Il Piano regionale contro l’inquinamento dell’aria: una boccata d’ossigeno che le industrie vogliono impedire ad ogni costo

L’estate scorsa il governo regionale ha approvato il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria. Si tratta di un importantissimo strumento normativo che rivendichiamo da diversi anni, finalizzato a migliorare la qualità dell’aria laddove esistono criticità ed a preservarla laddove buona.

Stavolta dobbiamo rendere onore al merito: la Regione Siciliana è stata una delle prime regioni italiane a dotarsi di questo fondamentale strumento a tutela dell’ambiente e della salute, già previsto dal decreto legislativo 155 del 2010. Di notevole pregio sono in particolare le norme del Piano volte a ridurre il traffico veicolare nelle grandi città ed ad abbattere le emissioni delle industrie più inquinanti, come raffinerie, impianti petrolchimici e cementifici.

Com’era prevedibile, le grosse industrie hanno presentato una pioggia di ricorsi per tentare di annullare il Piano. Sei di questi ricorsi verranno discussi al TAR Palermo nell’udienza del prossimo 28 novembre. Si tratta di ricorsi a nostro avviso infondati, presentati dalla Raffineria di Milazzo, dalla Raffineria Sonatrach (ex Esso) di Augusta, dalla Raffineria ISAB di Priolo, dall’impianto petrolchimico Versalis di Priolo, dal cementificio Buzzi Unicem di Augusta e dall’impianto chimico Air Liquide di Augusta.

L’approvazione del Piano ha già fatto avviare il riesame delle Autorizzazioni Integrate Ambientali di tali impianti: nelle autorizzazioni dovranno essere inserite infatti prescrizioni volte all’abbattimento delle emissioni convogliate di polveri, ossidi di azoto, anidride solforosa e composti organici volatili, che entro il 2027 dovranno essere ridotte al minimo possibile con le migliori tecnologie disponibili. In applicazione del Piano, una forte riduzione delle emissioni dovrebbe già vedersi nel 2022, che rappresenta una tappa “intermedia” in vista dell’ambientalizzazione completa da raggiungersi entro il 2027.

A difesa del Piano sono intervenuti, oltre all’Avvocatura dello Stato (che rappresenta la Regione ed il MATTM) anche l’ARPA, l’associazione A.D.A.S.C. (con l’importante supporto consulenziale del nostro comitato), Legambiente Sicilia, il Comune di Augusta ed il Comune di Siracusa.

Nel frattempo pochi giorni fa la Regione Siciliana ha siglato con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa un accordo sulla qualità dell’aria, che prevede tra l’altro lo stanziamento delle somme necessarie ad attuare quelle misure del Piano finalizzate ad incentivare la mobilità sostenibile e la riduzione delle emissioni da traffico veicolare.

accordo costa musumeci

Si tratta di un accordo importante, non solo perchè rappresenta un ottimo esempio di come, al di là degli opposti schieramenti politici, sia possibile collaborare all’insegna del “buon governo”, ma anche e soprattutto perchè denota la volontà del Governo Regionale di “fare sul serio”, ovvero di procedere con l’applicazione del Piano di tutela della qualità dell’aria.

Non si è quindi ripetuto – almeno finora – il copione di una Regione asservita agli interessi dei grossi gruppi industriali, com’è invece avvenuto nel 2012, quando le grosse industrie riuscirono a far revocare dalla Regione un importante decreto che limitava le emissioni odorigene nelle aree ad elevato rischio di crisi ambientale della sicilia (comprensorio del Mela, Augusta-Priolo, Gela e Biancavilla).

Ovviamente il Piano di tutela della qualità dell’aria non è la panacea per tutti i mali e non fa venire meno la necessità delle prescrizioni sanitarie da parte dei Sindaci nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali attualmente sottoposte a riesame. Tali prescrizioni fungerebbero anzi da necessario complemento al Piano. Sia perchè, com’è ovvio, le misure di quest’ultimo non sono state individuate sulla base di valutazioni sanitarie, che sono di esclusiva pertinenza dei Sindaci e delle altre autorità sanitarie, sia perchè il Piano in questione non prevede alcuna limitazione per le “emissioni non convogliate” di idrocarburi da parte di raffinerie e petrolchimici, che rappresentano il primo e più urgente problema della valle del Mela e delle altre aree inquinate e che sono connessi all’annosa piaga degli “odori molesti” che affligge tali territori.

L’urgenza delle prescrizioni sanitarie è anche legata ai risultati dell’ ultimo rapporto Sentieri, che nella valle del Mela ha registrato l’eccesso di nati malformati più elevato d’Italia (+80%). Ricordiamo a tal riguardo che un recente studio scientifico ha evidenziato la correlazione tra tasso di malformazioni congenite ed esposizione agli idrocarburi emessi da un impianto petrolchimico.

Tornando invece alle competenze della Regione, va rilevato che dopo la vergognosa revoca del 2012, la Regione non ha più previsto dei limiti sulle emissioni maleodoranti. Un grave vuoto normativo che sollecitiamo i deputati regionali a colmare al più presto.

Il Ministro Costa di nuovo nella valle del Mela. Bene, ma ora ci vogliono atti concreti

A distanza di poco più di 6 mesi dalla sua prima visita a Milazzo, il Ministro torna nella valle del Mela. Stavolta l’appuntamento è per oggi, domenica 10 novembre alle 16.30 al Comune di San Filippo del Mela.

Le visite del Ministro sono chiaramente indicative di un elevato livello di attenzione nei confronti della valle del Mela. Un fatto inedito, se paragonato ai precedenti Ministri dell’Ambiente, ma che da solo non basta a migliorare la situazione degli abitanti della valle del Mela, costretti a vivere tra miasmi e veleni industriali, sotto la minaccia di gravi rischi per la salute per sè e i propri figli (ricordiamo che la valle del Mela è al primo posto nei siti SIN italiani per eccesso di malformazioni congenite).

Apprezziamo l’attenzione del Ministro, ma gli chiediamo di tramutarla in atti concreti.

Chiediamo al Ministro, in particolare:

1) Di vigilare sulla correttezza delle procedure autorizzative delle grosse industrie: il 21 ottobre scorso abbiamo segnalato al Ministro delle gravi violazioni di legge nel riesame AIA Raffineria di Milazzo attualmente in corso;

2) Di ridurre l’inquinamento nella valle del Mela, riconoscendo le ragioni del ricorso presentato da vari comuni valle del Mela sull’attuale attuale AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria di Milazzo. In particolare chiediamo che venga annullata la Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, in cui sono state illegittimamente accantonate le obbligatorie rescrizioni sanitarie che avrebbero ridotto significativamente l’inquinamento ed i rischi per la salute. Questa richiesta è già stata oggetto di una lettera consegnata brevi manu al Ministro nel mese di Aprile 2019 a Milazzo (https://cittadinicontroinceneritore.org/2019/04/24/il-ministro-costa-favorevole-a-tagliare-linquinamento-della-ram-gli-abbiamo-spiegato-come-consegnandogli-una-lettera/);
3) In tema di economia circolare, di promuovere:
– una modifica dell’art. 35 dello sblocca italia, affinchè siano gli impianti di riciclaggio e compostaggio – e non gli inceneritori – ad essere definiti strategici:
– l’abrogazione del cosiddetto “decreto Renzi” 18 agosto 2016, che gonfia il fabbisogno di inceneritori e ha già indotto la Regione Sicilia ad inserirne due nel nuovo piano rifiuti;
4) Di promuovere un intervento legislativo volto a coinvolgere nelle procedure per il rilascio delle AIA anche i comuni che subiscono ricadute significative degli impianti da autorizzare;
5) Di promuovere un intervento legislativo affinchè i limiti di legge sulla qualità dell’aria si avvicinino alle soglie raccomandate dalle Linee guida OMS;
6) Di promuovere un intervento legislativo affinchè le Regioni siano obbligate entro un certo termine a formulare una normativa stringente sugli odori di origine industriale, o che altrimenti ci pensi lo Stato.

 

Perchè Musumeci non firma il Piano paesaggistico? Vuole affossare l’unica speranza di salvezza di questo territorio? Solleviamoci, non dobbiamo permetterglielo!

Dal 27 ottobre buona parte della provincia di Messina perderà il piano paesaggistico, ovvero le norme a salvaguardia del proprio prezioso patrimonio paesaggistico: via libera quindi agli speculatori che potranno cementificare, deturpare, stravolgere il territorio, sventrare le montagne, realizzare ecomostri ed impianti inquinanti.

Con il piano paesaggistico verrà persa anche la speranza di risanare e riconvertire l’area più degradata, caratterizzata dalle grosse industrie della valle del Mela, che rappresentano un pugno nell’occhio sull’incantevole golfo di Milazzo, oltre che un pugno nei polmoni dei suoi abitanti.

Verrà persa la speranza di uno sviluppo diverso, basato sulla valorizzazione delle enormi potenzialità del territorio, anzichè sulla loro amputazione e sul degrado.

Sarebbe un vero peccato, anche perchè i cittadini, rompendo finalmente quel fatalismo di cui i siciliani sono spesso vittima, hanno cominciato a credere nella possibilità del cambiamento. Ad esempio la strenua battaglia del territorio contro il mega-inceneritore del Mela, culminata nell’imponente manifestazione del 30 gennaio 2018 a Milazzo (la  cosiddetta manifestazione dei “10 mila cuori”), è uscita vittoriosa proprio grazie al piano paesaggistico.

musuNon possiamo permettere che questo straordinario strumento di tutela e speranza venga perso così, per il “capriccio” del Presidente Musumeci, che all’ultimo minuto pare non voler firmare il decreto preparato per mesi dai suoi stessi uffici della Regione. Dobbiamo tornare a sollevarci, a pretendere rispetto per questo martoriato territorio.

Questo è, in sintesi, quello che è successo. Il 30 aprile scorso alcune sentenze del TAR Catania, pronunciandosi su ricorsi presentati da imprese edili operanti nella zona di Brolo, hanno riconosciuto un vizio formale nell’adozione del Piano Paesaggistico, dando 180 giorni alla Regione per correggerlo.

E’ partito da subito lo sciacallaggio di chi intendeva approfittare della situazione per affossare il Piano. Ad uscire “allo scoperto” in tal senso (ma chissà quanti hanno invece fatto pressioni in gran segreto) sono stati il Sindaco di Brolo Pippo Laccoto ed il suo collega di partito (PD) On. De Domenico, che hanno invocato modifiche al Piano. Modifiche impossibili da fare in questa fase, se non buttando a mare tutto il Piano.

Dopo la nostra pronta reazione, da cui peraltro è nata una polemica con lo stesso On. De Domenico, è intervenuto l’On. Antonio Catalfamo (FdI), che il 20 maggio ci ha rassicurato dichiarando “Chiederemo al Presidente Musumeci di ratificare, secondo quanto richiesto dal Tar di Catania, il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 così com’è, in modo da evitare speculazioni tramite modifiche improprie.”[1]

Sono seguiti mesi di “silenzio”, in cui il Dipartimento beni culturali della Regione, confrontandosi anche con l’Avvocatura dello Stato, ha lavorato per mettere a punto quel decreto che avrebbe dovuto salvare il Piano Paesaggistico. A fine settembre il decreto era pronto ed è stato inviato al Presidente Musumeci (facente funzioni di Assessore ai beni culturali, dopo la scomparsa del compianto Assessore Tusa) per la firma finale.

A questo punto il colpo di scena: pare che il Presidente Musumeci non voglia firmare il decreto preparato dai suoi stessi uffici. Scoppia ovviamente la polemica. Accanto ai comitati territoriali si schierano anche Legambiente Sicilia e Italia Nostra. catalfamo ritE’ a questo punto che l’On. Catalfamo “getta la maschera”. Invece di sollecitare il Presidente a firmare il Piano, come aveva promesso di fare 5 mesi fa, se la prende con non meglio precisati “ambientalisti”, che a suo dire farebbero allarmismo.

Caro On. Catalfamo, quanto vale la sua parola? Dov’è finita la sua richiesta “al Presidente Musumeci di ratificare, secondo quanto richiesto dal Tar di Catania, il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 così com’è, in modo da evitare speculazioni tramite modifiche improprie”?

Dopo le varie polemiche alla fine anche il Presidente Musumeci è uscito allo scoperto, con un comunicato tutt’altro che rassicurante, in cui annuncia di “volersela pensare” fino al 27 ottobre. Nel frattempo vorrebbe sentire il parere dei Sindaci siciliani su come eventualmente rifare tutti i piani paesaggistici siciliani (!). Insomma il rischio che alla fine sia tutto da rifare è molto concreto. Così facendo dovremmo attendere anni per poi avere, nella migliore delle ipotesi, un piano del tutto diverso da quello attuale. Nel frattempo il territorio resterà privo di alcuna salvaguardia ed il lungo lavoro che ha prodotto l’attuale piano paesaggistico verrà buttato a mare.

Insomma per favorire alcuni interessi particolari si rischia di far sparire d’un colpo l’unica speranza di salvezza di questo martoriato territorio. Non dobbiamo permetterlo! E’ tornato il momento di far sentire con decisione la nostra voce. La valle del Mela saprà nuovamente farsi valere.

[1] http://www.tempostretto.it/news/valle-del-mela-catalfamo-su-piano-paesaggistico-chiederemo-approvazione.html#dP3SHFc7JYX6uIFk.99

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispettare gli impegni per ridurre inquinamento nella valle del Mela: questo chiediamo al Sindaco di San Filippo dM

Nelle settimane scorse diverse associazioni della valle del Mela hanno chiesto al Sindaco di San Filippo del Mela un incontro per sollecitarlo al rispetto degli impegni presi in favore di una seria riduzione delle emissioni industriali e dei rischi sanitari nella valle del Mela.

Nello specifico ciò che si chiede al Sindaco è innanzitutto l’espressione delle cosiddette “prescrizioni sanitarie“, ovvero l’introduzione di limiti più restrittivi nelle autorizzazioni delle grosse industrie, Raffineria in primis.

Tali limiti sono necessari per tutelare la salute pubblica e rendere più vivibile il territorio, ponendo fine ai fetori velenosi e insopportabili, gli eccessi di patologie e malformazioni congenite, ecc…

Le prescrizioni sanitarie erano già state espresse dai Sindaci l’anno scorso, salvo poi essere accantonate nella Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, grazie ad un vero e proprio accordo-truffa con i vertici della Raffineria.

Successivamente, in occasione delle ultime elezioni amministrative, alcune associazioni hanno sottoposto ai candidati a Sindaco diversi quesiti, riguardanti anche l’opportunità di esprimere nuovamente le prescrizioni sanitarie.

Rispondendo ai quesiti l’attuale Sindaco di San Filippo del Mela aveva espresso l’intenzione di riadottare le prescrizioni sanitarie, avviando anche una proficua collaborazione con le associazioni.

Nel corso dell’ultimo anno sono stati acquisiti ulteriori dati ambientali e sanitari che rendono ancora più urgente l’adozione delle prescrizioni sanitarie. Ad esempio la valle del Mela si colloca al primo posto in Sicilia per il tasso di NMHC (idrocarburi non metanici) nell’aria ed al primo posto tra i SIN italiani per eccesso di nati malformati (+ 80%). Dati ancor più significativi se si considerano le evidenze scientifiche su una correlazione tra malformazioni e esposizione a NMHC emessi da petrolchimici.

Da qui l’esigenza di chiedere un incontro ufficiale al Sindaco per sollecitarlo ad adottare le prescrizioni sanitarie. Una richiesta analoga verrà inviata anche al Sindaco di Milazzo.

Le associazioni chiedono anche chiarimenti circa la posizione dell’amministrazione di San Filippo del Mela in merito al futuro della centrale A2A, in atto in fase di rinnovo dell’autorizzazione ministeriale, mentre è stato presentato alla Regione il progetto di un biodigestore.

Questo il testo della richiesta di incontro  inoltrata al Sindaco di San Filippo del Mela

Associazioni firmatarie:

ADASC, Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela, Comitato “No inceneritore del Mela”, ARCI – Comitato territoriale di Messina, Associazione TSC, Comitato Tutela Ambiente di Archi, Zero Waste Sicilia – Circolo di Milazzo (successivamente ha aderito all’iniziativa anche Italia Nostra – sez. di Milazzo).

Dal canto suo, il Sindaco di San Filippo del Mela ha organizzato un incontro per questo sabato 5 ottobre, ore 9, presso l’aula consiliare. Oltre alle associazioni è stata però invitata ad intervenire anche una moltitudine di politici e deputati. Il rischio che l’incontro si trasformi nella solita passerella “tutto fumo e niente arrosto” è quindi dietro l’angolo. Quel che è certo è che noi ci saremo per pretendere dal Sindaco risposte sulle nostre richieste concrete.

EMERGENZA inquinamento idrocarburi nella valle del Mela, dati Arpa confermano: per il 2°anno consecutivo maglia nera in Sicilia.

Da poche settimane è stata pubblicata la relazione annuale Arpa 2018, che fa il punto della situazione sui dati registrati dalle centraline Arpa della Sicilia. Nella valle del Mela le centraline Arpa sono solo due e tra l’altro funzionano solo parzialmente.

Ciò non ha impedito di registrare, per il secondo anno consecutivo, dati allarmanti riguardo agli NMHC (idrocarburi non metanici), sostanze emesse in modo caratteristico da raffinerie e petrolchimici.

Gia l’anno scorso la relazione annuale Arpa 2017 evidenziava un dato abnorme per gli idrocarburi non metanici: nella valle del Mela (in particolare nella centralina di C.da Gabbia) si registrava una concentrazione media annua di 218 μg/mc, la più elevata di tutta la Sicilia.

La relazione 2018 non solo conferma il triste primato della valle del Mela, ma riporta un valore ancora peggiore dello scorso anno, vale a dire una media annua di 236 μg/mc.

Le conseguenze purtroppo si sentono e si vedono. Infatti i cittadini della valle del Mela  sono spesso costretti a subire un fetore insopportabile che rende l’aria irrespirabile (e che l’Arpa stessa mette in relazione alle emissioni di idrocarburi). Ma non è solo un problema olfattivo. Nella valle del Mela si riscontrano anche vari eccessi di patologie, tra cui quel + 80% di malformazioni congenite che non trova eguali in nessun’altro sito inquinato d’Italia. Le cause di tali eccessi non sono così misteriose: vari studi scientifici mettono in relazione le malformazioni congenite con le emissioni di raffinerie o petrolchimici, in particolare proprio con quelle di idrocarburi non metanici.

Ma dalla relazione annuale Arpa si evince anche un altro dato significativo, che sembra indicare come le istituzioni abbiano intenzione di “risolvere” il problema: se nel 2017 il monitoraggio degli NMHC a C.da Gabbia ha funzionato “solo” per il 65% del tempo, nel 2018 tale percentuale è scesa al 30%. Facile quindi prevedere quale sarà la percentuale di funzionamento nel 2019, ovvero zero. Così facendo gli NMHC non potranno più essere rilevati nella centraline di C.da Gabbia, come del resto non erano mai stati rilevati prima del 2017. In altre parole, se una centralina registra dati allarmanti, per le istituzioni basta eliminare il monitoraggio di quei dati.

Una “soluzione” che è già realtà per altri inquinanti, come ad esempio i livelli di ozono. Concentrazioni elevate di NMHC spesso si accompagnano ad elevate concentrazioni di ozono, anch’esse di comprovata pericolosità per la salute, specie respiratoria.  Guarda caso, il monitoraggio dell’ozono a C.da Gabbia non è attivo.

Così però si risolve solo il problema dei politicanti, non certo quello dei cittadini, che non ne possono più di avvelenarsi senza che venga imposto alcun limite a questo tipo di emissioni.

L’unico modo per risolvere davvero il problema sarebbe proprio quello di porre finalmente dei limiti a questo tipo di emissioni, agendo alla loro fonte.
Per far questo spetta innanzitutto ai Sindaci di San Filippo del Mela e Milazzo dettare le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica nel riesame dell’Autorizzazione (AIA)  della Raffineria di Milazzo attualmente in corso. Si tratterebbe in pratica di ridare validità alle prescrizioni sanitarie già individuate l’anno scorso, prima di essere vergognosamente ritirate.

Tali prescrizioni includono anche il limite di 5 UO (unità odorimetriche) per i nasi elettronici già installati sul perimetro della Raffineria di Milazzo. Così facendo si eliminerebbero in un sol colpo sia il fetore, sia i rischi sanitari legati a quelle sostanze (NMHC innanzitutto) che di quel fetore sono responsabili.

 

VITTORIA! Rimosso il Soprintendente che voleva annullare il parere negativo sull’inceneritore

Orazio Micali non è più Soprintendente di Messina. Ricopriva la carica dal maggio 2016. Tre anni segnati da atti controversi e senza precedenti, riguardanti soprattutto (ma non solo) il progetto dell’inceneritore del Mela proposto da A2A.

Un progetto che già nel novembre 2015 aveva incassato il parere negativo della Soprintendenza. Ma con l’insediamento di Micali la posizione della Soprintendenza venne ribaltata. In una nota ufficiale del gennaio 2017 Micali criticò apertamente lo stop che il suo predecessore aveva espresso sull’inceneritore, chiedendo alla Regione di aprire una procedura di annullamento di tale parere. Fortunatamente la Regione non prese in considerazione la richiesta.

micali meglio
Orazio Micali

Ma la vicenda si fece ancora più surreale con la nota del gennaio 2018, in cui Micali se la prendeva stavolta con il parere negativo del MiBACT (Ministero dei Beni Culturali), chiedendo addirittura al Ministero dell’Ambiente di non tenerne conto. Il parere negativo del MiBACT rappresentava infatti l’unico ostacolo che si frapponeva all’autorizzazione finale dell’inceneritore (autorizzazione che come sappiamo alla fine è stata negata).

Tutto questo dopo che il MiBACT per ben due volte aveva invano atteso un nuovo parere da Micali. Un parere che – secondo legge – non avrebbe che potuto essere negativo. Infatti il Piano Paesaggistico vieta espressamente qualsivoglia impianto di trattamento di rifiuti nell’area ove A2A vuole far sorgere l’inceneritore. La cosa più ovvia era quindi che il Soprintendente confermasse il parere negativo, ma non lo fece (ricorderete a tal riguardo la protesta di centinaia di cittadini della valle del Mela nei pressi della Soprintendenza il 13 dicembre 2017).

In varie occasioni abbiamo segnalato questi ed altri atteggiamenti alquanto controversi.

oggimilazzo fb
La manifestazione del 13 dicembre 2017 nei pressi della Soprintendenza

Adesso non possiamo che salutare con soddisfazione lo spostamento di Micali ad altro incarico (direzione del Museo di Messina), soprattutto considerando chi prenderà il posto di Soprintendente: l’arch. Mirella Vinci, ovvero la “responsabile del procedimento” nel primo parere negativo sull’inceneritore, quello contro cui si era scagliato Micali.

mirella vinci rit
Mirella Vinci

Una bella rivincita insomma. Facciamo i nostri migliori auguri alla nuova Soprintendente, confidando nel fatto che adesso la Soprintendenza riprenda a tutelare al meglio il territorio ed il paesaggio. E che magari possa contribuire ad affrontare la vera emergenza: salvare il Piano Paesaggistico.

E’ infatti necessario che la Regione proceda in tempi brevi a riapprovare il Piano Paesaggistico dell’ambito 9, convalidando il precedente decreto di adozione del 2009, che a suo tempo non venne firmato dall’Assessore. Un vizio che, se non sanato entro meno di 4 mesi, porterebbe all’annullamento totale del piano paesaggistico, come disposto da 4 sentenze del TAR Catania del 30 aprile 2019.

Emergenza malformazioni a Milazzo: la più grave di tutta Italia. Cause e soluzioni

Esattamente un anno fa abbiamo lanciato per la prima volta un allarme sulle malformazioni congenite nella valle del Mela [1]. Infatti l’anno scorso è stato pubblicato l’ultimo studio del DASOE (Dipartimento epidemiologico della Regione Siciliana), che riscontrava tra i neonati della valle del Mela un eccesso di malformazioni del 30% rispetto alla media regionale.

Adesso i risultati dell’ ultimo rapporto “Sentieri [2] condotto dall’Istituto Superiore di Sanità rivedono al rialzo questo dato allarmante,  andando oltre ogni più fosca previsione: addirittura + 80% rispetto ai casi attesi [3].

Un eccesso particolarmente grave, che non ha eguali in nessun’altra parte d’Italia e che fa diventare Milazzo e dintorni la prima emergenza nazionale per malformazioni congenite.

Come già evidenziato dal DASOE, gli eccessi di malformazioni congenite rappresentano  un segnale di allarme sanitario per le aree a rischio ambientale. Ma quali sono nello specifico le possibile cause?

Già nel 2010 un supplemento del progetto Sentieri evidenziava, sulla base di una revisione della letteratura scientifica, una probabile associazione delle malformazioni congenite con la presenza di raffinerie e/o impianti petrolchimici [4]. Tra gli altri fattori di rischio esaminati, emergeva una probabile correlazione anche con discariche, fumo passivo e alcol. Tuttavia nell’area studiata non ci sono discariche, nè vi è evidenza di una maggiore esposizione delle madri al fumo passivo o all’alcol rispetto al resto della regione. Pertanto la presenza della raffineria rimane l’ipotesi più probabile in grado di spiegare l’abnorme eccesso di malformazioni congenite a Milazzo e dintorni.

Più di recente uno studio della Regione Puglia [5] non solo ha confermato l’ipotesi della correlazione tra raffinerie/petrolchimici e malformazioni congenite, ma ha anche individuato le specifiche emissioni dei petrolchimici che potrebbero essere responsabili di tale correlazione.

Infatti lo studio della Regione Puglia ha indagato gli effetti sulla popolazione della esposizione alle emissioni più caratteristiche di raffinerie e petrolchimici: le emissioni di  COV (composti organici volatili), che includono gli NMHC (idrocarburi non metanici).

I risultati sono lampanti: maggiori sono i livelli di esposizione ai COV, maggiore è il tasso di malformazioni congenite. Più chiaro di così!

Guarda caso l’ultima relazione annuale di Arpa Sicilia ha riscontrato nella valle del Mela la concentrazione media annua di NMHC più elevata di tutta la Sicilia [6]. Non è stato effettuato un raffronto con altre regioni, ma chissà che l’abnorme dato registrato (media annua di 220 µg/m3) non sia anche il più alto d’Italia.

Facile quindi capire quali possano essere le più immediate soluzioni per far fronte all’emergenza sanitaria: introdurre limiti (attualmente inesistenti) alle emissioni di COV e/o NMHC dell’intero complesso della Raffineria. E’ molto probabile che ciò avrebbe il duplice effetto di ridurre sensibilmente sia il rischio sanitario che l’insopportabile puzza asfissiante che spesso ammorba il territorio, anch’essa connessa, come più volte evidenziato da Arpa, agli NMHC.

L’anno scorso limiti simili erano stati previsti nelle prescrizioni sanitarie espresse dal Commissario straordinario di San Filippo del Mela (all’epoca facente funzione di Sindaco), nell’ambito della procedura di riesame dell’AIA (Autorizzazione Integrata ambientale) della Raffineria di Milazzo.

In particolare erano stati individuati limiti ragionevoli per le emissioni odorigene della Raffineria, che in pratica avrebbero obbligato la RAM a controllare e ridurre drasticamente le emissioni fuggitive di COV e NMHC.

Tuttavia nella Conferenza dei servizi finale del 28 marzo 2018 si decise inspiegabilmente di non tener conto di tali prescrizioni, con la scusa di un accordo-truffa tra la RAM e gli enti locali. Tale decisione fu palesemente illegittima, in quanto le prescrizioni sanitarie dei Sindaci nelle procedure AIA sono obbligatorie per legge.

In virtù di tale illegittimità, l’attuale Ministro dell’Ambiente Sergio Costa potrebbe ancora annullare la decisione della Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018 e riconvocarla al fine di correggere/convalidare (ai sensi dell’art. 21-nonies, comma 2, della L.241/1990) la vigente Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo.

Questo è quanto gli abbiamo chiesto nella lettera aperta consegnatagli in occasione della sua recente visita a Milazzo [7].

Verrebbero così introdotti i limiti già individuati per le emissioni odorigene della RAM (e quindi, di conseguenza, per le emissioni di NMHC).

Ovviamente anche i Sindaci di San Filippo del Mela e Milazzo, in qualità di massime autorità sanitarie locali competenti sui territori in cui è collocata la Raffineria, si devono assumere le loro responsabilità.  Infatti, quand’anche il Ministro non dovesse annullare la Conferenza del 28 marzo, essi hanno comunque l’obbligo di esprimere prescrizioni sanitarie nell’ambito del nuovo riesame dell’AIA della Raffineria recentemente avviato.

Note:

[1] Si veda anche il seguente post su facebook: http://www.facebook.com/delMela/posts/2130476046981054

[2] Il V rapporto SENTIERI è pubblicato al seguente link: http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2019-43-2_3-Suppl1

[3]      I dati sulle malformazioni congenite a Milazzo sono riportati nella Tabella MIL_10 a pag. 210, come chiarito a pag. 153.

[4] Vedi “SENTIERI: valutazione della evidenza epidemiologica”, pubblicato in Epidemiologia e prevenzione · Settembre 2010, tab. 5 a pag. 22-23. Consultabile al seguente link: https://www.researchgate.net/publication/295816494_SENTIERI_Project_Mortality_study_of_residents_in_Italian_polluted_sites_Evaluation_of_the_epidemiological_evidence

[5]  Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali sulla mortalità e morbosità della popolazione residente a Brindisi e nei comuni limitrofi, maggio 2017, consultabile anche al seguente link: http://bal.lazio.it/wp-content/uploads/2017/08/Rapporto-Studio-Coorte-Brindisi-040717.pdf

[6] https://cittadinicontroinceneritore.org/2018/08/02/allarme-inquinamento-idrocarburi-valle-del-mela-la-peggiore-di-tutta-la-sicilia-maglia-nera-anche-per-so2-e-ozono/

[7] https://cittadinicontroinceneritore.org/2019/04/24/il-ministro-costa-favorevole-a-tagliare-linquinamento-della-ram-gli-abbiamo-spiegato-come-consegnandogli-una-lettera/

E’ ufficiale: in italia la differenziata è un bluff, grazie agli inceneritori. L’ipocrita reazione della Lega

Capita spesso di sentire, tra i ferventi sostenitori degli inceneritori (o termovalorizzatori o cmq bruciatori di rifiuti), il seguente ritornello: “non tutto può essere riciclato, servono altri inceneritori per smaltire ciò che non è riciclabile”. 

Come se negli inceneritori venissero bruciati solo rifiuti non riciclabili: nulla di più lontano dal vero! E’ di questi giorni la notizia che nella civilissima Modena, dove la raccolta differenziata viene fatta sul serio e raggiunge percentuali elevate, solo il 6% della plastica diligentemente raccolta e differenziata dai cittadini viene riciclata.

E sapete perchè? Perchè a Modena c’è un bell’inceneritore, che per funzionare ha un continuo bisogno di rifiuti, tanti rifiuti. E non importa quindi se a Modena e dintorni la differenziata si fa e anche bene: i rifiuti devono comunque essere bruciati nell’inceneritore, che ha bisogno del suo ritorno economico.

Così, nella civilissima Modena, addirittura il 94% della plastica che è stata diligentemente raccolta e differenziata dai cittadini viene bruciata nell’inceneritore. Un’autentica beffa per quei cittadini che impegnandosi nella differenziata pensavano magari di contribuire a proteggere l’ambiente e la propria salute.

Paradossale (per non dire ipocrita) la reazione della Lega Nord, il cui leader, Matteo Salvini, vorrebbe addirittura un inceneritore in ogni provincia, superando in questo l’altro  Matteo (Renzi), anch’esso storico leader inceneritorista.

Ecco infatti qual è stata al riguardo la dichiarazione di Stefano Bargi, consigliere regionale della Lega Nord, riportata sul quotidiano LaPressa: ”Il 94% della plastica raccolta dai modenesi con la differenziata finisce negli inceneritori, mentre soltanto il 6% viene riciclato. E questo mentre la legge prevede un obiettivo di riciclo al 70%. I dati sono quelli raccolti dal Comitato Modena Salute e Ambiente e, su questi, abbiamo depositato in Regione una interrogazione, per fare chiarezza sulla situazione che, se confermata, suonerebbe come una presa in giro per i modenesi virtuosi che si impegnano nella differenziata”.

Bravo Stefano Bargi, ottima interrogazione. Peccato che dovresti piuttosto rivolgerla ai leader del tuo partito, che vorrebbero bruciare ogni cosa in un centinaio di inceneritori disseminati in tutta italia.

Modena è solo uno dei casi emblematici di una realtà che riguarda buona parte d’Italia. Infatti, mentre in Sicilia la raccolta differenziata è ancora troppo bassa, al centro-nord la differenziata ha raggiunto livelli medio-elevati, ma spesso inutilmente, perchè buona parte dei rifiuti già differenziati, anzichè essere riciclati (come sarebbe ovvio), vengono bruciati negli inceneritori al pari dei rifiuti indifferenziati.

Questo succede nelle realtà del centro-nord “ricche” di inceneritori (che poi sono anche le più inquinate, vedi il caso Brescia), non certo in quelle realtà virtuose, come Treviso, dove hanno detto NO agli inceneritori e SI ad un’economia circolare evoluta.

Grazie ad impianti d’avanguardia a livello mondiale, a Treviso si recupera e ricicla materia persino dai pannolini usati.

Se tutta italia seguisse il “modello Treviso”, basterebbero al massimo 2 o 3 inceneritori in turro il paese, mentre oggi ce ne sono 41.

Gli inceneritori non bruciano solo rifiuti e salute, ma anche benessere economico e posti di lavoro. Infatti l’economia circolare, basata sul riciclaggio dei rifiuti, sarebbe un autentico toccasana per l’occupazione e la ripresa economica.

Per far decollare finalmente l’economica circolare e dare un senso alla raccolta differenziata, è necessario legiferare affinchè vengano commercializzati solo prodotti riciclabili e/o compostabili, realizzati a loro volta, ove possibile, con materiali riciclati.

Ma è anche necessario finirla una volta per tutte con l’ossessione degli inceneritori e spingere invece per la realizzazione di impianti di compostaggio e di riciclaggio.

Incredibile richiesta della Raffineria al Ministero: omettere di applicare il Piano Aria anti-inquinamento

L’estate scorsa la Regione ha approvato il Piano di qualità dell’aria che dispone, entro il 2027, una notevole riduzione dei macroinquinanti emessi dai principali impianti industriali della Sicilia.

Nel gennaio scorso la Regione ha comunicato al Ministero dell’Ambiente l’avvenuta approvazione del Piano in questione.  In considerazione di ciò l’Ufficio di gabinetto del Ministro Costa ha sollecitato il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della Raffineria di Milazzo. Pertanto la Direzione Valutazioni Ambientali del Ministero si è vista costretta, nel mese di febbraio, a disporre il riesame delle AIA non solo della RAM, ma di tutte le raffinerie siciliane, al fine di recepire le disposizioni del Piano aria.

Entro il 30 aprile la Raffineria avrebbe dovuto produrre tutta la documentazione inerente la procedura di riesame. Invece, inaspettatamente, non solo non ha prodotto  buona parte di tale documentazione, ma ha anche chiesto al Ministero di omettere l’applicazione del Piano aria.

A supporto della propria richiesta la Raffineria ha prodotto il suo ricorso contro il Piano di qualità dell’aria. Come se presentare ricorso, senza alcun pronunciamento dei giudici,  già da solo potesse bastare ad invalidare il Piano. Ad oggi il ricorso infatti non è stato nè discusso nè tanto meno è stato emesso alcun giudizio su di esso. Il Piano di qualità dell’aria è quindi perfettamente vigente.

Ricordiamo che il recepimento nelle AIA dei Piani di qualità dell’aria non è una facoltà, ma un obbligo di legge ai sensi dell’art. 29-septies del Codice ambientale.

Sembra quindi incredibile che, pur di evitare di ridurre l’inquinamento, la Raffineria di Milazzo inviti spudoratamente il Ministero a violare la legge, peraltro con un atto pubblico da pochi giorni pubblicato sul portale del Ministero.

In effetti sembra incredibile, ma non lo è, visto che già 2 anni fa il Ministero dell’ambiente ha disapplicato le prescrizioni del Piano regionale dei rifiuti in riferimento alla procedura riguardante l’inceneritore del Mela, nonostante la diffida a suo tempo da noi inviata in tal senso [1].

Di certo una simile omissione oggi sarebbe ancora più grave, visto che stavolta il riesame dell’AIA è stato disposto proprio con il preciso scopo di recepire il Piano dell’Aria che la RAM non vorrebbe venisse applicato.

Auspichiamo sulla vicenda un sollecito intervento del Ministro Costa, non solo affinchè l’incredibile richiesta della RAM cada nel voto (come sarebbe ovvio in un paese normale), ma anche affinchè la Raffineria venga costretta in tempi brevissimi a produrre la documentazione mancante.

Su quest’ultimo aspetto sono comprensibili i motivi che potrebbero aver spinto la Raffineria a non produrre alcuni documenti e a porre la segretezza industriale su altri. E’ infatti pendente al TAR Catania un ricorso, presentato da diversi comuni con l’intervento di varie associazioni, contro gli aspetti illegittimi della attuale AIA della Raffineria. Nel ricorso, oltre all’illegittimo “ritiro” delle “prescrizioni sanitarie” da parte dei comuni di Milazzo e San Filippo del Mela, si contesta anche il fatto che per diversi inquinanti molti limiti sarebbero “spariti“. Proprio su quest’ultimo aspetto prettamente matematico i giudici del TAR hanno invocato l’ausilio di una consulenza tecnica.

Tra i documenti che la RAM avrebbe dovuto produrre in occasione dell’odierno riesame c’era anche quello riguardante le emissioni ed i limiti attualmente vigenti. La produzione di tale documento avrebbe reso evidente a tutti (per stessa ammissione di un documento della RAM) che su alcuni camini diversi limiti mancano del tutto o sono meno restrittivi rispetto alla precedente autorizzazione. Ciò avrebbe reso superflua la consulenza tecnica e avviato il ricorso in decisione immediata.

Note:

[1] Per fortuna in seguito l’inceneritore è stato bocciato per il diniego del Ministero dei Beni Culturali e la decisione del Consiglio dei Ministri del 4 ottobre 2018.

Il Piano Paesaggistico non è “trattabile”: la nostra risposta all’On. De Domenico

La reazione piccata dell’On. De Domenico a seguito del nostro intervento in difesa del Piano Paesaggistico non cambia di una virgola la sostanza della questione: nostro obiettivo imprescindibile rimane la celere convalida/ratifica dello stesso Piano già vigente.

Ricordiamo che, per effetto di una recente sentenza del TAR, alla Regione rimangono poco più di 150 giorniper effettuare tale convalida, pena il definitivo annullamento del Piano paesaggistico della provincia di Messina.

Non è quindi possibile “giocare col fuoco”: ad essere a rischio sono le tutele faticosamente conquistate dopo un travagliato iter durato quasi 15 anni e che, come primo effetto tangibile, hanno determinato la bocciatura del mega-inceneritore del Mela.

L’interrogazione dell’On. De Domenico e degli altri deputati PD sull’argomento sarebbe andata nella direzione giusta se non fosse stato per alcune malcelate critiche al Piano Paesaggistico, come ad esempio il riferimento a presunti “inutili vincoli burocratici”. Un ritornello ribadito anche nella recente reazionedell’Onorevole, che continua a parlare, stando a quanto riportato dagli organi di stampa, di “vincoli incoerenti con l’obbiettivo”.

Da un lato l’Onorevole ci accusa di aver travisato la sua posizione, dall’altro però non chiarisce quali sarebbero di preciso gli inutili vincoli a cui si riferisce (e a chi sarebbero scomodi).

Al di là di tali equivoche espressioni, l’errore di fondo dell’interrogazione dei deputati PD consiste nel fatto di prendere in considerazione (se non auspicare) la possibilità che il Presidente Musumeci, nel ri-adottare le misure di salvaguardia, possa discostarsi dal Piano già vigente.

Ciò rappresenta una contraddizione in termini, in quanto una eventuale modifica del Piano Paesaggistico implicherebbe l’obbligo di ricominciare da zero l’iter previsto dalla legge per l’approvazione di un nuovo piano (ricognizione del territorio, concertazione istituzionale, partecipazione del pubblico, ecc…), che non si può fare certo in 150 giorni, ma richiederebbe anni, se non decenni.

Pertanto l’unico modo per non lasciare il territorio scoperto dalle imprescindibili tutele del Piano Paesaggistico è quello di procedere alla celere convalida/ratifica del Piano già vigente non certo quello di sostituirlo con un nuovo piano.

Questa è la richiesta da avanzare al Presidente Musumeci e reputiamo positivo il dibattito politico che si è aperto sulla questione. Attendiamo adesso una risposta ufficiale del Presidente.