Lega, Gazzetta e Ministero dell’Ambiente: la triplice intesa che vuole riesumare l’inceneritore del Mela (e sotterrare i cittadini)

Da diversi mesi segnaliamo che nonostante l’insediamento del nuovo governo, al Ministero (dell’inquinamento) dell’Ambiente non è cambiato praticamente nulla, a parte il Ministro.  A gestire il Ministero sono infatti sempre gli stessi dirigenti: quelli che hanno redatto il Decreto Renzi che gonfia artificiosamente il fabbisogno di inceneritori, quelli che hanno rilasciato un parere positivo all’inceneritore del Mela pieno di errori, quelli che da qualche anno a questa parte hanno sempre spinto per realizzare inceneritori in Sicilia.

Nessuna meraviglia quindi se nelle ultime settimane proprio il Ministero dell’Ambiente ha inviato alla Regione Siciliana la famigerata nota che pretende di inserire due mega-inceneritori nel nuovo piano rifiuti (in particolare a pag. 17). Molti se la sono presa con il Ministro Costa, che però è caduto dalle nuvole e dice di aver avviato un’indagine interna sulla vicenda.

Nel frattempo la Lega è tornata alla carica per costruire altri inceneritori: Vannia Gava, il Sottosegretario leghista del Ministero dell’Ambiente, si è schierata apertamente contro il Ministro Costa, pretendendo a tutti i costi gli inceneritori in Sicilia.

La Gazzetta del Sud ne ha subito approfittato per fare la sua solita campagna di disinformazione a favore dell’inceneritore del Mela. Oltre a fare il tifo per questo scellerato progetto “chiavi in mano“, diffonde la fake news secondo cui sarebbe stato riesumato dal Ministero dell’Ambiente ed in particolare dal Sottosegretario leghista.

In realtà nè il Ministero, nè il sottosegretario possono riesumare tale progetto, perchè, dal punto di vista amministrativo, la partita si è ormai chiusa definitivamente, grazie alla delibera del Consiglio dei Ministri di alcuni mesi fa.

Gli unici che potrebbero riesumare l’inceneritore del Mela sono i giudici del TAR Catania, dove sono pendenti diversi ricorsi contro il piano paesaggistico, e del TAR Lazio, dove è pendente il ricorso di A2A contro la decisione negativa del Mibac e del governo.  Ma questa non è certo una novità di questi giorni.

Semmai vi è il rischio concreto che il governo regionale prenda la palla al balzo per inserire davvero due mega-inceneritori nel nuovo Piano rifiuti, che presenta innegabili carenze e che sotto alcuni punti di vista fa rimpiangere il tanto vituperato Piano rifiuti del 2012 (ancora formalmente vigente anche se di fatto mai applicato).

Del resto il Decreto Renzi del 10/08/2016, che gonfia artificiosamente (ricorrendo persino a calcoli errati) il fabbisogno di inceneritori, è ancora vigente. Se il M5S è davvero contrario agli inceneritori, cosa aspetta ad abrogarlo o revocarlo? 

Peraltro lo stesso Ministro Costa ben 7 mesi fa ha espresso la necessità di modificare l’art.35 dello Sblocca Italia (da cui dipende il Dpcm 10/08/2016), ma ancora non si è visto nulla.

 

Per saperne di più:

https://palermo.repubblica.it/politica/2019/04/03/news/regione_roma_boccia_il_piano_rifiuti_di_musumeci_incongruente_e_privo_di_dati_-223125530/

http://www.affaritaliani.it/cronache/studio-cnr-gli-inceneritori-uccidono-ministro-costa-stop-ai-nuovi-di-renzi-558479.html

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I Sindaci Pino e Formica varano prescrizioni sanitarie per abbattere l’inquinamento: “la tutela dei cittadini al primo posto”

“I cittadini della valle del Mela non devono più essere esposti a rischi ingiustificati per la propria salute e i loro figli. Per questo nel nuovo riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo esprimeremo, com’è nostro compito secondo quanto previsto dalla legge[1], le prescrizioni sanitarie necessarie per tutelare la salute pubblica, in modo tale da ridurre seriamente le emissioni inquinanti“.

Ci sarebbe piaciuto dirvi che sono queste sono le reali intenzioni dei Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela, ma purtroppo per il momento è solo un pesce d’aprile.

In effetti a sentir loro la salute dei cittadini gli sta a cuore. Soprattutto quando si tratta di applaudire o auspicare le iniziative altrui. Iniziative senz’altro meritorie, come il DDL dell’On. Calderone volto ad inasprire le sanzioni in caso di violazioni ambientali, ma che da sole non porteranno certo ad una netta riduzione dell’inquinamento.

Perchè per ridurre l’inquinamento bisogna innanzitutto intervenire sui limiti emissivi nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA), riducendoli laddove esistenti e introducendone di nuovi laddove inesistenti (come ad esempio sulle emissioni responsabili delle puzze asfissianti che spesso ammorbano il comprensorio).

Un lavoro che l’anno scorso era stato fatto sulla Raffineria, l’impianto industriale di maggior impatto nella valle del Mela. Il Sindaco di Milazzo Formica e l’allora Commissario di San Filippo del Mela Biancuzzo avevano seriamente preso le difese della salute dei cittadini, esprimendo le famose prescrizioni sanitarie supportate da un’ampia ed esauriente istruttoria.

Tuttavia, nella Conferenza dei servizi finale hanno ritirato tutto, preferendo tradire i cittadini per accordarsi con la Raffineria. La salute dei cittadini è passato così in secondo piano: al primo posto sono stati messi ancora una volta i profitti dell’industria. Non, si badi bene, i posti di lavoro, ma solo i profitti della S.p.A.: infatti le prescrizioni sanitarie avrebbero richiesto notevoli investimenti per rendere più salubri gli impianti, e quindi più posti di lavoro.

Oggi abbiamo la fortuna di trovarci di fronte ad un nuovo riesame dell’AIA della Raffineria. I Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela sono nuovamente chiamati ad adempiere al proprio dovere di tutelare la salute dei cittadini esprimendo le necessarie prescrizioni sanitarie. Ma anche stavolta vari segnali indicano che le loro intenzioni non vanno in tal senso.

Soprattutto nel caso del Sindaco Formica, che ancora oggi pretende di difendere il ritiro delle prescrizioni dello scorso anno, inventandosi di averle solo “rimandate” (a quando??) per dare il tempo al Ministero della Salute di fare la necessaria istruttoria. Caro Sindaco, l’istruttoria sanitaria è per legge compito dei Sindaci, che sono massime autorità sanitarie locali, e nella fattispecie era già stata fatta. Anche perchè, senza istruttoria sanitaria, l’autorizzazione non poteva essere rilasciata: per legge l’istruttoria va fatta prima, non dopo, il rilascio dell’autorizzazione. Il paradosso consiste nel fatto che, sebbene l’istruttoria fosse stata fatta (soprattutto dall’esperto in medicina ambientale nominato dal Commissario di San Filippo del Mela), alla fine è stata disattesa con la vostra ingiustificabile rinuncia alle prescrizioni sanitarie.

Quanto al Sindaco Pino, che pochi giorni prima di vincere le elezioni ha promesso di far diventare realtà le prescrizioni sanitarie, oggi pare cercare di evitare l’argomento.

Per non parlare della promessa – completamente tradita – di avviare una proficua collaborazione con le associazioni che negli ultimi anni si sono dimostrate più capaci di fornire competenze e dedizione alla causa della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

O della promessa – anch’essa tradita – di recepire il Piano Paesaggistico (incluse le previsioni sulla progressiva eliminazione dei grossi impianti industriali) nel Piano regolatore generale del Comune.

Gia’ ce li immaginiamo i due Sindaci ribattere che non ci sono dati sufficienti, che c’e’ bisogno di nuovi studi (finanziati dalla RAM), di nuove centraline, ecc…

Probabilmente ai due Sindaci sfugge (sebbene siano tenuti a saperlo in qualità di massime autorità sanitarie) che nella valle del Mela sono in eccesso tutte le “patologie sentinella” specifiche per le raffinerie. Le “patologie sentinella” sono quelle per le quali nella letteratura scientifica internazionale emerge un’associazione plausibile con la presenza di raffinerie, come appurato nel Progetto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanita’. Le patologie in questione sono: tumore al polmone, malattie respiratorie, malattie polmonari acute, asma, malformazioni congenite, mortalità entro un anno di vita per condizioni morbose perinatali [2].

Guarda caso tutti questi indici risultano in eccesso nella valle del Mela, come si evince dagli ultimi studi Sentieri e del Dipartimento epidemiologico regionale [3]. Per di più, non esistono altre ipotesi più probabili di quella secondo cui tali eccessi siano legati alla presenza della Raffineria.

Cari Sindaci, non sarebbe allora il caso di prescrivere finalmente una significativa riduzione delle emissioni nell’AIA della Raffineria di Milazzo?

Note:

[1] Art. 29quater, comma 6, del Codice dell’ambiente

[2] Si veda la tab. 5 (pag. 22-23) del Progetto Sentieri: valutazione dell’evidenza epidemiologica dell’associazione tra specifiche cause di morte e fonti di esposizioni ambientali nei SIN

https://www.researchgate.net/publication/295816494_SENTIERI_Project_Mortality_study_of_residents_in_Italian_polluted_sites_Evaluation_of_the_epidemiological_evidence

[3] Per i dettagli si rimanda alla recente relazione tecnica STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE DELLA VALLE DEL MELA IN RELAZIONE ALLE POSSIBILI CAUSE     scaricabile sul portale del Comune di Pace del Mela:

https://comune.pacedelmela.me.it/servizi/ambiente-e-territorio/

 

Raffineria: un altro anno di puzza e veleni? Dipende dal Sindaco Gianni Pino: rispetterà gli impegni elettorali?

Il TAR Catania ha rimandato al 2020 la decisione sull’illegittimo ritiro delle prescrizioni sanitarie da parte del Sindaco di Milazzo Formica e dell’ex Commissario di San Filippo del Mela.

A ricorrere al TAR sono stati 7 comuni della valle del Mela con il supporto di varie associazioni del territorio. Il ricorso non riguarda però solo il ritiro delle prescrizioni sanitarie, ma anche altre gravi carenze della nuova autorizzazione (AIA) della Raffineria di Milazzo, come il fatto che diversi limiti sono diventati meno restrittivi o sono addirittura spariti. Comprensibilmente, i giudici hanno preferito non addentrarsi in dettagli tecnici e proprio su quest’ultimo aspetto hanno disposto la necessità di una perizia. Sarebbe bastato chiedere un parere all’Arpa, ma essendo la Regione anch’essa parte in causa (sia pur solo formalmente), la scelta dei giudici è caduta sul Politecnico di Milano.

Noi non temiamo certo il parere di un esperto terzo (a patto che sia incorruttibile), perchè la scomparsa di diversi limiti in alcuni camini della Raffineria è lampante. Tuttavia, così facendo, la decisione è stata rimandata al 2020.

I cittadini della valle del Mela devono quindi sorbirsi un altro anno di puzza e veleni pericolosi per la salute? Non se il Sindaco di Milazzo e soprattutto il nuovo Sindaco di San Filippo del Mela Gianni Pino adempiranno al proprio dovere.

E’ infatti da poco stato avviato il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria, per adeguarla al Piano di qualità dell’aria approvato dalla Regione. I Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela saranno quindi nuovamente chiamati ad esprimere le proprie “prescrizioni sanitarie” all’interno della procedura.

Il fatto che le prescrizioni sanitarie non figurino tra i motivi di riesame – come ha recentemente sottolineato il Sindaco Pino – è un dettaglio ovvio e irrilevante. Le prescrizioni sanitarie (e le valutazioni sanitarie in genere) non rientrano infatti tra le competenze del Ministero dell’Ambiente: per legge solo i Sindaci possono chiedere un riesame per motivi sanitari [1]. In ogni caso, ogni qualvolta vi è un riesame dell’AIA, a prescindere dai motivi per cui è stato disposto, si applica comunque l’art. 29-quater del Codice dell’ambiente, che al comma 6 pone l’obbligo di acquisire le prescrizioni sanitarie dei Sindaci in Conferenza dei servizi.

Il Sindaco di Milazzo Formica, come sappiamo, ha già mandato a monte le prescrizioni sanitarie l’anno scorso, quindi su di lui non ci facciamo grosse illusioni. Diverso è invece il discorso per il Sindaco di San Filippo del Mela Gianni Pino, che pochi giorni prima di vincere le scorse elezioni ha promesso di far diventare realtà le famose prescrizioni sanitarie già espresse (e poi inspiegabilmente ritirate) dal suo precedessore Biancuzzo [2]. Prescrizioni supportate da un’ampia ed esauriente istruttoria sanitaria, che prevedono una seria riduzione dell’inquinamento e dei rischi per la salute, nonchè limiti per le emissioni odorigene (oggi inesistenti) che porrebbero fine all’insopportabile fenomeno delle “puzze”.

Insomma la valle del Mela diverrebbe, com’è suo diritto, finalmente un posto più salubre e vivibile. Per di più tali prescrizioni richiederebbero investimenti da parte della RAM e quindi una crescita dell’occupazione.

Queste sono state le intenzioni dichiarate da Gianni Pino pochi giorni prima delle sua elezione a Sindaco:

“In caso di mia elezione, provvederò a chiedere, nella mia qualità, un nuovo riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria …, al fine di far entrare in vigore le prescrizioni sanitarie già espresse in precedenza, per ridurre l’inquinamento e tutelare così la salute pubblica”.

Come abbiamo visto, oggi siamo già di fronte ad un nuovo riesame dell’AIA, non chiesto dal Sindaco ma disposto dal Ministero, ma il risultato non cambia: il Sindaco Pino ha adesso la possibilità di mantenere la promessa facendo entrare in vigore le prescrizioni sanitarie già espresse in precedenza, semplicemente adempiendo al proprio obbligo di esprimerle in Conferenza dei servizi.

Quindi a questo punto la questione è principalmente una: il Sindaco Pino ha intenzione di mantener fede agli impegni elettorali, adempiendo peraltro ai propri obblighi in qualità di massima autorità sanitaria locale?

 

Note:

[1] Vedi art. 29-quater, comma 7, del DLgs. 152/2006.

[2] https://cittadinicontroinceneritore.org/2018/06/07/picciolo-m5s-e-gianni-pino-no-inceneritore-e-riduzione-inquinamento/

 

 

 

RAM: necessaria una seria riduzione dell’inquinamento, non una collezione di centraline fine a se stessa

Nei giorni scorsi la Raffineria di Milazzo ha promesso l’acquisto di altre 3 centraline di monitoraggio, che andrebbero ad aggiungersi alle 14 già esistenti nella valle del Mela.

Sarebbe questa la “contropartita” per il ritiro delle prescrizioni sanitarie che avrebbero garantito una significativa riduzione delle emissioni e dei rischi per la salute dei cittadini.

Il monitoraggio ambientale è una cosa seria, spetta all’ARPA e non può in alcun modo essere utilizzato come pretesto per evitare la necessaria riduzione dell’inquinamento. Oggi sul territorio esistono solo due centraline gestite dall’ARPA, di cui una in posizione poco idonea rispetto all’area industriale e l’altra che non misura le polveri sottili e l’ozono: le restanti centraline o sono private o monitorano solo pochissimi parametri. Pertanto, anzichè sbandierare l’acquisto di altre centraline, avrebbe avuto più senso implementare quelle già presenti e affidarle all’ARPA.

Ad ogni modo un simile collezionismo di centraline non può certo sostituire le obbligatorie prescrizioni sanitarie che il Sindaco di Milazzo e l’allora Commissario di San Filippo del Mela l’anno scorso erano tenuti per legge ad esprimere all’interno dell’autorizzazione rilasciata alla Raffineria (la famosa AIA).

Per questo è pendente al TAR Catania un ricorso di 7 comuni, sostenuto dall’intervento di diverse associazioni del territorio: dopo l’udienza di merito svoltasi il 28 febbraio si attende adesso la decisione dei giudici.

Noi ci aspettiamo che venga finalmente fatta giustizia per la valle del Mela, ovvero che vengano riattivate le prescrizioni sanitarie illegittimamente ritirate: in questo modo le emissioni della Raffineria ed i conseguenti rischi per la salute pubblica dovranno finalmente ridursi a livelli accettabili.

Ciò è necessario e improcrastinabile, visto che i vari studi epidemiologici sulle aree a rischio, coordinati sia dall’Istituto Superiore di Sanità (il cosiddetto studio “Sentieri”) che dalla Regione, hanno riscontrato preoccupanti alterazioni dello stato di salute nella valle del Mela: in particolare eccessi di specifiche malattie, di mortalità perinatale, malformazioni congenite, ecc…

In base ai nessi causali evidenziati negli Studi “Sentieri”, è proprio la presenza della Raffineria l’ipotesi scientificamente più probabile in grado di spiegare tali alterazioni. Alterazioni che non sempre sono legate ad un inquinamento esclusivamente atmosferico, ma anche del suolo e delle acque.

Ciò viene chiarito in modo esaustivo nella recente relazione tecnica del dott. Andaloro, pubblicata sul portale del Comune di Pace del Mela [1]. Sulla scorta di tali inoppugnabili evidenze, il principio di precauzione impone una significativa riduzione delle emissioni inquinanti (atmosferiche e non) della Raffineria, al fine di salvaguardare il più possibile la salute pubblica. I necessari adeguamenti impiantistici avrebbero peraltro delle positive ricadute occupazionali.

Le associazioni e i comitati della valle del Mela

[1] https://comune.pacedelmela.me.it/servizi/ambiente-e-territorio/

Ricorso al TAR, la RAM ha paura: rischia di dover cominciare a rispettare la salute dei cittadini

Si è svolta ieri al TAR di Catania l’udienza pubblica in merito al ricorso sull’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria di Milazzo.

Il ricorso, presentato da 7 comuni della valle del Mela e sostenuto dall’intervento di varie associazioni del territorio, in estrema sintesi contesta:

  • il fatto che nella nuova autorizzazione alcuni limiti siano diventati meno restrittivi o addirittura siano spariti;
  • l’assenza delle obbligatorie prescrizioni sanitarie prima espresse e poi immotivatamente ritirate dal Sindaco di Milazzo Formica e dall’ex Commissario di San Filippo del Mela Biancuzzo.

Le prescrizioni sanitarie erano state espresse a seguito di una approfondita istruttoria, che aveva indicato la necessità, per proteggere la salute dei cittadini, di un significativo abbassamento dei limiti applicati alla Raffineria, nonchè l’introduzione di nuovi limiti oggi non esistenti (come quelli sulle emissioni odorigene, o, per meglio dire, puzzolenti).

Sia l’istruttoria sanitaria che le conseguenti prescrizioni sono obbligatorie nell’Autorizzazione Integrata Ambientale, come si evince dalla giurisprudenza in materia, quindi averle disattese costituisce un palese ed innegabile vizio, che si traduce in un inaccettabile pericolo per la salute dei cittadini.

Ma la Raffineria teme la prospettiva di dover essere costretta ad investire per inquinare di meno, quindi ha cercato di rinviare la decisione del TAR con un escamotage.

E’ di pochi giorni fa la notizia che il Ministero dell’Ambiente ha disposto il riesame parziale dell’Autorizzazione della Raffineria, al fine di recepire il Piano di qualità dell’aria approvato l’estate scorsa dalla Regione.

La RAM ha cercato di utilizzare questa novità a proprio vantaggio, usandola come “scusa” per poter ottenere un rinvio della decisione sul ricorso al TAR. Per farlo però ha dovuto “barare”, sostenendo erroneamente che il nuovo riesame porterà ad una “sostituzione” dell’Autorizzazione attualmente vigente, ovvero che sarà “tutto da rifare”, come ha incautamente titolato la settimana scorsa  OggiMilazzo.

In realtà, trattandosi di riesame parziale, la nuova procedura non porterà affatto ad una sostituzione dell’autorizzazione, bensì ad una sua integrazione con quanto previsto nel Piano regionale di qualità dell’aria.

Di questo la Raffineria ne è chiaramente consapevole, quindi tale disperato tentativo di “barare” non può essere letto altrimenti se non con la paura che il TAR faccia giustizia, disponendo la correzione dei gravi vizi dell’AIA, che consentono alla Raffineria di inquinare indisturbata a discapito della salute non solo dei cittadini, ma anche dei lavoratori della Raffineria.

Lavoratori che continuano ad essere strumentalizzati dalla RAM e dai sindacati più asserviti, visto che in questi giorni è circolata la notizia di uno sciopero a difesa non dei lavoratori, ma addirittura dell’azienda (sarebbe probabilmente il primo caso nella storia).

Nell’udienza di ieri la difesa dei comuni ricorrenti e delle associazioni si è ovviamente opposta al tentativo della RAM di ottenere un rinvio della decisione. Ricordiamo che a Settembre il TAR aveva riconosciuto invece l’urgenza della decisione, fissando l’udienza di merito per l’appunto al 28 febbraio (solitamente i ricorsi hanno tempi molto più lunghi).

Adesso si attende il responso definitivo del TAR, che ha 60 gg. di tempo per decidere.

Una singolare coincidenza

Da quando è circolata la notizia del riesame parziale dell’AIA della Raffineria, il portale della Direzione Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente è stato oscurato.

Ciò non consente al pubblico di consultare i documenti relativi alle procedure autorizzative di tutti i maggiori impianti industriali italiani.

Ancora oggi i documenti relativi alle procedure AIA sulla Raffineria di Milazzo non sono consultabili.

Un black-out di un portale ministeriale per così tanti giorni (ormai una decina) non si era mai visto. Coincidenza? Viste le circostanze, si potrebbe anche pensare ad una manovra in soccorso della Raffineria, volta ad impedire ai ricorrenti di reperire i documenti utili a controbattere al tentativo della RAM di spacciare il nuovo riesame parziale per riesame complessivo dell’AIA.

Il Ministro Costa: sull’inceneritore la valle del Mela può fare sonni tranquilli. Nel frattempo però A2A fa ricorso e chi dovrebbe recepire il Piano Paesaggistico se ne frega

costa ritagliatoIl Ministro dell’ambiente Sergio Costa torna a parlare della valle del Mela in un’ intervista molto interessante rilasciata al quotidiano “La Sicilia”.

Nell’intervista si parla di quasi tutte le principali vertenze ambientali della Sicilia: industrie, gestione dei rifiuti, trivelle, ponte sullo stretto.

Tra le domande, anche una riguardante specificatamente l’inceneritore del Mela:

“Il governo ha bloccato il progetto del termovalorizzatore nella Valle del Mela, che secondo i dati dell’Arpa è la zona più inquinata della Sicilia. I cittadini e il comitato del no possono dormire sonni tranquilli? È davvero una partita chiusa?”

Questa la risposta del Ministro: «Sì. Sulla combustione del termovalorizzatore c’è una Via  (Valutazione di Impatto Ambientale, NdR) negativa. Resta la centrale attualmente in esercizio, che però è tra quelle per le quali è appena stato disposto il riesame e che dovrà adeguarsi a breve ai nuovi standard comunitari».

Il Ministro ha poi specificato che sono ben altri gli impianti necessari a gestire l’emergenza siciliana dei rifiuti (in primis gli impianti di compostaggio).

Nel frattempo però A2A insiste con cocciutaggine sull’ipotesi dell’inceneritore. Recentemente ha depositato al TAR Catania ricorso sia contro il decreto di bocciatura del governo, sia contro i pareri negativi della Regione e del Comune. Insomma A2A per il momento sembra ben lontana dal rinunciare al suo nefasto progetto, con buona pace di chi, fino a pochi mesi fa, era convinto che gli obiettivi di A2A fossero virati su progetti meno impattanti, come gli impianti di digestione anaerobica e/o aerobica dei rifiuti.

pino foti poiùLa cocciutaggine diventa idiozia (nella migliore delle ipotesi) nel caso dei principali Sindacati, che, anzichè pretendere dall’azienda un progetto alternativo capace di garantire l’occupazione, insistono anch’essi sull’inceneritore, un progetto bocciato innanzitutto dal territorio, che avrebbe dato lavoro si e no ad una cinquantina di persone, mettendo in pericolo la salute di decine (o centinaia) di migliaia.

Una strategia ancora più miope se si considera che il Piano Paesaggistico approvato già da due anni prevede la progressiva dismissione degli attuali impianti sia della centrale che della Raffineria e la riconversione produttiva dell’area.

Infatti gli attuali impianti industriali dovrebbero essere progressivamente smantellati in quanto degradano un contesto paesaggistico di elevato pregio e con significative potenzialità economiche. Secondo il Piano, essi dovrebbero lasciare il posto ad attività (siano o meno industriali) compatibili con il paesaggio ed il territorio.

Di tutto questo però non c’è la ben che minima programmazione non solo da parte di A2A e RAM (che anzi hanno presentato ricorso contro il Piano Paesaggistico), ma anche da parte dei soggetti pubblici che dovrebbero recepire il Piano.

Ad esempio l’IRSAP, l’ente regionale che gestisce le aree industriali e che dovrebbe recepire il Piano Paesaggistico nel proprio piano regolatore, sembra dormire sonni tranquilli.

musumeciIl Governatore Musumeci recentemente ha dichiarato di volere la riconversione delle aree industriali del siracusano e di Milazzo: ma in quale altro modo se non recependo e applicando il Piano Paesaggistico?

Anche il Comune di San Filippo del Mela, che pare stiano rifacendo il proprio Piano regolatore, è obbligato a recepire il Piano Paesaggistico: infatti quest’ultimo prevede che i Comuni, nei propri piani regolatori, formulino dei “piani di recupero” per l’area industriale di propria pertinenza: nel caso del Comune di San Filippo del Mela tale area coincide proprio con la Centrale A2A.

Tali piani di recupero dovrebbero essere indirizzati, per l’appunto, alla progressiva dismissione degli attuali impianti termoelettrici e alla riconversione. Considerato anche che la produzione elettrica della Centrale negli ultimi anni è stata molto ridimensionata, perchè non partire dallo smantellamento della ciminiera più grande, che rovina la visuale ed il paesaggio di mezza provincia?

Raffineria e malattie nella valle del Mela: le evidenze scientifiche di una relazione sempre più chiara

Il profilo di salute delineato nella valle del Mela risulta particolarmente coerente con la presenza di una raffineria di petrolio […] almeno alcune delle principali criticità sanitarie riscontrate” possono costituire “un vero e proprio danno sanitario correlabile più probabilmente alla presenza della raffineria“.

Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni inequivocabili a cui è giunta l’analisi dei dati epidemiologici della valle del Mela e delle evidenze scientifiche sulle cause più plausibili. Un’analisti condotta dal dott. Pasquale Andaloro, già consulente dell’OMS ed attualmente consulente della rivista scientifica “Epidemiologia e Prevenzione”, in una relazione recentemente pubblicata sul portale del Comune di Pace del Mela .

Nell’ambito del progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) dell’Istituto Superiore di Sanità è stata effettuata una revisione della letteratura scientifica in merito alle possibili associazioni tra patologie e specifiche fonti inquinanti.

Da tale revisione si evince che le raffinerie di petrolio risultano associate in maniera plausibile ad almeno sei specifiche patologie: tumore al polmone, malattie respiratorie, malattie polmonari acute, asma, malformazioni congenite, mortalità infantile per condizioni morbose perinatali. Vanno inoltre aggiunte le nascite pretermine, che, sebbene non considerate nel progetto SENTIERI, presentano anch’esse robuste evidenze scientifiche di associazione con le raffinerie.

Ben sei di queste sette condizioni morbose associabili alle raffinerie risultano in eccesso nella valle del Mela. E, cosa ancora più importante, almeno due di tali condizioni morbose risultano associate in maniera specifica alle raffinerie e non ad altre fonti inquinanti presenti nella zona, come le centrali elettriche e gli impianti siderurgici.

In particolare l’eccesso di malformazioni congenite nella valle del Mela, salito alla ribalta della cronaca nazionale nelle ultime settimane (noi ne abbiamo dato notizia già l’estate scorsa) trova cause plausibili, secondo la letteratura scientifica, solo nelle raffinerie di petrolio, se si escludono l’alcol e il fumo passivo, di cui non vi è alcuna evidenza di eccessi nella valle del Mela.

Pertanto la presenza della più grossa raffineria di petrolio della Sicilia (se non d’Italia)  appare nel complesso la causa di gran lunga più probabile per il quadro sanitario delineato nella valle del Mela.

Un’ipotesi che sembra rafforzata anche dalla frequenza più che doppia di acromegalia rispetto al resto della provincia e da un recente studio che correla l’acromegalia all’esposizione ad idrocarburi. Non sono poi escluse relazioni causali con le altre numerose criticità sanitarie riscontrate nella valle del Mela: dagli eccessi di tumore della tiroide a quelli di tumore del sistema nervoso, passando per linfomi e tumore alla mammella, ecc…

Un quadro che potrebbe peggiorare ulteriormente se A2A dovesse spuntarla nella propria battaglia legale contro il Piano Paesaggistico e la bocciatura dell’inceneritore. Un’eventualità da impedire ad ogni costo e su cui non bisogna abbassare la guardia.

La relazione del dott. Andaloro comunque non vuole essere fine a se stessa. Nelle conclusioni si evidenzia come i danni o i pericoli per la salute pubblica emersi richiedano “misure di prevenzione primaria da parte degli amministratori e delle autorità sanitarie locali. Tali misure consistono principalmente nelle prescrizioni sanitarie di cui agli art. 216 e 217 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie. […]
Tali prescrizioni non possono non tradursi in una significativa riduzione dei limiti emissivi.
Ciò permetterebbe di conseguire certamente considerevoli miglioramenti nei profili di salute della popolazione residente nella valle del Mela“.

Le “prescrizioni sanitarie” erano già state espresse l’anno scorso nell’ambito del rinnovo dell’autorizzazione della Raffineria di Milazzo. Ma poi, all’ultimo minuto, vennero accantonate. Un accantonamento abusivo contro cui è stato presentato un ricorso cruciale, che andrà in decisione il mese prossimo.

Se il ricorso, sollecitato dalle associazioni e fatto proprio da sette comuni della valle del Mela (Pace del Mela, S.Pier Niceto, Monforte S.Giorgio, Gualtieri Sicaminò, Condrò, S.Lucia del Mela e Merì), uscirà vittorioso, le prescrizioni sanitarie potrebbe diventare realtà, concedendo finalmente alla valle del Mela un ambiente più salubre.

In caso contrario, bisognerà che i Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela si assumano le proprie responsabilità: spetterebbe infatti a loro chiedere un nuovo riesame dell’autorizzazione al fine di inserire le necessarie prescrizioni sanitarie.

 relazione pubblicata

Clicca qui per leggere tutta la relazione

Approvato il Piano regionale per ridurre l’inquinamento: Industrie all’assalto con i ricorsi

La scorsa estate la Regione ha finalmente approvato il Piano di qualità dell’aria che si attendeva da anni.

Il Piano prevede, tra le altre cose, un serio abbattimento delle emissioni inquinanti delle industrie di Milazzo, Priolo/Augusta e Gela, conseguibile attraverso il miglioramento delle tecnologie.

Si tratta di uno degli atti concreti che abbiamo sempre chiesto alla Regione, ad esempio in occasione della grande manifestazione “No inceneritore” dello scorso anno.

Insomma, limiti emissivi molto più bassi degli attuali, in parte analoghi a quelli previsti nelle “precrizioni sanitarie” che sono state illegittimamente accantonate durante l’iter di approvazione della nuova Autorizzazione (A.I.A.) della Raffineria di Milazzo (ricordiamo che è pendente un ricorso su tale questione, con udienza finale il 28 febbraio).

I limiti previsti nel Piano di qualità dell’aria dovranno essere recepiti nei prossimi riesami delle autorizzazioni delle industrie.

La riduzione dell’inquinamento prevista dal Piano è comunque progressiva e verrebbe completata nel 2028.

Si tratta comunque di prescrizioni scomode per le industrie, che, se dipendesse da loro, non spenderebbero mai un centesimo per migliorare le prestazioni ambientali dei propri impianti, ovvero per ridurre le emissioni e i rischi per la salute.

 Così le industrie hanno presentato ricorso contro il Piano di qualità dell’aria (di sicuro lo hanno fatto le industrie del siracusano [1], ma è molto probabile che lo abbia fatto anche la Raffineria di Milazzo).

Invitiamo tutte le associazioni e gli enti locali interessati alla riduzione dell’inquinamento ed alla tutela della salute ad attivarsi per intervenire in giudizio contro questi ricorsi, al fine di difendere il Piano di qualità dell’aria dall’assalto delle industrie, analogamente a quanto già fatto per il Piano Paesaggistico.

Invitiamo la Regione a proseguire il percorso di tutela dei cittadini, varando limiti restrittivi sulle emissioni odorigene e dando completa attuazione al Piano Paesaggistico, che aspetta ancora di essere recepito nel Piano regolatore dell’area industriale da parte dell’Irsap.

 

Note:

[1] https://livesicilia.it/2018/11/12/piano-tutela-dellaria-la-regione-ricorsi-deboli-e-strumentali_1011968/

Raffineria di Milazzo, “trivelle”, ecc: le autorizzazioni sono del precedente governo, ma perchè non vengono revocate?

Sono di questi giorni le polemiche e i veleni sulle autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi nello Jonio. Polemiche che denotano in generale tanta ignoranza sul funzionamento delle procedure amministrative, in primis da parte dei mass media.

di maio
Luigi Di Maio

Volendo riassumere, c’è chi accusa l’attuale governo, ed in particolare il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, di aver tradito le promesse, rilasciando le suddette autorizzazioni. C’è chi addirittura adombra spaccature tra Di Maio (capo del M5S) e Costa (anch’esso di area M5S): il primo avrebbe autorizzato, mentre l’altro sarebbe contrario.

Il ministri interessati, dal canto loro, si difendono chiarendo che la responsabilità delle suddette autorizzazioni è del precedente governo Gentiloni.

Ma come stanno realmente le cose? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. L’iter autorizzativo per questo tipo di attività è rappresentato, come nel caso dell’inceneritore che abbiamo seguito da vicino, dalla Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), gestita dal Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero dei Beni Culturali.

Nel caso delle autorizzazioni oggi al centro delle polemiche, le relative procedure V.I.A. si sono concluse nel 2017, con l’emanazione di decreti di compatibilità ambientale firmati dall’ex Ministro Galletti. Perchè allora le polemiche di questi giorni? Perchè il 31 dicembre sono stati pubblicati dei decreti con cui anche il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) ha concesso l’autorizzazione finale a tali attività [1]. Molti se la sono presa con Di Maio, ma quest’ultimo in effetti stavolta non ha una diretta responsabilità. Non bisogna infatti confondere i Ministri con i relativi Ministeri, i cui atti non sempre passano dalle mani dei Ministri. Infatti i decreti del Mise in questione non sono stati rilasciati dal Ministro Di Maio, ma dal Direttore competente del Mise (l’ing. Dialuce). Questo perchè si è trattato di una normale (e obbligata) formalità amministrativa, conseguente ai decreti di compatibilità ambientale rilasciati nel 2017.

Rischiano quindi di fare un buco nell’acqua i vari Governatori regionali (in primis il Governatore della Puglia Michele Emiliano) che hanno dichiarato di voler impugnare questi ultimi decreti del Mise: semmai andavano impugnati i decreti di compatibilità ambientale firmati da Galletti nel 2017, ma ormai è troppo tardi.

L’unico che potrebbe fare qualcosa per evitare le suddette trivellazioni, a questo punto, è il Ministro dell’Ambiente Costa.

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Sergio Costa

Infatti la legge da la possibilità all’autorità che ha rilasciato un provvedimento di revocarlo o annullarlo per motivi di interesse pubblico. In questo caso il Ministro Costa potrebbe quindi revocare i decreti di compatibilità ambientale rilasciati dal suo predecessore Galletti.

Con un post su facebook il Ministro Costa ha chiarito che le autorizzazioni in essere sono state rilasciate dal precedente governo, e che lui non firmerà alcuna ulteriore autorizzazione per trivelle o air gune. Inoltre il Ministro ha dichiarato che lavorerà “per inserire nel dl Semplificazioni una norma per bloccare i 40 permessi pendenti come ha proposto il Mise” [2]. Si tratterebbe insomma di bloccare per legge air gun e trivellazioni, un po’ come fatto nel 2010, quando però sono state bloccate solo le attività entro 12 miglia dalla costa. Se l’annunciato intervento legislativo fosse stato fatto prima di dicembre, probabilmente non avremmo avuto le autorizzazioni del Mise oggi al centro delle polemiche. Sulla eventuale retroattività delle modifiche normative ci permettiamo comunque di avanzare qualche dubbio.

Il Ministro non ha invece parlato della possibilità di revocare o annullare – con uno specifico atto amministrativo – le precedenti autorizzazioni.

Siamo quindi di fronte ad un caso per certi verso analogo a quello della Raffineria di Milazzo.

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G.L. Galletti

Nel maggio 2018 l’ex Ministro Galletti ha firmato “in extremis” (cioè subito prima di andarsene) il tanto contestato decreto di rinnovo dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) alla Raffineria di Milazzo.

Nel mese di giugno, non appena il nuovo Ministro Costa si è insediato, gli sono state recapitate, da parte dell’allora Commissario straordinario di San Filippo del Mela Biancuzzo e dell’ex Sindaco Metropolitano di Messina Accorinti, due istanze dettagliate che chiedevano l’annullamento degli aspetti illegittimi del decreto AIA rilasciato poco prima da Galletti. Tali istanze contestavano in particolare:

  1. l’assenza nel decreto AIA delle “prescrizioni sanitarie“, che avrebbero implicato una sensibile riduzione delle emissioni inquinanti pericolose per la salute e l’introduzione di limiti alle emissioni odorigene, reputate responsabili dei fetori asfissianti di cui spesso soffre la valle del Mela;
  2. il fatto che la nuova AIA risulti addirittura meno restrittiva di quella precedente riguardo ad alcuni limiti, sebbene ciò sia espressamente vietato dalle norme in materia.

Il Ministro Costa non ha però dato alcun seguito a tali istanze. Tanto che, per ottenere la correzione del decreto AIA, sette comuni della valle del Mela hanno dovuto presentare un ricorso, ottenendo la fissazione urgente dell’udienza finale, che si terrà il prossimo 28 febbraio.

Ricordiamo che sulla questione anche la Sen. Barbara Floridia ha recentemente presentato una interrogazione al Ministro Costa. La risposta del Ministro per certi versi è stata interessante, perchè ha reso di dominio pubblico le violazioni commesse dalla Raffineria in relazione allo sversamento di idrocarburi nel marzo 2018, su cui sono in corso le indagini della magistratura [3]. D’altro canto il Ministro non è però entrato esplicitamente nel merito della questione dell’A.I.A.

E’ come se l’attuale governo avesse un certo timore a revocare provvedimenti o nomine del precedente governo.

Nel caso della revoca di precedenti autorizzazioni, talvolta i “timori” potrebbero essere spiegati con l’esigenza di non esporre lo Stato al rischio di dover pagare ingenti penali. Rischio concreto nel caso del TAP, le cui autorizzazioni risalgono a molti anni addietro, ma non certo negli altri casi. Il decreto di compatibilità ambientale sulla ricerca di idrocarburi poteva essere revocato benissimo senza incappare in alcun rischio di penali, almeno finchè il Mise non desse il suo OK finale. Anche oggi che l’autorizzazione finale è in vigore soltanto da una settimana, il rischio di penali è ancora poco significativo. Nel caso della Raffineria di Milazzo invece non si tratterebbe di annullare in toto l’autorizzazione, ma solo di correggerla, quindi il  problema delle penali non si pone neanche.

Insomma, dire che “è colpa del precedente governo”, benchè formalmente corretto, non basta a risolvere i problemi. Nel caso della Raffineria di Milazzo ci hanno pensato vari comuni a “metterci una pezza”, presentando il ricorso auspicato da diverse associazioni come la nostra: fra meno di due mesi vedremo se sarà fatta giustizia. Nel caso delle attività di ricerca di idrocarburi un ricorso oggi sarebbe invece troppo tardivo.

Caro Ministro Costa, visto che ora al governo c’è lei, perchè non utilizza il potere di autotutela che la legge le mette a disposizione, revocando o annullando i provvedimenti più controversi del suo predecessore?

 

Note:

[1] Bollettino ufficiale degli idrocarburi del 31 dicembre 2018, si vedano i permessi rilasciati alla Società “Global Med” – https://unmig.mise.gov.it/images/buig/62-12.pdf

[2] https://www.facebook.com/SergioCostaMinistroAmbiente/posts/526212624555788

[3] https://cittadinicontroinceneritore.org/2018/12/09/la-raffineria-ha-violato-le-prescrizioni-aia-la-clamorosa-gaffe-di-oggimilazzo-incappata-nel-depistaggio-il-documento-che-la-smentisce/

La capitale degli inceneritori (Brescia) è la città più inquinata d’Italia

“Fate come Brescia, che ha risolto il problema dei rifiuti con un bel termovalorizzatore”. Ce lo siamo sentiti dire spesso da A2A, che vorrebbe replicare nella valle del Mela il mega-inceneritore che già gestisce a Brescia, il più grande d’italia.

Ma qualcosa di simile tutti gli italiani se lo sentono ripetere sempre più spesso da alcuni politici e da diversi organi di informazione: Brescia viene spesso presentata come esempio da seguire,  proprio grazie al suo mega-inceneritore che “accoglie” rifiuti da ogni dove e di cui, secondo la propaganda, i bresciani sarebbero pure contenti.

Peccato che Brescia sia al contempo la città più inquinata d’Italia (che coincidenza!), come certifica il rapporto ISPRA presentato ieri mattina al Senato [1]. Al contempo a Brescia c’è anche il record di tumori a livello nazionale, ma questo noi lo sapevamo già [2].

Molti giornali oggi hanno dato la notizia dei risultati del rapporto Ispra. Spesso si tratta degli stessi giornali che fino a qualche settimane fa osannavano il “modello Brescia” per l’inceneritore. Oggi questi giornali però si dimenticano di dire che a Brescia c’è l’inceneritore più grande d’italia.

Poche le eccezioni, come il Fatto Quotidiano e Contropiano, di cui riportiamo integralmente l’articolo molto interessante [3]:

“Sono 19 le città italiane dove sono stati registrati valori oltre la norma giornalieri di PM10 (al 10 dicembre 2018, una in più dell’anno scorso. Ad aggiudicarsi la maglia nera è Brescia, con ben 87 sforamenti. A rivelarlo è l’edizione 2018 del rapporto Ispra-Sistema nazionale di protezione dell’ambiente sulla qualità dell’ambiente urbano che prende in esame ben 120 città e 14 aree metropolitane.
I bresciani dovrebbero seriamente preoccuparsi se si considera che L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha stimato che in Italia, nel 2014, 50.550 morti premature potevano essere attribuibili all’esposizione a lungo termine alle PM 2,5, 17.290 al biossido di azoto e 2.900 all’ozono.

Tra l’altro occorre ricordare che non si tratta di una sorprendente novità: l’Istat il 22 giugno 2010 presentò i risultati dell’analisi sulla qualità dell’aria in 221 città europee desunti da AirBase dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), da cui risultò che nel 2008 la qualità dell’aria respirata a Brescia è stata di 2,3 volte superiore ai parametri, facendo registrare il terzo dato peggiore a livello europeo, dopo quello della città bulgara di Plovdiv e di Torino; inoltre anche nel 2013 Brescia aveva già indossato la maglia nera per l’aria più inquinata d’Italia con una media annua di 31 μg/m3 di PM2,5, rispetto alla media nazionale di 18, quasi il doppio, sempre certificata dall’Ispra nell’Annuario dei dati ambientali 2014 – 2015. Un livello tre volte più elevato del “ valore soglia per la protezione della salute di 10 μg/m3, suggerito dall’Oms”.

Solo che questa volta la notizia è stata sparata dai media nazionali e, dunque, fa scalpore.

Ora ci si potrebbe chiedere: perché proprio Brescia ha reiterato questo sconfortante primato?

A ben vedere, la città è collocata ai margini delle Prealpi e dunque dovrebbe godere di una relativa maggiore circolazione dell’aria (la nota brezza di monte) rispetto ad altre città padane. Né si può pensare che il traffico veicolare sia superiore ad altre città, Milano soprattutto.

Per di più Brescia ospita uno dei più grandi inceneritori d’Italia che a detta di A2A (assecondata dall’Amministrazione comunale) “pulirebbe” l’aria della città. In realtà la peculiarità di Brescia è proprio quella di ospitare in città il mega inceneritore e l’unica centrale a carbone, sempre di A2A, operante in un grande centro urbano. La motivazione è che la cogenerazione, utile a produrre acqua calda da immettere nel teleriscaldamento, per essere economicamente sostenibile deve essere alimentata da combustibili poco o nulla costosi, come il carbone e i rifiuti. Poco costosi, ma ovviamente altamente inquinanti, come attestano i “primati” da maglia nera conquistati dalla città che sbugiardano le frottole raccontate da A2A e dall’Amministrazione comunale di Brescia, targata Pd.

Certo Brescia è un caso molto curioso: nonostante un così elevato tasso di inquinamento dell’aria si tollera che vi funzioni a pieno regime un inceneritore che brucia ogni anno circa 730.000 tonnellate di rifiuti a fronte di un “fabbisogno” provinciale di rifiuti da smaltire, a valle della raccolta differenziata, di circa 180.000 tonnellate annue. Dunque più della metà dei rifiuti sono importati, sotto forma di rifiuti speciali, simil “ecoballe”, con problemi ricorrenti di infiltrazioni criminali, per cui sono indagati gli stessi vertici di A2A ambiente. Ed è grottesco l’attuale dibattito in cui in particolare i leghisti non ne vogliono sapere di andare in soccorso di Roma, in emergenza per l’incendio all’impianto TMB, cosicché tutti compatti contro i rifiuti urbani romani e tutti zitti sui rifiuti speciali, ben più problematici, che arrivano a centinaia di migliaia di tonnellate nell’inceneritore di Brescia da tutta Italia!

E ad A2A si è permesso di raccontare in sede istituzionale, Commissione ambiente del Comune di Brescia, la frottola che la centrale a carbone (che, essendo policombustibile, potrebbe da subito funzionare a metano) deve comunque continuare a bruciare carbone perché costa meno e perché non inquinerebbe più del metano: la differenza, dati di Asm-A2A, è di 464 tonnellate all’anno di biossido di zolfo in più, un’enormità per l’aria di una città. Come un’enormità sono le emissioni di ossidi di azoto dell’inceneritore e della medesima centrale a carbone, pari a oltre 530.000 tonnellate, tutti inquinanti precursori delle PM2.5 e PM10.

Questi impianti altamente inquinanti (inceneritore e centrale a carbone), del tutto inutili e sovradimensionati, vengono giustificati perché necessari ad alimentare il teleriscaldamento, un sistema elefantiaco (migliaia di chilometri di tubature), inefficiente, ancorato a tecnologie del secolo scorso, e che soprattutto richiede grandi combustioni. Un sistema che è diventato per Brescia una vera trappola, impedendole di avviare quella conversione energetica che i cambiamenti climatici e l’inquinamento dell’aria imporrebbero: abbandonare la combustioni, abbattere i consumi energetici coibentando gli edifici e implementare tutte le tecnologie solari.

Un sistema (teleriscaldamento con centrali a rifiuti e a carbone) che permette ad A2A profitti enormi, perché basato su un monopolio assoluto (per i bresciani non vi è alternativa) e su una concessione senza gara, ereditata dal passato di azienda municipalizzata, che consente profitti “estorti” senza alcuna concorrenza ai bresciani, che ora per oltre la metà vengono distribuiti ad azionisti privati.

Un caso di scuola di “prenditori”, più che di imprenditori, analogo alle concessioni autostradali e alle tante forme di capitalismo assistito dallo Stato che caratterizzano il nostro Paese.

La beffa per i bresciani è doppia: diventati bravi nel fare la raccolta differenziata, oltre il 70% dei rifiuti urbani, subiscono lo scorno che i minori rifiuti da smaltire vengono sostituiti da rifiuti speciali importati e più inquinati, con un aggravio insostenibile della qualità dell’aria; per di più i risparmi ottenuti bruciando rifiuti e carbone si traducono in maggiori profitti drogati dalla posizione monopolistica di A2A che la stessa regala in gran parte ad azionisti privati.

Un bel giocattolo per far soldi senza alcun rischio e a danno dei cittadini.

Fino a quando i bresciani vorranno stare al gioco?”

 

Note:

[1] https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/inquinamento-1.4353194

[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/14/tumori-a-brescia-e-record-italiano-lepidemiologo-ora-via-i-vertici-dellasl/984771/

[3] http://contropiano.org/news/ambiente-news/2018/12/20/la-capitale-degli-inceneritori-e-la-citta-piu-inquinata-ditalia-0110793