Incendi di rifiuti: mafia e camorra vogliono gli inceneritori

Secondo gli inquirenti c’è un’unica regia dietro agli incendi dei siti di stoccaggio di rifiuti, che da diversi mesi rendono l’aria irrespirabile in diverse parti d’Italia, come la provincia di Caserta. E soprattutto c’è un’unica strategia: quella di “far saltare la catena del riciclo e dello smaltimento dei rifiuti per far fiorire, probabilmente, nuovi impianti” [1]. Già, nuovi impianti, ma che tipo di nuovi impianti? Di sicuro non impianti di riciclaggio, bensì i loro diretti “concorrenti”, ovvero gli INCENERITORI.

Un disegno criminale a cui fanno da sponda alcuni giornali, che ultimamente hanno avanzato la tesi assurda secondo cui gli incendi sarebbero dovuti alla carenza di inceneritori.

Una tesi ridicola anche perchè la Lombardia, anch’essa martoriata dagli incendi di rifiuti nelle ultime settimane, è la regione con la più elevata concentrazione di inceneritori d’europa.

Del resto la voglia di buttarsi nell’affare degli inceneritori è cosa nota da quasi 15 anni. Nel 2002 Cuffaro decise la realizzazione di 4 inceneritori in Sicilia, per una spesa complessiva di circa 6 miliardi di euro.

Come si seppe successivamente, tutto (persino la localizzazione degli inceneritori) era stato pianificato per tempo assieme alle cosche mafiose, che poi ovviamente si aggiudicarono appalti e subappalti [2], [3], [4].

Per fortuna dopo qualche tempo la Corte di Giustizia europea annullò le gare di appalto degli inceneritori di Cuffaro, il quale peraltro si dimise per essere stato condannato per aver favorito Cosa Nostra.

Adesso mafia e camorra rivogliono gli inceneritori. Per contrastare il fenomeno degli incendi il Ministro Costa ha annunciato la mobilitazione anche dell’esercito se necessario, per presidiare i siti di stoccaggio dei rifiuti.

Note:

[1] https://www.ilmattino.it/caserta/a_fuoco_impianto_rifiuti_di_s_maria_e_il_quarto_caso_da_luglio-4078975.html?fbclid=IwAR0Qqhu08Q3FrjxBdjDp1OHkpJ6heS2wGRHQN_hRLakDQ16av-jNsgSTpu0
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[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/termovalorizzatori-in-sicilia-lultima-affare-di-cosa-nostra-una-torta-da-sei-miliardi-di-denaro-pubblico/

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[4] http://www.terranauta.it/a2183/rifiuti_e_riciclo/sicilia_i_tentacoli_della_mafia_sugli_inceneritori.html?fbclid=IwAR2GG1Y9M0-giD3WfweUnbqgvE_EdHkrHWUjIok3Bdlz8W0GFCwwzi0QOQA
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L’europa “boccia” gli inceneritori: verso uno stop ai finanziamenti. Ma in Italia continuano.

Brutte notizie per la lobby internazionale degli inceneritori. La Commissione europea ha proposto un nuovo regolamento per i Fondi europei di sviluppo, che  esclude gli inceneritori dai finanziamenti. I fondi verranno invece indirizzati verso scelte di gerarchia dei rifiuti più elevate: prevenzione, riutilizzo e riciclaggio. Giovedì 25 Ottobre la proposta ha già ottenuto il parere favorevole della Commissione Ambiente del Parlamento europeo.  Si aspetta adesso il parere della Commissione per lo sviluppo regionale, previsto per il 21 novembre [1].

Si tratterebbe di un duro colpo per gli inceneritori europei, che finora hanno beneficiato, specie in alcuni paesi, di lauti finanziamenti pubblici. E’ noto che la  sopravvivenza e redditività degli inceneritori dipende proprio da finanziamenti pubblici, essendo di per sè antieconomici e quindi incapaci di mantenersi in un libero mercato.

Se la proposta della Commissione europea verrà approvata, l’Italia resterà forse l’unico paese europeo dove i soldi dei cittadini vengono regalati agli inceneritori, spacciandoli per incentivi alle “energie rinnovabili”.

Una sorta di “truffa legalizzata” a cui diede il via il Mise con il DM 6 luglio 2012, quando era in carica il Governo Monti: il decreto (vedi art. 8, comma 4, e art. 18) assimila infatti i rifiuti urbani, speciali ed il CSS alle biomasse, come se fossero costituiti per il 51% da rifiuti biodegradabili. Così facendo gli incentivi destinati alle energie rinnovabili vengono dirottati sugli inceneritori. Gli incentivi vengono estesi anche all’incenerimento degli pneumatici, “per i quali si assume una percentuale forfettaria di biodegradabilità pari al 35%”: in altre parole persino bruciare i copertoni viene incentivato come se fosse “energia rinnovabile”.

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Passera

A capo del Mise si trovava all’epoca l’ex Ministro Corrado Passera con il Sottosegretario De Vincenti, poi in seguito diventato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Renzi e Ministro per il mezzogiorno nel Governo Gentiloni. De Vincenti è stato coinvolto assieme a Lo Presti, attuale Direttore delle valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente, nello scandalo delle intercettazioni sulla Centrale a carbone di Vado Ligure, accusata dalla magistratura della morte di centinaia di persone per inquinamento [2].

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De Vincenti

In particolare sia Lo Presti che De Vincenti si sarebbero prodigati per rendere vano il provvedimento di sequestro della magistratura: De Vincenti (all’epoca dei fatti Viceministro dello sviluppo economico) suggerendo all’azienda un’escamotage per aggirare le prescrizioni, Lo Presti preparando una legge con il medesimo fine.

Gli incentivi agli inceneritori previsti nel DM 6/7/2012 sono stati poi riconfermati nel “Decreto rinnovabili” del 23/6/2016, in particolare con il solito comma 4 dell’art. 8 (Errare humanum est, perseverare autem diabolicum). In questo caso in carica era il Governo Renzi ed i firmatari del Decreto sono stati Carlo Calenda (ex Ministro S.E.), il disastroso ex Ministro dell’Ambiente Galletti e l’attuale segretario del PD Maurizio martinaMartina, all’epoca Ministro delle politiche agricole.

Questi incentivi sono molto probabilmente alla base del progetto dell’inceneritore del Mela, così come degli altri progetti di inceneritori spuntati in questi ultimi anni  in tutta Italia. Infatti le aziende come A2A perseguono, com’è ovvio, i propri profitti: se questi si possono fare meglio con gli inceneritori, grazie agli incentivi statali, allora le aziende sono incentivate a buttarsi in questo business.

Recentemente l’attuale governo ha bocciato il progetto dell’inceneritore, ma ciò non risolve del tutto il pericolo per la valle del Mela: finchè gli incentivi agli inceneritori resteranno in vigore A2A molto probabilmente continuerà ad insistere con questo o altri progetti scellerati.

Note:

[1] https://zerowasteeurope.eu/2018/10/envi-committee-cut-incineration-funding/

[2] https://www.iltempo.it/politica/2015/07/16/news/suggeri-come-aggirare-leggi-bufera-sul-sottosegretario-982478/

La farsa dello studio sanitario finanziato dalla Raffineria: risultati già decisi a tavolino?

Era il mese di Marzo 2018. In ballo c’era il rinnovo dell’autorizzazione alla Raffineria. E soprattutto i limiti che quest’ultima avrebbe dovuto rispettare nei prossimi 12 anni.  Il Commissario di San Filippo del Mela e il Sindaco di Milazzo, in qualità di massime autorità sanitarie locali, avevano già emesso le famose “prescrizioni sanitarie“, volte ad una significativa riduzione dell’inquinamento. Nuovi limiti imposti dai risultati di svariati studi epidemiologici, anche recenti, che hanno riscontrato la presenza di numerosi problemi sanitari nella zona, potenzialmente riconducibili all’inquinamento industriale.

Tutto era pronto: mancava solo l’approvazione finale. La Raffineria, spalleggiata da certi sindacalisti fidati, cercò di correre ai ripari convincendo il Sindaco Formica a firmare un “accordo“. All’ultimo minuto, con la complicità di funzionari del Ministero dell’Ambiente, anche il Commissario Biancuzzo si lasciò trascinare. Cosa prevedeva l’accordo? La rinuncia alle prescrizioni sanitarie, in cambio di 2 centraline e di un nuovo studio sanitario finanziato dalla RAM.

Il risultato tangibile è che la gente continua a morire di puzza e non solo di puzza. Oggi il sindacalista Pino Foti difende quell’accordo. E lo fa in modo surreale e a tratti farneticante. Eppure da quello che dice, tra le righe, si possono dedurre alcune sconcertanti verità.

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Pino Foti

Secondo Pino Foti quelle prescrizioni sanitarie avrebbero messo la Raffineria “fuori mercato”. Alibi tutto da dimostrare, visto che i limiti imposti in quelle prescrizioni sono tutt’altro che impossibili da rispettare: basterebbe implementare l’impianto con specifiche tecniche oggi disponibili; utilizzare solo combustibili gassosi, anzichè oleosi; sigillare meglio i serbatoi e riparare gli sfiati delle “emissioni fuggitive” di idrocarburi, responsabili – con ogni probabilità – dei miasmi pestilenziali che frequentemente inondano il territorio.

In ogni caso è troppo comodo dire “non possiamo ridurre le emissioni se no andiamo fuori mercato”. E noi dovremmo continuare a rischiare la nostra vita per mantenere alti i vostri profitti??

Comunque torniamo alle dichiarazioni di Pino Foti, riportate da OggiMilazzo:  come dicevamo, secondo Foti le prescrizioni sanitarie avrebbero messo “l’impianto fuori mercato“. Ma è l’affermazione subito successiva ad essere molto interessante: “Esse non sono state affatto “mandate a monte”, e come tutti sanno entreranno o meno in vigore sulla base dei risultati degli studi che saranno effettuati”.

A onor del vero nell’accordo non c’è scritto proprio così. Però, volendo seguire Pino Foti nel suo ragionamento, che significato ha quello che dice?

Poniamo per un attimo che le prescrizioni sanitarie possano davvero mettere la RAM fuori mercato: cosa cambierebbe aspettare questi nuovi “studi”? Nel caso in cui le criticità sanitarie venissero confermate, il “problema” si ripresenterebbe tale e quale: stando a quanto afferma Pino Foti, le prescrizioni entrerebbero comunque in vigore. Quindi, secondo lui, le prescrizioni sanitarie sarebbero temibili adesso e non lo sarebbero più dopo gli “studi”? Che senso ha?

Il ragionamento di Foti si può spiegare solo in questi termini: o è consapevole di mentire quando afferma che le prescrizioni sanitarie mettono l’impianto fuori mercato, oppure sa che i risultati degli “studi” sono “già scritti” e che dovranno essere tali da evitare le prescrizioni.

Noi ci auguriamo che in Italia, tutto sommato, ogni tanto valga lo stato di diritto. Quelle prescrizioni non potevano essere revocate: la legge prevede infatti che un provvedimento possa essere revocato solo in determinati casi e a determinate condizioni, che non sussistono per le prescrizioni sanitarie. Anche l’ex Commissario Biancuzzo e l’ex Sindaco Metropolitano di Messina se ne erano accorti e, già a partire da Aprile, avevano chiesto al Ministero dell’Ambiente di sanare la procedura. Ma il Direttore Lo Presti e l’ex Ministro Galletti hanno preferito emanare un’autorizzazione illegittima. Adesso il TAR Catania dovrà pronunciarsi su un apposito ricorso, da noi fortemente auspicato, presentato da vari comuni della valle del Mela. La decisione è stata fissata per il 28 febbraio 2019. Ci auguriamo che il TAR ripristini le prescrizioni sanitarie illegittimamente revocate.

Quanto al fantomatico studio finanziato dalla Raffineria, oltre ad essere inutile e pretestuoso, che autorevolezza potrà mai avere rispetto agli studi epidemiologici dell’Istituto superiore di Sanità, dell’Assessorato regionale alla salute e del mondo accademico, che hanno già riscontrato, anche di recente, incrementi preoccupanti di malformazioni congenite, mortalità perinatale e di varie patologie correlabili all’inquinamento industriale?

 

Quei falsi paladini del lavoro che tanto male fanno all’ambiente, alla salute e al lavoro stesso

Dopo la bocciatura del mega-inceneritore del Mela in Consiglio dei Ministri, il sindacalista milazzese Pino Foti (Filctem CGIL) continua a rimanergli fedele, definendo l’inceneritore come “l’unica prospettiva occupazionale”. Una affermazione non solo irragionevole, ma anche ridicola, visto che gli inceneritori danno lavoro a poche decine di persone. Se è questa la prospettiva occupazionale a cui mira il sindacalista Pino Foti, viene da chiedersi se davvero difenda il lavoro o non piuttosto gli interessi aziendali.

pino foti poiù
Da sempre paladino dell’inceneritore: il sindacalista Pino Foti 

Si è accorto Pino Foti che nel comprensorio vivono più di cento mila persone? Una fabbrica di veleni capace di dare lavoro si e no a 50 persone sarebbe l’unica prospettiva occupazionale? E tutti gli altri che fanno? Va bene che l’inceneritore ne farebbe fuori un bel po’, ma pensare di poter ridurre la popolazione a poche decine di persone in un breve lasso di tempo ci pare francamente esagerato anche per un mega-inceneritore come quello di A2A.

Anche sulla Raffineria il ruolo giocato da certi sindacati è stato dannoso non solo per l’ambiente e la salute di tutti i cittadini del comprensorio, ma anche per gli interessi dei lavoratori stessi.

A Marzo infatti certi sindacati hanno caldeggiato l’accordo tra la Raffineria ed il Sindaco Formica, che ha consentito di mandare a monte le “prescrizioni sanitarie“. Prescrizioni che non solo avrebbero posto fine all’insopportabile fenomeno delle “puzze” ed  avrebbero garantito una riduzione delle emissioni e dei rischi per la salute di cittadini e lavoratori, ma avrebbero anche implicato notevoli investimenti per adeguare gli impianti e quindi nuovi posti di lavoro.

Che l’azienda non accettasse di buon grado questa prospettiva è comprensibile. Meno comprensibile è che non sia piaciuta neanche a certi sindacati. Di chi fanno gli interessi, dei lavoratori o piuttosto dell’azienda?

Per giunta adesso Pino Foti rivendica quell’accordo, affermando che il sindacato avrebbe costretto “la RAM a tirare fuori i soldi per quelle centraline capaci di informare in tempo reale la gente”.

Il Sindacato in realtà non ha costretto nessuno: la RAM ha proposto di acquistare due centraline in cambio del ritiro delle prescrizioni sanitarie, in quanto due centraline evidentemente costano molto meno degli adeguamenti che sarebbero necessari per ridurre le emissioni. Peraltro ad oggi delle centraline promesse nell’accordo non c’è neanche l’ombra ed in ogni caso non ce ne faremmo nulla, perchè il controllato non può  fare anche il controlloreLa RAM pensi piuttosto ad investire per ridurre le emissioni, visto che la gente continua a morire di puzza (e non solo), mentre è sorto l’allarme delle malformazioni congenite in aumento.

La strategia (se di strategia si può parlare) di questi penosi sindacalisti locali sta mostrando tutto il suo fallimento. Il fallimento di chi, invece di rivendicare progetti e investimenti proficui per il territorio, si è asservito ai dettami delle grosse industrie puntando tutto sul mega-inceneritore, uno scellerato progetto odiato dai cittadini della valle del Mela.

A poco a poco anche i lavoratori delle industrie se ne stanno accorgendo: la contrapposizione con il territorio non paga.

Inceneritore: il Soprintendente Micali aveva torto marcio. Ora venga rimosso per le sue indebite intromissioni.

Era il 18 Gennaio 2018. Da diversi mesi il Ministero dell’Ambiente aveva dato il suo OK al progetto dell’inceneritore, chiudendo un occhio, anzi tutt’e due, sulle molteplici carenze ed incompatibilità del progetto stesso ed ignorando, a tal riguardo, “tonnellate” di pareri, osservazioni di enti locali, comitati, associazioni e dell’Ordine dei Medici. Al contempo il Ministero dell’Ambiente aveva chiesto al MiBACT (Ministero dei Beni Culturali), che nel 2015 si era già pronunciato negativamente, di esprimere un nuovo parere sull’inceneritore.

Il MiBACT, a sua volta, aveva chiesto alla Soprintendenza di Messina di rivalutare il progetto alla luce delle integrazioni presentate da A2A e dell’approvazione del Piano Paesaggistico dell’ambito 9. Un Piano molto chiaro nel vietare “impianti di trattamento dei rifiuti” proprio nell’area dove A2A vuole realizzare l’inceneritore.

Il parere negativo della Soprintendenza avrebbe quindi dovuto essere scontato, ma tardava ad arrivare. A destare sospetti era anche l’incredibile richiesta – avanzata qualche mese addietro proprio dal Soprintendente Micali  – di annullare il parere negativo sull’inceneritore espresso nel 2015 dal suo predecessore.

Pertanto noi ed altre associazioni del territorio chiedemmo ufficialmente al Soprintendente un incontro chiarificatore. Dopo vari solleciti finalmente ci rispose, ma la risposta fu tutt’altro che positiva: Micali non riteneva “necessario” incontrarci (!).

Fu così che il 13 Dicembre 2017 circa 500 cittadini della valle del Mela giunsero a protestare sotto la Soprintendenza di Messina, chiedendo il rispetto e l’applicazione del Piano Paesaggistico. Pressato dalla mobilitazione popolare e dal clamore mediatico, in quell’occasione Micali accettò di incontrarci. Durante l’incontro il Soprintendente in un primo tempo ci confermò di conoscere la norma del Piano Paesaggistico che vieta gli impianti di trattamento dei rifiuti nell’area interessata dal progetto dell’inceneritore, ma – evidentemente stizzito – si rifiutò di riconoscere la logica conseguenza di quella norma, ovvero il fatto che il parere sull’inceneritore dovesse essere negativo. Anzi, fece alcune paradossali considerazioni da cui si poteva evincere facilmente l’intenzione di un parere positivo. Per di più si lasciò andare ad una incredibile invettiva contro il parere negativo finora espresso dal MiBACT sull’inceneritore: in particolare a suo dire il MiBACT sarebbe stato “incompetente” ed avrebbe espresso “posizioni illegittime”, forse frutto di “posizioni ideologiche”. Inoltre Micali prese platealmente le distanze dallo stesso Piano Paesaggistico approvato nel dicembre 2016.

Lasciammo l’incontro diffidando il Soprintendente dal disapplicare il Piano Paesaggistico, ovvero dal rilasciare un illegittimo parere positivo sull’inceneritore, avvertendolo delle azioni legali che avremmo dovuto intentare in tal caso: ottenemmo così la scomposta reazione di Micali, che ci accusò di averlo “minacciato” (come se il richiamo al rispetto della legge sia equiparabile ad una “minaccia“!). Fatto sta che nelle successive settimane Micali si astenne dall’esprimere alcun parere ufficiale sull’inceneritore.

L’11 Gennaio 2018 il MiBACT ruppe gli indugi e confermò il proprio parere negativo sull’inceneritore, anche sulla base di una nota del Dipartimento regionale dei beni culturali che confermava il divieto, chiaramente riportato nel Piano Paesaggistico, di realizzare qualsivoglia impianto di trattamento dei rifiuti nell’area ove dovrebbe sorgere l’inceneritore.

Arriviamo quindi al 18 Gennaio 2018: giorno in cui il Soprintendente inviò una nota a dir poco incredibile ai due Ministeri coinvolti nella procedura dell’inceneritore. Tale nota contiene una irragionevole argomentazione contro i pareri negativi espressi dal MiBACT: in particolare Micali (assieme alla co-firmataria Arch. Maria Mercurio) sosteneva che il primo parere (del 2015) fosse “superato” e che l’ultimo parere fosse stato espresso dal MiBACT illegittimamente, in quanto – a suo dire – l’ultima parola spettava solo a lui. Al contempo lasciava presagire un suo imminente parere positivo.

Ancora più incredibile la richiesta del Soprintendente, rivolta al Ministero dell’Ambiente, di non tenere conto del parere del MiBACT, che secondo Micali avrebbe dovuto essere annullato.

In altre parole Micali tentò di interferire nei rapporti amministrativi tra i due Ministeri, gli unici organi a cui la normativa conferisce la prerogativa di co-gestire le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale in ambito statale. Una indebita intromissione che, evidentemente, andava ben oltre le sue funzioni e le sue competenze. Oltre, ovviamente, ad essere completamente priva di alcun fondamento logico e giuridico.

Un fatto alquanto grave che tuttavia, da quanto ci risulta, non venne in alcun modo sanzionato dall’Assessorato regionale dei beni culturali, di cui Micali è dipendente.

L’insensatezza di quella iniziativa è oggi pienamente dimostrata dai fatti: non solo il parere negativo del MiBACT non è stato delegittimato, ma anzi alla fine ha anche prevalso sul parere positivo del Ministero dell’Ambiente.

Ad ogni modo il fatto che per ben due volte Micali abbia tentato – per fortuna senza riuscirci – di delegittimare e annullare i parere negativi che hanno portato alla bocciatura dell’inceneritore, può facilmente indurre a pensare che il fine ultimo di tali tentativi fosse proprio quello di avallare l’inceneritore stesso. Come logica conseguenza sorge spontanea la domanda: ma l’interesse perseguito dal Soprintendente è stato quello di tutelare i beni ambientali, culturali e paesaggistici, oppure è stato quello di tutelare un progetto che questi beni li viola? Nel secondo caso, è accettabile che un Soprintendente persegua simili interessi? E’ proprio la persona giusta al posto giusto?

Peraltro non è la prima volta che vengono avanzati simili dubbi su Micali, già Soprintendente di Siracusa nel  2012-2013. Riguardo a tale esperienza Micali è stato definito come “protagonista della stagione peggiore della Soprintendenza di Siracusa”. Inoltre “il clima lamentato dai colleghi più in vista e responsabili delle unità operative era di mobbing e sospetti […] La sua conduzione ha prodotto revoche dei pareri precedentemente espressi dai suoi predecessori” [1].

Apprendiamo da organi di stampa anche che Legambiente, nell’ottobre 2013, ha inviato una lettera al presidente della Regione per chiedere la revoca dell’incarico ad Orazio Micali per “gravi irregolarità e ritardi inspiegabili nell’iter di approvazione del Piano paesaggistico e di istituzione del Parco archeologico di Siracusa”. “Micali aveva concesso il nullaosta per la realizzazione di nuovi insediamenti in contrasto con quanto disposto dalle norme di salvaguardia del piano paesaggistico adottato. La richiesta di revoca dell’incarico era stata invocata per l’assenza di confronto nella condotta dell’ufficio da parte del funzionario” [2].

Come se non bastasse, Micali non è estraneo a procedimenti penali per fatti inerenti la sua funzione di Soprintendente. Infatti è stato condannato in primo grado e successivamente assolto “per reati commessi nell’esercizio della sua funzione: abuso d’ufficio e falso ideologico in atti pubblici, per avere illecitamente rilasciato un’autorizzazione paesaggistica” [2].

Ad ogni modo, oggi che i pareri negativi che Micali voleva annullare hanno prevalso, portando alla bocciatura dell’inceneritore da parte del Consiglio dei Ministri, con il plauso del Presidente della Regione; oggi che è stata così confermata la piena legittimità di quei pareri e che di conseguenza sono state smentite le illogiche argomentazioni di Micali; oggi che la vicenda giunge al termine e che tutto appare più chiaro, chiediamo alla Regione di fare finalmente i conti con gli interventi – evidentemente irrituali e senza precedenti – intrapresi dal Soprintendente Micali e dall’Arch. Maria Mercurio nell’ambito della procedura riguardante l’inceneritore del Mela.

Reputando tali interventi non consoni ai compiti di tutela che gli sarebbero propri, chiediamo al governo regionale lo spostamento ad altro incarico del Soprintendente Orazio Micali.

Visto che il suo incarico scade il 31 Dicembre, basterebbe semplicemente non prorogarlo o rinnovarlo.

Note:

[1] La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017

[2] Siracusa Live

 

Primo obiettivo raggiunto: grazie Villarosa e Floridia. Ma vi rimane ancora molto da fare per la Valle del Mela

Oltre a pungolare e criticare quando necessario, noi siamo sempre stati pronti anche a collaborare e riconoscere i meriti di politici e amministratori che attuano azioni concrete e raggiungono risultati in favore dei cittadini della valle del Mela.

In occasione delle elezioni politiche del 4 Marzo abbiamo sottoposto dei quesiti sull’inceneritore ai principali candidati locali. In particolare il primo quesito chiedeva: “Se venisse eletto, si impegna a far si che un eventuale futuro governo da lei sostenuto neghi ogni possibile autorizzazione dell’inceneritore?”.

Alessio Villarosa fu tra coloro che risposero affermativamente ed oggi possiamo dire che ha portato a compimento tale impegno.

Infatti se non fosse stato per l’interessamento ed il pressing esercitato in questi 4 mesi dal Sottosegretario Villarosa e dalla Sen. Barbara Floridia, la pratica dell’inceneritore quasi certamente sarebbe ancora chiusa in qualche cassetto romano, magari in attesa di una situazione più favorevole ad A2A.

Nel corso di questi mesi spesso ci siamo consultati proprio con Villarosa e Floridia per avere informazioni sullo stato di avanzamento della procedura, auspicandone una rapida conclusione negativa, e sappiamo che il loro impegno in tal senso è partito spontaneamente fin dalla formazione del nuovo governo.

Dopo quasi 4 mesi tale impegno ha dato i suoi frutti:  la questione è finalmente giunta all’attenzione dell’ultimo Consiglio dei Ministri del 4 Ottobre, che ha “bocciato” l’inceneritore condividendo il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali. Quest’ultimo ha prevalso sul parere positivo del Ministero dell’Ambiente, con il consenso dello stesso Ministro dell’Ambiente Costa.

Questo non significa ovviamente che il merito della vittoria sull’inceneritore sia solamente di questo governo: se non fosse stato ad esempio per il Piano Paesaggistico e per il pluriennale impegno di comitati, associazioni e amministrazioni locali, l’inceneritore sarebbe già stato realizzato senza neanche bisogno di arrivare in Consiglio dei Ministri.

Tuttavia per quest’ultimo decisivo passo verso la vittoria finale dobbiamo ringraziare proprio l’attuale governo ed i suoi esponenti locali.

Comprensibile quindi l’acredine di Villarosa, esplicitata nel video con cui ha dato su facebook la lieta notizia, per una vignetta satirica pubblicata giusto il giorno prima su una pagina facebook: un’iniziativa peraltro non ascrivibile al movimento contro l’inceneritore nel suo complesso, nè tanto meno alle associazioni che vi fanno parte, come erroneamente si potrebbe desumere dal video di Villarosa.

 Comunque l’importante ora è che possiamo goderci questo strepitoso risultato, orgogliosi di esserci fin dall’inizio buttati a capofitto in una battaglia che dovevamo e dobbiamo vincere ad ogni costo: quella dei cittadini della valle del Mela contro l’inceneritore del gigante A2A.

La vittoria finale adesso è a portato di mano, ma la guerra non è ancora ufficialmente vinta. La procedura infatti non è affatto conclusa ed adesso passerà nuovamente al Ministero dell’Ambiente, che ha il compito di predisporre il decreto finale di conclusione della procedura che poi dovrà essere firmato dal Ministro Costa. Ma come sappiamo il Ministero dell’Ambiente ha finora assunto – in maniera evidentemente preconcetta – una posizione pro-inceneritore.

In particolare la pratica tornerà nelle mani della Bilanzone e di Lo Presti, rispettivamente la responsabile del procedimento ed il capo della Direzione generale valutazioni e autorizzazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente. Personaggi qualche anno fa coinvolti in uno scandalo per delle intercettazioni clamorose che evidenziavano, soprattutto da parte dell’attuale Direttore Lo Presti, la  spregiudicatezza con cui, su richiesta, avrebbero consapevolmente voluto fare una “porcata” (probabilmente l’ennesima) tale da sporcarsile mani di sangue“: il sangue di tanti cittadini, vittime innocenti dell’inquinamento industriale selvaggio.

Nè è verosimile che nelle intercettazioni Lo Presti stesse semplicemente scherzando, anche se è vero che se la rideva. Le intercettazioni in questione si riferivano infatti al caso della Centrale a carbone Tirrenopower di Novi Ligure, sequestrata dalla magistratura in quanto accusata di disastro ambientale e di aver provocato la morte prematura di centinaia di persone: la “porcata” a cui si riferiva Lo Presti puntava a rendere vano il provvedimento della magistratura.

Riportiamo i passaggi salienti delle intercettazioni:

Lo Presti: “Cerchiamo di fare una porcata, almeno, che sia leggibile[1] …. “Siamo dei farisei…Mi sputerei in faccia da solo! Cioè, della serie, che fai in ufficio? IL BASTARDO![2]

Bilanzone: “Se volete la scrivo io, tanto ormai” (!)

Lo Presti: “No, no, te ormai te sei già sporcata abbastanza! C’hai le mani lorde di sangue“. [2]

Lo Presti avrebbe anche espresso soddisfazione per la gratificazione offerta da questo “lavoro sporco”: «Certo ce pagano poco ma abbiamo tante soddisfazioni. Questa (una funzionaria, ndr) che riscrive il piano dell’ilva, io che faccio una legge più dirompente dell’altra… per cui stiamo a scardinare tutti i principi base dell’ordinamento»[3].

Lo prestiLe intercettazioni non vennero reputate penalmente rilevanti dalla magistratura, anche perchè per fortuna quella “porcata” alla fine non venne approvata. Tuttavia ciò non significa che non siano moralmente rilevanti e soprattutto che non siano inopportune per il ruolo delicato attualmente ricoperto da Lo Presti, al vertice della Direzione cui competono tutte le procedure autorizzative di nuovi e vecchi impianti inquinanti in Italia.

Lo Presti è stato promosso Direttore dall’ex Ministro Galletti nel 2016, ovvero l’anno successivo allo scandalo [4]. Nel giugno 2016 il precedente Direttore, dott. Renato Grimaldi, non aveva dato seguito alla richiesta di escludere dalla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) il Piano inceneritori del Governo Renzi. Si trattò di una onesta applicazione della legge (tutti i piani che si occupano di rifiuti devono per legge essere sottoposti a VAS), ma probabilmente venne percepita come un grave sgarbo dal governo dell’epoca, tanto ansioso di riempire l’italia di inceneritori.

Guarda caso, il mese successivo Grimaldi venne spostato al Ministero della Giustizia [5] ed al suo posto venne promosso proprio Lo Presti (a questo punto potete immaginare per quali “meriti” sia stato scelto proprio lui!).

Ci si potrebbe chiedere se, una volta promosso Direttore, Lo Presti abbia dato prova di essere “cambiato”. A noi in realtà risulta proprio il contrario. Nel 2017 le commissioni tecniche AIA e VIA del Ministero dell’Ambiente hanno prodotto due pareri favorevoli sull’inceneritore del Mela, su cui pesano palesi violazioni di legge e travisamenti dei fatti. Se non fosse stato per il Piano Paesaggistico e per l’attuale decisione del Consiglio dei Ministri, questi pareri avrebbe consentito la realizzazione dell’odiato inceneritore.

Nel novembre 2017 due diffide (una delle associazioni, l’ altra del Commissario di San Filippo del Mela) hanno segnalato in maniera dettagliata e puntuale tali vizi al Direttore Lo Presti, invitandolo a disporne la necessaria revisione. Ma Lo Presti ha tirato dritto senza fornire alcuna risposta o spiegazione nè a noi, nè, a quanto ci risulta, al Comune di San Filippo del Mela.

Anche sulla recente procedura autorizzativa (AIA) della Raffineria di Milazzo, ed in particolare sugli esiti della Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, pesano palesi vizi di illegittimità prontamente segnalati dall’ex Commissario di San Filippo del Mela e dall’ex Sindaco Metropolitano di Messina proprio al Direttore Lo Presti. Bastava riconvocare una nuova Conferenza per sanare tali vizi ed invece Lo Presti se n’è infischiato e ha tirato dritto.

Ma non è finita: nel giugno 2018, quando il nuovo governo era già insediato, con una nota inviata a noi e all’ADASC, Lo Presti ha difeso e ribadito la scelta di tenere nascosta la simulazione della dispersione degli inquinanti della Raffineria di Milazzo nella valle del Mela, in quanto sarebbe coperta da “segreto industriale”. Come può un documento che serve per valutare l’impatto sulla salute delle emissioni essere coperto da “segreto industriale”?

Del mese scorso è l’ultimo “affronto” di Lo Presti alla valle del Mela: nell’ambito del ricorso di vari comuni della valle del Mela contro i vizi della recente autorizzazione della Raffineria, il Ministero dell’Ambiente è intervenuto a difesa di tali vizi (peraltro con argomentazioni ridicole), tramite una relazione informativa fornita probabilmente proprio da Lo Presti. Peraltro è poco chiaro il ruolo del Ministro Costa in questa vicenda: è stato il Ministro a incaricare Lo Presti di difendere il decreto AIA, oppure è stata una iniziativa autonoma di quest’ultimo, che avrebbe così deliberatamente “scavalcato” il Ministro? Entrambi i casi sarebbero molto gravi.


Considerato tutto quanto sopra, adesso che la “pratica” dell’inceneritore tornerà nelle mani di personaggi come la Bilanzone e Lo Presti, siamo proprio sicuri che costoro accetteranno di buon grado di ratificare la decisione del Consiglio dei Ministri? Ad esempio come si può escludere che i tempi non possano essere allungati o la pratica tenuta nel cassetto, nella ‘speranza’ magari di qualche novità miracolosa per A2A? (Non dimentichiamoci infatti i numerosi ricorsi che minacciano il Piano Paesaggistico). Oppure che possa essere predisposto un decreto di conclusione negativa della procedura contenente vizi tali da aumentare le chance del prossimo inevitabile ricorso di A2A?

Ci appelliamo quindi ad Alessio Villarosa e Barbara Floridia affinchè continuino a vigilare ed impegnarsi  affinchè l’iter di bocciatura dell’inceneritore prosegua rapido e regolare.

Inoltre non si può evitare di considerare come sia inopportuno mantenere il protagonista delle intercettazioni di cui sopra a dirigere le valutazioni e le autorizzazioni ambientali.

Inopportuno per l’italia in generale e per la valle del Mela in particolare, che in futuro potrebbe essere minacciata da altri progetti e iter autorizzativi pericolosi. Chi ci garantisce ad esempio che altri progetti simili a quello dell’odierno inceneritore di A2A non possano essere ripresentati?

Innegabile il potere di Lo Presti anche in merito, ad esempio, ad una eventuale richiesta di riesame dell’AIA della Raffineria di Milazzo da parte dei Sindaci, che in futuro potrebbe essere necessaria sia per tutelare la salute pubblica, sia per applicare il Piano Paesaggistico. Non ci stupiremmo se una tale richiesta, sebbene ben motivata, venisse bocciata proprio da Lo Presti, in barba a diritti garantiti dalla Costituzione.

Come abbiamo visto diversi comuni della valle del Mela hanno presentato un ricorso – da noi fortemente auspicato – contro i vizi dell’ultima AIA della Raffineria, e speriamo che lo vincano. Lo stesso avremmo fatto se alla fine l’illegittimo parere pro-inceneritore del Ministero dell’Ambiente avesse prevalso. Ma non si può sempre andare avanti a furia di ricorsi. Anche perchè la giustizia amministrativa non è certo rapida e i cittadini della valle del Mela non possono più subire altri affronti.

E’ chiaro che il ruolo delicato di Direttore delle valutazioni e autorizzazioni ambientali,  in cui si decide sulla sorte di centinaia di migliaia di cittadini esposti alle industrie più inquinanti e mortifere d’Italia, debba necessariamente andare a persone limpide e al di sopra di ogni sospetto.

Nel 2016 il Governo Renzi ha spostato l’ex Direttore Grimaldi ad altro incarico: oggi non sarebbe il caso di fare lo stesso con il Direttore Lo Presti?

Riteniamo necessario che Alessio Villarosa e Barbara Floridia, forti dell’innegabile successo in CdM, proseguano il percorso impegnandosi, come e più di prima, anche in tal senso.

Note:

[1] Giuseppe Filetto: “De Vincenti suggerì a Tirreno Power come eludere le leggi”, Repubblica.it, 15 luglio 2015

[2] http://www.lanuovasavona.it/2018/08/11/leggi-notizia/argomenti/salute-veleni/articolo/tirreno-power-e-ilva-tornano-nomi-noti-agli-inquirenti.html

Si veda anche “CHE DISASTRO, INGEGNERE di Maurizio Tortorella (12 agosto 2015 – Panorama n.12)”, secondo quanto riportato dalla pagina fb “L’onestà andrà di moda”

[3] https://www.facebook.com/Paola.Taverna.M5S/posts/leggo-una-delle-tante-intercettazioni/845196422237947/

[4] www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/galletti-promuove-il-dirigente-che-voleva-fare-la-porcata/

[5] Curriculum vitae Grimaldi Renato – www.giustizia.it

VITTORIA! L’inceneritore del Mela BOCCIATO dal Consiglio dei Ministri

UNA VITTORIA CHE VIENE DA LONTANO, dopo un travaglio lungo quasi 4 anni

Uno splendido meritatissimo risultato: ieri il Consiglio dei Ministri del 4 Ottobre ha deliberato la bocciatura dell’odiato progetto dell’inceneritore del Mela.
Una vittoria costruita pezzo per pezzo con l’impegno e la volontà di tanti cittadini, comitati e associazioni che non si sono mai arresi.

Tutto ciò ovviamente non sarebbe mai stato possibile senza il Piano Paesaggistico, che già 3 anni fa ha prodotto il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali. Un parere che hanno tentato di ribaltare in tutti i modi e che anche l’attuale Soprintendente di Messina Orazio Micali ha tentato esplicitamente di delegittimare.
Un parere che abbiamo difeso con le unghie e con i denti e che alla fine ha prevalso sull’abominevole parere positivo rilasciato dai complici degli inquinatori, personaggi chiacchierati e senza scrupoli che ancora occupano posti chiave al Ministero dell’Ambiente.
Se non fossimo riusciti a “tenere botta” e se, quasi 2 anni fa, non avessimo ottenuto l’approvazione definitiva del Piano Paesaggistico, probabilmente l’odiato inceneritore sarebbe già realtà.

Dopo il parere positivo del Ministero dell’Ambiente e la conferma del parere negativo da parte del Ministero dei Beni Culturali, nel Gennaio di quest’anno la palla è passata al Consiglio dei Ministri.
Il 28 Gennaio circa 10 mila persone sono scese in piazza contro l’inceneritore del Mela. Il nostro territorio non aveva mai visto nulla di simile. E’ grazie alla volontà popolare che le amministrazioni comunali sono intervenute con determinazione, scongiurando un probabile “via libera” all’inceneritore da parte del Governo Gentiloni.
In seguito alla grande manifestazione del 28 Gennaio anche la Regione ha finalmente assunto una posizione nettamente contraria verso l’inceneritore del Mela.

Adesso diamo atto all’attuale compagine di governo ed ai suoi esponenti locali (soprattutto Alessio Villarosa e Barbara Floridia) di aver mantenuto le promesse, e soprattutto di aver recepito la volontà popolare, determinando la bocciatura di questo scellerato progetto.
Probabilmente proprio l’interessamento del Sottosegretario #villarosa alla fine è stato decisivo per il raggiungimento di questo splendido risultato, impedendo che la pratica rimanesse chiusa in qualche in cassetto, magari in attesa di una situazione più favorevole ad A2A.

Per mettere definitivamente la parola fine alla minaccia dell’inceneritore aspettiamo adesso il decreto di conclusione della procedura da parte del Ministero dell’Ambiente. In ogni caso siamo pronti a continuare a lottare se A2A dovesse decidere di insistere, ricorrendo magari in sede giudiziaria, nel suo sciagurato proposito.

E continueremo a lottare anche per ottenere il risanamento, la riduzione dell’inquinamento e la riconversione verso un nuovo modello di sviluppo, che valorizzi la bellezza e le vocazioni del territorio anzichè deturparle. Per questo pretendiamo che il Piano Paesaggistico venga applicato e recepito dall’IRSAP nel Piano regolatore dell’area industriale. E che l’autorizzazione della Raffineria venga sanata recependo le prescrizioni sanitarie che garantirebbero la necessaria riduzione dell’inquinamento. Fra alcuni mesi il TAR Catania sarà chiamato a pronunciarsi proprio su tali prescrizioni, ma auspichiamo che il Ministro Costa intervenga in anticipo integrandole nell’Autorizzazione (AIA) della Raffineria

Associazioni e comitati della #valledelMela

Un nuovo studio finanziato dalla Raffineria?! Paradossale, inutile e pretestuoso

La Valle del Mela è uno dei territori più inquinati d’Italia. A causa di questo triste primato è definita Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e Sito d’Interesse Nazionale per le bonifiche. Questo però finora non ha indotto la politica ad avviare né una radicale bonifica, né la doverosa riconversione delle fonti più inquinanti, sebbene ciò costituisca una delle previsioni del Piano Paesaggistico approvato quasi due anni fa.

Tutt’altro: le criticità sanitarie della valle del Mela, riscontrate in vari studi medico-scientifici che godono anche di prestigio internazionale, sono state spesso misconosciute dalle autorità preposte alla tutela della salute pubblica, a cominciare dalle amministrazioni comunali di Milazzo e San Filippo del Mela. Le loro posizioni, anche quando gravi incidenti probabilmente prevenibili hanno disperso in atmosfera o in mare tonnellate di veleni, sono state per lo più tese a minimizzare i rischi per la salute e per l’ambiente, in sintonia con l’industria.

Qualche mese fa invece, pur avendo in un primo momento dato seguito alle numerose criticità sanitarie, esprimendo prescrizioni a tutela della salute da includere nell’autorizzazione della Raffineria di Milazzo, all’ultimo minuto hanno fatto inspiegabilmente “marcia indietro” in cambio di un ennesimo studio sanitario. Uno studio finanziato dalla RAM stessa e supervisionato da una “Commissione” di cui fanno parte rappresentanti della Raffineria, in evidente conflitto di interessi.

Un po’ come se i controlli igienico-sanitari in un ristorante fossero effettuati da ispettori pagati dal ristoratore stesso. Ci chiediamo quale autorevolezza scientifica possa mai avere questo studio in confronto a quelli già condotti, senza alcuna indebita “commissione”, dall’ Istituto Superiore di Sanità (che ha evidenziato preoccupanti incrementi di mortalità perinatale, asma e altre patologie respiratorie, verosimilmente conseguenti all’inquinamento industriale nella valle del Mela), dalla Regione (che ha evidenziato, tra l’altro, un incremento di malformazioni congenite, definendolo “segnale di allarme sanitario”) o dal mondo accademico.

Del resto la dice lunga il fatto che la suddetta “Commissione” sia stata proposta dalla Raffineria proprio per evitare le prescrizioni sanitarie dei Sindaci. A tal fine la RAM non ha esitato ad usare anche i lavoratori come “scudi umani”, minacciando licenziamenti o addirittura la chiusura nel caso in cui fosse stata costretta ad investire per inquinare di meno. Si tratta di un ricatto inaccettabile anche perchè la RAM fa più di mezzo miliardo di euro l’anno di fatturato.

Come cittadini che si battono per la tutela della salute e dell’ambiente nella Valle del Mela rifiutiamo l’idea assurda che per prendere i dovuti provvedimenti bisogna ancora aspettare tre anni un altro studio, tantomeno dove il controllato paga il controllore.

Peraltro fra pochi mesi il TAR Catania si pronuncerà sul ricorso di vari comuni della valle del Mela contro la revoca illegittima delle prescrizioni sanitarie dei Sindaci. Una volta preso atto della decisione del TAR, auspichiamo che i Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela assumano in ogni caso i dovuti provvedimenti  a tutela della salute pubblica.

 

Le associazioni ed i comitati della valle del Mela

Mai più puzza e rischi per la salute: l’oggetto del contendere del ricorso contro l’autorizzazione della Raffineria

“Oggi è necessaria, e soprattutto è possibile, una DRASTICA RIDUZIONE dell’INQUINAMENTO e dei RISCHI per la SALUTE”. Questo scrivevamo esattamente un anno fa, quando abbiamo organizzato – nell’anniversario dello storico incendio alla Raffineria – un incontro pubblico per discutere delle opportunità offerte dal riesame (allora in itinere) dell’Autorizzazione della Raffineria. Obiettivi su cui, in quest’ultimo anno, la consapevolezza e la condivisione è andata via via crescendo, trasformando la disperazione e la rassegnazione dei cittadini in aspettative e rivendicazioni concrete.

Da allora sono molte le vicende ed i “colpi di scena” che si sono succeduti. In un primo tempo gli enti locali coinvolti (Comuni di Milazzo, San Filippo del Mela e Città Metropolitana di Messina) hanno effettivamente collaborato per ridurre l’inquinamento e dare un futuro migliore a questo martoriato territorio. Tanto che il Commissario di San Filippo del Mela Biancuzzo e il Sindaco Formica a Gennaio hanno espresso, com’era loro diritto/dovere, delle specifiche prescrizioni sanitarie tese a rendere la Raffineria il più “pulita” possibile, riducendo i rischi per la salute già comprovati da numerosi studi.

Tuttavia la Raffineria riuscì ad evitare le prescrizioni, strappando in extremis – con la complicità dei dirigenti del Ministero – un accordicchio agli stessi enti locali che le avevano espresse.

L’illegittima e immotivata revoca delle prescrizioni, assieme ad altri gravi vizi dell’autorizzazione che ne è scaturita, è al centro del ricorso molto preciso e puntuale, fortemente auspicato da comitati e associazioni, che 7 comuni della valle del Mela hanno presentato al TAR Catania.

Dopo la Camera di consiglio tenutasi il 20 Settembre il TAR ha riconosciuto positivamente le esigenze cautelari del ricorso, fissando l’udienza di merito per il prossimo 28 Febbraio: si tratta di un importante punto a nostro favore, sia perchè dimostra che il ricorso ha ottenuto la considerazione dei giudici amministrativi, sia perchè in caso contrario avremmo dovuto aspettare chissà quanti anni (come succede solitamente) per vedere la conclusione del ricorso.

Quindi adesso torna ad essere molto concreta la possibilità di ottenere, fra circa 5 mesi, quella vera e propria “rivoluzione” da noi auspicata già da tempo, caratterizzata da una seria riduzione dell’inquinamento della Raffineria, l’industria attualmente di maggior impatto sul territorio.

In ballo c’è ad esempio l’introduzione di limiti – oggi inesistenti – per le “emissioni odorigene”, che porrebbero fine ai continui miasmi tossici a cui è sottoposta la popolazione. Inoltre i limiti di varie sostanze inquinanti verrebbero significativamente abbattuti e verrebbero imposte misure capaci di garantire la massima protezione del mare, del suolo e delle falde acquifere (non dimentichiamo a tal riguardo la grave perdita da un serbatoio verificatasi nel mese di Marzo, quando grosse chiazze di idrocarburi arrivarono a mare).

Se il 28 febbraio prossimo il ricorso uscirà – com’è giusto – vittorioso, la Raffineria potrà comunque continuare la sua attività, ma la sua autorizzazione dovrà essere sanata dai vizi che la caratterizzano. In particolare le “prescrizioni sanitarie” potranno finalmente diventare realtà e quindi la Raffineria sarà costretta ad applicare nuove tecnologie e/o accorgimenti per inquinare molto di meno. Ciò costituirebbe anche una buona occasione per creare occupazione.

Nei mesi scorsi – e da ultimo anche di recente – abbiamo chiesto alle amministrazioni di San Filippo del Mela e Milazzo un riesame dell’Autorizzazione della Raffineria. Tuttavia l’esito di questo “primo round” nel ricorso cambia tutto. Adesso che si è fatta concreta la possibilità di ottenere in breve tempo un esito vittorioso del ricorso, viene a cadere – almeno per il momento – l’esigenza di un nuovo riesame. Infatti, intravedendone il termine, riteniamo ora più opportuno aspettare che la giustizia faccia il suo corso, anche perchè in questo momento il riesame rischierebbe di perdersi in inutili lungaggini.

Alle amministrazioni di Milazzo e San Filippo rinnoviamo invece l’invito a tornare a collaborare con i comitati e le associazioni in lotta per ridurre l’inquinamento, in quanto solo attraverso tale collaborazione finora sono stati ottenuti importanti risultati. L’esito favorevole della Camera di consiglio del 20 Settembre è solo l’ultimo esempio.

La salute dei cittadini non può più attendere: si disponga subito un riesame dell’autorizzazione della Raffineria per ridurre l’inquinamento

Si è trattato “semplicemente” di un malfunzionamento dell’impianto elettrico della Raffineria, ci hanno detto, come se questo potesse consolarci per le ingenti quantità di sostanze tossiche contenute nel fumo nero che sono state riversate sulla valle del Mela.

Un malfunzionamento dovuto a cosa non si sa e soprattutto non si sa se poteva essere preventivamente evitato, visto che non è certo la prima volta che capitano malfunzionamenti simili.

Quello che non ci hanno detto è che il fumo nero che si è sparso per la valle del Mela conteneva sicuramente sostanze molto pericolose per la salute. Il fumo nero  – del tutto analogo a quello dell’incendio di 4 anni fa – è derivato infatti dalla combustione di derivati del petrolio e deve il suo colorito all’alta concentrazione di particelle composte da idrocarburi incombusti.  Idrocarburi – che comprendono numerose sostanze sicuramente cancerogene ed  altamente tossiche – che, almeno in parte, si sono depositati sui terreni e sulle case della valle del Mela e/o che sono stati direttamente inalati dai cittadini.

Ma quest’incidente è solo l’ultimo episodio di una emergenza ambientale e sanitaria ormai insostenibile. Alcuni mesi fa l’Osservatorio Epidemiologico regionale ha reso noto lo stato di allarme sanitario in cui si trova la valle del Mela a causa di un significativo incremento delle malformazioni congenite, che si aggiunge alle numerose criticità sanitarie già note in precedenza. A questo si aggiungano i fetori industriali che la popolazione è costretta a subire sempre più di frequente, nonchè gli elevati livelli di inquinamento da idrocarburi non metanici (la media annuale inaudita registrata nel 2017 dalla centralina di C.da Gabbia non ha eguali in nessun’altra parte della Sicilia). Per non parlare della perdita di idrocarburi da parte di un serbatoio della RAM avvenuta nel mese di Marzo.

Riteniamo che la salute dei cittadini non possa essere ulteriormente esposta ad altri ingiustificati rischi, che sono ingiustificati proprio nella misura in cui è possibile evitarli  con specifici provvedimenti. Per tali motivi chiediamo al Sindaco di Milazzo e al Sindaco di San Filippo del Mela di disporre, con estrema urgenza, una richiesta di riesame dell’Autorizzazione (A.I.A.) della Raffineria di Milazzo, al fine di inserirvi le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica che sono state illegittimamente “accantonate” nel mese di Marzo.

E’ infatti necessario un nuovo riesame dell’autorizzazione che: 1) introduca finalmente dei limiti alle emissioni odorigene; 2) riduca i limiti di emissione delle sostanze inquinanti pericolose per la salute; 3) metta in sicurezza i serbatoi della Raffineria attraverso rapide operazioni di impermeabilizzazione.

Alla Regione chiediamo invece di attivarsi affinche’ il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 non rimanga lettera morta. Il Piano prevede che gli impianti della Raffineria e della Centrale debbano essere gradualmente e progressivamente (senza creare problemi occupazionali) eliminati per far posto ad una riconversione produttiva dell’area compatibile con il paesaggio e le vocazioni del territorio.

Tutto questo può essere realizzato, dando speranza di un futuro migliore al territorio, solo se la Regione interviene per svegliare lIRSAP (l’ente regionale che gestisce le aree industriali), che a quanto pare non si è neanche accorto dell’approvazione del Piano Paesaggistico. L’Irsap è infatti tenuto per legge ad adeguare il Piano regolatore dell’area industriale secondo le disposizioni del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9. Dovrebbe farlo entro due anni dall’approvazione del Piano Paesaggistico, due anni che stanno per scadere.