Dicevano che ridurre le emissioni fosse impraticabile: adesso chiedano SCUSA a cittadini e lavoratori

Miracolo! Il limite definito “tecnicamente impraticabile” dai sindacati è stato traguardato in pochi mesi. 

Come al solito, la RAM ha fatto di tutto per evitare questo limite: ha minacciato la chiusura, sguinzagliando proclami allarmistici di sindacati e “giornalisti”, ha chiesto alla politica di far sparire questo limite, ha presentato un ricorso di fatto già respinto dal TAR.

Risultato? Una volta messa alle strette, la RAM non ha potuto far altro che adeguarsi al tanto odiato limite: in soli 2 mesi le emissioni di COV sono crollate da valori di 600 mg/mc (30 volte sopra il limite) a valori inferiori a 20 mg/mc [1]. Come ci sono riusciti? Hanno forse bloccato gli impianti? No, hanno semplicemente ripulito l’idrogeno utilizzato nell’impianto zolfo. E meno male che dicevano che il limite era “tecnicamente impraticabile”!

E’ deplorevole che un’azienda menta spudoratamente per evitare di inquinare di meno.  Deplorevole ma comprensibile: ad un’azienda interessa massimizzare i profitti, non certo tutelare la salute di cittadini e lavoratori. Ma quando queste menzogne provengono dai sindacati, che dovrebbero tutelare quantomeno i lavoratori, assumono un sapore ancora più marcio e vergognoso

Questo è quello che affermavano Pino Foti (FILCTEM-CGIL Messina), Francesco Donato (FEMCA-CISL Messina) e Carlo Caruso (UILTEC-UIL Messina) circa 5 mesi fa in merito al limite previsto per i COV al camino E10:

 “Una misura non prevista per nessun’altra raffineria [in realtà già prevista nelle altre raffinerie, NdR] … e tra l’altro, non raggiungibile tecnicamente … Nonostante ciò quella prescrizione con la firma del decreto diverrà comunque obbligatoria e, poiché tecnicamente impraticabile, determinerà il fermo degli impianti e la conseguente chiusura del sito” [2].

Secondo la stampa locale i sindacati erano pronti alla mobilitazione per questo “limite impraticabile che segnerà la chiusura della Raffineria” [3].

Il 14 gennaio rincarava la dose il segretario generale della Cisl di Messina Antonino Alibrandi: «Siamo preoccupati per il possibile blocco del ciclo produttivo. Il tempo degli allarmi, quelli che abbiamo lanciato negli ultimi mesi … è, di fatto, terminato. Adesso bisogna agire rapidamente » [4].

Ora che il limite “impraticabile” è stato traguardato in soli 2 mesi, lor signori non si vergognano neanche un pochino?

Per quale ragione i sindacati pretendevano che le emissioni di COV al camino E10 continuassero a viaggiare sui 600 mg/mc? Perché mentivano e fomentavano le paure dei lavoratori, asserendo che il limite di 20 mg/mc fosse impraticabile? Lo sanno lor signori che nella valle del Mela sono documentati gravi eccessi di patologie legate probabilmente all’eccessivo inquinamento della raffineria? Lo sanno ad esempio che nella valle del Mela si registra l’eccesso di malformazioni congenite più grave d’Italia? Vogliono assumersi la responsabilità di tutto questo?

Non è certo la prima volta che i sindacati lottano contro ogni ipotetica prescrizione capace di ridurre l’inquinamento. Lo stesso teatrino, con gli stessi proclami allarmistici (limiti impraticabili, che rischierebbero di far chiudere la Raffineria) è andato in scena contro le “prescrizioni sanitarie”, certamente ben più importanti per la salute dei cittadini. Prescrizioni che la RAM – anche grazie al teatrino dei sindacati – è finora riuscita ad evitare: nel 2018 sono stati gli stessi sindaci che avevano espresso le prescrizioni a ritirarle; nel 2021 invece sono stati i funzionari del Ministero ad ometterne il recepimento nell’autorizzazione, con un grave atto arbitrario ed abusivo.

Il rispetto del limite per i COV al camino E10 è una conquista piccola ma significativa, perché indica che ridurre le emissioni si può e si deve, anche quando RAM e sindacati dicono il contrario.

Adesso che sono stati smentiti dai fatti, i sindacalisti pro-inquinamento facciano mea culpa, chiedano scusa e soprattutto la smettano di opporsi contro ogni prescrizione volta a ridurre le emissioni ed i rischi per la salute di cittadini e lavoratori.

Note:

[1] Vedi comunicazione RAM scaricabile al seguente link: https://va.mite.gov.it/File/Documento/633379

Da notare i valori decine di volte inferiori rispetto a quelli evidenziati a febbraio (https://comitatocontroinceneritore.files.wordpress.com/2022/04/proposta_diffida_ispra_mite_0043284_04-04-2022.pdf)

[2] https://www.oggimilazzo.it/2021/12/24/raffineria-di-milazzo-i-sindacati-preoccupati-per-il-futuro-dellazienda-i-nuovi-limiti-imposti-non-sono-sostenibili/

[3] https://www.messinatoday.it/economia/limite-prescrizione-zolfo-raffineria-milazzo-protesta-sindacati.html

[4] https://www.oggimilazzo.it/2022/01/14/raffineria-di-milazzo-il-ministero-della-transizione-ecologica-firma-la-nuova-aia-si-rischia-il-blocco-degli-impianti/

La Raffineria chiude…anzi no, scherzava: continuerà ad inquinarvi indisturbata, almeno fino alla sentenza del TAR

E’ di alcuni mesi fa la gigantesca bufala della chiusura della Raffineria di Milazzo, data praticamente per certa non solo dalla stampa locale, ma anche dal TG regionale della RAI. Per settimane abbiamo assistito ad un susseguirsi di comunicati allarmati di sindacati e politici vari, giunti fino a Roma per cercare di scongiurare la presunta imminente chiusura di questo pachiderma industriale.

Un pachiderma che, pur dando lavoro a circa 1500 persone tra diretti e indotto (numeri peraltro spesso gonfiati), costituisce il principale responsabile di un inquinamento inaccettabile che interessa più di cento mila persone, su cui si registrano dati sanitari allarmanti.

Ad ogni modo, la non-notizia della chiusura era palesemente falsa, una sorta di “pesce d’Aprile” anticipato. Essa veniva attribuita ad un limite introdotto nella nuova autorizzazione ambientale (A.I.A.), riguardante i COV (composti organici volatili, costituiti in prevalenza da idrocarburi) emessi dal famigerato camino E10. Il Ministero è stato obbligato a inserire questo limite, a causa del ricorso di 7 comuni della valle del Mela contro l’A.I.A. del 2018 e della conseguente “verificazione” (una sorta di perizia tecnica) disposta dal TAR di Catania.

La RAM ed i sindacati compiacenti hanno affermato che tale limite fosse impossibile da rispettare, ma oggi vengono smentiti da un documento della stessa RAM, pubblicato da pochi giorni sul portale del Ministero (vedi nota [1]).

Si tratta dell’istanza con cui la RAM ha chiesto l’avvio di un nuovo riesame dell’AIA, in cui si legge che “la scrivente società…intende realizzare la modifica della linea di adduzione di idrogeno agli impianti zolfo…al fine di…ridurre la concentrazione di COV al camino E10“. Ma come, non dicevano che era impossibile ridurre la concentrazione di COV dal camino E10?

Dalla relazione tecnica allegata all’istanza si apprende inoltre che “l’attuale corrente di idrogeno non puro per la presenza anche di idrocarburi leggeri rappresenta una delle fonti certe di immissione di idrocarburi all’interno del processo… la presenza di questi ultimi in tali sezioni potrebbe contribuire in modo significativo alla concentrazione risultante di COV al camino”.

Ecco quindi svelata la verità: non è il nuovo limite ad essere irragionevole, bensì è l’utilizzo di idrogeno contaminato da idrocarburi ad essere responsabile di emissioni superiori rispetto al limite. Basta quindi utilizzare idrogeno più puro per mettersi a norma, cosa che la stessa RAM dichiara di poter fare in pochi mesi. Nella stessa relazione tecnica si legge infatti che “il Gestore prevede la realizzazione della nuova linea entro il mese di marzo 2022 e il successivo avvio dei test funzionali propedeutici alla messa a regime della stessa, prevista nel primo semestre 2022“.

Insomma, praticamente il problema è già risolto. E per questa “babbaria” hanno fatto allarmismo per mesi minacciando la chiusura!

Nel frattempo nessuno (a parte noi) ha parlato del vero scandalo della nuova AIA della Raffineria, ovvero il grave sopruso del Ministero che ha illegalmente evitato di inserire le prescrizioni sanitarie dei Sindaci, indispensabili per tutelare la salute dei cittadini.

Tra l’altro non solo non la ha recepite, ma per mesi il Ministero si è anche rifiutato di pubblicarle, quasi a volerne negare la stessa esistenza. Al termine della procedura tutti gli atti sono stati pubblicati, tranne le prescrizioni sanitarie. Solo di recente, dopo svariati solleciti, si sono decisi a pubblicarle (vedi nota [2]). Così adesso tutti possono finalmente verificarne contenuti e motivazioni: motivazioni che fanno tesoro dell’istruttoria sanitaria già condotta nel 2018, a cui si aggiungono nuovi inquietanti dati ambientali e sanitari. Leggendole si capisce come le prescrizioni individuate, atte fondamentalmente a ridurre le emissioni di SO2 e di idrocarburi (di tutta la raffineria, non solo del camino E10), sono assolutamente indispensabili e non più procrastinabili per tutelare la salute pubblica.

Ciò significa che l’abusivo atto del Ministero della finta transizione ecologica, ostinato a non voler recepire le prescrizioni sanitarie, equivale ad un mal celato atto di guerra contro il diritto alla salute dei cittadini della valle del Mela.

Un ignobile sopruso che per fortuna ha trovato una pronta risposta da parte delle amministrazioni comunali della valle del Mela. Infatti sei comuni, già ricorrenti contro l’AIA del 2018 (Pace del Mela, Santa Lucia del Mela, Monforte San Giorgio, San Pier Niceto, Merì e Condrò), adesso hanno impugnato al TAR anche quest’ultima nefandezza, contestando il mancato recepimento delle prescrizioni sanitarie. Si tratta di un atto fondamentale sulla strada della liberazione della valle del Mela dall’inquinamento, il cui raggiungimento è stato un successo tutt’altro che scontato, considerato che, grazie alla bufala della chiusura, sulle prescrizioni sanitarie negli ultimi mesi è calata una sorta di cortina fumogena, quando non vero e proprio fango.

Peraltro stavolta anche il comune di San Filippo del Mela, come promesso, ha impugnato la nuova AIA con un ricorso autonomo, contestando anch’esso il mancato recepimento delle sue stesse prescrizioni sanitarie.

Non possiamo che apprezzare l’unità di intenti ritrovata nella valle del Mela per il nobile fine di ridurvi l’inquinamento ed i rischi sanitari, anche se si registra qualche defezione di per sè non determinante, ma comunque significativa (vedi Sindaco di Milazzo, che pur avendo sottoscritto a novembre le prescrizioni sanitarie assieme al Sindaco di San Filippo del Mela, oggi pare che non abbia impugnato il loro mancato recepimento).

Da anni ribadiamo l’importanza dei ricorsi al TAR sulle AIA della Raffineria. Se mai riusciremo a conseguire importanti riduzioni delle emissioni della RAM sarà proprio grazie a questi ricorsi, non certo grazie alle varie compagini politiche che si succedono al governo.

Proprio oggi cominciano ad arrivare i primi frutti di questi ricorsi, con la RAM costretta, tanto per cominciare, a ridurre le emissioni di COV dal camino E10. Ma questo non è che l’antipasto. Il nocciolo duro dei ricorsi punta ad attuare quelle prescrizioni sanitarie che il Ministero si ostina a non voler recepire. Prescrizioni che implicherebbero una significativa riduzione di quasi tutte le emissioni convogliate della Raffineria (SO2 in primis, ma anche polveri e NOx), nonchè delle emissioni non convogliate di COV, che ad oggi non hanno alcun limite, pur rappresentando la stragrande maggioranza degli idrocarburi emessi dalla Raffineria.

Si tratterebbe insomma di una svolta epocale per la valle del Mela. Ma per questo si dovrà aspettare la sentenza del TAR, che finora ha tardato ad arrivare: ma il 2022 potrebbe essere l’anno decisivo.

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Note:

[1] Documento scaricabile al seguente link: https://va.minambiente.it/File/Documento/612427

[2] Documento scaricabile al seguente link: https://va.minambiente.it/File/Documento/605179

Finalmente le prescrizioni sanitarie tornano alla ribalta nel dibattito sulla Raffineria

Venerdì si è tenuto un consiglio comunale straordinario a San Filippo del Mela sulla Raffineria di Milazzo. Pur non condividendo la scelta di non invitare le associazioni del territorio, dobbiamo constatare che finalmente il dibattito sembra essere stato ricondotto sui giusti binari.

Per settimane non si è parlato d’altro che delle lamentele della RAM per un limite di importanza secondaria sul camino E10. Lamentele dai toni spesso allarmistici, nonostante da anni lo stesso limite venga applicato senza problemi su altre raffinerie analoghe, come ad esempio quella di Augusta (che non è certo ai primi posti per rispetto dell’ambiente).

Ben più rilevante è la questione delle prescrizioni sanitarie, ovvero quei limiti indispensabili alla tutela della salute pubblica che nell’ultimo decreto autorizzativo sono stati illegittimamente omessi dal Ministero, sebbene correttamente espressi dai Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela.

Si è trattato certamente di un affronto nei confronti dei due Sindaci, ma anche e soprattutto di un grave sopruso a danno degli oltre 100 mila abitanti della valle del Mela e dintorni, che così facendo continuerebbero ad essere esposti ad ingiustificati rischi per la propria salute.

Proprio sul mancato recepimento di tali prescrizioni il Sindaco Gianni Pino ha annunciato un ricorso al TAR contro l’ultimo decreto AIA. Questo è l’elemento più concreto emerso nel corso del Consiglio straordinario. Ed in effetti, al di là di sterili polemiche e inutili giri di parole, è proprio questa la cosa principale da fare per tutelare tutto il territorio.

Il ricorso peraltro avrebbe tutte le carte in regola per vincere. E’ infatti palese l’abuso del Ministero, considerato che il recepimento delle prescrizioni sanitarie dei Sindaci è obbligatorio ai sensi dell’art. 29-quater, comma 6, del codice dell’ambiente. Evidentemente il Ministero ha preferito violare la legge pur di negare alla valle del Mela il diritto di respirare aria più pulita.

Che importa al Ministero se senza quelle prescrizioni i cittadini sono esposti a valori di SO2 di gran lunga superiori a quelli raccomandati dall’OMS? O se le emissioni fuggitive – puzzolenti e nocive -di idrocarburi volatili continueranno a impestare il territorio senza alcun limite? Che gliene importa delle patologie in eccesso nella valle del Mela, tra cui le malformazioni congenite (+80%, il dato più grave d’Italia!), la mortalità perinatale (+78%), l’asma, l’acromegalia (+136%), nonchè i vari tumori (al polmone, alla tiroide, al cervello, alla mammella, ecc…, per non parlare dei linfomi).

Le prescrizioni sanitarie rappresentano ad oggi l’unica speranza concreta di coniugare salute e lavoro nella valle del Mela. Per ottemperarle basterebbe implementare le migliori tecnologie disponibili, ma la Raffineria da 4 anni cerca di delegittimarle, diffondendo confusione e inesattezze.

Da parte nostra ribadiamo la piena legittimità e l’obbligatorietà delle prescrizioni sanitarie. Pertanto non potremo che sostenere il ricorso del Comune di San Filippo del Mela affinchè venga loro data attuazione a vantaggio di tutto il comprensorio. 

RAM, altro che assenza di rischi! Smentita la FAKE NEWS istituzionale: superato il limite per la SO2

Non bastava l’inquinamento dell’aria e del suolo prodotto dalla Raffineria, ci voleva pure l’inquinamento dell’informazione con notizie false prodotte dalle istituzioni pubbliche! Cioè da parte di chi dovrebbe tutelare i cittadini, anzichè ingannarli.

Il 7 ed il 24 agosto il territorio è stato invaso da nubi giallastre ed una puzza pestilenziale sprigionate dalla raffineria. Il 27 agosto la Prefettura di Messina ha diramato un comunicato secondo cui l’ARPA non avrebbe rilevato, in occasione di tali eventi, “sostanze a rischio per la salute pubblica” [1]. Oggi quella assurda dichiarazione risulta clamorosamente smentita dai documenti ufficiali della stessa ARPA, che mostrano una realtà ben diversa.

I tecnici dell’ARPA hanno infatti elaborato una relazione sulla qualità dell’aria registrata in concomitanza con “l’evento incidentale occorso presso la Raffineria di Milazzo il giorno 24 agosto 2021” [2].

La relazione riporta “il superamento del valore limite orario per la protezione della salute umana per il biossido di zolfo” (SO2) nella centralina di Barcellona Pozzo di Gotto, nonchè “alcuni spike di concentrazione media oraria di SO2 in altre stazioni”.

In particolare alle ore 18 del 24 agosto a Barcellona è stato registrata la media oraria di 969 µg/m³, mentre il valore limite è di 350 µg/m³.

Altro che assenza di rischi per la salute. A tal proposito la stessa relazione dell’ARPA evidenzia che “i valori guida dell’OMS sono stati superati sia in riferimento al giorno sia ai periodi medi della durata di 10 minuti”.

Tali valori sono stati individuati sulla base delle evidenze scientifiche internazionali: il loro superamento comporta significativi rischi per la salute pubblica.

Ad esempio l’OMS raccomanda per la SO2 il valore soglia di 20 µg/m³, espresso come media nelle 24 ore. Il valore medio misurato a Barcellona nell’arco delle 24 ore è stato di 65 µg/m³, vale a dire più del triplo della soglia raccomandata dall’OMS.

Purtroppo la legislazione italiana non ha ancora recepito i valori soglia raccomandati dall’OMS. Ciononostante persino l’attuale limite di legge sulla media oraria è stato superato del 176% (969 µg/m³ vs 350 µg/m³)! Ciò è molto significativo, in quanto si tratta di un evento generalmente raro: negli ultimi anni, tra tutte le stazioni di misurazione regionali, solo nella valle del Mela è stato rilevato diverse volte [3].

I valori preoccupanti riportati nella relazione dell’ARPA sono conseguenti alle emissioni della Raffineria di Milazzo? Secondo la relazione, vi è “una buona compatibilità” tra le emissioni della RAM ed i superamenti registrati a Barcellona. Infatti “è possibile che i fumi abbiano avuto un comportamento di tipo cross-over…ricadendo al suolo…in prossimità della stazione Barcellona Pozzo di Gotto”. Ricordiamo peraltro che la SO2 ha origine quasi esclusivamente industriale e che la Raffineria di Milazzo, già in condizioni “normali”, rappresenta la principale fonte di SO2 di tutto il comprensorio.

Se quel giorno la SO2 emessa dalla Raffineria ha investito prevalentemente Barcellona, rischi simili (o anche più gravi) riguardano ovviamente qualsiasi centro abitato della valle del Mela e dintorni. Già in occasione dell’altro evento del 7 agosto, l’ARPA aveva avvertito vari comuni in merito a picchi di SO2 registrati a Milazzo e Barcellona. Inoltre in tale occasione sono stati registrati picchi di benzene e idrocarburi a Milazzo e Pace del Mela. I picchi di benzene, in particolare, hanno superato di 8-9 volte i valori medi annuali.

Considerando tutto quanto sopra è evidente quanto sia inattendibile il comunicato della Prefettura del 27 agosto nella parte in cui afferma che, in occasione dei recenti disservizi alla raffineria, l’ARPA non avrebbe rilevato la “presenza di sostanze a rischio per la salute pubblica”.

Com’è nata questa clamorosa fake news istituzionale? Chi ne è il responsabile? Qual era il suo scopo? Buttare acqua sul fuoco, ingannando i cittadini? Coprire le responsabilità della Raffineria?

Domande inquietanti a cui la Prefettura farebbe bene a dare una risposta, oltre a rettificare chiedendo scusa alla cittadinanza. In caso contrario non farebbe altro che alimentare la sfiducia dei cittadini ed i facili sospetti di inaccettabili complicità e connivenze.

Note:

[1] https://www.interno.gov.it/it/notizie/messina-situazione-raffineria-milazzo-sul-tavolo-prefettura

[2]

[3] Purtroppo la legge attuale ammette che si possa derogare tale limite fino a 24 volte in un anno.

Occhio ai candidati a Sindaco milazzesi benedetti dalla Raffineria: solo 2 su 7 promettono di far ridurre le emissioni

Abbiamo sottoposto ai candidati a Sindaco di Milazzo quesiti specifici sulle concrete azioni che, se eletti, potranno adempiere per ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità di vita dei milazzesi.

I quesiti più spinosi riguardano la Raffineria di Milazzo. Il prossimo Sindaco di Milazzo a breve verrà convocato in una “Conferenza dei servizi” in cui sarà riesaminata l’autorizzazione della raffineria. In tale sede il Sindaco è tenuto per legge ad esprimere le prescrizioni sanitarie, ovvero quei limiti che consentono di escludere rischi per la salute pubblica.

Abbiamo chiesto ai candidati se hanno intenzione di prescrivere limiti tali da ridurre l’inquinamento della Raffineria ed i conseguenti rischi per la salute dei cittadini.

Come vedremo, su 7 candidati solo due (Roselli e Abbriano) hanno risposto positivamente.

Secondo Pippo Midili sono invece necessari ulteriori dati. Ciò non è condivisibile, innanzitutto perché i dati sull’inquinamento della Raffineria ed i rischi connessi sulla salute ci sono eccome  (l’ultimo clamoroso documento lo abbiamo svelato proprio nelle scorse settimane). Inoltre sono innumerevoli le evidenze di gravi criticità sanitarie riconducibili, almeno in prima ipotesi, alle emissioni della Raffineria. Si pensi ad esempio al recente studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha riscontrato a Milazzo l’eccesso di malformazioni congenite più elevato d’Italia. In ogni caso un’autorizzazione non può essere concessa senza prima aver escluso rischi per la salute delle persone: se per assurdo non ci fossero abbastanza dati, l’autorizzazione non potrebbe essere concessa. Inoltre il Sindaco è tenuto ad applicare il principio di precauzione: anche in caso di “incertezza” deve esprimere i limiti che, sulla base dei dati in suo possesso, consentono di essere certi che non ci saranno rischi per la salute delle persone.

A supporto della propria tesi Midili chiama in causa le recenti sentenze del TAR contro il Piano regionale di qualità dell’aria, dove viene contestato il fatto che le centraline di monitoraggio sul territorio regionale non sono in numero adeguato allo scopo prefissato. Il confronto però non regge, perché le prescrizioni sanitarie, a differenza del Piano regionale di qualità dell’aria, si basano sul principio di precauzione, sono sostenute da motivazioni sanitarie e soprattutto non hanno nulla a che vedere con la complessa normativa che regola i piani regionali di qualità dell’aria.

Ancora più negativa la risposta di Damiano Maisano, secondo il quale non è competenza del Sindaco prescrivere limiti che consentano di ridurre l’inquinamento. Peccato che la normativa dica tutt’altro. Consigliamo a Maisano, se ha intenzione di fare il Sindaco, di consultare la normativa in materia, ed in particolare l’art. 29-quater, comma 6, del codice ambientale.

La risposta di Adele Roselli si mostra invece convintamente positiva: si impegna chiaramente ad esprimere prescrizioni sanitarie volte alla riduzione delle emissioni, comprese quelle di idrocarburi non metanici, nota causa di odori molesti (ma probabilmente correlate anche al grave eccesso di malformazioni congenite).

Positiva anche la risposta di Gioacchino Abbriano, che si impegna ad esprimere le prescrizioni sanitarie finalizzate a ridurre l’inquinamento, conciliando “ambiente, salute e lavoro”. Tuttavia è necessaria qualche puntualizzazione sul riferimento di Abbriano alla conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, in cui le prescrizioni sanitarie sarebbero state “rimandate” di 3 anni in virtù di un accordo con la RAM, che avrebbe dovuto finanziare uno studio e acquistare due centraline. Abbriano afferma che, allo scadere dei 3 anni, chiederà un nuovo riesame dell’autorizzazione e, verificato che l’accordo non è stato rispettato, riattiverà le prescrizioni già espresse nel 2018.

Va comunque precisato che di studi epidemiologici autorevoli, oggi come allora, ce ne sono a iosa: studi condotti dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Assessorato regionale della Sanità e dall’Università di Messina. Non c’è di certo alcun bisogno di  uno studio finanziato dalla Raffineria. In ogni caso il prossimo Sindaco verrà convocato in Conferenza dei servizi a breve, quindi probabilmente prima dello scadere dei famosi 3 anni.

Sulle emissioni odorigene Abbriano risponde di ritenere necessario prevedere dei limiti, che oggi non ci sono. Aggiunge però che vorrebbe individuare con certezza la fonte emissiva. In realtà la fonte emissiva è già individuata, anche perché sul perimetro della Raffineria funzionano già i nasi elettronici. Purtroppo però, senza alcun limite da rispettare, i nasi elettronici sono fini a se stessi. Le prescrizioni sanitarie del 2018, poi revocate (o “rimandate”, se si preferisce), prevedevano il limite di 5 UO/m3 da applicare proprio ai nasi elettronici.

I rimanenti tre candidati (Lorenzo ItalianoGiovanni Utano e Maurizio Munafò) hanno preferito non rispondere ai nostri quesiti, sebbene più volte sollecitati. E chi non risponde, si sa, spesso ha qualcosa da nascondere.

In realtà Utano ha risposto di non avere tempo e ci ha inviato il suo programma elettorale. Però se 7 candidati su 10 (considerando anche le elezioni di Barcellona) hanno trovato il tempo di rispondere ai nostri quesiti qualcosa non torna: non è che ci volesse tutto questo tempo!

Per di più va detto che il programma elettorale di Utano è alquanto deludente: la Raffineria non viene mai menzionata e le problematiche sulla qualità dell’aria vengono attribuite unicamente al traffico. Una visione che potrebbe andar bene nelle “ordinarie” grandi città, ma non certo in una cittadina di modeste dimensioni assediata da grosse industrie inquinanti come Milazzo. Consigliamo ad Utano di consultare l’inventario delle emissioni dell’ARPA, che evidenzia come la principale fonte emissiva della zona sia la Raffineria.

Sugli altri quesiti ambientali che abbiamo posto (gestione rifiuti, piano paesaggistico, costa, torrenti, mare, rapporti con associazioni) Midili, Maisano, Abbriano e Roselli hanno risposto in maniera per lo più positiva, anche se c’è da segnalare la posizione di Maisano (peraltro già nota) sull’Area Marina Protetta, che vorrebbe riperimetrare. Su questo punto, così come anche sul Piano paesaggistico, non ha invece risposto Midili.

Pubblichiamo qui le risposte integrali dei 4 candidati che hanno risposto:

Per completezza pubblichiamo anche il programma elettorale inviatoci da Utano, che comunque non può essere considerato rispondente ai nostri quesiti:

Un documento nascosto per 4 anni inchioda la Raffineria: il territorio ammorbato dalle sue emissioni

Pubblicato! Con ben 4 anni di ritardo, ma alla fine l’abbiamo spuntata: dopo tante richieste di accesso agli atti, solleciti, diffide, il Ministero dell’Ambiente ha finalmente pubblicato il cosiddetto “Allegato D6”, concernente “l’identificazione e quantificazione degli effetti delle emissioni in aria” della Raffineria di Milazzo. Il documento è stato presentato dalla RAM al Ministero dell’ Ambiente nel luglio 2016, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge in occasione delle procedure di rilascio e/o riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

La legge però prevede anche che questo documento debba essere pubblicato, assieme a tutta la documentazione inerente la procedura, per consentire al pubblico di consultarlo e formulare osservazioni. Invece nel 2016 l’Allegato D6 non è stato pubblicato. Abbiamo potuto apprendere indirettamente della sua esistenza solo dopo quasi 2 anni, grazie a dei riferimenti contenuti in altri documenti pubblicati dopo la famosa conferenza dei servizi del 28 marzo 2018 (quella in cui sono state illegittimamente accantonate le prescrizioni sanitarie dei Sindaci).

Assieme all’ADASC abbiamo quindi diffidato il Ministero dal concludere la procedura senza dare al pubblico la possibilità di consultare l’Allegato D6 ed esprimere delle osservazioni in merito.

Nel giugno 2018 ci ha risposto un dirigente del Ministero, Antonio Ziantoni, chiarendo che alcuni allegati (tra cui l’Allegato D6) non sono stati pubblicati in quanto la RAM li avrebbe indicati come “riservati, per ragioni di segreto industriale o commerciale”. Come vedremo, i fatti in seguito dimostreranno che si è trattato di un vero e proprio abuso, a cui il Ministero si è dimostrato accondiscendente, in violazione del diritto dei cittadini all’informazione in materia ambientale sancito dalla Convenzione di Aarhus.

Nei primi mesi del 2020 torniamo alla carica con una nuova richiesta di accesso agli atti. Stavolta la risposta del Ministero, inviata per conoscenza anche alla Raffineria, è diversa: la RAM è invitata a specificare i motivi della riservatezza dell’Allegato D6, se non vuole che venga pubblicato. Passano alcuni mesi senza che se ne sappia più nulla. Dopo un nostro sollecito, dal Ministero rispondono che la RAM ha dato il “nulla osta” e che quindi il documento è stato pubblicato online (vedi le note [1] e [2]). Ciò ovviamente dimostra quanto fosse stato abusivo ed ingiustificato tenere nascosto l’Allegato D6 per 4 anni.

Ma non è ancora finita. Perchè dopo la risposta del Ministero in realtà il documento continuava a non essere online. Si è reso necessario un ulteriore sollecito affinchè il documento venisse finalmente pubblicato sul serio. Tutto questo mentre sul portale del Ministero viene riportata erroneamente come data di pubblicazione il 3.04.2018 [3].

Come si spiega il “muro di gomma” che per ben 4 anni ha impedito ai cittadini di visionare questo documento, che, probabilmente, se non fosse stata per la nostra insistenza, non sarebbe mai stato pubblicato? Cosa c’è di così tanto scabroso in questo Allegato D6?

Consultando il documento (scaricabile al seguente link: https://va.minambiente.it/File/Documento/284076) non è difficile capirlo. Esso mostra il contributo previsto delle emissioni della Raffineria sui livelli di inquinamento atmosferico del comprensorio. I dati riguardanti in particolare la SO2 (anidride solforosa) sono a dir poco preoccupanti.

Le emissioni della Raffineria risultano infatti già di per sè sufficienti, da sole, a determinare il superamento del valore limite per quanto riguarda la concentrazione media annua di SO2. Questo superamento interessa in particolare il centro abitato di Archi, dove la stessa RAM stima che le ricadute al suolo delle sue emissioni arrivano a 21,9 µg/m3, quando il valore limite (come vedremo già di per sè troppo alto) è di 20 µg/m3. La situazione diventa ancora più drammatica se consideriamo l’effetto cumulativo con le emissioni della vicina centrale elettrica. Sommando i contributi delle due industrie il valore limite viene superato in pressochè tutto il centro abitato di Archi, con punte che possono arrivare ad una concentrazione media annua di 23,9 µg/m3.

Dalle stime della RAM, combinate con quelle della centrale A2A, risulta una concentrazione media annua molto elevata anche a Pace del Mela, e soprattutto a Pace alta, dove si “sfiora” il valore limite di 20 µg/m3 (che, lo ricordiamo, è già di per sè troppo elevato).

Questo almeno risulta dalle simulazioni effettuate da RAM e A2A, sperando che la realtà non sia ancora più grave.

Ma chi pensa che il problema sia solo ad Archi e Pace del Mela si sbaglia di grosso. Perchè sono soprattutto gli effetti sulle concentrazioni medie giornaliere di SO2 a preoccupare, su tutto il comprensorio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha predisposto delle linee guida [4] in cui individua, per diversi inquinanti, le concentrazioni atmosferiche oltre le quali la salute pubblica è a rischio. Questi sono i valori raccomandati per il diossido di azoto (SO2):

Come si può notare, l’OMS non raccomanda il limite di 20 µg/m3 come media annua, bensì come media giornaliera (questo fa capire quanto i limiti di legge italiani siano inadeguati a proteggere la salute pubblica).

Ad ogni modo l’Allegato D6 della RAM calcola anche le ricadute sulle concentrazioni medie giornaliere di SO2 della zona: ne risulta che le emissioni della Raffineria bastano da sole a superare il valore raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (20 µg/m3) in tutti i comuni del comprensorio, almeno da Barcellona fino a Rometta (e probabilmente anche oltre), toccando punte di 105 µg/m3.

Questo senza considerare il contributo delle emissioni della centrale elettrica, per le quali non sono disponibili stime inerenti le concentrazioni medie giornaliere. I livelli di inquinamento finali sono quindi più gravi di quelli qui riportati.

Il documento della Raffineria non prende invece in considerazione le ricadute delle sue emissioni di idrocarburi non metanici, nè gli effetti sui livelli di ozono. Ricordiamo che negli anni scorsi si sono già registrati numerosi superamenti del limite di legge nell’unica stazione pubblica di monitoraggio dell’ozono presente nella valle del Mela, la “Termica Milazzo”. L’ozono si forma a partire dagli ossidi di azoto (NOx) in presenza di elevati livelli di idrocarburi volatili: inquinanti che abbondano nella valle del Mela, proprio grazie alle emissioni delle industrie, in primis della raffineria. Nella valle del Mela si registra infatti la concentrazione media annua più elevata di idrocarburi non metanici di tutta la Sicilia.

Una cosa è certa: chi dice che non ci sono dati sufficienti per dimostrare l’inquinamento nella valle del Mela o non è informato, o mente perchè vuole continuare a farci respirare veleni.

Dopo le sentenze del TAR di Palermo che hanno annullato il Piano regionale di qualità dell’aria, il compito di tutelare la salute pubblica ricade tutto sui Sindaci territorialmente competenti (San Filippo del Mela e Milazzo). Nell’ambito del riesame dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria – che è ancora in corso – i Sindaci hanno l’obbligo di esprimere le prescrizioni necessarie ad evitare rischi per la salute pubblica, individuando appositi limiti alle emissioni. Rischi che, come mostra questo documento tenuto nascosto per 4 anni, ci sono eccome. Cosa ne pensano a riguardo i candidati a Sindaco di Milazzo?

Note:

[1] La risposta del Ministero all’accesso agli atti: https://comitatocontroinceneritore.files.wordpress.com/2022/05/risposta-ministero-accesso-atti-d6.pdf

[2] La risposta della RAM in cui si dà il via libera alla pubblicazione dell’Allegato D6: https://comitatocontroinceneritore.files.wordpress.com/2022/05/risposta-ram-accesso-atti-d6.pdf

[3] vedi https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/MetadatoDocumento/284075 e https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/MetadatoDocumento/284076 )

[4] “WHO Air quality guidelines for particulate matter, ozone, nitrogen dioxide and sulfur dioxide”, consultabile al seguente link: https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/69477/WHO_SDE_PHE_OEH_06.02_eng.pdf?sequence=1&isAllowed=y