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Inceneritore: il Soprintendente Micali aveva torto marcio. Ora venga rimosso per le sue indebite intromissioni.

Era il 18 Gennaio 2018. Da diversi mesi il Ministero dell’Ambiente aveva dato il suo OK al progetto dell’inceneritore, chiudendo un occhio, anzi tutt’e due, sulle molteplici carenze ed incompatibilità del progetto stesso ed ignorando, a tal riguardo, “tonnellate” di pareri, osservazioni di enti locali, comitati, associazioni e dell’Ordine dei Medici. Al contempo il Ministero dell’Ambiente aveva chiesto al MiBACT (Ministero dei Beni Culturali), che nel 2015 si era già pronunciato negativamente, di esprimere un nuovo parere sull’inceneritore.

Il MiBACT, a sua volta, aveva chiesto alla Soprintendenza di Messina di rivalutare il progetto alla luce delle integrazioni presentate da A2A e dell’approvazione del Piano Paesaggistico dell’ambito 9. Un Piano molto chiaro nel vietare “impianti di trattamento dei rifiuti” proprio nell’area dove A2A vuole realizzare l’inceneritore.

Il parere negativo della Soprintendenza avrebbe quindi dovuto essere scontato, ma tardava ad arrivare. A destare sospetti era anche l’incredibile richiesta – avanzata qualche mese addietro proprio dal Soprintendente Micali  – di annullare il parere negativo sull’inceneritore espresso nel 2015 dal suo predecessore.

Pertanto noi ed altre associazioni del territorio chiedemmo ufficialmente al Soprintendente un incontro chiarificatore. Dopo vari solleciti finalmente ci rispose, ma la risposta fu tutt’altro che positiva: Micali non riteneva “necessario” incontrarci (!).

Fu così che il 13 Dicembre 2017 circa 500 cittadini della valle del Mela giunsero a protestare sotto la Soprintendenza di Messina, chiedendo il rispetto e l’applicazione del Piano Paesaggistico. Pressato dalla mobilitazione popolare e dal clamore mediatico, in quell’occasione Micali accettò di incontrarci. Durante l’incontro il Soprintendente in un primo tempo ci confermò di conoscere la norma del Piano Paesaggistico che vieta gli impianti di trattamento dei rifiuti nell’area interessata dal progetto dell’inceneritore, ma – evidentemente stizzito – si rifiutò di riconoscere la logica conseguenza di quella norma, ovvero il fatto che il parere sull’inceneritore dovesse essere negativo. Anzi, fece alcune paradossali considerazioni da cui si poteva evincere facilmente l’intenzione di un parere positivo. Per di più si lasciò andare ad una incredibile invettiva contro il Piano Paesaggistico stesso e contro il parere negativo finora espresso dal MiBACT sull’inceneritore: in particolare a suo dire il MiBACT sarebbe stato “incompetente” ed avrebbe espresso “posizioni ideologiche”.

Lasciammo l’incontro diffidando il Soprintendente dal disapplicare il Piano Paesaggistico, ovvero dal rilasciare un illegittimo parere positivo sull’inceneritore, avvertendolo delle azioni legali che avremmo dovuto intentare in tal caso: ottenemmo così la scomposta reazione di Micali, che ci accusò di averlo “minacciato” (come se il richiamo al rispetto della legge sia equiparabile ad una “minaccia“!). Fatto sta che nelle successive settimane Micali si astenne dall’esprimere alcun parere ufficiale sull’inceneritore.

L’11 Gennaio 2018 il MiBACT ruppe gli indugi e confermò il proprio parere negativo sull’inceneritore, anche sulla base di una nota del Dipartimento regionale dei beni culturali che confermava il divieto, chiaramente riportato nel Piano Paesaggistico, di realizzare qualsivoglia impianto di trattamento dei rifiuti nell’area ove dovrebbe sorgere l’inceneritore.

Arriviamo quindi al 18 Gennaio 2018: giorno in cui il Soprintendente inviò una nota a dir poco incredibile ai due Ministeri coinvolti nella procedura dell’inceneritore. Tale nota contiene una irragionevole disanima contro i pareri negativi espressi dal MiBACT: in particolare Micali (assieme alla co-firmataria Arch. Maria Mercurio) sosteneva che il primo parere (del 2015) fosse “superato” e che l’ultimo parere fosse stato espresso dal MiBACT illegittimamente, in quanto – a suo dire – l’ultima parola spettava solo a lui. Al contempo lasciava presagire un suo imminente parere positivo.

Ancora più incredibile la richiesta del Soprintendente, rivolta al Ministero dell’Ambiente, di non tenere conto del parere del MiBACT, che secondo Micali avrebbe dovuto essere annullato.

In altre parole Micali tentò di interferire nei rapporti amministrativi tra i due Ministeri, gli unici organi a cui la normativa conferisce la prerogativa di co-gestire le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale in ambito statale. Una indebita intromissione che, evidentemente, andava ben oltre le sue funzioni e le sue competenze. Oltre, ovviamente, ad essere completamente priva di alcun fondamento logico e giuridico.

Un fatto alquanto grave che tuttavia, da quanto ci risulta, non venne in alcun modo sanzionato dall’Assessorato regionale dei beni culturali, di cui Micali è dipendente.

L’insensatezza di quella iniziativa è oggi pienamente dimostrata dai fatti: non solo il parere negativo del MiBACT non è stato delegittimato, ma anzi alla fine ha anche prevalso sul parere positivo del Ministero dell’Ambiente.

Ad ogni modo il fatto che per ben due volte Micali abbia tentato – per fortuna senza riuscirci – di delegittimare e annullare i parere negativi che hanno portato alla bocciatura dell’inceneritore, può facilmente indurre a pensare che il fine ultimo di tali tentativi fosse proprio quello di avallare l’inceneritore stesso. Come logica conseguenza sorge spontanea la domanda: ma l’interesse perseguito dal Soprintendente è stato quello di tutelare i beni ambientali, culturali e paesaggistici, oppure è stato quello di tutelare un progetto che questi beni li viola? Nel secondo caso, è accettabile che un Soprintendente persegua simili interessi? E’ proprio la persona giusta al posto giusto?

Peraltro non è la prima volta che vengono avanzati simili dubbi su Micali, già Soprintendente di Siracusa nel  2012-2013. Riguardo a tale esperienza Micali è stato definito come “protagonista della stagione peggiore della Soprintendenza di Siracusa”. Inoltre “il clima lamentato dai colleghi più in vista e responsabili delle unità operative era di mobbing e sospetti […] La sua conduzione ha prodotto revoche dei pareri precedentemente espressi dai suoi predecessori” [1].

Apprendiamo da organi di stampa anche che Legambiente, nell’ottobre 2013, ha inviato una lettera al presidente della Regione per chiedere la revoca dell’incarico ad Orazio Micali per “gravi irregolarità e ritardi inspiegabili nell’iter di approvazione del Piano paesaggistico e di istituzione del Parco archeologico di Siracusa”. “Micali aveva concesso il nullaosta per la realizzazione di nuovi insediamenti in contrasto con quanto disposto dalle norme di salvaguardia del piano paesaggistico adottato. La richiesta di revoca dell’incarico era stata invocata per l’assenza di confronto nella condotta dell’ufficio da parte del funzionario” [2].

Come se non bastasse, Micali non è estraneo a procedimenti penali per fatti inerenti la sua funzione di Soprintendente. Infatti è stato condannato in primo grado e successivamente assolto “per reati commessi nell’esercizio della sua funzione: abuso d’ufficio e falso ideologico in atti pubblici, per avere illecitamente rilasciato un’autorizzazione paesaggistica” [2].

Ad ogni modo, oggi che i pareri negativi che Micali voleva annullare hanno prevalso, portando alla bocciatura dell’inceneritore da parte del Consiglio dei Ministri, con il plauso del Presidente della Regione; oggi che è stata così confermata la piena legittimità di quei pareri e che di conseguenza sono state smentite le illogiche argomentazioni di Micali; oggi che la vicenda giunge al termine e che tutto appare più chiaro, chiediamo alla Regione di fare finalmente i conti con gli interventi – evidentemente irrituali e senza precedenti – intrapresi dal Soprintendente Micali e dall’Arch. Maria Mercurio nell’ambito della procedura riguardante l’inceneritore del Mela.

Reputando tali interventi non consoni ai compiti di tutela che gli sarebbero propri, chiediamo al governo regionale lo spostamento ad altro incarico del Soprintendente Orazio Micali.

Visto che il suo incarico scade il 31 Dicembre, basterebbe semplicemente non prorogarlo o rinnovarlo.

Note:

[1] La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017

[2] Siracusa Live

 

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Primo obiettivo raggiunto: grazie Villarosa e Floridia. Ma vi rimane ancora molto da fare per la Valle del Mela

Oltre a pungolare e criticare quando necessario, noi siamo sempre stati pronti anche a collaborare e riconoscere i meriti di politici e amministratori che attuano azioni concrete e raggiungono risultati in favore dei cittadini della valle del Mela.

In occasione delle elezioni politiche del 4 Marzo abbiamo sottoposto dei quesiti sull’inceneritore ai principali candidati locali. In particolare il primo quesito chiedeva: “Se venisse eletto, si impegna a far si che un eventuale futuro governo da lei sostenuto neghi ogni possibile autorizzazione dell’inceneritore?”.

Alessio Villarosa fu tra coloro che risposero affermativamente ed oggi possiamo dire che ha portato a compimento tale impegno.

Infatti se non fosse stato per l’interessamento ed il pressing esercitato in questi 4 mesi dal Sottosegretario Villarosa e dalla Sen. Barbara Floridia, la pratica dell’inceneritore quasi certamente sarebbe ancora chiusa in qualche cassetto romano, magari in attesa di una situazione più favorevole ad A2A.

Nel corso di questi mesi spesso ci siamo consultati proprio con Villarosa e Floridia per avere informazioni sullo stato di avanzamento della procedura, auspicandone una rapida conclusione negativa, e sappiamo che il loro impegno in tal senso è partito spontaneamente fin dalla formazione del nuovo governo.

Dopo quasi 4 mesi tale impegno ha dato i suoi frutti:  la questione è finalmente giunta all’attenzione dell’ultimo Consiglio dei Ministri del 4 Ottobre, che ha “bocciato” l’inceneritore condividendo il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali. Quest’ultimo ha prevalso sul parere positivo del Ministero dell’Ambiente, con il consenso dello stesso Ministro dell’Ambiente Costa.

Questo non significa ovviamente che il merito della vittoria sull’inceneritore sia solamente di questo governo: se non fosse stato ad esempio per il Piano Paesaggistico e per il pluriennale impegno di comitati, associazioni e amministrazioni locali, l’inceneritore sarebbe già stato realizzato senza neanche bisogno di arrivare in Consiglio dei Ministri.

Tuttavia per quest’ultimo decisivo passo verso la vittoria finale dobbiamo ringraziare proprio l’attuale governo ed i suoi esponenti locali.

Comprensibile quindi l’acredine di Villarosa, esplicitata nel video con cui ha dato su facebook la lieta notizia, per una vignetta satirica pubblicata giusto il giorno prima su una pagina facebook: un’iniziativa peraltro non ascrivibile al movimento contro l’inceneritore nel suo complesso, nè tanto meno alle associazioni che vi fanno parte, come erroneamente si potrebbe desumere dal video di Villarosa.

 Comunque l’importante ora è che possiamo goderci questo strepitoso risultato, orgogliosi di esserci fin dall’inizio buttati a capofitto in una battaglia che dovevamo e dobbiamo vincere ad ogni costo: quella dei cittadini della valle del Mela contro l’inceneritore del gigante A2A.

La vittoria finale adesso è a portato di mano, ma la guerra non è ancora ufficialmente vinta. La procedura infatti non è affatto conclusa ed adesso passerà nuovamente al Ministero dell’Ambiente, che ha il compito di predisporre il decreto finale di conclusione della procedura che poi dovrà essere firmato dal Ministro Costa. Ma come sappiamo il Ministero dell’Ambiente ha finora assunto – in maniera evidentemente preconcetta – una posizione pro-inceneritore.

In particolare la pratica tornerà nelle mani della Bilanzone e di Lo Presti, rispettivamente la responsabile del procedimento ed il capo della Direzione generale valutazioni e autorizzazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente. Personaggi qualche anno fa coinvolti in uno scandalo per delle intercettazioni clamorose che evidenziavano, soprattutto da parte dell’attuale Direttore Lo Presti, la  spregiudicatezza con cui, su richiesta, avrebbero consapevolmente voluto fare una “porcata” (probabilmente l’ennesima) tale da sporcarsile mani di sangue“: il sangue di tanti cittadini, vittime innocenti dell’inquinamento industriale selvaggio.

Nè è verosimile che nelle intercettazioni Lo Presti stesse semplicemente scherzando, anche se è vero che se la rideva. Le intercettazioni in questione si riferivano infatti al caso della Centrale a carbone Tirrenopower di Novi Ligure, sequestrata dalla magistratura in quanto accusata di disastro ambientale e di aver provocato la morte prematura di centinaia di persone: la “porcata” a cui si riferiva Lo Presti puntava a rendere vano il provvedimento della magistratura.

Riportiamo i passaggi salienti delle intercettazioni:

Lo Presti: “Cerchiamo di fare una porcata, almeno, che sia leggibile[1] …. “Siamo dei farisei…Mi sputerei in faccia da solo! Cioè, della serie, che fai in ufficio? IL BASTARDO![2]

Bilanzone: “Se volete la scrivo io, tanto ormai” (!)

Lo Presti: “No, no, te ormai te sei già sporcata abbastanza! C’hai le mani lorde di sangue“. [2]

Lo Presti avrebbe anche espresso soddisfazione per la gratificazione offerta da questo “lavoro sporco”: «Certo ce pagano poco ma abbiamo tante soddisfazioni. Questa (una funzionaria, ndr) che riscrive il piano dell’ilva, io che faccio una legge più dirompente dell’altra… per cui stiamo a scardinare tutti i principi base dell’ordinamento»[3].

Lo prestiLe intercettazioni non vennero reputate penalmente rilevanti dalla magistratura, anche perchè per fortuna quella “porcata” alla fine non venne approvata. Tuttavia ciò non significa che non siano moralmente rilevanti e soprattutto che non siano inopportune per il ruolo delicato attualmente ricoperto da Lo Presti, al vertice della Direzione cui competono tutte le procedure autorizzative di nuovi e vecchi impianti inquinanti in Italia.

Lo Presti è stato promosso Direttore dall’ex Ministro Galletti nel 2016, ovvero l’anno successivo allo scandalo [4]. Nel giugno 2016 il precedente Direttore, dott. Renato Grimaldi, non aveva dato seguito alla richiesta di escludere dalla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) il Piano inceneritori del Governo Renzi. Si trattò di una onesta applicazione della legge (tutti i piani che si occupano di rifiuti devono per legge essere sottoposti a VAS), ma probabilmente venne percepita come un grave sgarbo dal governo dell’epoca, tanto ansioso di riempire l’italia di inceneritori.

Guarda caso, il mese successivo Grimaldi venne spostato al Ministero della Giustizia [5] ed al suo posto venne promosso proprio Lo Presti (a questo punto potete immaginare per quali “meriti” sia stato scelto proprio lui!).

Ci si potrebbe chiedere se, una volta promosso Direttore, Lo Presti abbia dato prova di essere “cambiato”. A noi in realtà risulta proprio il contrario. Nel 2017 le commissioni tecniche AIA e VIA del Ministero dell’Ambiente hanno prodotto due pareri favorevoli sull’inceneritore del Mela, su cui pesano palesi violazioni di legge e travisamenti dei fatti. Se non fosse stato per il Piano Paesaggistico e per l’attuale decisione del Consiglio dei Ministri, questi pareri avrebbe consentito la realizzazione dell’odiato inceneritore.

Nel novembre 2017 due diffide (una delle associazioni, l’ altra del Commissario di San Filippo del Mela) hanno segnalato in maniera dettagliata e puntuale tali vizi al Direttore Lo Presti, invitandolo a disporne la necessaria revisione. Ma Lo Presti ha tirato dritto senza fornire alcuna risposta o spiegazione nè a noi, nè, a quanto ci risulta, al Comune di San Filippo del Mela.

Anche sulla recente procedura autorizzativa (AIA) della Raffineria di Milazzo, ed in particolare sugli esiti della Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018, pesano palesi vizi di illegittimità prontamente segnalati dall’ex Commissario di San Filippo del Mela e dall’ex Sindaco Metropolitano di Messina proprio al Direttore Lo Presti. Bastava riconvocare una nuova Conferenza per sanare tali vizi ed invece Lo Presti se n’è infischiato e ha tirato dritto.

Ma non è finita: nel giugno 2018, quando il nuovo governo era già insediato, con una nota inviata a noi e all’ADASC, Lo Presti ha difeso e ribadito la scelta di tenere nascosta la simulazione della dispersione degli inquinanti della Raffineria di Milazzo nella valle del Mela, in quanto sarebbe coperta da “segreto industriale”. Come può un documento che serve per valutare l’impatto sulla salute delle emissioni essere coperto da “segreto industriale”?

Del mese scorso è l’ultimo “affronto” di Lo Presti alla valle del Mela: nell’ambito del ricorso di vari comuni della valle del Mela contro i vizi della recente autorizzazione della Raffineria, il Ministero dell’Ambiente è intervenuto a difesa di tali vizi (peraltro con argomentazioni ridicole), tramite una relazione informativa fornita probabilmente proprio da Lo Presti. Peraltro è poco chiaro il ruolo del Ministro Costa in questa vicenda: è stato il Ministro a incaricare Lo Presti di difendere il decreto AIA, oppure è stata una iniziativa autonoma di quest’ultimo, che avrebbe così deliberatamente “scavalcato” il Ministro? Entrambi i casi sarebbero molto gravi.


Considerato tutto quanto sopra, adesso che la “pratica” dell’inceneritore tornerà nelle mani di personaggi come la Bilanzone e Lo Presti, siamo proprio sicuri che costoro accetteranno di buon grado di ratificare la decisione del Consiglio dei Ministri? Ad esempio come si può escludere che i tempi non possano essere allungati o la pratica tenuta nel cassetto, nella ‘speranza’ magari di qualche novità miracolosa per A2A? (Non dimentichiamoci infatti i numerosi ricorsi che minacciano il Piano Paesaggistico). Oppure che possa essere predisposto un decreto di conclusione negativa della procedura contenente vizi tali da aumentare le chance del prossimo inevitabile ricorso di A2A?

Ci appelliamo quindi ad Alessio Villarosa e Barbara Floridia affinchè continuino a vigilare ed impegnarsi  affinchè l’iter di bocciatura dell’inceneritore prosegua rapido e regolare.

Inoltre non si può evitare di considerare come sia inopportuno mantenere il protagonista delle intercettazioni di cui sopra a dirigere le valutazioni e le autorizzazioni ambientali.

Inopportuno per l’italia in generale e per la valle del Mela in particolare, che in futuro potrebbe essere minacciata da altri progetti e iter autorizzativi pericolosi. Chi ci garantisce ad esempio che altri progetti simili a quello dell’odierno inceneritore di A2A non possano essere ripresentati?

Innegabile il potere di Lo Presti anche in merito, ad esempio, ad una eventuale richiesta di riesame dell’AIA della Raffineria di Milazzo da parte dei Sindaci, che in futuro potrebbe essere necessaria sia per tutelare la salute pubblica, sia per applicare il Piano Paesaggistico. Non ci stupiremmo se una tale richiesta, sebbene ben motivata, venisse bocciata proprio da Lo Presti, in barba a diritti garantiti dalla Costituzione.

Come abbiamo visto diversi comuni della valle del Mela hanno presentato un ricorso – da noi fortemente auspicato – contro i vizi dell’ultima AIA della Raffineria, e speriamo che lo vincano. Lo stesso avremmo fatto se alla fine l’illegittimo parere pro-inceneritore del Ministero dell’Ambiente avesse prevalso. Ma non si può sempre andare avanti a furia di ricorsi. Anche perchè la giustizia amministrativa non è certo rapida e i cittadini della valle del Mela non possono più subire altri affronti.

E’ chiaro che il ruolo delicato di Direttore delle valutazioni e autorizzazioni ambientali,  in cui si decide sulla sorte di centinaia di migliaia di cittadini esposti alle industrie più inquinanti e mortifere d’Italia, debba necessariamente andare a persone limpide e al di sopra di ogni sospetto.

Nel 2016 il Governo Renzi ha spostato l’ex Direttore Grimaldi ad altro incarico: oggi non sarebbe il caso di fare lo stesso con il Direttore Lo Presti?

Riteniamo necessario che Alessio Villarosa e Barbara Floridia, forti dell’innegabile successo in CdM, proseguano il percorso impegnandosi, come e più di prima, anche in tal senso.

Note:

[1] Giuseppe Filetto: “De Vincenti suggerì a Tirreno Power come eludere le leggi”, Repubblica.it, 15 luglio 2015

[2] http://www.lanuovasavona.it/2018/08/11/leggi-notizia/argomenti/salute-veleni/articolo/tirreno-power-e-ilva-tornano-nomi-noti-agli-inquirenti.html

Si veda anche “CHE DISASTRO, INGEGNERE di Maurizio Tortorella (12 agosto 2015 – Panorama n.12)”, secondo quanto riportato dalla pagina fb “L’onestà andrà di moda”

[3] https://www.facebook.com/Paola.Taverna.M5S/posts/leggo-una-delle-tante-intercettazioni/845196422237947/

[4] www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/galletti-promuove-il-dirigente-che-voleva-fare-la-porcata/

[5] Curriculum vitae Grimaldi Renato – www.giustizia.it

VITTORIA! L’inceneritore del Mela BOCCIATO dal Consiglio dei Ministri

UNA VITTORIA CHE VIENE DA LONTANO, dopo un travaglio lungo quasi 4 anni

Uno splendido meritatissimo risultato: ieri il Consiglio dei Ministri del 4 Ottobre ha deliberato la bocciatura dell’odiato progetto dell’inceneritore del Mela.
Una vittoria costruita pezzo per pezzo con l’impegno e la volontà di tanti cittadini, comitati e associazioni che non si sono mai arresi.

Tutto ciò ovviamente non sarebbe mai stato possibile senza il Piano Paesaggistico, che già 3 anni fa ha prodotto il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali. Un parere che hanno tentato di ribaltare in tutti i modi e che anche l’attuale Soprintendente di Messina Orazio Micali ha tentato esplicitamente di delegittimare.
Un parere che abbiamo difeso con le unghie e con i denti e che alla fine ha prevalso sull’abominevole parere positivo rilasciato dai complici degli inquinatori, personaggi chiacchierati e senza scrupoli che ancora occupano posti chiave al Ministero dell’Ambiente.
Se non fossimo riusciti a “tenere botta” e se, quasi 2 anni fa, non avessimo ottenuto l’approvazione definitiva del Piano Paesaggistico, probabilmente l’odiato inceneritore sarebbe già realtà.

Dopo il parere positivo del Ministero dell’Ambiente e la conferma del parere negativo da parte del Ministero dei Beni Culturali, nel Gennaio di quest’anno la palla è passata al Consiglio dei Ministri.
Il 28 Gennaio circa 10 mila persone sono scese in piazza contro l’inceneritore del Mela. Il nostro territorio non aveva mai visto nulla di simile. E’ grazie alla volontà popolare che le amministrazioni comunali sono intervenute con determinazione, scongiurando un probabile “via libera” all’inceneritore da parte del Governo Gentiloni.
In seguito alla grande manifestazione del 28 Gennaio anche la Regione ha finalmente assunto una posizione nettamente contraria verso l’inceneritore del Mela.

Adesso diamo atto all’attuale compagine di governo ed ai suoi esponenti locali (soprattutto Alessio Villarosa e Barbara Floridia) di aver mantenuto le promesse, e soprattutto di aver recepito la volontà popolare, determinando la bocciatura di questo scellerato progetto.
Probabilmente proprio l’interessamento del Sottosegretario #villarosa alla fine è stato decisivo per il raggiungimento di questo splendido risultato, impedendo che la pratica rimanesse chiusa in qualche in cassetto, magari in attesa di una situazione più favorevole ad A2A.

Per mettere definitivamente la parola fine alla minaccia dell’inceneritore aspettiamo adesso il decreto di conclusione della procedura da parte del Ministero dell’Ambiente. In ogni caso siamo pronti a continuare a lottare se A2A dovesse decidere di insistere, ricorrendo magari in sede giudiziaria, nel suo sciagurato proposito.

E continueremo a lottare anche per ottenere il risanamento, la riduzione dell’inquinamento e la riconversione verso un nuovo modello di sviluppo, che valorizzi la bellezza e le vocazioni del territorio anzichè deturparle. Per questo pretendiamo che il Piano Paesaggistico venga applicato e recepito dall’IRSAP nel Piano regolatore dell’area industriale. E che l’autorizzazione della Raffineria venga sanata recependo le prescrizioni sanitarie che garantirebbero la necessaria riduzione dell’inquinamento. Fra alcuni mesi il TAR Catania sarà chiamato a pronunciarsi proprio su tali prescrizioni, ma auspichiamo che il Ministro Costa intervenga in anticipo integrandole nell’Autorizzazione (AIA) della Raffineria

Associazioni e comitati della #valledelMela

Un nuovo studio finanziato dalla Raffineria?! Paradossale, inutile e pretestuoso

La Valle del Mela è uno dei territori più inquinati d’Italia. A causa di questo triste primato è definita Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e Sito d’Interesse Nazionale per le bonifiche. Questo però finora non ha indotto la politica ad avviare né una radicale bonifica, né la doverosa riconversione delle fonti più inquinanti, sebbene ciò costituisca una delle previsioni del Piano Paesaggistico approvato quasi due anni fa.

Tutt’altro: le criticità sanitarie della valle del Mela, riscontrate in vari studi medico-scientifici che godono anche di prestigio internazionale, sono state spesso misconosciute dalle autorità preposte alla tutela della salute pubblica, a cominciare dalle amministrazioni comunali di Milazzo e San Filippo del Mela. Le loro posizioni, anche quando gravi incidenti probabilmente prevenibili hanno disperso in atmosfera o in mare tonnellate di veleni, sono state per lo più tese a minimizzare i rischi per la salute e per l’ambiente, in sintonia con l’industria.

Qualche mese fa invece, pur avendo in un primo momento dato seguito alle numerose criticità sanitarie, esprimendo prescrizioni a tutela della salute da includere nell’autorizzazione della Raffineria di Milazzo, all’ultimo minuto hanno fatto inspiegabilmente “marcia indietro” in cambio di un ennesimo studio sanitario. Uno studio finanziato dalla RAM stessa e supervisionato da una “Commissione” di cui fanno parte rappresentanti della Raffineria, in evidente conflitto di interessi.

Un po’ come se i controlli igienico-sanitari in un ristorante fossero effettuati da ispettori pagati dal ristoratore stesso. Ci chiediamo quale autorevolezza scientifica possa mai avere questo studio in confronto a quelli già condotti, senza alcuna indebita “commissione”, dall’ Istituto Superiore di Sanità (che ha evidenziato preoccupanti incrementi di mortalità perinatale, asma e altre patologie respiratorie, verosimilmente conseguenti all’inquinamento industriale nella valle del Mela), dalla Regione (che ha evidenziato, tra l’altro, un incremento di malformazioni congenite, definendolo “segnale di allarme sanitario”) o dal mondo accademico.

Del resto la dice lunga il fatto che la suddetta “Commissione” sia stata proposta dalla Raffineria proprio per evitare le prescrizioni sanitarie dei Sindaci. A tal fine la RAM non ha esitato ad usare anche i lavoratori come “scudi umani”, minacciando licenziamenti o addirittura la chiusura nel caso in cui fosse stata costretta ad investire per inquinare di meno. Si tratta di un ricatto inaccettabile anche perchè la RAM fa più di mezzo miliardo di euro l’anno di fatturato.

Come cittadini che si battono per la tutela della salute e dell’ambiente nella Valle del Mela rifiutiamo l’idea assurda che per prendere i dovuti provvedimenti bisogna ancora aspettare tre anni un altro studio, tantomeno dove il controllato paga il controllore.

Peraltro fra pochi mesi il TAR Catania si pronuncerà sul ricorso di vari comuni della valle del Mela contro la revoca illegittima delle prescrizioni sanitarie dei Sindaci. Una volta preso atto della decisione del TAR, auspichiamo che i Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela assumano in ogni caso i dovuti provvedimenti  a tutela della salute pubblica.

 

Le associazioni ed i comitati della valle del Mela

Mai più puzza e rischi per la salute: l’oggetto del contendere del ricorso contro l’autorizzazione della Raffineria

“Oggi è necessaria, e soprattutto è possibile, una DRASTICA RIDUZIONE dell’INQUINAMENTO e dei RISCHI per la SALUTE”. Questo scrivevamo esattamente un anno fa, quando abbiamo organizzato – nell’anniversario dello storico incendio alla Raffineria – un incontro pubblico per discutere delle opportunità offerte dal riesame (allora in itinere) dell’Autorizzazione della Raffineria. Obiettivi su cui, in quest’ultimo anno, la consapevolezza e la condivisione è andata via via crescendo, trasformando la disperazione e la rassegnazione dei cittadini in aspettative e rivendicazioni concrete.

Da allora sono molte le vicende ed i “colpi di scena” che si sono succeduti. In un primo tempo gli enti locali coinvolti (Comuni di Milazzo, San Filippo del Mela e Città Metropolitana di Messina) hanno effettivamente collaborato per ridurre l’inquinamento e dare un futuro migliore a questo martoriato territorio. Tanto che il Commissario di San Filippo del Mela Biancuzzo e il Sindaco Formica a Gennaio hanno espresso, com’era loro diritto/dovere, delle specifiche prescrizioni sanitarie tese a rendere la Raffineria il più “pulita” possibile, riducendo i rischi per la salute già comprovati da numerosi studi.

Tuttavia la Raffineria riuscì ad evitare le prescrizioni, strappando in extremis – con la complicità dei dirigenti del Ministero – un accordicchio agli stessi enti locali che le avevano espresse.

L’illegittima e immotivata revoca delle prescrizioni, assieme ad altri gravi vizi dell’autorizzazione che ne è scaturita, è al centro del ricorso molto preciso e puntuale, fortemente auspicato da comitati e associazioni, che 7 comuni della valle del Mela hanno presentato al TAR Catania.

Dopo la Camera di consiglio tenutasi il 20 Settembre il TAR ha riconosciuto positivamente le esigenze cautelari del ricorso, fissando l’udienza di merito per il prossimo 28 Febbraio: si tratta di un importante punto a nostro favore, sia perchè dimostra che il ricorso ha ottenuto la considerazione dei giudici amministrativi, sia perchè in caso contrario avremmo dovuto aspettare chissà quanti anni (come succede solitamente) per vedere la conclusione del ricorso.

Quindi adesso torna ad essere molto concreta la possibilità di ottenere, fra circa 5 mesi, quella vera e propria “rivoluzione” da noi auspicata già da tempo, caratterizzata da una seria riduzione dell’inquinamento della Raffineria, l’industria attualmente di maggior impatto sul territorio.

In ballo c’è ad esempio l’introduzione di limiti – oggi inesistenti – per le “emissioni odorigene”, che porrebbero fine ai continui miasmi tossici a cui è sottoposta la popolazione. Inoltre i limiti di varie sostanze inquinanti verrebbero significativamente abbattuti e verrebbero imposte misure capaci di garantire la massima protezione del mare, del suolo e delle falde acquifere (non dimentichiamo a tal riguardo la grave perdita da un serbatoio verificatasi nel mese di Marzo, quando grosse chiazze di idrocarburi arrivarono a mare).

Se il 28 febbraio prossimo il ricorso uscirà – com’è giusto – vittorioso, la Raffineria potrà comunque continuare la sua attività, ma la sua autorizzazione dovrà essere sanata dai vizi che la caratterizzano. In particolare le “prescrizioni sanitarie” potranno finalmente diventare realtà e quindi la Raffineria sarà costretta ad applicare nuove tecnologie e/o accorgimenti per inquinare molto di meno. Ciò costituirebbe anche una buona occasione per creare occupazione.

Nei mesi scorsi – e da ultimo anche di recente – abbiamo chiesto alle amministrazioni di San Filippo del Mela e Milazzo un riesame dell’Autorizzazione della Raffineria. Tuttavia l’esito di questo “primo round” nel ricorso cambia tutto. Adesso che si è fatta concreta la possibilità di ottenere in breve tempo un esito vittorioso del ricorso, viene a cadere – almeno per il momento – l’esigenza di un nuovo riesame. Infatti, intravedendone il termine, riteniamo ora più opportuno aspettare che la giustizia faccia il suo corso, anche perchè in questo momento il riesame rischierebbe di perdersi in inutili lungaggini.

Alle amministrazioni di Milazzo e San Filippo rinnoviamo invece l’invito a tornare a collaborare con i comitati e le associazioni in lotta per ridurre l’inquinamento, in quanto solo attraverso tale collaborazione finora sono stati ottenuti importanti risultati. L’esito favorevole della Camera di consiglio del 20 Settembre è solo l’ultimo esempio.

La salute dei cittadini non può più attendere: si disponga subito un riesame dell’autorizzazione della Raffineria per ridurre l’inquinamento

Si è trattato “semplicemente” di un malfunzionamento dell’impianto elettrico della Raffineria, ci hanno detto, come se questo potesse consolarci per le ingenti quantità di sostanze tossiche contenute nel fumo nero che sono state riversate sulla valle del Mela.

Un malfunzionamento dovuto a cosa non si sa e soprattutto non si sa se poteva essere preventivamente evitato, visto che non è certo la prima volta che capitano malfunzionamenti simili.

Quello che non ci hanno detto è che il fumo nero che si è sparso per la valle del Mela conteneva sicuramente sostanze molto pericolose per la salute. Il fumo nero  – del tutto analogo a quello dell’incendio di 4 anni fa – è derivato infatti dalla combustione di derivati del petrolio e deve il suo colorito all’alta concentrazione di particelle composte da idrocarburi incombusti.  Idrocarburi – che comprendono numerose sostanze sicuramente cancerogene ed  altamente tossiche – che, almeno in parte, si sono depositati sui terreni e sulle case della valle del Mela e/o che sono stati direttamente inalati dai cittadini.

Ma quest’incidente è solo l’ultimo episodio di una emergenza ambientale e sanitaria ormai insostenibile. Alcuni mesi fa l’Osservatorio Epidemiologico regionale ha reso noto lo stato di allarme sanitario in cui si trova la valle del Mela a causa di un significativo incremento delle malformazioni congenite, che si aggiunge alle numerose criticità sanitarie già note in precedenza. A questo si aggiungano i fetori industriali che la popolazione è costretta a subire sempre più di frequente, nonchè gli elevati livelli di inquinamento da idrocarburi non metanici (la media annuale inaudita registrata nel 2017 dalla centralina di C.da Gabbia non ha eguali in nessun’altra parte della Sicilia). Per non parlare della perdita di idrocarburi da parte di un serbatoio della RAM avvenuta nel mese di Marzo.

Riteniamo che la salute dei cittadini non possa essere ulteriormente esposta ad altri ingiustificati rischi, che sono ingiustificati proprio nella misura in cui è possibile evitarli  con specifici provvedimenti. Per tali motivi chiediamo al Sindaco di Milazzo e al Sindaco di San Filippo del Mela di disporre, con estrema urgenza, una richiesta di riesame dell’Autorizzazione (A.I.A.) della Raffineria di Milazzo, al fine di inserirvi le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica che sono state illegittimamente “accantonate” nel mese di Marzo.

E’ infatti necessario un nuovo riesame dell’autorizzazione che: 1) introduca finalmente dei limiti alle emissioni odorigene; 2) riduca i limiti di emissione delle sostanze inquinanti pericolose per la salute; 3) metta in sicurezza i serbatoi della Raffineria attraverso rapide operazioni di impermeabilizzazione.

Alla Regione chiediamo invece di attivarsi affinche’ il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 non rimanga lettera morta. Il Piano prevede che gli impianti della Raffineria e della Centrale debbano essere gradualmente e progressivamente (senza creare problemi occupazionali) eliminati per far posto ad una riconversione produttiva dell’area compatibile con il paesaggio e le vocazioni del territorio.

Tutto questo può essere realizzato, dando speranza di un futuro migliore al territorio, solo se la Regione interviene per svegliare lIRSAP (l’ente regionale che gestisce le aree industriali), che a quanto pare non si è neanche accorto dell’approvazione del Piano Paesaggistico. L’Irsap è infatti tenuto per legge ad adeguare il Piano regolatore dell’area industriale secondo le disposizioni del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9. Dovrebbe farlo entro due anni dall’approvazione del Piano Paesaggistico, due anni che stanno per scadere.

Le corbellerie dei consiglieri milazzesi di “Sicilia futura” per difendere l’inquinamento della Raffineria

Il gruppo consiliare “Sicilia Futura” di Milazzo non vuole che il Comune intervenga a fianco dei cittadini nel processo contro la Raffineria [1]. Ad essere degne di nota sono soprattutto le argomentazioni ridicole addotte dai consiglieri per giustificare tale posizione.

Secondo questi consiglieri “ad oggi nessuno studio epidemiologico sanitario afferma che c’è una emergenza sanitaria nella valle del Mela”. Le cose sono due: o i consiglieri di “Sicilia Futura” sono in malafede o non hanno letto bene, ammesso che li abbiano letti, i più recenti studi sanitari sulla valle del Mela.

Giusto a titolo esemplificativo, citiamo testualmente l’ultimo studio epidemiologico dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale (DASOE), pubblicato solo tre mesi fa: “la prevalenza di casi segnalati al sistema di sorveglianza regionale malformazioni” è particolarmente elevata, e superiore alla media regionale, nel sito di Gela ed in quello di Milazzo[2]. Inoltre “l’osservazione di un incremento del numero di nati con malformazioni congenite è ritenuto un segnale di allarme sanitario per le comunità prossime ad aree industriali a elevato rischio di crisi ambientale” [3].

In altre parole per il DASOE c’è un allarme sanitario a Milazzo e nella valle del Mela, contrariamente a quanto ritenuto dai consiglieri “negazionisti” di Sicilia Futura.

Ad ogni modo, su una cosa concordiamo con loro, ovvero sul fatto che la politica ha innanzitutto il compito di trovare soluzioni al problema dell’inquinamento.  Soluzioni che evidentemente devono comportare una riduzione dell’inquinamento e quindi limiti più restrittivi alle emissioni. Proprio per questo la legge prevede che i Sindaci debbano esprimere, sulle industrie che si trovano nel territorio del proprio comune, le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica: proprio quelle prescrizioni che sono state illegittimamente eliminate dalla recente autorizzazione della Raffineria (A.I.A.), in virtù dell’ accordo del Sindaco di Milazzo con la Raffineria di Marzo, motivo per il quale vari Comuni della valle del Mela hanno presentato un importantissimo ricorso che verrà prossimamente discusso al TAR Catania.

Se davvero i consiglieri comunali di “Sicilia Futura” volessero trovare una soluzione al problema dell’inquinamento, invece di negare l’evidenza dovrebbero sollecitare il Sindaco a chiedere un nuovo riesame dell’autorizzazione della Raffineria, al fine di inserirvi quelle prescrizioni a tutela della salute pubblica che sono state accantonate a Marzo.

Note:

[1] Sicilia Futura contro la costituzione di parte civile nel processo alla Ram, Oggimilazzo

[2] Rapporto 2017 del DASOE sui siti SIN, Cap. 6 , pag. 72

[3] idem, pag. 73

La Regione contro la Raffineria sul passato. Ora si preoccupi anche del futuro della valle del Mela

La Regione ha deciso di costituirsi parte civile nel primo processo penale della storia contro la Raffineria di Milazzo. Una decisione senza precedenti, indubbiamente di alto valore simbolico, che denota una ben precisa scelta di campo, ovvero dalla parte dei cittadini che subiscono i danni per cui è imputata la Raffineria.

Tuttavia, a differenza di un altro processo imminente – quello amministrativo sulla recente autorizzazione (AIA) della Raffineria – , il processo penale difficilmente avrà conseguenze dirette sul futuro della Raffineria e della valle del Mela: i fatti contestati dalla Procura barcellonese risalgono infatti al massimo al 2014. Ciò non significa ovviamente che i reati contestati non possano persistere anche ai nostri giorni, ma che la giustizia penale ha i suoi tempi.

Ad ogni modo la costituzione come parte civile della Regione nel processo penale non è l’unica cosa che la Regione può fare per la valle del Mela. Anzi, guardando al futuro, forse non è neanche la più importante.

Il futuro della valle del Mela è tracciato innanzitutto nel Piano Paesaggistico dell’ ambito 9, che indica per l’area industriale di Milazzo la strada della riconversione produttiva ed occupazionale. Riconversione che prevede la “graduale e progressiva eliminazione” degli impianti della Raffineria e della Centrale, che, oltre ad essere le principali fonti inquinanti, costituiscono il “principale fattore di degrado” di un contesto paesaggistico e storico di elevato pregio, dotato di potenzialità economiche non indifferenti.

Eppure la Regione, dopo aver approvato, spinta dalle associazioni e da alcuni comuni della valle del Mela, il Piano Paesaggistico nel dicembre 2016, successivamente sembra essersi dimenticata di quel Piano.

Soprattutto sembra non essersene neanche accorta l’IRSAP, l’ente regionale a cui spetta la pianificazione delle aree industriali: l’IRSAP è tenuta per legge a recepire entro due anni le previsioni del Piano Paesaggistico, adeguando il Piano regolatore dell’area industriale di Milazzo. Ma a tutt’oggi, mentre il tempo sta per scadere, di questo adeguamento non c’è neanche l’ombra: tutto tace.

Eppure, oltre a costituire un obbligo di legge, si un tratta di un atto necessario per poter applicare il Piano Paesaggistico, rendendo peraltro definitivo anche il divieto posto nei confronti dell’inceneritore del Mela.

Pertanto apprezziamo l’attenzione dedicata dall’attuale Governo regionale verso la valle del Mela (a tal proposito non bisogna dimenticare il parere negativo che la Regione ha finalmente espresso sull’inceneritore del Mela), ma chiediamo al Governo regionale ed ai deputati regionali locali di adoperarsi anche per svegliare l’IRSAP dal torpore in cui versa: il Piano Paesaggistico dev’essere recepito al più presto, non c’è più tempo da perdere.

 

Continuano a gasarci, ma a breve ben due processi sulla Raffineria di Milazzo

La consueta puzza velenosa ha colpito ancora. Ieri a lamentarsi sono stati soprattutto i cittadini milazzesi, ma la cosa più insopportabile di questi fenomeni è che si verificano quasi ogni giorno, investendo i diversi centri abitati del comprensorio a seconda della direzione del vento.

Recentemente abbiamo appreso del sollecito che l’On.Tommaso Calderone ha inviato a Sindaci e Regione affinchè si costituiscano parte civile al processo penale che a breve vedrà imputati i vertici passati e presenti della Raffineria di Milazzo.

Apprezziamo l’interessamento ed il sollecito dell’On. Calderone, che vorremmo estendere anche a tutti i cittadini che in qualche modo si sentono danneggiati dalle emissioni della Raffineria di Milazzo (ad esempio per la puzza asfissiante che siamo costretti a respirare quasi ogni giorno).

Ma ci preme chiarire che in realtà i processi che si stanno per celebrare sulla Raffineria (e su cui è utile “costituirsi”) sono ben due, entrambi storici ed importantissimi.

Uno è quello penale che riguarda fatti che risalgono ad anni passati (fino al 2014), l’altro  è quello al TAR Catania in cui si decide del futuro della valle del Mela, in quanto è incentrato sull’attuale Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) della Raffineria.

L’ Autorizzazione Integrata Ambientale detta i limiti a cui gli impianti industriali si devono attenere. Nell’ultimo riesame dell’ A.I.A. sono “spariti” alcuni limiti precedentemente previsti per la Raffineria. Inoltre, cosa ancor più grave, sono sparite le prescrizioni che pochi mesi fa erano state individuate per tutelare la salute pubblica. Insomma, ci troviamo di fronte ad una autorizzazione illegittima che non tiene conto della tutela della salute dei cittadini e che, in riferimento a diverse sostanze, dà alla RAM il diritto di inquinare a proprio piacimento.

Prendiamo ad esempio gli idrocarburi non metanici (NMHC): l’ultima relazione annuale ARPA dà atto del fatto che nella valle del Mela l’inquinamento atmosferico da NMHC raggiunge livelli inauditi che non hanno pari in nessun’altra parte della Sicilia. Gli idrocarburi non metanici includono sostanze classificate come cancerogeni di prima classe e scientificamente non esistono soglie di esposizione “accettabile”.

Inoltre è stata sempre l’Arpa, negli anni scorsi, ad evidenziare come i frequenti episodi di puzza asfissiante segnalati dalla popolazione siano riconducibili proprio agli NMHC emessi dalla Raffineria.

Tuttavia in atto non esistono limiti di legge per gli NMHC (ecco perchè la RAM può difendersi dicendo che le emissioni sono “a norma”: come si fa infatti a superare limiti che non esistono?). Esistono, è vero, delle soglie di allarme ed emergenza per la valle del Mela: tali soglie vengono frequentemente superate, ma non si tratta di limiti che le industrie hanno l’obbligo di rispettare.

In ogni caso, a porre un freno a questo tipo di emissioni dovrebbe pensarci soprattutto l’Autorizzazione Integrata Ambientale: in effetti tra le “prescrizioni sanitarie” che stavano per essere incluse nell’ultima A.I.A. c’era anche un limite agli “odori molesti” (e quindi, indirettamente, agli NMHC che ne sono i principali responsabili). Il limite individuato era di 5 unità odorimetriche, seguendo l’esempio di alcune regioni del nord italia, e si applicava ad i “nasi elettonici” già presenti sul perimetro della Raffineria.

Tuttavia nella Conferenza dei servizi conclusiva del 28 marzo tutte le “prescrizioni sanitarie” sono state eliminate grazie ad una serie di vergognosi atti illegittimi, che partono dall’accordo del Sindaco Formica con la RAM e si concretizzano infine con la complicità di alcuni funzionari del Ministero dell’Ambiente e dell’ex Ministro Galletti.

Così facendo la Raffineria può continuare indisturbata ad emettere puzza e NMHC senza limiti e l’Arpa non può far altro che certificare che nessun limite è stato superato.

Per questo, insieme alle altre associazioni, abbiamo chiesto ed ottenuto alle amministrazioni di vari comuni della valle del Mela (Pace del Mela, S.Pier Niceto, Condrò, Merì, S.Lucia del Mela, Gualtieri Sicaminò) di ricorrere contro questa rimozione illegittima e immotivata delle prescrizioni, che peraltro sono obbligatorie per legge: una prima udienza, sulla richiesta cautelare, potrebbe tenersi già nel mese di Settembre.

Invitiamo tutti i soggetti interessati (cittadini, associazioni, amministrazioni) ad intervenire in tale ricorso (n° iscrizione al TAR Catania 1371/2018) ed a non esitare a contattarci per ulteriori informazioni. Non è escluso infatti che l’esito di tali procedimenti possa legittimare anche il diritto al risarcimento dei cittadini.

Rinnoviamo inoltre l’invito al Sindaco di San Filippo del Mela Gianni Pino, qualora dovesse profilarsi una conclusione non rapida del processo, ad inoltrare al Ministero dell’Ambiente, come promesso in campagna elettorale, la richiesta di un nuovo riesame dell’AIA della Raffineria, al fine di inserirvi finalmente ed al più presto le opportune prescrizioni a tutela della salute pubblica: i cittadini, ormai esasperati, non possono attendere oltre, specie ora che l’ultimo studio del DASOE (Osservatorio epidemiologico regionale) ha reso noto lo stato di allarme sanitario che è scoppiato nella valle del Mela, per via del preoccupante incremento di malformazioni congenite (+29% rispetto alla media regionale).

 

Il “bastardo” che si sputerebbe “in faccia da solo” ancora ai vertici del Ministero dell’Ambiente: cosa aspetta il Ministro Costa a rimuoverlo?

Chi è Giuseppe Lo Presti, il Direttore della “Direzione Generale per le valutazioni  ambientali” del Ministero dell’Ambiente, a cui compete l’autorizzazione delle industrie più inquinanti d’italia?

Lo Presti nel 2015 è stato coinvolto in un’intercettazione scottante, nell’ambito di un’inchiesta che riguardava la Centrale a carbone Tirrenopower di Vado Ligure. Questa centrale era stata da poco sequestrata dalla Magistratura, in quanto accusata di disastro ambientale e di aver provocato centinaia di morti per inquinamento.

Secondo quanto ricostruito da diversi organi di stampa, i dirigenti del Ministero dell’Ambiente coinvolti nell’intercettazione avrebbero avuto il compito di preparare una legge (che poi per fortuna non è stata approvata) volta a consentire alla Centrale sequestrata di continuare la propria attività, rendendo vano il provvedimento della Magistratura, un po’ come fatto con l’Ilva di Taranto.

Cerchiamo di fare una porcata, almeno, che sia leggibile” avrebbe esordito Lo Presti [1].

Tra una risata e l’altra emergerebbero nell’intercettazione altre frasi inquietanti di Lo Presti: “Siamo dei farisei…Mi sputerei in faccia da solo! Cioè, della serie, che fai in ufficio? IL BASTARDO![2].

A questo punto nella discussione sarebbe intervenuta anche Carmela Bilanzone, personaggio a noi familiare, in quanto è la responsabile del procedimento autorizzativo (VIA/AIA) ancora in corso sull’inceneritore del Mela.

Nell’intercettazione la Bilanzone si sarebbe offerta di buon grado per il “lavoro sporco”: “Se volete la scrivo io, tanto ormai(!). Ma Lo Presti, sempre più divertito, l’avrebbe stoppata: “No, no, te ormai te sei già sporcata abbastanza! C’hai le mani lorde di sangue” [2].

Lo Presti avrebbe anche espresso soddisfazione per la gratificazione offerta da questo “lavoro sporco”: «Certo ce pagano poco ma abbiamo tante soddisfazioni. Questa (una funzionaria, ndr) che riscrive il piano dell’ilva, io che faccio una legge più dirompente dell’altra… per cui stiamo a scardinare tutti i principi base dell’ordinamento»[3].

Insomma Lo Presti sarebbe stato ben consapevole di preparare una vera e propria porcata sulla pelle degli ignari cittadini, provandoci pure un certo sadico piacere: roba da sputarsi in faccia da solo, per l’appunto. Questo la dice lunga sui “principi” che guidano la sua azione amministrativa.

Nel 2016 il “bastardo” Lo Presti è stato promosso dall’ex Ministro Galletti [4] a capo della Direzione generale che decide sulle autorizzazioni di tutte le industrie più inquinanti d’italia, posizione che occupa tutt’ora.

Ricordiamo che, con Lo Presti ai vertici della Direzione per le valutazioni ambientali, la Commissione VIA ha prodotto uno scandaloso parere positivo sull’inceneritore del Mela, viziato da palesi illegittimità e travisamenti dei fatti. Chiaramente Lo Presti è rimasto zitto di fronte alle nostre diffide che lo invitavano a disporre la necessaria revisione del parere.

Sotto la Direzione di Lo Presti è stata inoltre predisposta la recente autorizzazione della Raffineria, anch’essa viziata da palesi illegittimità ed oggetto di un ricorso da poco depositato al TAR Catania per conto di sei comuni della valle del Mela. Anche in questo caso, di fronte alle diffide (inviate anche del Comune di San Filippo e dalla Città Metropolitana) che evidenziavano, ancora prima che l’autorizzazione venisse rilasciata, tali illegittimità, Lo Presti è rimasto zitto ed incurante ha tirato dritto.

Da due mesi il Ministro è cambiato e ha dato qualche segnale di voler cambiare rotta al Ministero dell’Ambiente. Ma per farlo non basta lanciare l’hashtag “#iosonoambiente”: è chiaro che certi “bastardi” che si sputerebbero “in faccia da soli” non vanno lasciati a decidere sulla sorte dei cittadini esposti alle industrie più inquinanti e mortifere d’Italia.

Nei giorni scorsi diverse associazioni tarantine hanno chiesto lo “spostamento ad altro incarico del dott. Lo Presti e del dott. Fardelli” (quest’ultimo membro dell’Osservatorio sul Piano ambientale Ilva, anch’esso coinvolto nelle intercettazioni), “per ragioni quanto meno di opportunità” [2]. Ci sembra veramente il minimo: non possiamo che associarci a tale richiesta.

Note:

[1] Giuseppe Filetto: “De Vincenti suggerì a Tirreno Power come eludere le leggi”, Repubblica.it, 15 luglio 2015

[2] http://www.lanuovasavona.it/2018/08/11/leggi-notizia/argomenti/salute-veleni/articolo/tirreno-power-e-ilva-tornano-nomi-noti-agli-inquirenti.html

Si veda anche “CHE DISASTRO, INGEGNERE di Maurizio Tortorella (12 agosto 2015 – Panorama n.12)”, secondo quanto riportato dalla pagina fb “L’onestà andrà di moda”

[3] https://www.facebook.com/Paola.Taverna.M5S/posts/leggo-una-delle-tante-intercettazioni/845196422237947/

[4] www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/galletti-promuove-il-dirigente-che-voleva-fare-la-porcata/