Nuova bomba sulla valle del Mela: emissioni centrale A2A decuplicate. Parlamentari locali complici o in silenzio (che vergogna!)

Neanche il tempo di festeggiare la vittoria definitiva sull’inceneritore [1], che una nuova bomba minaccia la valle del Mela. Si tratta di un “regalo” del governo e del parlamento uscenti, che, pur di fare a meno del gas russo, hanno deciso di pompare al massimo le centrali termoelettriche più inquinanti ed obsolete che esistano, ovvero quelle a carbone ed ad olio combustibile. Tra queste vi è la centrale A2A di San Filippo del Mela, le cui emissioni potrebbero aumentare di oltre il 1000%: una prospettiva inaudita che moltiplicherebbe i già insalubri livelli di inquinamento ed i rischi per la salute dei cittadini, facendoci tornare indietro di circa 40 anni.

La “massimizzazione dell’impiego” delle centrali termoelettriche “che utilizzino carbone o olio combustibile” è prevista dall’art. 5bis, comma 2, del D.L. 14/2022 (anche chiamato “Decreto Ucraina”) [2]. Come se non bastasse, lo stesso articolo, al comma 3, prevede per tali centrali la possibilità di derogare (ovvero superare) i limiti previsti nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali e/o nella normativa nazionale.

Quando succederà tutto questo?

Il programma di massimizzazione delle centrali a carbone e olio combustibile è già in atto. Infatti lo scorso mese Terna, sollecitata da un apposito atto del Ministro Cingolani, ha dichiarato che il “programma di massimizzazione” decorre dal 19 settembre 2022, pubblicando l’elenco delle centrali coinvolte, tra cui quella di San Filippo del Mela [3].

Quanto durerà?

La norma in questione non prevede un termine preciso, parlando solo di “periodo stimato di durata dell’emergenza”. In alcune interviste Cingolani ha pronosticato una durata di 2 anni, ovvero il tempo che lui pensa serva per sostituire il gas russo con quello di altri fornitori. In realtà tale sostituzione non è per nulla facile e non potrebbe di certo avvenire in 2 anni, perchè richiederebbe ad esempio la realizzazione di molti rigassificatori, ipotesi peraltro giustamente avversata dalle comunità locali interessate.

Perchè le emissioni della centrale potrebbero aumentare di oltre il 1000%?

Per capirlo bisogna confrontare le emissioni della centrale registrate negli ultimi anni con quelle previste “alla massima capacità produttiva”, ovvero se la centrale funzionasse ininterrottamente al massimo. Le prime sono consultabili nelle “dichiarazioni ambientali” pubblicate sul portale di A2A (per approfondire vedi la nota [4]). Ad esempio per il 2018 vengono riportate le seguenti emissioni complessive:

Questi rappresentano i dati più aggiornati pubblicati da A2A, ma consultando le dichiarazioni ambientali relative agli anni precedenti, si può notare come col passare degli anni le emissioni della centrale siano via via diminuite: pertanto è verosimile che dopo il 2018 le emissioni siano state inferiori.

Quali sarebbero invece le emissioni della centrale se venisse utilizzata al massimo? Ce lo dice sempre A2A in uno Studio di Impatto Ambientale [4]:

Si tratta delle emissioni stimate qualora i gruppi della centrale funzionassero ininterrottamente, ovvero 8760 ore all’anno. Come si può notare, tali valori sono circa 10 volte superiori rispetto alle emissioni del 2018. Come si spiega questa enorme discrepanza? Semplice, a fronte di una produzione elettrica che ultimamente si è aggirata intorno agli 800 GW all’anno (vedi nota [4]), la potenza massima nominale della centrale è di 960 MWh all’ora, che in un anno fanno 8409 GW, vale a dire 10 volte tanto!

Quindi “pompare al massimo” la centrale significherebbe di fatto decuplicarne le emissioni. Ad esempio le emissioni di NOx passerebbero dalle 244 t del 2018 a 2409 t, che corrisponde ad un incremento dell887%. Senza considerare che nel 2021 probabilmente le emissioni sono state inferiori a 244 t, quindi l’incremento rispetto agli ultimi anni sarebbe ancora maggiore. Ma non basta, il valore previsto di 2409 t è stato calcolato applicando i limiti vigenti nell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Invece, come abbiamo già anticipato, il cosiddetto “decreto Ucraina” prevede che tali limiti possano essere superati. Quindi le emissioni di NOx potrebbero essere addirittura ben maggiori di 2409 t/anno, così come quelle di SO2 potrebbero essere ben maggiori di 2486 t/a! Ecco perchè l’incremento delle emissioni potrebbe superare alla fine il 1000%.

E i cittadini pagano, sia in salute che con le bollette

Nell’ultimo decennio l’utilizzo del carbone e dell’olio combustibile è diventato economicamente sconveniente rispetto alle energie rinnovabili. Per porre rimedio a questa sconvenienza economica, le centrali a carbone ed ad olio combustibile verranno incentivate con dei fondi che paghiamo noi, cittadini inquinati e tartassati, nelle bollette già ultrasalate. Infatti il Ministro Cingolani il 1 settembre ha firmato un atto con cui ha chiesto ed ottenuto dall’Arera (Autorità di regolamentazione dell’energia) tariffe incentivanti per le centrali in questione, “in modo da massimizzarne l’utilizzo … a reintegrazione degli eventuali maggiori costi sostenuti” [6].

Chi ha deciso questa porcata? Che hanno fatto i politici locali che abbiamo eletto in parlamento?

Già nel mese di febbraio questa porcata è stata approvata all’unanimità dal Consiglio dei Ministri del governo Draghi, all’interno del DL 16/2022. Successivamente lo stesso governo Draghi l’ha fatta confluire con un apposito emendamento nell’art. 5bis del DL 14/2022 (il cosiddetto “decreto Ucraina”). Qualcuno dall’opposizione (in particolare l’On. Giovanni Vianello di “Alternativa”) ha provato a scongiurarla con dei contro-emendamenti, che però sono stati bocciati dalla maggioranza. Infine il “decreto Ucraina” è stato approvato sia dalla Camera che dal Senato con l’annessa porcata dell’art. 5bis, diventando legge a tutti gli effetti nel mese di aprile. Hanno votato a favore tutti i partiti che sostenevano il governo Draghi, più (alla Camera) Fratelli d’Italia.

Purtroppo noi abbiamo appreso la notizia solo nel mese di settembre, quando ha cominciato a circolare su qualche organo di informazione online. Infatti, come abbiamo visto, proprio a settembre il “programma di massimizzazione” delle centrali a carbone e olio combustibile è divenuto realtà.

Ma vediamo che posizione hanno assunto a tal riguardo i parlamentari della provincia di Messina, che nella passata legislatura erano ben 12 (10 alla Camera e 2 al Senato). Si sono forse preoccupati di difendere la salute dei propri concittadini?

Macchè: di questi 12, solo uno ha votato contro il provvedimento (l’On. uscente Alessio Villarosa). Altri sei deputati (Germanà, Bucalo, Raffa, Papiro, Lo Monte, Timbro) non hanno partecipato alla votazione, mentre ben 5 hanno addirittura votato a favore:

  • La sen. Barbara Floridia, rieletta nella nuova legislatura e nominata capogruppo del M5S al Senato;
  • L’On. Matilde Siracusano (Forza Italia), rieletta nella nuova legislatura, anche se non a Messina bensì nel collegio di Catania;
  • L’ On. uscente Pietro Navarra (PD);
  • La sen. uscente Grazia D’Angelo (M5S);
  • L’ On. uscente Francesco D’Uva (ex M5S, poi passato ad “Impegno civico”);

Per chi volesse verificare, le votazioni dei deputati sono riportate sul portale della Camera (vedi nota [7]), mentre quelle dei senatori su Openpolis (vedi [8]).

Non sappiamo se i parlamentari in questione abbiano compreso la gravità del provvedimento in questione per la valle del Mela. Ad ogni modo, complicità cosciente o inconsapevole poco cambia: sta di fatto che nell’unica occasione della legislatura in cui erano chiamati a difendere la valle del Mela, quasi tutti i parlamentari locali non l’hanno fatto.

Ma non dovevano smantellare la vecchia centrale e convertirla a metano?

Recentemente A2A ha presentato il progetto per la realizzazione di una nuova centrale a metano, che nel mese di marzo ha superato la Valutazione di Impatto Ambientale. Nell’ambito di tale procedura abbiamo ottenuto, grazie alle nostre osservazioni fatte proprie anche da molti cittadini e dall’amministrazione comunale di Monforte San Giorgio, che il progetto prevedesse anche lo smantellamento della vecchia centrale ad olio combustibile, a cominciare dalle ciminiere, vero e proprio “pugno nell’occhio” per mezza provincia. Si è trattato di un’importante vittoria per il futuro della valle del Mela, che però ora rischia di essere procrastinata sine die dal “decreto Ucraina”.

Quali le possibili soluzioni per questa porcata?

Bisognerebbe innanzitutto modificare l’art. 5bis del “decreto Ucraina”, ad esempio prevedendo un termine preciso e non troppo lontano per il regime di massimizzazione e abolendo la possibilità di derogare i limiti delle AIA. Questo richiederebbe, per i nuovi parlamentari locali riconfermati o neoeletti, un interessamento ed una capacità ben maggiori rispetto a quelli dimostrati nella passata legislatura.

Tra i parlamentari riconfermati segnaliamo, oltre alla Sen. Floridia ed all’On. Siracusano (che però è stata rieletta a Catania), anche Nino Germanà, Carmela Bucalo (passati al Senato) e Angela Raffa (riconfermata alla Camera). Tra i neoeletti segnaliamo l’On. Tommaso Calderone, e i deluchiani Francesco Gallo e Dafne Musolino (rispettivamente alla Camera e al Senato).

Note:

[1] https://www.facebook.com/cittadiniValledelMela/photos/a.1183393965022605/6172321639463121/

[2] Il decreto in questione è consultabile al seguente link (bisogna poi selezionare l’art. 5bis e consultare i commi 2 e 3): https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2022-02-25&atto.codiceRedazionale=22G00024&atto.articolo.numero=2022&atto.articolo.sottoArticolo=1&atto.articolo.sottoArticolo1=10&qId=&tabID=0.15886801618702562&title=lbl.dettaglioAtto

[3] https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/pubblicazioni/news-operatori/dettaglio/comunicazione-delibera-430-2022

[4] Fino al 2019 A2A ha pubblicato periodicamente le “dichiarazioni ambientali” relative all’anno precedente. Per trovarle basta cercare su Google la seguente dicitura: dichiarazione ambientale centrale san filippo del Mela, aggiungendo l’anno interessato. Ad esempio i dati relativi alle emissioni complessive ed alla produzione elettrica del 2018 sono riportati a pag. 51 della Dichiarazione Ambientale del 2019, pubblicata al seguente link: https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/a2a-be/a2a/2019-07/dich-amb-2019-san-filippo.pdf?null

[5] Lo Studio di Impatto Ambientale in questione è scaricabile al seguente link: https://va.mite.gov.it/File/Documento/393408 . Mentre a pag. 69 sono riportate le emissioni complessive registrate nel corso del 2017 in ognuno dei 4 gruppi della centrale (che in totale fanno 502 t di SO2, 386 t di NOx, 54 t di CO e 52 t di polveri), a pag. 95 sono riportate le emissioni massime previste nella configurazione attualmente autorizzata. Come si può notare si tratta di valori ben più elevati di quelli riportati a pag. 69, in quanto si tratta delle emissioni stimate qualora i gruppi della centrale funzionassero ininterrottamente, ovvero 8760 ore all’anno (questo concetto viene chiarito meglio in un precedente Studio di Impatto Ambientale, presentato nel 2015 con il progetto dell’inceneritore, scaricabile al seguente link: https://va.mite.gov.it/File/Documento/149307. In particolare, a pag. 116, si veda la Tabella 3.3.11.5e, in cui, in riferimento alle emissioni attualmente autorizzate, si precisa che rappresentano delle stime ottenute “considerando un funzionamento dei gruppi 1, 2, 5 e 6 per 8.760 ore/anno”. La tabella in questione riporta, per la SO2 e le polveri, valori superiori rispetto a quelli riportati nello Studio di Impatto Ambientale più recente sopra menzionato, in quanto l’AIA vigente nel 2015 prevedeva limiti più elevati di quelli attuali).

[6] La delibera con cui Arera, sollecitata dal Ministro Cingolani, ha ridefinito le tariffe per le centrali in questione, è scaricabile al seguente link: https://www.arera.it/it/docs/22/430-22.htm#

[7] https://documenti.camera.it/apps/votazioni/Votazionitutte/schedaVotazione.asp?progrID=risultatiFinStream&Legislatura=18&CDDNATURA=FINALE&PAGESIZE=15&RifVotazione=659_1&tipo=dettaglio&PagCorr=3

[8] https://parlamento18.openpolis.it/votazione/senato/conversione-decreto-ucraina-disegno-di-legge-n-2565-votazione-questione-di-fiducia/29230

La Transizione Ecologica nella valle del Mela? Impedita da industrie e poteri forti, ma non diamogliela vinta

Viviamo in un periodo che sicuramente passerà alla storia non solo per la pandemia e la crisi che ne è seguita, ma anche per la svolta verde che sembra aver preso l’economia. Le energie rinnovabili sono in forte crescita, la cosiddetta Green Economy vola nelle borse, mentre Elon Musk, il fondatore di Tesla, la principale casa produttrice di auto elettriche, è diventato l’uomo più ricco del pianeta. I governi di mezzo mondo sono pronti a massicci investimenti per contrastare la crisi economica scaturita dalla pandemia, ma dicono di volerlo fare in una direzione ben precisa: quella della “rivoluzione verde”, della “transizione ecologica” e della “decarbonizzazione” (ovvero la riduzione delle emissioni di CO2 dalle fonti di energia). Del resto il pianeta sta andando incontro ad una crisi climatica senza precedenti e non c’è più tempo da perdere.

Ma in concreto cosa significano queste nuove parole d’ordine per la Valle del Mela, da decenni messa in ginocchio da grosse industrie inquinanti? Pochi si sono resi conto che la decarbonizzazione, di cui oggi politici e giornalisti si riempiono la bocca, avrebbe potuto essere applicata nella valle del Mela già da 3 anni. Infatti proprio tre anni fa i Sindaci competenti, forse anche sull’onda della mobilitazione e di una inedita coscienza ambientale del territorio, si decisero finalmente a fare il proprio dovere, dettando le prescrizioni necessarie a tutelare la salute pubblica nell’ambito dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della Raffineria. Per adempiere a tali prescrizioni la Raffineria avrebbe dovuto fare essenzialmente due cose:

  • per l’appunto “decarbonizzare”, ovvero sostituire i combustibili oleosi con combustibili gassosi, molto meno inquinanti sia in termini di CO2 che di polveri, metalli pesanti, SO2 e NOx;
  • introdurre degli accorgimenti per limitare le copiose emissioni fuggitive di idrocarburi volatili.

Ma la Raffineria si scagliò contro le prescrizioni sanitarie spalleggiata da certi sindacati fiancheggiatori. Addirittura anche amicizie influenti nel MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) intervennero in aiuto dell’insensata crociata contro la decarbonizzazione. Alla fine la RAM convinse in extremis i due Sindaci a firmare un accordo truffa, riuscendo così a scongiurare, con il beneplacito del Ministero dell’Ambiente, le prescrizioni sanitarie.

Una vicenda non certo regolare dal punto di vista amministrativo, tant’è che si trova al centro di un famoso ricorso presentato pochi mesi dopo al TAR di Catania. In un primo momento i giudici riconobbero l’urgenza del ricorso, considerate le gravi implicazioni sulla salute pubblica dei fatti contestati, e ne stabilirono la trattazione alla prima data utile, ovvero nel febbraio 2019. Ma poi (chissà come mai), vennero sostituiti da altri giudici che non sembrano finora aver riconosciuto tale urgenza. Infatti la decisione, per un motivo o per un altro, è stata di volta in volta rimandata. 

Nel frattempo anche il Commissario Straordinario di San Filippo del Mela ed il Sindaco Metropolitano di Messina dell’epoca si accorsero del grave errore e chiesero al nuovo Ministro dell’Ambiente Costa di correggerlo. Si trattava in pratica di annullare la famigerata Conferenza dei servizi, evidentemente illegittima, che fece fuori le prescrizioni sanitarie. Analoga richiesta l’abbiamo fatta anche noi, in una lettera consegnata brevi manu e discussa con il Ministro durante la sua visita a Milazzo del maggio 2019. Ma il Ministro Costa nulla ha fatto in questo senso, permettendo alla Raffineria di continuare ad inquinare indisturbata.

Un’altra occasione mancata di decarbonizzazione è stata quella del Piano di tutela della qualità dell’aria, approvato dalla Regione nell’estate 2018. Le misure del Piano si articolavano in due step:  il primo, riconosciuto come raggiungibile anche dalla stessa RAM, sarebbe entrato in vigore nel 2022, mentre l’altro, contestato dai gruppi petroliferi, nel 2027. In entrambi i casi si trattava sempre di decarbonizzare le raffinerie, ovvero di sostituire i combustibili oleosi con quelli gassosi. Ripartì la solita crociata anti-decarbonizzazione, con il pieno coinvolgimento di sindacati fiancheggiatori e mass-media. Dal canto suo, il governo regionale si mostrò disposto a venire incontro ai petrolieri. Ma a togliergli le castagne al fuoco ci pensarono i giudici del Tar di Palermo, che dopo ben otto mesi di “riflessione” decisero di annullare tutti i limiti previsti nel Piano per raffinerie e altre industrie inquinanti, scongiurando anche stavolta la decarbonizzazione.

Capitolo chiuso quindi? Non di certo. Nel novembre 2020 il verificatore nominato dal Tar di Catania ha dato ragione al ricorso contro l’AIA della Raffineria di Milazzo: ha riconosciuto che l’accantonamento delle prescrizioni sanitarie ha fatto sparire persino diversi limiti già vigenti prima del 2018. Pur di non andare incontro ad una sconfitta certa, il Ministero dell’Ambiente ha quindi deciso di avviare un nuovo riesame dell’A.I.A. della Raffineria, chiedendo, con questa scusa, l’ennesimo rinvio (accordato) della decisione dei giudici del Tar di Catania. 

È ovvio che nell’ambito di questo riesame si ripresenta l’obbligo per i Sindaci competenti di esprimere le necessarie prescrizioni a tutela della salute pubblica. Il 2021 sarà quindi l’anno decisivo per le prescrizioni sanitarie e la decarbonizzazione della Raffineria? Certamente è un obiettivo concreto per il quale il territorio (cittadini, associazioni ed enti locali) si deve battere.

Come sappiamo nella Valle del Mela c’è anche una grossa centrale termoelettrica. Negli ultimi anni a livello nazionale le fonti rinnovabili (eolico, solare, ecc…) hanno sostituito buona parte della produzione termoelettrica. Sgravare la valle del Mela da tale produzione era una delle promesse del controverso elettrodotto di Terna.  Invece, in controtendenza con quanto avviene a livello nazionale, la valle del Mela rischia di subire un incremento della produzione termoelettrica e anche un ulteriore impianto (ridondante) di bilanciamento della rete, proposto dalla Duferco

Infatti il “combinato disposto” delle nuove Centrali A2A e Duferco, sebbene a metano, potrebbe far crescere le emissioni di NOx del 444% rispetto alle emissioni registrate nel 2019 da parte della odierna Centrale A2A. Gli NOx sono tra i principali precursori dell’ozono troposferico, specie nella valle del Mela dove si combina con gli elevati livelli di idrocarburi non metanici. Una delle principali criticità ambientali che la rete Arpa è riuscita a rilevare nella valle del Mela è proprio il superamento dei valori di ozono (e per rilevarlo la rete Arpa, con le note carenze, vuol dire che la situazione è davvero grave). 

Chiaramente le emissioni della Centrale Duferco sarebbero largamente inferiori rispetto a quelle di A2A o della RAM, ma comunque non trascurabili. Almeno il progetto della nuova Centrale A2A prevede la fermata (e si spera anche lo smantellamento, come abbiamo chiesto) della vecchia Centrale, con conseguenti innegabili vantaggi ambientali sui livelli di polveri e SO2. Invece il progetto Duferco non prevede la fermata di alcun vecchio impianto e la sua funzione di bilanciamento della rete potrebbe essere benissimo assolta dal nuovo impianto A2A. Insomma, oltre il danno la beffa: non solo la valle del Mela continuerà a sacrificarsi per l’interesse nazionale, ma lo farà anche senza alcun criterio logico.

Sul progetto della nuova Centrale A2A abbiamo chiesto prescrizioni volte a scongiurare l’incremento degli NOx, oltrechè allo smantellamento della vecchia centrale. Sulla nuova Centrale Duferco, invece, abbiamo anche inviato al Ministro dell’Ambiente un dettagliato ricorso gerarchico contro la decisione, palesemente illegittima, di escluderla dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Lo stesso hanno fatto anche alcuni cittadini di Pace del Mela, ma dal Ministro Costa abbiamo ottenuto solo un imbarazzante silenzio. Cosa farà ora il nuovo Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani?