Gli inceneritori, ovvero il modo migliore per NON risolvere l’emergenza rifiuti e fare affari sulla pelle dei cittadini

Con gli articoli a favore degli inceneritori dello scorso weekend la Gazzetta del Sud si è definitivamente schierata con il “partito degli inceneritori”. Soprattutto dopo averci negato il diritto di replica. Si tratta di un’autentica disinformazione a senso unico sui cui reali motivi si potrebbero fare diverse ipotesi.

Gli articoli in questione sono quelli di Lucio D’Amico e del prof. Randazzo (CapitaleMessina), apparsi rispettivamente sabato e domenica sulla Gazzetta.

Il prof. Randazzo ha evidenziato giustamente come gli impianti adibiti al riciclaggio in Sicilia siano insufficienti e come ciò abbia prodotto il perpetuarsi di un sistema basato sulle discariche, che ovviamente è insostenibile. Considerando questo stato di fatto, sarebbe logico individuare nella realizzazione di ulteriori impianti di riciclaggio una delle soluzioni da perseguire con priorità.

Invece secondo il prof. Randazzo la soluzione sarebbe realizzare inceneritori. Ciò è privo di logica: da un lato si imputa giustamente alla carenza di differenziata e di impiantistica per il riciclaggio il problema delle discariche (come facciamo noi) e dall’altro si torna a riproporre gli odiati inceneritori.

Il Piano gestionale proposto dal prof. Randazzo appare tragicomico. In sintesi si può riassumere così: prima facciamo gli inceneritori e poi, quando sarà superata l’emergenza, ci preoccuperemo di implementare gli impianti di riciclaggio.

Evidentemente il prof. Randazzo si illude di considerare gli inceneritori come una soluzione all’emergenza. Forse il professore ignora che, anche volendo, per realizzare gli inceneritori passerebbero diversi anni. Prima bisognerà rifare il Piano rifiuti… e ovviamente se ne parla nel 2017. Poi bisognerà sottoporlo alla VAS (Valutazione ambientale strategica) e ce ne andremmo al 2018, peraltro con un esito tutt’altro che scontato, visto che un Piano del genere sarebbe incoerente rispetto alle normative comunitarie e nazionali che danno priorità al riciclaggio. Ammesso e non concesso che la VAS verrà superata, si dovranno fare le gare d’appalto per questi famosi inceneritori. Insomma, la “prima pietra” degli inceneritori verrebbe posta non prima del 2019. Considerati i tempi tecnici per realizzarli, forse questi inceneritori potrebbero vedere la luce nel 2021-2022. Nel frattempo continueremo ad essere sommersi dalla spazzatura.

Viceversa estendere la differenziata e realizzare gli impianti per il compostaggio ed il riciclaggio dei rifiuti richiederebbe molto meno tempo e soprattutto meno soldi da spendere. Non solo perché si tratta di impianti molto più economici, ma anche perché sono già previsti sia dalla legge che dall’attuale Piano rifiuti. Basterebbe applicarli. E’ solo una questione di volontà politica. Volontà che gli articoli come quelli del prof. Randazzo non stimolano di certo.

Il problema vero è che il “Piano” del prof. Randazzo ricalca alla perfezione l’orientamento della classe politica che al momento governa l’Italia e la Sicilia. Una strategia che non porterà a nulla perché si scontrerà inevitabilmente con le normative attualmente vigenti sulla “gerarchia dei rifiuti”, che stabiliscono chiaramente che il riciclaggio ed il recupero di materia sono PRIORITARI rispetto all’incenerimento. I governi nazionale e regionale, perseverando cocciutamente con la loro linea inceneritorista, non potranno che dare adito ad una serie infinita di ricorsi, che già sono partiti contro il Piano inceneritori del governo. Insomma questa strategia produrrà come unico risultato quello di permettere alle discariche di continuare a prosperare e a fare soldi a discapito dei cittadini. Altro che risolvere l’emergenza.

Quanto all’articolo di Lucio D’Amico sull’inceneritore A2A di Milano ovest, vorremmo far notare che l’ingegnere che lo dirige sicuramente non rappresenta una fonte “imparziale”: non poteva certo parlare delle fregature che tali impianti comportano per i cittadini.

Se andiamo a vedere cosa ne pensa chi ci vive vicino, le cose cambiano radicalmente. Per leggere una delle loro tante testimonianze  basta andare su google e digitare frasi del tipo “ci termovalorizzano tutti noi di milano ovest”. Si troveranno testimonianze inquietanti, lasciate per lo più su facebook, di cittadini che lamentano la presenza pesante ed invadente di una puzza pestilenziale simile a quella di plastica bruciata.

E questa è solo la punta dell’iceberg. Perché la letteratura scientifica in merito alla pericolosità degli inceneritori è ben consolidata e non lascia molto spazio a dubbi. E soprattutto finora nessun impianto di “nuova generazione” è stato capace di invertire la tendenza. Sul nostro sito internet abbiamo redatto un dossier ben documentato che riassume le evidenze scientifiche sulla pericolosità degli inceneritori. Con buona pace di chi vuole realizzare piste da sci sugli inceneritori (approfittando magari dell’effetto “ombrello” delle ciminiere più alte, che spalmano gli inquinanti nelle zone circostanti proteggendo le immediate vicinanze al camino).

Le originali trovate propagandistiche non possono certo smentire decine di studi pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche.

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