RAM, altro che assenza di rischi! Smentita la FAKE NEWS istituzionale: superato il limite per la SO2

Non bastava l’inquinamento dell’aria e del suolo prodotto dalla Raffineria, ci voleva pure l’inquinamento dell’informazione con notizie false prodotte dalle istituzioni pubbliche! Cioè da parte di chi dovrebbe tutelare i cittadini, anzichè ingannarli.

Il 7 ed il 24 agosto il territorio è stato invaso da nubi giallastre ed una puzza pestilenziale sprigionate dalla raffineria. Il 27 agosto la Prefettura di Messina ha diramato un comunicato secondo cui l’ARPA non avrebbe rilevato, in occasione di tali eventi, “sostanze a rischio per la salute pubblica” [1]. Oggi quella assurda dichiarazione risulta clamorosamente smentita dai documenti ufficiali della stessa ARPA, che mostrano una realtà ben diversa.

I tecnici dell’ARPA hanno infatti elaborato una relazione sulla qualità dell’aria registrata in concomitanza con “l’evento incidentale occorso presso la Raffineria di Milazzo il giorno 24 agosto 2021” [2].

La relazione riporta “il superamento del valore limite orario per la protezione della salute umana per il biossido di zolfo” (SO2) nella centralina di Barcellona Pozzo di Gotto, nonchè “alcuni spike di concentrazione media oraria di SO2 in altre stazioni”.

In particolare alle ore 18 del 24 agosto a Barcellona è stato registrata la media oraria di 969 µg/m³, mentre il valore limite è di 350 µg/m³.

Altro che assenza di rischi per la salute. A tal proposito la stessa relazione dell’ARPA evidenzia che “i valori guida dell’OMS sono stati superati sia in riferimento al giorno sia ai periodi medi della durata di 10 minuti”.

Tali valori sono stati individuati sulla base delle evidenze scientifiche internazionali: il loro superamento comporta significativi rischi per la salute pubblica.

Ad esempio l’OMS raccomanda per la SO2 il valore soglia di 20 µg/m³, espresso come media nelle 24 ore. Il valore medio misurato a Barcellona nell’arco delle 24 ore è stato di 65 µg/m³, vale a dire più del triplo della soglia raccomandata dall’OMS.

Purtroppo la legislazione italiana non ha ancora recepito i valori soglia raccomandati dall’OMS. Ciononostante persino l’attuale limite di legge sulla media oraria è stato superato del 176% (969 µg/m³ vs 350 µg/m³)! Ciò è molto significativo, in quanto si tratta di un evento generalmente raro: negli ultimi anni, tra tutte le stazioni di misurazione regionali, solo nella valle del Mela è stato rilevato diverse volte [3].

I valori preoccupanti riportati nella relazione dell’ARPA sono conseguenti alle emissioni della Raffineria di Milazzo? Secondo la relazione, vi è “una buona compatibilità” tra le emissioni della RAM ed i superamenti registrati a Barcellona. Infatti “è possibile che i fumi abbiano avuto un comportamento di tipo cross-over…ricadendo al suolo…in prossimità della stazione Barcellona Pozzo di Gotto”. Ricordiamo peraltro che la SO2 ha origine quasi esclusivamente industriale e che la Raffineria di Milazzo, già in condizioni “normali”, rappresenta la principale fonte di SO2 di tutto il comprensorio.

Se quel giorno la SO2 emessa dalla Raffineria ha investito prevalentemente Barcellona, rischi simili (o anche più gravi) riguardano ovviamente qualsiasi centro abitato della valle del Mela e dintorni. Già in occasione dell’altro evento del 7 agosto, l’ARPA aveva avvertito vari comuni in merito a picchi di SO2 registrati a Milazzo e Barcellona. Inoltre in tale occasione sono stati registrati picchi di benzene e idrocarburi a Milazzo e Pace del Mela. I picchi di benzene, in particolare, hanno superato di 8-9 volte i valori medi annuali.

Considerando tutto quanto sopra è evidente quanto sia inattendibile il comunicato della Prefettura del 27 agosto nella parte in cui afferma che, in occasione dei recenti disservizi alla raffineria, l’ARPA non avrebbe rilevato la “presenza di sostanze a rischio per la salute pubblica”.

Com’è nata questa clamorosa fake news istituzionale? Chi ne è il responsabile? Qual era il suo scopo? Buttare acqua sul fuoco, ingannando i cittadini? Coprire le responsabilità della Raffineria?

Domande inquietanti a cui la Prefettura farebbe bene a dare una risposta, oltre a rettificare chiedendo scusa alla cittadinanza. In caso contrario non farebbe altro che alimentare la sfiducia dei cittadini ed i facili sospetti di inaccettabili complicità e connivenze.

Note:

[1] https://www.interno.gov.it/it/notizie/messina-situazione-raffineria-milazzo-sul-tavolo-prefettura

[2]

[3] Purtroppo la legge attuale ammette che si possa derogare tale limite fino a 24 volte in un anno.

La Transizione Ecologica nella valle del Mela? Impedita da industrie e poteri forti, ma non diamogliela vinta

Viviamo in un periodo che sicuramente passerà alla storia non solo per la pandemia e la crisi che ne è seguita, ma anche per la svolta verde che sembra aver preso l’economia. Le energie rinnovabili sono in forte crescita, la cosiddetta Green Economy vola nelle borse, mentre Elon Musk, il fondatore di Tesla, la principale casa produttrice di auto elettriche, è diventato l’uomo più ricco del pianeta. I governi di mezzo mondo sono pronti a massicci investimenti per contrastare la crisi economica scaturita dalla pandemia, ma dicono di volerlo fare in una direzione ben precisa: quella della “rivoluzione verde”, della “transizione ecologica” e della “decarbonizzazione” (ovvero la riduzione delle emissioni di CO2 dalle fonti di energia). Del resto il pianeta sta andando incontro ad una crisi climatica senza precedenti e non c’è più tempo da perdere.

Ma in concreto cosa significano queste nuove parole d’ordine per la Valle del Mela, da decenni messa in ginocchio da grosse industrie inquinanti? Pochi si sono resi conto che la decarbonizzazione, di cui oggi politici e giornalisti si riempiono la bocca, avrebbe potuto essere applicata nella valle del Mela già da 3 anni. Infatti proprio tre anni fa i Sindaci competenti, forse anche sull’onda della mobilitazione e di una inedita coscienza ambientale del territorio, si decisero finalmente a fare il proprio dovere, dettando le prescrizioni necessarie a tutelare la salute pubblica nell’ambito dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della Raffineria. Per adempiere a tali prescrizioni la Raffineria avrebbe dovuto fare essenzialmente due cose:

  • per l’appunto “decarbonizzare”, ovvero sostituire i combustibili oleosi con combustibili gassosi, molto meno inquinanti sia in termini di CO2 che di polveri, metalli pesanti, SO2 e NOx;
  • introdurre degli accorgimenti per limitare le copiose emissioni fuggitive di idrocarburi volatili.

Ma la Raffineria si scagliò contro le prescrizioni sanitarie spalleggiata da certi sindacati fiancheggiatori. Addirittura anche amicizie influenti nel MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) intervennero in aiuto dell’insensata crociata contro la decarbonizzazione. Alla fine la RAM convinse in extremis i due Sindaci a firmare un accordo truffa, riuscendo così a scongiurare, con il beneplacito del Ministero dell’Ambiente, le prescrizioni sanitarie.

Una vicenda non certo regolare dal punto di vista amministrativo, tant’è che si trova al centro di un famoso ricorso presentato pochi mesi dopo al TAR di Catania. In un primo momento i giudici riconobbero l’urgenza del ricorso, considerate le gravi implicazioni sulla salute pubblica dei fatti contestati, e ne stabilirono la trattazione alla prima data utile, ovvero nel febbraio 2019. Ma poi (chissà come mai), vennero sostituiti da altri giudici che non sembrano finora aver riconosciuto tale urgenza. Infatti la decisione, per un motivo o per un altro, è stata di volta in volta rimandata. 

Nel frattempo anche il Commissario Straordinario di San Filippo del Mela ed il Sindaco Metropolitano di Messina dell’epoca si accorsero del grave errore e chiesero al nuovo Ministro dell’Ambiente Costa di correggerlo. Si trattava in pratica di annullare la famigerata Conferenza dei servizi, evidentemente illegittima, che fece fuori le prescrizioni sanitarie. Analoga richiesta l’abbiamo fatta anche noi, in una lettera consegnata brevi manu e discussa con il Ministro durante la sua visita a Milazzo del maggio 2019. Ma il Ministro Costa nulla ha fatto in questo senso, permettendo alla Raffineria di continuare ad inquinare indisturbata.

Un’altra occasione mancata di decarbonizzazione è stata quella del Piano di tutela della qualità dell’aria, approvato dalla Regione nell’estate 2018. Le misure del Piano si articolavano in due step:  il primo, riconosciuto come raggiungibile anche dalla stessa RAM, sarebbe entrato in vigore nel 2022, mentre l’altro, contestato dai gruppi petroliferi, nel 2027. In entrambi i casi si trattava sempre di decarbonizzare le raffinerie, ovvero di sostituire i combustibili oleosi con quelli gassosi. Ripartì la solita crociata anti-decarbonizzazione, con il pieno coinvolgimento di sindacati fiancheggiatori e mass-media. Dal canto suo, il governo regionale si mostrò disposto a venire incontro ai petrolieri. Ma a togliergli le castagne al fuoco ci pensarono i giudici del Tar di Palermo, che dopo ben otto mesi di “riflessione” decisero di annullare tutti i limiti previsti nel Piano per raffinerie e altre industrie inquinanti, scongiurando anche stavolta la decarbonizzazione.

Capitolo chiuso quindi? Non di certo. Nel novembre 2020 il verificatore nominato dal Tar di Catania ha dato ragione al ricorso contro l’AIA della Raffineria di Milazzo: ha riconosciuto che l’accantonamento delle prescrizioni sanitarie ha fatto sparire persino diversi limiti già vigenti prima del 2018. Pur di non andare incontro ad una sconfitta certa, il Ministero dell’Ambiente ha quindi deciso di avviare un nuovo riesame dell’A.I.A. della Raffineria, chiedendo, con questa scusa, l’ennesimo rinvio (accordato) della decisione dei giudici del Tar di Catania. 

È ovvio che nell’ambito di questo riesame si ripresenta l’obbligo per i Sindaci competenti di esprimere le necessarie prescrizioni a tutela della salute pubblica. Il 2021 sarà quindi l’anno decisivo per le prescrizioni sanitarie e la decarbonizzazione della Raffineria? Certamente è un obiettivo concreto per il quale il territorio (cittadini, associazioni ed enti locali) si deve battere.

Come sappiamo nella Valle del Mela c’è anche una grossa centrale termoelettrica. Negli ultimi anni a livello nazionale le fonti rinnovabili (eolico, solare, ecc…) hanno sostituito buona parte della produzione termoelettrica. Sgravare la valle del Mela da tale produzione era una delle promesse del controverso elettrodotto di Terna.  Invece, in controtendenza con quanto avviene a livello nazionale, la valle del Mela rischia di subire un incremento della produzione termoelettrica e anche un ulteriore impianto (ridondante) di bilanciamento della rete, proposto dalla Duferco

Infatti il “combinato disposto” delle nuove Centrali A2A e Duferco, sebbene a metano, potrebbe far crescere le emissioni di NOx del 444% rispetto alle emissioni registrate nel 2019 da parte della odierna Centrale A2A. Gli NOx sono tra i principali precursori dell’ozono troposferico, specie nella valle del Mela dove si combina con gli elevati livelli di idrocarburi non metanici. Una delle principali criticità ambientali che la rete Arpa è riuscita a rilevare nella valle del Mela è proprio il superamento dei valori di ozono (e per rilevarlo la rete Arpa, con le note carenze, vuol dire che la situazione è davvero grave). 

Chiaramente le emissioni della Centrale Duferco sarebbero largamente inferiori rispetto a quelle di A2A o della RAM, ma comunque non trascurabili. Almeno il progetto della nuova Centrale A2A prevede la fermata (e si spera anche lo smantellamento, come abbiamo chiesto) della vecchia Centrale, con conseguenti innegabili vantaggi ambientali sui livelli di polveri e SO2. Invece il progetto Duferco non prevede la fermata di alcun vecchio impianto e la sua funzione di bilanciamento della rete potrebbe essere benissimo assolta dal nuovo impianto A2A. Insomma, oltre il danno la beffa: non solo la valle del Mela continuerà a sacrificarsi per l’interesse nazionale, ma lo farà anche senza alcun criterio logico.

Sul progetto della nuova Centrale A2A abbiamo chiesto prescrizioni volte a scongiurare l’incremento degli NOx, oltrechè allo smantellamento della vecchia centrale. Sulla nuova Centrale Duferco, invece, abbiamo anche inviato al Ministro dell’Ambiente un dettagliato ricorso gerarchico contro la decisione, palesemente illegittima, di escluderla dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Lo stesso hanno fatto anche alcuni cittadini di Pace del Mela, ma dal Ministro Costa abbiamo ottenuto solo un imbarazzante silenzio. Cosa farà ora il nuovo Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani?

La Sen. Floridia parla di “fatti”, ma l’inquinamento e i gravi rischi sanitari sono ancora tutti qui

Nei giorni scorsi è apparso sul web un documento contenente delle accuse ridicole nei nostri confronti, intitolato “IL M5S risponde al comunicato del Comitato Cittadini contro l’inceneritore” [1]. Non è chiaro se esso rappresenti la posizione ufficiale del M5S o piuttosto una sfuriata personale della Sen. Barbara Floridia, unica firmataria del documento.

Tale sfuriata si deve al fatto che, dopo aver posto quesiti scomodi [2] ai candidati a Sindaco di Milazzo su Raffineria e altre problematiche ambientali, abbiamo fatto ciò che era ovvio fare: pubblicare e analizzare le risposte, disapprovando la mancata risposta di alcuni candidati [3]. Siccome tra questi ultimi c’era anche Utano, il candidato sostenuto dal M5S, la Floridia si è arrabbiata.

Ma è colpa nostra se Utano non ha risposto? Eppure ha avuto una settimana di tempo, durante la quale è stato sollecitato più volte: se c’è qualcuno con cui la Floridia si sarebbe dovuta arrabbiare, quello è proprio Utano.

Al contrario secondo la Senatrice il suo candidato non era tenuto a rispondere, in quanto “Il Movimento 5 Stelle, rappresentato dal candidato sindaco Giovanni Utano, ha risposto con i fatti non con le parole”. In altre parole ci siamo macchiati del reato di “lesa maestà”: ecco spiegata la “pochezza” attribuitaci dalla Floridia, dall’alto della sua “grandezza”.

Quanto ai “fatti” di cui parla la Floridia, c’è da dire che finora la situazione ambientale nella valle del Mela non è cambiata affatto. Due anni fa abbiamo lodato gli esponenti del M5S per la bocciatura dell’inceneritore contro cui abbiamo tanto lottato (e contro cui continueremo a lottare, essendo ancora pendente il ricorso di A2A). Ma questo non può servire da alibi per dormire sugli allori: i cittadini della valle del Mela e degli altri territori inquinati continuano ad essere esposti a rischi sanitari inaccettabili.

Quando si è insediato l’attuale Ministro dell’Ambiente Costa, gli allora rappresentanti della Città Metropolitana di Messina e del Comune di San Filippo del Mela gli hanno chiesto ufficialmente di rivedere l’illegittimo accantonamento delle prescrizioni sanitarie già espresse sulla Raffineria [4]. Ciò avrebbe senz’altro migliorato la situazione ambientale nella valle del Mela, applicando limiti emissivi più adeguati a tutelare la salute pubblica. Invece il Ministro, con cui la Floridia vanta un rapporto privilegiato, è rimasto sordo davanti a tali richieste.

Vari comuni hanno poi presentato ricorso al TAR di Catania contro gli aspetti illegittimi dell’autorizzazione della Raffineria, riconosciuti anche dalla stessa Sen. Floridia [5]. Eppure il Ministero dell’Ambiente continua a difendere in giudizio tali illegittimità.

Come se non bastasse, lo stesso Ministero un mese fa ha autorizzato un nuovo impianto inquinante a Giammoro [6], disattendendo le nostre e altrui osservazioni in merito alla necessità di verificare l’effetto cumulativo con gli altri impianti, come peraltro la legge prevede. Proprio in virtù di tali violazioni di legge, noi, l’ADASC ed alcuni cittadini di Pace del Mela abbiamo inviato due ricorsi gerarchici al Ministro Costa chiedendo l’annullamento del provvedimento, senza ricevere finora alcun riscontro.

Un “selfie” della Sen. Floridia con il Ministro Costa

A prescindere da quello che ha fatto o meno il M5S, i cittadini hanno il diritto di conoscere la posizione dei candidati a Sindaco sulle questioni ambientali. I nostri quesiti richiedevano l’assunzione di impegni ben precisi, anziché enunciazioni vaghe, a cominciare dalle prescrizioni sanitarie che il nuovo Sindaco dovrà esprimere sulla Raffineria.  Non ci pare un problema di poco conto, considerate le gravi criticità sanitarie presenti nella nostra zona e riconducibili con ogni probabilità alla Raffineria, come ad esempio l’eccesso di malformazioni congenite peggiore d’ Italia.

Inaccettabile quindi la pretesa della Floridia di esentare il suo candidato dai quesiti, concedendogli un “occhio di riguardo”. Proprio a causa della nostra obiettività siamo stati paradossalmente accusati dalla Senatrice di aver cercato di favorire qualcuno. Parole incaute per le quali la Sen. Floridia farebbe bene a chiedere scusa. Considerato il ruolo pubblico che svolge, non può permettersi di denigrare dei cittadini che da anni lottano per la tutela del territorio e della salute e che, tra l’altro, le pagano lo stipendio.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

Note:

[1] Il documento in questione è pubblicato, ad esempio, in questo pagina: www.facebook.com/GiovanniUtanoperMilazzo/posts/175669780855827

[2] QUESITI AI CANDIDATI A SINDACO DI MILAZZO —> Download

[3] https://cittadinicontroinceneritore.org/2020/10/02/occhio-ai-candidati-a-sindaco-milazzesi-benedetti-dalla-raffineria-solo-2-vogliono-ridurre-le-emissioni/

[4] Queste le richieste ufficiali dei due enti inviate nel giugno 2018 al Ministro Costa:

[5] https://www.oggimilazzo.it/2018/05/02/autorizzazione-ambientale-raffineria-di-milazzo-a-rischio-i-dubbi-della-senatricere-floridia/

[6] https://www.oggimilazzo.it/2020/09/06/nuova-centrale-termoelettrica-duferco-a-giammoro-gli-ambientalisti-si-rivolgono-al-ministro-costa/

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Un documento nascosto per 4 anni inchioda la Raffineria: il territorio ammorbato dalle sue emissioni

Pubblicato! Con ben 4 anni di ritardo, ma alla fine l’abbiamo spuntata: dopo tante richieste di accesso agli atti, solleciti, diffide, il Ministero dell’Ambiente ha finalmente pubblicato il cosiddetto “Allegato D6”, concernente “l’identificazione e quantificazione degli effetti delle emissioni in aria” della Raffineria di Milazzo. Il documento è stato presentato dalla RAM al Ministero dell’ Ambiente nel luglio 2016, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge in occasione delle procedure di rilascio e/o riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

La legge però prevede anche che questo documento debba essere pubblicato, assieme a tutta la documentazione inerente la procedura, per consentire al pubblico di consultarlo e formulare osservazioni. Invece nel 2016 l’Allegato D6 non è stato pubblicato. Abbiamo potuto apprendere indirettamente della sua esistenza solo dopo quasi 2 anni, grazie a dei riferimenti contenuti in altri documenti pubblicati dopo la famosa conferenza dei servizi del 28 marzo 2018 (quella in cui sono state illegittimamente accantonate le prescrizioni sanitarie dei Sindaci).

Assieme all’ADASC abbiamo quindi diffidato il Ministero dal concludere la procedura senza dare al pubblico la possibilità di consultare l’Allegato D6 ed esprimere delle osservazioni in merito.

Forse in un goffo tentativo di rimediare, il 03 aprile 2018 il documento sembrerebbe essere stato pubblicato, ma non abbiamo fatto in tempo a vederlo: il collegamento risultava rimosso, anche se per anni è rimasta traccia (e rimane tutt’ora) di questa fugace pubblicazione [1]. Nel giugno 2018 ci ha risposto un dirigente del Ministero, Antonio Ziantoni, chiarendo che alcuni allegati (tra cui l’Allegato D6) non sono stati pubblicati in quanto la RAM li avrebbe indicati come “riservati, per ragioni di segreto industriale o commerciale”. Come vedremo, i fatti in seguito dimostreranno che si è trattato di un vero e proprio abuso, a cui il Ministero si è dimostrato accondiscendente, in violazione del diritto dei cittadini all’informazione in materia ambientale sancito dalla Convenzione di Aarhus.

Nei primi mesi del 2020 torniamo alla carica con una nuova richiesta di accesso agli atti. Stavolta la risposta del Ministero, inviata per conoscenza anche alla Raffineria, è diversa: la RAM è invitata a specificare i motivi della riservatezza dell’Allegato D6, se non vuole che venga pubblicato. Passano alcuni mesi senza che se ne sappia più nulla. Dopo un nostro sollecito, dal Ministero rispondono che la RAM ha dato il “nulla osta” e che quindi il documento è stato pubblicato online (dimostrando quindi quanto fosse stato abusivo ed ingiustificato tenerlo nascosto per 4 anni).

Ma non è ancora finita. Perchè in realtà online il documento continua a non esserci. E’ necessario un ulteriore sollecito affinchè il documento venga finalmente pubblicato sul serio.

Come si spiega il “muro di gomma” che per ben 4 anni ha impedito ai cittadini di visionare questo documento, che, probabilmente, se non fosse stata per la nostra insistenza, non sarebbe mai stato pubblicato? Cosa c’è di così tanto scabroso in questo Allegato D6?

Consultando il documento (scaricabile al seguente link: https://va.minambiente.it/File/Documento/284076) non è difficile capirlo. Esso mostra il contributo previsto delle emissioni della Raffineria sui livelli di inquinamento atmosferico del comprensorio. I dati riguardanti in particolare la SO2 (anidride solforosa) sono a dir poco preoccupanti.

Le emissioni della Raffineria risultano infatti già di per sè sufficienti, da sole, a determinare il superamento del valore limite per quanto riguarda la concentrazione media annua di SO2. Questo superamento interessa in particolare il centro abitato di Archi, dove la stessa RAM stima che le ricadute al suolo delle sue emissioni arrivano a 21,9 µg/m3, quando il valore limite (come vedremo già di per sè troppo alto) è di 20 µg/m3. La situazione diventa ancora più drammatica se consideriamo l’effetto cumulativo con le emissioni della vicina centrale elettrica. Sommando i contributi delle due industrie il valore limite viene superato in pressochè tutto il centro abitato di Archi, con punte che possono arrivare ad una concentrazione media annua di 23,9 µg/m3.

Dalle stime della RAM, combinate con quelle della centrale A2A, risulta una concentrazione media annua molto elevata anche a Pace del Mela, e soprattutto a Pace alta, dove si “sfiora” il valore limite di 20 µg/m3 (che, lo ricordiamo, è già di per sè troppo elevato).

Questo almeno risulta dalle simulazioni effettuate da RAM e A2A, sperando che la realtà non sia ancora più grave.

Ma chi pensa che il problema sia solo ad Archi e Pace del Mela si sbaglia di grosso. Perchè sono soprattutto gli effetti sulle concentrazioni medie giornaliere di SO2 a preoccupare, su tutto il comprensorio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha predisposto delle linee guida [2] in cui individua, per diversi inquinanti, le concentrazioni atmosferiche oltre le quali la salute pubblica è a rischio. Questi sono i valori raccomandati per il diossido di azoto (SO2):

Come si può notare, l’OMS non raccomanda il limite di 20 µg/m3 come media annua, bensì come media giornaliera (questo fa capire quanto i limiti di legge italiani siano inadeguati a proteggere la salute pubblica).

Ad ogni modo l’Allegato D6 della RAM calcola anche le ricadute sulle concentrazioni medie giornaliere di SO2 della zona: ne risulta che le emissioni della Raffineria bastano da sole a superare il valore raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (20 µg/m3) in tutti i comuni del comprensorio, almeno da Barcellona fino a Rometta (e probabilmente anche oltre), toccando punte di 105 µg/m3.

Questo senza considerare il contributo delle emissioni della centrale elettrica, per le quali non sono disponibili stime inerenti le concentrazioni medie giornaliere. I livelli di inquinamento finali sono quindi più gravi di quelli qui riportati.

Il documento della Raffineria non prende invece in considerazione le ricadute delle sue emissioni di idrocarburi non metanici, nè gli effetti sui livelli di ozono. Ricordiamo che negli anni scorsi si sono già registrati numerosi superamenti del limite di legge nell’unica stazione pubblica di monitoraggio dell’ozono presente nella valle del Mela, la “Termica Milazzo”. L’ozono si forma a partire dagli ossidi di azoto (NOx) in presenza di elevati livelli di idrocarburi volatili: inquinanti che abbondano nella valle del Mela, proprio grazie alle emissioni delle industrie, in primis della raffineria. Nella valle del Mela si registra infatti la concentrazione media annua più elevata di idrocarburi non metanici di tutta la Sicilia.

Una cosa è certa: chi dice che non ci sono dati sufficienti per dimostrare l’inquinamento nella valle del Mela o non è informato, o mente perchè vuole continuare a farci respirare veleni.

Dopo le sentenze del TAR di Palermo che hanno annullato il Piano regionale di qualità dell’aria, il compito di tutelare la salute pubblica ricade tutto sui Sindaci territorialmente competenti (San Filippo del Mela e Milazzo). Nell’ambito del riesame dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria – che è ancora in corso – i Sindaci hanno l’obbligo di esprimere le prescrizioni necessarie ad evitare rischi per la salute pubblica, individuando appositi limiti alle emissioni. Rischi che, come mostra questo documento tenuto nascosto per 4 anni, ci sono eccome. Cosa ne pensano a riguardo i candidati a Sindaco di Milazzo?

Note:

[1] https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/MetadatoDocumento/284075

[2] “WHO Air quality guidelines for particulate matter, ozone, nitrogen dioxide and sulfur dioxide”, consultabile al seguente link: https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/69477/WHO_SDE_PHE_OEH_06.02_eng.pdf?sequence=1&isAllowed=y