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Autorizzazione definitiva ad un nuovo impianto inquinante nella valle del Mela. Ma è illegittima: occorre un ricorso al TAR

Anche la Regione ha dato il via libera definitivo ad una nuova Centrale Termoelettrica proposta dalla Duferco, da realizzarsi a Giammoro. L’anno scorso l’impianto aveva già ottenuto un primo via libera dal Ministero dell’Ambiente, che lo aveva escluso dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Un provvedimento illegittimo contro cui abbiamo presentato un ricorso gerarchico all’allora Ministro Sergio Costa, senza ottenere alcun riscontro.

La buona notizia è che adesso l’autorizzazione definitiva risulta ancora più palesemente illegittima e quindi, con un ricorso al TAR, potrebbe essere facilmente annullata.

Nell’autorizzazione vi è infatti un palese travisamento della vigenza normativa. Nelle nostre osservazioni abbiamo invocato il rispetto dell’art. 271 del codice, che impone la valutazione degli effetti cumulativi delle emissioni dell’impianto da autorizzare con quelle degli impianti già presenti nella zona. Una valutazione che non è stata fatta, poichè secondo l’autorizzazione l’art. 271 del codice non si applicherebbe alle Autorizzazioni Integrate Ambientali. Un’ interpretazione normativa palesemente erronea, già smentita da una recente decisione del TAR di Catania [1] (lo stesso cui spetterebbe la decisione su questa nuova autorizzazione, in caso di ricorso).

Insomma ci sono tutte le carte in regola per poter annullare questo ennesimo affronto alla valle del Mela e scongiurare un altro impianto inquinante nel nostro già martoriato territorio.

Un impianto non comparabile per dimensioni alla raffineria o alla già presente centrale A2A, ma che comunque avrebbe emissioni da non trascurare in un contesto già critico come quello della valle del Mela.

L’autorizzazione infatti prevede, per ogni ora di funzionamento, l’emissione di 7,8 Kg di ossidi di azoto (NOx), 2,6 Kg di monossido di carbonio (CO) e 1,6 Kg l’ora di ammoniaca (NH3).

L’impianto in questione non funzionerebbe in maniera continua, ma “a singhiozzo” e questo potrebbe far crescere di molto le emissioni complessive.

Infatti per ogni fase di arresto e riavvio è prevista l’emissione aggiuntiva di 6,2 kg di NOx e di 6,9 kg di CO (vedi pag. 25 del Parere Istruttorio allegato all’autorizzazione).

A preoccupare sarebbero soprattutto le emissioni di NOx che, combinandosi con gli idrocarburi volatili presenti in alte concentrazioni nella zona, potrebbero far aumentare i già pericolosi livelli di ozono troposferico nella zona.

Neanche l’impatto paesaggistico sarebbe indifferente, considerata ad esempio la ciminiera alta 25 metri e larga 4.

Pertanto rivolgiamo un appello a tutti i soggetti (associazioni, amministrazioni, cittadini) potenzialmente legittimati a ricorrere: non lasciamoci sfuggire l’occasione di scongiurare facilmente quest’altro impianto inquinante di cui non si sente affatto la necessità; ci sono poche settimane di tempo, contattateci al più presto (email: cittadinicontroinceneritore@gmail.com).

Si allega qui l’autorizzazione da impugnare, pubblicata sulla GURS del 30 luglio 2021:

Nota:

[1] Nell’ambito del ricorso ancora pendente sull’autorizzazione della Raffineria di Milazzo il TAR ha disposto la verificazione in merito al supposto mancato rispetto proprio dell’art. 271 del Codice, proprio in quanto trova applicazione anche e soprattutto nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali. Peraltro neanche gli avvocati della Raffineria hanno sostenuto la tesi inverosimile su cui si basa l’autorizzazione rilasciata dalla Regione alla Duferco.

RAM, altro che assenza di rischi! Smentita la FAKE NEWS istituzionale: superato il limite per la SO2

Non bastava l’inquinamento dell’aria e del suolo prodotto dalla Raffineria, ci voleva pure l’inquinamento dell’informazione con notizie false prodotte dalle istituzioni pubbliche! Cioè da parte di chi dovrebbe tutelare i cittadini, anzichè ingannarli.

Il 7 ed il 24 agosto il territorio è stato invaso da nubi giallastre ed una puzza pestilenziale sprigionate dalla raffineria. Il 27 agosto la Prefettura di Messina ha diramato un comunicato secondo cui l’ARPA non avrebbe rilevato, in occasione di tali eventi, “sostanze a rischio per la salute pubblica” [1]. Oggi quella assurda dichiarazione risulta clamorosamente smentita dai documenti ufficiali della stessa ARPA, che mostrano una realtà ben diversa.

I tecnici dell’ARPA hanno infatti elaborato una relazione sulla qualità dell’aria registrata in concomitanza con “l’evento incidentale occorso presso la Raffineria di Milazzo il giorno 24 agosto 2021” [2].

La relazione riporta “il superamento del valore limite orario per la protezione della salute umana per il biossido di zolfo” (SO2) nella centralina di Barcellona Pozzo di Gotto, nonchè “alcuni spike di concentrazione media oraria di SO2 in altre stazioni”.

In particolare alle ore 18 del 24 agosto a Barcellona è stato registrata la media oraria di 969 µg/m³, mentre il valore limite è di 350 µg/m³.

Altro che assenza di rischi per la salute. A tal proposito la stessa relazione dell’ARPA evidenzia che “i valori guida dell’OMS sono stati superati sia in riferimento al giorno sia ai periodi medi della durata di 10 minuti”.

Tali valori sono stati individuati sulla base delle evidenze scientifiche internazionali: il loro superamento comporta significativi rischi per la salute pubblica.

Ad esempio l’OMS raccomanda per la SO2 il valore soglia di 20 µg/m³, espresso come media nelle 24 ore. Il valore medio misurato a Barcellona nell’arco delle 24 ore è stato di 65 µg/m³, vale a dire più del triplo della soglia raccomandata dall’OMS.

Purtroppo la legislazione italiana non ha ancora recepito i valori soglia raccomandati dall’OMS. Ciononostante persino l’attuale limite di legge sulla media oraria è stato superato del 176% (969 µg/m³ vs 350 µg/m³)! Ciò è molto significativo, in quanto si tratta di un evento generalmente raro: negli ultimi anni, tra tutte le stazioni di misurazione regionali, solo nella valle del Mela è stato rilevato diverse volte [3].

I valori preoccupanti riportati nella relazione dell’ARPA sono conseguenti alle emissioni della Raffineria di Milazzo? Secondo la relazione, vi è “una buona compatibilità” tra le emissioni della RAM ed i superamenti registrati a Barcellona. Infatti “è possibile che i fumi abbiano avuto un comportamento di tipo cross-over…ricadendo al suolo…in prossimità della stazione Barcellona Pozzo di Gotto”. Ricordiamo peraltro che la SO2 ha origine quasi esclusivamente industriale e che la Raffineria di Milazzo, già in condizioni “normali”, rappresenta la principale fonte di SO2 di tutto il comprensorio.

Se quel giorno la SO2 emessa dalla Raffineria ha investito prevalentemente Barcellona, rischi simili (o anche più gravi) riguardano ovviamente qualsiasi centro abitato della valle del Mela e dintorni. Già in occasione dell’altro evento del 7 agosto, l’ARPA aveva avvertito vari comuni in merito a picchi di SO2 registrati a Milazzo e Barcellona. Inoltre in tale occasione sono stati registrati picchi di benzene e idrocarburi a Milazzo e Pace del Mela. I picchi di benzene, in particolare, hanno superato di 8-9 volte i valori medi annuali.

Considerando tutto quanto sopra è evidente quanto sia inattendibile il comunicato della Prefettura del 27 agosto nella parte in cui afferma che, in occasione dei recenti disservizi alla raffineria, l’ARPA non avrebbe rilevato la “presenza di sostanze a rischio per la salute pubblica”.

Com’è nata questa clamorosa fake news istituzionale? Chi ne è il responsabile? Qual era il suo scopo? Buttare acqua sul fuoco, ingannando i cittadini? Coprire le responsabilità della Raffineria?

Domande inquietanti a cui la Prefettura farebbe bene a dare una risposta, oltre a rettificare chiedendo scusa alla cittadinanza. In caso contrario non farebbe altro che alimentare la sfiducia dei cittadini ed i facili sospetti di inaccettabili complicità e connivenze.

Note:

[1] https://www.interno.gov.it/it/notizie/messina-situazione-raffineria-milazzo-sul-tavolo-prefettura

[2]

[3] Purtroppo la legge attuale ammette che si possa derogare tale limite fino a 24 volte in un anno.

La Raffineria può inquinare quanto vuole: per l’ARPA e l’ASP va bene così. Cittadini non solo avvelenati, ma anche raggirati

Nelle ultime settimane la valle del Mela ha subito due gravi episodi di inquinamento da parte della Raffineria di Milazzo. In entrambi i casi il comprensorio è stato invaso da una densa nube giallastra accompagnata da una puzza insopportabile avvertita in un’area molto estesa.

Dopo il primo episodio (7 agosto), abbiamo appreso che l’ARPA e l’ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Messina hanno inviato ad alcuni comuni della zona delle comunicazioni: l’ARPA avrebbe segnalato la presenza di picchi di anidride solforosa (SO2) e benzene nelle ore successive al malfunzionamento, mentre l’ASP avrebbe raccomandato un “accurato lavaggio di frutta e verdura prima del loro consumo”.

Il 24 agosto si è verificato un altro episodio ancora più grave del primo. La richiesta di atti concreti a tutela della salute pubblica è quindi diventata ancora più pressante: bisognava correre ai ripari.

Presto fatto: il 27 agosto si è tenuta alla Prefettura di Messina una riunione con il Sindaco di Milazzo, i Direttori della RAM, dell’ARPA di Messina e dell’ ASP di Messina. Risultato? Un comunicato secondo cui l’ARPA non avrebbe rilevato la “presenza di sostanze a rischio per la salute pubblica”.

Un’affermazione molto grave, innanzitutto perchè all’ARPA non competono valutazioni di tipo sanitario (abusivo esercizio della professione medica?) e poi perchè smentita dai fatti: la presenza di sostanze a rischio per la salute pubblica viene rilevata e misurata continuamente. Le misurazioni delle centraline (peraltro non esaustive di tutte le sostanze pericolose per la salute) non danno io mai come risultato ‘zero’. Quindi affermare che non vi è presenza di sostanze a rischio per la salute è paradossale, tanto più a seguito dei picchi di SO2 e benzene che la stessa ARPA ha segnalato nella prima nota inviata ai comuni.

L’ARPA avrebbe semmai potuto affermare che non sono stati registrati superamenti dei limiti, che è cosa ben diversa: ciò confermerebbe semmai l’inadeguatezza dei limiti (cosa risaputa anche da vari organi tecnici ‘governativi’), non certo l’assenza di rischi per la salute.

Basti pensare al fatto che per alcune sostanze pericolose per la salute (come ad esempio l’idrogeno solforato o gli idrocarburi non metanici) non è in atto previsto alcun limite. O al fatto che il benzene produce effetti cancerogeni scientificamente accertati anche a concentrazioni infinitesimali, di molto inferiori rispetto ai limiti di legge (che infatti vengono sempre rispettati manifestando la propria inutilità). Anche sui cosiddetti macroinquinanti (SO2, polveri, NOx) l’OMS ha raccomandato valori molto inferiori rispetto ai limiti cui fa riferimento l’ARPA.

Nei mesi scorsi abbiamo invitato la cittadinanza ad utilizzare l’app “NOSE” dell’ARPA per la segnalazione degli odori molesti, ma abbiamo notato che i cittadini sono alquanto diffidenti sull’ARPA. Il 24 agosto la puzza asfissiante proveniente dalla raffineria è stata avvertita in un ampio comprensorio ove risiedono circa 100 mila persone. Lo testimoniano non solo gli innumerevoli commenti al riguardo sui social, ma anche note stampe e comunicazioni di diversi esponenti che a vario titolo ricoprono o hanno ricoperto cariche pubbliche in vari comuni della zona, tra cui i più popolosi, Milazzo e Barcellona. Lo stesso sindaco di Milazzo Midili ha reso noto “che molti cittadini hanno chiamato il Comune per segnalare forti odori insopportabili a seguito della nube che ha invaso il territorio“. Eppure quante sono state le segnalazioni all’ARPA tramite l’app “NOSE”? Praticamente zero. Non ci vuole molto a capire il perchè: i cittadini non hanno alcuna fiducia nell’ARPA. Dopo queste ultime dichiarazioni, come dargli torto?

Nella stessa riunione del 27 agosto l’ARPA ha inoltre assicurato che saranno effettuate analisi sulla ricaduta al suolo delle sostanze emesse dall’impianto a seguito dei due malfunzionamenti. Ma come? Se le sostanze pericolose fossero davvero assenti che senso avrebbero le analisi sulle ricadute al suolo?

Dal canto loro gli esponenti dell’ASP hanno invece affermato che non sono stati registrati accessi al pronto soccorso relativi ai malfunzionamenti RAM e che proseguirà il monitoraggio in tal senso. Ma gli effetti dell’inquinamento raramente sono immediati: si tratta nella gran parte dei casi di effetti cronici. Cosa ne pensa l’ASP del +80% di malformazioni congenite nella valle del Mela, rilevato nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità? O del +78% di mortalità entro il primo anno di vita per condizioni morbose perinatali, per la quale la stessa ISS ha evidenziato una probabile correlazione con ‘gli impianti petrolchimici’ della zona? O del +20% di parti pretermine? O del +136% di acromegalia? E di tutte le altre criticità sanitarie riscontrate nei vari studi epidemiologici? (Basta cercare su Google ‘stato di salute valle del mela’ per trovare una relazione di sintesi).

Quali contromisure/prescrizioni ha preso o raccomandato l’ASP di Messina al riguardo? Assolutamente nulla. Non ci venite quindi a dire che tutto è sotto controllo. E state attenti: la gente è stufa di insopportabili complicità e connivenze.

Continua la lotta contro le autorizzazioni pro-inquinamento rilasciate alla Raffineria: pronto un nuovo ricorso

Nel nostro precedente articolo

abbiamo parlato della perdita di gasolio da un serbatoio della Raffineria e del recente aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Quest’ultimo, anzichè introdurre prescrizioni più adeguate a prevenire incidenti simili (era stato avviato apposta) ha finito paradossalmente per renderle più morbide.

Tre comuni della valle del Mela (Santa Lucia del Mela, Merì e Monforte San Giorgio) hanno risposto positivamente al nostro appello per un nuovo ricorso al TAR contro questo ennesimo perculamento della valle del Mela. Invitiamo anche le altre amministrazioni interessate ad intervenire ad adiuvandum nel ricorso che verrà presentato a breve.

Ricordiamo che al TAR di Catania è già pendente un altro ricorso – di importanza cruciale – presentato da 7 comuni della valle del Mela sull’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla Raffineria nel 2018. Un’autorizzazione viziata dall’illegittimo depennamento delle prescrizioni sanitarie che erano state individuate nel corso della procedura e che avrebbero garantito una sensibile riduzione dell’inquinamento per tutelare la salute dei cittadini.

Sul finire del 2020 questo ricorso ha segnato un grosso punto a proprio favore: la consulenza tecnica disposta dal TAR gli ha dato ragione. Tuttavia il TAR, con una scelta discutibile, ha rinviato la decisione all’esito di un nuovo riesame dell’A.I.A. nel frattempo disposto furbescamente dal Ministero.

Di certo c’è che le procedure di rilascio e/o riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo spesso e volentieri risultano macchiate da evidenti vizi ed illegittimità, che per la cittadinanza si traducono in una ingiustificata esposizione a gravi rischi per la salute. Tali procedure sono guidate da tecnici e funzionari del Ministero dell’Ambiente, ma vedono la partecipazione anche delle amministrazioni comunali di Milazzo e San Filippo del Mela, oltre che della Regione e della Città Metropolitana.

Gli attuali Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela, prima della loro elezione, si erano detti disponibili a collaborare con le associazioni e i comitati più competenti e/o con le altre amministrazioni del territorio. Cosa che purtroppo non è avvenuta nel riesame AIA conclusosi da poco e che non sta avvenendo con il riesame AIA tutt’ora in corso. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: autorizzazioni illegittime che costringono le associazioni e le altre amministrazioni a lunghi ricorsi per veder riconosciuto il diritto alla salute dei cittadini.

Lo sversamento di idrocarburi dalla Raffineria ed il perculamento del riesame AIA ai danni della valle del Mela

Nel marzo 2018 una perdita da un serbatoio della Raffineria provocava lo sversamento di ingenti quantità di gasolio nel sottosuolo. Un grave incidente di cui la stampa (anche nazionale) ha parlato solo in quanto una parte del gasolio, infiltrandosi nel sottosuolo, è finita anche in mare.

Ma le conseguenze, ad esempio, sulle falde acquifere del comprensorio potrebbero essere ben più gravi. L’esatto quantitativo della perdita non è noto. Di certo sappiamo che nei mesi successivi sono stati recuperati circa 750 mila litri di gasolio dall’emungimento del sottosuolo. Chissà quanto gasolio è invece rimasto nel sottosuolo e nelle falde acquifere della valle del Mela. Centinaia di migliaia di litri? O forse milioni? Basti pensare che il serbatoio da cui si è verificata la perdita poteva contenere fino a 100 milioni di litri di gasolio

In seguito all’incidente una ispezione di Ispra (il braccio tecnico del Ministero dell’Ambiente) ha accertato la violazione di alcune prescrizioni da parte della Raffineria. Dal canto suo, nell’ottobre 2018 il Ministero ha diffidato la Raffineria ad adottare misure più adeguate a prevenire incidenti del genere.

I modi per prevenire tali incidenti sono essenzialmente due: dotare i serbatoi di un doppio fondo ed aumentare i controlli sui serbatoi che hanno ancora un fondo singolo. In seguito all’incidente la Raffineria ha dichiarato di poter installare i doppi fondi più velocemente, ad un ritmo di circa 8-9 l’anno, in modo da completare l’installazione in tutti i serbatoi entro il 2026. Inoltre ha dichiarato di poter intensificare i controlli sui serbatoi a fondo singolo (ogni anno anzichè ogni 5 anni). 

Nel febbraio 2019 è stato avviato un riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale che avrebbe dovuto recepire tali misure. Il riesame si è concluso solo nel marzo 2021, a distanza di più di 2 anni, ma, cosa ancora più grave, si è rivelato una gigantesca presa in giro per la valle del Mela: nessuna delle misure che erano state individuate per prevenire gli incidenti analoghi a quello del marzo 2018 sono state recepite.

Come se nulla fosse successo, le prescrizioni inerenti l’installazione dei doppi fondi ed i controlli sui serbatoi a fondo singolo sono rimaste quelle previste nell’AIA 2018.  Pertanto la Raffineria ha potuto fare marcia indietro sugli impegni assunti a seguito dell’incidente.

Come se non bastasse, il riesame ha persino ammorbidito una prescrizione inerente l’impermeabilizzazione dei bacini di contenimento attorno ai serbatoi. Insomma, oltre il danno la beffa. Gli autori di questo capolavoro meritano di essere menzionati:

Si tratta dei componenti del Gruppo che ha condotto l’istruttoria, con la benedizione, ovviamente, delle relative amministrazioni competenti (i primi 4 fanno parte dell’ex Ministero dell’Ambiente, oggi Ministero della Transizione Ecologica).

Invitiamo tutti i soggetti e le amministrazioni interessate, anche dei comuni limitrofi, a presentare al più presto ricorso, al fine di evitare il ripetersi di incidenti analoghi (se non più gravi) a quello del marzo 2018.

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Per approfondire:

  1. La diffida con cui il MATTM ha diffidato la Raffineria affichè installasse i doppi fondi più velocemente ed intensificasse i controlli sui serbatoi a fondo singolo:

Da notare in particolare che si chiede, al punto C:

 “di valutare e proporre eventuali ulteriori misure tecniche e gestionali rispetto a quelle già proposte, consistenti nella realizzazione dei doppi fondi in tempi più brevi di quelli previsti dal decreto di riesame dell’AIA e l’intensificazione del controllo con emissioni acustiche del fondo dei serbatoi a fondo singolo”;

Ciò significa che lo stesso MATTM, alla luce del noto incidente, reputava non sufficienti le prescrizioni previste nell’AIA 2018 per l’installazione dei doppi fondi ed i controlli sui serbatoi a fondo singolo. Pertanto non si capisce perchè poi nel riesame tali prescrizioni non siano state adeguate, mancando di recepire gli stessi impegni assunti dalla RAM.

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2) Il Cronoprogramma di installazione dei doppi fondi di cui alla seguente nota della RAM del 30.11.2018:

Come si può notare, a seguito dell’incidente e della diffida, la RAM ha programmato l’installazione dei doppi fondi ad un ritmo di 8-9 l’anno, in modo tale da completare entro il 2026. Tuttavia tutto ciò ad oggi non si è verificato, in quanto tali impegni non sono stati recepiti nel riesame AIA.

Inoltre in questa nota si ribadisce la riduzione degli intervalli di controllo con emissioni acustiche, “per i serbatoi ancora dotati di singolo fondo e per i quali è prevista l’installazione del doppio fondo, da cinque anni a un anno”. Come vedremo, neanche questa intensificazione dei controlli è stata recepita nel riesame AIA.

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3) A seguito dell’avvio del riesame AIA nel febbraio 2019, il MATTM ha chiarito la sua connessione logica con l’incidente e gli argomenti trattati nella diffida. Infatti nella seguente nota del MATTM si afferma:

<< Fermo restando .. che con nota prot. n. DVA/4204 del 22/02/2019 la scrivente Direzione ha avviato un procedimento di riesame parziale dell’AIA per, tra l’altro, “la verifica della adeguatezza delle prescrizioni inerenti la gestione dell’invecchiamento dei serbatoi di stoccaggio e dell’inquinamento del suolo, anche alla luce di quanto emerso nel corso delle attività ispettive AIA e dalle attività del Comitato Tecnico Regionale per la Sicilia, a seguito della riscontrata perdita di prodotto idrocarburico verificatasi presso un serbatoio dell’istallazione” … si rinvia la problematica riferita alla gestione del parco serbatoi alle valutazioni della competente Commissione IPPC in sede di istruttoria >>.

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4) Come si può notare confrontando l’AIA 2018 (https://va.minambiente.it/File/Documento/296334) con il provvedimento finale di riesame (https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1899/9976?Testo=&RaggruppamentoID=2258#form-cercaDocumentazione), le misure che la diffida del MATTM reputava necessarie e su cui la stessa RAM si era impegnata al fine di prevenire altri incidenti sui serbatoi a fondo singolo, non sono state recepite nella modifica dell’AIA. Pertanto l’installazione dei doppi fondi prevista è tornata ad un ritmo di 4 serbatoi l’anno. Inoltre, come riportato nella tabella a pag. 38 del Piano di Monitoraggio e Controllo, i controlli sui serbatoi ancora a fondo singolo sono rimasti i seguenti:

Come si può notare, sebbene nella diffida il MATTM aveva chiesto controlli con emissione acustica più frequenti e sebbene la RAM si era detta disposta a farli ogni anno anzichè ogni 5 anni, il riesame ha lasciato una frequenza quinquennale.

Come se non bastasse, la prescrizione 110 sull’impermeabilizzazione dei bacini (vedi pagg.5-6 del Parere Istruttorio Conclusivo) è stata ammorbidita rispetto alla versione dell’AIA 2018.

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5) Gli effetti pratici di queste gravi anomalie del riesame sono testimoniati dalla seguente nota della RAM, che aggiorna il cronoprogramma di installazione dei doppi fondi:

Cosi può notare, laddove nel 2018 (a seguito della diffida) la RAM prevedeva di installare i doppi fondi su 8-9 serbatoi l’anno (che le avrebbe consentito di completare entro il 2026), adesso la RAM ha fatto retromarcia, prevedendo l’installazione su 4 serbatoi l’anno.

N.B.: Nel cronoprogramma è riportato erroneamente “serbatoi per messa fuori esercizio”: si tratta ovviamente di un refuso, trattandosi dei serbatoi per cui è prevista l’installazione dei doppi fondi. Basta confrontare questo cronoprogramma con quello riportato nella nota del 30.11.2018 per capirlo e notare l’entità della retromarcia.

La “rivoluzione verde” arrivi anche a Milazzo: appello al governo per la “decarbonizzazione” della Raffineria

Cosa prevede per la valle del Mela la tanto decantata transizione ecologica, a cui è destinata buona parte del Recovery Found? Leggendo la bozza del PNRR, meglio conosciuto come “Recovery Plan”, la risposta è semplice: praticamente nulla.

Eppure si tratta di un territorio che, per servire il fabbisogno energetico del paese, continua a pagare un prezzo altissimo dal punto di vista ambientale e sanitario.  Tant’è che vi sono istituiti un Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche ed un’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale.

Da 60 anni la valle del Mela ospita la Raffineria di Milazzo, una delle maggiori fonti inquinanti di tutta la Sicilia. Non a caso, nella zona risultano in eccesso le patologie che spesso si associano a raffinerie e petrolchimici. Tra queste vi sono ad esempio le malformazioni congenite: l’ultima indagine epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità evidenzia tra i nati di Milazzo e dintorni l’eccesso di malformazioni congenite più elevato a livello nazionale (+79%).

Di primaria importanza anche la questione climatica. La Sicilia è la terza regione d’Italia ad emettere gas serra, con 15,1 milioni di tonnellate l’anno. Di questi buona parte provengono dalle raffinerie della regione. Solo la Raffineria di Milazzo produce 2,4 milioni di tonnellate di gas serra l’anno.  Cosa ancor più grave, nel decennio da poco concluso tali emissioni non hanno mostrato alcuna riduzione significativa, in controtendenza rispetto al dato nazionale.

L’anno scorso il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale stava per predisporre la completa conversione a gas degli impianti di combustione della Raffineria, in applicazione del Piano regionale di tutela della qualità dell’aria, che puntava a ridurre le emissioni delle maggiori fonti inquinanti della Regione. Purtroppo tali misure sono state annullate dal T.A.R. per questioni procedurali e pertanto la conversione delle raffinerie siciliane è stata accantonata. Nell’era della “rivoluzione verde” risulta però fortemente anacronistico che la raffineria continui ad utilizzare combustibili altamente inquinanti e climalteranti come il coke e l’olio combustibile.

Per questo noi del Comitato dei cittadini contro l’inquinamento nella valle del Mela, insieme ad ARCI Messina, abbiamo chiesto al governo di inserire nel PNRR la “decarbonizzazione” della Raffineria di Milazzo, ovvero gli interventi di conversione volti ad abbandonare, nei suoi processi di lavorazione, l’utilizzo dell’olio combustibile e del coke.

Ciò consentirebbe non solo di ridurre le emissioni climalteranti e di migliorare la qualità dell’aria e la salute dei cittadini, ma anche di tutelare ed incrementare il lavoro.

Alcuni sindacati negli ultimi anni si sono opposti a questa conversione, seguendo la linea miope e retrograda dell’azienda: non è così che si fanno gli interessi dei lavoratori. Ma c’è ancora tempo per ricredersi: lanciamo un appello a tutti coloro che hanno a cuore la salute ed il lavoro nella valle del Mela affinchè si uniscano a noi in questa importante battaglia.

Il testo della lettera:

La Transizione Ecologica nella valle del Mela? Impedita da industrie e poteri forti, ma non diamogliela vinta

Viviamo in un periodo che sicuramente passerà alla storia non solo per la pandemia e la crisi che ne è seguita, ma anche per la svolta verde che sembra aver preso l’economia. Le energie rinnovabili sono in forte crescita, la cosiddetta Green Economy vola nelle borse, mentre Elon Musk, il fondatore di Tesla, la principale casa produttrice di auto elettriche, è diventato l’uomo più ricco del pianeta. I governi di mezzo mondo sono pronti a massicci investimenti per contrastare la crisi economica scaturita dalla pandemia, ma dicono di volerlo fare in una direzione ben precisa: quella della “rivoluzione verde”, della “transizione ecologica” e della “decarbonizzazione” (ovvero la riduzione delle emissioni di CO2 dalle fonti di energia). Del resto il pianeta sta andando incontro ad una crisi climatica senza precedenti e non c’è più tempo da perdere.

Ma in concreto cosa significano queste nuove parole d’ordine per la Valle del Mela, da decenni messa in ginocchio da grosse industrie inquinanti? Pochi si sono resi conto che la decarbonizzazione, di cui oggi politici e giornalisti si riempiono la bocca, avrebbe potuto essere applicata nella valle del Mela già da 3 anni. Infatti proprio tre anni fa i Sindaci competenti, forse anche sull’onda della mobilitazione e di una inedita coscienza ambientale del territorio, si decisero finalmente a fare il proprio dovere, dettando le prescrizioni necessarie a tutelare la salute pubblica nell’ambito dell’ Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della Raffineria. Per adempiere a tali prescrizioni la Raffineria avrebbe dovuto fare essenzialmente due cose:

  • per l’appunto “decarbonizzare”, ovvero sostituire i combustibili oleosi con combustibili gassosi, molto meno inquinanti sia in termini di CO2 che di polveri, metalli pesanti, SO2 e NOx;
  • introdurre degli accorgimenti per limitare le copiose emissioni fuggitive di idrocarburi volatili.

Ma la Raffineria si scagliò contro le prescrizioni sanitarie spalleggiata da certi sindacati fiancheggiatori. Addirittura anche amicizie influenti nel MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) intervennero in aiuto dell’insensata crociata contro la decarbonizzazione. Alla fine la RAM convinse in extremis i due Sindaci a firmare un accordo truffa, riuscendo così a scongiurare, con il beneplacito del Ministero dell’Ambiente, le prescrizioni sanitarie.

Una vicenda non certo regolare dal punto di vista amministrativo, tant’è che si trova al centro di un famoso ricorso presentato pochi mesi dopo al TAR di Catania. In un primo momento i giudici riconobbero l’urgenza del ricorso, considerate le gravi implicazioni sulla salute pubblica dei fatti contestati, e ne stabilirono la trattazione alla prima data utile, ovvero nel febbraio 2019. Ma poi (chissà come mai), vennero sostituiti da altri giudici che non sembrano finora aver riconosciuto tale urgenza. Infatti la decisione, per un motivo o per un altro, è stata di volta in volta rimandata. 

Nel frattempo anche il Commissario Straordinario di San Filippo del Mela ed il Sindaco Metropolitano di Messina dell’epoca si accorsero del grave errore e chiesero al nuovo Ministro dell’Ambiente Costa di correggerlo. Si trattava in pratica di annullare la famigerata Conferenza dei servizi, evidentemente illegittima, che fece fuori le prescrizioni sanitarie. Analoga richiesta l’abbiamo fatta anche noi, in una lettera consegnata brevi manu e discussa con il Ministro durante la sua visita a Milazzo del maggio 2019. Ma il Ministro Costa nulla ha fatto in questo senso, permettendo alla Raffineria di continuare ad inquinare indisturbata.

Un’altra occasione mancata di decarbonizzazione è stata quella del Piano di tutela della qualità dell’aria, approvato dalla Regione nell’estate 2018. Le misure del Piano si articolavano in due step:  il primo, riconosciuto come raggiungibile anche dalla stessa RAM, sarebbe entrato in vigore nel 2022, mentre l’altro, contestato dai gruppi petroliferi, nel 2027. In entrambi i casi si trattava sempre di decarbonizzare le raffinerie, ovvero di sostituire i combustibili oleosi con quelli gassosi. Ripartì la solita crociata anti-decarbonizzazione, con il pieno coinvolgimento di sindacati fiancheggiatori e mass-media. Dal canto suo, il governo regionale si mostrò disposto a venire incontro ai petrolieri. Ma a togliergli le castagne al fuoco ci pensarono i giudici del Tar di Palermo, che dopo ben otto mesi di “riflessione” decisero di annullare tutti i limiti previsti nel Piano per raffinerie e altre industrie inquinanti, scongiurando anche stavolta la decarbonizzazione.

Capitolo chiuso quindi? Non di certo. Nel novembre 2020 il verificatore nominato dal Tar di Catania ha dato ragione al ricorso contro l’AIA della Raffineria di Milazzo: ha riconosciuto che l’accantonamento delle prescrizioni sanitarie ha fatto sparire persino diversi limiti già vigenti prima del 2018. Pur di non andare incontro ad una sconfitta certa, il Ministero dell’Ambiente ha quindi deciso di avviare un nuovo riesame dell’A.I.A. della Raffineria, chiedendo, con questa scusa, l’ennesimo rinvio (accordato) della decisione dei giudici del Tar di Catania. 

È ovvio che nell’ambito di questo riesame si ripresenta l’obbligo per i Sindaci competenti di esprimere le necessarie prescrizioni a tutela della salute pubblica. Il 2021 sarà quindi l’anno decisivo per le prescrizioni sanitarie e la decarbonizzazione della Raffineria? Certamente è un obiettivo concreto per il quale il territorio (cittadini, associazioni ed enti locali) si deve battere.

Come sappiamo nella Valle del Mela c’è anche una grossa centrale termoelettrica. Negli ultimi anni a livello nazionale le fonti rinnovabili (eolico, solare, ecc…) hanno sostituito buona parte della produzione termoelettrica. Sgravare la valle del Mela da tale produzione era una delle promesse del controverso elettrodotto di Terna.  Invece, in controtendenza con quanto avviene a livello nazionale, la valle del Mela rischia di subire un incremento della produzione termoelettrica e anche un ulteriore impianto (ridondante) di bilanciamento della rete, proposto dalla Duferco

Infatti il “combinato disposto” delle nuove Centrali A2A e Duferco, sebbene a metano, potrebbe far crescere le emissioni di NOx del 444% rispetto alle emissioni registrate nel 2019 da parte della odierna Centrale A2A. Gli NOx sono tra i principali precursori dell’ozono troposferico, specie nella valle del Mela dove si combina con gli elevati livelli di idrocarburi non metanici. Una delle principali criticità ambientali che la rete Arpa è riuscita a rilevare nella valle del Mela è proprio il superamento dei valori di ozono (e per rilevarlo la rete Arpa, con le note carenze, vuol dire che la situazione è davvero grave). 

Chiaramente le emissioni della Centrale Duferco sarebbero largamente inferiori rispetto a quelle di A2A o della RAM, ma comunque non trascurabili. Almeno il progetto della nuova Centrale A2A prevede la fermata (e si spera anche lo smantellamento, come abbiamo chiesto) della vecchia Centrale, con conseguenti innegabili vantaggi ambientali sui livelli di polveri e SO2. Invece il progetto Duferco non prevede la fermata di alcun vecchio impianto e la sua funzione di bilanciamento della rete potrebbe essere benissimo assolta dal nuovo impianto A2A. Insomma, oltre il danno la beffa: non solo la valle del Mela continuerà a sacrificarsi per l’interesse nazionale, ma lo farà anche senza alcun criterio logico.

Sul progetto della nuova Centrale A2A abbiamo chiesto prescrizioni volte a scongiurare l’incremento degli NOx, oltrechè allo smantellamento della vecchia centrale. Sulla nuova Centrale Duferco, invece, abbiamo anche inviato al Ministro dell’Ambiente un dettagliato ricorso gerarchico contro la decisione, palesemente illegittima, di escluderla dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Lo stesso hanno fatto anche alcuni cittadini di Pace del Mela, ma dal Ministro Costa abbiamo ottenuto solo un imbarazzante silenzio. Cosa farà ora il nuovo Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani?

Raffineria di Milazzo: il TAR di Catania decide…di non decidere. Occhi puntati ora sul nuovo riesame AIA

I giudici del TAR di Catania hanno rinviato al 5 novembre prossimo la decisione sul cruciale ricorso contro il rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) alla Raffineria di Milazzo.

Il rinvio è stato chiesto dall’Avvocatura dello Stato con la scusa che il nuovo riesame dell’AIA – da poco avviato (furbescamente) dal Ministero dell’Ambiente – potrebbe sanare quanto contestato nel ricorso, rendendo superflua una pronuncia del TAR.

Già, potrebbe. Ma potrebbe anche essere un espediente per perdere altro tempo, tant’è che i comuni e le associazioni ricorrenti si erano opposti alla richiesta di rinvio.

Ricordiamo che gli aspetti illegittimi contestati nel ricorso sono essenzialmente due:

  • l’omissione delle “prescrizioni sanitarie”, ovvero i limiti emissivi necessari a ridurre l’inquinamento per tutelare la salute pubblica (limiti prima prescritti e poi cancellati in maniera truffaldina);
  • l’omissione di determinati limiti addirittura già presenti nella precedente AIA del 2011.

Adesso occhi puntati al nuovo riesame dell’AIA dunque. Il Ministero è riuscito a convincere i giudici di voler “mettere la testa a posto”, ma questo è tutto da vedere.

Il consulente nominato dal TAR ci dà ragione: l’autorizzazione della Raffineria è illegittima

I comuni e le associazioni ricorrenti hanno segnato un importante “goal” nella partita contro l’autorizzazione illegittima della Raffineria di Milazzo (A.I.A.). Il verificatore incaricato dal TAR di Catania ha infatti confermato quanto lamentato nel ricorso in merito all’omissione di diversi limiti emissivi. Sono state invece smentite le tesi difensive del Ministero dell’Ambiente e della Raffineria.

Si tratta di gravi irregolarità che comportano seri rischi per la salute dei cittadini, come da noi evidenziato già dal maggio 2018, quando il Ministero ha rilasciato la vigente autorizzazione della Raffineria (Vedi QUI). Tale autorizzazione è illegittima anche perchè sono state depennate le prescrizioni sanitarie, cioè gli ulteriori limiti emissivi necessari a garantire un’adeguata tutela della salute pubblica.

In seguito sia l’allora Commissario di S. Filippo del Mela che l’allora Sindaco Metropolitano di Messina, resisi conto della gravità di tali aspetti, hanno inoltrato all’attuale Ministro dell’Ambiente Sergio Costa formale richiesta di riaprire la procedura.

Il Ministro non ha dato seguito a tale richiesta, cosicchè vari comuni, supportati da diverse associazioni, hanno presentato il suddetto ricorso al TAR. Nel giudizio che ne è scaturito il Ministero ha sempre difeso l’autorizzazione della Raffineria.
Soltanto adesso, dopo 2 anni e mezzo, il Ministero dell’Ambiente si è accorto che i limiti imposti alla raffineria non sono adeguati ed ha avviato un nuovo riesame dell’autorizzazione.
 Stando a quanto riportato su alcuni organi di stampa, secondo la Sen. Barbara Floridia l’avvio di questo nuovo riesame sarebbe merito del Ministro “Sergio Costa, che grazie alla continua interlocuzione con la sottoscritta” (cioè con la stessa Floridia), opererebbe “al solo fine di salvaguardare la salute dei cittadini residenti nella Valle del Mela”.
La realtà è però ben diversa. Il 17 dicembre si terrà al TAR di Catania l’udienza decisiva sul ricorso. Consapevole di avere altissime probabilità di perdere la causa, il Ministero ha pensato bene di avviare tale riesame per tentare di ottenere il rinvio dell’udienza e scongiurare una condanna.
Così facendo i cittadini dovrebbero aspettare altri 2 anni per ottenere giustizia, prolungando ulteriormente la loro esposizione a rischi inaccettabili. Tra l’altro il nuovo riesame del Ministero non è volto a sanare i vizi principali dell’autorizzazione della Raffineria (ad esempio non si fa riferimento alla grave assenza delle prescrizioni sanitarie).

Ovviamente i comuni e le associazioni ricorrenti si opporranno alla strumentale richiesta di rinvio del Ministero. Ci auguriamo che i giudici del TAR rigettino tale abietto tentativo e che invece accolgano in toto il ricorso, sancendo finalmente il fondamentale diritto alla salute dei cittadini della valle del Mela.

Per approfondire:

(entrambi i documenti sono stati gentilmente concessi dal Comitato territoriale ARCI Messina, una delle associazioni intervenute del ricorso)

Finalmente una proposta di legge per ridurre l’inquinamento nelle valle del Mela e nelle altre aree inquinate…verrà mai approvata?

Abbiamo più volte evidenziato come le norme vigenti non tutelino adeguatamente la salute dei cittadini nelle aree più inquinate, per l’assenza o l’eccessiva morbidezza di limiti considerati scomodi dagli inquinatori.

Ad esempio nessun limite è previsto per le emissioni odorigene, che, nel caso dei petrolchimici, sono rappresentate soprattutto da emissioni fuggitive di idrocarburi volatili. Nelle aree ove insistono tali industrie, come la valle del Mela o il siracusano, le emissioni di questo tipo rappresentano un rilevante problema sanitario, sia perché procurano nella popolazione condizioni di disagio psico-fisico, sia perché, secondo alcune evidenze scientifiche, l’esposizione cronica ad alcune sostanze ad esse collegate potrebbe avere un ruolo nell’insorgenza di alcune condizioni morbose in eccesso (ad esempio le malformazioni congenite).

Negli ultimi giorni il Ministro dell’Ambiente Costa ed alcuni parlamentari locali hanno diffuso la notizia di una proposta di legge che mira a dare una risposta a questo problema. Tale proposta non stabilisce direttamente dei limiti sulle emissioni odorigene, ma se approvata creerebbe le premesse affinchè dei limiti vengano effettivamente imposti, tramite un dpcm attuativo ed apposite leggi regionali che diventerebbero obbligatorie (e non più facoltative).

In realtà la proposta di legge risale al dicembre 2018 e nessun parlamentare della provincia di Messina risulta tra i firmatari (la prima firmataria è l’On. Ilaria Fontana, deputata M5S della provincia di Frosinone). La novità di questi giorni è che, finalmente, dopo ben due anni di attesa, è iniziato il suo esame alla Commissione Ambiente della Camera.

Invece non ha finora avuto la stessa “fortuna” una proposta di legge ben più “radicale”, che interessa specificatamente la valle del Mela. Si tratta della proposta dell’On. Nino Germanà sull’ Istituzione della Zona di interesse strategico turistico ambientale nazionale della Valle del Mela. Qualora tale proposta venisse approvata, le industrie non potrebbero più ottenere il rinnovo delle autorizzazioni nella valle del Mela, nè chiederne di nuove. Inoltre sarebbero favoriti, grazie ad importati agevolazioni fiscali, la riconversione e lo sviluppo del settore turistico della zona.

Tale proposta di legge, presentata nel settembre 2018, è stata poi assegnata all’esame congiunto delle Commissioni Ambiente e Attività produttive. Tuttavia da allora il suo esame non è mai iniziato. Speriamo che non sussista alcun veto all’esame di tale proposta per il fatto che provenga da un deputato dell’opposizione. Da questo punto di vista ci appelliamo ai deputati locali affinchè mettano al primo posto l’interesse del territorio su quello di partito.

Per approfondire:

Proposta dell’On. Ilaria Fontana concernente il controllo delle emissioni di sostanze emananti odore: https://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.1440.18PDL0053910.pdf

Proposta dell’On. Germanà sull’ Istituzione della Zona di interesse strategico turistico ambientale nazionale della Valle del Mela: https://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.1197.18PDL0029820.pdf