La grande lezione del Coronavirus: la salute viene prima dell’economia. Una regola d’oro violata troppo spesso

Ci voleva l’epidemia da Covid-19 (volgarmente detto “Coronavirus”) a farli rinsavire: adesso tutti i politici – di maggioranza, di opposizione, i Presidenti di Regione, ecc… – riconoscono che le misure a tutela della salute pubblica sono prioritarie sull’economia. Anche perchè non ci può essere economia sana senza la salute: sacrificando la salute all’economia a lungo andare si perdono sia l’una che l’altra.

Ma questo vale sempre: non solo per le malattie infettive come il “Coronavirus”, ma anche per l’altro grande killer che ogni anno miete decine di migliaia di vittime nel nostro paese: l’inquinamento ambientale. Lo sanno bene quelle aree, come la valle del Mela, Gela, Priolo o Taranto, dove per decenni la salute è stata sacrificata in nome di presunti interessi economici, che in realtà erano e continuano ad essere a vantaggio solo di grossi gruppi industriali.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: da un lato l’inaccettabile aumento di patologie e malformazioni congenite, dall’altro la disoccupazione, i giovani costretti ad emigrare, un’economia troppo condizionata da un settore – quello dell’industria pesante – che non corrisponde alle vocazioni economiche del territorio e che ne ostacola il reale sviluppo.

Adesso il mondo politico, coinvolto in “prima persona” nell’emergenza Coronavirus, riconosce l’assolutà priorità ed inderogabilità della salute. Benissimo. Ma quando – come ci auguriamo – questa emergenza sarà passata, non bisognerà dimenticarsi della sua importante lezione: mai più sacrificare la salute in nome di discutibili interessi economici di corto respiro.

Ciò significa anche impedire a chicchessia – industrie in primis – di inquinare, avvelenare ed ammorbare interi territori con la scusa del ricatto occupazionale.

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L’Assessore regionale all’ambiente Totò Cordaro

Lo abbiano ben chiaro innanzitutto i nostri governanti alla Regione, che, incantati dalle sirene dei petrolieri, pensano forse di ritirare il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria per consentire alle raffinerie di inquinare di più.

 

Cara Regione, basta sacrificare la salute dei cittadini per i profitti delle raffinerie!

Numerose associazioni e comitati della valle del Mela, del siracusano e delle altre aree inquinate della Sicilia hanno inviato una lettera aperta al Presidente della Regione Nello Musumeci ed all’Assessore regionale dell’Ambiente Totò Cordaro.

Le associazioni rivendicano con forza il diritto dei cittadini di respirare aria salubre, ponendo fine ai gravi rischi per la loro salute. Nel 2018 questo governo regionale ha finalmente approvato il Piano di tutela della qualità dell’aria che, prendendo atto di una qualità dell’aria alquanto critica nelle aree industriali, impone di ridurre le emissioni delle industrie più impattanti con l’applicazione massimale delle migliori tecnologie disponibili individuate dalla Comunità Europea.

Ad alzare l’allerta dei territori è la recente notizia di stampa secondo cui l’Assessore Cordaro sarebbe ora disposto a rivedere il Piano regionale di qualità dell’aria, per concedere alle industrie limiti più morbidi, permettendo loro di inquinare di più.

 Dichiarazioni che, se fossero vere, sarebbero ancora più gravi considerando che si è in attesa dell’imminente pronunciamento del TAR di Palermo proprio sui ricorsi delle industrie contro il Piano di qualità dell’aria, ricorsi che lo stesso Assessore fino ad un anno fa definiva “deboli e strumentali”.

 La lettera svela anche il gigantesco inganno delle raffinerie, che oggi minacciano la chiusura in quanto, a loro dire, i nuovi limiti sarebbero impossibili da raggiungere.

 Ciò viene smentito dalle affermazioni che le stesse raffinerie hanno prodotto nei loro ricorsi, ove viene stimata in 150-180 milioni la spesa necessaria per adeguare gli impianti ai nuovi limiti, che entreranno a pieno regime solo nel 2027. Un investimento che, spalmato in 7 anni, sarebbe tutt’altro che impossibile per industrie che fatturano ogni anno centinaia di milioni di euro.

 E’ quindi chiaro che le minacce delle raffinerie, finalizzate unicamente ad ottenere la revisione del Piano, sono ingannevoli, strumentali ed anche irresponsabili, in quanto rischiano di alimentare allarmismi e guerre fratricide.

Delle istituzioni credibili devono respingere simili ricatti, perché altrimenti nessun miglioramento tecnologico ed ambientale potrebbe mai essere ottenuto, in quanto ogni volta le industrie potrebbero ricorrere alle stesse minacce.

A quanto pare l’Assessore Cordaro ha già convocato un tavolo di confronto con le industrie per rivedere i vincoli. Tutto questo è inaccettabile. Le associazioni ed i comitati di cittadini delle aree inquinate ribadiscono che il Piano di qualità dell’aria non si tocca: esso va applicato in ogni sua parte, senza alcuno “sconto” alle industrie. E’ stato inoltre chiesto un incontro urgente al Presidente Musumeci ed all’Assessore Cordaro, vedremo gli sviluppi.

Il vergognoso inganno delle raffinerie per ottenere limiti più morbidi dalla Regione

E’ in atto una irresponsabile campagna mediatica messa in piedi dalle raffinerie siciliane per indurre la Regione a concedere limiti più elevati.

Nel 2018 la Regione ha approvato il Piano di qualità dell’aria, che obbliga le raffinerie a ridurre l’inquinamento entro il 2027, ricorrendo alle migliori tecnologie disponibile.

Ma le industrie non ne vogliono sapere di rinunciare ad una parte dei profitti per ammodernare gli impianti  e quindi giocano la solita carta del ricatto occupazionale: “o mi togliete i limiti o chiudo”.

La campagna stampa si è scatenata – guarda caso – proprio mentre sono imminenti le sentenze del TAR Palermo sui ricorsi delle industrie contro il Piano di qualità dell’aria. Vi potrebbe essere quindi il tentativo di condizionare i giudici. Noi però abbiamo fiducia nella giustizia e siamo convinti che le argomentazioni deboli e strumentali delle industrie verranno rigettate.

Peraltro l’ingannevole allarmismo sulla presunta perdita di migliaia di posti di lavoro è smascherato dalle stesse affermazioni che le industrie hanno prodotte nei loro ricorsi.

Esse hanno infatti stimato in 150-180 milioni di euro la spesa necessaria per adeguarsi ai nuovi limiti del Piano. Pertanto tali limiti non sono affatto “irraggiungibili”. Per un’azienda che ogni anno fattura centinaia di milioni di euro non dovrebbe essere così difficile investire 150 milioni nell’arco di ben 7 anni (i limiti entreranno pienamente in vigore nel 2027).

Adesso invece i limiti sarebbero diventati “irraggiungibili” e li costringerebbero alla chiusura.

Vorremmo a tal riguardo ricordare a tutti coloro che diffondono tali irresponsabili menzogne, fomentando una ingiustificata guerra fratricida tra lavoratori e cittadini che difendono la propria salute, che l’art. 656 del codice penale punisce “chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenzione, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico.

Quanto alle istituzioni, è inaccettabile che si mostrino cedevoli verso gli irresponsabili ricatti delle industrie: ogni qualvolta che lo hanno fatto hanno consentito le peggiori porcherie a danno dei cittadini.

Peraltro le industrie potrebbero riproporre analoghi ricatti ad ogni tentativo di miglioramento tecnologico e ambientale, che così facendo non potrebbe mai essere conseguito.

 

La Raffineria non faccia la vittima e pensi a ridurre l’inquinamento

Da decenni i cittadini della valle del Mela sono costretti a subire sulla propria pelle gli effetti nefasti di un’industria pesante non adeguatamente normata. I dati sanitari sono spesso allarmanti, come ad esempio l’eccesso di malformazioni congenite più grave d’Italia (+80%) riscontrato nel recente rapporto “Sentieri”. Non va senz’altro meglio nelle altre aree inquinate della Sicilia.

Nel 2018 la Regione ha finalmente approvato il Piano di qualità dell’aria, che in un arco di tempo lunghissimo (entrerà a pieno regime nel 2027) obbliga le industrie a ridurre l’inquinamento il più possibile, senza peraltro ridurre la produzione.

E’ del tutto normale che le raffinerie siciliane, per decenni abituate ad inquinare senza limiti adeguati, adesso si lamentino: per rendere gli impianti meno inquinanti sono necessari investimenti. Non è però accettabile che le istituzioni diano credito alle lamentele più assurde, come quella secondo cui i limiti previsti dal Piano sarebbero irraggiungibili dal punto di vista tecnico.

Tali limiti non sono stati stabiliti arbitrariamente: fanno riferimento ad un documento emesso dalla Comunità Europea, che indica i limiti che possono essere rispettati con l’applicazione delle migliori tecnologie oggi disponibili: si tratta quindi, per definizione, di limiti perfettamente raggiungibili, basterebbe adeguare gli impianti con le giuste tecnologie.

Il Piano va a vantaggio anche della salute dei lavoratori delle industrie, che vanno tutelati come tutti gli altri cittadini. Inoltre più investimenti vorrebbero dire più lavoro. I lavoratori non vanno strumentalizzati, peraltro dando informazioni errate (i lavoratori diretti RAM sono 600, di cui circa 540 dalla provincia di Messina, ovvero meno dello 0,1% della popolazione).

La Raffineria di Milazzo l’anno scorso ha fatturato oltre 500 milioni di euro: è certamente possibile destinarne una parte per il rinnovamento degli impianti, in linea con il Green New Deal lanciato dalla Commissione Europea per ridurre globalmente le emissioni che soffocano territori e pianeta.

Fare marcia indietro sul Piano vorrebbe dire proteggere i profitti e cedere all’avidità di azionisti senza scrupoli. Vorrebbe dire sacrificare la salute dei cittadini e dei lavoratori, condannando la valle del Mela e le altre aree inquinate a subire più sofferenze, malattie e sottosviluppo.

Caro Sindaco Formica, caro Assessore Cordaro, ve la sentite di assumervi questa responsabilità? Ci auguriamo di no.

Oggi i cittadini siciliani meritano e pretendono rispetto: ne hanno dato ampia dimostrazione ad esempio due anni fa, quando 10 mila persone hanno riempito le strade di Milazzo contro il progetto dell’inceneritore, dando vita alla più grande manifestazione della storia della valle del Mela.

Chiaramente siamo pronti a lottare contro qualsiasi ipotesi di marcia indietro sui limiti da imporre alle industrie: il Piano di qualità dell’aria va applicato in ogni sua parte. La Regione pensi piuttosto ad adottare al più presto, come previsto dall’art. 272-bis del Codice ambientale, dei limiti sulle emissioni odorigene, magari sul modello di altre regioni o provincie autonome, come la Provincia di Trento. Ricordiamo infatti che i cittadini della valle del Mela sono sottoposti ad un inquinamento senza limiti da parte di tali emissioni, che diverse note Arpa negli anni scorsi hanno indicato essere costituite in gran parte da idrocarburi provenienti dalla Raffineria di Milazzo. Tra l’altro si tratta di emissioni che potrebbero essere connesse, sulla base di alcune evidenze scientifiche, al grave eccesso di malformazioni congenite riscontrato nell’area.

A tal riguardo ricordiamo al Sindaco Formica la sua funzione di massima autorità sanitaria locale, che gli impone l’obbligo di esprimere le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica nell’odierno riesame dell’autorizzazione della Raffineria.

Le associazioni ed i comitati ambientali della valle del Mela

Cari deputati regionali, se volete davvero ridurre l’inquinamento mettete i limiti che mancano

Nei giorni scorsi il parlamento siciliano ha approvato una legge sull’annoso problema dell’inquinamento nelle aree industriali, frutto della collaborazione tra gli On. Calderone (FI) e Pasqua (M5S), primi firmatari del disegno di legge. E’ certamente positivo lo spirito bipartisan con cui si cerca di contrastare l’inquinamento industriale ed i conseguenti rischi per la salute dei cittadini.

In sintesi la legge approvata mira ad intensificare il monitoraggio ambientale ed a introdurre sanzioni in caso di superamento dei limiti.

Tuttavia il problema dell’inquinamento industriale non consiste tanto nel superamento dei limiti, quanto nell’assenza o nell’insufficienza di tali limiti. Se non si mette mano a questo aspetto, anche la legge regionale da poco approvata e le sue sanzioni rischiano di rivelarsi inutili.

Prendiamo ad esempio le emissioni maleodoranti che spesso ammorbano le aree attigue alle raffinerie ed ai petrolchimici siciliani: si tratta di emissioni su cui non viene applicato alcun limite e che costituiscono probabilmente uno dei principali rischi per la salute dei cittadini. Infatti tali emissioni sono costituite in gran parte da idrocarburi non metanici o comunque da composti organici volatili: sostanze che uno studio scientifico ha messo in correlazione diretta ad esempio con le malformazioni congenite.

Ricordiamo che proprio nella valle del Mela l’ultimo studio epidemiologico “Sentieri” ha registrato l‘eccesso di nati malformati più elevato d’Italia (+80%).

La normativa nazionale in realtà non ignora il problema. Nel 2017 è stato introdotto nel Testo Unico Ambientale un articolo (il 272-bis) che sostanzialmente demanda alle Regioni e alle A.I.A. (Autorizzazioni Integrate Ambientali) il compito di fissare dei limiti sulle emissioni odorigene.

Molte regioni o province autonome (esemplare a tal riguardo la Provincia di Trento) si sono già dotate di limiti efficaci sulle emissioni odorigene. Purtroppo non è questo il caso della Sicilia, almeno finora.

Una legge regionale sulle emissioni odorigene, magari sul modello del trentino, sarebbe  quindi il modo migliore per sfruttare lo spirito bipartisan anti-inquinamento da poco ritrovato, specie se la collaborazione si allargasse alle associazioni e ai comitati che da anni si battono contro l’inquinamento.

Un auspicio analogo vale ovviamente anche per l’attuale riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria, ma in questo caso il compito spetta al Ministero dell’Ambiente ed ai Sindaci chiamati ad esprimere le famose “prescrizioni sanitarie”.

L’odierno riesame dell’Autorizzazione della Raffineria sta già violando la legge per favorire la RAM

Da quasi un anno è stato avviato un nuovo riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) della Raffineria di Milazzo. Si tratta di un’occasione storica per la valle del Mela: il riesame è stato infatti avviato su impulso della Regione e del Ministro Costa per recepire il Piano regionale sulla qualità dell’aria, che impone di abbassare notevolmente i limiti per le emissioni delle raffinerie siciliane. Su questo Piano è peraltro imminente la sentenza del TAR Palermo, che deve decidere se accogliere o rigettare i ricorsi presentati dalle raffinerie.

Pur essendo partito sotto i migliori auspici, ben presto il riesame è stato viziato da alcune gravi violazioni di legge.

La legge prescrive che il gestore presenti la documentazione aggiornata da cui si possa evincere in maniera dettagliata l’entità delle emissioni da ogni camino e le loro ricadute sulla popolazione.

Eppure la RAM ha omesso di presentare tale documentazione e possiamo intuire il perchè.

Presentando tali informazioni la RAM avrebbe dovuto ammettere che su alcuni camini i limiti per certi inquinanti sono di fatto spariti grazie all’AIA rilasciata nel 2018, sulla quale pende peraltro un ricorso al TAR Catania che quest’anno molto probabilmente andrà in sentenza.

Inoltre la mancata presentazione delle ricadute degli inquinanti sulla popolazione potrebbe avere anche un’altra spiegazione: il tentativo di scongiurare le necessarie prescrizioni sanitarie dei Sindaci. Questi ultimi, infatti, hanno l’obbligo di esprimere le limitazioni necessarie ad evitare che tali ricadute comportino dei significativi rischi per la salute dei cittadini. Soprattutto dopo la pubblicazione degli sconcertanti dati dell’ultimo rapporto Sentieri, che per la valle del Mela evidenzia, tra l’altro, il più elevato eccesso di malformazioni congenite d’Italia (+80%).

Cosa ancor più grave, non è stata resa visibile al pubblico alcuna documentazione tecnica presentata dal gestore, con il paradosso che cittadini, associazioni ed enti locali non hanno avuto alcun documento su cui presentare osservazioni. Insomma è stato di fatto negato il fondamentale diritto del pubblico, sancito da leggi nazionali e direttive comunitarie, di partecipare ad una procedura che dovrebbe essere pubblica.

Nonostante i numerosi solleciti in tal senso da parte nostra e dell’A.D.A.S.C., al Ministero dell’Ambiente finora non sembrano essersi curati della vicenda. L’attuale riesame dell’AIA sta di fatto violando la legge e da una procedura che viola la legge non c’è da aspettarsi nulla di buono.

E’ necessario che al Ministero si rendano conto che non possono continuare a partorire Autorizzazioni pasticciate al solo scopo di favorire le industrie. Ci appelliamo in tal senso al nuovo Direttore Generale subentrato al posto di Giuseppe Lo Presti, e allo stesso Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

 

Il progetto di un altro impianto industrale nella Valle del Mela: Duferco teme le osservazioni di cittadini e associazioni

Il 24 ottobre scorso la Duferco ha presentato al Ministero dell’Ambiente il progetto di una centrale termoelettrica, che verrebbe realizzata accanto all’impianto siderurgico che già gestisce a Giammoro (Pace del Mela). Si tratterebbe quindi di un ulteriore impianto industriale a poche centinaia di metri dalla già esistente centrale termoelettrica A2A di San Filippo del Mela.

In questi 3 mesi la Duferco ha mantenuto il più stretto riserbo sul suo progetto. Fortunatamente noi ce ne siamo accorti a Novembre, grazie ad una “soffiata” da parte di un comitato che si batte contro un impianto analogo in provincia di Brescia. Abbiamo quindi “lanciato l’allarme” sia su facebook che tramite un comunicato stampa, riuscendo a rompere il “muro di gomma” su questo progetto, la cui notizia è così uscita anche su alcuni giornali online (OggiMilazzo, Meridionews …).

Abbiamo così impedito che l’impianto in questione venisse autorizzato in silenzio senza alcuna osservazione da parte del pubblico. Infatti, allo scadere del termine per la loro presentazione (il 13 dicembre scorso), ben 13 pagine di osservazioni sono piombate su questo progetto (9 da parte nostra e le altre 4 da parte di ADASC, ARCI, Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela e dall’Associazione MAN).

In sintesi le osservazioni dimostrano che questo impianto non è affatto privo di impatto ambientale e che il proponente non ha tenuto conto dell’impatto cumulativo con le altre fonti di inquinamento che già affliggono la valle del Mela, responsabili di evidenti danni ambientali (ad es. sforamenti dei livelli di ozono) e sanitari (ad es. il più elevato eccesso di malformazioni congenite d’Italia).

Adesso, quando il termine per la presentazione delle osservazioni è scaduto da un pezzo, Duferco ha deciso finalmente di presentare il proprio progetto alla cittadinanza (che tempismo!). La presentazione, pubblicizzata anche sulla Gazzetta qualche giorno fa, avverrà infatti venerdì prossimo alla Camera di Commercio di Messina, che ha deciso di “sponsorizzare” il progetto.IMG-20200125-WA0000

Alla presentazione sono state invitate ufficialmente anche le associazioni (noi compresi): ma che senso avrebbe avuto assistere alla presentazione di un progetto sul quale ormai non era più possibile esprimere osservazioni? Chiaramente il “piano” era quello di evitare le osservazioni del pubblico, ma gli è andata male. Adesso si aspetta il parere della Commissione tecnica VIA ed il conseguente pronunciamento del Ministro dell’Ambiente Costa.

Il Piano regionale contro l’inquinamento dell’aria: una boccata d’ossigeno che le industrie vogliono impedire ad ogni costo

L’estate scorsa il governo regionale ha approvato il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria. Si tratta di un importantissimo strumento normativo che rivendichiamo da diversi anni, finalizzato a migliorare la qualità dell’aria laddove esistono criticità ed a preservarla laddove buona.

Stavolta dobbiamo rendere onore al merito: la Regione Siciliana è stata una delle prime regioni italiane a dotarsi di questo fondamentale strumento a tutela dell’ambiente e della salute, già previsto dal decreto legislativo 155 del 2010. Di notevole pregio sono in particolare le norme del Piano volte a ridurre il traffico veicolare nelle grandi città ed ad abbattere le emissioni delle industrie più inquinanti, come raffinerie, impianti petrolchimici e cementifici.

Com’era prevedibile, le grosse industrie hanno presentato una pioggia di ricorsi per tentare di annullare il Piano. Sei di questi ricorsi verranno discussi al TAR Palermo nell’udienza del prossimo 28 novembre. Si tratta di ricorsi a nostro avviso infondati, presentati dalla Raffineria di Milazzo, dalla Raffineria Sonatrach (ex Esso) di Augusta, dalla Raffineria ISAB di Priolo, dall’impianto petrolchimico Versalis di Priolo, dal cementificio Buzzi Unicem di Augusta e dall’impianto chimico Air Liquide di Augusta.

L’approvazione del Piano ha già fatto avviare il riesame delle Autorizzazioni Integrate Ambientali di tali impianti: nelle autorizzazioni dovranno essere inserite infatti prescrizioni volte all’abbattimento delle emissioni convogliate di polveri, ossidi di azoto, anidride solforosa e composti organici volatili, che entro il 2027 dovranno essere ridotte al minimo possibile con le migliori tecnologie disponibili. In applicazione del Piano, una forte riduzione delle emissioni dovrebbe già vedersi nel 2022, che rappresenta una tappa “intermedia” in vista dell’ambientalizzazione completa da raggiungersi entro il 2027.

A difesa del Piano sono intervenuti, oltre all’Avvocatura dello Stato (che rappresenta la Regione ed il MATTM) anche l’ARPA, l’associazione A.D.A.S.C. (con l’importante supporto consulenziale del nostro comitato), Legambiente Sicilia, il Comune di Augusta ed il Comune di Siracusa.

Nel frattempo pochi giorni fa la Regione Siciliana ha siglato con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa un accordo sulla qualità dell’aria, che prevede tra l’altro lo stanziamento delle somme necessarie ad attuare quelle misure del Piano finalizzate ad incentivare la mobilità sostenibile e la riduzione delle emissioni da traffico veicolare.

accordo costa musumeci

Si tratta di un accordo importante, non solo perchè rappresenta un ottimo esempio di come, al di là degli opposti schieramenti politici, sia possibile collaborare all’insegna del “buon governo”, ma anche e soprattutto perchè denota la volontà del Governo Regionale di “fare sul serio”, ovvero di procedere con l’applicazione del Piano di tutela della qualità dell’aria.

Non si è quindi ripetuto – almeno finora – il copione di una Regione asservita agli interessi dei grossi gruppi industriali, com’è invece avvenuto nel 2012, quando le grosse industrie riuscirono a far revocare dalla Regione un importante decreto che limitava le emissioni odorigene nelle aree ad elevato rischio di crisi ambientale della sicilia (comprensorio del Mela, Augusta-Priolo, Gela e Biancavilla).

Ovviamente il Piano di tutela della qualità dell’aria non è la panacea per tutti i mali e non fa venire meno la necessità delle prescrizioni sanitarie da parte dei Sindaci nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali attualmente sottoposte a riesame. Tali prescrizioni fungerebbero anzi da necessario complemento al Piano. Sia perchè, com’è ovvio, le misure di quest’ultimo non sono state individuate sulla base di valutazioni sanitarie, che sono di esclusiva pertinenza dei Sindaci e delle altre autorità sanitarie, sia perchè il Piano in questione non prevede alcuna limitazione per le “emissioni non convogliate” di idrocarburi da parte di raffinerie e petrolchimici, che rappresentano il primo e più urgente problema della valle del Mela e delle altre aree inquinate e che sono connessi all’annosa piaga degli “odori molesti” che affligge tali territori.

L’urgenza delle prescrizioni sanitarie è anche legata ai risultati dell’ ultimo rapporto Sentieri, che nella valle del Mela ha registrato l’eccesso di nati malformati più elevato d’Italia (+80%). Ricordiamo a tal riguardo che un recente studio scientifico ha evidenziato la correlazione tra tasso di malformazioni congenite ed esposizione agli idrocarburi emessi da un impianto petrolchimico.

Tornando invece alle competenze della Regione, va rilevato che dopo la vergognosa revoca del 2012, la Regione non ha più previsto dei limiti sulle emissioni maleodoranti. Un grave vuoto normativo che sollecitiamo i deputati regionali a colmare al più presto.

Il Ministro Costa di nuovo nella valle del Mela. Bene, ma ora ci vogliono atti concreti

A distanza di poco più di 6 mesi dalla sua prima visita a Milazzo, il Ministro torna nella valle del Mela. Stavolta l’appuntamento è per oggi, domenica 10 novembre alle 16.30 al Comune di San Filippo del Mela.

Le visite del Ministro sono chiaramente indicative di un elevato livello di attenzione nei confronti della valle del Mela. Un fatto inedito, se paragonato ai precedenti Ministri dell’Ambiente, ma che da solo non basta a migliorare la situazione degli abitanti della valle del Mela, costretti a vivere tra miasmi e veleni industriali, sotto la minaccia di gravi rischi per la salute per sè e i propri figli (ricordiamo che la valle del Mela è al primo posto nei siti SIN italiani per eccesso di malformazioni congenite).

Apprezziamo l’attenzione del Ministro, ma gli chiediamo di tramutarla in atti concreti.

Chiediamo al Ministro, in particolare:

1) Di vigilare sulla correttezza delle procedure autorizzative delle grosse industrie: il 21 ottobre scorso abbiamo segnalato al Ministro delle gravi violazioni di legge nel riesame AIA Raffineria di Milazzo attualmente in corso;

2) Di ridurre l’inquinamento nella valle del Mela, riconoscendo le ragioni del ricorso presentato da vari comuni valle del Mela sull’attuale attuale AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria di Milazzo. In particolare chiediamo che venga annullata la Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, in cui sono state illegittimamente accantonate le obbligatorie rescrizioni sanitarie che avrebbero ridotto significativamente l’inquinamento ed i rischi per la salute. Questa richiesta è già stata oggetto di una lettera consegnata brevi manu al Ministro nel mese di Aprile 2019 a Milazzo (https://cittadinicontroinceneritore.org/2019/04/24/il-ministro-costa-favorevole-a-tagliare-linquinamento-della-ram-gli-abbiamo-spiegato-come-consegnandogli-una-lettera/);
3) In tema di economia circolare, di promuovere:
– una modifica dell’art. 35 dello sblocca italia, affinchè siano gli impianti di riciclaggio e compostaggio – e non gli inceneritori – ad essere definiti strategici:
– l’abrogazione del cosiddetto “decreto Renzi” 18 agosto 2016, che gonfia il fabbisogno di inceneritori e ha già indotto la Regione Sicilia ad inserirne due nel nuovo piano rifiuti;
4) Di promuovere un intervento legislativo volto a coinvolgere nelle procedure per il rilascio delle AIA anche i comuni che subiscono ricadute significative degli impianti da autorizzare;
5) Di promuovere un intervento legislativo affinchè i limiti di legge sulla qualità dell’aria si avvicinino alle soglie raccomandate dalle Linee guida OMS;
6) Di promuovere un intervento legislativo affinchè le Regioni siano obbligate entro un certo termine a formulare una normativa stringente sugli odori di origine industriale, o che altrimenti ci pensi lo Stato.

 

Perchè Musumeci non firma il Piano paesaggistico? Vuole affossare l’unica speranza di salvezza di questo territorio? Solleviamoci, non dobbiamo permetterglielo!

Dal 27 ottobre buona parte della provincia di Messina perderà il piano paesaggistico, ovvero le norme a salvaguardia del proprio prezioso patrimonio paesaggistico: via libera quindi agli speculatori che potranno cementificare, deturpare, stravolgere il territorio, sventrare le montagne, realizzare ecomostri ed impianti inquinanti.

Con il piano paesaggistico verrà persa anche la speranza di risanare e riconvertire l’area più degradata, caratterizzata dalle grosse industrie della valle del Mela, che rappresentano un pugno nell’occhio sull’incantevole golfo di Milazzo, oltre che un pugno nei polmoni dei suoi abitanti.

Verrà persa la speranza di uno sviluppo diverso, basato sulla valorizzazione delle enormi potenzialità del territorio, anzichè sulla loro amputazione e sul degrado.

Sarebbe un vero peccato, anche perchè i cittadini, rompendo finalmente quel fatalismo di cui i siciliani sono spesso vittima, hanno cominciato a credere nella possibilità del cambiamento. Ad esempio la strenua battaglia del territorio contro il mega-inceneritore del Mela, culminata nell’imponente manifestazione del 30 gennaio 2018 a Milazzo (la  cosiddetta manifestazione dei “10 mila cuori”), è uscita vittoriosa proprio grazie al piano paesaggistico.

musuNon possiamo permettere che questo straordinario strumento di tutela e speranza venga perso così, per il “capriccio” del Presidente Musumeci, che all’ultimo minuto pare non voler firmare il decreto preparato per mesi dai suoi stessi uffici della Regione. Dobbiamo tornare a sollevarci, a pretendere rispetto per questo martoriato territorio.

Questo è, in sintesi, quello che è successo. Il 30 aprile scorso alcune sentenze del TAR Catania, pronunciandosi su ricorsi presentati da imprese edili operanti nella zona di Brolo, hanno riconosciuto un vizio formale nell’adozione del Piano Paesaggistico, dando 180 giorni alla Regione per correggerlo.

E’ partito da subito lo sciacallaggio di chi intendeva approfittare della situazione per affossare il Piano. Ad uscire “allo scoperto” in tal senso (ma chissà quanti hanno invece fatto pressioni in gran segreto) sono stati il Sindaco di Brolo Pippo Laccoto ed il suo collega di partito (PD) On. De Domenico, che hanno invocato modifiche al Piano. Modifiche impossibili da fare in questa fase, se non buttando a mare tutto il Piano.

Dopo la nostra pronta reazione, da cui peraltro è nata una polemica con lo stesso On. De Domenico, è intervenuto l’On. Antonio Catalfamo (FdI), che il 20 maggio ci ha rassicurato dichiarando “Chiederemo al Presidente Musumeci di ratificare, secondo quanto richiesto dal Tar di Catania, il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 così com’è, in modo da evitare speculazioni tramite modifiche improprie.”[1]

Sono seguiti mesi di “silenzio”, in cui il Dipartimento beni culturali della Regione, confrontandosi anche con l’Avvocatura dello Stato, ha lavorato per mettere a punto quel decreto che avrebbe dovuto salvare il Piano Paesaggistico. A fine settembre il decreto era pronto ed è stato inviato al Presidente Musumeci (facente funzioni di Assessore ai beni culturali, dopo la scomparsa del compianto Assessore Tusa) per la firma finale.

A questo punto il colpo di scena: pare che il Presidente Musumeci non voglia firmare il decreto preparato dai suoi stessi uffici. Scoppia ovviamente la polemica. Accanto ai comitati territoriali si schierano anche Legambiente Sicilia e Italia Nostra. catalfamo ritE’ a questo punto che l’On. Catalfamo “getta la maschera”. Invece di sollecitare il Presidente a firmare il Piano, come aveva promesso di fare 5 mesi fa, se la prende con non meglio precisati “ambientalisti”, che a suo dire farebbero allarmismo.

Caro On. Catalfamo, quanto vale la sua parola? Dov’è finita la sua richiesta “al Presidente Musumeci di ratificare, secondo quanto richiesto dal Tar di Catania, il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 così com’è, in modo da evitare speculazioni tramite modifiche improprie”?

Dopo le varie polemiche alla fine anche il Presidente Musumeci è uscito allo scoperto, con un comunicato tutt’altro che rassicurante, in cui annuncia di “volersela pensare” fino al 27 ottobre. Nel frattempo vorrebbe sentire il parere dei Sindaci siciliani su come eventualmente rifare tutti i piani paesaggistici siciliani (!). Insomma il rischio che alla fine sia tutto da rifare è molto concreto. Così facendo dovremmo attendere anni per poi avere, nella migliore delle ipotesi, un piano del tutto diverso da quello attuale. Nel frattempo il territorio resterà privo di alcuna salvaguardia ed il lungo lavoro che ha prodotto l’attuale piano paesaggistico verrà buttato a mare.

Insomma per favorire alcuni interessi particolari si rischia di far sparire d’un colpo l’unica speranza di salvezza di questo martoriato territorio. Non dobbiamo permetterlo! E’ tornato il momento di far sentire con decisione la nostra voce. La valle del Mela saprà nuovamente farsi valere.

[1] http://www.tempostretto.it/news/valle-del-mela-catalfamo-su-piano-paesaggistico-chiederemo-approvazione.html#dP3SHFc7JYX6uIFk.99