Prende forma lo spettro degli inceneritori governativi

pd vuole inceneritori in sicilia

Il 7 Giugno il Presidente della Regione Crocetta ha firmato un’ordinanza, avallata dal Ministro dell’Ambiente Galletti, in cui si annunciano entro Ottobre bandi pubblici per la realizzazione di inceneritori in Sicilia.

Ancora non si conosce con precisione nè il loro numero, nè la loro localizzazione, anche se in una successiva conferenza stampa del 9 Giugno il Presidente Crocetta ha parlato dell’eventualità di 5 inceneritori da realizzare in prossimità delle 5 discariche dell’isola. Tuttavia non ci sarebbe da meravigliarsi se Crocetta cambiasse idea per l’ennesima volta. Se Crocetta vuole veramente localizzare gli inceneritori solo in prossimità delle attuali discariche, perchè nell’ordinanza ha inserito anche le discariche dismesse e le zone industriali come possibili localizzazioni degli inceneritori? Stando al testo dell’ordinanza infatti sembrerebbero in lizza anche l’area di Milazzo-Valle del Mela e quella di Mazzarrà-Furnari.

Oltre tutto le espressioni con cui Crocetta tratta l’argomento non giovano certo alla sua credibilità, soprattutto quando parla di “termovalorizzatori ad emissioni zero” (seguendo in questo il proprio amico-nemico Davide Faraone): affermazioni al di fuori della realtà, in quanto anche i più moderni inceneritori (o termovalorizzatori che dir si voglia) sono caratterizzati da un grave rischio sanitario ed ambientale, confermato dagli ultimi studi epidemiologici.

A proposito della Valle del Mela nella suddetta conferenza stampa Crocetta ha anche menzionato il mega-inceneritore proposto da A2A, mostrandosi in quel caso tendenzialmente contrario. Verrebbe allora da chiedersi perchè la Regione non ha ancora espresso ufficialmente un parere su tale progetto, sebbene sollecitata in tal senso anche dal nostro comitato. Sulla base del proprio Piano di Gestione dei Rifiuti, infatti, la Regione non potrebbe che dare un parere negativo al progetto di A2A, ma così finora non è stato.

Quello che invece l’ordinanza di Crocetta dice chiaramente è che gli inceneritori che ha in mente dovrebbero bruciare complessivamente 700 mila tonnellate l’anno di munnizza, per adattarsi ai calcoli di un Programma nazionale che ancora non è neanche entrato in vigore e che l’europa dice debba prima essere sottoposto a VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Un Programma, lo ricordiamo, figlio dello “sblocca-inceneritori”, ovvero l’Art.35 dello “sblocca-italia” che varie associazioni e movimenti vorrebbero abrogare con il referendum per il quale è in atto la raccolta firme (si può firmare negli uffici di ogni comune entro il 23 Giugno).

Come abbiamo già evidenziato in precedenza, il Programma in questione è caratterizzato da calcoli spropositati e per nulla coerenti con le direttive europee, che potrebbero subire sostanziali modifiche prima della loro eventuale approvazione. La Regione Siciliana invece li prende già per oro colato, sebbene è il proprio stesso Piano di Gestione dei Rifiuti a smentirli esplicitamente.

Da pochi mesi la Sicilia si era finalmente dotata di un Piano regionale di gestione dei rifiuti soddisfacente e coerente con le direttive europee. Certo, non c’è stato molto tempo per applicarlo, ma, vista l’emergenza, perchè non sono stati subito indetti, con la stessa solerzia con cui ora si vorrebbero realizzare gli inceneritori, bandi pubblici per la realizzazione di impianti di compostaggio, di digestione anaerobica, di trattamento meccanico biologico dell’indifferenziata con recupero di materia? Si tratta di impianti meno costosi degli inceneritori e la cui realizzazione richiede tempi più brevi. Erano queste le previsioni del Piano e certamente avrebbero creato le premesse per una soluzione avanzata e duratura al problema dei rifiuti, in linea con la direttiva europea sulla “Gerarchia dei Rifiuti“.

Evidentemente a prevalere sono stati ben altri interessi e pressioni (dal Governo e non solo). Ci sono voluti ben 4 anni per partorire ed approvare un Piano dei rifiuti decente e adesso, dopo neanche 5 mesi dalla sua approvazione, la Regione annuncia di volerlo rifare da capo per obbedire a dei calcoli sbagliati che ancora non sono neanche in vigore.

Tutto ciò ha del paradossale e testimonia l’ennesimo affronto alla Sicilia a cui il governo regionale non è capace o non vuole opporsi.

Non stupisce quindi che c’è già chi pensa a ricorrere al TAR contro l’ordinanza appena firmata da Crocetta. Quando i problemi non vengono gestiti seguendo le regole e il buon senso, ad esempio applicando la direttiva europea sulla “Gerarchia dei Rifiuti“, può succedere che alla fine tutto resti come prima. Con la Sicilia sommersa dalla spazzatura e con l’eterna minaccia degli inceneritori.

Ciò che è certo è che adesso i cittadini non dovranno lottare più solo contro il gigantesco inceneritore privato di A2A, ma dovranno mobilitarsi anche contro i vari inceneritori più subdoli che hanno in mente i governi regionale e nazionale.

Silenzio ed inerzia preziosi alleati dell’inceneritore

sindaci manifestazione

Un recente articolo di Giovanni Passalacqua apparso su Tempo Stretto ha richiamato l’attenzione sulla questione dell’inceneritore del Mela, denunciando un certo pericoloso “silenzio” che ultimamente sarebbe calato da parte delle amministrazioni comunali. In assenza di passi avanti nella Valutazione di Impatto Ambientale del progetto dell’inceneritore, un certo calo dell’attenzione potrebbe sembrare “fisiologico”, ma non per questo è il caso di dormire sugli allori.

A dire il vero non è che le amministrazioni comunali siano state proprio con le mani in mano: dopo il ricorso di Edipower al Tar del Lazio, hanno capito che la partita adesso si gioca anche (e forse soprattutto) in sede giudiziaria e alcune di esse si sono mobilitate contro tale ricorso. Anche varie associazioni e comitati (tra cui il nostro Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, che ha già affidato l’incarico all’avv. Parmaliana) stanno andando in questa direzione.

Infatti è fondamentale opporsi in giudizio al ricorso di Edipower, poiché dall’esito del ricorso probabilmente dipenderà la realizzazione dell’inceneritore. Ma dalle amministrazioni comunali ci si aspetta che facciano tutto ciò che è in loro potere per uscire vittoriose, e non perdenti, nella “lotta” giudiziaria contro Edipower.

E’ bene ricordare che l’inceneritore del Mela ha incassato la bocciatura della Soprintendenza e del Ministero dei Beni Culturali sulla base del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9.

Il principale argomento utilizzato da Edipower nel proprio ricorso è che il Piano Paesaggistico sia stato adottato, ma non approvato in via definitiva, e pertanto la sua validità sarebbe parziale.

Si tratta ovviamente di un’interpretazione opinabile che sarà nostra cura contestare in sede giudiziaria, ma una cosa è certa: l’approvazione definitiva del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 “taglierebbe la testa al toro”, permettendo di vincere facilmente la battaglia contro l’inceneritore.

Il Piano è stato adottato nel lontano Dicembre 2009: sono passati più di 6 anni senza che l’approvazione definitiva sia stata deliberata.

E’ mai possibile che la valle del Mela debba correre il rischio di perdere la cruciale battaglia contro il “mostro” a causa delle lungaggini burocratiche della Regione?

Da questo punto di vista l’impegno delle amministrazioni comunali non è finora stato soddisfacente.

Sono passati ormai tre mesi e mezzo da quando il Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, l’Associazione MAN ed il Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela con una nota congiunta invitavano le amministrazioni comunali a sollecitare l’Assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio affinchè fosse approvato il prima possibile il Piano Paesaggistico, senza sostanziali modifiche riguardanti le disposizioni sull’area industriale del milazzese.

Ad oggi sembrerebbe che solo due amministrazioni comunali (Merì e Pace del Mela) abbiano dato seguito a tale richiesta, mentre è mistero da parte delle altre amministrazioni. Per garantire il massimo di trasparenza e fugare ogni dubbio, invitiamo le amministrazioni a pubblicare online la lettera inviata all’assessore Vermiglio, come avvenuto ad esempio nel caso della delibera sulla costituzione contro il ricorso di Edipower. Anzi a tale richiesta andrebbe dato ampio risalto mediatico per raggiungere più facilmente il risultato: su certe cose il silenzio non paga.

A coloro che invece non l’avessero ancora inviata, rinnoviamo l’invito a farlo al più presto. Perché, come si sa, chi dorme non piglia pesci. Nel frattempo però la valle del Mela rischia di prenderla eccome (non occorre precisare dove): un mega-inceneritore di rifiuti che brucia spazzatura da mezza italia, fonte continua di veleni per i 150 mila abitanti delle vicinanze, e che deturpa le vocazioni territoriali, distruggendone le potenzialità economiche.

Care amministrazioni, vogliamo dare credito alla vostra buona fede, ma adesso datevi una mossa: uscite allo scoperto e fatevi sentire dall’Assessore Vermiglio affinchè il Piano Paesaggistico venga finalmente approvato e la lotta contro l’inceneritore esca irrevocabilmente vittoriosa.

Rivolgiamo un invito analogo al neo sindaco della Città Metropolitana (ex provincia di Messina) Renato Accorinti, anch’egli spesso presente alle nostre manifestazioni: nel suo nuovo ruolo avrà ancora più titolo per dimostrare con i fatti la propria sensibilità verso i problemi della valle del Mela, a partire proprio dalla richiesta dell’approvazione del Piano Paesaggistico.

Anche le locali deputazioni regionali (in primis Valentina Zafarana e Santi Formica) potrebbero fare molto al riguardo, portando all’Ars un’interrogazione parlamentare sul perchè il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 non sia ancora stato approvato e sullo stato di avanzamento dell’iter.

Chiediamo quindi il contributo di tutti affinchè il silenzio e l’inerzia, che sono i più fidi alleati dell’inceneritore, vengano spezzati.

Tra accordi, inceneritori e false inaugurazioni fanno a gara a chi la spara più grossa

Vediamo di fare il punto della situazione di questo confusionario week-end. Crocetta e company vanno a Roma in cerca di poteri speciali sull’emergenza rifiuti. Ne escono senza poteri speciali e con un “accordicchio”: la Sicilia può esportare fuori regione i rifiuti in esubero ma in cambio deve fare alcuni “compiti a casa”.

In caso consistono questi compiti? Attuare il proprio Piano di Gestione dei rifiuti? Macchè! Dotarsi degli impianti necessari per il riciclaggio dei rifiuti, siano essi differenziati o meno? Giammai! O degli impianti di compostaggio dell’umido? Troppa grazia! Portare almeno la differenziata al 65%, obiettivo che avrebbe dovuto raggiungere già l’anno scorso? Macchè, basterà incrementare la differenziata di un ridicolo 3%, portandola dal 10% al 13% in un anno. Il principale impegno chiesto dal governo è invece quello di realizzare 2 mega-inceneritori per un totale di 700 mila tonnellate di rifiuti inceneriti ogni anno.

Così i “signori della munnizza” potranno continuare indisturbati ad arricchirsi con le discariche ed in più si arricchiranno anche con gli inceneritori. In barba alle tanto decantate “direttive europee”. Peraltro abbiamo già evidenziato come i calcoli del governo siano incompatibili sia con le direttive europee che con il Piano di Gestione dei rifiuti della Sicilia (si veda il nostro precedente articolo: Per giustificare nuovi inceneritori il governo gonfia i calcoli del fabbisogno di incenerimento).

Ma adesso c’è da dubitare persino sulle capacità di chi ci governa a fare 4 conti: Crocetta adesso parla di 5 piccoli inceneritori da 150 tonnellate al giorno anzichè i 2 mega-inceneritori proposti dal governo. Ma 150 tonnellate al giorno in un anno fanno 50 mila tonnellate e quindi complessivamente, per i 5 ipotetici inceneritori, 250 mila tonnellate (non 750 mila come riportato su blog Sicilia).
Come arrivare allora alle 700 mila tonnellate dell’accordicchio? Mistero.

L’impressione è che si giochi a dare i numeri sulla pelle dei cittadini.

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Nel frattempo c’è chi, come la Gazzetta del Sud di ieri, continua a considerare l’inceneritore del Mela (vale a dire il mega-inceneritore che Edipower vorrebbe realizzare nella già martoriata Valle del Mela) come uno degli impianti inseriti nel programma del governo. Tutto questo dimenticando che su questo inceneritore, già bocciato con forza dai cittadini, pendono un parere negativo vincolante del Ministero dei Beni Culturali ed un ricorso per annullare tale parere dall’esito tutt’altro che scontato (il ricorso è stato presentato da Edipower, ma contro di esso varie amministrazioni comunali ed associazioni – tra cui il nostro comitato – si apprestano ad intervenire in giudizio). Oltre al fatto che sia i quantitativi, sia la tipologia dei rifiuti che Edipower progetta di bruciare (510 mila tonnellate l’anno di CSS) sono incompatibili persino con i piani sovradimensionati del governo Renzi.

Ma a tranquillizzare i cittadini ci pensa Davide Faraone, l’uomo di Renzi in Sicilia, politicante nostrano nominato Sottosegretario all’Istruzione quando doveva ancora conseguire la laurea. Ancora una volta Faraone, fresco di laurea in Scienze Politiche (conseguita 2 mesi fa a soli 40 anni: si era iscritto all’Università appena 16 anni fa), perde un’altra occasione per stare zitto: per lui gli inceneritori non inquinano. Verrebbe da chiedersi: cosa ne deve capire Davide Faraone, già più volte sbugiardato persino dai suoi stessi compagni di partito in merito, ad esempio, al Muos?.

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Nel frattempo Renzi si prende gli onori della falsa inaugurazione del controverso elettrodotto Sorgente-Rizziconi, declamato come il “Ponte sullo stetto di Terna”. Solo in Italia sono possibili tali messinscene per pura propaganda di regime: un pilone dell’elettrodotto è ancora sequestrato, mentre su un altro si è aperto un processo che potrebbe concludersi con la condanna per Terna a spostarlo e rifare il progetto. E loro cosa fanno? Una farsa di Stato da dare in pasto ai mass-media (e per tentare di condizionare la magistratura).

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Per giustificare nuovi inceneritori il governo gonfia i calcoli del fabbisogno di incenerimento

Il Ministero dell’Ambiente ha elaborato un programma che individua il fabbisogno di incenerimento per ogni macroarea geografica. Il programma calcola un fabbisogno complessivo di circa 8,4 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno: oltre 1,8 milioni in più rispetto alla capacità complessiva degli inceneritori esistenti. Per coprire l’intero fabbisogno, Il programma prevede la realizzazione di 8 nuovi inceneritori, di cui 2 in Sicilia.

Il programma in atto è sottoposto a “verifica di assoggettabilità a VAS” (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1609), che serve a verificare se la Valutazione Ambientale Strategica può essere o meno evitata.

Fatta eccezione per la Regione Siciliana, che ha issato bandiera bianca, la gran parte delle regioni su cui dovrebbero sorgere i nuovi inceneritori ha espresso perplessità, quando non vera e propria contrarietà, evidenziando l’impatto ambientale e i rischi per la salute dei cittadini di tale programma.

Ma come evidenziato nelle osservazioni del nostro Comitato, entrando nel merito dei calcoli del fabbisogno di incenerimento, ciò che appare evidente è che tali calcoli risultano enormemente “gonfiati” e tutt’altro che coerenti rispetto alla “gerarchia dei rifiuti” stabilita dalla direttiva europea 2008/98/CE.

Tale gerarchia impone che possano essere inceneriti solo i rifiuti non riciclabili con le migliori tecnologie disponibili. Da diverso tempo esistono tecnologie che riescono a recuperare e riciclare materiali anche dai rifiuti indifferenziati sottoposti ad opportuni impianti TMB (trattamento meccanico-biologico). Tali impianti prima separano le frazioni “umide” da quelle “secche”; dalle frazioni secche può essere recuperata una quota significativa di materiali riciclabili e da quello che rimane si separa la frazione combustibile (idonea all’incenerimento) da quella non combustibile.

Questo “schema di flusso” è previsto dai più moderni Piani Regionali di Gestione dei Rifiuti (PRGR), tra cui quello della Regione Siciliana, aggiornato e definitivamente approvato lo scorso Gennaio.

Invece il programma del governo, per calcolare il fabbisogno di incenerimento, prevede che i rifiuti indifferenziati possano essere inceneriti in toto (senza passare dagli impianti TMB) o, nella migliore delle ipotesi, che possano essere incenerite tutte le frazioni secche (peraltro sovrastimandole), comprensive indiscriminatamente anche di materiali riciclabili e frazioni non combustibili.

Appare quindi evidente come tali calcoli rappresentino una palese violazione della suddetta direttiva europea, in quanto contano di far finire negli inceneritori anche materia utilmente riciclabile. Ma risultano inaccettabili anche dal punto di vista dell’efficienza stessa dell’incenerimento, visto che non ha alcun senso far passare dagli inceneritori frazioni non combustibili (metalli, vetro, porcellana, inerti vari), con l’unico effetto di “abbrustolirli” prima di abbandonarli in discarica sotto forma di scorie.

E’ chiaro che solo la “frazione combustibile” è idonea all’incenerimento. Gli schemi di flusso dei moderni impianti TMB, coerenti con la suddetta direttiva europea, stimano tale frazione al 20-25% sulla totalità dei rifiuti indifferenziati. Il PRGR della Regione Siciliana, ad esempio, la stima al 25%.

In considerazione di ciò, da un corretto calcolo risulta che il reale fabbisogno di incenerimento si aggira intorno ai 2 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno in tutto il territorio nazionale: altro che 8,4 milioni.

Pertanto dai calcoli del fabbisogno di incenerimento, opportunamente corretto per renderlo compatibile con le normative europee, nazionali e regionali, si evincono alcune importanti conclusioni:

– Il reale fabbisogno di incenerimento è molto inferiore rispetto alla capacità complessiva degli inceneritori attualmente operanti sul territorio nazionale, che è di oltre 6 milioni e mezzo;

è assolutamente ingiustificata la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento sul territorio nazionale;

la corretta applicazione della gerarchia dei rifiuti, dando priorità al raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata ed all’opportuna implementazione dell’impiantistica operante nei settori della differenziata, del riciclaggio, del compostaggio, della digestione anaerobica, del TMB e del recupero di materia dai rifiuti indifferenziati, permetterebbe non solo di eliminare il ricorso diretto alle discariche, ma anche di ridurre fortemente l’attuale ricorso all’incenerimento.

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Quanto alla Regione Siciliana, risulta sorprendente che si sia affrettata a dare parere favorevole al programma del governo, in barba al proprio stesso PRGR approvato solo tre mesi prima.

Tale parere si è limitato solo a evidenziare come i 2 inceneritori previsti dal governo per la Sicilia andrebbero “spalmati” sul territorio regionale dando vita ad altri 4 inceneritori più piccoli.

In particolare al messinese toccherebbe un inceneritore da 60-80 mila tonnellate l’anno, comunque ben più piccolo dell’inceneritore proposto da A2A/Edipower per la valle del Mela, che prevede invece una potenzialità di circa 510 mila tonnellate.

La partita è tutt’altro che chiusa, in quanto il programma del governo, se approvato, potrebbe essere impugnato di fronte alla Corte di giustizia europea. Invece sull’inceneritore del Mela di A2A pende il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali, contro cui Edipower ha presentato ricorso al Tar Lazio. Dal canto loro alcune amministrazioni comunali e diverse associazioni del territorio (tra cui il nostro comitato) si sono già costituiti contro il ricorso di Edipower o si accingono a farlo.

Referendum inutile? Nient’affatto!

trivelle tramonto

Sebbene tutti i sondaggi mostravano una propensione favorevole degli italiani verso i contenuti di questo referendum, alla fine si sono avverate le previsioni più realistiche circa l’effettiva affluenza al voto.

Com’era prevedibile, si è trattato quindi dell’ennesima causa sacrosanta svilita da un quorum antidemocratico, concepito per far fallire ogni referendum e conservare tutto il potere decisionale nelle mani dei politici.

Tuttavia, sebbene oggi mass-media e politici si affannino a farci credere che sia stato tutto inutile, è vero l’esatto contrario. Probabilmente già ieri pomeriggio alcuni ci sono cascati e, sconfortati dalla lontananza del quorum, non sono andati a votare pensando che fosse inutile. Niente di più sbagliato.

Spesso si ignora che il valore politico di un referendum prescinde dalla sua validità giuridica. Se il referendum di ieri, come molti altri negli ultimi decenni, non sono riusciti a tradursi in effetti giuridici a causa del quorum, non significa che non abbiano avuto alcun valore politico. I quasi 16 milioni di italiani che ieri sono andati a votare hanno infatti espresso una chiara volontà politica, nell’86% dei casi favorevole all’abrogazione della norma pro-trivellazioni.

Una volontà che, sebbene non sufficiente a produrre effetti tangibili in questo momento, non è detto che non lo sia in futuro, con mutati scenari politici.

Quindi a cos’è servito il referendum di ieri? Innanzitutto a far capire che l’eventuale abrogazione di questa norma piacerebbe a 14 milioni di italiani, mentre non piacerebbe solo a 2 milioni. E con tale dato, volenti o nolenti, i politici devono fare i conti. Oltre al fatto che oggi, grazie al referendum, una larga fetta della popolazione è consapevole di un tema fino al mese scorso praticamente ignorato.

Poco importa, da questo punto di vista, che due italiani su tre non abbiano votato. Perché l’astensione, a rigor di logica, vuol dire “per me non fa differenza” e “non voglio influire né in un senso né nell’altro”.

Tra l’altro, di per sé la democrazia diretta implica la possibilità per tutti di partecipare al processo decisionale, ma non l’obbligo. La partecipazione richiede per ognuno un certo dispendio di risorse (ad esempio spendere del tempo per documentarsi e formarsi un’opinione) ed è naturale che alla fine la maggior parte cercherà di concentrare le proprie energie su alcune questioni anziché su altre. Quindi in un’ideale democrazia diretta sarebbe perfettamente normale che su ogni questione si esprima solo una parte, anche minoritaria, della popolazione: la parte più informata e interessata a quella specifica questione. Anzi, in effetti in origine una siffatta “autoselezione” era un vantaggio, non uno svantaggio per il funzionamento della democrazia diretta (si pensi ad esempio all’impossibilità di far entrare tutta la popolazione nell’Agorà ateniese).

Quindi in realtà, più che la presunta scarsa partecipazione, è il quorum a mutilare la democrazia referendaria. Peraltro è verosimile che senza quorum ad ogni tornata referendaria la partecipazione sarebbe significativamente maggiore. Infatti il quorum disincentiva a votare sia i favorevoli al referendum (che potrebbero essere indotti a pensare che “tanto votare è inutile, perché raggiungere il quorum è difficilissimo”), sia i contrari (che puntano, come Renzi, al mancato raggiungimento del quorum).

Da parte nostra auspichiamo che finalmente si formi un ampio movimento per l’abolizione del quorum, per vari motivi:

– perché è il modo più efficace per dare nuova linfa vitale al referendum ed alla partecipazione democratica;

–  per evitare che 300 parlamentari nominati contino di più della volontà di 14 milioni di italiani, come successo ieri;

– perché è ormai chiaro a tutti che il quorum è diventato un escamotage iniquo ed antidemocratico per far fallire ogni referendum;

– perché il quorum non è previsto per il referendum confermativo sulle riforme costituzionali, né per tutte le altre consultazioni elettorali;

– perché con il quorum il non-voto della maggioranza inconsapevole dei cittadini, che non vorrebbero influire né in un senso né nell’altro, viene impropriamente trasformato in “NO” e fatto prevalere sulla scelta dei cittadini che invece si recano alle urne;

– perché, come abbiamo visto, il quorum disincentiva a recarsi alle urne sia molti “SI”, ma soprattutto molti “NO”, i quali per vincere ritengono molto più facile aggregarsi alla massa di cittadini che non si recano alle urne per vari motivi;

– in tal modo di fatto viene meno la segretezza del voto, perché è palese che chi va a votare lo fa nella stragrande maggioranza dei casi per votare “SI”;

– grazie al quorum si produce spesso la situazione paradossale per cui i “SI” perdono non per una prevalenza dei “NO” (com’è legittimo in democrazia e come storicamente si è verificato in referendum molto partecipati come quello sul divorzio), bensì proprio per carenza di “NO”. Infatti se ieri ci fossero stati 10 milioni in più di NO, paradossalmente i SI avrebbero vinto a tutti gli effetti.

C’è da dire che un timido passo in avanti è previsto nel ddl Boschi, ovvero la riforma costituzionale che verrà sottoposta a referendum confermativo il prossimo ottobre. Nel testo della riforma è infatti previsto che, qualora il comitato promotore riuscisse a raccogliere 300 mila firme in più rispetto alle 500 mila necessarie (per un totale di 800 mila firme), il quorum da raggiungere si abbasserebbe alla metà dei votanti nelle ultime elezioni politiche (anziché la metà degli aventi diritto).

Ma anche se questa riforma dovesse andare in porto, il quesito referendario anti-inceneritori (che punta all’abrogazione dell’art.35 dello “sblocca italia”), per il quale è partita di recente la raccolta firme, non farebbe in tempo a beneficiarne. Ciò non significa che sia inutile raccogliere le firme. Soprattutto perché questo quesito dovrebbe far parte di un insieme eterogeneo di sei quesiti, e storicamente quando la gente è chiamata a votare per diversi quesiti eterogenei le chance di raggiungere il quorum sono maggiori.

Perciò non diamoci per vinti e firmiamo per questo come per gli altri 5 quesiti per i quali è in atto la raccolta firme (referendumsociali.info). Peraltro tra questi vi è anche un nuovo quesito blocca-trivellazioni.

Prossimamente aggiorneremo i cittadini su dove e quando sarà possibile firmare nel nostro comprensorio.

Al voto non solo per difendere il nostro mare, ma anche il nostro diritto di decidere

A pochi mesi dai referendum in tre comuni della Valle del Mela che hanno dimostrato la forte contrarietà dei cittadini verso l’inceneritore, oggi siamo chiamati nuovamente alle urne per un importante referendum. Stavolta si vota in tutta Italia e il quesito riguarda le trivellazioni in mare.

Come per ogni referendum pesa come un macigno l’obiettivo difficilissimo del quorum. A questo meccanismo già di per sé iniquo ed antidemocratico si aggiunge puntualmente uno spudorata strategia che punta a far fallire ogni referendum. La casta dei politici infatti teme la possibilità che i cittadini possano decidere su questioni importanti e fa di tutto per conservare il proprio monopolio del potere decisionale.

Se il referendum sulle trivellazioni fosse stato accorpato alle elezioni amministrative del 5 giugno, come da più parti era stato chiesto, si sarebbero potuti risparmiare ben 300 milioni di euro dei cittadini. Ma poiché in quel modo l’affluenza alle urne sarebbe stata maggiore, con maggiori chance di raggiungere il quorum, il governo ha preferito buttare 300 milioni pur di boicottare il referendum. Quindi non stupisce che il governo – dimostrando ancora una volta il proprio elevato senso delle istituzioni – abbia anche invitato i cittadini a non recarsi alle urne.

La migliore risposta che i cittadini possono dare a questa politica arrogante e spudorata è quella di recarsi alle urne oggi (si vota fino alle 23), a prescindere da come la si pensi riguardo a questo particolare quesito e da come ognuno sceglierà di votare . In tal modo, sia che il quorum venga o meno raggiunto, i cittadini non si renderanno complici di chi li vorrebbe privare di un importante diritto.

Entrando nel merito del quesito referendario, sebbene il nostro Comitato inviti comunque ad andare a votare a prescindere dalle opinioni di ognuno, sono molteplici i motivi per cui sarebbe a nostro avviso auspicabile una vittoria del SI:

– la vittoria del SI rimetterebbe un termine alle concessioni già esistenti per le trivellazione entro le 12 miglia dalla costa. In caso contrario tali trivellazioni non avranno un tempo determinato. Ciò costituirebbe un enorme regalo alle multinazionali petrolifere a danno delle casse pubbliche. Infatti le royalties che le multinazionali pagano allo stato prevedono una franchigia: se le estrazioni avvengono lentamente e ogni anno l’estrazione non supera un certo quantitativo, le multinazionali non devono pagare alcuna royalty. Così facendo, le multinazionali sono incentivate a prendersela comoda, prolungando l’estrazione praticamente in eterno. Viceversa con una concessione limitata nel tempo, le multinazionali sarebbero incentivate a fare in fretta ad estrarre il più possibil. Ma in questo caso dovrebbero pagare royalties allo stato: ecco perché la vittoria del referendum non gli conviene (e conviene invece ai contribuenti).

– Sulle trivellazioni in mare pende continuamente il rischio di incidenti potenzialmente catastrofici. Si pensi ad esempio al disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel golfo del messico del 2010 (vedi fotodisastro): mare nero ancora oggi e danni incalcolabili.

Certo la vittoria del SI non eliminerebbe ogni rischio, ma almeno permetterebbe di ridurlo.

– La vittoria del SI stimolerebbe un cambiamento delle strategie energetiche del paese: – petrolio, + rinnovabili; – gas dalle trivellazioni, + biogas dalla digestione anaerobica dei rifiuti (e quindi anche – discariche e – inceneritori). Ciò permetterebbe inoltre di creare molti nuovi posti di lavoro.

A prescindere dall’esito referendario, il Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela auspica la nascita di un ampio movimento a favore dell’abolizione del quorum, in quanto è ormai chiaramente diventato un escamotage per far fallire ogni referendum, iniquo e antidemocratico per vari motivi:

– il quorum non è previsto per le altre consultazioni elettorali;

– fa si che il non-voto della maggioranza silenziosa dei cittadini, i quali non vorrebbero influire né in un senso né nell’altro, venga interpretato come un “NO” e che addirittura prevalga sulla scelta dei cittadini che invece si recano alle urne e che quindi sono effettivamente interessati alla questione oggetto del referendum;

– disincentiva coloro i quali voterebbero “NO” a recarsi alle urne, in modo che possano vincere facilmente sui “SI” aggregandosi alla massa di cittadini che non si recano alle urne per vari motivi;

– in tal modo di fatto viene meno la segretezza del voto, perché è palese che chi va a votare lo fa nella stragrande maggioranza dei casi per votare “SI”;

– si produce spesso la situazione paradossale per cui i “SI” perdono non perché sono i “NO” a prevalere (come sarebbe normalmente legittimo in un democrazia), bensì proprio per carenza di “NO”, i quali, astenendosi dal voto, puntano al mancato raggiungimento del quorum. Paradossalmente qualche NO in più spesso farebbe raggiungere il quorum e permetterebbe ai “SI” di vincere.

Tale movimento dovrebbe darsi l’obiettivo di ottenere l’abolizione (o almeno la significativa riduzione) del quorum a partire dalla prossima tornata referendaria, che con ogni probabilità riguarderà, oltre alle trivellazioni in mare, anche gli inceneritori, ovvero l’abrogazione dell’art.35 dello “sblocca italia”. Su tali quesiti è recentemente partita la raccolta firme. Ad esempio oggi  l’associazione Alsa raccoglie le firme a Santa Lucia del Mela presso il Santuario Madonna della Neve, a partire dalle 17.30.

Ricordiamo che per poter firmare è necessario portare con sé un documento di identità valido.

Prossimamente aggiorneremo i cittadini sugli altri banchetti e sui comuni  dove sarà possibile firmare.

Tutti al voto oggi per difendere il mare, ma anche il nostro diritto di decidere

A pochi mesi dai referendum in tre comuni della Valle del Mela che hanno dimostrato la forte contrarietà dei cittadini verso l’inceneritore, oggi siamo chiamati nuovamente alle urne per un importante referendum. Stavolta si vota in tutta Italia e il quesito riguarda le trivellazioni in mare.

Come per ogni referendum pesa come un macigno l’obiettivo difficilissimo del quorum. A questo meccanismo già di per sé iniquo ed antidemocratico si aggiunge puntualmente uno spudorata strategia che punta a far fallire ogni referendum. La casta dei politici infatti teme la possibilità che i cittadini possano decidere su questioni importanti e fa di tutto per conservare il proprio monopolio del potere decisionale.

Se il referendum sulle trivellazioni fosse stato accorpato alle elezioni amministrative del 5 giugno, come da più parti era stato chiesto, si sarebbero potuti risparmiare ben 300 milioni di euro dei cittadini. Ma poiché in quel modo l’affluenza alle urne sarebbe stata maggiore, con maggiori chance di raggiungere il quorum, il governo ha preferito buttare 300 milioni pur di boicottare il referendum. Quindi non stupisce che il governo – dimostrando ancora una volta il proprio elevato senso delle istituzioni – abbia anche invitato i cittadini a non recarsi alle urne.

La migliore risposta che i cittadini possono dare a questa politica arrogante e spudorata è quella di recarsi alle urne oggi, a prescindere da come la si pensi riguardo a questo particolare quesito e da come ognuno sceglierà di votare (SI, NO o scheda bianca). In tal modo, sia che il quorum venga o meno raggiunto, i cittadini non si renderanno complici di chi li vorrebbe privare di un importante diritto.

Entrando nel merito del quesito referendario, sebbene il nostro Comitato inviti comunque ad andare a votare a prescindere dalle opinioni di ognuno, sono molteplici i motivi per cui sarebbe a nostro avviso auspicabile una vittoria del SI:

– la vittoria del SI rimetterebbe un termine alle concessioni già esistenti per le trivellazione entro le 12 miglia dalla costa. In caso contrario tali trivellazioni si protrarranno “a tempo indeterminato”. Ciò costituirebbe un enorme regalo alle multinazionali petrolifere a danno delle casse pubbliche. Infatti le royalties che le multinazionali pagano allo stato prevedono una franchigia: se le estrazioni avvengono lentamente e ogni anno l’estrazione non supera un certo quantitativo le multinazionali non devono pagare alcuna royalty. Così facendo le multinazionali sono incentivate a prendersela comoda, prolungando l’estrazione praticamente in eterno. Viceversa con una concessione limitata nel tempo, le multinazionali sarebbero incentivate a fare in fretta ed estrarre il più possibile ogni anno. Ma in questo caso dovrebbero pagare royalties allo stato: ecco perché la vittoria del referendum non gli conviene (e conviene invece ai contribuenti).

– Sulle trivellazioni in mare pende continuamente il rischio di incidenti potenzialmente catastrofici. Si pensi ad esempio al disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel golfo del messico del 2010 (vedi fotodisastro): mare nero ancora oggi e danni incalcolabili.

Certo la vittoria del SI non eliminerebbe ogni rischio, ma almeno permetterebbe di ridurlo.

– La vittoria del SI stimolerebbe un cambiamento delle strategie energetiche del paese: – petrolio, + rinnovabili; – gas dalle trivellazioni, + biogas dalla digestione anaerobica dei rifiuti (e quindi anche – discariche e – inceneritori). Ciò permetterebbe inoltre di creare molti nuovi posti di lavoro.

A prescindere dall’esito referendario, il Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela auspica la nascita di un ampio movimento a favore dell’abolizione del quorum, in quanto è ormai chiaramente diventato un escamotage per far fallire ogni referendum, iniquo e antidemocratico per vari motivi:

– il quorum non è previsto per le altre consultazioni elettorali;

– fa si che il non-voto della maggioranza silenziosa dei cittadini, i quali non vorrebbero influire né in un senso né nell’altro, venga interpretato come un “NO” e che addirittura prevalga sulla scelta dei cittadini che invece si recano alle urne e che quindi sono effettivamente interessati alla questione oggetto del referendum;

– disincentiva coloro i quali voterebbero “NO” a recarsi alle urne, in modo che possano vincere facilmente sui “SI” aggregandosi alla massa di cittadini che non si recano alle urne per vari motivi;

– in tal modo di fatto viene meno la segretezza del voto, perché è palese che chi va a votare lo fa nella stragrande maggioranza dei casi per votare “SI”;

– si produce spesso la situazione paradossale per cui i “SI” perdono non perché sono i “NO” a prevalere (come sarebbe normalmente legittimo in un democrazia), bensì proprio per carenza di “NO”, i quali, astenendosi dal voto, puntano al mancato raggiungimento del quorum. Paradossalmente qualche NO in più spesso farebbe raggiungere il quorum e permetterebbe ai “SI” di vincere.

Tale movimento dovrebbe darsi l’obiettivo di ottenere l’abolizione (o almeno la significativa riduzione) del quorum a partire dalla prossima tornata referendaria, che con ogni probabilità riguarderà, oltre alle trivellazioni in mare, anche gli inceneritori, ovvero l’abrogazione dell’art.35 dello “sblocca italia”. Su tali quesiti è recentemente partita la raccolta firme. Ad esempio oggi 17 Aprile l’associazione Alsa raccoglierà le firme a Santa Lucia del Mela con due banchetti:

– in Piazza Milite Ignoto a partire dalle ore 10:00
– presso il Santuario Madonna della Neve dalle 17.30

Ricordiamo che per poter firmare è necessario portare con sé un documento di identità valido.

Prossimamente aggiorneremo i cittadini sugli altri banchetti e sui comuni  dove sarà possibile firmare.

Incontro alla regione sull’inceneritore del Mela: facciamo chiarezza

Martedì scorso si è svolto in III commissione Ars  un incontro sull’inceneritore del Mela. All’incontro, richiesto dai sindacati, hanno partecipato tra gli altri anche i vertici di A2A, alcune amministrazioni comunali del comprensorio del Mela ed alcuni deputati regionali che da tempo hanno mostrato un certo interesse alla questione, mentre sono state escluse le associazioni.

Spalleggiata dai rappresentanti locali dei sindacati confederali, A2A ha ribadito la volontà di andare avanti con il proprio efferato progetto del mega-inceneritore, nonostante la forte contrarietà incontrata sul territorio. Un progetto pericoloso per la valle del Mela non solo perché introduce nuovi micidiali inquinanti tipici dell’incenerimento dei rifiuti, ma anche perché la quantità di rifiuti bruciati sarebbe 20 volte superiore a quella dell’inceneritore di Vercelli, oggetto di un recente studio dell’Arpa che ha dimostrato come tale inceneritore, sebbene a norma di legge, sia stato responsabile di un allarmante incremento della mortalità e di numerose patologie tra la popolazione.

Tra i sindacati è da segnalare la posizione in controtendenza dell’UGL, che ha prodotto un documento di franca contrarietà all’ipotesi del mega-inceneritore. Anche le amministrazioni comunali ed alcuni deputati regionali del messinese hanno ribadito la propria decisa contrarietà (Zafarana, Foti e Formica), mentre l’on. Laccoto, che ha organizzato l’incontro, si è ritagliato il ruolo di “arbitro super partes”. Non sono mancate anche critiche tecniche al progetto, avanzate dal dirigente del dipartimento energia della Regione ing. Pietro Lo Monaco, che hanno irritato non poco i rappresentanti di Edipower/A2A.

Tirando le somme, martedì scorso non si è deciso alcunchè. In tale contesto non è quindi corretto parlare di “accelerazione” o di “ratifica” dell’inceneritore del Mela, come riportato sulla Gazzetta del Sud di mercoledì.                                                                                                                                                                                  vertice alla regione

Anche perchè, diciamoci la verità,  non è certo la III commissione dell’Ars che deve decidere se dare l’OK al progetto di Edipower/A2A. La procedura autorizzativa (VIA) dell’inceneritore del Mela infatti è gestita dal Ministero dell’Ambiente, ma è incappata nel parere negativo vincolante del Ministero dei Beni Culturali (e prima ancora della Soprintendenza), che si rifà al Piano Paesaggistico dell’Ambito 9. Su tale parere pende il ricorso al Tar del Lazio di Edipower, contro il quale invitiamo tutte le associazioni e le amministrazioni comunali interessate ad intervenire in giudizio (magari coordinandosi con il nostro comitato).

Quanto alla Regione, il Dipartimento dell’Ambiente ha facoltà di esprimere un parere (non vincolante) sul progetto in questione, cosa che finora non risulta abbia fatto. Ma soprattutto un ruolo di primo piano nella vicenda l’ha assunto, suo malgrado, l’Assessorato regionale ai Beni Culturali. Infatti il Piano Paesaggistico dell’ambito 9 è stato adottato nel Dicembre 2009, ma dopo oltre 6 anni aspetta ancora l’approvazione definitiva di tale assessorato. A tal proposito rinnoviamo l’invito alle 20 amministrazioni comunali che hanno preso posizione contro l’inceneritore affinchè chiedano urgentemente all’Assessore regionale ai Beni Culturali Vermiglio di approvare il suddetto Piano Paesaggistico, senza modifiche a quanto disposto per la riviera di levante del milazzese. In tal senso potrebbe essere utile anche l’organizzazione di un incontro pubblico con l’assessore.

L’articolo della Gazzetta evidentemente ha finito per fare un po’ di confusione tra la riunione in III commissione di martedì scorso ed il recente parere favorevole della Regione al piano del governo nazionale che fissa, con calcoli dilettantistici, il fabbisogno di incenerimento di ogni regione. Confermando la schizofrenia a cui l’amministrazione regionale ci ha ormai abituato, con tale parere la Regione è andata contro il proprio stesso Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti,  adottato solo pochi mesi fa. Inoltre nel proprio parere la Regione ritiene necessaria la localizzazione di due inceneritori da 200 mila tonnellate di rifiuti l’anno nel palermitano e nel catanese, più altri 4 piccoli impianti (da 60-80 mila tonnellate) sparsi negli altri ambiti della sicilia, tra cui quello messinese (il progetto di Edipower punta invece ad un impianto da 510 mila tonnellate di rifiuti l’anno). Peraltro l’ipotesi dei 4 piccoli inceneritori non ci sembra realistica sotto il mero profilo della sostenibilità economica.

Da parte nostra comunque evidenzieremo come il piano proposto dal governo nazionale sia incompatibile non solo con il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Sicilia, ormai vigente in regime di adozione, ma anche e soprattutto con le direttive europee sulla “gerarchia dei rifiuti”, che vietano l’incenerimento di tutto ciò che può essere riciclato. Pertanto il piano del governo sottoporrebbe l’italia, oltrechè a veleni micidiali, anche al rischio di sanzioni da parte dell’Europa.

C’è da dire che è in atto la raccolta firme per vari quesiti referendari, tra cui quello che punta ad abrogare l’art.35 dello “sblocca italia” che ha generato il piano in questione sul fabbisogno di incenerimento. Ad esempio domenica 17 Aprile l’associazione Alsa raccoglierà le firme a Santa Lucia del Mela con due banchetti:

– in Piazza Milite Ignoto a partire dalle ore 10:00
– presso il Santuario Madonna della Neve dalle 17.30

Ricordiamo che per poter firmare è necessario portare con sé un documento di identità valido.

Aggiorneremo i cittadini sui prossimi banchetti e sui comuni  dove sarà possibile firmare.

Ora bisogna concretizzare azioni decisive contro l’inceneritore

Il fronte contro l’inceneritore del Mela vanta ormai una “potenza di fuoco” non indifferente.

Nei tre comuni in cui si è votato (San Filippo del Mela, Pace del Mela e Gualtieri Sicaminò) i NO all’inceneritore hanno raggiunto percentuali record: complessivamente 6450 NO, pari ad uno schiacciante 97,8% dei voti, con una differenza molto contenuta da comune a comune (dal 96% di San Filippo al 99% di Pace del Mela). E’ veramente molto difficile immaginare che se si fosse votato anche negli altri comuni del comprensorio i risultati avrebbero potuto differire in maniera sostanziale.

Domenica scorsa, quando ormai ci eravamo arresi all’evidenza che il maltempo avesse rovinato la manifestazione, ecco invece arrivare oltre 2000 temerari pronti a rischiare di ritrovarsi sotto un’acquazzone pur di manifestare contro l’inceneritore.

manifestazione 13 marzo

E’ ormai chiaro a tutti che questo temuto impianto ha incontrato la netta ostilità dell’opinione pubblica di tutta l’ampia zona che ne subirebbe gli effetti nefasti (secondo alcuni studi tali effetti ricadrebbero addirittura fino ad un raggio di 30 Km).

Fortunatamente (non era scontato), all’orientamento generale dei cittadini fa eco quello delle amministrazioni comunali, che finora hanno mostrato una indiscutibile sensibilità al problema dell’inceneritore. Sensibilità ribadita nell’incontro di venerdì scorso al Teatro Trifiletti di Milazzo, organizzato dai presidenti dei consigli comunali del comprensorio, e con la presenza di vari sindaci alla manifestazione della scorsa domenica.

A questo punto, nella complessa partita contro l’inceneritore, è necessario concretizzare azioni efficaci e potenzialmente decisive. E le occasioni in tal senso per le amministrazioni comunali non mancano di certo.

Già, perché forse ancora non tutti hanno chiaro che la realizzazione dell’impianto proposto da Edipower ha incontrato un grosso ostacolo: il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9.  Si tratta del più forte strumento di pianificazione territoriale, gerarchicamente superiore a qualsiasi altro strumento urbanistico. Neanche il cosiddetto “Sblocca Italia” o una decisione governativa potrebbero scavalcarlo.  L’incompatibilità del progetto Edipower con tale Piano, ribadita peraltro nei pareri negativi della Soprintendenza (parere sopri.me) e del Ministero dei Beni Culturali (Parere MiBAC), è palese. Infatti l’Art.55 del Piano dispone chiaramente il divieto alla realizzazione di nuovi impianti industriali presso la raffineria e la centrale elettrica della riviera di levante del Milazzese. Il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali ha peraltro valore vincolante nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale cui è sottoposto il progetto Edipower.

Capitolo chiuso quindi?  Non proprio, perché:

  • L’azienda è determinata a perseguire il suo infausto progetto, infischiandosene sia della volontà popolare, sia delle deliberazioni contrarie di praticamente tutti i comuni da Messina a Furnari, sia di ogni proposta alternativa all’inceneritore che il nostro comitato ha avanzato in merito alla riconversione della centrale ed a un corretto ciclo dei rifiuti. E tale determinazione si è concretizzata nel ricorso depositato da Edipower lo scorso 23 Febbraio al TAR del Lazio contro il parere del Ministero dei Beni Culturali.
  • La volontà del Ministro dell’Ambiente Galletti e più in generale del Governo Renzi è indiscutibilmente orientata verso la realizzare di nuovi inceneritori “ad ogni costo”. Il governo infatti finora è rimasto sordo anche di fronte all’evidenza, sottolineata ad esempio dalla dott. Margherita Bologna con il suo progetto di “Riciclo Totale”, dell’esistenza di tecnologie che, se opportunamente integrate, sono capaci di avviare al riciclaggio praticamente il 100% dei rifiuti (inclusa la frazione non differenziata), abolendo ogni ricorso a discariche e inceneritori.
    Alla volontà pro-inceneritori del governo nazionale fa eco la ricattabilità del governo regionale, che si traduce sostanzialmente in una sudditanza obbligata in materia di rifiuti, vista la perenne cattiva gestione del problema da parte della Regione Siciliana, che “vanta” livelli di raccolta differenziata da terzo mondo. Sudditanza che di fatto mette “fuori gioco” il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, che pure è stato aggiornato con il necessario adeguamento lo scorso Gennaio e che di fatto non prevede la realizzazione di classici inceneritori in Sicilia, o almeno non nelle dimensioni previste dal Governo Renzi e dal progetto Edipower.
  • Il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 è vigente in Regime di salvaguardia in quanto adottato con DDG n.8470 del 4.12.2009, ma non risulta ancora approvato in via definitiva. Pertanto sarebbero teoricamente possibili delle motivate modifiche nell’approvazione finale da parte dell’Assessorato regionale ai Beni Culturali.

Non è difficile immaginare che delle pressioni volte a “rimuovere l’ostacolo” siano in atto. Pressioni che potrebbero essere volte proprio ad ottenere una modifica dell’art.55 del Piano Paesaggistico. E’ vero che una siffatta modifica dovrebbe essere motivata quanto meno da valide osservazioni inviate nei tre mesi successivi alla pubblicazione del Piano (avvenuta a cavallo tra il 2009 e il 2010), ma è anche vero che gli effetti di possibili (speriamo di no) “forti pressioni” dall’alto devono essere messi in conto.

E’ proprio su questi aspetti che si dovrebbe concentrare la “potenza di fuoco” delle nostre amministrazioni comunali: da un lato costituendosi in giudizio per avversare il ricorso di Edipower e dall’altro prendendo le difese dell’Art. 55 del Piano Paesaggistico dell’ambito 9.

Già con una lettera aperta dello scorso 22 Febbraio avevamo invitato le amministrazioni comunali ad inoltrare una formale richiesta all’Assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio per ottenere l’approvazione del Piano senza modifiche dell’Art.55, soprattutto per quel che riguarda le prescrizioni che vietano la realizzazione di nuovi impianti nell’area industriale del milazzese.

Sembrerebbe che i Sindaci dei sette comuni dell’AERCA abbiano colto l’invito, anche se la richiesta che avrebbero inviato all’assessore Vermiglio non è ancora stata resa pubblica nel dettaglio, ma appare necessario che anche le amministrazioni del comprensorio facciano altrettanto.

Nell’incontro di venerdì scorso al Teatro Trifiletti il vicepresidente del consiglio comunale di Merì, Marilisa Grillo, ha letto il testo della richiesta che la propria amministrazione ha inviato a Vermiglio, che riportiamo integralmente:

“Egregio dott. Carlo Vermiglio,

Il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 – Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) è stato adottato con DDG n.8470 del 4.12.2009.

Il suddetto Piano ha acquisito enorme rilevanza nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale del progetto “Impianto di valorizzazione energetica di CSS da realizzarsi nella Centrale Termoelettrica esistente di San Filippo del Mela (ME)”, la cui istanza è stata presentata da  Edipower SpA al Ministero dell’Ambiente il 22 settembre 2015.

Il progetto prevede la realizzazione di un gigantesco impianto di incenerimento, con capacità di 510.000 tonnellate l’anno di CSS (combustibile derivato da rifiuti), rischiando di inficiare ulteriormente l’incantevole paesaggio del golfo di Milazzo, nonché di aggravare i rischi sanitari per la popolazione del già martoriato comprensorio della Valle del Mela.

La Soprintendenza di Messina ed il Ministero per i Beni e le attività culturali hanno espresso parere negativo nei confronti del suddetto progetto rispettivamente il 5 Novembre ed il 2 Dicembre 2015.

Tali pareri si fondano sull’incompatibilità del progetto con il Piano Paesaggistico d’Ambito 9 ed in particolare con l’art. 55, il quale, in merito agli impianti industriali del milazzese, fissa concetti chiari e sacrosanti:

“Il paesaggio [del milazzese] … possiede valenze storiche, paesaggistiche, architettoniche ed ambientali notevolissime e storicamente vede una zona fra le migliori e le più ambite proprio nella riviera di levante, oggi sede di insediamenti industriali che confliggono fortemente con i valori e le valenze che i luoghi ancora possiedono, rispetto a cui soprattutto alcuni impianti industriali si configurano come detrattori paesaggistici tra l’altro lesivi di potenzialità economiche non indifferenti
[Tali impianti] hanno avuto gravi ricadute negative sia sullo sviluppo urbanistico e più in generale sul contesto territoriale delle aree limitrofe, soggette a grave degrado paesaggistico-ambientale…, sia sullo sviluppo economico, con ricadute negative per l’intera provincia.[…]
In un’ottica di sviluppo sostenibile è necessario rimuovere gradualmente i fattori di degrado e recuperare e riconvertire l’area, favorendo attività produttive a basso impatto ambientale che garantiscano la conservazione e, soprattutto, la trasmissione alle generazioni future di un patrimonio culturale e paesaggistico irripetibile.[…]
Gli impianti di produzione d’energia e di raffinazione rappresentano i due poli industriali a maggior incidenza sui fattori di degrado del Paesaggio Locale e costituiscono detrattori paesistici. […]

E’ necessario che vengano adottati tutti i possibili accorgimenti per ridurre il carico inquinante e mitigare l’impatto visivo di tali impianti ed è vietato il potenziamento degli stessi e l’ampliamento delle aree interessate.
Deve essere prevista la graduale e progressiva eliminazione degli impianti anzidetti e una riconversione produttiva dell’area che non confligga con la sua naturale vocazione paesaggistica.”

 Il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 è vigente in regime di adozione, ma, da quanto risulta, non ancora approvato.

Appare evidente come un’approvazione del Piano che confermi l’indirizzo sopra riportato per l’area industriale di Milazzo diviene di precipua importanza per salvaguardare sia la salute dei 150 mila cittadini che vivono nel comprensorio, sia il suo patrimonio culturale e paesaggistico, nonchè le importanti potenzialità economiche che da esso derivano.

Tale esigenza è dovuta anche al ricorso che Edipower S.p.A. ha depositato il 23 Febbraio c.a. al TAR del Lazio contro il parere, di natura vincolante, del Ministero per i Beni e le attività culturali.

Per i motivi sopra riportati si richiede l’approvazione del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 e soprattutto la conferma, senza sostanziali modifiche, dell’art. 55 ed in particolare degli indirizzi, delle direttive e delle prescrizioni della specifica 12D- Paesaggio della riviera di levante”.

Sulla scorta di questa esemplare iniziativa, auspichiamo che anche le altre amministrazioni si muovano in maniera analoga, facendo propria, qualora non lo avessero già fatto, una simile richiesta all’Assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana.

Invitiamo inoltre le amministrazioni comunali a costituirsi in giudizio per avversare il ricorso presentata al Tar del Lazio da Edipower.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

www.cittadinicontroinceneritore.org  –
Email: cittadinicontroinceneritore@gmail.com

In uno stato di diritto avremmo già vinto. Domenica 13 Marzo rigettiamo il ricorso di A2A

L’inceneritore proposto da A2A appare sempre più come un corpo estraneo rigettato dalla Valle del Mela. Già sommerso da centinaia di pagine di osservazioni opposte da comitati, associazioni, comuni e dall’Ordine dei Medici, osteggiato dalle delibere consiliari di quasi tutti i comuni tirrenici che vanno da Messina a Furnari, l’inceneritore è ormai percepito come una grave minaccia dalla gente, tanto che i cittadini che finora hanno avuto l’occasione di farlo (a San Filippo del Mela e Gualtieri) hanno votato NO all’inceneritore con percentuali del 96-99%, mentre Domenica 6 Marzo saranno chiamati al voto i cittadini di Pace del Mela.

Come se non bastasse, adesso è chiaro che il progetto ha ricevuto l’altolà anche della Soprintendenza e del Ministero dei Beni Culturali, il cui parere negativo è vincolante.

Tali bocciature si basano essenzialmente sul Piano Paesaggistico d’Ambito 9, il cui art.55 è inequivocabile: le grandi industrie costituiscono un grave detrattore paesaggistico per l’incantevole golfo di Milazzo, provocando un grave danno ambientale ed economico a tutto il comprensorio; sono pertanto vietati nuovi impianti ed anzi gli impianti già esistenti dovrebbero andare incontro alla progressiva dismissione.ricorso

Ma A2A non molla. La società lombarda, anziché prendere atto che l’inceneritore nella valle del Mela “non s’ha da fare” e considerare le nostre proposte alternative, non vuole rinunciare a bruciare la spazzatura di mezza italia a casa nostra.

Così ha presentato ricorso al TAR contro il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali. Ma più che contro quest’ultimo il ricorso di A2A si rivolge contro il tanto reclamato diritto dei 150 mila abitanti del nostro comprensorio a vivere in un ambiente non inquinato e a non veder ulteriormente aggravati i rischi per la propria salute.

Di certo c’è che in un perfetto stato di diritto la bocciatura dell’ “inceneritore del Mela” dovrebbe essere già scontata. Purtroppo però l’esperienza ci insegna che quando ci sono grossi interessi in ballo non sono rari i tentativi di far diventare bianco il nero.

Ecco perché è importante scendere di nuovo in piazza domenica 13 Marzo a Milazzo, partecipando alla Manifestazione contro l’inceneritore, che partirà alle ore 15 da Piazza San Papino: per lanciare dei messaggi forti e chiari alle istituzioni. E cioè che i cittadini della valle del Mela non sono più disposti a sopportare abusi sulla propria pelle; che l’Art.55 del Piano Paesaggistico d’Ambito 9 dev’essere pienamente applicato ed approvato senza modifiche; che bisogna aprire un percorso per favorire soluzioni alternative di riconversione della centrale (come quelle da noi proposte su cittadinicontroinceneritore.org), volte a creare maggiore occupazione, eliminare i rischi per la salute e risolvere il problema dei rifiuti.

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Alla manifestazione contro l’inceneritore del 13 Marzo, indetta da “#decidiamoNoi”, il coordinamento di 36 associazioni milazzesi che “credono in uno sviluppo diverso per questo territorio”, hanno aderito tutte le realtà del movimento contro l’inceneritore.