La Raffineria di Milazzo non è a norma: limite superato di 30 volte! Finalmente caduto il muro di menzogne

Prima o poi i nodi vengono al pettine. Nel caso della Raffineria ci sono voluti ben 11 anni. E soprattutto c’è voluto un ricorso al TAR, presentato da 7 comuni della valle del Mela, con l’intervento delle associazioni ed il nostro ausilio tecnico, per scoprire gli altarini.

Gli altarini consistono nel fatto che dal 2011 era previsto il limite di 20 mg/mc per i COV (composti organici volatili, costituiti in prevalenza da idrocarburi). Questo limite era applicato a tutti i camini nel loro complesso, tra cui il camino E10. Tuttavia sul camino E10 le misurazioni non si facevano, in quanto si supponeva che i COV li non ci fossero, prendendo per buone le dichiarazioni della RAM in tal senso. 

Nel 2018 è sopraggiunta una nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), con la quale sono spariti alcuni limiti,  tra cui proprio quello per i COV del camino E10.

Anche per questo vari comuni della valle del Mela hanno presentato ricorso al TAR di Catania, che ha disposto una verificazione, il cui responso ha confermato quanto lamentato dai ricorrenti. Così il Ministero è stato costretto a reinserire i limiti mancanti, tra cui proprio quello per i COV dal camino E10. 

Solo lo scorso dicembre la raffineria si è accorta che al camino E10 i COV ci sono eccome, tanto che all’improvviso ha cominciato a lamentarsi per il limite in questione.

Il Ministero si è quindi deciso a disporre finalmente una campagna di monitoraggi su quel camino, che sono stati effettuati dal 21 al 25 febbraio. I risultati, trasmessi dalla RAM con grave ritardo, sono sconcertanti: i valori misurati si aggirano intorno a 600 mg/mc, a fronte di un limite 30 volte inferiore.

E’ ovvio che questi valori sarebbero stati riscontrati anche in passato, se solo fossero stati misurati.

Adesso che finalmente sono stati scoperti gli altarini (meglio tardi che mai!) la legge prevede che l’autorità competente (cioè il Ministero) stabilisca un termine entro cui la violazione deve essere sanata. Al contrario il Ministero ha diffidato la raffineria senza stabilire un termine preciso.

In compenso ha stabilito la ripetizione di monitoraggi ogni 15 giorni per 6 mesi, mentre la RAM, dal canto suo, ha scoperto di utilizzare idrogeno contaminato da idrocarburi e si è impegnata a sostituirlo con idrogeno più puro per ridurre le emissioni di COV. 

Nel frattempo il TAR ha  sostanzialmente respinto il tentativo della RAM di annullare il limite in questione con un ricorso, dichiarato manifestamente infondato.

Per quanto riguarda invece il ricorso dei comuni, se la contestazione dei limiti mancanti su alcuni camini ha avuto buon esito, lo stesso non si può dire per quella riguardante il ritiro illegittimo delle prescrizioni sanitarie.

Il TAR (con una giudice diversa dal precedente) ha infatti respinto tale contestazione, non in quanto infondata, ma perchè solo le comunità di Milazzo e San Filippo del Mela sarebbero legittimate a contestare la mancata adozione delle prescrizioni sanitarie. Una tesi contraddittoria anche rispetto ad altre parti della stessa sentenza, ove si riconosce che le emissioni della raffineria ricadono anche sui comuni ricorrenti (Pace del Mela, S. Lucia del Mela, S. Pier Niceto, Merì, Monforte S. Giorgio, Condrò e Gualtieri) e non solo. Pertanto si dovrebbe logicamente dedurre che la mancata attuazione delle prescrizioni sanitarie ha conseguenze negative anche per i comuni ricorrenti, legittimando il loro ricorso.

Si tratta pertanto di una sentenza paradossale e contraddittoria, contro la quale i comuni ricorrenti non possono che presentare appello al CGA, affinchè il diritto alla salute dei cittadini della Valle del Mela venga finalmente riconosciuto. 

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Per approfondire:

La nota ISPRA che riporta i superamenti del limite:

La Raffineria chiude…anzi no, scherzava: continuerà ad inquinarvi indisturbata, almeno fino alla sentenza del TAR

E’ di alcuni mesi fa la gigantesca bufala della chiusura della Raffineria di Milazzo, data praticamente per certa non solo dalla stampa locale, ma anche dal TG regionale della RAI. Per settimane abbiamo assistito ad un susseguirsi di comunicati allarmati di sindacati e politici vari, giunti fino a Roma per cercare di scongiurare la presunta imminente chiusura di questo pachiderma industriale.

Un pachiderma che, pur dando lavoro a circa 1500 persone tra diretti e indotto (numeri peraltro spesso gonfiati), costituisce il principale responsabile di un inquinamento inaccettabile che interessa più di cento mila persone, su cui si registrano dati sanitari allarmanti.

Ad ogni modo, la non-notizia della chiusura era palesemente falsa, una sorta di “pesce d’Aprile” anticipato. Essa veniva attribuita ad un limite introdotto nella nuova autorizzazione ambientale (A.I.A.), riguardante i COV (composti organici volatili, costituiti in prevalenza da idrocarburi) emessi dal famigerato camino E10. Il Ministero è stato obbligato a inserire questo limite, a causa del ricorso di 7 comuni della valle del Mela contro l’A.I.A. del 2018 e della conseguente “verificazione” (una sorta di perizia tecnica) disposta dal TAR di Catania.

La RAM ed i sindacati compiacenti hanno affermato che tale limite fosse impossibile da rispettare, ma oggi vengono smentiti da un documento della stessa RAM, pubblicato da pochi giorni sul portale del Ministero (vedi nota [1]).

Si tratta dell’istanza con cui la RAM ha chiesto l’avvio di un nuovo riesame dell’AIA, in cui si legge che “la scrivente società…intende realizzare la modifica della linea di adduzione di idrogeno agli impianti zolfo…al fine di…ridurre la concentrazione di COV al camino E10“. Ma come, non dicevano che era impossibile ridurre la concentrazione di COV dal camino E10?

Dalla relazione tecnica allegata all’istanza si apprende inoltre che “l’attuale corrente di idrogeno non puro per la presenza anche di idrocarburi leggeri rappresenta una delle fonti certe di immissione di idrocarburi all’interno del processo… la presenza di questi ultimi in tali sezioni potrebbe contribuire in modo significativo alla concentrazione risultante di COV al camino”.

Ecco quindi svelata la verità: non è il nuovo limite ad essere irragionevole, bensì è l’utilizzo di idrogeno contaminato da idrocarburi ad essere responsabile di emissioni superiori rispetto al limite. Basta quindi utilizzare idrogeno più puro per mettersi a norma, cosa che la stessa RAM dichiara di poter fare in pochi mesi. Nella stessa relazione tecnica si legge infatti che “il Gestore prevede la realizzazione della nuova linea entro il mese di marzo 2022 e il successivo avvio dei test funzionali propedeutici alla messa a regime della stessa, prevista nel primo semestre 2022“.

Insomma, praticamente il problema è già risolto. E per questa “babbaria” hanno fatto allarmismo per mesi minacciando la chiusura!

Nel frattempo nessuno (a parte noi) ha parlato del vero scandalo della nuova AIA della Raffineria, ovvero il grave sopruso del Ministero che ha illegalmente evitato di inserire le prescrizioni sanitarie dei Sindaci, indispensabili per tutelare la salute dei cittadini.

Tra l’altro non solo non la ha recepite, ma per mesi il Ministero si è anche rifiutato di pubblicarle, quasi a volerne negare la stessa esistenza. Al termine della procedura tutti gli atti sono stati pubblicati, tranne le prescrizioni sanitarie. Solo di recente, dopo svariati solleciti, si sono decisi a pubblicarle (vedi nota [2]). Così adesso tutti possono finalmente verificarne contenuti e motivazioni: motivazioni che fanno tesoro dell’istruttoria sanitaria già condotta nel 2018, a cui si aggiungono nuovi inquietanti dati ambientali e sanitari. Leggendole si capisce come le prescrizioni individuate, atte fondamentalmente a ridurre le emissioni di SO2 e di idrocarburi (di tutta la raffineria, non solo del camino E10), sono assolutamente indispensabili e non più procrastinabili per tutelare la salute pubblica.

Ciò significa che l’abusivo atto del Ministero della finta transizione ecologica, ostinato a non voler recepire le prescrizioni sanitarie, equivale ad un mal celato atto di guerra contro il diritto alla salute dei cittadini della valle del Mela.

Un ignobile sopruso che per fortuna ha trovato una pronta risposta da parte delle amministrazioni comunali della valle del Mela. Infatti sei comuni, già ricorrenti contro l’AIA del 2018 (Pace del Mela, Santa Lucia del Mela, Monforte San Giorgio, San Pier Niceto, Merì e Condrò), adesso hanno impugnato al TAR anche quest’ultima nefandezza, contestando il mancato recepimento delle prescrizioni sanitarie. Si tratta di un atto fondamentale sulla strada della liberazione della valle del Mela dall’inquinamento, il cui raggiungimento è stato un successo tutt’altro che scontato, considerato che, grazie alla bufala della chiusura, sulle prescrizioni sanitarie negli ultimi mesi è calata una sorta di cortina fumogena, quando non vero e proprio fango.

Peraltro stavolta anche il comune di San Filippo del Mela, come promesso, ha impugnato la nuova AIA con un ricorso autonomo, contestando anch’esso il mancato recepimento delle sue stesse prescrizioni sanitarie.

Non possiamo che apprezzare l’unità di intenti ritrovata nella valle del Mela per il nobile fine di ridurvi l’inquinamento ed i rischi sanitari, anche se si registra qualche defezione di per sè non determinante, ma comunque significativa (vedi Sindaco di Milazzo, che pur avendo sottoscritto a novembre le prescrizioni sanitarie assieme al Sindaco di San Filippo del Mela, oggi pare che non abbia impugnato il loro mancato recepimento).

Da anni ribadiamo l’importanza dei ricorsi al TAR sulle AIA della Raffineria. Se mai riusciremo a conseguire importanti riduzioni delle emissioni della RAM sarà proprio grazie a questi ricorsi, non certo grazie alle varie compagini politiche che si succedono al governo.

Proprio oggi cominciano ad arrivare i primi frutti di questi ricorsi, con la RAM costretta, tanto per cominciare, a ridurre le emissioni di COV dal camino E10. Ma questo non è che l’antipasto. Il nocciolo duro dei ricorsi punta ad attuare quelle prescrizioni sanitarie che il Ministero si ostina a non voler recepire. Prescrizioni che implicherebbero una significativa riduzione di quasi tutte le emissioni convogliate della Raffineria (SO2 in primis, ma anche polveri e NOx), nonchè delle emissioni non convogliate di COV, che ad oggi non hanno alcun limite, pur rappresentando la stragrande maggioranza degli idrocarburi emessi dalla Raffineria.

Si tratterebbe insomma di una svolta epocale per la valle del Mela. Ma per questo si dovrà aspettare la sentenza del TAR, che finora ha tardato ad arrivare: ma il 2022 potrebbe essere l’anno decisivo.

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Note:

[1] Documento scaricabile al seguente link: https://va.minambiente.it/File/Documento/612427

[2] Documento scaricabile al seguente link: https://va.minambiente.it/File/Documento/605179

La Raffineria potrà inquinare di più? Il Ministro Cingolani apre ad ulteriori concessioni alla RAM, ma non ai cittadini?

Giovedì 17 si è tenuto un incontro a Roma: presenti tra gli altri i vertici della Raffineria di Milazzo ed il Ministro della (finta) “transizione ecologica” Cingolani. Chi si aspettava chissà quale progetto di riconversione è rimasto deluso, visto che nulla di concreto è emerso in tal senso.

Si è parlato invece, com’era ovvio, dell’ultimo decreto AIA firmato a gennaio dal Ministro Cingolani. Un provvedimento che viola il diritto alla salute dei cittadini, non essendo state recepite le prescrizioni sanitarie dei Sindaci, ovvero quei limiti indispensabili per evitare che un eccessivo carico inquinante continui a produrre inaccettabili danni alla salute della popolazione.

Tuttavia questo aspetto non è stato minimamente discusso all’incontro del 17. Si è parlato invece del limite di cui la RAM si lamenta da due mesi: quello previsto per i COV emessi dal camino E10. Si, perchè la RAM non si è accontentata di aver evitato le prescrizioni sanitarie, ma pretende anche l’eliminazione (o quanto meno una revisione) di quest’altro limite, che il Ministero non ha potuto fare a meno di inserire in ottemperanza ad una verificazione disposta dal TAR.

Stando a quanto riportato dalla stampa, il Ministro Cingolani avrebbe aperto a questa possibilità. Tant’è che la stessa RAM, per bocca di quelli che sembrano ormai i suoi “portavoce sindacali”, ha espresso soddisfazione: “il Ministro si è detto disponibile ad affrontare la questione nel merito, valutando i dati che la Raffineria dovrà fornire nei prossimi giorni” [1]. I dati di cui si parla sono quelli relativi al monitoraggio dei COV emessi dal camino E10, mentre cosa si intenda per “affrontare la questione nel merito” lo chiarisce un articolo della Gazzetta, secondo cui il Ministro Cingolani, “si è impegnato ad una nuova valutazione delle prescrizioni contenute nel decreto dello scorso gennaio”.

Di certo c’è che questa settimana si svolgerà un monitoraggio sul camino E10, al termine del quale il Ministro ha annunciato possibili “decisioni“. Il rischio è che, qualora dal monitoraggio si scoprisse che la Raffineria non rispetta il limite imposto, anzichè sanzionarla il Ministro potrebbe decidere di ammorbidire il limite o sospenderlo per un certo periodo.

Insomma una revisione del decreto AIA in senso favorevole alla RAM non è esclusa. Al contrario il Ministro Cingolani non sembra avere alcuna intenzione di integrare il Decreto AIA con le prescrizioni sanitarie. E’ vero che fra 5 mesi la RAM è tenuta a fornire dati (peraltro già noti ed arcinoti) sulle ricadute delle emissioni, ma questi dati potranno essere valutati solo dai Ministeri della “Transizione Ecologia” e della “Salute”, ovvero i principali attori che, contravvenendo alla legge, hanno di fatto negato il diritto/dovere dei Sindaci di tutelare la salute dei cittadini.

Facile quindi prevedere che, se il decreto AIA verrà modificato, non sarà certo per reintegrare le prescrizioni sanitarie e sanare il grave vizio procedimentale che grava sul decreto, bensì solo per fare ulteriori concessioni alla RAM, rendendo il provvedimento ancora più illegittimo.

Un doppiopesismo che meriterebbe sia azioni legali (sono già stati annunciati ricorsi al TAR), ma anche una sollevazione del territorio contro i principali responsabili di questo ennesimo perculamento ai danni della valle del Mela. Gli stessi che finora sono stati invece osannati da qualche esponente politico locale.

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Note:

[1] Le dichiarazioni a caldo dei sindacalisti Cisl presenti all’incontro: https://www.facebook.com/cislmessina/photos/a.572939749419952/4747653188615233/?type=3

Per un quadro completo delle dichiarazioni di tutti i sindacalisti presenti all’incontro: http://www.messinaora.it/notizia/2022/02/17/incontro-al-ministero-raffineria-milazzo-cisl-speranzosi-inizio-un-percorso/155161

Spunta di nuovo l’ipotesi dell’Inceneritore del Mela. Noi siamo pronti a lottare e fermarlo un’altra volta

A distanza di 3 anni e mezzo dalla bocciatura del progetto dell’inceneritore A2A di San Filippo del Mela, ottenuta dopo un’avvincente lotta durata 4 anni, spunta di nuovo l’ipotesi del mega-inceneritore.

Il “protagonista” resta A2A, ma stavolta il quadro è quello di un avviso regionale volto a raccogliere le aziende interessate alla realizzazione di due inceneritori (uno in Sicilia occidentale e uno in Sicilia orientale).

Stando alla stampa è trapelato che a quest’avviso hanno risposto 7 società, tra cui la A2A [1]. Ufficialmente i siti prescelti non sono ancora stati decisi, ma, come afferma un articolo pubblicato oggi su Repubblica, “la presenza fra i potenziali candidati di A2A, che controlla la centrale di San Filippo del Mela, potrebbe fare propendere il piatto della bilancia verso la provincia di Messina”, ovvero proprio la valle del Mela.

Da parte nostra siamo pronti a riprendere la lotta contro questo eco-mostro inutile e inquinante: l’abbiamo già fermato una volta e ci riusciremo anche una seconda volta.

Intanto l’avviso indetto sui 2 inceneritori regionali risulta viziato da evidenti profili di illegittimità, come evidenziato nel ricorso, presentato l’estate scorsa dall’Associazione Rifiuti Zero Sicilia, a cui abbiamo collaborato dal punto di vista tecnico e che seguiamo da vicino. Un ricorso che entrerà nel vivo non appena l’ipotesi si farà più concreta ed a cui si potrà aggiungere ovviamente ogni altra azione necessaria al caso, tra cui la mobilitazione del territorio.

Note:

[1] https://palermo.repubblica.it/cronaca/2022/02/16/news/due_termovalorizzatori_in_sicilia_sette_aziende_in_corsa_dalla_rap_si_a_un_impianto_a_bellolampo-337934479/

Finalmente le prescrizioni sanitarie tornano alla ribalta nel dibattito sulla Raffineria

Venerdì si è tenuto un consiglio comunale straordinario a San Filippo del Mela sulla Raffineria di Milazzo. Pur non condividendo la scelta di non invitare le associazioni del territorio, dobbiamo constatare che finalmente il dibattito sembra essere stato ricondotto sui giusti binari.

Per settimane non si è parlato d’altro che delle lamentele della RAM per un limite di importanza secondaria sul camino E10. Lamentele dai toni spesso allarmistici, nonostante da anni lo stesso limite venga applicato senza problemi su altre raffinerie analoghe, come ad esempio quella di Augusta (che non è certo ai primi posti per rispetto dell’ambiente).

Ben più rilevante è la questione delle prescrizioni sanitarie, ovvero quei limiti indispensabili alla tutela della salute pubblica che nell’ultimo decreto autorizzativo sono stati illegittimamente omessi dal Ministero, sebbene correttamente espressi dai Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela.

Si è trattato certamente di un affronto nei confronti dei due Sindaci, ma anche e soprattutto di un grave sopruso a danno degli oltre 100 mila abitanti della valle del Mela e dintorni, che così facendo continuerebbero ad essere esposti ad ingiustificati rischi per la propria salute.

Proprio sul mancato recepimento di tali prescrizioni il Sindaco Gianni Pino ha annunciato un ricorso al TAR contro l’ultimo decreto AIA. Questo è l’elemento più concreto emerso nel corso del Consiglio straordinario. Ed in effetti, al di là di sterili polemiche e inutili giri di parole, è proprio questa la cosa principale da fare per tutelare tutto il territorio.

Il ricorso peraltro avrebbe tutte le carte in regola per vincere. E’ infatti palese l’abuso del Ministero, considerato che il recepimento delle prescrizioni sanitarie dei Sindaci è obbligatorio ai sensi dell’art. 29-quater, comma 6, del codice dell’ambiente. Evidentemente il Ministero ha preferito violare la legge pur di negare alla valle del Mela il diritto di respirare aria più pulita.

Che importa al Ministero se senza quelle prescrizioni i cittadini sono esposti a valori di SO2 di gran lunga superiori a quelli raccomandati dall’OMS? O se le emissioni fuggitive – puzzolenti e nocive -di idrocarburi volatili continueranno a impestare il territorio senza alcun limite? Che gliene importa delle patologie in eccesso nella valle del Mela, tra cui le malformazioni congenite (+80%, il dato più grave d’Italia!), la mortalità perinatale (+78%), l’asma, l’acromegalia (+136%), nonchè i vari tumori (al polmone, alla tiroide, al cervello, alla mammella, ecc…, per non parlare dei linfomi).

Le prescrizioni sanitarie rappresentano ad oggi l’unica speranza concreta di coniugare salute e lavoro nella valle del Mela. Per ottemperarle basterebbe implementare le migliori tecnologie disponibili, ma la Raffineria da 4 anni cerca di delegittimarle, diffondendo confusione e inesattezze.

Da parte nostra ribadiamo la piena legittimità e l’obbligatorietà delle prescrizioni sanitarie. Pertanto non potremo che sostenere il ricorso del Comune di San Filippo del Mela affinchè venga loro data attuazione a vantaggio di tutto il comprensorio. 

Raffineria, la bufala della chiusura. Le prescrizioni sanitarie rimangono l’unica speranza per la valle del Mela

Tanto rumore per nulla. Una marea di articoli di stampa, comunicati sindacali, prese di posizione di politici, addirittura un servizio del TG Regione: tutti allarmati per la prossima chiusura della Raffineria di Milazzo. Tanto da accendere le speranze di molti cittadini per i quali, comprensibilmente, questa non sembrava proprio una cattiva notizia.

Eppure era una bufala. Forse pochi se ne sono accorti, ma il tanto paventato limite sul camino E10 è già entrato in vigore da 2 settimane, assieme al Decreto AIA pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 gennaio [1]. Eppure la tanto sbandierata chiusura della Raffineria non è avvenuta.

Nel frattempo la RAM ha ottenuto la convocazione al Ministero dello Sviluppo Economico per “spiegare le difficoltà che manifesta” (poverina), mentre continua la cortina fumogena sul vero scandalo dell’ultimo Decreto AIA: la illegittima eliminazione, senza alcun esplicito motivo, delle prescrizioni a tutela della salute, sebbene obbligatorie per legge (vedi art. 29-quater, comma 6, del codice ambientale). Il tutto per evitare alla RAM limiti ritenuti fastidiosi (e poi si lamenta pure).

A differenza di quanto accaduto nel 2018, stavolta l’eliminazione delle prescrizioni è avvenuta senza il consenso dei Sindaci interessati, rendendo ancora più palese la sua illegittimità: è la prima volta che un’Autorizzazione Integrata Ambientale viene approvata senza il consenso dei Sindaci, le uniche autorità cui compete la tutela della salute pubblica, secondo le norme procedurali. Cos’altro è necessario per capire che questa Autorizzazione viola il diritto alla salute dei cittadini e quindi la Costituzione?

Un fatto molto grave, addirittura di portata nazionale, che stampa e politica sembrano ignorare. Tuttavia pare che i Sindaci ne abbiano parlato con il Ministro Cingolani, assieme però alla richiesta di rivedere il limite lamentato dalla RAM sul camino E10. Gli organi di stampa hanno ovviamente dato più risalto a quest’ultima richiesta: si spera che non lo abbiano fatto anche i Sindaci con il Ministro.

In ogni caso c’è da scommettere che, almeno sulla questione delle prescrizioni sanitarie, il Ministero non abbia alcuna voglia di tornare sui propri passi. A riprova di ciò, il Ministero ha da poco pubblicato sul proprio portale quasi tutta la documentazione prodotta all’interno dell’ultimo riesame dell’AIA [2]. Osservazioni, controdeduzioni, le varie bozze del PIC: non manca nulla, tranne il documento più importante: il parere dei Sindaci con le relative prescrizioni sanitarie. Quasi che il Ministero voglia addirittura far finta che non esista.

Ma in cosa consistono queste prescrizioni? Anche se non sono state pubblicate, vengono citate nelle osservazioni che la RAM ha presentato contro le prescrizioni. Osservazioni che, paradossalmente, sono invece state pubblicate [3].

Si può così apprendere che le prescrizioni riguardano essenzialmente limiti sulla SO2 e sulle emissioni odorigene.

Riguardo alla SO2, in passato abbiamo già evidenziato come le emissioni della sola Raffineria (senza quindi considerare gli effetti cumulativi con le altre industrie) siano già di per sè sufficienti a produrre ricadute che, in un ampio comprensorio che va da Barcellona fino quasi a Villafranca, superano il valore soglia raccomandato dall’OMS, costituendo quindi un concreto rischio per la salute pubblica (il valore di picco lo supera addirittura di oltre 5 volte!). Questo almeno secondo i calcoli della stessa RAM, riportati in un documento tenuto segreto dal Ministero per 4 anni (e infine pubblicato solo grazie alla nostra insistenza) [4]. Oggi il Ministero della Salute e quello della Transizione Ecologica fanno di nuovo finta che questo documento non esista e hanno sostituito le prescrizioni sanitarie dei Sindaci con la richiesta alla RAM di fornire entro 150 giorni dei dati (quelli sulle ricadute) che già conosciamo da anni.

I limiti previsti nelle prescrizioni sanitarie sarebbero capaci di rendere le ricadute delle emissioni più coerenti con le raccomandazioni OMS, riducendo di molto i rischi sanitari. Per rispettarli la RAM non dovrebbe fare altro che implementare le BAT (migliori tecnologie disponibili) su alcuni camini, cosa che peraltro in passato la RAM aveva già dichiarato di poter fare almeno in gran parte (ad esempio convertire a gas gli impianti Topping), ma che poi non ha fatto. Peraltro implementando tali tecnologie verrebbero abbattuti anche gli altri macroinquinanti (polveri, NOx e CO2) con ulteriori vantaggi ambientali.

Per quanto riguarda le emissioni odorigene, il limite individuato nelle prescrizioni sanitarie è identico a quello già recepito dal gruppo istruttore nel precedente riesame complessivo dell’AIA 2018, ma poi venuto meno grazie all’accordo-truffa dei Sindaci dell’epoca con la RAM. Tra l’altro l’esigenza di porre un limite (finora inesistente) a tali emissioni viene riconosciuta anche dal codice dell’ambiente, che con l’art. 272-bis delega in tal senso non solo le regioni, ma anche le singole Autorizzazioni Integrate Ambientali.

In ogni caso l’importanza sanitaria di tale limite riguarda non solo il fastidio che deriva dall’odore molesto (già di per sè sufficiente ad inficiare la qualità della vita e l’integrità psico-fisica dei cittadini esposti), ma, nel caso delle raffinerie di petrolio, anche la natura dei composti chimici che ne sono alla base. In passato abbiamo più volte evidenziato come le emissioni odorigene della Raffineria sono costituite, stando a quanto riportato da Arpa Sicilia, principalmente da emissioni fuggitive (quindi non emesse dai camini) di idrocarburi non metanici. Uno studio della Regione Puglia ha dimostrato una correlazione tra ricadute dei COV emessi da petrolchimici (costituiti in gran parte da idrocarburi non metanici) ed eccessi di malformazioni congenite. E nella valle del Mela sappiamo che c’è, stando all’ultimo rapporto Sentieri, l’eccesso di malformazioni congenite più grave d’Italia (+80% rispetto ai casi attesi).

Insomma si tratta di prescrizioni che, al netto delle promesse e dei discorsi che sentiamo da decenni, rappresentano l’unica concreta speranza di coniugare salute e lavoro nella valle del Mela.

L’obiettivo adesso è quindi un ricorso al TAR per riconoscere la validità delle prescrizioni sanitarie. Un ricorso che si potrebbe vincere facilmente, a meno di gravi faziosità della magistratura, vista la chiara evidenza dei vizi procedurali che sono stati compiuti con la loro eliminazione.

Logica vorrebbe che questo ricorso venga presentato dai Sindaci che le hanno espresse. Ma la logica, in un contesto inquinato non solo dalle emissioni nocive, ma anche dalle minacciose bufale della RAM, dei sindacati e della stampa, spesso viene meno.

Che senso ha infatti tutto questo allarmismo su una chiusura inesistente, tutto questo baccano per un limite ridicolo sul camino E10, già applicato da anni senza problemi alla Raffineria di Augusta (tanto per fare un esempio)?

Le risposte possibili sono essenzialmente due e probabilmente sono entrambe vere. Da un lato si spaccia questo limite ridicolo per un limite insormontabile, come se necessitasse di chissà quale riconversione, per ottenere magari finanziamenti pubblici (finanziamenti che abbiamo chiesto anche noi, ma affinchè la Raffineria si riconvertisse sul serio, abbandonando l’utilizzo di combustibili molto inquinanti, non certo per adeguarsi a questo limite ridicolo).

Dall’altro la minaccia della chiusura serve a distogliere i Sindaci dal proposito di presentare ricorso contro la vera gravissima pecca dell’ultimo decreto AIA, ovvero l’eliminazione delle prescrizioni sanitarie. Si tratta di una battaglia che necessita dell’intervento di associazioni e cittadini della valle del Mela, purchè nella giusta direzione: ora più che mai è necessario rompere il muro di gomma sulle prescrizioni sanitarie e richiamare i Sindaci alle proprie responsabilità di tutela della salute.

Note:

[1] https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1899/4266?Testo=&RaggruppamentoID=2258#form-cercaDocumentazione

[2] https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1899/11106

[3] https://va.minambiente.it/File/Documento/565369

[4] https://cittadinicontroinceneritore.org/2020/09/20/un-documento-nascosto-per-4-anni-inchioda-la-raffineria-il-territorio-ammorbato-dalle-sue-emissioni/

Il paradosso della RAM: la fa di nuovo franca sulle prescrizioni sanitarie e si lamenta pure

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Il Ministro Cingolani ha firmato il Decreto di modifica dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria di Milazzo. Il decreto è palesemente illegittimo in quanto non ha recepito le prescrizioni sanitarie dei sindaci, che avrebbero garantito la salute pubblica attraverso una ponderata riduzione dell’inquinamento.

 E’ paradossale che, benché ancora una volta le prescrizioni sanitarie siano state illegittimamente eliminate (stavolta senza il consenso dei sindaci), l’azienda, per bocca dei soliti accoliti sindacali,  paventi comunque un presunto rischio di chiusura.

In particolare la RAM si lamenta del limite di 20 mg/m3 previsto per i COV (composti organici volatili) emessi dal camino E10. Un limite inserito nell’AIA non per fare un dispetto alla RAM (figurarsi!), bensì perché, grazie ad un ricorso di vari comuni della valle del Mela, la verificazione disposta dal TAR ha accertato quello che dal 2018 abbiamo sempre evidenziato: la mancanza (o meglio, l’omissionedi diversi limiti, tra cui per l’appunto quello per i COV del camino E10.

Il limite inserito è del tutto identico a quello già applicato da anni alle altre raffinerie siciliane (ad esempio quella di Augusta). Peraltro finora la RAM ha sempre dichiarato che le emissioni di COV dal camino E10 fossero nulle o trascurabili, tant’è che non venivano neanche monitorate.

Pertanto se oggi la RAM si lamenta di non poter rispettare il limite di 20 mg/m3 significa che in passato ha dichiarato il falso sulla trascurabilità di tali emissioni?

Ma in definitiva cosa c’è di vero su questo paventato rischio di chiusura? Probabilmente ben poco: la verifica del rispetto di tale limite è affidata alla stessa RAM, mediante autocontrolli da effettuarsi ogni 6 mesi, in un giorno ed in un orario a proprio piacimento. Difficile credere che la chiusura della Raffineria possa derivare da una simile barzelletta.

E’ più verosimile che la Raffineria stia adottando la vecchia strategia del “lamentati se vuoi star bene”.

In effetti questa strategia si sta rivelando molto utile per distrarre sindaci e opinione pubblica dal vero grave sopruso perpetrato ancora una volta a danno della valle del Mela: l’eliminazione delle prescrizioni sanitarie.

Ridicolo il “contentino” escogitato per sostituire le prescrizioni: la RAM dovrà calcolare le ricadute delle proprie emissioni presso recettori individuati niente meno che dall’ASP di Messina (come se gli abitanti della valle del Mela non fossero tutti recettori validi).

Peccato che le ricadute delle emissioni sono già state calcolate dalla RAM (l’immagine nella copertina di questo articolo rappresenta proprio tali ricadute) e sono già state prese in considerazione nelle prescrizioni sanitarie dei Sindaci.

Insomma le prescrizioni sanitarie sono state eliminate con la scusa della necessità di dati che ci sono già e che sono già stati utilizzati per calibrare le prescrizioni stesse.

In altre parole, gli arroganti burocrati ministeriali non si sono presi neanche la briga di leggere le prescrizioni che hanno preteso di eliminare.

Ma quello che più conta è che le prescrizioni sanitarie erano e rimangono ineliminabili, in quanto da acquisire e recepire obbligatoriamente ai sensi dell’art. 29-quater, comma 6, del codice.

Quello che a questo punto dovrebbero fare i Sindaci, anziché inseguire le lamentele della Raffineria, dovrebbe essere ricorrere al TAR contro questa grave ingiustizia, nonché presentare un esposto al tribunale competente, visto che non è escluso che la vicenda possa avere anche profili penali

Il gioco sporco del Ministero e della Raffineria per negare il diritto alla salute nella valle del Mela

Lunedì 13 dicembre si è svolta la Conferenza dei servizi sul riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo. La Conferenza è stata convocata per discutere sulle “prescrizioni sanitarie” espresse dai Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela, che consentirebbero, per la prima volta da 60 anni, di tutelare la salute pubblica attraverso limiti più restrittivi sulle emissioni.

Nel corso della Conferenza la Raffineria ha sollevato anche un’altra questione, di cui si è parlato negli ultimi giorni su alcuni organi di stampa.

LA QUESTIONE DELLE PRESCRIZIONI SANITARIE

La buona notizia è che, a differenza di quanto avvenuto nel 2018, stavolta i Sindaci non hanno ritirato le proprie prescrizioni. Tuttavia il funzionario ministeriale che ha presieduto la Conferenza, supportato dal rappresentante unico delle amministrazioni statali e da quello della Città metropolitana di Messina, ha deciso, con un atto arbitrario senza precedenti, di eliminare le prescrizioni dei Sindaci, violando palesemente il comma 6 dell’art. 29-quater del codice, che obbliga l’Autorità competente ad acquisire e recepire le suddette prescrizioni sanitarie.

Un atto di una gravità inaudita, che nega il diritto alla salute dei cittadini, e che potrebbe avere risvolti non solo nell’ambito della giustizia amministrativa (ricorsi al TAR), ma anche in quella penale. Di fatto le puntali prescrizioni dei Sindaci, supportate da decine e decine di pagine di approfondita ed aggiornata istruttoria, sono state sostituite da una sorta di mini-parere di poche righe licenziato da qualche burocrate del Ministero della salute, dai contenuti fumosi e fuorvianti.

Secondo tale mini-parere solo dopo (non prima!) del rilascio dell’A.I.A. la RAM dovrebbe chiarire l’entità delle ricadute delle proprie emissioni sul territorio. Sulla carta questo dovrebbe farlo entro 150 gg. dal rilascio dell’A.I.A., ma anche tale termine lascia il tempo che trova, per il semplice fatto che il parericchio invoca la collaborazione niente meno che dell’A.S.P. di Messina (campa cavallo!), che notoriamente non si è mai occupata di inquinamento industriale e che non inizierà a farlo di certo adesso in tempi celeri.

Peraltro l’autore di questo “parericchio” sembrerebbe non conoscere non solo il territorio, ma neanche le carte della procedura, perchè l’entità delle ricadute delle emissioni sul territorio (o almeno quelle stimate dalla RAM) sono già note da tempo, almeno fin da quando siamo riusciti a far pubblicare il famoso “Allegato D6“, un documento presentato dalla stessa RAM che il Ministero per anni ha tenuto nascosto (vedi: https://cittadinicontroinceneritore.org/2020/09/20/un-documento-nascosto-per-4-anni-inchioda-la-raffineria-il-territorio-ammorbato-dalle-sue-emissioni/).

Infatti nelle prescrizioni sanitarie dei Sindaci si fa esplicito riferimento al fatto che “che da tale documentazione [l’Allegato D6, NdR], senza considerare gli effetti cumulativi con le emissioni autorizzate di altri impianti industriali contermini, si evincono ricadute in termini di concentrazione media giornaliera di SO2 che superano abbondantemente il valore soglia raccomandato dall’OMS (20  µg/m³) in una vasta area della Città Metropolitana di Messina ed in modo particolare nel territorio del Comune di San Filippo del Mela”.

Quanto riportato nel parere dei due Sindaci si evince chiaramente in questa rappresentazione grafica dell’Allegato D6:

Quindi, ricapitolando, le puntuali e ben motivate prescrizioni dei Sindaci sono state sostituite da un parericchio che chiede semplicemente al gestore di pubblicare dati che sono già pubblici e che sono già stati presi in considerazione nelle prescrizioni dei Sindaci.

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La questione sollevata dalla Raffineria e da alcuni sindacati

Come dicevamo, nel corso della Conferenza dei servizi la Raffineria ha sollevato anche un’altra questione, che nulla ha a che vedere con le prescrizioni sanitarie dei Sindaci. La RAM ha dichiarato, a quanto pare senza produrre alcuna dimostrazione sul piano tecnico, di non poter rispettare il valore limite di 20 mg/m3 per i COV emessi dal cosiddetto “impianto zolfo“. Si tratta di un limite di scarsa rilevanza sanitaria che è stato proposto, assieme ad altri limiti analoghi, già nel mese di agosto dai tecnici della “Commissione AIA“. Risale infatti ad agosto la prima bozza del “PIC“, il documento che contiene i valori limite da applicare nell’autorizzazione. Proprio su tale bozza la RAM ha presentato a settembre le proprie osservazioni, senza tuttavia lamentare affatto una presunta impossibilità tecnica di raggiungere quel limite: se ne sono accorti soltanto adesso?

Tra l’altro, nella documentazione prodotta dalla stessa RAM in precedenza, si dichiara che le emissioni di COV dall’impianto zolfo sono pari a zero! E adesso si lamentano di non poter rispettare un limite di 20 mg/m3?? Delle due l’una: o hanno dichiarato il falso in passato o lo stanno facendo adesso. In ogni caso sempre di menzogne si tratta. Per capire dove e quando hanno mentito, siamo andati a controllare i limiti applicati all’impianto zolfo di altre raffinerie analoghe.

La seguente tabella, estrapolata dalla vigente A.I.A. della Raffineria di Augusta, mostra interessanti informazioni sulle emissioni dell’impianto zolfo, che ad Augusta afferisce al camino E26 (a Milazzo corrisponde al camino E10):

Come si può notare, anche ad Augusta è stato prescritto lo stesso identico limite di 20 mg/m3 per i COV: se sono capaci di rispettarlo alla Raffineria di Augusta non si capisce perchè dovrebbe essere un problema farlo alla Raffineria di Milazzo. Peraltro le emissioni dichiarate dalla Raffineria di Augusta per tale parametro sono pari a zero (in corrispondenza delle colonne “Concentrazione rappresentativa” e “Flusso di massa rappresentativo” è riportato semplicemente un trattino). Si tratta di dichiarazioni che corrispondono quindi perfettamente a quelle rese dalla RAM in precedenza.

Insomma tutto lascerebbe pensare che la RAM stia mentendo adesso, cercando di creare un po’ di allarmismo tra i lavoratori per un limite che, al contrario di quello che si vorrebbe far credere, non ha nulla di eccezionale e non è neanche granchè restrittivo.

Ma qual è il senso di questo teatrino, con tanto di richieste di aiuto alla città pubblicate sulla Gazzetta per una paventata impossibilità di continuare l’attività della Raffineria? Richieste di aiuto subito accolte dal Sindaco e dal consiglio comunale di Milazzo, che proprio ieri sera ha convocato una seduta straordinaria su questa presunta problematica. Richieste di aiuto paradossali che stanno facendo passare in secondo piano la questione ben più seria e grave della illegittima eliminazione delle prescrizioni sanitarie.

Che sia una delle solite trovate della Raffineria da utilizzare come arma di distrazione di massa e come strumento per avere i vari giornali, politici ed amministratori ai loro piedi?

RAM, altro che assenza di rischi! Smentita la FAKE NEWS istituzionale: superato il limite per la SO2

Non bastava l’inquinamento dell’aria e del suolo prodotto dalla Raffineria, ci voleva pure l’inquinamento dell’informazione con notizie false prodotte dalle istituzioni pubbliche! Cioè da parte di chi dovrebbe tutelare i cittadini, anzichè ingannarli.

Il 7 ed il 24 agosto il territorio è stato invaso da nubi giallastre ed una puzza pestilenziale sprigionate dalla raffineria. Il 27 agosto la Prefettura di Messina ha diramato un comunicato secondo cui l’ARPA non avrebbe rilevato, in occasione di tali eventi, “sostanze a rischio per la salute pubblica” [1]. Oggi quella assurda dichiarazione risulta clamorosamente smentita dai documenti ufficiali della stessa ARPA, che mostrano una realtà ben diversa.

I tecnici dell’ARPA hanno infatti elaborato una relazione sulla qualità dell’aria registrata in concomitanza con “l’evento incidentale occorso presso la Raffineria di Milazzo il giorno 24 agosto 2021” [2].

La relazione riporta “il superamento del valore limite orario per la protezione della salute umana per il biossido di zolfo” (SO2) nella centralina di Barcellona Pozzo di Gotto, nonchè “alcuni spike di concentrazione media oraria di SO2 in altre stazioni”.

In particolare alle ore 18 del 24 agosto a Barcellona è stato registrata la media oraria di 969 µg/m³, mentre il valore limite è di 350 µg/m³.

Altro che assenza di rischi per la salute. A tal proposito la stessa relazione dell’ARPA evidenzia che “i valori guida dell’OMS sono stati superati sia in riferimento al giorno sia ai periodi medi della durata di 10 minuti”.

Tali valori sono stati individuati sulla base delle evidenze scientifiche internazionali: il loro superamento comporta significativi rischi per la salute pubblica.

Ad esempio l’OMS raccomanda per la SO2 il valore soglia di 20 µg/m³, espresso come media nelle 24 ore. Il valore medio misurato a Barcellona nell’arco delle 24 ore è stato di 65 µg/m³, vale a dire più del triplo della soglia raccomandata dall’OMS.

Purtroppo la legislazione italiana non ha ancora recepito i valori soglia raccomandati dall’OMS. Ciononostante persino l’attuale limite di legge sulla media oraria è stato superato del 176% (969 µg/m³ vs 350 µg/m³)! Ciò è molto significativo, in quanto si tratta di un evento generalmente raro: negli ultimi anni, tra tutte le stazioni di misurazione regionali, solo nella valle del Mela è stato rilevato diverse volte [3].

I valori preoccupanti riportati nella relazione dell’ARPA sono conseguenti alle emissioni della Raffineria di Milazzo? Secondo la relazione, vi è “una buona compatibilità” tra le emissioni della RAM ed i superamenti registrati a Barcellona. Infatti “è possibile che i fumi abbiano avuto un comportamento di tipo cross-over…ricadendo al suolo…in prossimità della stazione Barcellona Pozzo di Gotto”. Ricordiamo peraltro che la SO2 ha origine quasi esclusivamente industriale e che la Raffineria di Milazzo, già in condizioni “normali”, rappresenta la principale fonte di SO2 di tutto il comprensorio.

Se quel giorno la SO2 emessa dalla Raffineria ha investito prevalentemente Barcellona, rischi simili (o anche più gravi) riguardano ovviamente qualsiasi centro abitato della valle del Mela e dintorni. Già in occasione dell’altro evento del 7 agosto, l’ARPA aveva avvertito vari comuni in merito a picchi di SO2 registrati a Milazzo e Barcellona. Inoltre in tale occasione sono stati registrati picchi di benzene e idrocarburi a Milazzo e Pace del Mela. I picchi di benzene, in particolare, hanno superato di 8-9 volte i valori medi annuali.

Considerando tutto quanto sopra è evidente quanto sia inattendibile il comunicato della Prefettura del 27 agosto nella parte in cui afferma che, in occasione dei recenti disservizi alla raffineria, l’ARPA non avrebbe rilevato la “presenza di sostanze a rischio per la salute pubblica”.

Com’è nata questa clamorosa fake news istituzionale? Chi ne è il responsabile? Qual era il suo scopo? Buttare acqua sul fuoco, ingannando i cittadini? Coprire le responsabilità della Raffineria?

Domande inquietanti a cui la Prefettura farebbe bene a dare una risposta, oltre a rettificare chiedendo scusa alla cittadinanza. In caso contrario non farebbe altro che alimentare la sfiducia dei cittadini ed i facili sospetti di inaccettabili complicità e connivenze.

Note:

[1] https://www.interno.gov.it/it/notizie/messina-situazione-raffineria-milazzo-sul-tavolo-prefettura

[2]

[3] Purtroppo la legge attuale ammette che si possa derogare tale limite fino a 24 volte in un anno.

La Raffineria può inquinare quanto vuole: per l’ARPA e l’ASP va bene così. Cittadini non solo avvelenati, ma anche raggirati

Nelle ultime settimane la valle del Mela ha subito due gravi episodi di inquinamento da parte della Raffineria di Milazzo. In entrambi i casi il comprensorio è stato invaso da una densa nube giallastra accompagnata da una puzza insopportabile avvertita in un’area molto estesa.

Dopo il primo episodio (7 agosto), abbiamo appreso che l’ARPA e l’ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Messina hanno inviato ad alcuni comuni della zona delle comunicazioni: l’ARPA avrebbe segnalato la presenza di picchi di anidride solforosa (SO2) e benzene nelle ore successive al malfunzionamento, mentre l’ASP avrebbe raccomandato un “accurato lavaggio di frutta e verdura prima del loro consumo”.

Il 24 agosto si è verificato un altro episodio ancora più grave del primo. La richiesta di atti concreti a tutela della salute pubblica è quindi diventata ancora più pressante: bisognava correre ai ripari.

Presto fatto: il 27 agosto si è tenuta alla Prefettura di Messina una riunione con il Sindaco di Milazzo, i Direttori della RAM, dell’ARPA di Messina e dell’ ASP di Messina. Risultato? Un comunicato secondo cui l’ARPA non avrebbe rilevato la “presenza di sostanze a rischio per la salute pubblica”.

Un’affermazione molto grave, innanzitutto perchè all’ARPA non competono valutazioni di tipo sanitario (abusivo esercizio della professione medica?) e poi perchè smentita dai fatti: la presenza di sostanze a rischio per la salute pubblica viene rilevata e misurata continuamente. Le misurazioni delle centraline (peraltro non esaustive di tutte le sostanze pericolose per la salute) non danno io mai come risultato ‘zero’. Quindi affermare che non vi è presenza di sostanze a rischio per la salute è paradossale, tanto più a seguito dei picchi di SO2 e benzene che la stessa ARPA ha segnalato nella prima nota inviata ai comuni.

L’ARPA avrebbe semmai potuto affermare che non sono stati registrati superamenti dei limiti, che è cosa ben diversa: ciò confermerebbe semmai l’inadeguatezza dei limiti (cosa risaputa anche da vari organi tecnici ‘governativi’), non certo l’assenza di rischi per la salute.

Basti pensare al fatto che per alcune sostanze pericolose per la salute (come ad esempio l’idrogeno solforato o gli idrocarburi non metanici) non è in atto previsto alcun limite. O al fatto che il benzene produce effetti cancerogeni scientificamente accertati anche a concentrazioni infinitesimali, di molto inferiori rispetto ai limiti di legge (che infatti vengono sempre rispettati manifestando la propria inutilità). Anche sui cosiddetti macroinquinanti (SO2, polveri, NOx) l’OMS ha raccomandato valori molto inferiori rispetto ai limiti cui fa riferimento l’ARPA.

Nei mesi scorsi abbiamo invitato la cittadinanza ad utilizzare l’app “NOSE” dell’ARPA per la segnalazione degli odori molesti, ma abbiamo notato che i cittadini sono alquanto diffidenti sull’ARPA. Il 24 agosto la puzza asfissiante proveniente dalla raffineria è stata avvertita in un ampio comprensorio ove risiedono circa 100 mila persone. Lo testimoniano non solo gli innumerevoli commenti al riguardo sui social, ma anche note stampe e comunicazioni di diversi esponenti che a vario titolo ricoprono o hanno ricoperto cariche pubbliche in vari comuni della zona, tra cui i più popolosi, Milazzo e Barcellona. Lo stesso sindaco di Milazzo Midili ha reso noto “che molti cittadini hanno chiamato il Comune per segnalare forti odori insopportabili a seguito della nube che ha invaso il territorio“. Eppure quante sono state le segnalazioni all’ARPA tramite l’app “NOSE”? Praticamente zero. Non ci vuole molto a capire il perchè: i cittadini non hanno alcuna fiducia nell’ARPA. Dopo queste ultime dichiarazioni, come dargli torto?

Nella stessa riunione del 27 agosto l’ARPA ha inoltre assicurato che saranno effettuate analisi sulla ricaduta al suolo delle sostanze emesse dall’impianto a seguito dei due malfunzionamenti. Ma come? Se le sostanze pericolose fossero davvero assenti che senso avrebbero le analisi sulle ricadute al suolo?

Dal canto loro gli esponenti dell’ASP hanno invece affermato che non sono stati registrati accessi al pronto soccorso relativi ai malfunzionamenti RAM e che proseguirà il monitoraggio in tal senso. Ma gli effetti dell’inquinamento raramente sono immediati: si tratta nella gran parte dei casi di effetti cronici. Cosa ne pensa l’ASP del +80% di malformazioni congenite nella valle del Mela, rilevato nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità? O del +78% di mortalità entro il primo anno di vita per condizioni morbose perinatali, per la quale la stessa ISS ha evidenziato una probabile correlazione con ‘gli impianti petrolchimici’ della zona? O del +20% di parti pretermine? O del +136% di acromegalia? E di tutte le altre criticità sanitarie riscontrate nei vari studi epidemiologici? (Basta cercare su Google ‘stato di salute valle del mela’ per trovare una relazione di sintesi).

Quali contromisure/prescrizioni ha preso o raccomandato l’ASP di Messina al riguardo? Assolutamente nulla. Non ci venite quindi a dire che tutto è sotto controllo. E state attenti: la gente è stufa di insopportabili complicità e connivenze.