Il gioco sporco del Ministero e della Raffineria per negare il diritto alla salute nella valle del Mela

Lunedì 13 dicembre si è svolta la Conferenza dei servizi sul riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo. La Conferenza è stata convocata per discutere sulle “prescrizioni sanitarie” espresse dai Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela, che consentirebbero, per la prima volta da 60 anni, di tutelare la salute pubblica attraverso limiti più restrittivi sulle emissioni.

Nel corso della Conferenza la Raffineria ha sollevato anche un’altra questione, di cui si è parlato negli ultimi giorni su alcuni organi di stampa.

LA QUESTIONE DELLE PRESCRIZIONI SANITARIE

La buona notizia è che, a differenza di quanto avvenuto nel 2018, stavolta i Sindaci non hanno ritirato le proprie prescrizioni. Tuttavia il funzionario ministeriale che ha presieduto la Conferenza, supportato dal rappresentante unico delle amministrazioni statali e da quello della Città metropolitana di Messina, ha deciso, con un atto arbitrario senza precedenti, di eliminare le prescrizioni dei Sindaci, violando palesemente il comma 6 dell’art. 29-quater del codice, che obbliga l’Autorità competente ad acquisire e recepire le suddette prescrizioni sanitarie.

Un atto di una gravità inaudita, che nega il diritto alla salute dei cittadini, e che potrebbe avere risvolti non solo nell’ambito della giustizia amministrativa (ricorsi al TAR), ma anche in quella penale. Di fatto le puntali prescrizioni dei Sindaci, supportate da decine e decine di pagine di approfondita ed aggiornata istruttoria, sono state sostituite da una sorta di mini-parere di poche righe licenziato da qualche burocrate del Ministero della salute, dai contenuti fumosi e fuorvianti.

Secondo tale mini-parere solo dopo (non prima!) del rilascio dell’A.I.A. la RAM dovrebbe chiarire l’entità delle ricadute delle proprie emissioni sul territorio. Sulla carta questo dovrebbe farlo entro 150 gg. dal rilascio dell’A.I.A., ma anche tale termine lascia il tempo che trova, per il semplice fatto che il parericchio invoca la collaborazione niente meno che dell’A.S.P. di Messina (campa cavallo!), che notoriamente non si è mai occupata di inquinamento industriale e che non inizierà a farlo di certo adesso in tempi celeri.

Peraltro l’autore di questo “parericchio” sembrerebbe non conoscere non solo il territorio, ma neanche le carte della procedura, perchè l’entità delle ricadute delle emissioni sul territorio (o almeno quelle stimate dalla RAM) sono già note da tempo, almeno fin da quando siamo riusciti a far pubblicare il famoso “Allegato D6“, un documento presentato dalla stessa RAM che il Ministero per anni ha tenuto nascosto (vedi: https://cittadinicontroinceneritore.org/2020/09/20/un-documento-nascosto-per-4-anni-inchioda-la-raffineria-il-territorio-ammorbato-dalle-sue-emissioni/).

Infatti nelle prescrizioni sanitarie dei Sindaci si fa esplicito riferimento al fatto che “che da tale documentazione [l’Allegato D6, NdR], senza considerare gli effetti cumulativi con le emissioni autorizzate di altri impianti industriali contermini, si evincono ricadute in termini di concentrazione media giornaliera di SO2 che superano abbondantemente il valore soglia raccomandato dall’OMS (20  µg/m³) in una vasta area della Città Metropolitana di Messina ed in modo particolare nel territorio del Comune di San Filippo del Mela”.

Quanto riportato nel parere dei due Sindaci si evince chiaramente in questa rappresentazione grafica dell’Allegato D6:

Quindi, ricapitolando, le puntuali e ben motivate prescrizioni dei Sindaci sono state sostituite da un parericchio che chiede semplicemente al gestore di pubblicare dati che sono già pubblici e che sono già stati presi in considerazione nelle prescrizioni dei Sindaci.

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La questione sollevata dalla Raffineria e da alcuni sindacati

Come dicevamo, nel corso della Conferenza dei servizi la Raffineria ha sollevato anche un’altra questione, che nulla ha a che vedere con le prescrizioni sanitarie dei Sindaci. La RAM ha dichiarato, a quanto pare senza produrre alcuna dimostrazione sul piano tecnico, di non poter rispettare il valore limite di 20 mg/m3 per i COV emessi dal cosiddetto “impianto zolfo“. Si tratta di un limite di scarsa rilevanza sanitaria che è stato proposto, assieme ad altri limiti analoghi, già nel mese di agosto dai tecnici della “Commissione AIA“. Risale infatti ad agosto la prima bozza del “PIC“, il documento che contiene i valori limite da applicare nell’autorizzazione. Proprio su tale bozza la RAM ha presentato a settembre le proprie osservazioni, senza tuttavia lamentare affatto una presunta impossibilità tecnica di raggiungere quel limite: se ne sono accorti soltanto adesso?

Tra l’altro, nella documentazione prodotta dalla stessa RAM in precedenza, si dichiara che le emissioni di COV dall’impianto zolfo sono pari a zero! E adesso si lamentano di non poter rispettare un limite di 20 mg/m3?? Delle due l’una: o hanno dichiarato il falso in passato o lo stanno facendo adesso. In ogni caso sempre di menzogne si tratta. Per capire dove e quando hanno mentito, siamo andati a controllare i limiti applicati all’impianto zolfo di altre raffinerie analoghe.

La seguente tabella, estrapolata dalla vigente A.I.A. della Raffineria di Augusta, mostra interessanti informazioni sulle emissioni dell’impianto zolfo, che ad Augusta afferisce al camino E26 (a Milazzo corrisponde al camino E10):

Come si può notare, anche ad Augusta è stato prescritto lo stesso identico limite di 20 mg/m3 per i COV: se sono capaci di rispettarlo alla Raffineria di Augusta non si capisce perchè dovrebbe essere un problema farlo alla Raffineria di Milazzo. Peraltro le emissioni dichiarate dalla Raffineria di Augusta per tale parametro sono pari a zero (in corrispondenza delle colonne “Concentrazione rappresentativa” e “Flusso di massa rappresentativo” è riportato semplicemente un trattino). Si tratta di dichiarazioni che corrispondono quindi perfettamente a quelle rese dalla RAM in precedenza.

Insomma tutto lascerebbe pensare che la RAM stia mentendo adesso, cercando di creare un po’ di allarmismo tra i lavoratori per un limite che, al contrario di quello che si vorrebbe far credere, non ha nulla di eccezionale e non è neanche granchè restrittivo.

Ma qual è il senso di questo teatrino, con tanto di richieste di aiuto alla città pubblicate sulla Gazzetta per una paventata impossibilità di continuare l’attività della Raffineria? Richieste di aiuto subito accolte dal Sindaco e dal consiglio comunale di Milazzo, che proprio ieri sera ha convocato una seduta straordinaria su questa presunta problematica. Richieste di aiuto paradossali che stanno facendo passare in secondo piano la questione ben più seria e grave della illegittima eliminazione delle prescrizioni sanitarie.

Che sia una delle solite trovate della Raffineria da utilizzare come arma di distrazione di massa e come strumento per avere i vari giornali, politici ed amministratori ai loro piedi?

2 pensieri su “Il gioco sporco del Ministero e della Raffineria per negare il diritto alla salute nella valle del Mela

  1. Buonasera,
    perché sono state eliminate le prescrizioni dei sindaci?
    A che titolo?
    Quali eventualmente le motivazioni?
    Avevano titolo a cancellarle?
    Bisogna fare valere le ragioni della popolazione nelle sedi opportune.
    Non può essere cancellato con un colpo di penna il diritto alla salute e ad un ambiente più salubre e pulito.
    Cordialmente

    Piace a 1 persona

    1. Il Ministero non ha fornito motivazioni per la eliminazione delle prescrizioni sanitarie. Semplicemente sono state eliminate con una decisione presa a maggioranza. È stato compiuto un abuso di potere, perché il recepimento delle prescrizioni dei Sindaci è obbligatorio per legge. Pertanto non possono essere eliminate neanche a maggioranza. Certo che bisogna fare valere il diritto alla salute dei cittadini. I sindaci interessati hanno promesso di fare ricorso, ma chiederemo che anche gli altri comuni facciano ricorso per motivi aggiunti nell’ambito del contenzioso già aperto sull’AIA del 2018

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