Articoli

La Transizione Ecologica nella valle del Mela? Impedita da industrie e poteri forti, ma non diamogliela vinta

Viviamo in un periodo che sicuramente passerà alla storia non solo per la pandemia e la crisi che ne è seguita, ma anche per la svolta verde che sembra aver preso l’economia. Le energie rinnovabili sono in forte crescita, la cosiddetta Green Economy vola nelle borse, mentre Elon Musk, il fondatore di Tesla, la principale casa produttrice di auto elettriche, è diventato l’uomo più ricco del pianeta. I governi di mezzo mondo sono pronti a massicci investimenti per contrastare la crisi economica scaturita dalla pandemia, ma dicono di volerlo fare in una direzione ben precisa: quella della “rivoluzione verde”, della “transizione ecologica” e della “decarbonizzazione” (ovvero la riduzione delle emissioni di CO2 dalle fonti di energia). Del resto il pianeta sta andando incontro ad una crisi climatica senza precedenti e non c’è più tempo da perdere.

Ma in concreto cosa significano queste nuove parole d’ordine per la Valle del Mela, da decenni messa in ginocchio da grosse industrie inquinanti? Pochi si sono resi conto che la decarbonizzazione, di cui oggi politici e giornalisti si riempiono la bocca, avrebbe potuto essere applicata nella valle del Mela già da 3 anni. Infatti proprio tre anni fa i Sindaci competenti, forse anche sull’onda della mobilitazione e di una inedita coscienza ambientale del territorio, si decisero finalmente a fare il proprio dovere, dettando le prescrizioni necessarie a tutelare la salute pubblica nell’ambito dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della Raffineria. Per adempiere a tali prescrizioni la Raffineria avrebbe dovuto fare essenzialmente due cose:

  • per l’appunto “decarbonizzare”, ovvero sostituire i combustibili oleosi con combustibili gassosi, molto meno inquinanti sia in termini di CO2 che di polveri, metalli pesanti, SO2 e NOx;
  • introdurre degli accorgimenti per limitare le copiose emissioni fuggitive di idrocarburi volatili.

Ma la Raffineria si scagliò contro le prescrizioni sanitarie spalleggiata da certi sindacati fiancheggiatori. Addirittura anche amicizie influenti nel MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) intervennero in aiuto dell’insensata crociata contro la decarbonizzazione. Alla fine la RAM convinse in extremis i due Sindaci a firmare un accordo truffa, riuscendo così a scongiurare, con il beneplacito del Ministero dell’Ambiente, le prescrizioni sanitarie.

Una vicenda non certo regolare dal punto di vista amministrativo, tant’è che si trova al centro di un famoso ricorso presentato pochi mesi dopo al TAR di Catania. In un primo momento i giudici riconobbero l’urgenza del ricorso, considerate le gravi implicazioni sulla salute pubblica dei fatti contestati, e ne stabilirono la trattazione alla prima data utile, ovvero nel febbraio 2019. Ma poi (chissà come mai), vennero sostituiti da altri giudici che non sembrano finora aver riconosciuto tale urgenza. Infatti la decisione, per un motivo o per un altro, è stata di volta in volta rimandata. 

Nel frattempo anche il Commissario Straordinario di San Filippo del Mela ed il Sindaco Metropolitano di Messina dell’epoca si accorsero del grave errore e chiesero al nuovo Ministro dell’Ambiente Costa di correggerlo. Si trattava in pratica di annullare la famigerata Conferenza dei servizi, evidentemente illegittima, che fece fuori le prescrizioni sanitarie. Analoga richiesta l’abbiamo fatta anche noi, in una lettera consegnata brevi manu e discussa con il Ministro durante la sua visita a Milazzo del maggio 2019. Ma il Ministro Costa nulla ha fatto in questo senso, permettendo alla Raffineria di continuare ad inquinare indisturbata.

Un’altra occasione mancata di decarbonizzazione è stata quella del Piano di tutela della qualità dell’aria, approvato dalla Regione nell’estate 2018. Le misure del Piano si articolavano in due step:  il primo, riconosciuto come raggiungibile anche dalla stessa RAM, sarebbe entrato in vigore nel 2022, mentre l’altro, contestato dai gruppi petroliferi, nel 2027. In entrambi i casi si trattava sempre di decarbonizzare le raffinerie, ovvero di sostituire i combustibili oleosi con quelli gassosi. Ripartì la solita crociata anti-decarbonizzazione, con il pieno coinvolgimento di sindacati fiancheggiatori e mass-media. Dal canto suo, il governo regionale si mostrò disposto a venire incontro ai petrolieri. Ma a togliergli le castagne al fuoco ci pensarono i giudici del Tar di Palermo, che dopo ben otto mesi di “riflessione” decisero di annullare tutti i limiti previsti nel Piano per raffinerie e altre industrie inquinanti, scongiurando anche stavolta la decarbonizzazione.

Capitolo chiuso quindi? Non di certo. Nel novembre 2020 il verificatore nominato dal Tar di Catania ha dato ragione al ricorso contro l’AIA della Raffineria di Milazzo: ha riconosciuto che l’accantonamento delle prescrizioni sanitarie ha fatto sparire persino diversi limiti già vigenti prima del 2018. Pur di non andare incontro ad una sconfitta certa, il Ministero dell’Ambiente ha quindi deciso di avviare un nuovo riesame dell’A.I.A. della Raffineria, chiedendo, con questa scusa, l’ennesimo rinvio (accordato) della decisione dei giudici del Tar di Catania. 

È ovvio che nell’ambito di questo riesame si ripresenta l’obbligo per i Sindaci competenti di esprimere le necessarie prescrizioni a tutela della salute pubblica. Il 2021 sarà quindi l’anno decisivo per le prescrizioni sanitarie e la decarbonizzazione della Raffineria? Certamente è un obiettivo concreto per il quale il territorio (cittadini, associazioni ed enti locali) si deve battere.

Come sappiamo nella Valle del Mela c’è anche una grossa centrale termoelettrica. Negli ultimi anni a livello nazionale le fonti rinnovabili (eolico, solare, ecc…) hanno sostituito buona parte della produzione termoelettrica. Sgravare la valle del Mela da tale produzione era una delle promesse del controverso elettrodotto di Terna.  Invece, in controtendenza con quanto avviene a livello nazionale, la valle del Mela rischia di subire un incremento della produzione termoelettrica e anche un ulteriore impianto (ridondante) di bilanciamento della rete, proposto dalla Duferco

Infatti il “combinato disposto” delle nuove Centrali A2A e Duferco, sebbene a metano, potrebbe far crescere le emissioni di NOx del 444% rispetto alle emissioni registrate nel 2019 da parte della odierna Centrale A2A. Gli NOx sono tra i principali precursori dell’ozono troposferico, specie nella valle del Mela dove si combina con gli elevati livelli di idrocarburi non metanici. Una delle principali criticità ambientali che la rete Arpa è riuscita a rilevare nella valle del Mela è proprio il superamento dei valori di ozono (e per rilevarlo la rete Arpa, con le note carenze, vuol dire che la situazione è davvero grave). 

Chiaramente le emissioni della Centrale Duferco sarebbero largamente inferiori rispetto a quelle di A2A o della RAM, ma comunque non trascurabili. Almeno il progetto della nuova Centrale A2A prevede la fermata (e si spera anche lo smantellamento, come abbiamo chiesto) della vecchia Centrale, con conseguenti innegabili vantaggi ambientali sui livelli di polveri e SO2. Invece il progetto Duferco non prevede la fermata di alcun vecchio impianto e la sua funzione di bilanciamento della rete potrebbe essere benissimo assolta dal nuovo impianto A2A. Insomma, oltre il danno la beffa: non solo la valle del Mela continuerà a sacrificarsi per l’interesse nazionale, ma lo farà anche senza alcun criterio logico.

Sul progetto della nuova Centrale A2A abbiamo chiesto prescrizioni volte a scongiurare l’incremento degli NOx, oltrechè allo smantellamento della vecchia centrale. Sulla nuova Centrale Duferco, invece, abbiamo anche inviato al Ministro dell’Ambiente un dettagliato ricorso gerarchico contro la decisione, palesemente illegittima, di escluderla dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Lo stesso hanno fatto anche alcuni cittadini di Pace del Mela, ma dal Ministro Costa abbiamo ottenuto solo un imbarazzante silenzio. Cosa farà ora il nuovo Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani?

Raffineria di Milazzo: il TAR di Catania decide…di non decidere. Occhi puntati ora sul nuovo riesame AIA

I giudici del TAR di Catania hanno rinviato al 5 novembre prossimo la decisione sul cruciale ricorso contro il rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) alla Raffineria di Milazzo.

Il rinvio è stato chiesto dall’Avvocatura dello Stato con la scusa che il nuovo riesame dell’AIA – da poco avviato (furbescamente) dal Ministero dell’Ambiente – potrebbe sanare quanto contestato nel ricorso, rendendo superflua una pronuncia del TAR.

Già, potrebbe. Ma potrebbe anche essere un espediente per perdere altro tempo, tant’è che i comuni e le associazioni ricorrenti si erano opposti alla richiesta di rinvio.

Ricordiamo che gli aspetti illegittimi contestati nel ricorso sono essenzialmente due:

  • l’omissione delle “prescrizioni sanitarie”, ovvero i limiti emissivi necessari a ridurre l’inquinamento per tutelare la salute pubblica (limiti prima prescritti e poi cancellati in maniera truffaldina);
  • l’omissione di determinati limiti addirittura già presenti nella precedente AIA del 2011.

Adesso occhi puntati al nuovo riesame dell’AIA dunque. Il Ministero è riuscito a convincere i giudici di voler “mettere la testa a posto”, ma questo è tutto da vedere.

Il consulente nominato dal TAR ci dà ragione: l’autorizzazione della Raffineria è illegittima

I comuni e le associazioni ricorrenti hanno segnato un importante “goal” nella partita contro l’autorizzazione illegittima della Raffineria di Milazzo (A.I.A.). Il verificatore incaricato dal TAR di Catania ha infatti confermato quanto lamentato nel ricorso in merito all’omissione di diversi limiti emissivi. Sono state invece smentite le tesi difensive del Ministero dell’Ambiente e della Raffineria.

Si tratta di gravi irregolarità che comportano seri rischi per la salute dei cittadini, come da noi evidenziato già dal maggio 2018, quando il Ministero ha rilasciato la vigente autorizzazione della Raffineria (Vedi QUI). Tale autorizzazione è illegittima anche perchè sono state depennate le prescrizioni sanitarie, cioè gli ulteriori limiti emissivi necessari a garantire un’adeguata tutela della salute pubblica.

In seguito sia l’allora Commissario di S. Filippo del Mela che l’allora Sindaco Metropolitano di Messina, resisi conto della gravità di tali aspetti, hanno inoltrato all’attuale Ministro dell’Ambiente Sergio Costa formale richiesta di riaprire la procedura.

Il Ministro non ha dato seguito a tale richiesta, cosicchè vari comuni, supportati da diverse associazioni, hanno presentato il suddetto ricorso al TAR. Nel giudizio che ne è scaturito il Ministero ha sempre difeso l’autorizzazione della Raffineria.
Soltanto adesso, dopo 2 anni e mezzo, il Ministero dell’Ambiente si è accorto che i limiti imposti alla raffineria non sono adeguati ed ha avviato un nuovo riesame dell’autorizzazione.
 Stando a quanto riportato su alcuni organi di stampa, secondo la Sen. Barbara Floridia l’avvio di questo nuovo riesame sarebbe merito del Ministro “Sergio Costa, che grazie alla continua interlocuzione con la sottoscritta” (cioè con la stessa Floridia), opererebbe “al solo fine di salvaguardare la salute dei cittadini residenti nella Valle del Mela”.
La realtà è però ben diversa. Il 17 dicembre si terrà al TAR di Catania l’udienza decisiva sul ricorso. Consapevole di avere altissime probabilità di perdere la causa, il Ministero ha pensato bene di avviare tale riesame per tentare di ottenere il rinvio dell’udienza e scongiurare una condanna.
Così facendo i cittadini dovrebbero aspettare altri 2 anni per ottenere giustizia, prolungando ulteriormente la loro esposizione a rischi inaccettabili. Tra l’altro il nuovo riesame del Ministero non è volto a sanare i vizi principali dell’autorizzazione della Raffineria (ad esempio non si fa riferimento alla grave assenza delle prescrizioni sanitarie).

Ovviamente i comuni e le associazioni ricorrenti si opporranno alla strumentale richiesta di rinvio del Ministero. Ci auguriamo che i giudici del TAR rigettino tale abietto tentativo e che invece accolgano in toto il ricorso, sancendo finalmente il fondamentale diritto alla salute dei cittadini della valle del Mela.

Per approfondire:

(entrambi i documenti sono stati gentilmente concessi dal Comitato territoriale ARCI Messina, una delle associazioni intervenute del ricorso)

Finalmente una proposta di legge per ridurre l’inquinamento nelle valle del Mela e nelle altre aree inquinate…verrà mai approvata?

Abbiamo più volte evidenziato come le norme vigenti non tutelino adeguatamente la salute dei cittadini nelle aree più inquinate, per l’assenza o l’eccessiva morbidezza di limiti considerati scomodi dagli inquinatori.

Ad esempio nessun limite è previsto per le emissioni odorigene, che, nel caso dei petrolchimici, sono rappresentate soprattutto da emissioni fuggitive di idrocarburi volatili. Nelle aree ove insistono tali industrie, come la valle del Mela o il siracusano, le emissioni di questo tipo rappresentano un rilevante problema sanitario, sia perché procurano nella popolazione condizioni di disagio psico-fisico, sia perché, secondo alcune evidenze scientifiche, l’esposizione cronica ad alcune sostanze ad esse collegate potrebbe avere un ruolo nell’insorgenza di alcune condizioni morbose in eccesso (ad esempio le malformazioni congenite).

Negli ultimi giorni il Ministro dell’Ambiente Costa ed alcuni parlamentari locali hanno diffuso la notizia di una proposta di legge che mira a dare una risposta a questo problema. Tale proposta non stabilisce direttamente dei limiti sulle emissioni odorigene, ma se approvata creerebbe le premesse affinchè dei limiti vengano effettivamente imposti, tramite un dpcm attuativo ed apposite leggi regionali che diventerebbero obbligatorie (e non più facoltative).

In realtà la proposta di legge risale al dicembre 2018 e nessun parlamentare della provincia di Messina risulta tra i firmatari (la prima firmataria è l’On. Ilaria Fontana, deputata M5S della provincia di Frosinone). La novità di questi giorni è che, finalmente, dopo ben due anni di attesa, è iniziato il suo esame alla Commissione Ambiente della Camera.

Invece non ha finora avuto la stessa “fortuna” una proposta di legge ben più “radicale”, che interessa specificatamente la valle del Mela. Si tratta della proposta dell’On. Nino Germanà sull’ Istituzione della Zona di interesse strategico turistico ambientale nazionale della Valle del Mela. Qualora tale proposta venisse approvata, le industrie non potrebbero più ottenere il rinnovo delle autorizzazioni nella valle del Mela, nè chiederne di nuove. Inoltre sarebbero favoriti, grazie ad importati agevolazioni fiscali, la riconversione e lo sviluppo del settore turistico della zona.

Tale proposta di legge, presentata nel settembre 2018, è stata poi assegnata all’esame congiunto delle Commissioni Ambiente e Attività produttive. Tuttavia da allora il suo esame non è mai iniziato. Speriamo che non sussista alcun veto all’esame di tale proposta per il fatto che provenga da un deputato dell’opposizione. Da questo punto di vista ci appelliamo ai deputati locali affinchè mettano al primo posto l’interesse del territorio su quello di partito.

Per approfondire:

Proposta dell’On. Ilaria Fontana concernente il controllo delle emissioni di sostanze emananti odore: https://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.1440.18PDL0053910.pdf

Proposta dell’On. Germanà sull’ Istituzione della Zona di interesse strategico turistico ambientale nazionale della Valle del Mela: https://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.1197.18PDL0029820.pdf

Musumeci vuole un inceneritore: il modo migliore per rimanere sommersi dai rifiuti e dipendenti dalle discariche

Poche settimane fa abbiamo dato la splendida notizia dell’annullamento del “decreto inceneritori”, grazie ad alcuni ricorsi di varie associazioni, a cui abbiamo contribuito anche noi [1]. Tale decreto, varato nel 2016, prevedeva 2 mega-inceneritori in Sicilia. Una vittoria che agli inceneritoristi di “casa nostra” (o forse dovremmo scrivere “cosa nostra”?) brucia assai, tanto che una testata regionale fa la negazionista, sostenendo – contro ogni evidenza – che il decreto in questione “resta vigente”.

Ovviamente le sentenze non si possono cambiare, ma il loro tentativo è quello di condizionare il Governo regionale, facendogli credere che il decreto inceneritori sia ancora in piedi. Un inganno che effettivamente potrebbe aver funzionato con il Presidente Musumeci, che in una recente intervista sembra non essersi accorto dell’annullamento della “legge” che prevede gli inceneritori in Sicilia [2]. Nella stessa intervista Musumeci ha dichiarato: “Non escludo di ricorrere molto presto almeno ad un termovalorizzatore per avviare il percorso di uscita dall’emergenza rifiuti”.

Peccato che questa eterna rincorsa agli inceneritori, inaugurata nel lontano 2002 da Totò Cuffaro (poi condannato per favoreggiamento mafioso) [3], si e’ rivelata finora il modo migliore per lasciare la Sicilia sommersa dai rifiuti e per continuare a far arricchire i padroni delle discariche.

Nel 2002 voleva farne 4 (nell’affare c’era anche Cosa Nostra). Totò Cuffaro, già in carcere per favoreggiamento mafioso, oggi è il primo ad esultare per l’inceneritore annunciato da Musumeci

La normativa prevede che gli inceneritori possano essere realizzati solo per smaltire quel minimo residuo di secco non riciclabile che, si e no, vale circa il 5% dei rifiuti (come peraltro ammesso nel vigente Piano regionale dei rifiuti).

Ora, il problema della Sicilia è smaltire siffatta quota residuale o piuttosto il restante 95% dei rifiuti? Perchè allora si pensa ossessivamente agli inceneritori e non piuttosto agli impianti che servono veramente per risolvere l’emergenza? Siamo sommersi dai rifiuti per l’assenza di impianti di compostaggio, di selezione e di recupero di materia: sono questi gli impianti più urgenti da realizzare, come peraltro previsto dalla legge. Impianti che costerebbero molto meno degli inceneritori e la cui realizzazione richiederebbe molto meno tempo.

Per fare un inceneritore, tra programmazione, iter autorizzativo e realizzazione, passerebbero almeno 5 anni (se tutto va bene): quale emergenza vuole risolvere quindi il Presidente Musumeci con gli inceneritori? Forse l’emergenza che tra 5 anni ci ritroveremo ancora per non aver fatto nel frattempo gli impianti che servono davvero? Ma così facendo neanche fra 5 anni risolveremo nulla, perchè le ceneri ricche di diossina prodotte dagli inceneritori continuerebbero a riempire le discariche siciliane al ritmo di centinaia di migliaia di tonnellate ogni anno. Che nel frattempo saranno ormai sature.

Invitiamo il Presidente Musumeci e tutti i fan degli inceneritori ad andare a Reggio Calabria: una delle province (al pari della Sicilia) più belle e suggestive d’Italia, ma purtroppo anche la provincia più sommersa dai rifiuti (ebbene si, peggio ancora della Sicilia) [4]. Guarda caso in provincia di Reggio Calabria è attivo un inceneritore (sorpresa!) che, come volevasi dimostrare, non risolve nulla. E sapete perchè? Per l’assenza di impianti di compostaggio e riciclaggio.

La situazione in provincia di Reggio Calabria, dove da 15 anni è attivo un inceneritore

Quale modello vogliamo seguire allora per risolvere l’emergenza? Il “modello Reggio” (cioè inceneritore + strade piene di monnezza) o il “modello Treviso”, dove non ci sono inceneritori, quasi tutti i rifiuti vengono riciclati e si paga la tassa sui rifiuti più bassa d’Italia?

Perchè i politici parlano sempre di inceneritori e mai degli impianti che servono veramente? Cui prodest?

Note:

[1] https://cittadinicontroinceneritore.org/2020/10/08/vittoria-annullato-il-decreto-inceneritori-il-ricorso-delle-associazioni-ha-sconfitto-il-governo/

[2] Nell’intervista recentemente pubblicata su BlogSicilia (https://www.blogsicilia.it/palermo/lemergenza-rifiuti-si-supera-con-un-termovalorizzatore-musumeci-non-escludo-di-deliberarne-la-realizzazione/558746/), il Presidente Musumeci, in riferimento alla asserita contrarietà del Ministro Costa sugli inceneritori, Musumeci afferma: “Ciascuno con le proprie competenze. peraltro il Ministro non è d’accordo neanche con i suoi uffici. Ho grande rispetto per il suo ruolo ma la legge è chiara”.

[3] https://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/termovalorizzatori-in-sicilia-lultima-affare-di-cosa-nostra-una-torta-da-sei-miliardi-di-denaro-pubblico/70174/

[4] http://www.strettoweb.com/foto/2020/07/rifiuti-reggio-calabria-via-palermo/1035026/

VITTORIA: annullato il decreto inceneritori! Il ricorso delle associazioni ha sconfitto il governo e le lobby

Alla fine Davide ha vinto contro Golia! . Il “Decreto inceneritori” di Renzi, che l’attuale governo non ha voluto abrogare, è stato annullato dal TAR Lazio grazie ad un ricorso di varie associazioni (con il nostro importante contributo).

Sono invece usciti sconfitti la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Ambiente, che fino all’ultimo hanno difeso il decreto.

Clicca qui per leggere la sentenza:

Il decreto (anche chiamato Piano inceneritori) prevedeva la realizzazione di 8 nuovi inceneritori, di cui 2 in Sicilia. Venne promulgato in fretta e furia il 10 agosto 2016, senza esperire la Valutazione Ambientale prevista dalla legge. Conteneva calcoli palesemente errati al solo fine di gonfiare il fabbisogno di incenerimento (a discapito del riciclaggio) e giustificare così la realizzazione di 8 inceneritori.

Anche se il decreto non specificava l’ubicazione precisa degli inceneritori, esso venne utilizzato dal Ministero dell’Ambiente come scusa per avallare l’inceneritore del Mela (poi per fortuna bloccato).

Nel 2018, con l’arrivo al governo di una forza politica (il M5S), che ha sempre fatto della lotta agli inceneritori un suo cavallo di battaglia, si sperava che il decreto inceneritori venisse abrogato. In effetti il Ministro dell’Ambiente Costa, a pochi mesi dal suo insediamento, espresse l’intenzione di abrogarlo o modificarlo. Tuttavia poi, inspiegabilmente, non se ne fece più nulla ed il decreto è rimasto vigente fino alla odierna Sentenza.

Tant’è vero che, in ottemperanza al decreto inceneritori, nel 2019 il Ministero dell’Ambiente pretese dalla Regione Siciliana l’inserimento di 2 inceneritori nel Piano regionale dei rifiuti. Abbiamo quindi chiesto alla Sen. Floridia, esponente locale del M5S, di farsi carico dell’abrogazione del decreto inceneritori, senza però ottenere alcun riscontro positivo. Questo ci ha spinto a caldeggiare l’intervento dell’Associazione Rifiuti Zero Sicilia nel ricorso contro il decreto già pendente al TAR Lazio, intervento a cui ha dato un importante contributo tecnico il Presidente del nostro Comitato Davide Fidone.

Leggi anche:

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/10/06/news/rifiuti_zero_sicilia_si_del_tar_al_nostro_ricorso_contro_gli_inceneritori_-269675899

C’è quindi voluto un ricorso delle associazioni per annullare un decreto che la politica – sebbene a parole contraria agli inceneritori – non ha voluto abrogare.

Vanno ringraziati in particolare il “Movimento Legge Rifiuti Zero” di Massimo Piras, che ha presentato il ricorso originario nel 2016, e tutte le altre associazioni intervenienti, tra cui, per la Sicilia, l’Associazione Rifiuti Zero Sicilia, con la partecipazione del nostro Comitato tramite il suo Presidente.

Si tratta quindi di una pura vittoria delle associazioni non solo contro la lobby degli inceneritori, ma anche contro TUTTI gli schieramenti politici:

  • la compagine governativa dell’epoca (guidata da Renzi), che ha promulgato il decreto;
  • la compagine governativa odierna, che non ha voluto abrogare il decreto;
  • la compagine politica di opposizione, guidata da un esponente, Matteo Salvini, che vorrebbe addirittura un inceneritore per ogni provincia.

Quei famosi “fatti” che dovrebbe compiere la politica, in questo caso sono stati invece compiuti da noi associazioni.

E’ paradossale che alcuni esponenti facenti riferimento all’attuale maggioranza di governo (Giampiero Trizzino e la stessa Sen. Floridia) ieri abbiano esultato su facebook alla notizia della sentenza [1], come se si trattasse di una loro vittoria e non piuttosto di una sconfitta del governo cui fanno riferimento.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

Note:

[1] https://www.facebook.com/giampiero.trizzino/photos/a.226174164184102/2064843336983833

https://www.facebook.com/floridiabarbara/posts/639528643412688

La Sen. Floridia parla di “fatti”, ma l’inquinamento e i gravi rischi sanitari sono ancora tutti qui

Nei giorni scorsi è apparso sul web un documento contenente delle accuse ridicole nei nostri confronti, intitolato “IL M5S risponde al comunicato del Comitato Cittadini contro l’inceneritore” [1]. Non è chiaro se esso rappresenti la posizione ufficiale del M5S o piuttosto una sfuriata personale della Sen. Barbara Floridia, unica firmataria del documento.

Tale sfuriata si deve al fatto che, dopo aver posto quesiti scomodi [2] ai candidati a Sindaco di Milazzo su Raffineria e altre problematiche ambientali, abbiamo fatto ciò che era ovvio fare: pubblicare e analizzare le risposte, disapprovando la mancata risposta di alcuni candidati [3]. Siccome tra questi ultimi c’era anche Utano, il candidato sostenuto dal M5S, la Floridia si è arrabbiata.

Ma è colpa nostra se Utano non ha risposto? Eppure ha avuto una settimana di tempo, durante la quale è stato sollecitato più volte: se c’è qualcuno con cui la Floridia si sarebbe dovuta arrabbiare, quello è proprio Utano.

Al contrario secondo la Senatrice il suo candidato non era tenuto a rispondere, in quanto “Il Movimento 5 Stelle, rappresentato dal candidato sindaco Giovanni Utano, ha risposto con i fatti non con le parole”. In altre parole ci siamo macchiati del reato di “lesa maestà”: ecco spiegata la “pochezza” attribuitaci dalla Floridia, dall’alto della sua “grandezza”.

Quanto ai “fatti” di cui parla la Floridia, c’è da dire che finora la situazione ambientale nella valle del Mela non è cambiata affatto. Due anni fa abbiamo lodato gli esponenti del M5S per la bocciatura dell’inceneritore contro cui abbiamo tanto lottato (e contro cui continueremo a lottare, essendo ancora pendente il ricorso di A2A). Ma questo non può servire da alibi per dormire sugli allori: i cittadini della valle del Mela e degli altri territori inquinati continuano ad essere esposti a rischi sanitari inaccettabili.

Quando si è insediato l’attuale Ministro dell’Ambiente Costa, gli allora rappresentanti della Città Metropolitana di Messina e del Comune di San Filippo del Mela gli hanno chiesto ufficialmente di rivedere l’illegittimo accantonamento delle prescrizioni sanitarie già espresse sulla Raffineria [4]. Ciò avrebbe senz’altro migliorato la situazione ambientale nella valle del Mela, applicando limiti emissivi più adeguati a tutelare la salute pubblica. Invece il Ministro, con cui la Floridia vanta un rapporto privilegiato, è rimasto sordo davanti a tali richieste.

Vari comuni hanno poi presentato ricorso al TAR di Catania contro gli aspetti illegittimi dell’autorizzazione della Raffineria, riconosciuti anche dalla stessa Sen. Floridia [5]. Eppure il Ministero dell’Ambiente continua a difendere in giudizio tali illegittimità.

Come se non bastasse, lo stesso Ministero un mese fa ha autorizzato un nuovo impianto inquinante a Giammoro [6], disattendendo le nostre e altrui osservazioni in merito alla necessità di verificare l’effetto cumulativo con gli altri impianti, come peraltro la legge prevede. Proprio in virtù di tali violazioni di legge, noi, l’ADASC ed alcuni cittadini di Pace del Mela abbiamo inviato due ricorsi gerarchici al Ministro Costa chiedendo l’annullamento del provvedimento, senza ricevere finora alcun riscontro.

Un “selfie” della Sen. Floridia con il Ministro Costa

A prescindere da quello che ha fatto o meno il M5S, i cittadini hanno il diritto di conoscere la posizione dei candidati a Sindaco sulle questioni ambientali. I nostri quesiti richiedevano l’assunzione di impegni ben precisi, anziché enunciazioni vaghe, a cominciare dalle prescrizioni sanitarie che il nuovo Sindaco dovrà esprimere sulla Raffineria.  Non ci pare un problema di poco conto, considerate le gravi criticità sanitarie presenti nella nostra zona e riconducibili con ogni probabilità alla Raffineria, come ad esempio l’eccesso di malformazioni congenite peggiore d’ Italia.

Inaccettabile quindi la pretesa della Floridia di esentare il suo candidato dai quesiti, concedendogli un “occhio di riguardo”. Proprio a causa della nostra obiettività siamo stati paradossalmente accusati dalla Senatrice di aver cercato di favorire qualcuno. Parole incaute per le quali la Sen. Floridia farebbe bene a chiedere scusa. Considerato il ruolo pubblico che svolge, non può permettersi di denigrare dei cittadini che da anni lottano per la tutela del territorio e della salute e che, tra l’altro, le pagano lo stipendio.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

Note:

[1] Il documento in questione è pubblicato, ad esempio, in questo pagina: www.facebook.com/GiovanniUtanoperMilazzo/posts/175669780855827

[2] QUESITI AI CANDIDATI A SINDACO DI MILAZZO —> Download

[3] https://cittadinicontroinceneritore.org/2020/10/02/occhio-ai-candidati-a-sindaco-milazzesi-benedetti-dalla-raffineria-solo-2-vogliono-ridurre-le-emissioni/

[4] Queste le richieste ufficiali dei due enti inviate nel giugno 2018 al Ministro Costa:

[5] https://www.oggimilazzo.it/2018/05/02/autorizzazione-ambientale-raffineria-di-milazzo-a-rischio-i-dubbi-della-senatricere-floridia/

[6] https://www.oggimilazzo.it/2020/09/06/nuova-centrale-termoelettrica-duferco-a-giammoro-gli-ambientalisti-si-rivolgono-al-ministro-costa/

.

Occhio ai candidati a Sindaco milazzesi benedetti dalla Raffineria: solo 2 su 7 promettono di far ridurre le emissioni

Abbiamo sottoposto ai candidati a Sindaco di Milazzo quesiti specifici sulle concrete azioni che, se eletti, potranno adempiere per ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità di vita dei milazzesi.

I quesiti più spinosi riguardano la Raffineria di Milazzo. Il prossimo Sindaco di Milazzo a breve verrà convocato in una “Conferenza dei servizi” in cui sarà riesaminata l’autorizzazione della raffineria. In tale sede il Sindaco è tenuto per legge ad esprimere le prescrizioni sanitarie, ovvero quei limiti che consentono di escludere rischi per la salute pubblica.

Abbiamo chiesto ai candidati se hanno intenzione di prescrivere limiti tali da ridurre l’inquinamento della Raffineria ed i conseguenti rischi per la salute dei cittadini.

Come vedremo, su 7 candidati solo due (Roselli e Abbriano) hanno risposto positivamente.

Secondo Pippo Midili sono invece necessari ulteriori dati. Ciò non è condivisibile, innanzitutto perché i dati sull’inquinamento della Raffineria ed i rischi connessi sulla salute ci sono eccome  (l’ultimo clamoroso documento lo abbiamo svelato proprio nelle scorse settimane). Inoltre sono innumerevoli le evidenze di gravi criticità sanitarie riconducibili, almeno in prima ipotesi, alle emissioni della Raffineria. Si pensi ad esempio al recente studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha riscontrato a Milazzo l’eccesso di malformazioni congenite più elevato d’Italia. In ogni caso un’autorizzazione non può essere concessa senza prima aver escluso rischi per la salute delle persone: se per assurdo non ci fossero abbastanza dati, l’autorizzazione non potrebbe essere concessa. Inoltre il Sindaco è tenuto ad applicare il principio di precauzione: anche in caso di “incertezza” deve esprimere i limiti che, sulla base dei dati in suo possesso, consentono di essere certi che non ci saranno rischi per la salute delle persone.

A supporto della propria tesi Midili chiama in causa le recenti sentenze del TAR contro il Piano regionale di qualità dell’aria, dove viene contestato il fatto che le centraline di monitoraggio sul territorio regionale non sono in numero adeguato allo scopo prefissato. Il confronto però non regge, perché le prescrizioni sanitarie, a differenza del Piano regionale di qualità dell’aria, si basano sul principio di precauzione, sono sostenute da motivazioni sanitarie e soprattutto non hanno nulla a che vedere con la complessa normativa che regola i piani regionali di qualità dell’aria.

Ancora più negativa la risposta di Damiano Maisano, secondo il quale non è competenza del Sindaco prescrivere limiti che consentano di ridurre l’inquinamento. Peccato che la normativa dica tutt’altro. Consigliamo a Maisano, se ha intenzione di fare il Sindaco, di consultare la normativa in materia, ed in particolare l’art. 29-quater, comma 6, del codice ambientale.

La risposta di Adele Roselli si mostra invece convintamente positiva: si impegna chiaramente ad esprimere prescrizioni sanitarie volte alla riduzione delle emissioni, comprese quelle di idrocarburi non metanici, nota causa di odori molesti (ma probabilmente correlate anche al grave eccesso di malformazioni congenite).

Positiva anche la risposta di Gioacchino Abbriano, che si impegna ad esprimere le prescrizioni sanitarie finalizzate a ridurre l’inquinamento, conciliando “ambiente, salute e lavoro”. Tuttavia è necessaria qualche puntualizzazione sul riferimento di Abbriano alla conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, in cui le prescrizioni sanitarie sarebbero state “rimandate” di 3 anni in virtù di un accordo con la RAM, che avrebbe dovuto finanziare uno studio e acquistare due centraline. Abbriano afferma che, allo scadere dei 3 anni, chiederà un nuovo riesame dell’autorizzazione e, verificato che l’accordo non è stato rispettato, riattiverà le prescrizioni già espresse nel 2018.

Va comunque precisato che di studi epidemiologici autorevoli, oggi come allora, ce ne sono a iosa: studi condotti dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Assessorato regionale della Sanità e dall’Università di Messina. Non c’è di certo alcun bisogno di  uno studio finanziato dalla Raffineria. In ogni caso il prossimo Sindaco verrà convocato in Conferenza dei servizi a breve, quindi probabilmente prima dello scadere dei famosi 3 anni.

Sulle emissioni odorigene Abbriano risponde di ritenere necessario prevedere dei limiti, che oggi non ci sono. Aggiunge però che vorrebbe individuare con certezza la fonte emissiva. In realtà la fonte emissiva è già individuata, anche perché sul perimetro della Raffineria funzionano già i nasi elettronici. Purtroppo però, senza alcun limite da rispettare, i nasi elettronici sono fini a se stessi. Le prescrizioni sanitarie del 2018, poi revocate (o “rimandate”, se si preferisce), prevedevano il limite di 5 UO/m3 da applicare proprio ai nasi elettronici.

I rimanenti tre candidati (Lorenzo ItalianoGiovanni Utano e Maurizio Munafò) hanno preferito non rispondere ai nostri quesiti, sebbene più volte sollecitati. E chi non risponde, si sa, spesso ha qualcosa da nascondere.

In realtà Utano ha risposto di non avere tempo e ci ha inviato il suo programma elettorale. Però se 7 candidati su 10 (considerando anche le elezioni di Barcellona) hanno trovato il tempo di rispondere ai nostri quesiti qualcosa non torna: non è che ci volesse tutto questo tempo!

Per di più va detto che il programma elettorale di Utano è alquanto deludente: la Raffineria non viene mai menzionata e le problematiche sulla qualità dell’aria vengono attribuite unicamente al traffico. Una visione che potrebbe andar bene nelle “ordinarie” grandi città, ma non certo in una cittadina di modeste dimensioni assediata da grosse industrie inquinanti come Milazzo. Consigliamo ad Utano di consultare l’inventario delle emissioni dell’ARPA, che evidenzia come la principale fonte emissiva della zona sia la Raffineria.

Sugli altri quesiti ambientali che abbiamo posto (gestione rifiuti, piano paesaggistico, costa, torrenti, mare, rapporti con associazioni) Midili, Maisano, Abbriano e Roselli hanno risposto in maniera per lo più positiva, anche se c’è da segnalare la posizione di Maisano (peraltro già nota) sull’Area Marina Protetta, che vorrebbe riperimetrare. Su questo punto, così come anche sul Piano paesaggistico, non ha invece risposto Midili.

Pubblichiamo qui le risposte integrali dei 4 candidati che hanno risposto:

Per completezza pubblichiamo anche il programma elettorale inviatoci da Utano, che comunque non può essere considerato rispondente ai nostri quesiti:

Le risposte dei candidati a Sindaco di Barcellona su emergenza rifiuti, Raffineria e altri quesiti ambientali

Tutti e tre i candidati a Sindaco di Barcellona P.G. hanno risposto ai nostri quesiti su emergenza rifiuti, inquinamento atmosferico e altre questioni ambientali.

 Sulla QUESTIONE RIFIUTI, la più spinosa per una città messa in ginocchio da un servizio inefficiente e dalle microdiscariche, tutti e tre i candidati riconoscono il problema e si dicono decisi a risolverlo. Bene, ma come? Da questo punto di vista è significativa la risposta di Antonio Mamì sulla necessità, per prima cosa, di pretendere dalla ditta attualmente addetta al servizio che vengano poste in essere tutte le attività previste dal contratto d’appalto. Verrebbe da chiedersi perché non sia stato fatto finora.

Tutti e tre i candidati inoltre pongono l’accento sulla necessità di rivedere il sistema in vista di una nuova gara d’appalto, puntando sull’incremento e la piena efficienza della raccolta differenziata porta a porta.

Giuseppe Sottile descrive in maniera articolata la sua proposta in merito ad un “sistema di raccolta totalmente innovativo”. Sia Sottile che Mamì sono d’accordo con noi sull’esigenza di introdurre la tracciabilità dei sacchetti al fine di attivare una tariffazione puntuale che premi chi differenzia di più. Peraltro – aggiungiamo noi – la tracciabilità dei sacchetti è necessaria anche per i necessari controlli sulla corretta differenziazione dei rifiuti da parte dell’utenza. In merito a tale questione si mostra invece incerto Calabrò.

Tutti e tre i candidati promettono di far sparire le microdiscariche che abbondano sul territorio comunale, ma è chiaro che è necessario anche impedire che si riformino.

Da questo punto di vista abbiamo chiesto ai candidati se sono disposti ad avviare una seria attività di repressione (con maggiori controlli e sanzioni) nei riguardi della riprovevole pratica di abbandono illegale dei rifiuti. Su questo aspetto si registra qualche differenza nelle risposte dei candidati. Sono convintamente positive le risposte di Sottile e Mamì, anche se quest’ultimo pone più l’accento sulla necessità di una campagna educativa. Si registra invece qualche incertezza da parte di Calabrò, che si dice tendenzialmente contrario ad “una città spiata”, anche se comunque riconosce che “a mali estremi, estremi rimedi”.

Riguardo all’impiantistica necessaria, Calabrò risponde che “la norma non consente ai Comuni di realizzare impianti, … attività in capo alle SRR”. 

Mamì risponde invece che bisogna attivare il centro per il riuso già previsto, ampliare le convenzioni con gli enti che si occupano di riciclaggio e stimolare l’utilizzo delle compostiere domestiche e collettive, magari con la creazione di orti urbani. Su questo non possiamo che essere d’accordo.

Lodevole e ben articolata la risposta di Sottile, secondo il quale bisogna:

– incentivare il compostaggio domestico;

– realizzare sul territorio comunale un centro di selezione e riuso dei materiali riciclabili;

– attivare un tavolo tecnico tra gli enti locali e le associazioni ambientaliste per trovare le soluzioni impiantistiche migliori.

Sia Mamì che Sottile in ogni caso si dicono contrari agli inceneritori.

 Veniamo adesso alla questione RAFFINERIA. La normativa vigente concede solo ai Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela il diritto/dovere di esprimere le necessarie prescrizioni sanitarie a tutela della salute pubblica. Tuttavia, come dimostra un documento della stessa RAM recentemente pubblicato, gli effetti delle emissioni della Raffineria sono rilevanti in un ampio comprensorio che si estende almeno da Barcellona a Rometta.

Abbiamo quindi chiesto ai candidati se sono disposti ad attivare un tavolo di concertazione che coinvolga, oltre ai Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela, anche gli altri comuni del comprensorio ed i portatori di interesse, al fine di individuare le prescrizione necessarie a tutelare la salute pubblica attraverso una riduzione delle emissioni della raffineria.

Su questo è convintamente affermativa la risposta di Sottile.

Positiva anche la risposta di Mamì, che parla di possibile riconversione, glissando però sulle prescrizioni sanitarie necessarie “qui e ora”.

Calabrò si dice favorevole ad una concertazione delle necessarie prescrizioni sanitarie, sfruttando anche il rapporto privilegiato con il Sindaco di San Filippo del Mela. Tuttavia va fatta una precisazione in merito alla sua affermazione secondo cui “laddove le emissioni dovessero superare i limiti di tollerabilità stabiliti per legge, gli effetti nocivi per la salute coinvolgerebbero le popolazioni vicine ai Comuni che ospitano la Raffineria”. Una cosa sono le soglie di tollerabilità individuate secondo dati scientifici dall’OMS, la massima autorità sanitaria internazionale, una cosa sono i limiti di legge, che sono spesso molto più elevati e quindi non garantiscono l’assenza di rischi. Nella valle del Mela esistono molteplici criticità sanitarie, ma probabilmente nessuna di queste è dovuta ad emissioni oltre i limiti, che per determinate sostanze sono addirittura inesistenti. Le prescrizioni sanitarie dovrebbero servire proprio ad individuare limiti più adeguati, in accordo alle soglie di tollerabilità raccomandate dall’OMS e/o già vigenti in altre realtà internazionali più virtuose, al fine di porre fine ad inaccettabili rischi per la salute dei cittadini.

Riguardo agli altri quesiti, tutti e tre i candidati si dicono disposti a collaborare con le associazioni più competenti sulle questioni ambientali.

Nel complesso positive anche le risposte su costa, mare e torrenti. Da segnalare che per Mamì gli “impianti di depurazione” sono insufficienti e bisogna monitorarne lo stato. Sulla stessa lunghezza d’onda Sottile, che propone il potenziamento del depuratore.

Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, ADASC, Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela, Movimento No Inceneritori – Valle del Mela, Circolo Zero Waste Mela/Tirreno “Aimèe Carmoz” 

Queste le risposte integrali dei candidati:

Un documento nascosto per 4 anni inchioda la Raffineria: il territorio ammorbato dalle sue emissioni

Pubblicato! Con ben 4 anni di ritardo, ma alla fine l’abbiamo spuntata: dopo tante richieste di accesso agli atti, solleciti, diffide, il Ministero dell’Ambiente ha finalmente pubblicato il cosiddetto “Allegato D6”, concernente “l’identificazione e quantificazione degli effetti delle emissioni in aria” della Raffineria di Milazzo. Il documento è stato presentato dalla RAM al Ministero dell’ Ambiente nel luglio 2016, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge in occasione delle procedure di rilascio e/o riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

La legge però prevede anche che questo documento debba essere pubblicato, assieme a tutta la documentazione inerente la procedura, per consentire al pubblico di consultarlo e formulare osservazioni. Invece nel 2016 l’Allegato D6 non è stato pubblicato. Abbiamo potuto apprendere indirettamente della sua esistenza solo dopo quasi 2 anni, grazie a dei riferimenti contenuti in altri documenti pubblicati dopo la famosa conferenza dei servizi del 28 marzo 2018 (quella in cui sono state illegittimamente accantonate le prescrizioni sanitarie dei Sindaci).

Assieme all’ADASC abbiamo quindi diffidato il Ministero dal concludere la procedura senza dare al pubblico la possibilità di consultare l’Allegato D6 ed esprimere delle osservazioni in merito.

Forse in un goffo tentativo di rimediare, il 03 aprile 2018 il documento sembrerebbe essere stato pubblicato, ma non abbiamo fatto in tempo a vederlo: il collegamento risultava rimosso, anche se per anni è rimasta traccia (e rimane tutt’ora) di questa fugace pubblicazione [1]. Nel giugno 2018 ci ha risposto un dirigente del Ministero, Antonio Ziantoni, chiarendo che alcuni allegati (tra cui l’Allegato D6) non sono stati pubblicati in quanto la RAM li avrebbe indicati come “riservati, per ragioni di segreto industriale o commerciale”. Come vedremo, i fatti in seguito dimostreranno che si è trattato di un vero e proprio abuso, a cui il Ministero si è dimostrato accondiscendente, in violazione del diritto dei cittadini all’informazione in materia ambientale sancito dalla Convenzione di Aarhus.

Nei primi mesi del 2020 torniamo alla carica con una nuova richiesta di accesso agli atti. Stavolta la risposta del Ministero, inviata per conoscenza anche alla Raffineria, è diversa: la RAM è invitata a specificare i motivi della riservatezza dell’Allegato D6, se non vuole che venga pubblicato. Passano alcuni mesi senza che se ne sappia più nulla. Dopo un nostro sollecito, dal Ministero rispondono che la RAM ha dato il “nulla osta” e che quindi il documento è stato pubblicato online (dimostrando quindi quanto fosse stato abusivo ed ingiustificato tenerlo nascosto per 4 anni).

Ma non è ancora finita. Perchè in realtà online il documento continua a non esserci. E’ necessario un ulteriore sollecito affinchè il documento venga finalmente pubblicato sul serio.

Come si spiega il “muro di gomma” che per ben 4 anni ha impedito ai cittadini di visionare questo documento, che, probabilmente, se non fosse stata per la nostra insistenza, non sarebbe mai stato pubblicato? Cosa c’è di così tanto scabroso in questo Allegato D6?

Consultando il documento (scaricabile al seguente link: https://va.minambiente.it/File/Documento/284076) non è difficile capirlo. Esso mostra il contributo previsto delle emissioni della Raffineria sui livelli di inquinamento atmosferico del comprensorio. I dati riguardanti in particolare la SO2 (anidride solforosa) sono a dir poco preoccupanti.

Le emissioni della Raffineria risultano infatti già di per sè sufficienti, da sole, a determinare il superamento del valore limite per quanto riguarda la concentrazione media annua di SO2. Questo superamento interessa in particolare il centro abitato di Archi, dove la stessa RAM stima che le ricadute al suolo delle sue emissioni arrivano a 21,9 µg/m3, quando il valore limite (come vedremo già di per sè troppo alto) è di 20 µg/m3. La situazione diventa ancora più drammatica se consideriamo l’effetto cumulativo con le emissioni della vicina centrale elettrica. Sommando i contributi delle due industrie il valore limite viene superato in pressochè tutto il centro abitato di Archi, con punte che possono arrivare ad una concentrazione media annua di 23,9 µg/m3.

Dalle stime della RAM, combinate con quelle della centrale A2A, risulta una concentrazione media annua molto elevata anche a Pace del Mela, e soprattutto a Pace alta, dove si “sfiora” il valore limite di 20 µg/m3 (che, lo ricordiamo, è già di per sè troppo elevato).

Questo almeno risulta dalle simulazioni effettuate da RAM e A2A, sperando che la realtà non sia ancora più grave.

Ma chi pensa che il problema sia solo ad Archi e Pace del Mela si sbaglia di grosso. Perchè sono soprattutto gli effetti sulle concentrazioni medie giornaliere di SO2 a preoccupare, su tutto il comprensorio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha predisposto delle linee guida [2] in cui individua, per diversi inquinanti, le concentrazioni atmosferiche oltre le quali la salute pubblica è a rischio. Questi sono i valori raccomandati per il diossido di azoto (SO2):

Come si può notare, l’OMS non raccomanda il limite di 20 µg/m3 come media annua, bensì come media giornaliera (questo fa capire quanto i limiti di legge italiani siano inadeguati a proteggere la salute pubblica).

Ad ogni modo l’Allegato D6 della RAM calcola anche le ricadute sulle concentrazioni medie giornaliere di SO2 della zona: ne risulta che le emissioni della Raffineria bastano da sole a superare il valore raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (20 µg/m3) in tutti i comuni del comprensorio, almeno da Barcellona fino a Rometta (e probabilmente anche oltre), toccando punte di 105 µg/m3.

Questo senza considerare il contributo delle emissioni della centrale elettrica, per le quali non sono disponibili stime inerenti le concentrazioni medie giornaliere. I livelli di inquinamento finali sono quindi più gravi di quelli qui riportati.

Il documento della Raffineria non prende invece in considerazione le ricadute delle sue emissioni di idrocarburi non metanici, nè gli effetti sui livelli di ozono. Ricordiamo che negli anni scorsi si sono già registrati numerosi superamenti del limite di legge nell’unica stazione pubblica di monitoraggio dell’ozono presente nella valle del Mela, la “Termica Milazzo”. L’ozono si forma a partire dagli ossidi di azoto (NOx) in presenza di elevati livelli di idrocarburi volatili: inquinanti che abbondano nella valle del Mela, proprio grazie alle emissioni delle industrie, in primis della raffineria. Nella valle del Mela si registra infatti la concentrazione media annua più elevata di idrocarburi non metanici di tutta la Sicilia.

Una cosa è certa: chi dice che non ci sono dati sufficienti per dimostrare l’inquinamento nella valle del Mela o non è informato, o mente perchè vuole continuare a farci respirare veleni.

Dopo le sentenze del TAR di Palermo che hanno annullato il Piano regionale di qualità dell’aria, il compito di tutelare la salute pubblica ricade tutto sui Sindaci territorialmente competenti (San Filippo del Mela e Milazzo). Nell’ambito del riesame dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria – che è ancora in corso – i Sindaci hanno l’obbligo di esprimere le prescrizioni necessarie ad evitare rischi per la salute pubblica, individuando appositi limiti alle emissioni. Rischi che, come mostra questo documento tenuto nascosto per 4 anni, ci sono eccome. Cosa ne pensano a riguardo i candidati a Sindaco di Milazzo?

Note:

[1] https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/MetadatoDocumento/284075

[2] “WHO Air quality guidelines for particulate matter, ozone, nitrogen dioxide and sulfur dioxide”, consultabile al seguente link: https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/69477/WHO_SDE_PHE_OEH_06.02_eng.pdf?sequence=1&isAllowed=y