Ricorso contro il Piano inceneritori del governo: possiamo vincere, ma è necessario il contributo di tutti

E’ di stamattina la notizia che l’INQUINAMENTO UCCIDE circa mezzo milione di persone ogni anno solo in Europa. Tra i principali responsabili le polveri ultrasottili.

Una strage continua che potrebbe essere facilmente evitata. Gli inceneritori sono tra le principali fonti di polveri ultrasottili, eppure il governo ha recentemente varato un  decreto che antepone la realizzazione di inceneritori a quella di impianti di riciclaggio e recupero di materia.

Una politica che può facilmente essere definita CRIMINALE.

Il Decreto in questione  individua gli inceneritori da realizzare in ogni regione, definendoli peraltro “opere strategiche”. Per la Sicilia sono previsti inceneritori con una capacità complessiva di quasi 700 mila tonnellate l’anno. Si tratta del famigerato “Piano inceneritori” che nella scorsa primavera il governo aveva provato invano a far escludere dalla VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Sebbene non sia riuscito a ottenerne l’esclusione, il governo ha tirato dritto lo stesso, promulgando il Piano senza la VAS.

Il risultato è che il decreto presenta vari aspetti di illegittimità, non solo per l’assenza della VAS, ma anche perché viola la “Gerarchia dei rifiuti” imposta da una direttiva europea e recepita dallo Stato Italiano nel 2010 [1]. Infatti, nella gestione dei rifiuti indifferenziati, tale direttiva imporrebbe la realizzazione di impianti di selezione con recupero di materia in via prioritaria rispetto agli inceneritori. Questo per massimizzare il recupero dei rifiuti riciclabili ed incenerire solo le frazioni non recuperabili in altra maniera.

Al contrario il Piano del governo decreta la realizzazione di nuovi inceneritori, ma non di impianti di recupero di materia, violando palesemente la “gerarchia dei rifiuti”.

I calcoli del fabbisogno di incenerimento vengono inoltre gonfiati: è facilmente calcolabile che il reale fabbisogno di incenerimento, a valle della raccolta differenziata, del recupero di materia e tolti gli scarti non inceneribili, è di molto inferiore rispetto alla capacità degli inceneritori presenti sul territorio nazionale, tanto che ne basterebbero solo un terzo. Altro che realizzare nuovi inceneritori! Semmai bisognerebbe realizzare impianti di recupero di materia e riciclaggio (che sono molto meno costosi degli inceneritori) e  chiudere la gran parte degli inceneritori in Italia.

Ciò che adesso rimane da fare è presentare ricorso al TAR Lazio entro il 5 Dicembre per chiedere l’annullamento del decreto. Vari comitati ed associazioni si stanno muovendo in questo senso, coordinati da Zero Waste Lazio.  Ma i ricorsi al TAR hanno dei costi non indifferenti, quindi è necessario che chiunque voglia contrastare questo grave atto di arroganza del governo dia anche un piccolo contributo economico.

Per contribuire è possibile fare una donazione (clicca qui) specificando come motivo “Destinare al ricorso contro il decreto inceneritori del governo”.

Il nostro Comitato è impegnato anche nell’intervento contro il ricorso di A2A sull’inceneritore del Mela. E’ possibile contribuire anche per tale intervento con una donazione : in tal caso non è necessario specificare la destinazione della donazione perché l’intervento contro A2A rientra tra le attività ordinarie del Comitato.

E’ possibile anche destinare una parte della donazione all’intervento contro A2A ed una parte al ricorso contro il decreto del governo, specificando nelle motivazioni la percentuale di ripartizione (ad es. “Destinare il 50% al ricorso contro il decreto inceneritori del governo”).

Ma nel frattempo cosa fa la Regione Siciliana?

Bisogna premettere che il Piano rifiuti della Sicilia, adeguato a Gennaio 2016 e mai applicato, prevede al massimo un fabbisogno di incenerimento di circa 150-200 mila tonnellate l’anno (fabbisogno che, come abbiamo visto, potrebbe benissimo essere coperto dagli inceneritori già presenti sul territorio nazionale).

La Giunta regionale non ha neanche aspettato che il decreto del governo venisse promulgato che ne ha già deliberato il recepimento, stabilendo la realizzazione di un inceneritore (o di altro genere di impianto di trattamento termico) in quasi ogni provincia dell’Isola. Alla provincia di Messina toccherebbe un impianto da circa 80 mila tonnellate l’anno, da realizzare non è chiaro ancora dove.

Si tratta di inceneritori che non risolvono l’emergenza rifiuti presente ormai da decenni nell’Isola, in quanto richiedono anni per la loro realizzazione e sottraggono risorse economiche agli impianti di recupero di materia e di riciclaggio, nonché al raggiungimento degli obiettivi di Raccolta Differenziata.

Inoltre così facendo la Regione dovrà modificare nuovamente il Piano rifiuti, peggiorandolo, e dovrà sottoporlo nuovamente a VAS. Quindi verrà reiterato ancora quel pericoloso vuoto normativo responsabile dell’emergenza.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

Note:

[1] L’art. 179 del Testo Unico ambientale, modificato nel 2010 per recepire la direttiva europea sulla Gerarchia dei rifiuti, dispone, tra le altre cose che “le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorita’ rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia”.

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