Duro schiaffo all’inceneritore di A2A ed al Soprintendente Micali

Continua la levata di scudi contro la paradossale posizione assunta dal nuovo Soprintendente Micali.

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Orazio Micali

Mercoledì si e’ infatti svolto a Giammoro un proficuo incontro tra amministrazioni comunali, comitati ed associazioni. L’incontro ha prodotto un documento, già inviato al Ministero dei Beni Culturali, in cui si sconfessa la paradossale nota pro-inceneritore del 19 Gennaio firmata dal Soprintendente Orazio Micali.

Il documento – sottoscritto, oltre che dai comitati e dalle associazioni presenti, anche dalle amministrazioni comunali di Pace del Mela, Milazzo, S.Pier Niceto, S.Lucia del Mela, Gualtieri, Condro’ e Monforte – termina con la richiesta al Ministero dei Beni Culturali di confermare senza indugi il parere negativo, in quanto la nuova documentazione presentata da A2A non muta la sostanza del progetto, trattandosi in ogni caso di un nuovo impianto che dovrebbe sorgere laddove il Piano Paesaggistico da poco approvato vieta nuovi impianti ed anzi dispone la progressiva eliminazione di quelli esistenti.

Clamorosa l’assenza, anche se non del tutto inaspettata, dell’amministrazione di S.Filippo del Mela, sebbene invitata all’incontro.

Ricordiamo che il nostro Comitato, una volta acquisita con regolare richiesta di accesso atti la nota di Micali, era immediatamente intervenuto insieme con l’ADASC, MAN ed altre associazioni per smentire punto per punto il paradossale e pericoloso autogol del nuovo Soprintende Micali e per chiedere al Ministero dei Beni Culturali la conferma del parere negativo già in precedenza reso contro l’inceneritore di A2A.

La novità e’ che adesso siamo riusciti ad ottenere, a tempo record, un intervento analogo anche da parte di diverse amministrazioni comunali della Valle del Mela, cosa che ovviamente avra’ un certo peso nell’ambito delle valutazioni che il Ministero dei Beni Culturali dovra’ fare.

Adesso la palla passa quindi al Ministero dei beni culturali, che dovra’ scegliere se schierarsi dalla parte del diritto, dei cittadini, del territorio, della tutela dei beni paesaggistici o  se invece seguire il diverso percorso che il nuovo Soprintendente Micali ha tentato di tracciare.

Invitiamo anche le altre amministrazioni comunali del comprensorio, nonchè la Citta’ metropolitana di Messina, a prendere posizione  ed ad intervenire sulla questione.

Finalmente! Un carnevale senza industrie velenose tra gli sponsor

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Era ora!

Le Pro Loco di Milazzo stavolta hanno fatto a meno di chi inquina e vuole inquinare ancora di più il nostro territorio:  negli sponsor del Carnevale Milazzese non figurano infatti nè la RAM, nè A2A.

Speriamo che questo segni per le pro loco milazzesi un durevole cambio di rotta.

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Del resto, la sponsorizzazione di certi eventi a Milazzo da parte delle due principali fonti di inquinamento (e verosimilmente di malattie) ultimamente è apparsa sempre più grottesca.

Sebbene in certi casi abbiano assunto le forme di un vero e proprio lavaggio del cervello (come al Tono Summer Fest della scorsa estate), ultimamente le sponsorizzazioni di RAM e A2A non hanno affatto sortito gli effetti desiderati, ovvero non sono riuscite a  comprare il favore dei cittadini ed ad annullarne le coscienze. Anzi, spesso si sono rivelate un clamoroso boomerang, come nel caso del concerto di capodanno dei Tinturia, che, in barba agli sponsor, hanno denunciato pubblicamente l’inquinamento del comprensorio con chiari riferimenti alla raffineria ed al progetto dell’inceneritore.

Inoltre i cittadini sono sempre più refrattari ad accettare la favoletta delle industrie benefattrici.

Forse è anche per questo che il lavaggio del cervello ultimamente si è concentrato sui giovani studenti dell’Istituto Tecnico Industriale MaJorana di Milazzo. Da più di un anno questi ragazzi sono continuo bersaglio della propaganda di A2A: assemblee di istituto trasformate in comizi dello staff A2A a favore dell’inceneritore, convegni, brochure, materiale propagandistico ed ora anche visite degli studenti alla Centrale, costretti a passarvi tutta la giornata ed ad ascoltare le menzogne pro-inceneritore.

vadalaTutto ovviamente con il bene placito del dirigente scolastico Stellario Vadalà (in foto), a cui già da un anno abbiamo chiesto, senza alcun proficuo riscontro, che fosse data ai ragazzi la possibilità di conoscere anche le ragioni opposte a quelle di A2A, nell’ambito di un dibattito in cui fossero presenti entrambe le parti.

Soprintendenza, 8 pagine di puro delirio: colpo di coda di A2A?

Ha destato aspre polemiche la singolare richiesta della Soprintendenza di annullare il parere contrario all’inceneritore di A2A, rilasciato in precedenza dalla stessa Soprintendenza.

La richiesta è contenuta in una nota del 19/1/2017, di cui abbiamo dato notizia avendola acquisita a seguito di una richiesta di accesso agli atti. Nella suddetta nota si dispone anche un “congelamento” della valutazione del progetto.

Lo scalpore era inevitabile, soprattutto in considerazione di quanto sia apparsa strana e sospetta una simile mossa da parte della Soprintendenza: cercare di buttare fango su un atto emesso poco più di un anno prima dallo stesso Ufficio, sebbene con un Soprintendente diverso. A molti sarà balenato il sospetto che stavolta i pubblici uffici siano stati utilizzati per scopi che non hanno nulla a che vedere con i nobili compiti di tutela e valorizzazione dei beni culturali che spettano alla Soprintendenza.

Ancora più singolare è il fatto che gli argomenti utilizzati nella nota, firmata dal nuovo Soprintende Orazio Micali (nella foto), orazioappaiono degni del ricorso che A2A ha presentato proprio contro il parere che la nota contesta. Ricorso che è rivolto anche e soprattutto contro la Soprintendenza, formalmente rappresentata proprio dal Soprintendente, che quindi in teoria dovrebbe intervenire per difendere quel parere: l’esatto opposto di quanto fatto con la nota del 19 Gennaio scorso.

Insomma un’iniziativa paradossale che tuttavia, in un certo senso, era prevedibile. Non dobbiamo infatti dimenticare il contesto entro cui si sviluppa tale paradosso. Il Piano Paesaggistico, che di fatto vieta la realizzazione di altri grossi impianti industriali (e quindi anche dell’inceneritore) nella valle del Mela, è stato approvato da un mese e mezzo e se ne attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E’ chiaro quindi che A2A stia cercando di fare l’impossibile per salvare il suo progetto. A buon intenditore poche parole.

Ma a prescindere dalle polemiche sull’inopportunità della recente nota della Soprintendenza, è utile entrare nel merito delle contestazioni sollevate dal Soprintendente Micali al precedente parere negativo.
A ben vedere in tali contestazioni, esaminate in maniera analitica e lucida, non si riesce ad intravvedere nulla di sensato. Si tratta infatti di contestazioni frutto di travisamenti, insinuazioni gratuite, quando non veri e propri clamorosi abbagli.

Ad esempio si imputa al precedente parere di aver applicato alcune norme del Piano e non altre: ma è chiaro che il Piano si articola in 128 pagine e che il parere abbia preso in considerazioni solo le norme rilevanti ai fini della valutazione del progetto. Le norme che, secondo Micali, sarebbero state “trascurate” a ben vedere non c’entrano nulla con il progetto dell’inceneritore.

Inoltre, seguendo un argomento già utilizzato da A2A, Micali si chiede come mai sia stato dato parere contrario all’inceneritore, mentre in precedenza la Soprintendenza ha autorizzato altri impianti nella stessa Centrale Elettrica, come ad esempio il fotovoltaico ed il solare termodinamico.

Ma Soprintendente, ci è o ci fa? Ma le pare che l’impatto ambientale e paesaggistico dell’inceneritore (che, per stessa ammissione di A2A, sarebbe visibile a decine di Km di distanza) sia comparabile con quello degli impianti fotovoltaici e di solare termodinamico, che dall’esterno della centrale non sono neanche visibili?

Ovviamente abbiamo già provveduto a dettagliare per iscritto queste ed altre osservazioni sulla recente nota di Micali sia al Dipartimento regionale che al Ministero dei beni culturali.

Cosa succederà adesso?

Il Dipartimento regionale dei beni culturali, presieduto dal palermitano Gaetano Pennino, dovrà adesso decidere se accogliere o rigettare, come da noi auspicato, la richiesta della Soprintendenza di annullare il precedente parere negativo sull’inceneritore del Mela.

Da questa decisione dipenderanno anche le mosse del Ministero dei beni culturali, il cui parere sull’inceneritore è vincolante.

Nel frattempo si attende ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, approvato il 29/12/2016 dall’Assessore ai beni culturali Carlo Vermiglio. Un Piano che di fatto mette “fuori legge” il progetto dell’inceneritore di A2A, a prescindere da pareri e giravolte degli enti pubblici.

Eppure la pubblicazione del Piano approvato tarda ad arrivare, tanto che qualcuno già sospetta che si stia cercando in questo modo di favorire qualcuno. Del resto, dopo quanto accaduto in Soprintendenza, ogni dubbio è lecito.

Naturalmente il Dipartimento regionale dei beni culturali ed il Servizio Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana possono fugare ogni dubbio, come noi auspichiamo, procedendo ad una celere pubblicazione del Piano Paesaggistico e rigettando la richiesta di annullamento del parere negativo al progetto di A2A.

Colpo di scena: la Soprintendenza tradisce se stessa e da una mano all’inceneritore

Il 5 Novembre 2015 la Soprintendenza di Messina emetteva un parere negativo nei confronti del progetto del mega-inceneritore di A2A. La Soprintendenza evidenziava come l’inceneritore sia incompatibile con il Piano Paesaggistico, allora vigente in regime di adozione, il quale dispone la progressiva eliminazione degli impianti della raffineria e della centrale termoelettrica. Viceversa l’inceneritore costituirebbe un vero e proprio nuovo impianto che verrebbe ad aggiungersi a quelli già esistenti e che quindi appesantirebbe ulteriormente il danno arrecato all’incantevole paesaggio del golfo di Milazzo.

La Soprintendenza sembrava determinata nell’applicare fino in fondo gli obiettivi di tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici espressi nel Piano, che peraltro è stato redatto dalla stessa Soprintendenza nel 2009.

Ma con la nomina del nuovo Soprintendente, Orazio Micali, la linea sembra cambiata in maniera preoccupante.

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Il nuovo Soprintendente di Messina, Orazio Micali

Come da prassi, il Ministero dei Beni Culturali ha chiesto alla Soprintendenza di valutare la nuova relazione paesaggistica prodotta da A2A nei mesi scorsi. Quest’ultima di fatto ha riproposto lo stesso impianto, cercando invano di “abbellirlo” con alberelli e colori avveneristici.

Accorgimenti che non possono certo cambiare il nocciolo della questione, ovvero il fatto che l’inceneritore costituirebbe un nuovo impianto in un’area dove il Piano Paesaggistico vieta la realizzazione di nuovi impianti ed anzi dispone la progressiva eliminazione di quelli esistenti.

La risposta più ovvia della Soprintendenza sarebbe stata quindi quella di confermare il parere negativo espresso più di un anno fa, tanto più che adesso il Piano Paesaggistico è stato definitivamente approvato.

Invece è arrivato il colpo di scena: con una nota del 19 Gennaio scorso, di cui siamo venuti a conoscenza in seguito ad una richiesta di Accesso agli Atti, il nuovo Soprintendente Orazio Micali ha chiesto l’annullamento del precedente parere negativo e ha disposto la sospensione della valutazione paesaggistica dell’inceneritore.

Ma c’è di più, la nota in questione sembra voler delegittimare non solo il parere negativo del precedente Soprintendente ma anche lo stesso Piano Paesaggistico dell’Ambito 9.

Leggendo la nota firmata da Micali a tratti abbiamo avuto l’impressione di leggere la memoria difensiva degli avvocati di A2A. O anche peggio, visto che nel memoriale di A2A almeno si riconosceva il valore giuridico delle Direttive del Piano, una volta che quest’ultimo fosse stato approvato.  Nella recente nota della Soprintendenza invece si mette in dubbio tale valore, proprio adesso che il Piano Paesaggistico è stato finalmente approvato.

Sintomatico anche il fatto che nella suddetta nota si cerchi di delegittimare le osservazioni del nostro Comitato, criticando il MiBACT che ha giustamente chiesto alla Soprintendenza di tenerne conto. Secondo Micali tale richiesta sarebbe “irrituale”, sottolineando che il “Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela ha pubblicamente dichiarato e manifestato un’opposizione tout court alla realizzazione del progetto di termovalorizzazione” (vedi Fig.2)

irrituale
Fig. 2

Un’espressione dal sapore discriminatorio, in quanto le osservazioni di cittadini ed associazioni andrebbero valutate nel merito, non scartate in base alle idee dell’osservante.

Riteniamo i contenuti della suddetta nota gravi e potenzialmente lesivi dei beni e dei valori paesaggistici che la Soprintendenza ha il compito di tutelare. Vogliamo almeno sperare che il Dipartimento regionale dei beni culturali non accolga la paradossale richiesta di Micali di annullare il precedente parere negativo della Soprintendenza.

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La Regione da il via all’iter del Piano Inceneritori (ed è pure sbagliato)

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Nel totale silenzio generale, il 12 Gennaio scorso è stata avviata la procedura di Verifica di Assoggettabilità a VAS relativa al Piano per la realizzazione degli inceneritori in Sicilia.

Mentre diverse regioni (Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Campania, Lombardia, ecc…), alcune anche targate PD, hanno alzato le barricate contro il Piano inceneritori del governo, la Regione Siciliana ha subito seguito le direttive governative, predisponendo un proprio Piano Regionale finalizzato alla realizzazione di 6 inceneritori, di cui uno previsto anche in provincia di Messina (sebbene distinto da quello finora proposto da A2A), per un totale di 700 mila tonnellate l’anno di rifiuti da bruciare in tutta la regione.

Tra tutte le regioni, la Sicilia è quella più pesantemente colpita dal Piano inceneritori del governo: un Piano che presenta vari profili di illegittimità e contro il quale sono pendenti diversi ricorsi al Tar Lazio.

Il Piano dei 6 inceneritori della Regione stravolge completamente il vigente Piano Regionale dei rifiuti (PRGR), aggiornato solo un anno fa e mai applicato, ed è, al pari del Piano del governo, completamente incompatibile con la “Gerarchia dei rifiuti” prevista dalle normative comunitarie e nazionali.

Sono due le differenze più lampanti del “nuovo” Piano rispetto al PRGR del 2012 ed al suo “Adeguamento” del Gennaio 2016 (ancora formalmente vigenti ma mai effettivamente applicati, chissà come mai):

  1. L’adeguamento del Gennaio 2016 del vecchio PRGR dà priorità, nel trattamento dei rifiuti indifferenziati, al recupero di materia (previo trattamento negli impianti TMB). Viceversa nel “nuovo” Piano scompare il recupero di materia della frazione secca dei rifiuti indifferenziati.
  2. Il PRGR del 2012 di fatto non prevede veri e propri inceneritori, mentre col Piano adesso proposto verrebbero bruciati anche rifiuti riciclabili.

Per quanto riguarda la provincia di Messina bisogna riconoscere che il Piano proposto dalla Regione è incompatibile con il mega-inceneritore di A2A, ma prevedere comunque un inceneritore da 80 mila tonnellate l’anno da ubicare in provincia (non è ancora chiaro il luogo esatto, visto che dovrebbe avere una distanza minima di 3 km dai centri abitati).

Da un punto di vista prettamente formale, c’è da dire che la procedura di Verifica di Assoggettabilità appena avviata è del tutto fuori luogo, in quanto la legge prevede (Art.6 del DLgs. 152/2006) che i Piani dei rifiuti vengano sottoposti direttamente a Valutazione Ambientale Strategica, senza una preliminare verifica di assoggettabilità.

Questi i link ove è possibile reperire la documentazione della Procedura in corso:

  • Elenco delle VAS regionali in corso (cercare “vas r44bis” per trovare quella del Piano inceneritori):

http://si-vvi.artasicilia.eu/si-vvi/faces/jsp/public/navigatore.jsp?p=articolo12 

  • Istanza per l’avvio della procedura:

http://si-vvi.artasicilia.eu/si-vvi/d/d/workspace/SpacesStore/b02b00a5-0156-4661-98ed-2d7fc1e0071b/VAS%20R44BIS%20ISTANZA.pdf?property={http://www.alfresco.org/model/content/1.0}content&guest=true

  • Testo del Piano sottoposto a valutazione:

http://si-vvi.artasicilia.eu/si-vvi/d/d/workspace/SpacesStore/ce62e5c6-5f1f-4143-a030-b00ffde4bdea/VASR44BIS.rar?property={http://www.alfresco.org/model/content/1.0}content&guest=true

Per consultare il testo del Piano da questo link è necessaria una password che noi non conosciamo.

Il testo del Piano è pero consultabile anche nella  delibera di “apprezzamento” del 3-ottobre-2016  della Giunta Regionale.

VITTORIA! Finalmente approvato il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9

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Una splendida notizia è giunta ieri sera: l’Assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio è stato di parola ed ha firmato il decreto di APPROVAZIONE del PIANO PAESAGGISTICO dell’Ambito 9.

Una svolta storica per il nostro territorio, soprattutto perché il Piano dispone la progressiva riduzione ed eliminazione dell’industria pesante dal nostro territorio (Raffineria e Centrale Termoelettrica). Inoltre l’approvazione del Piano molto probabilmente sarà decisiva nella partita contro l’inceneritore di A2A.

Si sono così create le premesse per uno sviluppo diverso del nostro comprensorio. Uno sviluppo che parta finalmente dalla valorizzazione di un patrimonio paesaggistico, ambientale e storico unico al mondo. Un patrimonio con importantissime potenzialità economiche ed occupazionali, che finora è stato mortificato e deturpato da scelte a tutto vantaggio di grossi gruppi industriali, che hanno danneggiato la salute dei cittadini, l’ambiente e lo sviluppo delle naturali potenzialità del territorio.

Peraltro il Piano garantisce finalmente la tutela e la valorizzazione del paesaggio della gran parte della Provincia di Messina, da Taormina fino a Brolo.

Quindi festeggiamo di cuore l’anno nuovo, brindando ad un futuro migliore per la nostra terra, per noi e per i nostri figli.

 Ringraziamo tutti coloro che ci hanno sostenuto per il raggiungimento di questo importante risultato. Un ringraziamento va anche a chi, all’interno delle istituzioni, vi ha a vario titolo contribuito attivamente: il Capo della Segreteria Tecnica dell’Assessore Regionale Avv.  Nunziello Anastasi, l’ On. Nino Germanà, i Sindaci e le amministrazioni Comunali del Comprensorio in particolare Milazzo, Pace del Mela, San Pier Niceto, Santa Lucia del Mela, Gualtieri Sicaminó , Condrò, Monforte e il Sindaco della Città Metropolitana di Messina Renato Accorinti.

Ovviamente la lotta non è finita, dovremo continuare a lottare ancora più strenuamente, soprattutto perché siamo certi che i grossi gruppi industriali non si rassegneranno e cercheranno di impedire con ogni mezzo l’applicazione del Piano, ma almeno adesso sappiamo che il diritto è dalla nostra parte.

Intanto sono state respinte, come testimoniato dal decreto assessoriale, le obiezioni avanzate dalla Raffineria, che pretendeva di restare immune dalle disposizioni del Piano.

Aspettiamo adesso che venga reso pubblico il testo integrale del Piano appena approvato.

 

NOTE:

Il testo del decreto assessoriale è consultabile al seguente link:

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssBeniCulturali/PIR_Decretiassessoriali/DDA%206682%20del%2029.12.2016%20di%20approvazione%20PP%20Ambito%209%20ME.pdf

Gli inceneritori, ovvero il modo migliore per NON risolvere l’emergenza rifiuti e fare affari sulla pelle dei cittadini

Con gli articoli a favore degli inceneritori dello scorso weekend la Gazzetta del Sud si è definitivamente schierata con il “partito degli inceneritori”. Soprattutto dopo averci negato il diritto di replica. Si tratta di un’autentica disinformazione a senso unico sui cui reali motivi si potrebbero fare diverse ipotesi.

Gli articoli in questione sono quelli di Lucio D’Amico e del prof. Randazzo (CapitaleMessina), apparsi rispettivamente sabato e domenica sulla Gazzetta.

Il prof. Randazzo ha evidenziato giustamente come gli impianti adibiti al riciclaggio in Sicilia siano insufficienti e come ciò abbia prodotto il perpetuarsi di un sistema basato sulle discariche, che ovviamente è insostenibile. Considerando questo stato di fatto, sarebbe logico individuare nella realizzazione di ulteriori impianti di riciclaggio una delle soluzioni da perseguire con priorità.

Invece secondo il prof. Randazzo la soluzione sarebbe realizzare inceneritori. Ciò è privo di logica: da un lato si imputa giustamente alla carenza di differenziata e di impiantistica per il riciclaggio il problema delle discariche (come facciamo noi) e dall’altro si torna a riproporre gli odiati inceneritori.

Il Piano gestionale proposto dal prof. Randazzo appare tragicomico. In sintesi si può riassumere così: prima facciamo gli inceneritori e poi, quando sarà superata l’emergenza, ci preoccuperemo di implementare gli impianti di riciclaggio.

Evidentemente il prof. Randazzo si illude di considerare gli inceneritori come una soluzione all’emergenza. Forse il professore ignora che, anche volendo, per realizzare gli inceneritori passerebbero diversi anni. Prima bisognerà rifare il Piano rifiuti… e ovviamente se ne parla nel 2017. Poi bisognerà sottoporlo alla VAS (Valutazione ambientale strategica) e ce ne andremmo al 2018, peraltro con un esito tutt’altro che scontato, visto che un Piano del genere sarebbe incoerente rispetto alle normative comunitarie e nazionali che danno priorità al riciclaggio. Ammesso e non concesso che la VAS verrà superata, si dovranno fare le gare d’appalto per questi famosi inceneritori. Insomma, la “prima pietra” degli inceneritori verrebbe posta non prima del 2019. Considerati i tempi tecnici per realizzarli, forse questi inceneritori potrebbero vedere la luce nel 2021-2022. Nel frattempo continueremo ad essere sommersi dalla spazzatura.

Viceversa estendere la differenziata e realizzare gli impianti per il compostaggio ed il riciclaggio dei rifiuti richiederebbe molto meno tempo e soprattutto meno soldi da spendere. Non solo perché si tratta di impianti molto più economici, ma anche perché sono già previsti sia dalla legge che dall’attuale Piano rifiuti. Basterebbe applicarli. E’ solo una questione di volontà politica. Volontà che gli articoli come quelli del prof. Randazzo non stimolano di certo.

Il problema vero è che il “Piano” del prof. Randazzo ricalca alla perfezione l’orientamento della classe politica che al momento governa l’Italia e la Sicilia. Una strategia che non porterà a nulla perché si scontrerà inevitabilmente con le normative attualmente vigenti sulla “gerarchia dei rifiuti”, che stabiliscono chiaramente che il riciclaggio ed il recupero di materia sono PRIORITARI rispetto all’incenerimento. I governi nazionale e regionale, perseverando cocciutamente con la loro linea inceneritorista, non potranno che dare adito ad una serie infinita di ricorsi, che già sono partiti contro il Piano inceneritori del governo. Insomma questa strategia produrrà come unico risultato quello di permettere alle discariche di continuare a prosperare e a fare soldi a discapito dei cittadini. Altro che risolvere l’emergenza.

Quanto all’articolo di Lucio D’Amico sull’inceneritore A2A di Milano ovest, vorremmo far notare che l’ingegnere che lo dirige sicuramente non rappresenta una fonte “imparziale”: non poteva certo parlare delle fregature che tali impianti comportano per i cittadini.

Se andiamo a vedere cosa ne pensa chi ci vive vicino, le cose cambiano radicalmente. Per leggere una delle loro tante testimonianze  basta andare su google e digitare frasi del tipo “ci termovalorizzano tutti noi di milano ovest”. Si troveranno testimonianze inquietanti, lasciate per lo più su facebook, di cittadini che lamentano la presenza pesante ed invadente di una puzza pestilenziale simile a quella di plastica bruciata.

E questa è solo la punta dell’iceberg. Perché la letteratura scientifica in merito alla pericolosità degli inceneritori è ben consolidata e non lascia molto spazio a dubbi. E soprattutto finora nessun impianto di “nuova generazione” è stato capace di invertire la tendenza. Sul nostro sito internet abbiamo redatto un dossier ben documentato che riassume le evidenze scientifiche sulla pericolosità degli inceneritori. Con buona pace di chi vuole realizzare piste da sci sugli inceneritori (approfittando magari dell’effetto “ombrello” delle ciminiere più alte, che spalmano gli inquinanti nelle zone circostanti proteggendo le immediate vicinanze al camino).

Le originali trovate propagandistiche non possono certo smentire decine di studi pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche.

Ogni referendum è un’espressione di piena sovranità popolare e va applicato

Diamo atto al Presidente del Consiglio di aver rispettato la volontà dei cittadini emersa con il Referendum di domenica scorsa.

Di sicuro noi non rimpiangeremo questo governo, soprattutto dopo l’emanazione di un Piano inceneritori illegittimo, che se ne infischia del riciclaggio pianificato dalle regioni e non rispetta la direttiva europea sulla gerarchia dei rifiuti. Ma soprattutto non rispetta il diritto alla salute dei cittadini, negando le evidenze scientifiche sulla pericolosità degli inceneritori.

Ancora fino a pochi giorni prima dal Referendum il Ministro Galletti, forse uno dei peggiori ministri dell’Ambiente della storia repubblicana, lanciava un  ultimatum alle Regioni  affinchè obbedissero ai suoi calcoli che gonfiano il fabbisogno di incenerimento, infischiandosene di riconoscere al recupero di materia la priorità che la legge prevede.

Particolarmente alta è stata la partecipazione al Referendum e la percentuale di NO nella Valle del Mela. Allora è facile richiamare alla mente un altro storico Referendum che ha recentemente interessato la Valle del Mela, quello sull’inceneritore di A2A.

Come sappiamo, il 31 Gennaio ed il 6 Marzo scorso i comuni di San Filippo del Mela, Pace del Mela e Gualtieri Sicaminò hanno indetto un Referendum comunale per consultare i cittadini sul progetto di A2A. I risultati sono stati travolgenti, con percentuali di NO complessivamente intorno al 98% dei voti validi.

Com’era prevedibile, qualche voce interessata ha cercato e cerca tutt’ora di sminuire l’esito di quello storico referendum definendo “scarsa” la partecipazione al voto. Pertanto è utile fare un paragone con il referendum di domenica scorsa, che indubbiamente è stato uno dei referendum più partecipati degli ultimi decenni.

Questi i risultati registrati domenica scorsa a San Filippo del Mela:

risultati

Come si vede, 2699 NO hanno “stravinto” su 1004 SI, distaccandoli di ben 1695 voti.

Forse pochi ricorderanno che il numero di NO all’inceneritore lo scorso 31 Gennaio fu del tutto analogo: 2609.

Nessuno potrebbe mettere in dubbio la grande partecipazione al referendum sulla riforma costituzionale. Ciò fa capire anche le dimensioni del successo dei referendum contro l’inceneritore del Mela: mentre il referendum di domenica scorsa ha avuto grande risalto per mesi in TV, l’informazione riguardo al referendum sull’inceneritore è stata limitata quasi esclusivamente a poche settimane di passa parola e di volantinaggio da parte di  attivisti e volontari. Eppure i NO, vincenti in entrambe le consultazioni, hanno raccolto a San Filippo del Mela numeri simili.

Con una differenza: lo scarto rispetto ai SI è stato ben più marcato nel referendum contro l’inceneritore (2505 voti di scarto). Se qualcuno vuole ancora parlare di “scarsa” partecipazione, dovrebbe farlo riferendosi ai SI all’inceneritore, non certo ai NO che raggiunsero un numeri straordinari. Ma se cittadini a favore dell’inceneritore quasi non esistono non possiamo mica fargliene una colpa.

Il successo del referendum contro l’inceneritore è stato ancora più strabiliante a Pace del Mela e Gualtieri Sicaminò.

Anche a Pace del Mela domenica scorsa hanno stravinto i NO con 2326 voti ed uno scarto di 1454 voti rispetto ai SI.

Ma il successo dei NO all’inceneritore il 6 Marzo fu ancora maggiore, raggiungendo ben 2901 voti ed uno scarto rispetto ai SI di 2872 voti (i SI furono praticamente quasi inesistenti).

Discorso analogo per Gualtieri Sicaminò, ove domenica scorsa si sono registrati i seguenti risultati, resi noti dal Sindaco sul proprio profilo fb:

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Il 31 Gennaio invece i NO all’inceneritore furono quasi il doppio, ben 946, con uno scarto rispetto ai SI di 934 voti (anche in quel caso i Si furono quasi inesistenti).

Insomma, a confronto con il referendum di domenica scorsa, che rappresenta indubbiamente uno dei più partecipati degli ultimi decenni, i referendum comunali contro l’inceneritore del Mela espressero nel complesso una volontà popolare ben più decisa e ampia.

Una volontà purtroppo non del tutto applicata da parte dei competenti amministratori.

Infatti attendiamo ancora l’espressione definitiva di un Parere Negativo da parte del Comune di San Filippo del Mela e della Città Metropolitana di Messina nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto di A2A.

Cari amministratori, vi ricordiamo che la volontà popolare in democrazia va applicata, specie dopo un’espressione così chiara ed inequivocabile. E badate che certe omissioni la gente le capisce e non le dimentica. Siete ancora in tempo, pensateci.

Inceneritori: il Governo va avanti con arroganza, la Regione lo segue zelante

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Il 5 Ottobre il Governo ha emanato un Decreto che prevede la realizzazione di vari inceneritori sul territorio nazionale e soprattutto in Sicilia, ove impone l’incenerimento di circa 700 mila tonnellate l’anno di rifiuti.

Gli inceneritori che dovranno essere realizzati sono stati elevati al rango di “infrastrutture strategiche”. Non a caso, nella riforma costituzionale oggetto del Referendum di domenica prossima, le infrastrutture strategiche vengono aggiunte alla esclusive competenze dello Stato. Significa che, se dovesse vincere il SI, il Governo potrà stabilire direttamente quanti inceneritori realizzare e dove posizionarli, mentre oggi è necessario che le Regioni recepiscano il suo decreto.

Da parte sua, la Giunta regionale siciliana si è subito affrettata a recepire il  decreto del Governo e, ancora prima che venisse promulgato, ha già preparato una modifica al Piano regionale dei rifiuti che contempla la realizzazione di 6 inceneritori (o di altro tipo di impianti di trattamento termico dei rifiuti) sparsi sul territorio regionale, con una capacità complessiva di 700 mila tonnellate annue.

Un comportamento del tutto diverso da quello di altre Regioni, come ad esempio l’Abruzzo, dove un esponente della Giunta regionale ha recentemente dichiarato:“dovranno passare sul nostro cadavere prima di realizzare un inceneritore in Abruzzo”.

Gli inceneritori più grossi, da 200 mila tonnellate, verrebbero posizionati nelle province di Palermo e Catania. Alla provincia di Messina verrebbe destinato un impianto più “piccolo”, da 80 mila tonnellate l’anno. Magra consolazione, se pensiamo che l’inceneritore di Vercelli, per il quale l’anno scorso è stato pubblicato uno studio epidemiologico che evidenzia risultati disastrosi sulla salute e la mortalità dei cittadini, bruciava “solo” 25 mila tonnellate di rifiuti l’anno.

La Regione non ha ancora individuato l’esatta sede dell’impianto, si sa solo che dovrà distare almeno 3 km dai centri abitati. Ciò permetterebbe di escludere che possa essere realizzato nell’area industriale di Milazzo-Archi-Giammoro o in corrispondenza della discarica di contrada Pace a Messina o della discarica di Mazzarrà a ridosso di Furnari, come si era ipotizzato alcuni mesi fa.

Qualsiasi sarà la sua sede, una cosa è certa: la distanza di 3 km non permette di escludere un pericolo per la salute dei cittadini, se si pensa che uno studio inglese  ha documentato effetti nefasti fino a 20 miglia (30 km) dagli inceneritori, nella direzione dei venti prevalenti.

In ogni caso l’impianto pianificato dai governi nazionale e regionale non coincide affatto con quelli proposti da A2A o dall’ESI, ma non è detto che sia alternativo. Quindi, per assurdo, ci potremmo ritrovare paradossalmente con 3 inceneritori pericolosissimi in un’area già martoriata come la Valle del Mela (ovviamente noi combattiamo per scongiurarli tutti e tre).

Tornando al decreto inceneritori, c’è da dire che il Governo lo ha emanato in tutta premura nonostante presenti vari aspetti di illegittimità:

  • non è stato sottoposto a VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che la legge prevede per tutti i Piani o Programmi sui rifiuti e gli inceneritori;
  • non è stati neanche ottenuti un provvedimento di “esclusione dalla VAS”: a Marzo il governo ne aveva fatto richiesta alla Commissione per le valutazioni ambientali, ma a Giugno l’istanza era stata respinta;
  • il decreto  non rispetta la “gerarchia dei rifiuti” stabilita da norme comunitarie e nazionali, la quale prevede di dare priorità al riciclaggio rispetto all’incenerimento;
  • i calcoli del fabbisogno di incenerimento del decreto  non rispettano gli obiettivi di riciclaggio di varie regioni, come ad esempio quelli previsti dalla pianificazione finora esistente (sebbene mai applicata) in Sicilia.

Insomma non si era mai vista, da parte di un Governo nazionale, una tale arroganza e premura nel cercare di imporre a tutti i costi gli inceneritori.

I cittadini farebbero bene a tenerne conto quando Domenica andranno a votare per quello che il Governo ha di fatto trasformato in un Referendum su se stesso.

Dal canto nostro abbiamo dato il nostro contributo, insieme a vari cittadini ad altre associazioni del nostro territorio, ad un ricorso al TAR Lazio che vede impegnate varie associazioni in tutta Italia per chiedere l’annullamento del decreto inceneritori.

Ricorso contro il Piano inceneritori del governo: possiamo vincere, ma è necessario il contributo di tutti

E’ di stamattina la notizia che l’INQUINAMENTO UCCIDE circa mezzo milione di persone ogni anno solo in Europa. Tra i principali responsabili le polveri ultrasottili.

Una strage continua che potrebbe essere facilmente evitata. Gli inceneritori sono tra le principali fonti di polveri ultrasottili, eppure il governo ha recentemente varato un  decreto che antepone la realizzazione di inceneritori a quella di impianti di riciclaggio e recupero di materia.

Una politica che può facilmente essere definita CRIMINALE.

Il Decreto in questione  individua gli inceneritori da realizzare in ogni regione, definendoli peraltro “opere strategiche”. Per la Sicilia sono previsti inceneritori con una capacità complessiva di quasi 700 mila tonnellate l’anno. Si tratta del famigerato “Piano inceneritori” che nella scorsa primavera il governo aveva provato invano a far escludere dalla VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Sebbene non sia riuscito a ottenerne l’esclusione, il governo ha tirato dritto lo stesso, promulgando il Piano senza la VAS.

Il risultato è che il decreto presenta vari aspetti di illegittimità, non solo per l’assenza della VAS, ma anche perché viola la “Gerarchia dei rifiuti” imposta da una direttiva europea e recepita dallo Stato Italiano nel 2010 [1]. Infatti, nella gestione dei rifiuti indifferenziati, tale direttiva imporrebbe la realizzazione di impianti di selezione con recupero di materia in via prioritaria rispetto agli inceneritori. Questo per massimizzare il recupero dei rifiuti riciclabili ed incenerire solo le frazioni non recuperabili in altra maniera.

Al contrario il Piano del governo decreta la realizzazione di nuovi inceneritori, ma non di impianti di recupero di materia, violando palesemente la “gerarchia dei rifiuti”.

I calcoli del fabbisogno di incenerimento vengono inoltre gonfiati: è facilmente calcolabile che il reale fabbisogno di incenerimento, a valle della raccolta differenziata, del recupero di materia e tolti gli scarti non inceneribili, è di molto inferiore rispetto alla capacità degli inceneritori presenti sul territorio nazionale, tanto che ne basterebbero solo un terzo. Altro che realizzare nuovi inceneritori! Semmai bisognerebbe realizzare impianti di recupero di materia e riciclaggio (che sono molto meno costosi degli inceneritori) e  chiudere la gran parte degli inceneritori in Italia.

Ciò che adesso rimane da fare è presentare ricorso al TAR Lazio entro il 5 Dicembre per chiedere l’annullamento del decreto. Vari comitati ed associazioni si stanno muovendo in questo senso, coordinati da Zero Waste Lazio.  Ma i ricorsi al TAR hanno dei costi non indifferenti, quindi è necessario che chiunque voglia contrastare questo grave atto di arroganza del governo dia anche un piccolo contributo economico.

Per contribuire è possibile fare una donazione (clicca qui) specificando come motivo “Destinare al ricorso contro il decreto inceneritori del governo”.

Il nostro Comitato è impegnato anche nell’intervento contro il ricorso di A2A sull’inceneritore del Mela. E’ possibile contribuire anche per tale intervento con una donazione : in tal caso non è necessario specificare la destinazione della donazione perché l’intervento contro A2A rientra tra le attività ordinarie del Comitato.

E’ possibile anche destinare una parte della donazione all’intervento contro A2A ed una parte al ricorso contro il decreto del governo, specificando nelle motivazioni la percentuale di ripartizione (ad es. “Destinare il 50% al ricorso contro il decreto inceneritori del governo”).

Ma nel frattempo cosa fa la Regione Siciliana?

Bisogna premettere che il Piano rifiuti della Sicilia, adeguato a Gennaio 2016 e mai applicato, prevede al massimo un fabbisogno di incenerimento di circa 150-200 mila tonnellate l’anno (fabbisogno che, come abbiamo visto, potrebbe benissimo essere coperto dagli inceneritori già presenti sul territorio nazionale).

La Giunta regionale non ha neanche aspettato che il decreto del governo venisse promulgato che ne ha già deliberato il recepimento, stabilendo la realizzazione di un inceneritore (o di altro genere di impianto di trattamento termico) in quasi ogni provincia dell’Isola. Alla provincia di Messina toccherebbe un impianto da circa 80 mila tonnellate l’anno, da realizzare non è chiaro ancora dove.

Si tratta di inceneritori che non risolvono l’emergenza rifiuti presente ormai da decenni nell’Isola, in quanto richiedono anni per la loro realizzazione e sottraggono risorse economiche agli impianti di recupero di materia e di riciclaggio, nonché al raggiungimento degli obiettivi di Raccolta Differenziata.

Inoltre così facendo la Regione dovrà modificare nuovamente il Piano rifiuti, peggiorandolo, e dovrà sottoporlo nuovamente a VAS. Quindi verrà reiterato ancora quel pericoloso vuoto normativo responsabile dell’emergenza.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

Note:

[1] L’art. 179 del Testo Unico ambientale, modificato nel 2010 per recepire la direttiva europea sulla Gerarchia dei rifiuti, dispone, tra le altre cose che “le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorita’ rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia”.