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Nuovo impianto inquinante nella valle del Mela: attesa la decisione del Ministro Costa sul nostro ricorso

Il 9 settembre abbiamo inviato al Ministro Costa un ricorso gerarchico per chiedere l’annullamento del provvedimento del Ministero dell’Ambiente con cui si da il via libera ad una nuova centrale termoelettrica a Giammoro.

L’impianto, proposto dalla Duferco, è stato infatti escluso dalla Valutazione di Impatto Ambientale con un Decreto direttoriale del 28 agosto. Il provvedimento è pero viziato da molteplici palesi vizi di illegittimità, evidenziati nel nostro ricorso.

Adesso spetta quindi al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa decidere se accogliere il ricorso e annullare il decreto direttoriale.

La nuova centrale della Duferco sorgerebbe accanto alla ben più grande centrale di A2A, per la quale è  in corso l’iter autorizzativo per la conversione a metano. Diventerebbero così due le centrali termoelettriche nella valle del Mela, a poche centinaia di metri l’una dall’altra e con finalità analoghe: un paradosso che probabilmente non ha eguali in nessun’altra parte del mondo. Tutto questo dopo che l’elettrodotto Terna è stato fatto passare sulla testa di tanti cittadini con la promessa che avrebbe ridotto l’inquinamento della centrale elettrica. Invece adesso abbiamo l’elettrodotto e la prospettiva di ben due centrali elettriche che farebbero impennare le emissioni di NOx (ossidi di azoto).

Si tratta di sostanze che, grazie agli elevati livelli di idrocarburi provenienti in gran parte dalla raffineria, si convertono facilmente in ozono, gas che a determinate concentrazioni risulta molto pericoloso per la salute umana e che di recente ha già superato i limiti di legge nella valle del Mela.

Non è da trascurare neanche neanche l’impatto paesaggistico in un’area di elevato pregio come quella del golfo di Milazzo, per la quale il Piano paesaggistico indica la necessità di un graduale disinquinamento, come segnalato peraltro nelle osservazioni del Ministero dei Beni culturali ignorate dal Ministero dell’Ambiente.

Il Ministro Costa durante una visita a Milazzo

Appello al Ministro Costa: non metta la firma sull’ennesimo impianto inquinante della valle del Mela

Una settimana fa abbiamo diffuso la notizia che la Commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente ha dato il via libera ad un’ulteriore Centrale Termoelettrica nella valle del Mela. Il progetto è della Duferco, attuale gestore dell’impianto siderurgico di Giammoro. Diventerebbero dunque due le centrali termoelettriche nella valle del Mela, a poche centinaia di metri l’una dall’altra: un paradosso che probabilmente non ha eguali in nessun’altra parte del mondo.

La Commissione tecnica (in gran parte identica a quella che nel 2017 diede parere favorevole all’inceneritore del Mela) ha deciso a maggioranza (9 i contrari) che il progetto della Duferco non necessita di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

Esattamente un anno fa il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa annunciava la nomina di una nuova Commissione tecnica, frutto di selezione pubblica trasparente, in sostituzione della vecchia Commissione nominata più di 10 anni fa per chiamata diretta. Tuttavia, a causa della solita lentezza burocratica, la sostituzione non è avvenuta subito, ma solo il 25 maggio scorso. Ciò ha dato il tempo alla vecchia Commissione di emettere il parere positivo sull’impianto Duferco, probabilmente il suo ultimo nefando lascito (il parere è del 22 maggio, sebbene reso pubblico dopo più di 2 mesi).

Si tratta in ogni caso di un parere palesemente illegittimo e carente sotto vari profili. Diversi aspetti che la Commissione è obbligata per legge a valutare non sono stati valutati. Ad esempio vengono ignorati i possibili impatti sulle criticità già esistenti nella valle del Mela. L’impianto in questione emetterebbe circa 8 kg l’ora di ossidi di azoto. Si tratta di sostanze che, in presenza degli elevati livelli di idrocarburi presenti nella valle del Mela, si convertono facilmente in ozono, il quale, a certe concentrazioni, può risultare molto pericoloso per la salute umana. Di recente i livelli di ozono hanno superato i limiti di legge nella valle del Mela. Cosa succederebbe se venisse realizzato il nuovo impianto? Il parere della Commissione ministeriale non affronta affatto la questione, nonostante fosse stata oggetto delle nostre osservazioni. Il fatto di non aver motivato il rigetto delle nostre e di altre osservazioni rappresenta, già di per sè, un profilo di illegittimità tale da rendere il parere annullabile.

Persino il parere del Ministero dei beni culturali (MiBACT) non è stato adeguatamente valutato dalla Commissione tecnica. Per il MiBACT il progetto in questione andrebbe sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale anche in considerazione della “sensibilità del contesto, proiettato verso il golfo di Milazzo, territorio di grande pregio paesaggistico. Invece la Commissione tecnica sostiene erroneamente che il paesaggio del golfo di Milazzo sia ormai irreversibile ed irrimediabilmente compromesso. Quindi tanto vale fare altre industrie, tanto che cambia? Un palese travisamento della realtà smentito dal Piano paesaggistico, secondo il quale la fascia costiera del golfo di Milazzo possiede ancora valenze paesaggistiche notevolissime, che vanno recuperate attraverso il graduale disinquinamento dell’area.

Questi sono solo alcuni dei profili di illegittimità che abbiamo segnalato al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa nella lettera che gli abbiamo inviato qualche giorno fa (per leggerla CLICCA QUI).

Adesso il Ministro deve decidere se firmare il provvedimento illegittimo che avalla il progetto Duferco, escludendolo dalla VIA, o se rigettarlo dando modo alla nuova Commissione di rivalutare il progetto.

Ci auguriamo che il Ministro faccia la scelta giusta, schierandosi dalla parte dei cittadini e del diritto.

 

Perchè i giudici hanno dato ragione alla industrie? Il restroscena dietro l’annullamento del Piano salva-aria

Immaginate una partita di calcio in cui una squadra contesta la validità di un goal appena subito. L’arbitro è indeciso. Ad un certo punto però avviene qualcosa di incredibile: anche l’altra squadra (cioè l’autrice del goal) comincia a mettere in discussione la validità del proprio stesso goal. Cosa pensate che a quel punto possa decidere l’arbitro? Ovviamente annulla il goal, facendo contente entrambe le squadre.

Questo è press’a poco quello che è successo con il Piano della qualità dell’aria, il primo atto concreto della Regione capace di ridurre l’inquinamento nella valle del Mela e nelle altre aree martoriate della Sicilia.

Il Piano è stato approvato nell’estate 2018. Dopo pochi mesi le industrie più inquinanti della Sicilia (principalmente raffinerie e cementifici) presentano ricorso al TAR Palermo contro la Regione per chiedere l’annullamento del Piano.

L’udienza definitiva si tiene il 28 novembre 2019. Per mesi e mesi tutte le parti in causa (tra cui le associazioni intervenute a difesa del Piano) aspettano con ansia la decisione dei giudici, che tarda ad arrivare.

Ad un certo punto accade qualcosa di incredibile: il Presidente Musumeci, ovvero il massimo rappresentante della Regione, esclama nell’Assemblea Regionale Siciliana: “se il Piano dell’aria è eccessivamente restrittivo, bene lo sappiano i petrolieri […], saremo i primi a doverlo modificare”.

L’affermazione è del 22 Luglio scorso ed è finita anche su facebook (per vedere il video clicca QUI), dove è stata accolta dal plauso del candidato a Sindaco di Milazzo Pippo Midili.

Per la prima volta, dopo mesi di incontri con le industrie (incontri a cui sono stati esclusi sia gli enti locali che 19 associazioni che ne avevano fatto esplicita richiesta), il massimo esponente della Regione dichiara pubblicamente la propria disponibilità a calarsi le braghe di fronte alle richieste delle industrie inquinanti, sconfessando il Piano da lui stesso approvato 2 anni prima.

Dopo pochi giorni, ovvero il 27 luglio, a ben 8 mesi di distanza dall’udienza di merito, il TAR di Palermo annulla le norme anti-inquinamento del Piano di qualità dell’aria. Che strana coincidenza!

screenhot musumeci midili

Raffineria e sindacati amici sbugiardati: mentono perchè non vogliono ridurre l’inquinamento

La settimana scorsa si è svolta a Milazzo una manifestazione indetta dai sindacati dei “chimici” della RAM, che avevano invocato una “partecipazione di massa”. Alla fine però hanno partecipato solo circa 200 lavoratori RAM su un totale di circa 1400 (tra diretti e indotto), anche perchè è mancata l’adesione dei sindacati metalmeccanici.

Il fine ultimo della manifestazione è sempre lo stesso: chiedere alla Regione di modificare o addirittura ritirare il Piano regionale di qualità dell’aria, ovvero l’unico atto concreto, da 60 anni a questa parte, capace di ridurre l’inquinamento nella valle del Mela e nelle altre aree inquinate della Sicilia.

Secondo i sindacalisti più compiacenti alla RAM, il Piano in questione “dimezzerebbe” i limiti rendendone impossibile l’applicazione.

Una tesi che “fa breccia” anche nell’attuale Sindaco di Milazzo Formica, che vorrebbe che la Regione chiarisse se la RAM mente quando dice che non esistono tecnologie capaci di far traguardare i limiti  del Piano di qualità dell’aria.

In realtà basta leggere le carte per capire che questa tesi non sta nè cielo nè in terra.

Innanzitutto non c’è scritto da nessuna parte nel Piano che i limiti debbano essere semplicemente dimezzati. La misura che interessa le raffinerie nel Piano viene chiamata “M2” e prevede espressamente quanto segue:

m2
Estratto pag. 408 del Piano di qualità dell’aria

La misura viene chiarita ancora meglio a pag. 314, come di seguito riportato:

M2 spiegata

ecc…

Come si può notare, il Piano rimanda espressamente alle “BAT Conclusions” per l’individuazione dei “limiti inferiori”, ovvero dei limiti più cautelativi che è possibile raggiungere con l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili. Infatti le “BAT Conclusions” sono un documento redatto dalla Comunità Europea proprio per individuare i limiti emissivi connessi all’applicazione delle migliori tecnologie disponibili. In altre parole, se un limite si trova nelle BAT Conclusions è raggiungibile per definizione. 

Quindi o mente la RAM (e con essa certi sindacati) o mente la Comunità Europea. Tuttavia la RAM non ha mai dimostrato (nè provato a dimostrare) che i limiti in questione sono irraggiungibili, nè nella VAS che ha preceduto l’approvazione del Piano, nè nel suo ricorso al TAR. Quindi è ovvio che sia proprio la Raffineria (e non la Comunità Europea) a mentire.

Un’altra menzogna diffusa da RAM e sindacati compiacenti è quella secondo cui il Piano sarebbe stato adottato in violazione delle norme nazionali e comunitarie. Nulla di più falso: basta leggere l’art. 9 del DL 155/2020 per capire che il Piano in questione è un obbligo di legge a cui le Regioni non si possono sottrarre. Il fatto che la Regione Sicilia sia stata – per una volta – un po’ più celere di altre regioni non le dà certo la possibilità di ritirare un atto comunque obbligatorio per legge.

Perciò è inutile (oltre che ingiusto) chiedere alla Regione di revocare o modificare il Piano di qualità dell’aria: non esiste alcuna possibilità che la Regione possa farlo in maniera legittima.

E se lo volesse fare in maniera illegittima dovrebbe vedersela con la giustizia amministrativa, oltre che con le popolazioni stufe di subire l’inquinamento sconsiderato delle grosse industrie.

L’unico modo che i lavoratori RAM hanno per non perdere il proprio posto di lavoro è quello di lottare affinchè l’azienda si adegui per tempo ai limiti del Piano. Ovvero l’esatto opposto di quello che stanno facendo i sindacati più compiacenti con l’azienda. Questi ultimi stanno infatti trascinando i lavoratori – usati come carne da macello – in un vicolo cieco, facendogli perdere del tempo prezioso.

Raffineria: flop della manifestazione pro-inquinamento

Solo 200 persone hanno partecipato alla manifestazione indetta contro il Piano regionale di qualità dell’aria da una parte minoritaria dei sindacati della Raffineria di Milazzo. Si tratta di poco più del 10% dei lavoratori della raffineria.

E’ evidente che la stragrande maggioranza dei lavoratori ha rispedito al mittente le menzogne sul Piano dell’aria perpetrate dai vertici aziendali, che miravano a mettere i lavoratori contro i loro concittadini e contro il loro stesso diritto alla salute.

La vecchia strategia del “divide et impera” stavolta non ha fatto breccia. Nella valle del Mela è sempre più diffusa la consapevolezza che un nuovo patto tra produzione, salute e ambiente sia ormai irrinunciabile e che questo necessiti di massicci investimenti.

Il Piano dell’Aria rappresenta il primo atto concreto capace di dare un po’ di respiro a territori che da decenni pagano gli effetti di un inquinamento sconsiderato. Lo fa imponendo l’implementazione delle migliori tecnologie capaci di ridurre l’inquinamento, mantenendo occupazione e livelli produttivi.

I limiti adottati nel Piano sono quelli più avanzati individuati in uno specifico documento della Comunità Europea (le “BAT Conclusions”) sulle migliori tecnologie disponibili. E’ quindi ridicolo sostenere che sono “irraggiungibili”, a meno che non si dimostri che la Comunità europea si sia sbagliata.

Il Piano è stato adottato per ottemperare ad una legge nazionale (il DL 155/2010), che a sua volta ha recepito una direttiva europea del 2008.

Già dal 2017 erano noti i limiti del Piano, quando sono stati “apprezzati” con apposita delibera dall’ allora Giunta Crocetta. In questi tre anni le società petrolifere non hanno mai lamentato una presunta irraggiungibilità dei limiti, neanche nei loro ricorsi al TAR [1].

Il fatto che lo facciano solo ora fa pensare che vogliano nascondere altre problematiche scaricando la “colpa” sul Piano dell’aria. A quanto pare questo i lavoratori lo hanno capito, così come lo hanno capito i sindacati metalmeccanici che non hanno partecipato alla odierna manifestazione. Per questo ci appelliamo ai lavoratori ed alle loro organizzazioni per aprire subito un tavolo per riprogettare, insieme, il futuro del territorio.

 

Associazione A.D.A.S.C.

Coordinamento ambientale Milazzo-valle del Mela

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

Movimento No inceneritori – valle del Mela

 

screenshot oggimilazzo foto manifestazione ram ritagliata

 

NOTE:

[1] Il ricorso della Raffineria di Milazzo è scaricabile dal portale del MATTM (https://va.minambiente.it/File/Documento/354814), in allegato alla nota con cui la RAM ha presentato l’ultima domanda di riesame AIA (da pag. 9 in poi).

Raffineria: vergognosa strumentalizzazione dei lavoratori per evitare di ridurre l’inquinamento

La Raffineria continua a ‘giocare sporco’ pur di evitare di ridurre l’inquinamento.

Un gioco a cui si prestano alcuni sindacati compiacenti (a dire il vero non tutti), che a quanto pare avrebbero invitato i lavoratori a manifestare oggi (martedì 30 giugno) contro la cosiddetta “legge regionale sulla qualità dell’aria” (vedi volantino in fondo all’articolo).

Un’espressione che già di per sè la dice lunga sul livello di (in)consapevolezza della questione da parte degli organizzatori, presumibilmente sobillati da quella che potrebbe essere la vera regista dell’iniziativa, ovvero la Società per azioni che gestisce la RAM.

Infatti cio’ a cui si allude (il Piano di qualità dell’aria) non è affatto una “legge regionale”, bensì un atto amministrativo che la Regione ha dovuto adottare in ottemperanza ad una legge nazionale (il DL 155/2010), che a sua volta recepisce una direttiva europea del 2008.

È grave che l’obiettivo principale di questa manifestazione pseudosindacale (finora tenuta nascosta – chissà come mai – al resto della cittadinanza) non sia quello di reclamare diritti, lavoro o reddito, bensì quello di contestare una norma ambientale invisa all’azienda.

Così i lavoratori verrebbero fomentati (se non addirittura costretti) a manifestare contro quello che finora è l’unico atto concreto volto alla riduzione dell’inquinamento, ovvero a beneficio della salute degli stessi lavoratori, dei loro familiari e di tutti i cittadini della martoriata valle del Mela.

Una strumentalizzazione costruita su una montagna di menzogne.

Il Piano in questione non è opera di qualche ‘ambientalista’ che vuole far chiudere le industrie, bensì dei tecnici di ARPA Sicilia, che lo hanno predisposto sulla base della normativa vigente.

L’art. 9 del DL 155/2010 prevede che tutte le Regioni adottino i Piani di qualità dell’aria, per individuare le principali sorgenti emissive e applicarvi le misure necessarie a garantire la migliore qualità dell’aria possibile.

Questo è proprio quello che fa il Piano dell’aria siciliano: individua le industrie più inquinanti (tra cui spiccano le raffinerie) e vi applica i limiti connessi alle migliori tecnologie disponibili. Tali limiti peraltro sono stati individuati in un documento della Comunità europea (le cosiddette “BAT Conclusions”), a cui il Piano specificatamente rimanda.

Altro che limiti irraggiungibili!  Se fossero irraggiungibili non sarebbero di certo menzionati in un documento della Comunità europea sulle migliori tecnologie applicabili alle raffinerie esistenti.

Non si tratta quindi – come erroneamente sostengono – di ridurre i limiti automaticamente del 50%, bensì di applicare entro il 2027 i migliori limiti  che oggi è possibile raggiungere implementando le tecnologie.

Del resto il Piano è noto almeno dal 23 febbraio 2017, quando è stato “apprezzato” con una apposita delibera dall’allora Giunta regionale Crocetta. Dopo aver seguito il corretto iter amministrativo, nel quale le raffinerie sarebbero potute intervenire, il Piano è stato finalmente approvato nel Luglio 2018.

Non si tratta affatto quindi di un “eccesso di ambientalismo” della Giunta Musumeci, bensì di un atto doveroso per legge (a prescindere dal ‘colore politico’ della Giunta regionale), predisposto prima dell’era Musumeci.

Come mai la Raffineria in questi 3 anni non ha mai detto che i limiti del Piano sono “irraggiungibili”, mentre lo sta dicendo soltanto adesso?

Come mai nel 2018, prima dell’approvazione del Piano, non è intervenuta nella VAS, la apposita procedura di valutazione aperta al pubblico?

E come mai non ha parlato di irraggiungibilità dei limiti neanche nel ricorso che ha presentato al TAR di Palermo [1]?

Forse i limiti del Piano sono diventati “irraggiungibili” soltanto adesso?

E su che basi lo dice, visto che i limiti sono stati individuati dalla Comunità Europea?

Forse la Societa che gestisce la Raffineria adesso vuole risolvere le proprie difficoltà economiche scaricando la “colpa” sul Piano di qualità dell’aria?

Una mistificazione molto grave, perché rischia di mettere i lavoratori contro tutto il territorio, che da decenni aspetta una significativa riduzione dell’inquinamento.

Non se ne può più infatti di veleni, puzze, malattie, malformazioni congenite.

Se la Raffineria ha problemi economici che mettono a rischio l’occupazione vanno ricercate le opportune soluzioni di natura economica (per queste semmai dovrebbero battersi i sindacati!), non certo la revoca di una doverosa norma ambientale volta a ridurre l’inquinamento.

Chi contesta il Piano di qualità dell’aria non fa gli interessi dei lavoratori, ma quello dei petrolieri che non ne vogliono sapere di investire in tecniche che abbattono l’inquinamento.

Ci auguriamo che le istituzioni rigettino questa vergognosa strumentalizzazione: non può  essere  ipotizzato alcun indietreggiamento sul Piano a danno di tutta la cittadinanza.

Si predispongano invece quelle che – in un paese normale – dovrebbero essere l’oggetto delle richieste sindacali,  ovvero le opportune soluzioni economiche – nel solco del “Green New Deal” – ad un problema prettamente economico, che si vorrebbe spacciare per altro.

AGGIORNAMENTO:

Alla manifestazione contro il Piano hanno partecipato circa 200 persone, poco più del 10% dei lavoratori che lavorano in Raffineria, tra diretto e indotto. I sindacati metalmeccanici non hanno aderito alla manifestazione. Per approfondire:

https://cittadinicontroinceneritore.org/2020/06/30/raffineria-flop-della-manifestazione-pro-inquinamento

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NOTE:

[1] Il ricorso della Raffineria di Milazzo è scaricabile dal portale del MATTM (https://va.minambiente.it/File/Documento/354814), in allegato alla nota con cui la RAM ha presentato l’ultima domanda di riesame AIA (da pag. 9 in poi).

I limiti del Piano aria sono noti da più di 3 anni: perchè la Raffineria si lamenta solo adesso? Chi vuole continuare a farsi prendere in giro?

Nelle ultime settimane vari Sindaci della valle del Mela (in particolare i Sindaci di Santa Lucia del Mela, Pace del Mela, Monforte San Giorgio, Condrò e San Pier Niceto) hanno preso posizione a difesa del Piano regionale di tutela della qualità dell’aria, che punta a ridurre decisamente l’inquinamento nella valle del Mela e nelle altre aree inquinate della Sicilia.

Contro il Piano si sono schierate le raffinerie siciliane, che sarebbero costrette a ridurre le proprie emissioni inquinanti, attraverso l’implementazione delle migliori tecnologie disponibili.

Ieri è tornato sulla questione anche il Sindaco di Milazzo [1], stavolta diffondendo un video, analogamente a quanto fatto da altri suoi colleghi della valle del Mela. Ma, al contrario di questi ultimi, il Sindaco Formica non ha preso posizione a difesa del Piano, bensì ha chiesto alla Regione di chiarire se la Raffineria mente o dice la verità quando parla di limiti “irraggiungibili”.

Caro Sindaco Formica, per rispondere a questa legittima domanda basta semplicemente leggere le carte prodotte in questi ultimi 3 anni dalla Raffineria di Milazzo.

Perchè il Piano di qualità dell’aria non è certo spuntato all’improvviso come un fungo. I limiti oggi contestati dalla RAM sono noti almeno dal 23 febbraio 2017, quando l’allora Giunta regionale Crocetta ha “apprezzato”, con la Delibera n.77/2017, la proposta di Piano redatta da ARPA Sicilia.

Successivamente il Piano è stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS): una procedura in cui i soggetti interessati possono esprimere le proprie osservazioni sul Piano, obbligando l’Autorità competente a tenerne conto prima dell’approvazione.

Ebbene, lo sapete quali osservazioni ha presentato la Raffineria di Milazzo nell’ambito della VAS sul Piano di qualità dell’aria? NESSUNA!

Dopo aver superato la VAS, l’approvazione del Piano era quasi un atto dovuto (o quanto meno doveroso), atto che è toccato alla Giunta Musumeci nel luglio 2018.

E’ a questo punto che si sono scatenati i vari ricorsi delle industrie contro il Piano, tra cui quello della Raffineria di Milazzo. Questi ricorsi dimostrano forse che i limiti del Piano sono irraggiungibili? Nient’affatto, anzi non ci provano neanche (evidentemente perchè sanno che non sono affatto irraggiungibili).

Invitiamo l’Assessore regionale Cordaro, i sindacati, il Sindaco ed consiglieri di Milazzo a leggere il ricorso presentato dalla Raffineria di Milazzo contro il Piano di qualità dell’aria [2]: nel ricorso i limiti vengono definiti ingiustificati, gravosi, penalizzanti, costosi, ma mai “irraggiungibili” e men che meno esiste una dimostrazione della loro presunta irraggiungibilità. Ad ogni modo ARPA Sicilia ha smontato punto per punto le argomentazioni della RAM con la seguente Relazione.

Se neanche la Raffineria di Milazzo ha tentato di dimostrare che i limiti del Piano rappresentano obbiettivi irraggiungibili, pur avendo avuto diverse occasioni per farlo (quanto meno nella VAS e nel suo ricorso al TAR), è evidente che si tratta di una pura e semplice presa in giro.

Peraltro anche i ricorsi delle altre raffinerie siciliane smentiscono la tesi della presunta “irraggiungibilità” dei limiti del Piano, quantificando i costi che sarebbero necessari per adeguarsi: 150-180 Milioni di euro, che, spalmati fino al 2027 (anno in cui i limiti entreranno a pieno regime), non rappresentano affatto un investimento “impossibile”, bensì doveroso, visto che serve a risparmiare malattie e sofferenze.

Per quanto tempo ancora quindi l’Assessore regionale Cordaro, il Sindaco Formica, i consiglieri comunali di Milazzo ed i sindacati sono disposti a farsi prendere in giro dalla Raffineria di Milazzo?

Piuttosto il Sindaco rammenti il proprio dovere, in qualità di massima autorità sanitaria locale, di tutelare la salute dei propri concittadini, non solo difendendo il Piano di qualità dell’aria, ma anche esprimendo le ulteriori prescrizioni necessarie a tutelare la salute pubblica.


 

Note:

[1]  https://www.oggimilazzo.it/2020/06/17/il-futuro-della-raffineria-di-milazzo-il-sindaco-formica-in-un-video-chiede-alla-regione-di-fare-chiarezza/

[2] Il ricorso della Raffineria di Milazzo è scaricabile dal portale del MATTM (https://va.minambiente.it/File/Documento/354814), in allegato alla nota con cui la RAM ha presentato l’ultima domanda di riesame AIA (da pag. 9 in poi).

Spiragli di salvezza per il paesaggio siciliano: comincia a cedere il vergognoso DDL Sammartino

Nelle scorse settimane abbiamo lanciato l’allarme sul Disegno di legge presentato all’Assemblea regionale dall’On. Sammartino, di Italia Viva. La parte più pericolosa del DDL, il Titolo VI, punta a scardinare l’attuale ordinamento di tutela del paesaggio, eliminando le funzioni delle Soprintendenze. Ad essere particolarmente in pericolo i piani paesaggistici, che verrebbero modificati almeno ogni 5 anni, e la cui redazione ed applicazione verrebbe affidata ad organi che non hanno mai avuto competenza in materia.

Dopo l’allarme lanciato da noi [1], da altre associazioni della valle del Mela, da Italia Nostra e da Legambiente Sicilia, il DDL è stato letteralmente sommerso da critiche provenienti non solo dal mondo associativo, ma da praticamente tutti gli esperti e gli enti del settore.

All’inizio l’approvazione del catastrofico DDL era data praticamente per scontata, essendo stato sottoscritto da praticamente tutti i capigruppo di centrodestra e centrosinistra. Tuttavia la campagna lanciata contro questa grave minaccia [2] ha cominciato a dare i suoi frutti: il sostegno del mondo politico al disegno di legge sembrerebbe essere crollato, tanto che vari esponenti sia di centrodestra (ad es. Galluzzo e Catalfamo) che di sinistra (Fava) hanno sconfessato il DDL, isolando di fatto il vero artefice, ovvero il discusso On. Sammartino, esponente di punta di Renzi in Sicilia.

Lo stesso neoassessore ai Beni Culturali Samonà, da noi direttamente interpellato, ha dichiarato di essere contrario al DDL Sammartino. In una successiva intervista l’Assessore ha poi definito tale disegno di legge “superato”, in quando il governo regionale starebbe lavorando ad un DDL alternativo [3].

Infine è di questi giorni la notizia che il pericoloso Titolo VI del DDL sarebbe stato cancellato da un emendamento proposto, come prima firmataria, da Valentina Zafarana (M5S) [4]. Sarebbe stata così messa in salvo, almeno per il momento, la tutela del paesaggio in Sicilia.

Soddisfatti dei risultati fin qui ottenuti, possiamo (forse) tirare un sospiro di sollievo, ma siamo ben lungi dal cantare vittoria. La situazione è infatti ancora in piena evoluzione e l’allerta deve rimanere massima.

Pertanto, per chi non lo avesse ancora fatto, ricordiamo come partecipare alla nostra campagna contro il DDL Sammartino:

  • mandare delle email ai deputati regionali, come abbiamo fatto noi, per chiedergli di non approvare il DDL “Disposizioni in materia di beni culturali e di tutela del paesaggio”. Questa è una lista dei loro indirizzi email: CLICCA QUI;
  • eprimere un parere ed un giudizio negativo sul DDL al seguente link dell’ARS: w3.ars.sicilia.it/edem/giudizio… ricordandosi di confermarlo nella richiesta che arriva per email.

 


 

Note:

[1] https://www.inuovivespri.it/2020/05/20/allars-un-disegno-di-legge-per-bloccare-le-sovrintendenze-e-distruggere-il-paesaggio-siciliano

[2] http://www.facebook.com/delMela/posts/3529238697104775

[3] https://livesicilia.it/2020/06/04/samona-polemiche-gratuite-disegno-di-legge-superato

[4] https://www.siciliaogginotizie.it/2020/06/10/m5s-allars-beni-culturali-no-al-ddl-sammartino-peggio-leventualita-di-un-testo-fatto-da-lega-e-musumeci-la-riforma-sia-fatta-dalla-commissione/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni consiglieri di Milazzo chiedono più inquinamento per obbedire alla RAM

Dopo 60 anni di industrializzazione selvaggia, il Piano regionale della qualità dell’aria rappresenta il primo atto concreto in grado di ridurre l’inquinamento nella valle del Mela. Esso prevede una considerevole riduzione delle emissioni delle industrie più inquinanti della regione, tra cui la Raffineria di Milazzo. I nuovi limiti, che entreranno a pieno regime nel 2027, con uno step intermedio nel 2022, corrispondono all’applicazione delle migliori tecnologie oggi disponibili.

Un risultato storico, contro cui è arrivata puntuale la levata di scudi delle grosse industrie inquinanti, che con ricorsi e manovre sottobanco stanno tentando di far saltare il Piano. A tali manovre, a quanto pare, si sono prestati anche certi consiglieri comunali di Milazzo.

Infatti nell’ultimo consiglio comunale, avente ad oggetto la “vertenza Raffineria”, è stato approvato un documento che contiene un’espressione alquanto ambigua: si invita il governo regionale, attraverso l’intervento della deputazione locale, a discutere di margini e parametri al fine di evitare “eccessi di populismo”. Una specie di “messaggio in codice”, che viene però smascherato leggendo la versione originaria del documento, poi scarabocchiata:

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Particolare della foto del documento pubblicato su Oggi Milazzo[1]

Nella parte imbrattata si legge chiaramente la richiesta di una revisione del Piano regionale di qualità dell’aria, al fine di permettere alla Raffineria di inquinare di più. Alcuni consiglieri si sarebbero però rifiutati di aderire ad una richiesta simile e quindi dal compromesso è uscita fuori la versione più politichese.

Evidentemente gli autori di questa “proposta indecente” non hanno capito che il lavoro si difende favorendo gli investimenti per gli adeguamenti ambientali, non evitandoli. Anzichè permettere alle industrie di inquinare di più, perchè non chiedono degli incentivi sulla riconversione ecologica delle industrie? Cos’è il “Green New Deal” di cui si parla tanto, se non questo? L’obiettivo non è proprio quello di creare posti di lavoro inquinando di meno? O ancora si pensa che il lavoro sia possibile solo a discapito della salute e dell’ambiente?

Ma CHI E’ che ha messo nero su bianco questa irresponsabile richiesta, poi edulcorata? A rivendicarne la paternità, durante la seduta consiliare, è stato Damiano Maisano, attuale capogruppo della Lega: “questa sera io ho preparato tre righe, proprio, perchè voglio condividere con tutto il consiglio comunale, di fare una mozione, un documento importante, dove noi, tutti quanti assieme, diciamo da che parte stiamo, che cosa vogliamo”.

E da che parte sta il consigliere Maisano si è capito chiaramente. Quello che non si è capito, semmai, è se qualcun altro lo abbia aiutato nella stesura del documento, essendo lui “poco esperto in materia” (come si è autodichiarato nel corso della seduta). Oppure i contenuti del documento sono stati concordati in una precedente riunione dei capigruppo? A tal riguardo è significativo che, nel corso della seduta consiliare, solo il consigliere Oliva abbia dichiarato di non essere al corrente del documento, chiedendo 10 minuti di pausa per poterlo leggere: è solo durante tale pausa che il documento sarebbe stato modificato.

A prescindere dal documento poi approvato, è comunque ormai chiara l’intenzione di una parte dei consiglieri di chiedere ai deputati regionali di intervenire, al fine di ammorbidire, o addirittura far sparire, i limiti emissivi imposti nel Piano di qualità dell’aria. Ci auguriamo che la deputazione non dia alcun seguito a tale irresponsabile richiesta, considerata la grave situazione ambientale e sanitaria in cui versa il territorio.

La valle del Mela è infatti balzata al primo posto in Italia per eccesso di malformazioni congenite, come rivela l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità. Per non parlare degli eccessi di varie patologie (respiratorie, tiroidee, ipofisarie, ecc…) anch’esse riconducibili all’inquinamento. Con quale barbaro coraggio le industrie ed alcuni consiglieri chiedono limiti meno restrittivi?

Chissà perchè a Milazzo certi politici fanno gli interessi della grossa industria a discapito dei cittadini, mentre in altre realtà simili (Augusta, Priolo, Siracusa) le amministrazioni si sono schierate a difesa del Piano contro i ricorsi delle industrie.

I consiglieri hanno anche chiesto l’istituzione  di un tavolo permanente composto da rappresentanti del Comune di Milazzo, della Raffineria e dei sindacati per discutere di ambiente e lavoro. Non è accettabile che le associazioni, portatori di interessi diffusi, vengono escluse da un simile tavolo.


 

Note:

[1] oggimilazzo.it/wp-content/uploads/2020/06/documento_raffineria_consiglio.jpg

Verso la distruzione del paesaggio siciliano: il DDL dell’On. Sammartino, indagato per corruzione elettorale, rischia di essere approvato

Qual è il modo migliore per distruggere un patrimonio di inestimabile valore come il paesaggio ed i beni culturali siciliani? Come aprire, anzi spalancare la strada ad ogni sorta di eco-mostri?

Le risposte stanno tutte nel Disegno di Legge del deputato renziano Luca Sammartino, attualmente in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana:

  • togliendo la tutela del paesaggio agli organi competenti (le Soprintendenze), per affidarla a chi non ha mai avuto alcuna esperienza e competenza in materia o, peggio ancora, a chi potrebbe essere condizionato da conflitti di interesse;
  • modificando i piani paesaggistici almeno ogni 5 anni, in modo da recepire le pressioni speculative del momento ed eliminare le tutele dei Piani fin qui già adottati (come ad esempio il famoso Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, per il quale abbiamo lottato tanto).

[Per approfondire si veda il nostro precedente articolo].

Dobbiamo ammetterlo: difficilmente un “crimine” legalizzato contro la preziosa Bellezza della nostra Isola poteva essere concepito meglio. Facciamo quindi i nostri “complimenti” all’ On. Sammartino, il padre di questo abominevole DDL, che è riuscito anche ad ottenere la firma “bipartisan” di quasi tutti i capigruppo di centrodestra e centrosinistra, alcuni dei quali probabilmente non hanno colto la sua portata eversiva.

Per capire la “stoffa” di questo giovane deputato, basta dare un’occhiata al suo “curriculum”. Ex UDC, è stato eletto nelle liste del PD, passando poi ad Italia Viva, la formazione di Renzi e Faraone. La sua elezione è stata accompagnata da varie polemiche.  «Gaetano Leone, presidente della municipalità Librino San Leone e fratello di Lorenzo Leone, punto di riferimento del clan Santapaola, sta facendo una campagna a sostegno di Sammartino», ebbe a dichiarare Claudio Fava poco prima della tornata elettorale. L’On. Sammartino raccolse poi ben 32 mila preferenze nella provincia di Catania, il risultato più lusinghiero mai raggiunto da un deputato regionale, ma su cui pesano alcuni sospetti. Subito dopo le elezioni è infatti comparso un VIDEO in cui si vede un uomo che entra in una casa di cura per anziani e chiede se è vero che la madre, interdetta e con gravi problemi di disabilità, abbia votato. Dopo aver ricevuto conferma, l’uomo protesta: «E chi l’ha fatta votare? Solo mio fratello poteva dare l’autorizzazione, lei è interdetta», e attacca: «Come lei hanno fatto votare tutte le altre persone, hanno votato a Sammartino […] Si sono girate tutte queste case di cura per raccogliere dei voti». [CLICCA QUI qui per vedere l’interessante video]

E’ recente la notizia di un’altra indagine che accuserebbe l’On. Sammartino di ben 11 casi di corruzione elettorale. Citiamo a tal riguardo un articolo pubblicato qualche mese fa da “Sudpress”[1]:  “Il 21 novembre 2018 avevamo semplicemente rilevato che l’allora vice sindaco di Misterbianco Carmelo Santapaola [che sarebbe imparentato con il famoso boss Nitto Santapaola [2], NdR], arrestato nell’ambito di una complessa indagine che poi porterà addirittura allo scioglimento per mafia del comune, era l’uomo di riferimento del deputato regionale Luca Sammartino, console renziano in Sicilia, che proprio a Misterbianco aveva ottenuto un risultato elettorale strabiliante. La cosa aveva inquietato il giovane campione di preferenze che ci ha citato in sede civile chiedendoci 50 mila euro per risarcire la sua immagine turbata. A distanza di un anno la notizia dell’indagine che lo accusa di ben 11 casi di corruzione elettorale”.

Altri dettagli inquietanti emergono in un articolo di “Meridionews” [3]: “Il deputato regionale Luca Sammartino, l’ex vicesindaco di Misterbianco Carmelo Santapaola, accusato di essere prestanome di esponenti mafiosi, e suo fratello Vincenzo condividevano un gruppo su WhatsApp dal nome piuttosto eloquente: <La frattellanza>. Un’unione che andava oltre amicizia e vicinanza politica e che, come rivela MeridioNews, sarebbe arrivata a concordare i nominativi da fare assumere in società compiacenti .

fratellanza
L’On. Sammartino e la chat della “Fratellanza” in un’immagine riportata su “La Sicilia” [4]

Sarà a queste vicende che si riferiva il Presidente della Regione Nello Musumeci qualche settimana fa, quando, rivolgendosi in aula all’On. Sammartino, ha  sbottato: mi auguro che di lei e di quelli come lei si possa presto occupare ben altro palazzo”? [5]

Eppure l’abominevole disegno di legge di Luca Sammartino, che lui stesso, rispondendo alle critiche, ha recentemente definito una “provocazione”, rischia seriamente di essere approvato dall’ARS, visto che la stragrande maggioranza dei capigruppo di centrodestra e centrosinistra lo hanno firmato.

Il DDL ha incassato pesanti critiche da tutti gli addetti ai lavori (Ordine degli architetti, Soprintendenti, Direttori dei parchi archeologici, ecc…), nonchè da quasi tutte le associazioni che si occupano di tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Noi stessi, assieme ad altre associazioni locali, abbiamo inviato ai deputati regionali una lettera per spiegargli la catastrofe di cui si renderebbero responsabili approvando questo scandaloso DDL (per leggere la lettera CLICCA QUI)

Ci auguriamo che la gran parte dei deputati alla fine scelga di non rendersi complice di questo scempio contro la bellezza ed il futuro della nostra Isola.


Addendum:

Molti si chiedono: “cosa possiamo fare noi, semplici cittadini, affinchè questo DDL non venga approvato”?

In realtà possiamo fare tanto, ad esempio:

  • diffondere la notizia il più possibile;
  • mandare delle email ai deputati regionali, come abbiamo fatto noi, per chiedergli di non approvare il DDL “Disposizioni in materia di beni culturali e di tutela del paesaggio”. Questa è una lista dei loro indirizzi email: CLICCA QUI;
  • eprimere un parere ed un giudizio negativo sul DDL al seguente link dell’ARS: w3.ars.sicilia.it/edem/giudizio… ricordandosi di confermarlo nella richiesta che arriva per email.

Note:

[1] http://www.sudpress.it/luca-sammartino-ora-indagato-lo-scorso-febbraio-ci-ha-chiesto-50-mila-euro-per-la-sua-immagine/

[2] https://catania.livesicilia.it/2019/11/01/santapaola-cappello-e-nicotra-la-politica-e-lombra-della-mafia_511638/

[3] https://catania.meridionews.it/articolo/84012/sammartino-e-la-fratellanza-con-melo-santapaola-assunzioni-concordate-con-lex-vicesindaco-indagato/

[4] https://www.lasicilia.it/news/catania/314264/nelle-chat-e-negli-sms-di-sammartino-la-scatola-nera-della-corruzione-elettorale.html

[5] https://palermo.repubblica.it/politica/2020/04/29/news/finanziaria_partenza_in_salita_maggioranza_va_subito_ko_e_fdi_abbandona_aula-255190133/