati soprattutto i cittadini milazzesi, ma la cosa più insopportabile di questi fenomeni è che si verificano quasi ogni giorno, investendo i diversi centri abitati del comprensorio a seconda della direzione del vento.

Recentemente abbiamo appreso del sollecito che l’On.Tommaso Calderone ha inviato a Sindaci e Regione affinchè si costituiscano parte civile al processo penale che a breve vedrà imputati i vertici passati e presenti della Raffineria di Milazzo.

Apprezziamo l’interessamento ed il sollecito dell’On. Calderone, che vorremmo estendere anche a tutti i cittadini che in qualche modo si sentono danneggiati dalle emissioni della Raffineria di Milazzo (ad esempio per la puzza asfissiante che siamo costretti a respirare quasi ogni giorno).

Ma ci preme chiarire che in realtà i processi che si stanno per celebrare sulla Raffineria (e su cui è utile “costituirsi”) sono ben due, entrambi storici ed importantissimi.

Uno è quello penale che riguarda fatti che risalgono ad anni passati (fino al 2014), l’altro  è quello al TAR Catania in cui si decide del futuro della valle del Mela, in quanto è incentrato sull’attuale Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) della Raffineria.

L’ Autorizzazione Integrata Ambientale detta i limiti a cui gli impianti industriali si devono attenere. Nell’ultimo riesame dell’ A.I.A. sono “spariti” alcuni limiti precedentemente previsti per la Raffineria. Inoltre, cosa ancor più grave, sono sparite le prescrizioni che pochi mesi fa erano state individuate per tutelare la salute pubblica. Insomma, ci troviamo di fronte ad una autorizzazione illegittima che non tiene conto della tutela della salute dei cittadini e che, in riferimento a diverse sostanze, dà alla RAM il diritto di inquinare a proprio piacimento.

Prendiamo ad esempio gli idrocarburi non metanici (NMHC): l’ultima relazione annuale ARPA dà atto del fatto che nella valle del Mela l’inquinamento atmosferico da NMHC raggiunge livelli inauditi che non hanno pari in nessun’altra parte della Sicilia. Gli idrocarburi non metanici includono sostanze classificate come cancerogeni di prima classe e scientificamente non esistono soglie di esposizione “accettabile”.

Inoltre è stata sempre l’Arpa, negli anni scorsi, ad evidenziare come i frequenti episodi di puzza asfissiante segnalati dalla popolazione siano riconducibili proprio agli NMHC emessi dalla Raffineria.

Tuttavia in atto non esistono limiti di legge per gli NMHC (ecco perchè la RAM può difendersi dicendo che le emissioni sono “a norma”: come si fa infatti a superare limiti che non esistono?). Esistono, è vero, delle soglie di allarme ed emergenza per la valle del Mela: tali soglie vengono frequentemente superate, ma non si tratta di limiti che le industrie hanno l’obbligo di rispettare.

In ogni caso, a porre un freno a questo tipo di emissioni dovrebbe pensarci soprattutto l’Autorizzazione Integrata Ambientale: in effetti tra le “prescrizioni sanitarie” che stavano per essere incluse nell’ultima A.I.A. c’era anche un limite agli “odori molesti” (e quindi, indirettamente, agli NMHC che ne sono i principali responsabili). Il limite individuato era di 5 unità odorimetriche, seguendo l’esempio di alcune regioni del nord italia, e si applicava ad i “nasi elettonici” già presenti sul perimetro della Raffineria.

Tuttavia nella Conferenza dei servizi conclusiva del 28 marzo tutte le “prescrizioni sanitarie” sono state eliminate grazie ad una serie di vergognosi atti illegittimi, che partono dall’accordo del Sindaco Formica con la RAM e si concretizzano infine con la complicità di alcuni funzionari del Ministero dell’Ambiente e dell’ex Ministro Galletti.

Così facendo la Raffineria può continuare indisturbata ad emettere puzza e NMHC senza limiti e l’Arpa non può far altro che certificare che nessun limite è stato superato.

Per questo, insieme alle altre associazioni, abbiamo chiesto ed ottenuto alle amministrazioni di vari comuni della valle del Mela (Pace del Mela, S.Pier Niceto, Condrò, Merì, S.Lucia del Mela, Gualtieri Sicaminò) di ricorrere contro questa rimozione illegittima e immotivata delle prescrizioni, che peraltro sono obbligatorie per legge: una prima udienza, sulla richiesta cautelare, potrebbe tenersi già nel mese di Settembre.

Invitiamo tutti i soggetti interessati (cittadini, associazioni, amministrazioni) ad intervenire in tale ricorso (n° iscrizione al TAR Catania 1371/2018) ed a non esitare a contattarci per ulteriori informazioni. Non è escluso infatti che l’esito di tali procedimenti possa legittimare anche il diritto al risarcimento dei cittadini.

Rinnoviamo inoltre l’invito al Sindaco di San Filippo del Mela Gianni Pino, qualora dovesse profilarsi una conclusione non rapida del processo, ad inoltrare al Ministero dell’Ambiente, come promesso in campagna elettorale, la richiesta di un nuovo riesame dell’AIA della Raffineria, al fine di inserirvi finalmente ed al più presto le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica: i cittadini, ormai esasperati, non possono attendere oltre, specie ora che l’ultimo studio del DASOE (Osservatorio epidemiologico regionale) ha reso noto lo stato di allarme sanitario che è scoppiato nella valle del Mela, per via del preoccupante incremento di malformazioni congenite (+29% rispetto alla media regionale).

 

Il “bastardo” che si sputerebbe “in faccia da solo” ancora ai vertici del Ministero dell’Ambiente: cosa aspetta il Ministro Costa a rimuoverlo?

Chi è Giuseppe Lo Presti, il Direttore della “Direzione Generale per le valutazioni ambientali” del Ministero dell’Ambiente, a cui compete l’autorizzazione delle industrie più inquinanti d’italia?

Lo Presti nel 2015 è stato coinvolto in un’intercettazione scottante, nell’ambito di un’inchiesta che riguardava la Centrale a carbone Tirrenopower di Vado Ligure. Questa centrale era stata da poco sequestrata dalla Magistratura, in quanto accusata di disastro ambientale e di aver provocato centinaia di morti per inquinamento.

Secondo quanto ricostruito da diversi organi di stampa, i dirigenti del Ministero dell’Ambiente coinvolti nell’intercettazione avrebbero avuto il compito di preparare una legge (che poi per fortuna non è stata approvata) volta a consentire alla Centrale sequestrata di continuare la propria attività, rendendo vano il provvedimento della Magistratura, un po’ come fatto con l’Ilva di Taranto.

Cerchiamo di fare una porcata, almeno, che sia leggibile” avrebbe esordito Lo Presti [1].

Tra una risata e l’altra emergerebbero nell’intercettazione altre frasi inquietanti di Lo Presti: “Siamo dei farisei…Mi sputerei in faccia da solo! Cioè, della serie, che fai in ufficio? IL BASTARDO!“[2]

A questo punto nella discussione sarebbe intervenuta anche Carmela Bilanzone, nome a noi familiare, in quanto è la responsabile del procedimento autorizzativo (VIA/AIA) ancora in corso sull’inceneritore del Mela.

Nell’intercettazione la Bilanzone si sarebbe offerta di buon grado per il “lavoro sporco”: “Se volete la scrivo io, tanto ormai(!). Ma Lo Presti, sempre più divertito, l’avrebbe stoppata: “No, no, te ormai te sei già sporcata abbastanza! C’hai le mani lorde di sangue“. [2]

Lo Presti avrebbe anche espresso soddisfazione per la gratificazione offerta da questo “lavoro sporco”: «Certo ce pagano poco ma abbiamo tante soddisfazioni. Questa (una funzionaria, ndr) che riscrive il piano dell’ilva, io che faccio una legge più dirompente dell’altra… per cui stiamo a scardinare tutti i principi base dell’ordinamento»[3].

Insomma Lo Presti sarebbe stato ben consapevole di preparare una vera e propria porcata sulla pelle degli ignari cittadini, provandoci pure un certo sadico piacere: roba da sputarsi in faccia da solo, per l’appunto. Questo la dice lunga sui “principi” che guidano la sua azione amministrativa.

Nel 2016 il “bastardo” Lo Presti è stato promosso dall’ex Ministro Galletti a capo della Direzione generale che decide sulle autorizzazioni di tutte le industrie più inquinanti d’italia, posizione che occupa tutt’ora.

Ricordiamo che, con Lo Presti ai vertici della Direzione per le valutazioni ambientali, la Commissione VIA ha prodotto uno scandaloso parere positivo sull’inceneritore del Mela, viziato da palesi illegittimità e travisamenti dei fatti. Chiaramente Lo Presti è rimasto muto di fronte alle nostre diffide che lo invitavano a disporre la necessaria revisione del parere.

Sotto la Direzione di Lo Presti è stata inoltre predisposta la recente autorizzazione della Raffineria, anch’essa viziata da palesi illegittimità ed oggetto di un ricorso da poco depositato al TAR Catania per conto di sei comuni della valle del Mela. Anche in questo caso, di fronte alle diffide (inviate anche del Comune di San Filippo e dalla Città Metropolitana) che evidenziavano, ancora prima che l’autorizzazione venisse rilasciata, tali illegittimità, Lo Presti è rimasto muto ed incurante ha tirato dritto.

Da due mesi il Ministro è cambiato e ha dato qualche segnale di voler cambiare rotta al Ministero dell’Ambiente. Ma per farlo non basta lanciare l’hashtag “#iosonoambiente”: è chiaro che certi “bastardi” che si sputerebbero “in faccia da soli” non vanno lasciati a decidere sulla sorte dei cittadini esposti alle industrie più inquinanti e mortifere d’Italia.

Nei giorni scorsi diverse associazioni tarantine hanno chiesto lo “spostamento ad altro incarico del dott. Lo Presti e del dott. Fardelli” (quest’ultimo membro dell’Osservatorio sul Piano ambientale Ilva, anch’esso coinvolto nelle intercettazioni), “per ragioni quanto meno di opportunità” [2]. Ci sembra veramente il minimo: non possiamo che associarci a tale richiesta.

Note:

[1] Giuseppe Filetto: “De Vincenti suggerì a Tirreno Power come eludere le leggi”, Repubblica.it, 15 luglio 2015

[2] http://www.lanuovasavona.it/2018/08/11/leggi-notizia/argomenti/salute-veleni/articolo/tirreno-power-e-ilva-tornano-nomi-noti-agli-inquirenti.html

Si veda anche “CHE DISASTRO, INGEGNERE di Maurizio Tortorella (12 agosto 2015 – Panorama n.12)”, secondo quanto riportato dalla pagina fb “L’onestà andrà di moda” (www.facebook.com/455037524591862/photos/a.455371794558435/852325711529706)

[3] https://www.facebook.com/Paola.Taverna.M5S/posts/leggo-una-delle-tante-intercettazioni/845196422237947/

Allarme inquinamento nella valle del Mela: nel 2017 l’Arpa ha registrato le concentrazioni più elevate di tutta la Sicilia per idrocarburi, SO2 e ozono

E’ la valle del Mela la zona più inquinata in assoluto da idrocarburi non metanici (NMHC) in Sicilia: lo certifica la relazione annuale di ARPA Sicilia [1], basata sui dati del 2017.

La centralina di C.da Gabbia a Giammoro ha infatti rilevato una concentrazione media annua di NMHC pari a ben 220 µg/m3, con una media oraria che ha raggiunto addirittura i 2.700 µg/m3, ovvero quasi il triplo del valore considerato di “emergenza”.

Si tratta di concentrazioni elevatissime che non trovano eguali da nessun’altra parte in Sicilia (e forse in Italia). Neanche a Priolo o a Gela si registra un simile tasso di inquinamento. In prossimità degli impianti petrolchimici di Priolo (dove ci sono ben 3 raffinerie)  si è infatti registrata una media annua di NMHC di 158 µg/m3, mentre nella centralina posta nel parcheggio della Raffineria di Gela è stata riscontrata una media annua di 150 µg/m3. Ben inferiori le medie registrate nelle altre centraline di tali aree ed in generale in tutta la Sicilia.

Come evidenziato dalla stessa ARPA, gli NMHC sono i principali responsabili delle puzze asfissianti che spesso impestano il territorio.

Ma non è solo questione di puzza. Infatti gli idrocarburi sono molto pericolosi per la salute. Ad esempio uno studio pubblicato in una prestigiosa rivista scientifica ha già riscontrato un incidenza più che doppia di acromegalia (patologia endocrina da tumori ipofisari) nella valle del Mela rispetto al resto della provincia, ipotizzando per l’appunto una correlazione con l’inquinamento da idrocarburi. Peraltro diversi idrocarburi non metanici sono stati classificati come cancerogeni di classe I, e quindi a livello scientifico non esistono soglie accettabili di esposizione.

Per tutta risposta il legislatore nel 2010 non ha trovato di meglio da fare che abrogare anche il limite precedentemente vigente di 200  µg/m3 (espresso come media trioraria), cosicchè oggi di fatto non esiste alcun limite di legge per gli NMHC.

Nella propria relazione l’ARPA ha comunque scelto di utilizzare, come valore-soglia di riferimento per gli NMHC, una media oraria di 200 µg/m3 (che è cosa ben diversa dalla media annua, che solitamente è molto più bassa). La centralina di C.da Gabbia nel 2017 ha registrato un numero impressionante di superamenti di tale  soglia oraria: in media  7-8 al giorno (e quindi in un anno quasi 3000 mila!): in nessun’altra parte della Sicilia (e forse d’Italia) si registrano superamenti così frequenti.

Strettamente correlato agli NMHC è l’inquinamento da ozono, anch’esso tra i più preoccupanti della Sicilia, specie se si considera che tale parametro non viene rilevato nella centralina di C.da Gabbia, ma solo nella Centralina “Termica” di C.da Carrubbaro, che per stessa ammissione dell’Arpa è posizionata in posizione poco idonea rispetto alla zona industriale di Milazzo (basti pensare che le concentrazioni di NMHC registrate a C.da Gabbia in media sono 3 volte tanto quelle registrate dalla “Termica”).

Anche per l’ossido di azoto (SO2) nella valle del Mela si registrano picchi inediti nelle altre  zone anche industriali della Sicilia.

Non bisogna quindi stupirsi se le malformazioni congenite nella valle del Mela hanno superato quelle di Priolo, come rilevato nello studio della Regione pubblicato a Giugno.

Lo stato di allarme sanitario evidenziato in tale studio trova quindi un preoccupante corrispettivo nei dati di qualità dell’aria dell’Arpa.

Ma qual’è l’origine di livelli così elevati di idrocarburi nella valle del Mela?

Per capirlo basta leggere direttamente la relazione di ARPA Sicilia (pag.54):

“La stazione di Pace del Mela (ovvero la centralina di C.da Gabbia, NdR), vicina alla Raffineria, è quella caratterizzata dal valore maggiore di concentrazione massima oraria (2.700 µg/m3), di concentrazione media annua (220 µg/m3) e del numero di dati medi orari che superano la soglia adottata come riferimento (200 µg/m3) (30%)”.

In realtà la centralina di C.da Gabbia dista circa 3 km dalla Raffineria e si trova nel bel mezzo di diversi altri impianti industriali anche più vicini. Perchè allora l’ARPA sente il bisogno di evidenziare che questa centralina si trova vicino alla Raffineria? Evidentemente perché dà per scontato che gli NMHC provengono dalla Raffineria stessa.

Infatti nel Piano regionale di tutela della qualità dell’aria predisposto nel 2016 (e mai approvato dalla Regione), l’Arpa evidenzia che la Raffineria di Milazzo è responsabile dell’emissione di 2130 tonnellate l’anno di NMCOV, pari ad oltre il 96% degli NMCOV  emessi da tutte le industrie della valle del Mela [2] (gli NMCOV includono agli NMHC, più qualche altra sostanza organica).

Anche in ordine alla “continue segnalazioni di gravi fenomeni odorigeni da parte della popolazione della Valle del Mela, la struttura di Messina dell’ARPA ha condotto diverse campagne di monitoraggio”[3].

La prima campagna di monitoraggio risale addirittura al periodo marzo – luglio 2009. Nella valutazione conclusiva si riporta che: “vanno evidenziati frequenti valori di concentrazione media oraria, degli idrocarburi non metanici (NMHC). . . . Tali parametri fortemente anomali, riconducibili alle attività svolte dalla Raffineria Mediterranea, sono un indice di inquinamento da attenzionare, sia in relazione alla molestia olfattiva di taluni degli stessi, sia soprattutto per gli effetti sulla salute”.[3]

Un’altra campagna di monitoraggio è durata un anno intero, dall’01.10.2009 al 30.09.2010. Nella relazione conclusiva si legge che:  “per gli idrocarburi non metanici (NMHC)… vanno evidenziati frequenti valori di concentrazione media oraria particolarmente elevati, indice di un inquinamento … responsabile dei fenomeni odorigeni in più occasioni avvertiti e lamentati dalla popolazione. . . . Dalle elaborazioni effettuate… si evince l’indubbia provenienza dell’inquinante dalla direzione degli impianti petrolchimici[3]

Ribadisce il concetto anche la nota del 09.02.2012 dell’allora Commissario Straordinario di Arpa Sicilia Salvo Cocina: Emerge pertanto, in modo inequivocabile, che gli inconvenienti lamentati hanno origine da emissioni non adeguatamente controllate della Raffineria di Milazzo S.C.p.A.”[3].

Altre campagne di monitoraggio più recenti hanno ovviamente trovato risultati analoghi.

Insomma l’ARPA ha già chiarito in tutte le salse l’origine del gravissimo inquinamento di NMHC nella valle del Mela, responsabile anche del fetore asfissiante che spesso (come negli ultimi giorni) ammorba il territorio: adesso tocca alle autorità responsabili della tutela della nostra salute (vale a dire i Sindaci, in qualità di massime autorità sanitarie locali) agire di conseguenza.

Il primo passo a questo punto non può che essere quello di richiedere un nuovo riesame dell’autorizzazione della Raffineria, dopo che le “prescrizioni sanitarie” del Commissario sono state fatte illegittimamente “fatte fuori” (su questo peraltro è stato da poco presentato un ricorso). La richiesta dev’essere avanzata da almeno uno dei Sindaci dei comuni su cui è ubicato l’impianto (ovvero Milazzo e San Filippo del Mela).

Ricordiamo che proprio il Sindaco di Milazzo a Marzo ha firmato l’accordo con la Raffineria creando le premesse per l’illegittimo “accantonamento” delle prescrizioni sanitarie. Accantonamento contro cui peraltro gli altri comuni della valle del Mela hanno da poco depositato un corposo ricorso al TAR.

 Le aspettative si concentrano quindi sul nuovo Sindaco di San Filippo del Mela Gianni Pino, che in campagna elettorale ha promesso espressamente proprio questo: richiedere un nuovo riesame dell’autorizzazione (AIA) della Raffineria per inserirvi le prescrizioni sanitarie. Prescrizioni sanitarie che includevano anche un limite per le emissioni odorigene: il limite previsto era di 5 unità odorimetriche, seguendo l’esempio di altre parti d’Italia (ad esempio il trentino). Poichè gli odori molesti sono dovuti, come chiarito dall’Arpa, in massima parte proprio agli NMHC, limitare gli odori molesti nel caso della Raffineria significa di fatto limitare le emissioni di idrocarburi non metanici.

Adesso la situazione di allarme in cui ci troviamo, ormai chiaramente evidente grazie ai dati e agli studi pubblicati in questi ultimi 2 mesi, non consente di attendere oltre: è giunta l’ora di passare dalle parole ai fatti.

Soprattutto se consideriamo che quanto rilevato a C.da Gabbia in realtà potrebbe essere solo la punta dell’iceberg: vari centri abitati della valle del Mela (tra cui la stessa San Filippo del Mela) sono certamente molto più esposti alle emissioni della Raffineria rispetto a C.da Gabbia.

Note:

[1]https://www.arpa.sicilia.it/wp-content/uploads/2017/08/Relazione_QA_2017_.pdf

[2] pag.114 del Piano scaricabile al seguente link: http://www.arpa.sicilia.it/wp-content/uploads/2016/12/Piano-Aria-Aree-Industriali_10.pdf

[3] Cfr. Relazione medico-scientifica alla base delle “prescrizioni sanitarie” espresse dal Commissario straordinario di San Filippo del Mela nel gennaio 2018.

Vietati gli inceneritori nelle Marche: una legge storica ed un esempio da seguire per tutte le regioni

Il Consiglio regionale delle Marche ha approvato ieri una proposta di legge promossa da Sandro Bisonni (gruppo misto), e sottoscritta anche da altri consiglieri, che vieta la combustione dei rifiuti e di tutti i suoi derivati compreso il CSS (Combustibile Solido Secondario da rifiuti) in tutto il territorio marchigiano. Così i Piani d’Ambito provinciali in tema di rifiuti dovranno adeguarsi a questa nuova norma e, qualora previsto, la pratica della combustione dovrà essere cancellata.

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Sandro Bisonni

Il consigliere regionale Bisonni si dichiara molto soddisfatto: “A stento riesco a trattenere l’emozione per questo risultato epocale che rappresenta per me, e per molti che mi sono stati vicini, il traguardo di una vita. Ho dedicato gli ultimi 10 anni a combattere la combustione dei rifiuti e oggi finalmente vedo realizzarsi quello che sembrava essere solo un sogno. Insieme a tante persone che mi sono state vicine abbiamo vinto tutte le battaglie ed infine, oggi, anche la guerra contro questa pratica inquinante, oltre che assurda sotto molteplici punti di vista.”

In Aula, dopo il voto, il consigliere ha ringraziato tutti i colleghi specificando che “oltre a me vi ringraziano i tanti marchigiani che rinnegano la combustione dei rifiuti e in particolar modo gli abitanti di Tolentino, Castelraimondo, Matelica, San Severino Marche, Macerata e tutti quelli della Provincia di Macerata, che in questi anni hanno continuato a vivere con lo spettro che nei loro territori si tornasse a bruciare.” “Con questa legge – conclude Bisonni – le Marche voltano pagina e si candidano ad essere la terra delle armonie e della sostenibilità ambientale, dove vivere in modo green permetterà a noi e alle nuove generazioni di guardare al futuro con maggiore speranza e ottimismo. Un risultato storico per questa regione e per me, oltre che la risposta al mandato conferitomi dagli elettori, una grandissima soddisfazione personale che mi rende orgoglioso del risultato ottenuto.”

E’ la prima volta che una regione vieta per legge gli inceneritori. Speriamo che anche la Sicilia e tutte le altre regioni italiane seguano l’esempio: sicuramente si risparmierebbero tante vittime innocenti.

 

Fonte: https://www.flaminiaedintorni.it/2018/06/27/regione-vinta-la-guerra-contro-la-combustione-dei-rifiuti/

 

Non solo malformazioni: tutto quello che i bambini della valle del Mela devono subire per colpa dell’inquinamento

La scorsa settimana abbiamo diffuso, con un post su facebook, la notizia della recente pubblicazione di uno studio del Dipartimento epidemiologico dell’Assessorato regionale alla Sanità in cui si evidenzia un’aumentata incidenza (+29%) di malformazioni congenite nei neonati di Milazzo e della valle del Mela rispetto alla media regionale.

Si tratta di un dato allarmante, che finora non era mai stato segnalato nelle precedenti indagini epidemiologiche e che con ogni probabilità è legato al forte inquinamento industriale presente nell’area. Potrebbe quindi essere il segno che il pericolo legato all’inquinamento nella valle del Mela non solo non è passato, ma anzi ultimamente crea nuovi gravi problemi. Soprattutto perchè a soffrirne di più sono i nostri figli.

Ciò rende ancora più grave l’abusivo colpo di spugna delle “prescrizioni sanitarie” emesse dai Sindaci nell’ambito del recente riesame dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria di Milazzo, che avrebbero imposto una significativa riduzione delle emissioni inquinanti di quello che, ad oggi, è l’impianto industriale responsabile del maggior impatto ambientale nella zona.

Un colpo di spugna divenuto possibile da un lato grazie ad un accordo tra la Raffineria ed il Sindaco di Milazzo Formica, che ha rinunciato a ridurre l’inquinamento in cambio di due centraline di monitoraggio di cui peraltro ancora non c’è neanche l’ombra, e dall’altro grazie agli illeciti amministrativi compiuti dal Ministero dell’Ambiente. Infatti quest’ultimo, con la scusa del suddetto accordo, ha tolto le prescrizioni sanitarie dal provvedimento finale, sebbene per legge tale accordo non fosse affatto sufficiente a giustificare la loro revoca. Peraltro, cosa ancora più singolare, sono state tolte in un sol colpo anche le ben più corpose prescrizioni sanitarie che erano state espresse dal Commissario Straordinario di San Filippo del Mela, sebbene le suddette centraline secondo l’accordo  fossero destinate solo al Comune di Milazzo.

Per di più le malformazioni congenite non sono gli unici problemi con cui devono fare i conti i bambini della valle del Mela.

Già nel secondo rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) si era osservato nell’area di Milazzo un significativo eccesso di mortalità perinatale rispetto alla media regionale. Il rapporto stesso evidenziava come, per tale eccesso, “è ragionevole ritenere che vi abbia avuto un ruolo eziologico l’esposizione a impianti chimici e petrolchimici”. Inspiegabilmente nel successivo rapporto SENTIERI il parametro della mortalità perinatale non è stato più tenuto in considerazione (e questo ovviamente non significa che il problema sia sparito).

Nel 2016 la valle del Mela è assurta all’onore (si fa per dire) delle cronache nella comunità scientifica internazionale, per la pubblicazione su una prestigiosa rivista scientifica[1] di uno studio che ha evidenziato un’incidenza di parti prematuri significativamente più elevata rispetto alla popolazione regionale. Nonostante la valenza internazionale e l’alto prestigio scientifico dello studio, la notizia è stata praticamente disconosciuta nella zona. Bisogna considerare che secondo consolidate evidenze scientifiche l’eccesso di parti prematuri può essere legato all’inquinamento industriale [2] [3].

Se a questi dati si aggiunge anche l’aumentata incidenza di tumori in età pediatrica nei maschi (+ 165% sul confronto locale e +74% sul confronto regionale) riscontrata nella precedente indagine del Dipartimento epidemiologico regionale, si capisce come i bambini della valle del Mela siano bombardati, loro malgrado, da gravi e molteplici rischi per la loro salute e la loro incolumità.

Una situazione già insostenibile e che potrebbe diventare ancora più drammatica con l’odiato mega-inceneritore di A2A, visto che, stando ai dati epidemiologici, nessuna fascia di età è risparmiata dai rischi connessi agli inceneritori, ma i primi ad essere colpiti sarebbero senz’altro feti, neonati e bambini. La minaccia dell’inceneritore peraltro è ancora presente, almeno finchè il nuovo Ministro dell’Ambiente Costa non annullerà il parere positivo precedentemente espresso dal Ministero da lui presieduto ed il ricorso di A2A non verrà sconfitto al TAR Lazio.

Stando così le cose pretendiamo da tutti gli organi competenti (innanzitutto Governo, Ministro dell’Ambiente, Sindaci del comprensorio) che si passi dalle parole ai fatti. Per questo abbiamo accolto con freddezza l’ipotesi del consiglio comunale aperto a Milazzo. Dopo che il consiglio comunale milazzese è rimasto in silenzio di fronte allo scandaloso accordo del Sindaco Formica con la Raffineria, che ha consentito di mandare a monte la concreta possibilità di ridurre le emissioni inquinanti ed i rischi per la popolazione, la proposta di indire un consiglio comunale aperto fa venire il sospetto che non si voglia concludere nulla, visto che nel consiglio comunale aperto non si può deliberare alcunchè. Diverso sarebbe se, all’interno di una seduta consiliare ordinaria, quest’ultima venisse momentaneamente sospesa per ascoltare le associazioni e subito dopo si proseguisse per deliberare un atto di indirizzo rivolto al Sindaco affinchè venga richiesto un nuovo riesame dell’AIA della Raffineria.

Note:

[1] Epidemiol Prev. 2016 Mar-Apr;40(3-4):197-204. doi: 10.19191/EP16.3-4.P197.086. [Reproductive health in high environmental risk areas in Sicily Region (Southern Italy) in the period 2007-2013]. Cernigliaro A1Tavormina E2Dardanoni G2Scondotto S2.

[2] Environ Pollut. 2017 Aug;227:596-605. doi: 10.1016/j.envpol.2017.03.055. Epub 2017 Apr 28. Association between ambient fine particulate matter and preterm birth or term low birth weight: An updated systematic review and meta-analysis. Li XHuang SJiao AYang XYun JWang YXue XChu YLiu FLiu YRen MChen XLi NLu YMao ZTian LXiang H.

[3] Environ Health. 2011 Oct 7;10:89. doi: 10.1186/1476-069X-10-89. Traffic-related air toxics and preterm birth: a population-based case-control study in Los Angeles County, California. Wilhelm MGhosh JKSu JCockburn MJerrett MRitz B.

Risposte positive da tutti i candidati, più dettagliate quelle di La Malfa. Pandolfo però “glissa” sulla Raffineria

Dopo S.Filippo e S.Lucia del Mela, prosegue il nostro viaggio attraverso le risposte dei candidati a Sindaco dei comuni del comprensorio chiamati al voto Domenica prossima: tocca adesso a Pace del Mela.

Anche ai candidati pacesi abbiamo sottoposto vari quesiti ambientali calibrati sulle concrete possibilità che saranno nelle mani del futuro Sindaco di Pace del Mela.

Pace del Mela è l’unico comune in cui hanno risposto tutti i candidati a Sindaco. Tra le risposte che sono pervenute la più soddisfacente è senz’altro quella di Mario La Malfa, che ha risposto esaurientemente a tutte le domande.

Entrando nello specifico, le risposte dei candidati si possono riassumere così:

1) INCENERITORE: Mario La Malfa si impegna espressamente a proseguire la battaglia legale contro l’inceneritore di A2A, a prescindere dalla decisione del governo (in ogni caso è infatti prevedibile che la partita prosegua in tribunale). Del tutto analogo il senso delle risposte di Carlo De Gaetano e Santina Pandolfo.

2) RAFFINERIA: Rappresenta ad oggi l’industria a maggior impatto ambientale del comprensorio[1]: è quindi il primo nodo da affrontare se si vuole ridurre l’inquinamento esistente ed i conseguenti rischi per la salute. Mario La Malfa  si impegna a collaborare con le associazioni per opporsi anche nelle sedi giudiziarie a tutte le violazioni di legge inerenti il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo. Un po’ più generica, ma sulla stessa lunghezza d’onda, la risposta di Carlo De Gaetano. “Liscia” il quesito Santina Pandolfo.

 3) PIANO PAESAGGISTICO:  Il Piano Paesaggistico rappresenta ad oggi il principale ostacolo alla realizzazione dell’inceneritore e la principale speranza per lo sviluppo e la valorizzazione delle naturali vocazioni del territorio. Mario La Malfa e Santina Pandolfo si impegnano a proseguire e rafforzare la difesa giudiziale del Piano Paesaggistico, oggi minacciato da decine di ricorsi. Inoltre La Malfa si impegna a far si che il Piano Paesaggistico venga recepito al più presto nei PRG comunale e consortile dell’area industriale. Carlo De Gaetano risponde un generico “si” senza entrare nel merito del quesito.

4) COLLABORAZIONE CON ASSOCIAZIONI: Consapevoli che i migliori risultati finora sono stati ottenuti allorquando le amministrazioni comunali hanno collaborato con le associazioni più competenti e coinvolte nelle specifiche questioni, abbiamo chiesto ai candidati se intendano intensificare tale collaborazione. Mario La Malfa si impegna ad instaurare una più solida collaborazione con le associazioni ambientaliste. Santina Pandolfo vuole consolidare il “cammino sinergico” fatto di “confronto, dialogo e forti azioni comuni”. Più generico  De Gaetano che parla di “collaborazione con chiunque condivida gli stessi obiettivi”.

Ovviamente vigileremo sul rispetto degli impegni presi: in caso di mancato rispetto della parola data, il prossimo Sindaco se la dovrà vedere non solo con noi, ma con tutti i cittadini a cui sta a cuore la propria salute ed il prioprio territorio.

 N.B.: Per leggere le risposte integrali di ogni candidato basta cliccare sui loro nomi.

 

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

ADASC – Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini

Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela

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Note:

[1] Si veda a tal riguardo il “Piano regionale di tutela della qualita’ dell’aria in Sicilia – Aree Industriali”, redatto da ARPA Sicilia nel Dicembre 2016:

http://www.arpa.sicilia.it/wp-content/uploads/2016/12/Piano-Aria-Aree-Industriali_10.pdf

Lombardo: lotteremo a fianco associazioni. Sciotto dice sempre “si”. Bella “meglio tardi che mai”.

Prosegue il nostro viaggio nelle risposte dei candidati a Sindaco dei Comuni della valle del Mela che Domenica prossima saranno chiamati alle urne. Pur non essendo territorialmente competente sulla zona industriale, l’Amministrazione di Santa Lucia del Mela può fare molto per tutelare la salute dei suoi cittadini, anch’essi esposti alle ricadute dell’inquinamento industriale.

Per questo abbiamo sottoposto vari quesiti ambientali anche ai candidati luciesi, calibrati sulle concrete possibilità che saranno nelle mani del futuro Sindaco di Santa Lucia del Mela.

Tra le risposte che sono pervenute la più soddisfacente è senz’altro quella di Elisabetta Lombardo, che ha risposto in maniera positiva ed abbastanza esauriente a tutte le domande.

Positive, ma nella gran parte dei casi monosillabiche, le risposte di Matteo Sciotto, Sindaco uscente di Gualtieri Sicaminò ed ex candidato PD nelle ultime elezioni regionali.

AGGIORNAMENTO: Giuseppe Bella ha invece risposto dopo due giorni rispetto al termine che avevamo indicato per far pervenire le risposte. Prenderemo in esame la sua risposta nell’aggiornamento in fondo all’articolo.

Entrando nello specifico, le risposte dei candidati si possono riassumere così:

1) INCENERITORE: Sia Elisabetta Lombardo che Matteo Sciotto (quest’ultimo rispondendo semplicemente “SI” alla domanda) si impegnano a proseguire la battaglia legale contro l’inceneritore di A2A, a prescindere dalla decisione del governo (in ogni caso è infatti prevedibile che la partita prosegua in tribunale).

2) RAFFINERIA: Rappresenta ad oggi l’industria a maggior impatto ambientale del comprensorio[1]: è quindi il primo nodo da affrontare se si vuole ridurre l’inquinamento esistente ed i conseguenti rischi per la salute. Elisabetta Lombardo si impegna a collaborare con le associazioni per opporsi anche nelle sedi giudiziarie a tutte le violazioni di legge inerenti il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo. Anche qui Matteo Sciotto ha risposto un secco “SI” al quesito, senza dilungarsi oltre: tuttavia, così facendo, qualcuno potrebbe chiedersi se abbia letto il quesito per intero.

3) DIFESA DEL PIANO PAESAGGISTICO:  Il Piano Paesaggistico rappresenta ad oggi il principale ostacolo alla realizzazione dell’inceneritore e la principale speranza per lo sviluppo e la valorizzazione delle naturali vocazioni del territorio. Elisabetta Lombardo si impegna a proseguire e rafforzare la difesa giudiziale del Piano Paesaggistico, oggi minacciato da decine di ricorsi. Anche in questo caso Matteo Sciotto ha risposto semplicemente “SI”, anche se dobbiamo ricordare, a tal riguardo, che da Sindaco di Gualtieri Sicaminò ha disertato le riunioni con le altre amministrazioni comunali della zona sulla difesa del Piano Paesaggistico. Infatti non risulta, al contrario degli altri comuni, che abbia conferito incarichi ad alcun legale per intervenire nei ricorsi che minacciano di annullare il Piano Paesaggistico.

4) COLLABORAZIONE CON ASSOCIAZIONI: Consapevoli che i migliori risultati finora sono stati ottenuti allorquando le amministrazioni comunali hanno collaborato con le associazioni più competenti e coinvolte nelle specifiche questioni, abbiamo chiesto ai candidati se intendono intensificare tale collaborazione. Elisabetta Lombardo si impegna a continuare a collaborare con le associazioni ambientaliste. Risposta positiva anche da Matteo Sciotto, che aggiunge la volontà di istituire una Commissione consultiva sui temi ambientali. Stando così le cose ci rallegreremmo del cambio di passo rispetto agli ultimi tempi in cui la collaborazione (e addirittura il confronto su facebook) sono stati negati dall’ex Sindaco di Gualtieri Sicaminò a diversi membri delle associazioni.  Simpatico, ma un po’ misterioso, il motto di chiusura di Sciotto “TUTTI UNITI CONTRO” (?).

Ovviamente vigileremo sul rispetto degli impegni presi: in caso di mancato rispetto della parola data, il prossimo Sindaco se la dovrà vedere non solo con noi, ma con tutti i cittadini a cui sta a cuore la propria salute ed il prioprio territorio.

 N.B.: Per leggere le risposte integrali di ogni candidato basta cliccare sui loro nomi.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela
ADASC – Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini
Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela
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AGGIORNAMENTO: Dopo che il nostro articolo è stato pubblicato, venerdi mattina il candidato Giuseppe Bella ci ha inviato le sue risposte ai quesiti (in realtà il termine che avevamo indicato scadeva mercoledì alle 18). Ad ogni modo le risposte sono nel complesso positive ed indicative di disponibilità a collaborare con le associazioni, anche se in qualche quesito viene fatta un po’ di confusione: ad esempio ove si afferma che “Nel caso in cui il prossimo governo rigettasse il progetto (dell’inceneritore) io in qualità di Sindaco sarò disposto a prendere posizione contraria a tale decisione, intervenendo nelle opportune  sedi legali schierandomi a favore del ricorso”. Ovviamente il quesito chiedeva proprio l’esatto contrario, ovvero intervenire contro il ricorso di A2A.

Note:

[1] Si veda a tal riguardo il “Piano regionale di tutela della qualita’ dell’aria in Sicilia – Aree Industriali”, redatto da ARPA Sicilia nel Dicembre 2016:

 http://www.arpa.sicilia.it/wp-content/uploads/2016/12/Piano-Aria-Aree-Industriali_10.pdf