Il Ministro Costa favorevole a tagliare l’inquinamento della RAM? Gli abbiamo spiegato come, consegnandogli una lettera

Ieri pomeriggio il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha incontrato i cittadini in una sala gremita del Castello di Milazzo. Quasi incredibile l’assenza del Sindaco e dell’amministrazione comunale.

Un incontro incentrato sul museo del mare di prossima inaugurazione, sulla storia del Capodoglio Siso e sulla lotta alla plastica. Ma ovviamente tra gli argomenti di discussione non poteva mancare l’inquinamento nella valle del Mela. A tal proposito il Ministro si è detto convinto che le emissioni della Raffineria verranno seriamente ridotte da un recente decreto. Nella realtà il Decreto a cui molto probabilmente ha fatto riferimento il Ministro si applica alle più grosse centrali elettriche d’Italia, ma non alle raffinerie di petrolio.

Abbiamo cercato di spiegargli come fare realmente per tagliare l’inquinamento nella valle del Mela in una lettera che gli abbiamo consegnato manualmente. Questo il testo della lettera:

“Egregio Ministro Sergio Costa,

siamo felici di avere finalmente un Ministro dell’Ambiente che ha a cuore l’ambiente e che sta dimostrando attenzione alla situazione della valle del Mela.

Nel nostro comprensorio sono molti i cittadini che hanno riposto in lei la speranza di ottenere finalmente una seria riduzione dell’inquinamento che da decenni affligge questo territorio martoriato, peraltro ricco di un patrimonio storico, naturale e paesaggistico finora non adeguatamente tutelato e valorizzato.

Con il D.M. 172 del 11.05.2018, poco prima del suo insediamento, è stata rilasciata alla Raffineria di Milazzo un’Autorizzazione Integrata Ambientale viziata da alcune palesi illegittimità, responsabili di un grave ed ingiustificato pericolo per la salute pubblica.

Subito dopo il Suo insediamento l’allora Sindaco della Città metropolitana di Messina e l’allora Commissario Straordinario di San Filippo del Mela Le hanno inviato due istanze chiedendoLe di annullare in autotutela tali illegittimità e di riconvocare una apposita Conferenza dei servizi finalizzata ad effettuare le necessarie correzioni.

Stando a quanto ci risulta, tali istanze non hanno ancora avuto alcun riscontro. Rimangono perciò ancora vigenti le gravi illegittimità dell’autorizzazione della Raffineria di Milazzo, che consistono essenzialmente:

  • nel supposto “superamento” o, per meglio dire, nell’accantonamento delle prescrizioni sanitarie che i Sindaci avevano già espresso nel corso della procedura n.q. di massime autorità sanitarie locali: superamento ingiustificato ed ingiustificabile, essendo tali prescrizioni obbligatorie ai sensi dell’art. 29quater, comma 6, del codice ambientale e sorrette da adeguata e puntuale istruttoria sanitaria; l’illegittimo accantonamento di tali specifiche prescrizioni ha fatto si che fossero evitati i limiti più restrittivi necessari a tutelare la salute pubblica, che pertanto in atto non può dirsi affatto adeguatamente tutelata;

  • nella concessione di limiti meno restrittivi rispetto alla precedente autorizzazione (alcuni limiti sono addirittura spariti!), in palese violazione dell’ art. 271, comma 5, del codice, nonché del D.M. n. 274/2015.

Tali illegittimità sono state censurate con apposito ricorso presentato da sette comuni della valle del Mela,  ancora pendente al TAR di Catania (R.G. n. 1371/2018), tuttavia la loro rimozione non può aspettare gli incerti tempi della giustizia amministrativa, in quanto esse costituiscono un concreto pericolo per la salute pubblica.

Ciò anche in considerazione del fatto che nella valle del Mela sono già in atto preoccupanti alterazioni di vari parametri sanitari potenzialmente e plausibilmente riconducibili alle attività della Raffineria di Milazzo.

A tal proposito, facciamo presente che lo studio epidemiologico Sentieri dell’ISS ha individuato delle specifiche condizioni morbose per le quali dalla letteratura scientifica emerge l’evidenza di una probabile correlazione con le raffinerie: malformazioni congenite, mortalità infantile per condizioni morbose neonatali, tumore al polmone, malattie dell’apparato respiratorio, malattie respiratorie acute e asma.

E’ particolarmente significativo che tutti i parametri sopra citati risultano in eccesso nella valle del Mela, come emerso nei più recenti studi epidemiologici condotti dall’ISS e dalla Regione.

Abbiamo molto apprezzato il suo contributo alla bocciatura dello scellerato progetto dell’inceneritore del Mela, che minacciava di rendere drammatica una situazione ambientale e sanitaria già preoccupante. Abbiamo anche apprezzato la costituzione del Ministero dell’Ambiente come parte civile nei processi recentemente avviati nei confronti della Raffineria di Milazzo: una costituzione che ha un alto valore simbolico, ma che non basta di certo a ridurre l’attuale inquinamento e gli attuali rischi per la salute nella valle del Mela.

Per questo è necessario che Lei disponga, come già chiesto a suo tempo dalle autorità locali di cui sopra, l’annullamento d’ufficio e la correzione degli aspetti illegittimi dell’AIA della Raffineria di Milazzo.

L’Art. 21-nonies della Legge 241/1990 prevede che laddove, come in questo caso, sussistano le ragioni di interesse pubblico, un provvedimento amministrativo illegittimo possa essere annullato entro 18 mesi. In questo caso peraltro non si tratterebbe di annullare il provvedimento in toto, ma solo nelle sue parti illegittime.

Peraltro è opportuno che la doverosa correzione del Decreto AIA del 11.05.2018 avvenga preliminarmente rispetto al suo adeguamento al Piano regionale di qualità dell’aria, oggetto del riesame AIA da poco avviato. Infatti tale riesame non appare di per sé in grado di sanare le illegittimità di cui sopra, che quindi persisterebbero anche in fase di adeguamento al Piano di qualità dell’aria, inficiando pertanto anche la legittimità del futuro decreto di riesame AIA.

A Lei quindi l’opportunità di sollevare al più presto i cittadini del nostro comprensorio dai rischi a cui sono quotidianamente sottoposti, procedendo all’annullamento parziale ed alla correzione, ai sensi dell’art. 21-nonies della L. 241/90, del DM 172/2018. Siamo convinti che non deluderà le aspettative della valle del Mela”.

 

 

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Abrogata una delle leggine-porcata pro-inceneritori del Governo Renzi. Speriamo sia solo l’inizio.

E’ stato approvato dal Senato in via definitiva un disegno di legge del governo che, tra le altre cose, abroga una leggina-porcata pro-inceneritori che era stata varata dal Governo Renzi con la Legge di stabilità 2016 [1].

Ad essere interessati erano gli inceneritori e gli impianti a biomasse per i quali gli incentivi erano già terminati o stavano per terminare: con la leggina oggi abrogata questi incentivi venivano prorogati fino al 2020.

La proroga riguardava solo gli impianti a biomasse e gli inceneritori, sottraendo fondi agli altri impianti che operano nel settore delle energie rinnovabili.

Quella oggi abrogata però è solo una delle tante leggine-porcata varate dal Governo Renzi per privilegiare e foraggiare gli inceneritori.

Una di queste è il “Decreto rinnovabili 2016“, che ha permesso a vari inceneritori di accedere ad ulteriori incentivi di durata ventennale. Proprio per questo molti inceneritori purtroppo continueranno ad essere incentivati per lungo tempo.

Vogliamo augurarci che il Decreto rinnovabili 2019 che aspetta di essere varato dall’attuale governo segni una secca discontinuità col recente passato.

Altre leggi-porcate, ancora in vigore e di cui chiediamo l’urgente abrogazione, sono:

  • l’art. 35 dello Sblocca Italia, che sancisce la “strategicità” degli inceneritori ma non degli impianti di riciclaggio e compostaggio, che invece dovrebbero avere priorità secondo le normative comunitarie;
  • il “Decreto Renzi”, anche chiamato “Decreto inceneritori”, del 10.08.2016, che gonfia con calcoli manifestamente errati il fabbisogno di inceneritori, prevedendo, tra l’altro, la realizzazione di due mega-inceneritori in Sicilia. Anche in questo caso sono state volutamente trascurate le potenzialità e le esigenze del settore del riciclaggio e del compostaggio.

 

Note:

[1] DDL “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza
dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2018”, art. 21

http://www.appaltiecontratti.it/wp-content/uploads/ddl_europea_2018.pdf

SIN Milazzo: valori oltre 100 volte i limiti di riferimento nel suolo e nelle falde acquifere. Chi inquina deve pagare!

bucaloDi recente l’On. Ella Bucalo (Fratelli d’Italia) avrebbe chiesto l’esclusione del milazzese dalle aree SIN (Siti di interesse nazionale per le bonifiche), in quanto i dati sull’inquinamento del suolo e delle falde sarebbero più che “rassicuranti”. Questo almeno stando a quanto riportato dalla Gazzetta del Sud, che (manco a dirlo) plaude alla richiesta della Bucalo.

Dal sopralluogo ministeriale effettuato nel SIN di Milazzo, ed in particolare nell’area di proprietà della Raffineria di Milazzo, emerge una realtà ben diversa.

Stando a quanto pubblicato su Peacelink, nel suolo sarebbero stati riscontrati valori anche molto superiori ai limiti di riferimento (fino a 50 volte!) per idrocarburi pesanti e leggeri, BTEX, composti organici aromatici, piombo alchili e metalli pesanti.

Tanto per fare un esempio, in un campionamento il mercurio avrebbe raggiunto valori di 250 mg/Kg contro i 5 mg/Kg della soglia di riferimento.

Le falde acquifere non sarebbero messe tanto meglio, anzi.
Particolarmente allarmante in questo caso l’inquinamento da MBTE (metil-t-butil-etere, impiegato come additivo per la benzina verde) con un valore riscontrato di 2350 μg/l, oltre 117 volte il valore di riferimento di 20 g/l.

Molto alti anche i valori di diversi metalli pesanti (con valori fino a 104 volte i limiti di legge), Alifatici clorurati cangerogeni, benzene, tetracloroetilene, tricloroetilene, Dicloropropano, Idrocarburi totali, IPA, PCB e fluoruri.

Si tratta di valori indicativi di un inquinamento molto pericoloso per la salute dei cittadini, in quanto capace di risalire la catena alimentare fino all’uomo.

E questo è niente: il sopralluogo è stato effettuato diversi anni fa e non tiene quindi conto del grave sversamento di idrocarburi da un serbatoio della Raffineria avvenuto l’anno scorso.

Altro che uscire dal SIN, bisognerebbe semmai sollecitare che i responsabili vengano costretti urgentemente alle necessarie bonifiche!

Appare quindi chiaro come la richiesta dell’on. Bucalo sia stata, nelle migliore delle ipotesi, alquanto miope e superficiale.

Ma cosa comporterebbe nello specifico l’uscita dal SIN chiesto improvvidamente dall’on. Bucalo?  Non solo l’addio alle bonifiche, ma anche l’uscita dagli studi epidemiologici “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità. Studi che hanno permesso di riscontrare come praticamente tutte le patologie per le quali vi è evidenza scientifica di associazione con le raffinerie (malformazioni congenite, mortalità perinatale, tumore al polmone, malattie polmonari, asma, ecc…) siano in eccesso nella valle del Mela.

Tali eccessi impongono misure di prevenzione primaria (cioè di rimozione delle potenziali cause) da parte delle competenti autorità sanitarie locali, vale a dire i Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela. Tali misure consistono in limiti più restrittivi espressi con specifiche prescrizioni sanitarie, capaci di ridurre sensibilmente il carico inquinante della Raffineria.

Misure che però i due Sindaci non sembrano intenzionati a prendere. Non sarà che gli studi Sentieri sono quindi diventati troppo scomodi? E’ forse per questo che qualcuno vuole escludere Milazzo e la valle del Mela dalle aree SIN?

Lega, Gazzetta e Ministero dell’Ambiente: la triplice intesa che vuole riesumare l’inceneritore del Mela (e sotterrare i cittadini)

Da diversi mesi segnaliamo che nonostante l’insediamento del nuovo governo, al Ministero (dell’inquinamento) dell’Ambiente non è cambiato praticamente nulla, a parte il Ministro.  A gestire il Ministero sono infatti sempre gli stessi dirigenti: quelli che hanno redatto il Decreto Renzi che gonfia artificiosamente il fabbisogno di inceneritori, quelli che hanno rilasciato un parere positivo all’inceneritore del Mela pieno di errori, quelli che da qualche anno a questa parte hanno sempre spinto per realizzare inceneritori in Sicilia.

Nessuna meraviglia quindi se nelle ultime settimane proprio il Ministero dell’Ambiente ha inviato alla Regione Siciliana la famigerata nota che pretende di inserire due mega-inceneritori nel nuovo piano rifiuti (in particolare a pag. 17). Molti se la sono presa con il Ministro Costa, che però è caduto dalle nuvole e dice di aver avviato un’indagine interna sulla vicenda.

Nel frattempo la Lega è tornata alla carica per costruire altri inceneritori: Vannia Gava, il Sottosegretario leghista del Ministero dell’Ambiente, si è schierata apertamente contro il Ministro Costa, pretendendo a tutti i costi gli inceneritori in Sicilia.

La Gazzetta del Sud ne ha subito approfittato per fare la sua solita campagna di disinformazione a favore dell’inceneritore del Mela. Oltre a fare il tifo per questo scellerato progetto “chiavi in mano“, diffonde la fake news secondo cui sarebbe stato riesumato dal Ministero dell’Ambiente ed in particolare dal Sottosegretario leghista.

In realtà nè il Ministero, nè il sottosegretario possono riesumare tale progetto, perchè, dal punto di vista amministrativo, la partita si è ormai chiusa definitivamente, grazie alla delibera del Consiglio dei Ministri di alcuni mesi fa.

Gli unici che potrebbero riesumare l’inceneritore del Mela sono i giudici del TAR Catania, dove sono pendenti diversi ricorsi contro il piano paesaggistico, e del TAR Lazio, dove è pendente il ricorso di A2A contro la decisione negativa del Mibac e del governo.  Ma questa non è certo una novità di questi giorni.

Semmai vi è il rischio concreto che il governo regionale prenda la palla al balzo per inserire davvero due mega-inceneritori nel nuovo Piano rifiuti, che presenta innegabili carenze e che sotto alcuni punti di vista fa rimpiangere il tanto vituperato Piano rifiuti del 2012 (ancora formalmente vigente anche se di fatto mai applicato).

Del resto il Decreto Renzi del 10/08/2016, che gonfia artificiosamente (ricorrendo persino a calcoli errati) il fabbisogno di inceneritori, è ancora vigente. Se il M5S è davvero contrario agli inceneritori, cosa aspetta ad abrogarlo o revocarlo? 

Peraltro lo stesso Ministro Costa ben 7 mesi fa ha espresso la necessità di modificare l’art.35 dello Sblocca Italia (da cui dipende il Dpcm 10/08/2016), ma ancora non si è visto nulla.

 

Per saperne di più:

https://palermo.repubblica.it/politica/2019/04/03/news/regione_roma_boccia_il_piano_rifiuti_di_musumeci_incongruente_e_privo_di_dati_-223125530/

http://www.affaritaliani.it/cronache/studio-cnr-gli-inceneritori-uccidono-ministro-costa-stop-ai-nuovi-di-renzi-558479.html

I Sindaci Pino e Formica varano prescrizioni sanitarie per abbattere l’inquinamento: “la tutela dei cittadini al primo posto”

“I cittadini della valle del Mela non devono più essere esposti a rischi ingiustificati per la propria salute e i loro figli. Per questo nel nuovo riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo esprimeremo, com’è nostro compito secondo quanto previsto dalla legge[1], le prescrizioni sanitarie necessarie per tutelare la salute pubblica, in modo tale da ridurre seriamente le emissioni inquinanti“.

Ci sarebbe piaciuto dirvi che sono queste sono le reali intenzioni dei Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela, ma purtroppo per il momento è solo un pesce d’aprile.

In effetti a sentir loro la salute dei cittadini gli sta a cuore. Soprattutto quando si tratta di applaudire o auspicare le iniziative altrui. Iniziative senz’altro meritorie, come il DDL dell’On. Calderone volto ad inasprire le sanzioni in caso di violazioni ambientali, ma che da sole non porteranno certo ad una netta riduzione dell’inquinamento.

Perchè per ridurre l’inquinamento bisogna innanzitutto intervenire sui limiti emissivi nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA), riducendoli laddove esistenti e introducendone di nuovi laddove inesistenti (come ad esempio sulle emissioni responsabili delle puzze asfissianti che spesso ammorbano il comprensorio).

Un lavoro che l’anno scorso era stato fatto sulla Raffineria, l’impianto industriale di maggior impatto nella valle del Mela. Il Sindaco di Milazzo Formica e l’allora Commissario di San Filippo del Mela Biancuzzo avevano seriamente preso le difese della salute dei cittadini, esprimendo le famose prescrizioni sanitarie supportate da un’ampia ed esauriente istruttoria.

Tuttavia, nella Conferenza dei servizi finale hanno ritirato tutto, preferendo tradire i cittadini per accordarsi con la Raffineria. La salute dei cittadini è passato così in secondo piano: al primo posto sono stati messi ancora una volta i profitti dell’industria. Non, si badi bene, i posti di lavoro, ma solo i profitti della S.p.A.: infatti le prescrizioni sanitarie avrebbero richiesto notevoli investimenti per rendere più salubri gli impianti, e quindi più posti di lavoro.

Oggi abbiamo la fortuna di trovarci di fronte ad un nuovo riesame dell’AIA della Raffineria. I Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela sono nuovamente chiamati ad adempiere al proprio dovere di tutelare la salute dei cittadini esprimendo le necessarie prescrizioni sanitarie. Ma anche stavolta vari segnali indicano che le loro intenzioni non vanno in tal senso.

Soprattutto nel caso del Sindaco Formica, che ancora oggi pretende di difendere il ritiro delle prescrizioni dello scorso anno, inventandosi di averle solo “rimandate” (a quando??) per dare il tempo al Ministero della Salute di fare la necessaria istruttoria. Caro Sindaco, l’istruttoria sanitaria è per legge compito dei Sindaci, che sono massime autorità sanitarie locali, e nella fattispecie era già stata fatta. Anche perchè, senza istruttoria sanitaria, l’autorizzazione non poteva essere rilasciata: per legge l’istruttoria va fatta prima, non dopo, il rilascio dell’autorizzazione. Il paradosso consiste nel fatto che, sebbene l’istruttoria fosse stata fatta (soprattutto dall’esperto in medicina ambientale nominato dal Commissario di San Filippo del Mela), alla fine è stata disattesa con la vostra ingiustificabile rinuncia alle prescrizioni sanitarie.

Quanto al Sindaco Pino, che pochi giorni prima di vincere le elezioni ha promesso di far diventare realtà le prescrizioni sanitarie, oggi pare cercare di evitare l’argomento.

Per non parlare della promessa – completamente tradita – di avviare una proficua collaborazione con le associazioni che negli ultimi anni si sono dimostrate più capaci di fornire competenze e dedizione alla causa della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

O della promessa – anch’essa tradita – di recepire il Piano Paesaggistico (incluse le previsioni sulla progressiva eliminazione dei grossi impianti industriali) nel Piano regolatore generale del Comune.

Gia’ ce li immaginiamo i due Sindaci ribattere che non ci sono dati sufficienti, che c’e’ bisogno di nuovi studi (finanziati dalla RAM), di nuove centraline, ecc…

Probabilmente ai due Sindaci sfugge (sebbene siano tenuti a saperlo in qualità di massime autorità sanitarie) che nella valle del Mela sono in eccesso tutte le “patologie sentinella” specifiche per le raffinerie. Le “patologie sentinella” sono quelle per le quali nella letteratura scientifica internazionale emerge un’associazione plausibile con la presenza di raffinerie, come appurato nel Progetto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanita’. Le patologie in questione sono: tumore al polmone, malattie respiratorie, malattie polmonari acute, asma, malformazioni congenite, mortalità entro un anno di vita per condizioni morbose perinatali [2].

Guarda caso tutti questi indici risultano in eccesso nella valle del Mela, come si evince dagli ultimi studi Sentieri e del Dipartimento epidemiologico regionale [3]. Per di più, non esistono altre ipotesi più probabili di quella secondo cui tali eccessi siano legati alla presenza della Raffineria.

Cari Sindaci, non sarebbe allora il caso di prescrivere finalmente una significativa riduzione delle emissioni nell’AIA della Raffineria di Milazzo?

Note:

[1] Art. 29quater, comma 6, del Codice dell’ambiente

[2] Si veda la tab. 5 (pag. 22-23) del Progetto Sentieri: valutazione dell’evidenza epidemiologica dell’associazione tra specifiche cause di morte e fonti di esposizioni ambientali nei SIN

https://www.researchgate.net/publication/295816494_SENTIERI_Project_Mortality_study_of_residents_in_Italian_polluted_sites_Evaluation_of_the_epidemiological_evidence

[3] Per i dettagli si rimanda alla recente relazione tecnica STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE DELLA VALLE DEL MELA IN RELAZIONE ALLE POSSIBILI CAUSE     scaricabile sul portale del Comune di Pace del Mela:

https://comune.pacedelmela.me.it/servizi/ambiente-e-territorio/

 

Raffineria: un altro anno di puzza e veleni? Dipende dal Sindaco Gianni Pino: rispetterà gli impegni elettorali?

Il TAR Catania ha rimandato al 2020 la decisione sull’illegittimo ritiro delle prescrizioni sanitarie da parte del Sindaco di Milazzo Formica e dell’ex Commissario di San Filippo del Mela.

A ricorrere al TAR sono stati 7 comuni della valle del Mela con il supporto di varie associazioni del territorio. Il ricorso non riguarda però solo il ritiro delle prescrizioni sanitarie, ma anche altre gravi carenze della nuova autorizzazione (AIA) della Raffineria di Milazzo, come il fatto che diversi limiti sono diventati meno restrittivi o sono addirittura spariti. Comprensibilmente, i giudici hanno preferito non addentrarsi in dettagli tecnici e proprio su quest’ultimo aspetto hanno disposto la necessità di una perizia. Sarebbe bastato chiedere un parere all’Arpa, ma essendo la Regione anch’essa parte in causa (sia pur solo formalmente), la scelta dei giudici è caduta sul Politecnico di Milano.

Noi non temiamo certo il parere di un esperto terzo (a patto che sia incorruttibile), perchè la scomparsa di diversi limiti in alcuni camini della Raffineria è lampante. Tuttavia, così facendo, la decisione è stata rimandata al 2020.

I cittadini della valle del Mela devono quindi sorbirsi un altro anno di puzza e veleni pericolosi per la salute? Non se il Sindaco di Milazzo e soprattutto il nuovo Sindaco di San Filippo del Mela Gianni Pino adempiranno al proprio dovere.

E’ infatti da poco stato avviato il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria, per adeguarla al Piano di qualità dell’aria approvato dalla Regione. I Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela saranno quindi nuovamente chiamati ad esprimere le proprie “prescrizioni sanitarie” all’interno della procedura.

Il fatto che le prescrizioni sanitarie non figurino tra i motivi di riesame – come ha recentemente sottolineato il Sindaco Pino – è un dettaglio ovvio e irrilevante. Le prescrizioni sanitarie (e le valutazioni sanitarie in genere) non rientrano infatti tra le competenze del Ministero dell’Ambiente: per legge solo i Sindaci possono chiedere un riesame per motivi sanitari [1]. In ogni caso, ogni qualvolta vi è un riesame dell’AIA, a prescindere dai motivi per cui è stato disposto, si applica comunque l’art. 29-quater del Codice dell’ambiente, che al comma 6 pone l’obbligo di acquisire le prescrizioni sanitarie dei Sindaci in Conferenza dei servizi.

Il Sindaco di Milazzo Formica, come sappiamo, ha già mandato a monte le prescrizioni sanitarie l’anno scorso, quindi su di lui non ci facciamo grosse illusioni. Diverso è invece il discorso per il Sindaco di San Filippo del Mela Gianni Pino, che pochi giorni prima di vincere le scorse elezioni ha promesso di far diventare realtà le famose prescrizioni sanitarie già espresse (e poi inspiegabilmente ritirate) dal suo precedessore Biancuzzo [2]. Prescrizioni supportate da un’ampia ed esauriente istruttoria sanitaria, che prevedono una seria riduzione dell’inquinamento e dei rischi per la salute, nonchè limiti per le emissioni odorigene (oggi inesistenti) che porrebbero fine all’insopportabile fenomeno delle “puzze”.

Insomma la valle del Mela diverrebbe, com’è suo diritto, finalmente un posto più salubre e vivibile. Per di più tali prescrizioni richiederebbero investimenti da parte della RAM e quindi una crescita dell’occupazione.

Queste sono state le intenzioni dichiarate da Gianni Pino pochi giorni prima delle sua elezione a Sindaco:

“In caso di mia elezione, provvederò a chiedere, nella mia qualità, un nuovo riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria …, al fine di far entrare in vigore le prescrizioni sanitarie già espresse in precedenza, per ridurre l’inquinamento e tutelare così la salute pubblica”.

Come abbiamo visto, oggi siamo già di fronte ad un nuovo riesame dell’AIA, non chiesto dal Sindaco ma disposto dal Ministero, ma il risultato non cambia: il Sindaco Pino ha adesso la possibilità di mantenere la promessa facendo entrare in vigore le prescrizioni sanitarie già espresse in precedenza, semplicemente adempiendo al proprio obbligo di esprimerle in Conferenza dei servizi.

Quindi a questo punto la questione è principalmente una: il Sindaco Pino ha intenzione di mantener fede agli impegni elettorali, adempiendo peraltro ai propri obblighi in qualità di massima autorità sanitaria locale?

 

Note:

[1] Vedi art. 29-quater, comma 7, del DLgs. 152/2006.

[2] https://cittadinicontroinceneritore.org/2018/06/07/picciolo-m5s-e-gianni-pino-no-inceneritore-e-riduzione-inquinamento/

 

 

 

RAM: necessaria una seria riduzione dell’inquinamento, non una collezione di centraline fine a se stessa

Nei giorni scorsi la Raffineria di Milazzo ha promesso l’acquisto di altre 3 centraline di monitoraggio, che andrebbero ad aggiungersi alle 14 già esistenti nella valle del Mela.

Sarebbe questa la “contropartita” per il ritiro delle prescrizioni sanitarie che avrebbero garantito una significativa riduzione delle emissioni e dei rischi per la salute dei cittadini.

Il monitoraggio ambientale è una cosa seria, spetta all’ARPA e non può in alcun modo essere utilizzato come pretesto per evitare la necessaria riduzione dell’inquinamento. Oggi sul territorio esistono solo due centraline gestite dall’ARPA, di cui una in posizione poco idonea rispetto all’area industriale e l’altra che non misura le polveri sottili e l’ozono: le restanti centraline o sono private o monitorano solo pochissimi parametri. Pertanto, anzichè sbandierare l’acquisto di altre centraline, avrebbe avuto più senso implementare quelle già presenti e affidarle all’ARPA.

Ad ogni modo un simile collezionismo di centraline non può certo sostituire le obbligatorie prescrizioni sanitarie che il Sindaco di Milazzo e l’allora Commissario di San Filippo del Mela l’anno scorso erano tenuti per legge ad esprimere all’interno dell’autorizzazione rilasciata alla Raffineria (la famosa AIA).

Per questo è pendente al TAR Catania un ricorso di 7 comuni, sostenuto dall’intervento di diverse associazioni del territorio: dopo l’udienza di merito svoltasi il 28 febbraio si attende adesso la decisione dei giudici.

Noi ci aspettiamo che venga finalmente fatta giustizia per la valle del Mela, ovvero che vengano riattivate le prescrizioni sanitarie illegittimamente ritirate: in questo modo le emissioni della Raffineria ed i conseguenti rischi per la salute pubblica dovranno finalmente ridursi a livelli accettabili.

Ciò è necessario e improcrastinabile, visto che i vari studi epidemiologici sulle aree a rischio, coordinati sia dall’Istituto Superiore di Sanità (il cosiddetto studio “Sentieri”) che dalla Regione, hanno riscontrato preoccupanti alterazioni dello stato di salute nella valle del Mela: in particolare eccessi di specifiche malattie, di mortalità perinatale, malformazioni congenite, ecc…

In base ai nessi causali evidenziati negli Studi “Sentieri”, è proprio la presenza della Raffineria l’ipotesi scientificamente più probabile in grado di spiegare tali alterazioni. Alterazioni che non sempre sono legate ad un inquinamento esclusivamente atmosferico, ma anche del suolo e delle acque.

Ciò viene chiarito in modo esaustivo nella recente relazione tecnica del dott. Andaloro, pubblicata sul portale del Comune di Pace del Mela [1]. Sulla scorta di tali inoppugnabili evidenze, il principio di precauzione impone una significativa riduzione delle emissioni inquinanti (atmosferiche e non) della Raffineria, al fine di salvaguardare il più possibile la salute pubblica. I necessari adeguamenti impiantistici avrebbero peraltro delle positive ricadute occupazionali.

Le associazioni e i comitati della valle del Mela

[1] https://comune.pacedelmela.me.it/servizi/ambiente-e-territorio/

Ricorso al TAR, la RAM ha paura: rischia di dover cominciare a rispettare la salute dei cittadini

Si è svolta ieri al TAR di Catania l’udienza pubblica in merito al ricorso sull’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria di Milazzo.

Il ricorso, presentato da 7 comuni della valle del Mela e sostenuto dall’intervento di varie associazioni del territorio, in estrema sintesi contesta:

  • il fatto che nella nuova autorizzazione alcuni limiti siano diventati meno restrittivi o addirittura siano spariti;
  • l’assenza delle obbligatorie prescrizioni sanitarie prima espresse e poi immotivatamente ritirate dal Sindaco di Milazzo Formica e dall’ex Commissario di San Filippo del Mela Biancuzzo.

Le prescrizioni sanitarie erano state espresse a seguito di una approfondita istruttoria, che aveva indicato la necessità, per proteggere la salute dei cittadini, di un significativo abbassamento dei limiti applicati alla Raffineria, nonchè l’introduzione di nuovi limiti oggi non esistenti (come quelli sulle emissioni odorigene, o, per meglio dire, puzzolenti).

Sia l’istruttoria sanitaria che le conseguenti prescrizioni sono obbligatorie nell’Autorizzazione Integrata Ambientale, come si evince dalla giurisprudenza in materia, quindi averle disattese costituisce un palese ed innegabile vizio, che si traduce in un inaccettabile pericolo per la salute dei cittadini.

Ma la Raffineria teme la prospettiva di dover essere costretta ad investire per inquinare di meno, quindi ha cercato di rinviare la decisione del TAR con un escamotage.

E’ di pochi giorni fa la notizia che il Ministero dell’Ambiente ha disposto il riesame parziale dell’Autorizzazione della Raffineria, al fine di recepire il Piano di qualità dell’aria approvato l’estate scorsa dalla Regione.

La RAM ha cercato di utilizzare questa novità a proprio vantaggio, usandola come “scusa” per poter ottenere un rinvio della decisione sul ricorso al TAR. Per farlo però ha dovuto “barare”, sostenendo erroneamente che il nuovo riesame porterà ad una “sostituzione” dell’Autorizzazione attualmente vigente, ovvero che sarà “tutto da rifare”, come ha incautamente titolato la settimana scorsa  OggiMilazzo.

In realtà, trattandosi di riesame parziale, la nuova procedura non porterà affatto ad una sostituzione dell’autorizzazione, bensì ad una sua integrazione con quanto previsto nel Piano regionale di qualità dell’aria.

Di questo la Raffineria ne è chiaramente consapevole, quindi tale disperato tentativo di “barare” non può essere letto altrimenti se non con la paura che il TAR faccia giustizia, disponendo la correzione dei gravi vizi dell’AIA, che consentono alla Raffineria di inquinare indisturbata a discapito della salute non solo dei cittadini, ma anche dei lavoratori della Raffineria.

Lavoratori che continuano ad essere strumentalizzati dalla RAM e dai sindacati più asserviti, visto che in questi giorni è circolata la notizia di uno sciopero a difesa non dei lavoratori, ma addirittura dell’azienda (sarebbe probabilmente il primo caso nella storia).

Nell’udienza di ieri la difesa dei comuni ricorrenti e delle associazioni si è ovviamente opposta al tentativo della RAM di ottenere un rinvio della decisione. Ricordiamo che a Settembre il TAR aveva riconosciuto invece l’urgenza della decisione, fissando l’udienza di merito per l’appunto al 28 febbraio (solitamente i ricorsi hanno tempi molto più lunghi).

Adesso si attende il responso definitivo del TAR, che ha 60 gg. di tempo per decidere.

Una singolare coincidenza

Da quando è circolata la notizia del riesame parziale dell’AIA della Raffineria, il portale della Direzione Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente è stato oscurato.

Ciò non consente al pubblico di consultare i documenti relativi alle procedure autorizzative di tutti i maggiori impianti industriali italiani.

Ancora oggi i documenti relativi alle procedure AIA sulla Raffineria di Milazzo non sono consultabili.

Un black-out di un portale ministeriale per così tanti giorni (ormai una decina) non si era mai visto. Coincidenza? Viste le circostanze, si potrebbe anche pensare ad una manovra in soccorso della Raffineria, volta ad impedire ai ricorrenti di reperire i documenti utili a controbattere al tentativo della RAM di spacciare il nuovo riesame parziale per riesame complessivo dell’AIA.

Il Ministro Costa: sull’inceneritore la valle del Mela può fare sonni tranquilli. Nel frattempo però A2A fa ricorso e chi dovrebbe recepire il Piano Paesaggistico se ne frega

costa ritagliatoIl Ministro dell’ambiente Sergio Costa torna a parlare della valle del Mela in un’ intervista molto interessante rilasciata al quotidiano “La Sicilia”.

Nell’intervista si parla di quasi tutte le principali vertenze ambientali della Sicilia: industrie, gestione dei rifiuti, trivelle, ponte sullo stretto.

Tra le domande, anche una riguardante specificatamente l’inceneritore del Mela:

“Il governo ha bloccato il progetto del termovalorizzatore nella Valle del Mela, che secondo i dati dell’Arpa è la zona più inquinata della Sicilia. I cittadini e il comitato del no possono dormire sonni tranquilli? È davvero una partita chiusa?”

Questa la risposta del Ministro: «Sì. Sulla combustione del termovalorizzatore c’è una Via  (Valutazione di Impatto Ambientale, NdR) negativa. Resta la centrale attualmente in esercizio, che però è tra quelle per le quali è appena stato disposto il riesame e che dovrà adeguarsi a breve ai nuovi standard comunitari».

Il Ministro ha poi specificato che sono ben altri gli impianti necessari a gestire l’emergenza siciliana dei rifiuti (in primis gli impianti di compostaggio).

Nel frattempo però A2A insiste con cocciutaggine sull’ipotesi dell’inceneritore. Recentemente ha depositato al TAR Catania ricorso sia contro il decreto di bocciatura del governo, sia contro i pareri negativi della Regione e del Comune. Insomma A2A per il momento sembra ben lontana dal rinunciare al suo nefasto progetto, con buona pace di chi, fino a pochi mesi fa, era convinto che gli obiettivi di A2A fossero virati su progetti meno impattanti, come gli impianti di digestione anaerobica e/o aerobica dei rifiuti.

pino foti poiùLa cocciutaggine diventa idiozia (nella migliore delle ipotesi) nel caso dei principali Sindacati, che, anzichè pretendere dall’azienda un progetto alternativo capace di garantire l’occupazione, insistono anch’essi sull’inceneritore, un progetto bocciato innanzitutto dal territorio, che avrebbe dato lavoro si e no ad una cinquantina di persone, mettendo in pericolo la salute di decine (o centinaia) di migliaia.

Una strategia ancora più miope se si considera che il Piano Paesaggistico approvato già da due anni prevede la progressiva dismissione degli attuali impianti sia della centrale che della Raffineria e la riconversione produttiva dell’area.

Infatti gli attuali impianti industriali dovrebbero essere progressivamente smantellati in quanto degradano un contesto paesaggistico di elevato pregio e con significative potenzialità economiche. Secondo il Piano, essi dovrebbero lasciare il posto ad attività (siano o meno industriali) compatibili con il paesaggio ed il territorio.

Di tutto questo però non c’è la ben che minima programmazione non solo da parte di A2A e RAM (che anzi hanno presentato ricorso contro il Piano Paesaggistico), ma anche da parte dei soggetti pubblici che dovrebbero recepire il Piano.

Ad esempio l’IRSAP, l’ente regionale che gestisce le aree industriali e che dovrebbe recepire il Piano Paesaggistico nel proprio piano regolatore, sembra dormire sonni tranquilli.

musumeciIl Governatore Musumeci recentemente ha dichiarato di volere la riconversione delle aree industriali del siracusano e di Milazzo: ma in quale altro modo se non recependo e applicando il Piano Paesaggistico?

Anche il Comune di San Filippo del Mela, che pare stiano rifacendo il proprio Piano regolatore, è obbligato a recepire il Piano Paesaggistico: infatti quest’ultimo prevede che i Comuni, nei propri piani regolatori, formulino dei “piani di recupero” per l’area industriale di propria pertinenza: nel caso del Comune di San Filippo del Mela tale area coincide proprio con la Centrale A2A.

Tali piani di recupero dovrebbero essere indirizzati, per l’appunto, alla progressiva dismissione degli attuali impianti termoelettrici e alla riconversione. Considerato anche che la produzione elettrica della Centrale negli ultimi anni è stata molto ridimensionata, perchè non partire dallo smantellamento della ciminiera più grande, che rovina la visuale ed il paesaggio di mezza provincia?

Raffineria e malattie nella valle del Mela: le evidenze scientifiche di una relazione sempre più chiara

Il profilo di salute delineato nella valle del Mela risulta particolarmente coerente con la presenza di una raffineria di petrolio […] almeno alcune delle principali criticità sanitarie riscontrate” possono costituire “un vero e proprio danno sanitario correlabile più probabilmente alla presenza della raffineria“.

Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni inequivocabili a cui è giunta l’analisi dei dati epidemiologici della valle del Mela e delle evidenze scientifiche sulle cause più plausibili. Un’analisti condotta dal dott. Pasquale Andaloro, già consulente dell’OMS ed attualmente consulente della rivista scientifica “Epidemiologia e Prevenzione”, in una relazione recentemente pubblicata sul portale del Comune di Pace del Mela .

Nell’ambito del progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) dell’Istituto Superiore di Sanità è stata effettuata una revisione della letteratura scientifica in merito alle possibili associazioni tra patologie e specifiche fonti inquinanti.

Da tale revisione si evince che le raffinerie di petrolio risultano associate in maniera plausibile ad almeno sei specifiche patologie: tumore al polmone, malattie respiratorie, malattie polmonari acute, asma, malformazioni congenite, mortalità infantile per condizioni morbose perinatali. Vanno inoltre aggiunte le nascite pretermine, che, sebbene non considerate nel progetto SENTIERI, presentano anch’esse robuste evidenze scientifiche di associazione con le raffinerie.

Ben sei di queste sette condizioni morbose associabili alle raffinerie risultano in eccesso nella valle del Mela. E, cosa ancora più importante, almeno due di tali condizioni morbose risultano associate in maniera specifica alle raffinerie e non ad altre fonti inquinanti presenti nella zona, come le centrali elettriche e gli impianti siderurgici.

In particolare l’eccesso di malformazioni congenite nella valle del Mela, salito alla ribalta della cronaca nazionale nelle ultime settimane (noi ne abbiamo dato notizia già l’estate scorsa) trova cause plausibili, secondo la letteratura scientifica, solo nelle raffinerie di petrolio, se si escludono l’alcol e il fumo passivo, di cui non vi è alcuna evidenza di eccessi nella valle del Mela.

Pertanto la presenza della più grossa raffineria di petrolio della Sicilia (se non d’Italia)  appare nel complesso la causa di gran lunga più probabile per il quadro sanitario delineato nella valle del Mela.

Un’ipotesi che sembra rafforzata anche dalla frequenza più che doppia di acromegalia rispetto al resto della provincia e da un recente studio che correla l’acromegalia all’esposizione ad idrocarburi. Non sono poi escluse relazioni causali con le altre numerose criticità sanitarie riscontrate nella valle del Mela: dagli eccessi di tumore della tiroide a quelli di tumore del sistema nervoso, passando per linfomi e tumore alla mammella, ecc…

Un quadro che potrebbe peggiorare ulteriormente se A2A dovesse spuntarla nella propria battaglia legale contro il Piano Paesaggistico e la bocciatura dell’inceneritore. Un’eventualità da impedire ad ogni costo e su cui non bisogna abbassare la guardia.

La relazione del dott. Andaloro comunque non vuole essere fine a se stessa. Nelle conclusioni si evidenzia come i danni o i pericoli per la salute pubblica emersi richiedano “misure di prevenzione primaria da parte degli amministratori e delle autorità sanitarie locali. Tali misure consistono principalmente nelle prescrizioni sanitarie di cui agli art. 216 e 217 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie. […]
Tali prescrizioni non possono non tradursi in una significativa riduzione dei limiti emissivi.
Ciò permetterebbe di conseguire certamente considerevoli miglioramenti nei profili di salute della popolazione residente nella valle del Mela“.

Le “prescrizioni sanitarie” erano già state espresse l’anno scorso nell’ambito del rinnovo dell’autorizzazione della Raffineria di Milazzo. Ma poi, all’ultimo minuto, vennero accantonate. Un accantonamento abusivo contro cui è stato presentato un ricorso cruciale, che andrà in decisione il mese prossimo.

Se il ricorso, sollecitato dalle associazioni e fatto proprio da sette comuni della valle del Mela (Pace del Mela, S.Pier Niceto, Monforte S.Giorgio, Gualtieri Sicaminò, Condrò, S.Lucia del Mela e Merì), uscirà vittorioso, le prescrizioni sanitarie potrebbe diventare realtà, concedendo finalmente alla valle del Mela un ambiente più salubre.

In caso contrario, bisognerà che i Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela si assumano le proprie responsabilità: spetterebbe infatti a loro chiedere un nuovo riesame dell’autorizzazione al fine di inserire le necessarie prescrizioni sanitarie.

 relazione pubblicata

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