Inceneritore, la vittoria dipende dall’Assessore Vermiglio

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Decine di migliaia di cittadini si sono già espressi con referendum, manifestazioni ed un’apposita petizione contro l’ipotesi del mega-inceneritore nella centrale A2A della già martoriata Valle del Mela, dove diversi studi scientifici anche recenti dimostrano che ci si ammala a causa dell’inquinamento industriale (da ricordare ad esempio il recente studio dell’Università di Messina sull’incidenza triplicata di adenomi ipofisari). Anche una ventina di amministrazioni comunali della fascia tirrenica da Messina a Furnari si sono formalmente espresse contro l’ipotesi dell’inceneritore.

Quella di cittadini, associazioni ed amministrazioni sembra una lotta titanica contro il potente colosso A2A, che fa affari con i rifiuti in tutta Italia.

Eppure la battaglia potrebbe essere definitivamente vinta, se solo  l’Assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio approvasse  il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9. Il Piano infatti vieta la realizzazione di nuovi impianti industriali all’interno della raffineria e della centrale elettrica ed anzi dispone la progressiva eliminazione di quelli esistenti. Questo al fine di mitigare i fattori di degrado che inficiano l’elevato pregio paesaggistico dell’incantevole golfo di Milazzo, a cui sono legate peraltro potenzialità economiche non indifferenti.

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L’avv.Carlo Vermiglio

Il Piano Paesaggistico è stato adottato nel Dicembre 2009. Il passo successivo è l’approvazione definitiva che spetta all’Assessore Vermiglio. Così facendo diverrebbe legge a tutti gli effetti e sarebbe impossibile realizzare l’inceneritore o qualsiasi altro nuovo impianto industriale.

Peraltro l’approvazione del Piano dovrebbe essere un preminente interesse dello stesso Assessore, non solo per garantire un patrimonio culturale e paesaggistico di elevato pregio (il Piano riguarda tutta l’area peloritana), ma anche per vincere facilmente un contenzioso legale nel quale l’Assessorato è coinvolto assieme ad altre pubbliche amministrazioni.

Stiamo parlando del ricorso che Edipower S.p.A. (oggi A2A) ha presentato il 23 Febbraio scorso contro varie PP.AA.,  per ottenere l’annullamento del parere negativo della Soprintendenza sull’inceneritore. La principale motivazione del ricorso è proprio la mancata approvazione del Piano Paesaggistico, sul quale si fonda il parere negativo.

Perciò, approvando il Piano l’Assessore Vermiglio non solo scongiurerebbe l’odiato inceneritore, ma farebbe si che il suo stesso Assessorato e le altre PP.AA. coinvolte vincano senza difficoltà il contenzioso legale con A2A. Ciò permetterebbe tra l’altro di risparmiare l’inutile esborso di denaro pubblico per le spese legali che il contenzioso comporta. Verrebbe allora da chiedersi, “cosa aspetta l’Assessore?”.

L’interesse pubblico per una celere approvazione del Piano è stato espresso, negli ultimi sei mesi, da esplicite richieste a Vermiglio di diverse amministrazioni comunali e di alcune associazioni del territorio. A questo interesse pubblico si oppone solo l’interesse privato di A2A. Noi ci auguriamo che l’Assessore persegua l’interesse dei cittadini e della pubblica amministrazione da lui presieduta, ma dobbiamo constatare che finora non risulta approvata neanche la procedura di vincolo archeologico che la Soprintendenza ha avviato a Febbraio sugli insediamenti di epoca romana siti proprio all’interno della centrale A2A di S. Filippo del Mela.

Incontro alla Regione su differenziata e inceneritori: com’è andata?

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Ieri pomeriggio una delegazione del Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela e dell’Associazione Rifiuti Zero Sicilia ha incontrato Giuseppe Caudo, componente dell’ufficio di gabinetto della Presidenza della Regione e Salvo Cocina, responsabile dell’ufficio speciale della Regione per la differenziata. L’incontro è scaturito in seguito alla lettera aperta da noi inviata più di una settimana fa.

Queste le questioni da noi sollevate:

La “GERARCHIA DEI RIFIUTI”

La Sicilia è all’anno zero nella gestione dei rifiuti. La direttiva europea 2008/98/CE, recepita con apposita legge dallo stato italiano, sancisce una ben precisa gerarchia per la gestione dei rifiuti. In tale gerarchia l’incenerimento è solo al penultimo posto. Voler partire dall’incenerimento sarebbe come voler costruire un palazzo partendo dal penultimo piano. E’ chiaro che oggi bisogna piuttosto pensare a risolvere la cronica emergenza dei rifiuti che attanaglia la Sicilia ormai da decenni con misure più rapide ed efficaci, indicate come prioritarie dalla gerarchia, a partire dal raggiungimento degli obiettivi di legge del 65% di raccolta differenziata.

Lo “SCHEMA di DECRETO sul FABBISOGNO DI INCENERIMENTO”

Secondo il dirigente del dipartimento regionale rifiuti Pirillo, la “corsa” (finora solo mediatica per fortuna) agli inceneritori in Sicilia deriverebbe da «una prescrizione dello Sblocca Italia», o meglio di uno “schema di decreto” attuativo dello Sblocca Italia, che fissa a 700 mila tonnellate l’anno il fabbisogno di incenerimento della Sicilia. Tuttavia tale “schema” è ben lungi dall’essere in vigore.

Infatti nei mesi scorsi è stato sottoposto alla “Verifica di Assoggettabilità a VAS”, una procedura rapida con la quale si è tentato di evitare una ben più approfondita Valutazione Ambientale Strategica (VAS). L’istanza è stata però respinta il 20 Giugno in quanto la legge indica chiaramente che i Programmi riguardanti i rifiuti devono essere sottoposti a VAS.

Ma ad oggi non risulta alcuna VAS (che solitamente dura almeno un anno) su tale schema, forse perché i suoi estensori (il Ministro dell’Ambiente e il Dipartimento Rifiuti del Ministero) sono consapevoli che ad una attenta analisi sarebbe evidente che i calcoli su cui si basa sono errati, gonfiando a dismisura il fabbisogno di incenerimento.

Da qui la domanda sorge spontanea: perché la Sicilia dovrebbe applicare uno schema che non è mai entrato in vigore e che probabilmente non lo sarà mai?

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AVETE RAGIONE, STATE TRANQUILLI, MA METTETEVI NEI NOSTRI PANNI

Questa in sintesi la risposta di Giuseppe Caudo e Salvo Cocina, che hanno fatto notare quanto il comitato d’affari delle discariche private sia potente ed abbia finora impedito il decollo della differenziata in Sicilia. Con la complicità ovviamente dell’incompetenza e del disinteresse che regnano sovrani sia all’interno dei comuni, che delle varie SRR, ma anche in certi settori della burocrazia regionale.

Il quadro che ci è stato dipinto sarebbe insomma quello di una “lotta titanica”, probabilmente un po’ troppo mitizzata, dell’attuale governo regionale contro questa coalizione fatta di incompetenza e di “poteri forti”, che infiltra gli enti locali e non. Ci hanno parlato del caos organizzato che non permette neanche un monitoraggio in tempo reale dell’avanzamento della differenziata e della scarsa collaborazione di gran parte dei comuni. Si è parlato anche della grave carenza di impianti per la differenziata e soprattutto il compostaggio.

Si è parlato della volontà del governo nazionale di commissariare la Sicilia proprio con l’obbiettivo di fare gli inceneritori. Di fronte a tutto questo sarebbe stato fatto il possibile per evitare il commissariamento (forse ci si è pensato troppo tardi, aggiungeremmo noi), anche istituendo l’ufficio speciale per la differenziata. In definitiva, secondo Giuseppe Cauddo e Salvo Cocina, da parte della Regione non ci sarebbe una vera e propria volontà politica in favore degli inceneritori (anzi Salvo Cocina si è dichiarato personalmente contrario), ma potrebbero essere una strada obbligata se non si riuscisse ad ottenere risultati nella differenziata. Dopo le rassicurazioni di rito e l’invito a collaborare (“vedrete che ce la faremo, ma aiutateci anche voi a controllare l’operato dei comuni”), l’incontro si è chiuso concordando di aggiornarci per eventuali successivi incontri sui risultati della differenziata.

I DUBBI IRRISOLTI

L’incontro è stato tutto sommato positivo e costruttivo, ma purtroppo non sufficiente (è durato meno di un’ora e mezza) a trattare in maniera approfondita tutti gli aspetti di una questione complessa. Soprattutto, vista l’ora tarda (quasi le 20), si è dovuto concludere senza una vera e propria possibilità di replica da parte nostra.

Sono questi i dubbi e gli argomenti che sono rimasti inevasi:

  • La Regione ha gli strumenti per obbligare SRR e comuni ad una efficace ed efficiente differenziata porta a porta (sanzionando i trasgressori)? E se si, li sta mettendo in atto?
  • Ci è stata fatta notare la cronica carenza di impianti per la differenziata ed il compostaggio. Ma perché la Regione non è più incisiva per colmare tale carenza? E’ paradossale che si parli di bandi per gli inceneritori e non si pensi piuttosto ad investire nell’impiantistica della differenziata, che è molto più rapida ed economica;
  • Non è solo questione di differenziata. Grandi assenti nel dibattito sono stati gli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) che dovrebbero trattare il residuo indifferenziato. Nella nostra lettera aperta abbiamo fatto degli esempi di impianti TMB innovativi, già presenti sul territorio nazionale, integrati ad impianti di selezione della parte “secca” capaci di recuperare materia da riciclare. Già, perché non è riciclabile solo ciò che è stato preliminarmente differenziato. E’ riciclabile anche ciò che, per errore o per carenze della differenziata, è finito nell’indifferenziata. Ed oggi ci sono le tecnologie per recuperarlo;
  • Peraltro questo è quanto previsto anche dal vigente Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) della Sicilia, altro “grande assente” (o quasi) nel dibattito di ieri. E non solo nel dibattito di ieri, visto che molti organi di stampa spesso e volentieri ne ignorano l’esistenza. In realtà il PRGR è stato approvato dalla Giunta Regionale il 18 Gennaio 2016, dopo un iter lungo più di 3 anni. Logica vorrebbe anche adesso venisse finalmente applicato per risolvere la cronica emergenza dei rifiuti. Invece si pensa già a rifarlo, solo per metterlo in linea con il famoso ”fabbisogno di incenerimento” di 700 mila tonnellate, che peraltro non è stabilito da nessuna legge in vigore. Se il PRGR prevedesse solamente la differenziata al 65%, senza impianti TMB per l’indifferenziata, sarebbe compatibile con tale quota di incenerimento (peraltro così facendo finirebbero inutilmente negli inceneritori anche materiali non combustibili come vetro e metalli). Invece il vigente PRGR, in linea con la gerarchia dei rifiuti, riconosce la possibilità di riciclare anche una quota di ciò che finisce nell’indifferenziata e dispone di destinare alla valorizzazione energetica solo un residuo minimo di rifiuti combustibili non riciclabili. Peraltro una parte di tale residuo servirebbe a produrre il cosiddetto “CSS-combustibile”, combustibile da rifiuti destinato a cementifici e/o centrali a carbone nazionali. Ciò che resterebbe per gli inceneritori, in definitiva, sarebbero poco più di 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno, altro che 700 mila. Quantitativo che non può giustificare nuovi inceneritori, ma che potrebbe benissimo essere destinato agli inceneritori già esistenti sul territorio nazionale e che vengono progressivamente “affamati” col progredire della differenziata.
  • Avremmo voluto anche chiedere, se ci fosse stata la possibilità, come mai la Regione non ha ancora espresso alcun parere ufficiale sul progetto di A2A relativo all’inceneritore del Mela, sebbene il Presidente Crocetta abbia dichiarato alla stampa la sua contrarietà. E soprattutto porre la questione del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9: se l’Assessore ai Beni Culturali Carlo Vermiglio si decidesse ad approvarlo, l’inceneritore del Mela verrebbe automaticamente scongiurato.

 

UNA “TELENOVELA” INFINITA?

Questo è quello che vuol dire “inceneritori in Sicilia”. Per far uscire i famosi bandi per gli inceneritori bisognerebbe prima rifare il PRGR, come ha ammesso recentemente lo stesso Assessore Contraffatto. Dopo che il Piano sarà rifatto dovrà nuovamente essere sottoposto a VAS, che durerà almeno un anno e non è detto che avrà esito positivo. Infatti la gerarchia dei rifiuti vieta l’incenerimento di ciò che è riciclabile e l’incenerimento di 700 mila tonnellate annue di rifiuti sarebbe matematicamente incompatibile con tale divieto.

Anche ammettendo che si riesca a rifare ed approvare un nuovo PRGR ci vorranno ancora anni per espletare le gare d’appalto ed ancora di più per realizzare gli inceneritori. Insomma una telenovela infinita. La speranza è che nel frattempo qualcuno operi davvero per risolvere i problemi. Vedremo se questo sarà il caso almeno dell’Ufficio Speciale per la differenziata o se invece non si riveli anch’esso la solita buona intenzione caduta nel nulla.

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Lettera aperta a Crocetta e Contraffatto su rifiuti e inceneritori: basta speculazioni sulla pelle dei siciliani

Al Presidente della Regione Siciliana
presidente@certmail.regione.sicilia.it
All’ Assessore dell’energia e dei servizi di pubblica utilità della Regione Siciliana
assessorato.energia.servizi@certmail.regione.sicilia.it
Al Dipartimento dell’acqua e dei rifiuti della Regione Siciliana  dipartimento.acqua.rifiuti@certmail.regione.sicilia.it
All’Assessore  del Territorio e dell’Ambiente della Regione Siciliana  assessorato.territorio@certmail.regione.sicilia.it
All’ Assessore delle attività produttive della Regione Siciliana   assessorato.attivita.produttive@certmail.regione.sicilia.it
e p.c.
Al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
presidente@pec.governo.it
Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare   segreteria.ministro@pec.minambiente.it
Al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare – Direzione Generale per i rifiuti e l’inquinamento
dgrin@pec.minambiente.it

 

OGGETTO: ipotesi di modifica del PRGR, gerarchia dei rifiuti e fabbisogno di incenerimento in Sicilia

L’ordinanza n.5/Rif. del 7 Giugno 2016 del Presidente della Regione Siciliana ha aperto la possibilità di realizzare impianti di incenerimento, tenendo conto “dello schema di DPCM che sarà adottato ai sensi dell’art.35 dello comma 1 del decreto legge n.133 del 2014 e che prevede un fabbisogno di incenerimento di circa 700.000 tonnellate l’anno” [art.2 comma1 della suddetta ordinanza].

Tuttavia, CONSIDERATO CHE:

  • lo schema di DPCM cui tale ordinanza fa riferimento NON E’ STATO ADOTTATO, né può essere adottato senza prima aver superato la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), prevista dall’art.6 comma 2 del D.Lgs 152/2006, che in atto non risulta né avviata né richiesta;
  • tale schema di DPCM ed il relativo Programma sul “fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento“ sono stati sottoposti a Verifica di Assoggettabilità a VAS, la quale si è conclusa il 20 Giugno c.a. respingendo l’istanza che chiedeva di escludere il suddetto schema dalla VAS [1];
  • le modalità di calcolo del fabbisogno di incenerimento utilizzate nel suddetto schema di DPCM non appaiono compatibili né con la Direttiva europea 2008/98/CE  sulla “Gerarchia dei rifiuti”, recepita con il Lgs 205/2010, né con il vigente Piano di gestione dei rifiuti (PRGR) della Regione Siciliana, soprattutto a seguito del suo recente adeguamento [2];
  • il vigente PRGR è stato sottoposto a VAS, adeguato alle prescrizioni di quest’ultima e quindi finalmente approvato dopo più di 3 anni di attesa;

SI INVITA A:

  • attuare finalmente quanto previsto nel vigente PRGR, in accordo con la suddetta Direttiva europea, per risolvere il cronico problema dei rifiuti nell’isola, mettendo in pratica tutto quanto sia possibile per raggiungere al più presto gli obiettivi di raccolta differenziata, incrementare l’impiantisca necessaria per il riciclaggio ed il compostaggio, realizzare impianti TMB e di selezione avanzati, capaci di massimizzare il recupero di materia anche dal residuo indifferenziato (come peraltro già previsto nel PRGR), seguendo l’esempio di proficue esperienze già esistenti o in via di realizzazione in altre regioni italiane [3];
  • diffidare di ogni indebita pressione, anche se proveniente da organi governativi, mirante a modificare nuovamente il PRGR solo per poterlo adeguare ad un artificioso fabbisogno di incenerimento, concepito solo in uno schema di DPCM che non è entrato in vigore;
  • non seguitare nell’intenzione di realizzare impianti di incenerimento per coprire il presunto fabbisogno di incenerimento di 700 mila t/a, in quanto tale fabbisogno, oltre a non essere stabilito in nessun Piano, Programma o disposizione legislativa in vigore, appare in insanabile contrasto sia con il vigente PRGR che con la suddetta Direttiva europea sulla Gerarchia dei rifiuti;
  • valutare le proposte innovative verso una prospettiva di “Riciclo Totale”, come quella della dott.ssa Margherita Bologna [4];

A supporto di tali ragionevoli richieste bisogna sottolineare quanto siano vaste e solide, nella letteratura scientifica, le evidenze scientifiche sulla pericolosità per la salute umana degli impianti di incenerimento, anche di ultima generazione.

A tal proposito invitiamo a consultare una breve rassegna delle più significative di tali evidenze, reperibile al seguente link: https://cittadinicontroinceneritore.org/evidenze-scientifiche-inceneritori

In tale sede ci basterà ricordare come nel 2008 l’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) evidenziava che gli impianti di incenerimento “hanno certamente comportato l’esposizione ambientale della popolazione residente a livelli elevati di sostanze tossiche”, essendo stata la loro pericolosità accertata da “studi metodologicamente robusti e difficilmente contestabili”, che “hanno messo in evidenza eccessi di tumori riconducibili all’esposizione a diossine” [5].

Da allora hanno continuato ad accumularsi studi anche recentissimi che indicano come anche gli inceneritori di ultima generazione costituiscano un rischio potenzialmente grave per la salute umana. Per contro, non esistono ad oggi studi che escludano effetti a lungo termine sulla salute da parte degli inceneritori di nuova generazione.

In considerazione di ciò, riteniamo che una politica democratica non possa non preferire agli inceneritori, ove possibile, alternative spesso più efficaci ed economiche.

E’ infatti necessario abbandonare le vecchie politiche basate su inceneritori e discariche, intraprendendo un percorso virtuoso verso un’economia circolare, vero volano di sviluppo socio-economico.

Appare peraltro poco rispettoso dei cittadini siciliani che qualcuno – invece di pensare a risolvere finalmente l’annoso problema dei rifiuti in Sicilia con misure rapide, efficaci ed economiche, applicando il PRGR da poco approvato in accordo con la Gerarchia dei rifiuti che da priorità a differenziata, riciclaggio ed impianti TMB – si preoccupi unicamente di rifare o modificare nuovamente il PRGR solo per poter imporre alla sola Regione Siciliana ciò che non è stato possibile imporre a livello nazionale, ovvero la realizzazione di vari impianti di incenerimento, che nel migliore dei casi verrebbero realizzati tra 4 anni , che comunque senza la differenziata potrebbero smaltire solo una parte minoritaria dei rifiuti e che produrrebbero ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di ceneri tossiche da portare sempre e comunque in discarica.

Per di più si fa notare che ogni modifica sostanziale del PRGR necessiterebbe di essere sottoposta a VAS.

Si fa notare inoltre che la Gerarchia dei rifiuti prevista dalla Direttiva 2008/98/CE, come suggerisce lo stesso termine “gerarchia”, va applicata seguendo una ben precisa scala di priorità e che a tal riguardo l’incenerimento è solo al quarto posto su cinque. Pertanto, avere come obiettivo principale l’incenerimento sarebbe come se una squadra di calcio si presentasse prima del campionato sostenendo di avere come obiettivo il penultimo posto. Un allenatore del genere sarebbe cacciato ancor prima di iniziare.

Ovviamente, qualora le vigenti normative regionali, nazionali o comunitarie dovessero essere disattese, porremmo in essere ogni azione utile a ricondurre l’attività amministrativa nel solco di quanto in esse previsto, ricorrendo, se necessario, anche nelle opportune sedi legali e comunitarie.

Si chiede infine di avviare un proficuo confronto tecnico con le organizzazioni sottoscrittrici della presenta Nota sugli argomenti ivi trattati.

8/9/2016

Cordiali saluti,

Per l’Associazione Rifiuti Zero – Sicilia – www.rifiutizerosicilia.com

Il Presidente Elio D’amico

Per il Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela – www.cittadinicontroinceneritore.org

Il Presidente Davide Fidone

Per l’ “A.D.A.S.C.” – Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadiniwww.adasc.it

Il Presidente Peppe Maimone

Per l’Associazione O2 Italia – www.o2italia.org, il Presidente Antonia Teatino

Per la Compagnia del Castello di Milazzo – www.compagniadelcastellomilazzo.it/

Il Presidente Giovanni Bono

Per il Comitato No CSS-Inceneritore Valle del Mela – www.facebook.com/inceneritoremela

Il Presidente Angela Bianchetti

Per l’Associazione Blog del Mela – www.blogdelmela.it  

Il Presidente Katia Trifirò

Per il Comitato “No inceneritori” – Lentini – www.facebook.com/noinceneritorelentini

Il Presidente Alfio Vacanti

Prof. Rosario Saccà, presidente dell’Ordine dei chimici della provincia di Messina

 

Note:

[1] http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1609/2698

 

[2] A tal riguardo si rimanda alle argomentazioni espresse nel seguente parere inviato il 3/5/2016 alla Commissione per le Valutazioni ambientali del MATTM:

https://cittadinicontroinceneritore.org/wp-content/uploads/2016/08/parere-su-programma-fabbisogno-incenerimento.pdf

 

[3] Si vedano ad esempio:

–  la “fabbrica dei materiali” in via di realizzazione a Reggio Emilia, un impianto di Trattamento Meccanico capace di massimizzare il recupero di materia dalla frazione secca dell’indifferenziata:

http://www.municipio.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/PESDocumentID/5A37B9D76EAA116EC1257D1F004AF192?opendocument&FROM=RftlnvtTmdffrnzt;

l’impianto sperimentale per il riciclo dei prodotti assorbenti per la persona (pannolini, assorbenti, pannoloni) inaugurato nel Marzo 2015 della Contarina S.p.A. in provincia di Treviso: http://www.contarina.it/chi-siamo/impianti/riciclo-prodotti-assorbenti;

– l’impianto di Selezione della S.E.S.A. SpA in esercizio ad Este (PD), “dotato di nuove tecnologie tra cui l’impiego dei lettori ottici integrati da sistemi di espulsione ad aria compressa che consente di estrarre dal flusso principale i materiali riciclabili presenti all’interno della massa indifferenziata di rifiuti”: http://www.sesaeste.it/impianti.php?id=31;

– L’impianto di selezione e riciclaggio gestito dalla Versilia Ambiente a Pioppogatto (LU); orientato originariamente alla produzione di CDR da avviare all’inceneritore di Falascaia, in seguito alla chiusura di quest’ultimo è stata prevista la conversione dell’impianto a “ulteriore recupero di materiali”

[Fonte: http://www.luccaindiretta.it/versilia/item/33427-uno-studio-per-la-riconversione-dell-impianto-rifiuti-di-pioppogatto.html];

– L’impianto di trattamento del RUR previsto in Provincia di Imperia, finalizzato alla selezione spinta dei rifiuti indifferenziati per ricavarne materiali recuperabili

[Fonte: http://www.sanremonews.it/2016/03/05/leggi-notizia/argomenti/politica-1/articolo/imperia-il-sindaco-capacci-risponde-ai-consiglieri-re-e-ricco-in-merito-allimpianto-di-colli.html ]

 

[4]   http://www.newsrimini.it/2015/09/riciclo-totale-unalternativa-possibile-agli-inceneritori

 

[5] “Trattamento dei rifiuti e Salute: Posizione dell’Associazione Italiana di Epidemiologia” E&P anno (2008) 32(45) luglio- ottobre pag. 184-18

 

Intervento in giudizio contro l’inceneritore del Mela: affidato l’incarico all’Avv. Parmaliana

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Avv. Biagio Parmaliana

Il Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, l’Associazione Futura di Pace del Mela, la Compagnia del Castello di Milazzo e l’Associazione O2 Italia hanno affidato all’avv. Biagio Parmaliana l’incarico di essere rappresentati nel proprio intervento in giudizio contro il ricorso di Edipower al fine di scongiurare la realizzazione dell’inceneritore.

Ricordiamo che Edipower (ormai nelle mani del gruppo A2A) ha depositato lo scorso 23 Febbraio al TAR del Lazio ricorso contro il parere negativo, di natura vincolante, del Ministero per i Beni e le attività culturali. Tale parere, espresso dopo un analogo parere della Soprintendenza di Messina, è legato all’incompatibilità del progetto dell’inceneritore con il vigente Piano Paesaggistico dell’Ambito 9.

Infatti quest’ultimo, riconoscendo il pregio paesaggistico e culturale del golfo di Milazzo, nonché le non indifferenti potenzialità economiche ad esso connesse, constata come i maggiori insediamenti industriali che vi insistono – raffineria e centrale termoelettrica – costituiscano dei gravi detrattori e fattori di degrado. Pertanto il Piano vieta il loro potenziamento e la realizzazione di nuovi impianti, nell’ottica invece di una progressiva eliminazione di quelli esistenti.

Mentre i comuni temporeggiano (finora si è costituito in qualità di resistente solo San Filippo del Mela, direttamente chiamato in causa nel ricorso), i comitati e le associazioni del territorio non stanno a guardare. Opporsi al ricorso di Edipower è cruciale per impedire la realizzazione dell’inceneritore perché il suo esito potrebbe essere decisivo. Ringraziamo l’avv. Biagio Parmaliana per aver dimostrato grande sensibilità verso la tutela dell’ambiente e della salute dei 150 mila abitanti del comprensorio.

La battaglia contro l’inceneritore si può vincere, ma bisogna combatterla. Invitiamo le altre associazioni del territorio potenzialmente interessate ad intervenire aggregandosi alla nostra azione legale o autonomamente. Lanciamo un appello a tutti i cittadini che hanno a cuore la propria terra e la propria salute a partecipare a questa importante battaglia, aderendo ad uno dei comitati o delle associazioni impegnati nell’azione legale.

Invitiamo anche i comuni che avevano annunciato l’intenzione di intervenire a procedere con la propria azione legale, che non risulta ancora formalizzata. Un invito a costituirsi in giudizio lo estendiamo inoltre a tutti gli enti chiamati in causa nel ricorso di Edipower, tra cui la Città Metropolitana di Messina e l’Assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana. Anzi proprio quest’ultimo, se volesse, potrebbe vincere la partita “a tavolino”.

Infatti la principale argomentazione del ricorso di Edipower-A2A consiste nella mancata approvazione, da parte dell’Assessore regionale ai beni culturali, del Piano Paesaggistico. Tale argomentazione è a nostro giudizio inconsistente, poichè tale Piano, anche se non ancora approvato dall’Assessore, risulta vigente in regime di salvaguardia, in quanto adottato nel Dicembre 2009 con Decreto del Direttore Generale del Dipartimento regionale dei beni culturali. Tuttavia la definitiva approvazione assessoriale potrebbe chiudere la partita con Edipower.

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Avv. Carlo Vermiglio

Invitiamo pertanto l’Assessore regionale, avv. Carlo Vermiglio, ad approvare al più presto il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, essendo peraltro già passati quasi sette anni dalla sua adozione. Sarebbe inaccettabile per la valle del Mela rischiare l’oltraggio del mega-inceneritore di A2A a causa delle lentezze burocratiche della regione.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

Associazione Futura di Pace del Mela           https://futuraassociazione.wordpress.com

Compagnia del Castello di Milazzo            http://compagniadelcastellomilazzo.it

Associazione O2 Italia             http://www.o2italia.org

Vogliamo differenziata e riciclaggio, basta discariche e inceneritori

emergenza rifiuti

L’emergenza rifiuti che attanaglia la Sicilia ha un chiaro colpevole: il grave ritardo della differenziata. Ciò è evidente a chiunque: dove la raccolta differenziata non esiste o quasi le strade sono stracolme di rifiuti, dove c’è la differenziata il servizio funziona regolarmente.

Eppure c’è ancora chi vorrebbe approfittare dell’emergenza per riproporre l’inceneritore di A2A (magari utilizzando nomignoli più indolori come “termovalorizzatore”), sebbene i cittadini abbiano già dimostrato la propria contrarietà con referendum e manifestazioni.

In realtà è illogico prenderlo in considerazione come soluzione per l’emergenza, anche solo per il fatto che ci vorrebbero 3 anni per realizzarlo. L’implementazione della differenziata e la realizzazione di impianti finalizzati al riciclaggio sono senz’altro soluzioni molto più rapide.

Ma se l’inceneritore di A2A fosse già stato operativo, cosa cambierebbe rispetto all’emergenza che stiamo subendo? Assolutamente nulla. Esso verrebbe alimentato con 500 mila tonnellate l’anno di CSS, ovvero la frazione combustibile dei rifiuti (in prevalenza composta da plastica e carta).  Il CSS viene prodotto in impianti che lo separano dal resto dei rifiuti e lo classificano. Impianti che in Sicilia non esistono: l’inceneritore al momento potrebbe essere alimentato solo con CSS di altre regioni. Insomma, oltre il danno la beffa: non solo i cittadini dovrebbero subire i veleni emessi bruciando rifiuti da mezza Italia, ma la monnezza rimarrebbe comunque nelle nostre strade. Si illudono poi coloro che pensano che l’inceneritore possa comportare un risparmio sulle bollette della luce: l’impianto genererà una potenza di soli 60 MWh contro i 960 MWh dell’ attuale centrale.

Gli epidemiologici sono chiari: “qualcuno morirà a causa dell’inceneritore” [1]. Che gli inceneritori facciano vittime è quindi una certezza. Potranno essere di più o di meno a seconda delle dimensioni dell’inceneritore e del modo con cui viene gestito, ma ci saranno. Una politica che punta sugli inceneritori, anziché sulle alternative che le direttive europee [2] ci indicano, è una politica incosciente ed irresponsabile, per non dire altro. L’unico modo per risolvere rapidamente e definitivamente il problema è quello di istituire l’obbligo di raccolta differenziata porta a porta con tracciabilità dei sacchetti ed esautorare i sindaci che non lo applicano. Nel frattempo bisogna implementare l’impiantistica, quella giusta però: innanzitutto impianti di compostaggio e di trattamento dei rifiuti indifferenziati (TMB) all’avanguardia, come le cosiddette “fabbriche dei materiali”. Si tratta di impianti capaci di recuperare materia dall’indifferenziata per avviarla al riutilizzo e/o riciclaggio. Impianti più economici degli inceneritori, che non inquinano e che producono meno residui da inviare in discarica: esistono già con successo in alcune zone del Veneto [3] e da quest’anno anche a Reggio Emilia [4].

A guadagnarci sarebbero i cittadini: la TARI è tanto più “salata” quanto più è carente la differenziata nel proprio comune. Portare i rifiuti in discarica è molto più costoso che praticare la raccolta porta a porta, che peraltro ha il vantaggio di creare molti più posti di lavoro. Smaltire i rifiuti negli inceneritori è ancora più caro: ad esempio costa 305 € a tonnellata nell’inceneritore di A2A nel napoletano [5].

Sia le discariche che gli inceneritori vengono pagati con i soldi dei cittadini per inquinare. E hanno tutto l’interesse per ritardare all’infinito la differenziata. E’ necessario che la Sicilia si affranchi da questo genere di cricche, non che si consegni da una cricca all’altra.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

 

Note:

[1] http://www.dire.it/13-06-2016/59167-inceneritore-lepidemiologo-ci-saranno-morti-sicuro/

[2] La Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti indica che prevenzione, differenziata e riciclaggio debbano avere priorità su inceneritori e discariche

[3] http://www.varesenews.it/2014/09/comitati-in-visita-alla-fabbrica-dei-materiali-ecco-cosa-abbiamo-visto/27764/

[4] http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2014/07/24/news/rifiuti-ecco-come-sara-l-impianto-tmb-di-gavassa-1.9649796?refresh_ce

[5] http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/96844-inceneritore-di-acerra-quanto-ci-costa-e-soprattutto-conviene/

RAM ed A2A hanno paura della volontà popolare

manifestazione no inceneritore ridim

Come affermato chiaramente nel Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, la Raffineria e la centrale elettrica, oggi in mano ad A2A, costituiscono forti detrattori paesaggistici, fattori di degrado del tutto fuori luogo per l’incantevole golfo di Milazzo, lesivi non solo di potenzialità economiche non indifferenti, ma anche dell’ambiente e della salute, come riconosciuto con l’istituzione, nel nostro comprensorio, del Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche e dell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale.

Eppure RAM ed Edipower/A2A quasi sempre figurano come sponsor delle iniziative delle Pro Loco milazzesi. Iniziative meritorie di promozione del territorio, che spesso riscuotono un ottimo successo, come il Tono Summer Fest di sabato scorso. Ma la cui sponsorizzazione da parte di RAM ed A2A appare decisamente indecente.

Si tratta infatti di aziende che non solo rappresentano obbrobri la cui vista e il cui fetore danneggiano l’immagine turistica della zona, ma che ancora oggi continuano a voler perseguire i propri interessi a discapito della comunità locale.

 A2A infatti vuole a tutti i costi realizzare un mega-inceneritore di rifiuti, sia contro la volontà popolare, sia contro il sopra citato Piano Paesaggistico. Tanto che pur di liberarsi dell’ostacolo non ha esitato a presentare ricorso al Tar del Lazio. Anche la RAM non è da meno, avendo presentato ricorso contro i limiti alle emissioni imposti dal Ministero dell’Ambiente nell’ultima AIA.

Questo è il reale rispetto della RAM e di A2A per il territorio. Abbiamo già diramato un comunicato congiunto (Quei-brutti-sponsor-delle-pro-loco) per stigmatizzare la sponsorizzazione delle attività delle Pro Loco da parte di queste aziende, che consente loro di provare a rifarsi l’immagine e prendere in giro i cittadini.

Ma ci sono da fare anche altre importanti considerazioni. Solitamente le aziende sponsorizzano determinate iniziative per farsi pubblicità presso potenziali clienti ed avere perciò un ritorno economico. Ma nel caso della RAM e di A2A non esiste un interesse commerciale diretto. Non sono i milazzesi che devono comprare i prodotti della RAM e di A2A.

E allora che interesse c’è dietro le sponsorizzazioni? Chiaramente si tratta sempre di pubblicità, ma con altre finalità, più “politiche” che commerciali. Il fine è quello di apparire agli occhi dell’opinione pubblica come aziende che “fanno del bene” al territorio, non che lo danneggiano come avviene nella realtà. In altre parole la finalità è quella di conquistarsi il favore della gente.

Da ciò si capisce come in realtà RAM ed A2A temano più di ogni altra cosa che la gente dica BASTA alle loro attività inquinanti. Hanno il terrore di manifestazioni, referendum, petizioni, articoli e più in generale di un’opinione pubblica contraria ai loro interessi. Nonchè delle pressioni e dei condizionamenti che l’opinione pubblica esercita su amministratori e politici a vari livelli. Insomma timore di tutto quello che noi e voi abbiamo fatto. E che continueremo a fare.

Ricordatevelo e rispondete a dovere la prossima volta che vi sentirete dire “tanto noi non contiamo nulla, fanno quello che vogliono”.

Articoli di stampa sull’argomento:

http://vivimilazzo.blogspot.it/2016/07/quei-brutti-sponsor-delle-pro-loco-di.html

Adasc: «Vuoi il patrocinio del Comune? Rinuncia ai soldi della Raffineria»

Tono Summer Fest: un grande successo… con i soldi di RAM e A2A

…VADANO PURE ALTROVE!

inceneritore-a2a

 Giovedì scorso si è svolta l’inaugurazione di un impianto sperimentale di solare termodinamico presso la centrale elettrica di San Filippo del Mela. Non è certo il primo impianto di solare termodinamico al mondo, come sostenuto trionfalisticamente da qualcuno (tali impianti esistono altrove già dagli anni 80), ma non possiamo che esserne felici, visto che il solare termodinamico fa parte della nostra controproposta alternativa all’inceneritore [1].

All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, l’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Croce e i vertici di A2A. Com’era prevedibile, gli interventi più eclatanti di questi ultimi si sono incentrati sul progetto dell’inceneritore, rendendo palese come per loro il solare termodinamico (e tutto il resto) vuole essere solo una foglia di fico per quello che gli preme realmente, ovvero il mega-inceneritore.

Ecco le dichiarazioni più significative dei vertici di A2A, almeno per come riportate dall’articolo di Giovanni Passalacqua su TempoStretto [2], e le nostre considerazioni:

  • “O la Sicilia accetta l’investimento o andremo altrove”, ha dichiarato l’Amministratore delegato di A2A Valerio Camerano, come se l’investimento andasse dritto nelle tasche dei siciliani e non piuttosto dei costruttori dell’inceneritore. Anche dal punto di vista economico, i siciliani non avrebbero che da perderci. Ai campani conferire ogni tonnellata di rifiuti nell’inceneritore A2A di Acerra costa più di 300 euro, cioè di più che spedire la spazzatura all’estero [3]. Perciò a quello che voleva essere un velato ricatto non si può che rispondere “de core”: Andate pure altrove!
  • Sempre Camerano ha dichiarato: “Tutte le nazioni che noi consideriamo all’avanguardia utilizzano i termovalorizzatori per riutilizzare la frazione non riciclabile dei rifiuti”. 

Certamente sig. Camerano, ma ciò presuppone il rispetto della “Gerarchia dei rifiuti” sancita da una nota direttiva europea del 2008. E, secondo questa direttiva, prima di pensare agli inceneritori bisogna pensare alla prevenzione dei rifiuti, a raggiungere i traguardi di differenziata e a dotarci di tutti gli impianti capaci di massimizzare il riciclaggio dei rifiuti, compresi i moderni impianti di selezione e recupero dell’indifferenziata che praticamente annullerebbero il ricorso agli inceneritori. Dopo aver fatto tutto questo, quand’anche restasse un residuo inceneribile, gli inceneritori già presenti sul territorio nazionale non solo sarebbero sufficienti, ma sarebbero pure troppi: molti potrebbero chiudere. Altro che costruirne di nuovi! Questo è quello che si evince dai nostri calcoli, che tutti possono verificare, sul fabbisogno nazionale residuo di incenerimento[4]

  • Sempre Camerano ha affermato: “Gli impianti moderni sono all’avanguardia e talmente poco inquinanti che ci si possono costruire sopra le piste da sci, come è stato fatto a Copenhagen”. “Rincara” la dose (di banalità) il presidente di A2A, Giovanni Valotti : “bisogna ragionare sul piano scientifico. Il mio obiettivo è venire qui in Sicilia a sciare sul tetto del termovalorizzatore di San Filippo del Mela”. 

Cari Valotti e Camerano, portare l’esempio della pista da sci sull’inceneritore di Copenhagen significa ragionare sul piano scientifico? Per ragionare sul piano scientifico bisogna analizzare i dati, come abbiamo fatto noi nelle nostre osservazioni [5] e come ha fatto l’Ordine dei Medici [6], che ha messo nero su bianco osservazioni decisamente contrarie a questo progetto. Dati innanzitutto epidemiologici, anche recentissimi [7], che dimostrano i drammatici effetti sulla popolazione di inceneritori anche molto più piccoli di quello che volete fare voi. E, come ben evidenziato nel dossier dell’ISDE [8] (associazione internazionale di medici per l’ambiente) i rischi degli inceneritori “all’avanguardia” non sarebbero per niente minori rispetto ai vecchi.

 Ma senza andare troppo lontano, basterebbe anche solo analizzare gli stessi dati messi nero su bianco nel  vostro progetto: emissioni di diossina (senza considerare tutti gli altri innumerevoli veleni), pari a vari milioni di volte la dose tollerabile per un essere umano.

Quanto alla pista da sci inserita nel progetto dell’inceneritore di Copenaghen, non dimostra alcunchè. Si tratta chiaramente di una trovata pubblicitaria ad uso e consumo della lobby internazionale degli inceneritori. Bisognerà vedere quanti effettivamente ci andranno a sciare. Qualche danese magari ci andrà, visto che in Danimarca non esistono montagne e quindi sicuramente si troverebbe qualcuno disposto a sciare perfino su montagne di letame. In ogni caso questo non ci direbbe nulla sul rischio reale, semmai sulla percezione del rischio.

E poi, obiettivamente, andare saltuariamente a sciare sull’inceneritore non è affatto la stessa cosa di viverci vicino ogni giorno. E’ chiaro che nel primo caso il rischio sarebbe infinitesimale rispetto al secondo. Senza considerare “l’effetto ombrello” dei camini: chi sta proprio sotto il camino è meno esposto di chi sta a kilometri di distanza. Insomma, a ben vedere la trovata pubblicitaria della pista da sci è meno eclatante di quanto si possa pensare.

Veniamo adesso alle dichiarazioni dell’Assessore regionale all’Ambiente Maurizio Croce:

  • “Da chimico la mia opinione (favorevole) sui termovalorizzatori è chiara”.

Dott. Croce, lei da cittadino può avere l’opinione che crede, ma non si capisce il senso del richiamo alla veste di “chimico”. E’ al corrente che, ad esempio, le emissioni di diossina dichiarate nel progetto dell’inceneritore di A2A sono pari a vari milioni di volte la dose tollerabile per un essere umano? Cos’ha da dire in merito, da chimico? E cosa rispetto alla posizione di segno opposto di altri chimici autorevoli, come il Presidente dell’Ordine dei Chimici della provincia di Messina prof. Rosario Saccà?

  • È evidente il miglioramento delle emissioni che il nuovo impianto produrrebbe rispetto alla vecchia centrale termoelettrica”

Se lei intende come un “evidente miglioramento” la comparsa tra le emissioni di sostanze chimiche classificate come sicuramente cancerogene (Diossine, furani, ecc…) forse c’è qualcosa che non va nel suo concetto di “miglioramento”. Quanto alle altre emissioni “confrontabili”, il presunto miglioramento nella realtà si traduce in un evidente peggioramento a parità di produzione elettrica, come abbiamo evidenziato nelle nostre osservazioni[5] al progetto in questione, che a suo tempo abbiamo inviato per conoscenza anche al suo assessorato.

Ad ogni modo voler fare confronti con la vecchia centrale termoelettrica, che in ogni caso – lo sappiamo tutti – non avrà futuro, sembra un disperato tentativo di A2A di coprire una rilevante ovvietà: la realizzazione dell’inceneritore produrrebbe un significativo inquinamento ed un conseguente rischio per la popolazione, a nostro avviso grave, che non ci sarebbero senza inceneritore. Peccato che lei ci sia cascato.

  • “In Sicilia i rifiuti sono un tabù”

 Indubbiamente i rifiuti in Sicilia sono un tabù, ma non perché la gente non vuole gli inceneritori, bensì perché la classe politica non ha mai voluto risolvere veramente il problema dei rifiuti. Verrebbe a questo punto da chiedersi: cui prodest? (A chi giova?) Sicuramente il tabù ha fatto la fortuna dei gestori delle discariche. Ma giova anche a chi adesso si vuole buttare nel business degli inceneritori. Inceneritori che comunque continuerebbero ad alimentare le discariche con le scorie tossiche della combustione.

Assessore, che ne dice allora di infrangere una volta per tutte questo tabù? E di farlo alla svelta, vista l’emergenza di nuovo esplosa proprio in queste ore, e per come si deve, seguendo la direttiva europea sulla “gerarchia dei rifiuti”. Allora renda subito obbligatoria per tutti, cittadini e sindaci, la raccolta differenziata porta a porta, sanzionando gli inadempienti. E utilizzi i fondi destinati alla realizzazione degli inceneritori per sostenere tale raccolta. Vedrà che in pochi mesi le percentuali di RD schizzeranno oltre il 70%, come avvenuto in alcuni comuni siciliani, come Montalbano Elicona. Ottimi risultati a macchia di leopardo a cui è necessario uniformare tutta la Sicilia. Quale modo migliore per risolvere l’emergenza? E per quando riguarda l’indifferenziata residua, invece di pensare a realizzare inceneritori “all’avanguardia”, perché non pensare a realizzare impianti TMB all’avanguardia, cioè capaci di massimizzare il recupero di materia da avviare al riciclaggio (tanto da far parlare di “riciclo totale”[9]). Oltre tutto costerebbero molto meno degli inceneritori.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela   www.cittadinicontroinceneritore.org                                                              Email: cittadinicontroinceneritore@gmail.com

Note:

[1] https://cittadinicontroinceneritore.org/controproposta-progetto-alternativo-allinceneritore/

[2] http://www.tempostretto.it/news/riconversione-edipower-andremo-sciare-sull-inceneritore-mela-analogie-differenze-industriali-ambientalisti.html

[3] http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/96844-inceneritore-di-acerra-quanto-ci-costa-e-soprattutto-conviene/

[4] https://cittadinicontroinceneritore.org/wp-content/uploads/2016/05/parere-su-programma-fabbisogno-incenerimento.pdf

[5] http://www.va.minambiente.it/File/Documento/160109

[6] http://www.va.minambiente.it/File/Documento/160032

[7] http://www.arpa.piemonte.gov.it/news/concluso-lo-studio-epidemiologico-arpa-sullinceneritore-di-vercelli

[8] http://www.slideshare.net/GMarazzini/inceneritori-dossier-isde

[9] Link relativi alla proposta della dott. Margherita Bologna, chiamata di “Riciclo Totale” in quanto punterebbe alla separazione e riuso della totalità della frazione secca del RUR:

http://www.statigenerali.org/cms/wp-content/uploads/2012/12/2.6_A_Bologna.pdf

http://www.partitodemocratico.it/gCloud-dispatcher/8f61d8f5-6cc2-4ecb-b351- 5926f5eeea64/progetto_per_l_x27_italia_forumrifiuti_1.pdf

http://www.newsrimini.it/2015/09/riciclo-totale-unalternativa-possibile-agli-inceneritori

Solare termodinamico antitetico all’inceneritore

Procedure-Alternativa-ImcIeri pomeriggio si è svolto, alla presenza dei vertici di A2A, l’inaugurazione di un impianto sperimentale di solare termodinamico presso la centrale elettrica di San Filippo del Mela.

Proprio il solare termodinamico fa parte del nostro progetto alternativo all’inceneritore per la riconversione della centrale, già da diversi mesi pubblicato sul nostro sito internet. L’inaugurazione di ieri non fa altro che confermare che le nostre controproposte vanno nella direzione giusta.

A2A non speri dunque di utilizzare l’inaugurazione dell’impianto di solare termodinamico per fare propaganda all’inceneritore, come se fossero due cose connesse. La gente non è stupida e capisce bene che il solare termodinamico e l’inceneritore sono antitetici: il solare termodinamico è energia pulita, mentre gli inceneritori nuocciono gravemente alla salute, come dimostrato da decine di studi epidemiologici.

L’inceneritore è stato spesso spacciato come l’unica possibilità capace di garantire l’occupazione, ma niente è più lontano dal vero. Anzi, di per sè non potrebbe assorbire neanche tutti i 150 lavoratori della centrale, visto che gli inceneritori in media danno lavoro a circa 50 persone o poco più.

Il progetto che abbiamo proposto invece centra diversi obiettivi:

• garantire non solo una continuità occupazionale, ma anche nuova occupazione;

• azzerare le emissioni ed evitare quelle ancora più pericolose del mega-inceneritore;

• risolvere il problema dei rifiuti abolendo di fatto il ricorso alle discariche (da notare che al contrario l’inceneritore non risolve il problema delle discariche, a causa della produzione di 120 mila tonnellate l’anno di ceneri tossiche);

• garantire un soddisfacente margine di guadagno: infatti tutte le attività proposte sono già una realtà in altre parti d’Italia e non potrebbero esserlo se non fossero remunerative.

Tale progetto prevede sia attività basate sulle energie rinnovabili pulite che su un virtuoso ciclo dei rifiuti.
Per quanto riguarda le prime, la proposta del Comitato fa tesoro del progetto della Legambiente di Brindisi denominato PaTeR (Parco Tecnologico delle Energie Rinnovabili), incentrato sul solare termodinamico e su attività di ricerca, consulenza e start-up nel campo delle energie rinnovabili.
Le proposte inerenti il ciclo dei rifiuti prevedono invece impianti di digestione anaerobica, di compostaggio, di selezione dei rifiuti differenziati e di recupero spinto di materia dai rifiuti indifferenziati.

Questo il link in cui è possibile consultare nel dettaglio la nostra proposta: www.cittadinicontroinceneritore.org/controproposta-progetto-alternativo-allinceneritore

Ricordiamo che il solare termodinamico non ha nulla a che vedere con il progetto del mega-inceneritore, presentato da Edipower-A2A lo scorso Settembre ed ancora sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale. Contro questo progetto continueremo a batterci fino alla sua definitiva bocciatura, supportati dalla popolazione e dal territorio che si sono già espressi chiaramente (si ricordano a tal proposito le manifestazione con migliaia di partecipanti, i referendum comunali con percentuali di “NO” oscillanti tra il 96 e il 99%, le delibere contrarie di 20 comuni del comprensorio, le  circa 40 osservazioni presentate dalle associazioni e dai Comuni che chiedevano la bocciatura del progetto).

Il progetto dell’inceneritore ha incassato il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali, a causa dell’incompatibilità con il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9. Tale piano vieta la realizzazione di nuovi impianti industriali che aggraverebbero ulteriormente il danno, già oggi considerevole, sul paesaggio dell’incantevole golfo di Milazzo e sulle potenzialità economiche ad esso connesse.

Edipower-A2A ha presentato ricorso per annullare il parere negativo, ma il territorio non sta certo a guardare: diverse associazioni ed amministrazioni comunali si apprestano ad intervenire in giudizio contro tale ricorso. Il Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, l’Associazione Futura di Pace del Mela, la Compagnia del Castello di Milazzo e l’assozione O2Italia hanno già dato incarico all’avv. Biagio Parmaliana per opporsi nel merito al ricorso di Edipower-A2A. Auspichiamo le altre associazioni ed amministrazioni interessate a seguire questa strada.

Mentre all’Assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio chiediamo con forza, come già fatto da diverse amministrazioni del comprensorio, di approvare al più presto il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, adottato e vigente in regime di salvaguardia da più di 6 anni. Esso rappresenta infatti la via maestra per una riconversione sostenibile dell’intero polo industriale e il definitivo stop ad ulteriori insediamenti insalubri. Oltre tutto l’approvazione del Piano potrebbe essere decisiva per affondare il ricorso di Edipower-A2A. Un ulteriore ritardo nell’approvazione del Piano, attesa da più di 6 anni, potrebbe quindi far venire qualche sospetto.

Non farti infinocchiare, corri a firmare per il Referendum blocca-inceneritori

comitato si blocca inceneritori modificato

Domenica 26 Giugno si chiude a livello nazionale la raccolta firme per il quesito referendario che vuole bloccare il piano degli inceneritori che il governo vuole realizzare nel Centro-Sud e in Sicilia. Stando all’ordinanza di Crocetta di poche settimane fa, a rischiare di più nel messinese sono la zona della discarica di Mazzarrà (e quindi di Furnari), quella dell’area industriale di Milazzo (e quindi della Valle del Mella) e la frazione di Pace di Messina.

Il Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela chiuderà la raccolta firme domenica mattina con un banchetto ad Archi e a San Filippo del Mela. In zona sono peraltro previsti anche altri banchetti. Riassumendo, questo weekend si potrà firmare nei seguenti punti di raccolta firme:

  • Domenica 26 Giugno ad Archi alle ore 11 ed a San Filippo del Mela alle ore 12, di fronte alle rispettive chiese;
  • Sabato 25 Giugno dalle ore 21.30 in Piazza S.Rocco a Calderà e sul lungomare di Spinesante;
  • Domenica 26 Giugno dalle ore 17.00 sul Lungomare di Spinesante;
  • Sabato e Domenica pomeriggio presso l’isola pedonale di Milazzo (via Medici).

Chi non lo avesse ancora fatto oggi e domani ha quindi ancora la possibilità di firmare.

Ne approfittiamo per sfatare alcuni miti montati ultimamente dalla disinformazione pro-inceneritori per far inghiottire ai cittadini il boccone amaro:

  • Grazie agli inceneritori si potranno bonificare le discariche.

Le zone adiacenti alle discariche hanno subito e subiscono un enorme impatto ambientale, principalmente a causa della formazione di percolato da parte dei rifiuti umidi non biostabilizzati. Il percolato si trascina dietro svariate sostanze tossiche provenienti anche da altri rifiuti, finiti assieme all’umido nella raccolta indifferenziata. Il percolato inquina i terreni e le falde acquifere.

Come se tutto ciò non bastasse, adesso le aree siciliane già provate dalle discariche rischiano di essere scelte per ospitare gli inceneritori governativi. Come si suol dire, “cunnuti e bastunati”.

Ma qualcuno sostiene che i cittadini in realtà dovrebbero essere contenti perché i rifiuti già abbancati nelle discariche potranno essere inceneriti, bonificando le discariche. Alla faccia della bonifica! In natura nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. E l’incenerimento trasforma i rifiuti determinando la formazione di maggiori quantità di sostanze tossiche. Che non vanno a finire solo in aria (e dall’aria nel suolo), ma anche e soprattutto nelle ceneri. E dove vanno a finire le ceneri? Sempre in discarica! Elementare, Watson. E da questo si capisce il reale “vantaggio” di collocare gli inceneritori vicino alle discariche: così facendo le scorie devono fare meno strada. Altro che bonifica!

  • Gli inceneritori servono a risolvere l’emergenza rifiuti.

Non è affatto vero, in quanto non possono essere realizzati prima di 4 anni e rappresentano peraltro il più costoso  sistema di smaltimento dei rifiuti tra quelli possibili (addirittura più costoso di inviare i rifiuti all’estero [1]). I moderni impianti TMB con recupero di materia, che riescono ad inviare al riciclaggio una larga fetta di rifiuti “indifferenziati”, oltre a biostabilizzare l’”umido”, richiedono minori tempi e minore spesa pubblica.

  • Emergenza a parte, gli inceneritori sono necessari per un efficiente sistema di gestione dei rifiuti.

Niente di più lontano dal vero. La direttiva europea del 2008 sulla gestione dei rifiuti è chiara, stabilendo una ben precisa gerarchia dei rifiuti:

            1) Prevenzione (ovvero legislazione per imporre al mercato regole ben precise per ridurre al minimo gli imballaggi e quindi la produzione dei rifiuti: tale legislazione è praticamente assente in Italia);

             2) Preparazione per il riutilizzo, ovvero Raccolta Differenziata (RD): attualmente l’obiettivo è di differenziare almeno il 65% dei rifiuti prodotti;

           3) Riciclaggio: si deve avviare al riciclaggio tutta la materia che si può recuperare dai rifiuti. Ovviamente è più facile ed economico riciclare ciò che è stato    preventivamente differenziato, ma esistono ormai le tecnologie, applicate agli  impianti TMB, che riescono a selezionare e recuperare materia adatta al riciclaggio anche dai rifiuti indifferenziati. Il riciclaggio riguarda sia le frazioni secche   (plastica, vetro, metalli, carta e cartone) che quelle umide. Quest’ultime possono   essere sottoposte sia a digestione anaerobica che aerobica. La prima serve a    produrre essenzialmente metano, la seconda serve a produrre compost di qualità    nel caso dell’umido differenziato o a biostabilizzare la quota umida        dell’indifferenziata;

          4)   Recupero energetico: può avvenire attraverso vari sistemi termici, tra i quali                       l’incenerimento e la pirogassificazione;

             5)  Smaltimento in discarica.

Detto questo anche i bambini capiscono che iniziare dal punto 4) della gerarchia by-passando quasi di netto i primi 3 punti rappresenta una palese violazione della direttiva europea. Peraltro, come abbiamo evidenziato nelle osservazioni del nostro Comitato al programma del governo, applicando correttamente la gerarchia dei rifiuti il fabbisogno di incenerimento sarebbe molto ridotto rispetto alla quantità di rifiuti che oggi vengono inceneriti in Italia. Quindi altro che nuovi inceneritori, in Italia ci sarebbe bisogno di meno inceneritori di quelli che già abbiamo.

  • Non ha senso parlare di rischi per la salute: a Parigi, Vienna, Milano e Brescia ce li hanno in centro città.

A parte il fatto che non è proprio così, sarebbe come dire che se a Parigi e compagnia bella respirano veleni allora quei veleni sono innocui. Liquidando così decine o forse centinaia di studi epidemiologici che dimostrano la grave pericolosità degli inceneritori. Come ad esempio quello sull’inceneritore di Vercelli, pubblicato dall’Arpa proprio l’anno scorso [2].

Pericolosità che ovviamente è proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati. E pensare che l’inceneritore di Vercelli era solo un piccolo impianto da 25 mila tonnellate di rifiuti l’anno. In Sicilia il governo vuole incenerire ben 700 mila tonnellate di rifiuti l’anno, a cui bisogna aggiungere la proposta di A2A di incenerire altre 500 mila tonnellate di rifiuti l’anno nella propria centrale Edipower di San Filippo del Mela. Se i dati epidemiologici relativi all’inceneritori di Vercelli sono a dir poco preoccupanti, in proporzione gli inceneritori proposti per la Sicilia sarebbero un’ecatombe.

E allora perché al nord e in europa hanno gli inceneritori? Perché con gli inceneritori il lucro privato e l’esborso pubblico è enorme, quindi enormi sono gli interessi della lobby degli inceneritori, che è sempre stata molto potente anche all’estero.

E’ vero che gli inceneritori in passato sono stati realizzati soprattutto vicino alle grandi città (ma non in centro come spesso si sostiene), anche perché le grandi città spesso hanno varie fonti di inquinamento, per cui è più difficile per uno studio epidemiologico “isolare” gli effetti dell’inceneritore sulla popolazione. Per altri motivi, ciò vale anche per Brescia, che non è una metropoli e ospita l’inceneritore più grande d’europa, anch’esso di A2A. Tuttavia a Brescia esistono o sono esistite varie fonti di inquinamento industriale, specie di diossina, quindi gli effetti nefasti dell’inceneritore si possono “mimetizzare” facilmente. Sta di fatto che Brescia è una delle città a più elevata incidenza di tumori. Anche nella zona periferica di Milano che ospita un’altra perla di A2A, l’inceneritore Silla 2, i cittadini non sono affatto contenti, avendo lamentato spesso “puzza di plastica bruciata”.

Quanto a Vienna l’inceneritore presente in città è stato realizzato diversi decenni fa. L’Austria ormai ha già da tempo cambiato politica: non vengono più realizzati inceneritori e si punta tutto sulla differenziata e sul riciclaggio.

  • E’ vero che gli inceneritori fanno male, ma quelli che vogliono fare non sono inceneritori, ma termovalorizzatori e quindi non fanno male.

Paradossalmente questo è il più idiota tra tutti i miti da sfatare ed al contempo il più diffuso nelle dichiarazioni dei politici. Basta cercare il significato del termine termovalorizzatore per capire che si tratta di “impianto di incenerimento con recupero energetico”. Da tempo non esistono inceneritori senza recupero energetico, quindi i termini “termovalorizzatore” ed “inceneritore” sono di fatto sinonimi. Tra l’altro termovalorizzatore è un termine che esiste solo in italia, creato perchè suona meno “antipatico” rispetto ad “inceneritore” e pertanto spesso utilizzato per cercare di prendere in giro l’opinione pubblica. Chiunque può verificare, ad esempio grazie a Google Translate, che termovalorizzatore si traduce come inceneritore in tutte le altre lingue del mondo (ad esempio in inglese “incinerator”) .

Concludendo, non facciamoci infinocchiare e firmiamo per il Referendum contro gli inceneritori del governo. Domani è l’ultimo giorno utile!

Note:

[1] http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/96844-inceneritore-di-acerra-quanto-ci-costa-e-soprattutto-conviene/

[2] http://www.arpa.piemonte.gov.it/news/concluso-lo-studio-epidemiologico-arpa-sullinceneritore-di-vercelli

Ultimi giorni per bloccare lo spettro degli inceneritori governativi

comitato si blocca inceneritori modificato

Mancano pochi giorni al termine della campagna di raccolta firme su vari quesiti referendari, tra cui quello per abrogare l’Art.35 dello “Sblocca Italia” e bloccare il Programma nazionale che prevede la realizzazione di vari inceneritori governativi, alcuni dei quali proprio in Sicilia. Il Programma degli inceneritori governativi al momento è in fase di Istruttoria tecnica e non è ancora in vigore, ma recentemente un’ordinanza del Presidente Crocetta lo ha già recepito, annunciando prossimamente gare d’appalto per la realizzazione di vari inceneritori nell’isola, capaci di incenerire complessivamente 700 mila tonnellate di rifiuti l’anno.

Tutto ciò non è previsto dal vigente PRGR (Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti), finalmente approvato a Gennaio dopo ben 4 anni di attesa e dopo aver recepito le prescrizioni dello stesso Ministero dell’Ambiente. Il PRGR applica giustamente la direttiva europea sulla “Gerarchia dei Rifiuti”, secondo la quale la raccolta differenziata e gli impianti di trattamento meccanico-biologico con recupero di materia, che permettono di riciclare anche una vasta quota di ciò che finisce nell’indifferenziata, devono essere prioritari rispetto all’incenerimento. Il PRGR stima il fabbisogno residuo di incenerimento (o in alternativa di pirogassificazione dei rifiuti) in circa 130 mila tonnellate l’anno. Questo considerando il raggiungimento dell’obbiettivo della differenziata al 65% e la dotazione di un’adeguata impiantistica di “trattamento a freddo” dei rifiuti (impianti TMB, compostaggio, digestione anaerobica, ecc…).

Predisporre ora l’incenerimento di 700 mila tonnellate l’anno significa di fatto ammettere la mancata applicazione della “Gerarchia dei rifiuti” e il mancato raggiungimento degli obiettivi di Raccolta Differenziata. O, più semplicemente, arrendersi ai diktat del governo ed ai calcoli gonfiati del suo Programma.

Proprio in questi giorni il Presidente Crocetta ha dichiarato di essere contrario al mega-inceneritore privato proposta da Edipower/A2A a San Filippo del Mela, precisando che però la decisione spetta al Ministero dell’Ambiente (al riguardo bisogna ricordare a Crocetta che la Regione, così come la Città Metropolitana, possono quanto meno inviare un parere sul progetto, cosa che finora non hanno fatto).

Tuttavia l’ordinanza di Crocetta da alcune indicazioni su dove dovranno essere localizzati gli inceneritori “pubblici” che ha in mente: in corrispondenza di discariche, sia attive che dismesse, o di zone industriali. Pertanto, in riferimento al messinese, le zone candidate restano quella di Mazzarrà-Furnari e della Valle del Mela.

I cittadini possono firmare negli uffici di ogni comune (solitamente l’ufficio elettorale) per il referendum che punta a bloccare gli inceneritori governativi, ma affrettatevi: la raccolta termina ufficialmente il 23 giugno, ma alcuni comuni potrebbero già terminarla il 17 Giugno.