Tutti al voto oggi per difendere il mare, ma anche il nostro diritto di decidere

A pochi mesi dai referendum in tre comuni della Valle del Mela che hanno dimostrato la forte contrarietà dei cittadini verso l’inceneritore, oggi siamo chiamati nuovamente alle urne per un importante referendum. Stavolta si vota in tutta Italia e il quesito riguarda le trivellazioni in mare.

Come per ogni referendum pesa come un macigno l’obiettivo difficilissimo del quorum. A questo meccanismo già di per sé iniquo ed antidemocratico si aggiunge puntualmente uno spudorata strategia che punta a far fallire ogni referendum. La casta dei politici infatti teme la possibilità che i cittadini possano decidere su questioni importanti e fa di tutto per conservare il proprio monopolio del potere decisionale.

Se il referendum sulle trivellazioni fosse stato accorpato alle elezioni amministrative del 5 giugno, come da più parti era stato chiesto, si sarebbero potuti risparmiare ben 300 milioni di euro dei cittadini. Ma poiché in quel modo l’affluenza alle urne sarebbe stata maggiore, con maggiori chance di raggiungere il quorum, il governo ha preferito buttare 300 milioni pur di boicottare il referendum. Quindi non stupisce che il governo – dimostrando ancora una volta il proprio elevato senso delle istituzioni – abbia anche invitato i cittadini a non recarsi alle urne.

La migliore risposta che i cittadini possono dare a questa politica arrogante e spudorata è quella di recarsi alle urne oggi, a prescindere da come la si pensi riguardo a questo particolare quesito e da come ognuno sceglierà di votare (SI, NO o scheda bianca). In tal modo, sia che il quorum venga o meno raggiunto, i cittadini non si renderanno complici di chi li vorrebbe privare di un importante diritto.

Entrando nel merito del quesito referendario, sebbene il nostro Comitato inviti comunque ad andare a votare a prescindere dalle opinioni di ognuno, sono molteplici i motivi per cui sarebbe a nostro avviso auspicabile una vittoria del SI:

– la vittoria del SI rimetterebbe un termine alle concessioni già esistenti per le trivellazione entro le 12 miglia dalla costa. In caso contrario tali trivellazioni si protrarranno “a tempo indeterminato”. Ciò costituirebbe un enorme regalo alle multinazionali petrolifere a danno delle casse pubbliche. Infatti le royalties che le multinazionali pagano allo stato prevedono una franchigia: se le estrazioni avvengono lentamente e ogni anno l’estrazione non supera un certo quantitativo le multinazionali non devono pagare alcuna royalty. Così facendo le multinazionali sono incentivate a prendersela comoda, prolungando l’estrazione praticamente in eterno. Viceversa con una concessione limitata nel tempo, le multinazionali sarebbero incentivate a fare in fretta ed estrarre il più possibile ogni anno. Ma in questo caso dovrebbero pagare royalties allo stato: ecco perché la vittoria del referendum non gli conviene (e conviene invece ai contribuenti).

– Sulle trivellazioni in mare pende continuamente il rischio di incidenti potenzialmente catastrofici. Si pensi ad esempio al disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel golfo del messico del 2010 (vedi fotodisastro): mare nero ancora oggi e danni incalcolabili.

Certo la vittoria del SI non eliminerebbe ogni rischio, ma almeno permetterebbe di ridurlo.

– La vittoria del SI stimolerebbe un cambiamento delle strategie energetiche del paese: – petrolio, + rinnovabili; – gas dalle trivellazioni, + biogas dalla digestione anaerobica dei rifiuti (e quindi anche – discariche e – inceneritori). Ciò permetterebbe inoltre di creare molti nuovi posti di lavoro.

A prescindere dall’esito referendario, il Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela auspica la nascita di un ampio movimento a favore dell’abolizione del quorum, in quanto è ormai chiaramente diventato un escamotage per far fallire ogni referendum, iniquo e antidemocratico per vari motivi:

– il quorum non è previsto per le altre consultazioni elettorali;

– fa si che il non-voto della maggioranza silenziosa dei cittadini, i quali non vorrebbero influire né in un senso né nell’altro, venga interpretato come un “NO” e che addirittura prevalga sulla scelta dei cittadini che invece si recano alle urne e che quindi sono effettivamente interessati alla questione oggetto del referendum;

– disincentiva coloro i quali voterebbero “NO” a recarsi alle urne, in modo che possano vincere facilmente sui “SI” aggregandosi alla massa di cittadini che non si recano alle urne per vari motivi;

– in tal modo di fatto viene meno la segretezza del voto, perché è palese che chi va a votare lo fa nella stragrande maggioranza dei casi per votare “SI”;

– si produce spesso la situazione paradossale per cui i “SI” perdono non perché sono i “NO” a prevalere (come sarebbe normalmente legittimo in un democrazia), bensì proprio per carenza di “NO”, i quali, astenendosi dal voto, puntano al mancato raggiungimento del quorum. Paradossalmente qualche NO in più spesso farebbe raggiungere il quorum e permetterebbe ai “SI” di vincere.

Tale movimento dovrebbe darsi l’obiettivo di ottenere l’abolizione (o almeno la significativa riduzione) del quorum a partire dalla prossima tornata referendaria, che con ogni probabilità riguarderà, oltre alle trivellazioni in mare, anche gli inceneritori, ovvero l’abrogazione dell’art.35 dello “sblocca italia”. Su tali quesiti è recentemente partita la raccolta firme. Ad esempio oggi 17 Aprile l’associazione Alsa raccoglierà le firme a Santa Lucia del Mela con due banchetti:

– in Piazza Milite Ignoto a partire dalle ore 10:00
– presso il Santuario Madonna della Neve dalle 17.30

Ricordiamo che per poter firmare è necessario portare con sé un documento di identità valido.

Prossimamente aggiorneremo i cittadini sugli altri banchetti e sui comuni  dove sarà possibile firmare.

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