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Emergenza malformazioni a Milazzo: la più grave di tutta Italia. Cause e soluzioni

Esattamente un anno fa abbiamo lanciato per la prima volta un allarme sulle malformazioni congenite nella valle del Mela [1]. Infatti l’anno scorso è stato pubblicato l’ultimo studio del DASOE (Dipartimento epidemiologico della Regione Siciliana), che riscontrava tra i neonati della valle del Mela un eccesso di malformazioni del 30% rispetto alla media regionale.

Adesso i risultati dell’ ultimo rapporto “Sentieri [2] condotto dall’Istituto Superiore di Sanità rivedono al rialzo questo dato allarmante,  andando oltre ogni più fosca previsione: addirittura + 80% rispetto ai casi attesi [3].

Un eccesso particolarmente grave, che non ha eguali in nessun’altra parte d’Italia e che fa diventare Milazzo e dintorni la prima emergenza nazionale per malformazioni congenite.

Come già evidenziato dal DASOE, gli eccessi di malformazioni congenite rappresentano  un segnale di allarme sanitario per le aree a rischio ambientale. Ma quali sono nello specifico le possibile cause?

Già nel 2010 un supplemento del progetto Sentieri evidenziava, sulla base di una revisione della letteratura scientifica, una probabile associazione delle malformazioni congenite con la presenza di raffinerie e/o impianti petrolchimici [4]. Tra gli altri fattori di rischio esaminati, emergeva una probabile correlazione anche con discariche, fumo passivo e alcol. Tuttavia nell’area studiata non ci sono discariche, nè vi è evidenza di una maggiore esposizione delle madri al fumo passivo o all’alcol rispetto al resto della regione. Pertanto la presenza della raffineria rimane l’ipotesi più probabile in grado di spiegare l’abnorme eccesso di malformazioni congenite a Milazzo e dintorni.

Più di recente uno studio della Regione Puglia [5] non solo ha confermato l’ipotesi della correlazione tra raffinerie/petrolchimici e malformazioni congenite, ma ha anche individuato le specifiche emissioni dei petrolchimici che potrebbero essere responsabili di tale correlazione.

Infatti lo studio della Regione Puglia ha indagato gli effetti sulla popolazione della esposizione alle emissioni più caratteristiche di raffinerie e petrolchimici: le emissioni di  COV (composti organici volatili), che includono gli NMHC (idrocarburi non metanici).

I risultati sono lampanti: maggiori sono i livelli di esposizione ai COV, maggiore è il tasso di malformazioni congenite. Più chiaro di così!

Guarda caso l’ultima relazione annuale di Arpa Sicilia ha riscontrato nella valle del Mela la concentrazione media annua di NMHC più elevata di tutta la Sicilia [6]. Non è stato effettuato un raffronto con altre regioni, ma chissà che l’abnorme dato registrato (media annua di 220 µg/m3) non sia anche il più alto d’Italia.

Facile quindi capire quali possano essere le più immediate soluzioni per far fronte all’emergenza sanitaria: introdurre limiti (attualmente inesistenti) alle emissioni di COV e/o NMHC dell’intero complesso della Raffineria. E’ molto probabile che ciò avrebbe il duplice effetto di ridurre sensibilmente sia il rischio sanitario che l’insopportabile puzza asfissiante che spesso ammorba il territorio, anch’essa connessa, come più volte evidenziato da Arpa, agli NMHC.

L’anno scorso limiti simili erano stati previsti nelle prescrizioni sanitarie espresse dal Commissario straordinario di San Filippo del Mela (all’epoca facente funzione di Sindaco), nell’ambito della procedura di riesame dell’AIA (Autorizzazione Integrata ambientale) della Raffineria di Milazzo.

In particolare erano stati individuati limiti ragionevoli per le emissioni odorigene della Raffineria, che in pratica avrebbero obbligato la RAM a controllare e ridurre drasticamente le emissioni fuggitive di COV e NMHC.

Tuttavia nella Conferenza dei servizi finale del 28 marzo 2018 si decise inspiegabilmente di non tener conto di tali prescrizioni, con la scusa di un accordo-truffa tra la RAM e gli enti locali. Tale decisione fu palesemente illegittima, in quanto le prescrizioni sanitarie dei Sindaci nelle procedure AIA sono obbligatorie per legge.

In virtù di tale illegittimità, l’attuale Ministro dell’Ambiente Sergio Costa potrebbe ancora annullare la decisione della Conferenza dei servizi del 28 marzo 2018 e riconvocarla al fine di correggere/convalidare (ai sensi dell’art. 21-nonies, comma 2, della L.241/1990) la vigente Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria di Milazzo.

Questo è quanto gli abbiamo chiesto nella lettera aperta consegnatagli in occasione della sua recente visita a Milazzo [7].

Verrebbero così introdotti i limiti già individuati per le emissioni odorigene della RAM (e quindi, di conseguenza, per le emissioni di NMHC).

Ovviamente anche i Sindaci di San Filippo del Mela e Milazzo, in qualità di massime autorità sanitarie locali competenti sui territori in cui è collocata la Raffineria, si devono assumere le loro responsabilità.  Infatti, quand’anche il Ministro non dovesse annullare la Conferenza del 28 marzo, essi hanno comunque l’obbligo di esprimere prescrizioni sanitarie nell’ambito del nuovo riesame dell’AIA della Raffineria recentemente avviato.

Note:

[1] Si veda anche il seguente post su facebook: http://www.facebook.com/delMela/posts/2130476046981054

[2] Il V rapporto SENTIERI è pubblicato al seguente link: http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2019-43-2_3-Suppl1

[3]      I dati sulle malformazioni congenite a Milazzo sono riportati nella Tabella MIL_10 a pag. 210, come chiarito a pag. 153.

[4] Vedi “SENTIERI: valutazione della evidenza epidemiologica”, pubblicato in Epidemiologia e prevenzione · Settembre 2010, tab. 5 a pag. 22-23. Consultabile al seguente link: https://www.researchgate.net/publication/295816494_SENTIERI_Project_Mortality_study_of_residents_in_Italian_polluted_sites_Evaluation_of_the_epidemiological_evidence

[5]  Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali sulla mortalità e morbosità della popolazione residente a Brindisi e nei comuni limitrofi, maggio 2017, consultabile anche al seguente link: http://bal.lazio.it/wp-content/uploads/2017/08/Rapporto-Studio-Coorte-Brindisi-040717.pdf

[6] https://cittadinicontroinceneritore.org/2018/08/02/allarme-inquinamento-idrocarburi-valle-del-mela-la-peggiore-di-tutta-la-sicilia-maglia-nera-anche-per-so2-e-ozono/

[7] https://cittadinicontroinceneritore.org/2019/04/24/il-ministro-costa-favorevole-a-tagliare-linquinamento-della-ram-gli-abbiamo-spiegato-come-consegnandogli-una-lettera/

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E’ ufficiale: in italia la differenziata è un bluff, grazie agli inceneritori. L’ipocrita reazione della Lega

Capita spesso di sentire, tra i ferventi sostenitori degli inceneritori (o termovalorizzatori o cmq bruciatori di rifiuti), il seguente ritornello: “non tutto può essere riciclato, servono altri inceneritori per smaltire ciò che non è riciclabile”. 

Come se negli inceneritori venissero bruciati solo rifiuti non riciclabili: nulla di più lontano dal vero! E’ di questi giorni la notizia che nella civilissima Modena, dove la raccolta differenziata viene fatta sul serio e raggiunge percentuali elevate, solo il 6% della plastica diligentemente raccolta e differenziata dai cittadini viene riciclata.

E sapete perchè? Perchè a Modena c’è un bell’inceneritore, che per funzionare ha un continuo bisogno di rifiuti, tanti rifiuti. E non importa quindi se a Modena e dintorni la differenziata si fa e anche bene: i rifiuti devono comunque essere bruciati nell’inceneritore, che ha bisogno del suo ritorno economico.

Così, nella civilissima Modena, addirittura il 94% della plastica che è stata diligentemente raccolta e differenziata dai cittadini viene bruciata nell’inceneritore. Un’autentica beffa per quei cittadini che impegnandosi nella differenziata pensavano magari di contribuire a proteggere l’ambiente e la propria salute.

Paradossale (per non dire ipocrita) la reazione della Lega Nord, il cui leader, Matteo Salvini, vorrebbe addirittura un inceneritore in ogni provincia, superando in questo l’altro  Matteo (Renzi), anch’esso storico leader inceneritorista.

Ecco infatti qual è stata al riguardo la dichiarazione di Stefano Bargi, consigliere regionale della Lega Nord, riportata sul quotidiano LaPressa: ”Il 94% della plastica raccolta dai modenesi con la differenziata finisce negli inceneritori, mentre soltanto il 6% viene riciclato. E questo mentre la legge prevede un obiettivo di riciclo al 70%. I dati sono quelli raccolti dal Comitato Modena Salute e Ambiente e, su questi, abbiamo depositato in Regione una interrogazione, per fare chiarezza sulla situazione che, se confermata, suonerebbe come una presa in giro per i modenesi virtuosi che si impegnano nella differenziata”.

Bravo Stefano Bargi, ottima interrogazione. Peccato che dovresti piuttosto rivolgerla ai leader del tuo partito, che vorrebbero bruciare ogni cosa in un centinaio di inceneritori disseminati in tutta italia.

Modena è solo uno dei casi emblematici di una realtà che riguarda buona parte d’Italia. Infatti, mentre in Sicilia la raccolta differenziata è ancora troppo bassa, al centro-nord la differenziata ha raggiunto livelli medio-elevati, ma spesso inutilmente, perchè buona parte dei rifiuti già differenziati, anzichè essere riciclati (come sarebbe ovvio), vengono bruciati negli inceneritori al pari dei rifiuti indifferenziati.

Questo succede nelle realtà del centro-nord “ricche” di inceneritori (che poi sono anche le più inquinate, vedi il caso Brescia), non certo in quelle realtà virtuose, come Treviso, dove hanno detto NO agli inceneritori e SI ad un’economia circolare evoluta.

Grazie ad impianti d’avanguardia a livello mondiale, a Treviso si recupera e ricicla materia persino dai pannolini usati.

Se tutta italia seguisse il “modello Treviso”, basterebbero al massimo 2 o 3 inceneritori in turro il paese, mentre oggi ce ne sono 41.

Gli inceneritori non bruciano solo rifiuti e salute, ma anche benessere economico e posti di lavoro. Infatti l’economia circolare, basata sul riciclaggio dei rifiuti, sarebbe un autentico toccasana per l’occupazione e la ripresa economica.

Per far decollare finalmente l’economica circolare e dare un senso alla raccolta differenziata, è necessario legiferare affinchè vengano commercializzati solo prodotti riciclabili e/o compostabili, realizzati a loro volta, ove possibile, con materiali riciclati.

Ma è anche necessario finirla una volta per tutte con l’ossessione degli inceneritori e spingere invece per la realizzazione di impianti di compostaggio e di riciclaggio.

Incredibile richiesta della Raffineria al Ministero: omettere di applicare il Piano Aria anti-inquinamento

L’estate scorsa la Regione ha approvato il Piano di qualità dell’aria che dispone, entro il 2027, una notevole riduzione dei macroinquinanti emessi dai principali impianti industriali della Sicilia.

Nel gennaio scorso la Regione ha comunicato al Ministero dell’Ambiente l’avvenuta approvazione del Piano in questione.  In considerazione di ciò l’Ufficio di gabinetto del Ministro Costa ha sollecitato il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della Raffineria di Milazzo. Pertanto la Direzione Valutazioni Ambientali del Ministero si è vista costretta, nel mese di febbraio, a disporre il riesame delle AIA non solo della RAM, ma di tutte le raffinerie siciliane, al fine di recepire le disposizioni del Piano aria.

Entro il 30 aprile la Raffineria avrebbe dovuto produrre tutta la documentazione inerente la procedura di riesame. Invece, inaspettatamente, non solo non ha prodotto  buona parte di tale documentazione, ma ha anche chiesto al Ministero di omettere l’applicazione del Piano aria.

A supporto della propria richiesta la Raffineria ha prodotto il suo ricorso contro il Piano di qualità dell’aria. Come se presentare ricorso, senza alcun pronunciamento dei giudici,  già da solo potesse bastare ad invalidare il Piano. Ad oggi il ricorso infatti non è stato nè discusso nè tanto meno è stato emesso alcun giudizio su di esso. Il Piano di qualità dell’aria è quindi perfettamente vigente.

Ricordiamo che il recepimento nelle AIA dei Piani di qualità dell’aria non è una facoltà, ma un obbligo di legge ai sensi dell’art. 29-septies del Codice ambientale.

Sembra quindi incredibile che, pur di evitare di ridurre l’inquinamento, la Raffineria di Milazzo inviti spudoratamente il Ministero a violare la legge, peraltro con un atto pubblico da pochi giorni pubblicato sul portale del Ministero.

In effetti sembra incredibile, ma non lo è, visto che già 2 anni fa il Ministero dell’ambiente ha disapplicato le prescrizioni del Piano regionale dei rifiuti in riferimento alla procedura riguardante l’inceneritore del Mela, nonostante la diffida a suo tempo da noi inviata in tal senso [1].

Di certo una simile omissione oggi sarebbe ancora più grave, visto che stavolta il riesame dell’AIA è stato disposto proprio con il preciso scopo di recepire il Piano dell’Aria che la RAM non vorrebbe venisse applicato.

Auspichiamo sulla vicenda un sollecito intervento del Ministro Costa, non solo affinchè l’incredibile richiesta della RAM cada nel voto (come sarebbe ovvio in un paese normale), ma anche affinchè la Raffineria venga costretta in tempi brevissimi a produrre la documentazione mancante.

Su quest’ultimo aspetto sono comprensibili i motivi che potrebbero aver spinto la Raffineria a non produrre alcuni documenti e a porre la segretezza industriale su altri. E’ infatti pendente al TAR Catania un ricorso, presentato da diversi comuni con l’intervento di varie associazioni, contro gli aspetti illegittimi della attuale AIA della Raffineria. Nel ricorso, oltre all’illegittimo “ritiro” delle “prescrizioni sanitarie” da parte dei comuni di Milazzo e San Filippo del Mela, si contesta anche il fatto che per diversi inquinanti molti limiti sarebbero “spariti“. Proprio su quest’ultimo aspetto prettamente matematico i giudici del TAR hanno invocato l’ausilio di una consulenza tecnica.

Tra i documenti che la RAM avrebbe dovuto produrre in occasione dell’odierno riesame c’era anche quello riguardante le emissioni ed i limiti attualmente vigenti. La produzione di tale documento avrebbe reso evidente a tutti (per stessa ammissione di un documento della RAM) che su alcuni camini diversi limiti mancano del tutto o sono meno restrittivi rispetto alla precedente autorizzazione. Ciò avrebbe reso superflua la consulenza tecnica e avviato il ricorso in decisione immediata.

Note:

[1] Per fortuna in seguito l’inceneritore è stato bocciato per il diniego del Ministero dei Beni Culturali e la decisione del Consiglio dei Ministri del 4 ottobre 2018.

Il Piano Paesaggistico non è “trattabile”: la nostra risposta all’On. De Domenico

La reazione piccata dell’On. De Domenico a seguito del nostro intervento in difesa del Piano Paesaggistico non cambia di una virgola la sostanza della questione: nostro obiettivo imprescindibile rimane la celere convalida/ratifica dello stesso Piano già vigente.

Ricordiamo che, per effetto di una recente sentenza del TAR, alla Regione rimangono poco più di 150 giorniper effettuare tale convalida, pena il definitivo annullamento del Piano paesaggistico della provincia di Messina.

Non è quindi possibile “giocare col fuoco”: ad essere a rischio sono le tutele faticosamente conquistate dopo un travagliato iter durato quasi 15 anni e che, come primo effetto tangibile, hanno determinato la bocciatura del mega-inceneritore del Mela.

L’interrogazione dell’On. De Domenico e degli altri deputati PD sull’argomento sarebbe andata nella direzione giusta se non fosse stato per alcune malcelate critiche al Piano Paesaggistico, come ad esempio il riferimento a presunti “inutili vincoli burocratici”. Un ritornello ribadito anche nella recente reazionedell’Onorevole, che continua a parlare, stando a quanto riportato dagli organi di stampa, di “vincoli incoerenti con l’obbiettivo”.

Da un lato l’Onorevole ci accusa di aver travisato la sua posizione, dall’altro però non chiarisce quali sarebbero di preciso gli inutili vincoli a cui si riferisce (e a chi sarebbero scomodi).

Al di là di tali equivoche espressioni, l’errore di fondo dell’interrogazione dei deputati PD consiste nel fatto di prendere in considerazione (se non auspicare) la possibilità che il Presidente Musumeci, nel ri-adottare le misure di salvaguardia, possa discostarsi dal Piano già vigente.

Ciò rappresenta una contraddizione in termini, in quanto una eventuale modifica del Piano Paesaggistico implicherebbe l’obbligo di ricominciare da zero l’iter previsto dalla legge per l’approvazione di un nuovo piano (ricognizione del territorio, concertazione istituzionale, partecipazione del pubblico, ecc…), che non si può fare certo in 150 giorni, ma richiederebbe anni, se non decenni.

Pertanto l’unico modo per non lasciare il territorio scoperto dalle imprescindibili tutele del Piano Paesaggistico è quello di procedere alla celere convalida/ratifica del Piano già vigente non certo quello di sostituirlo con un nuovo piano.

Questa è la richiesta da avanzare al Presidente Musumeci e reputiamo positivo il dibattito politico che si è aperto sulla questione. Attendiamo adesso una risposta ufficiale del Presidente.

Escono fuori i primi avvoltoi che vorrebbero stravolgere il Piano Paesaggistico

Dopo la sentenza del TAR Catania che ha dato 180 giorni di tempo alla Regione per convalidare il Piano Paesaggistico dell’ambito 9 (erroneamente adottato dal Dirigente generale anzichè dal competente Assessore) [1], comincia ad uscire allo scoperto chi vorrebbe approfittare dell’occasione per stravolgerlo, facendo venire meno la tutela e la valorizzazione del nostro territorio.

Uno stravolgimento che andrebbe a tutto vantaggio di chi, come le grosse industrie, di questo territorio si è sempre fatto beffa, arrivando a proporre anche un mega-inceneritore nella valle del Mela, bloccato dalla lotta dei cittadini e dal Piano Paesaggistico stesso.

Il primo ad esprimere soddisfazione per la sentenza è stato Giuseppe Laccoto (PD), che ha auspicato una revisione dei vincoli previsti dal Piano per il Comune di Brolo, di cui è da poco Sindaco [2].

Ad incombere sul Piano è anche l’On. De Domenico, il deputato regionale del PD che negli ultimi giorni ha presentato all’ARS un’interrogazione per chiedere al Presidente Musumeci se non ritenga opportuno rivedere il Piano Paesaggistico. Una richiesta avanzata con la scusa che il Piano condizionerebbe “in maniera significativa lo sviluppo economico” con “inutili vincoli burocratici” [3].

Quali sarebbero, On. De Domenico, questi inutili vincoli burocratici? Forse quelli che impediscono la realizzazione dell’odiato mega-inceneritore di A2A? O forse quelli che prevedono che raffineria e centrale termoelettrica lascino gradualmente il posto ad attività produttive più compatibili con le vocazioni del territorio e con migliori ricadute economiche?

Oltretutto, per poter ratificare il Piano entro 180 giorni, come disposto dalla sentenza del TAR Catania, è necessario che i contenuti del Piano non vengano messi in discussione. Infatti qualsiasi modifica dei contenuti richiederebbe il rifacimento (totale o parziale) dell’iter, iniziato quasi 15 anni fa, che ha portato prima all’adozione (nel 2009) e poi all’approvazione (nel 2016) del Piano Paesaggistico.

Chi chiede di modificare il Piano vorrebbe quindi farci tornare indietro di 15 anni, a tutto vantaggio degli speculatori e delle grosse industrie.

NON DOBBIAMO PERMETTERGLIELO!

Presidente Musumeci, è necessario procedere celermente alla convalida/ratifica dello stesso Piano Paesaggistico approvato nel 2016, senza dare ascolto a chi, con la scusa di qualche insulsa modifica, vorrebbe azzerare tutto.

Note:

[1] https://www.ingenio-web.it/ordini-ingegneri/3-ordine-degli-ingegneri-della-provincia-di-messina/23353-annullamento-piano-paesaggistico-dellambito-9-smentite-e-chiarimenti

[2] https://www.amnotizie.it/2019/05/03/piano-paesaggistico-annullato-la-soddisfazione-di-giuseppe-laccoto/

[3] https://www.amnotizie.it/2019/05/10/piano-paesaggistico-9-di-messina-de-domenico-interroga-il-presidente-musumeci/

Il Decreto inceneritori di Renzi verso il tramonto? Sistema pericoloso e superato, meglio riciclare

Si tiene oggi nel Lussemburgo l’udienza della Corte di Giustizia Europea sul ricorso che punta ad abrogare il Decreto Renzi del 10 agosto 2016, meglio conosciuto come “Decreto inceneritori“. Si tratta del decreto che, ricorrendo anche a calcoli errati sul piano logico-matematico, gonfia il fabbisogno di inceneritori, prevedendo, tra le altre cose, la realizzazione di due grossi inceneritori in Sicilia.

Inoltre proprio ieri il presidente della commissione ambiente al Senato, Vilma Moronese (M5S) ha dichiarato di aver presentato una mozione che impegna il governo a “superare” sia il Decreto inceneritori che il suo presupposto normativo, ovvero l’articolo 35 del Decreto Legge “Sblocca Italia”. A darne notizia è stata anche la Sen. Barbara Floridia, che, con un post su facebook, ha dichiarato di essere tra i firmatari della mozione.

Incertezza rimane però sulla strada che la Regione Siciliana ha intenzione di intraprendere in merito alla gestione dei rifiuti.

«Il fatto è che questi impianti — spiega Enzo Favoino, di Zero Waste Italia — per essere economici devono lavorare a pieno regime e bruciare grosse quantità di rifiuti … Con l’aumento della raccolta differenziata e del riciclo questa parte del rifiuto diminuirà sempre più e gli inceneritori saranno sempre meno convenienti. In alcuni Paesi esteri hanno già cominciato ad avere problemi, tanto che si sono dovuti importare rifiuti per far sopravvivere questi impianti. Fra l’altro  per costruire un inceneritore in Italia occorrono almeno sei o sette anni. Non mi sembra una strada da seguire in situazioni di emergenza».

Dal canto suo Aurelio Angelini, esperto del governatore Musumeci per la questione rifiuti, ha dichiarato: «La strada indicata dal presidente sui termovalorizzatori — spiega — è puramente teorica. La Regione ha il compito di indicare le strategie, poi saranno gli Ambiti provinciali a decidere come metterle in atto. Quindi potrebbero anche optare per gli inceneritori. Ma questi impianti sono ormai superati e ovunque dimostrano di essere antieconomici».

Il Ministro Costa favorevole a tagliare l’inquinamento della RAM? Gli abbiamo spiegato come, consegnandogli una lettera

Ieri pomeriggio il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha incontrato i cittadini in una sala gremita del Castello di Milazzo. Quasi incredibile l’assenza del Sindaco e dell’amministrazione comunale.

Un incontro incentrato sul museo del mare di prossima inaugurazione, sulla storia del Capodoglio Siso e sulla lotta alla plastica. Ma ovviamente tra gli argomenti di discussione non poteva mancare l’inquinamento nella valle del Mela. A tal proposito il Ministro si è detto convinto che le emissioni della Raffineria verranno seriamente ridotte da un recente decreto. Nella realtà il Decreto a cui molto probabilmente ha fatto riferimento il Ministro si applica alle più grosse centrali elettriche d’Italia, ma non alle raffinerie di petrolio.

Abbiamo cercato di spiegargli come fare realmente per tagliare l’inquinamento nella valle del Mela in una lettera che gli abbiamo consegnato manualmente. Questo il testo della lettera:

“Egregio Ministro Sergio Costa,

siamo felici di avere finalmente un Ministro dell’Ambiente che ha a cuore l’ambiente e che sta dimostrando attenzione alla situazione della valle del Mela.

Nel nostro comprensorio sono molti i cittadini che hanno riposto in lei la speranza di ottenere finalmente una seria riduzione dell’inquinamento che da decenni affligge questo territorio martoriato, peraltro ricco di un patrimonio storico, naturale e paesaggistico finora non adeguatamente tutelato e valorizzato.

Con il D.M. 172 del 11.05.2018, poco prima del suo insediamento, è stata rilasciata alla Raffineria di Milazzo un’Autorizzazione Integrata Ambientale viziata da alcune palesi illegittimità, responsabili di un grave ed ingiustificato pericolo per la salute pubblica.

Subito dopo il Suo insediamento l’allora Sindaco della Città metropolitana di Messina e l’allora Commissario Straordinario di San Filippo del Mela Le hanno inviato due istanze chiedendoLe di annullare in autotutela tali illegittimità e di riconvocare una apposita Conferenza dei servizi finalizzata ad effettuare le necessarie correzioni.

Stando a quanto ci risulta, tali istanze non hanno ancora avuto alcun riscontro. Rimangono perciò ancora vigenti le gravi illegittimità dell’autorizzazione della Raffineria di Milazzo, che consistono essenzialmente:

  • nel supposto “superamento” o, per meglio dire, nell’accantonamento delle prescrizioni sanitarie che i Sindaci avevano già espresso nel corso della procedura n.q. di massime autorità sanitarie locali: superamento ingiustificato ed ingiustificabile, essendo tali prescrizioni obbligatorie ai sensi dell’art. 29quater, comma 6, del codice ambientale e sorrette da adeguata e puntuale istruttoria sanitaria; l’illegittimo accantonamento di tali specifiche prescrizioni ha fatto si che fossero evitati i limiti più restrittivi necessari a tutelare la salute pubblica, che pertanto in atto non può dirsi affatto adeguatamente tutelata;

  • nella concessione di limiti meno restrittivi rispetto alla precedente autorizzazione (alcuni limiti sono addirittura spariti!), in palese violazione dell’ art. 271, comma 5, del codice, nonché del D.M. n. 274/2015.

Tali illegittimità sono state censurate con apposito ricorso presentato da sette comuni della valle del Mela,  ancora pendente al TAR di Catania (R.G. n. 1371/2018), tuttavia la loro rimozione non può aspettare gli incerti tempi della giustizia amministrativa, in quanto esse costituiscono un concreto pericolo per la salute pubblica.

Ciò anche in considerazione del fatto che nella valle del Mela sono già in atto preoccupanti alterazioni di vari parametri sanitari potenzialmente e plausibilmente riconducibili alle attività della Raffineria di Milazzo.

A tal proposito, facciamo presente che lo studio epidemiologico Sentieri dell’ISS ha individuato delle specifiche condizioni morbose per le quali dalla letteratura scientifica emerge l’evidenza di una probabile correlazione con le raffinerie: malformazioni congenite, mortalità infantile per condizioni morbose neonatali, tumore al polmone, malattie dell’apparato respiratorio, malattie respiratorie acute e asma.

E’ particolarmente significativo che tutti i parametri sopra citati risultano in eccesso nella valle del Mela, come emerso nei più recenti studi epidemiologici condotti dall’ISS e dalla Regione.

Abbiamo molto apprezzato il suo contributo alla bocciatura dello scellerato progetto dell’inceneritore del Mela, che minacciava di rendere drammatica una situazione ambientale e sanitaria già preoccupante. Abbiamo anche apprezzato la costituzione del Ministero dell’Ambiente come parte civile nei processi recentemente avviati nei confronti della Raffineria di Milazzo: una costituzione che ha un alto valore simbolico, ma che non basta di certo a ridurre l’attuale inquinamento e gli attuali rischi per la salute nella valle del Mela.

Per questo è necessario che Lei disponga, come già chiesto a suo tempo dalle autorità locali di cui sopra, l’annullamento d’ufficio e la correzione degli aspetti illegittimi dell’AIA della Raffineria di Milazzo.

L’Art. 21-nonies della Legge 241/1990 prevede che laddove, come in questo caso, sussistano le ragioni di interesse pubblico, un provvedimento amministrativo illegittimo possa essere annullato entro 18 mesi. In questo caso peraltro non si tratterebbe di annullare il provvedimento in toto, ma solo nelle sue parti illegittime.

Peraltro è opportuno che la doverosa correzione del Decreto AIA del 11.05.2018 avvenga preliminarmente rispetto al suo adeguamento al Piano regionale di qualità dell’aria, oggetto del riesame AIA da poco avviato. Infatti tale riesame non appare di per sé in grado di sanare le illegittimità di cui sopra, che quindi persisterebbero anche in fase di adeguamento al Piano di qualità dell’aria, inficiando pertanto anche la legittimità del futuro decreto di riesame AIA.

A Lei quindi l’opportunità di sollevare al più presto i cittadini del nostro comprensorio dai rischi a cui sono quotidianamente sottoposti, procedendo all’annullamento parziale ed alla correzione, ai sensi dell’art. 21-nonies della L. 241/90, del DM 172/2018. Siamo convinti che non deluderà le aspettative della valle del Mela”.

 

 

Abrogata una delle leggine-porcata pro-inceneritori del Governo Renzi. Speriamo sia solo l’inizio.

E’ stato approvato dal Senato in via definitiva un disegno di legge del governo che, tra le altre cose, abroga una leggina-porcata pro-inceneritori che era stata varata dal Governo Renzi con la Legge di stabilità 2016 [1].

Ad essere interessati erano gli inceneritori e gli impianti a biomasse per i quali gli incentivi erano già terminati o stavano per terminare: con la leggina oggi abrogata questi incentivi venivano prorogati fino al 2020.

La proroga riguardava solo gli impianti a biomasse e gli inceneritori, sottraendo fondi agli altri impianti che operano nel settore delle energie rinnovabili.

Quella oggi abrogata però è solo una delle tante leggine-porcata varate dal Governo Renzi per privilegiare e foraggiare gli inceneritori.

Una di queste è il “Decreto rinnovabili 2016“, che ha permesso a vari inceneritori di accedere ad ulteriori incentivi di durata ventennale. Proprio per questo molti inceneritori purtroppo continueranno ad essere incentivati per lungo tempo.

Vogliamo augurarci che il Decreto rinnovabili 2019 che aspetta di essere varato dall’attuale governo segni una secca discontinuità col recente passato.

Altre leggi-porcate, ancora in vigore e di cui chiediamo l’urgente abrogazione, sono:

  • l’art. 35 dello Sblocca Italia, che sancisce la “strategicità” degli inceneritori ma non degli impianti di riciclaggio e compostaggio, che invece dovrebbero avere priorità secondo le normative comunitarie;
  • il “Decreto Renzi”, anche chiamato “Decreto inceneritori”, del 10.08.2016, che gonfia con calcoli manifestamente errati il fabbisogno di inceneritori, prevedendo, tra l’altro, la realizzazione di due mega-inceneritori in Sicilia. Anche in questo caso sono state volutamente trascurate le potenzialità e le esigenze del settore del riciclaggio e del compostaggio.

 

Note:

[1] DDL “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza
dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2018”, art. 21

http://www.appaltiecontratti.it/wp-content/uploads/ddl_europea_2018.pdf

SIN Milazzo: valori oltre 100 volte i limiti di riferimento nel suolo e nelle falde acquifere. Chi inquina deve pagare!

bucaloDi recente l’On. Ella Bucalo (Fratelli d’Italia) avrebbe chiesto l’esclusione del milazzese dalle aree SIN (Siti di interesse nazionale per le bonifiche), in quanto i dati sull’inquinamento del suolo e delle falde sarebbero più che “rassicuranti”. Questo almeno stando a quanto riportato dalla Gazzetta del Sud, che (manco a dirlo) plaude alla richiesta della Bucalo.

Dal sopralluogo ministeriale effettuato nel SIN di Milazzo, ed in particolare nell’area di proprietà della Raffineria di Milazzo, emerge una realtà ben diversa.

Stando a quanto pubblicato su Peacelink, nel suolo sarebbero stati riscontrati valori anche molto superiori ai limiti di riferimento (fino a 50 volte!) per idrocarburi pesanti e leggeri, BTEX, composti organici aromatici, piombo alchili e metalli pesanti.

Tanto per fare un esempio, in un campionamento il mercurio avrebbe raggiunto valori di 250 mg/Kg contro i 5 mg/Kg della soglia di riferimento.

Le falde acquifere non sarebbero messe tanto meglio, anzi.
Particolarmente allarmante in questo caso l’inquinamento da MBTE (metil-t-butil-etere, impiegato come additivo per la benzina verde) con un valore riscontrato di 2350 μg/l, oltre 117 volte il valore di riferimento di 20 g/l.

Molto alti anche i valori di diversi metalli pesanti (con valori fino a 104 volte i limiti di legge), Alifatici clorurati cangerogeni, benzene, tetracloroetilene, tricloroetilene, Dicloropropano, Idrocarburi totali, IPA, PCB e fluoruri.

Si tratta di valori indicativi di un inquinamento molto pericoloso per la salute dei cittadini, in quanto capace di risalire la catena alimentare fino all’uomo.

E questo è niente: il sopralluogo è stato effettuato diversi anni fa e non tiene quindi conto del grave sversamento di idrocarburi da un serbatoio della Raffineria avvenuto l’anno scorso.

Altro che uscire dal SIN, bisognerebbe semmai sollecitare che i responsabili vengano costretti urgentemente alle necessarie bonifiche!

Appare quindi chiaro come la richiesta dell’on. Bucalo sia stata, nelle migliore delle ipotesi, alquanto miope e superficiale.

Ma cosa comporterebbe nello specifico l’uscita dal SIN chiesto improvvidamente dall’on. Bucalo?  Non solo l’addio alle bonifiche, ma anche l’uscita dagli studi epidemiologici “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità. Studi che hanno permesso di riscontrare come praticamente tutte le patologie per le quali vi è evidenza scientifica di associazione con le raffinerie (malformazioni congenite, mortalità perinatale, tumore al polmone, malattie polmonari, asma, ecc…) siano in eccesso nella valle del Mela.

Tali eccessi impongono misure di prevenzione primaria (cioè di rimozione delle potenziali cause) da parte delle competenti autorità sanitarie locali, vale a dire i Sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela. Tali misure consistono in limiti più restrittivi espressi con specifiche prescrizioni sanitarie, capaci di ridurre sensibilmente il carico inquinante della Raffineria.

Misure che però i due Sindaci non sembrano intenzionati a prendere. Non sarà che gli studi Sentieri sono quindi diventati troppo scomodi? E’ forse per questo che qualcuno vuole escludere Milazzo e la valle del Mela dalle aree SIN?

Lega, Gazzetta e Ministero dell’Ambiente: la triplice intesa che vuole riesumare l’inceneritore del Mela (e sotterrare i cittadini)

Da diversi mesi segnaliamo che nonostante l’insediamento del nuovo governo, al Ministero (dell’inquinamento) dell’Ambiente non è cambiato praticamente nulla, a parte il Ministro.  A gestire il Ministero sono infatti sempre gli stessi dirigenti: quelli che hanno redatto il Decreto Renzi che gonfia artificiosamente il fabbisogno di inceneritori, quelli che hanno rilasciato un parere positivo all’inceneritore del Mela pieno di errori, quelli che da qualche anno a questa parte hanno sempre spinto per realizzare inceneritori in Sicilia.

Nessuna meraviglia quindi se nelle ultime settimane proprio il Ministero dell’Ambiente ha inviato alla Regione Siciliana la famigerata nota che pretende di inserire due mega-inceneritori nel nuovo piano rifiuti (in particolare a pag. 17). Molti se la sono presa con il Ministro Costa, che però è caduto dalle nuvole e dice di aver avviato un’indagine interna sulla vicenda.

Nel frattempo la Lega è tornata alla carica per costruire altri inceneritori: Vannia Gava, il Sottosegretario leghista del Ministero dell’Ambiente, si è schierata apertamente contro il Ministro Costa, pretendendo a tutti i costi gli inceneritori in Sicilia.

La Gazzetta del Sud ne ha subito approfittato per fare la sua solita campagna di disinformazione a favore dell’inceneritore del Mela. Oltre a fare il tifo per questo scellerato progetto “chiavi in mano“, diffonde la fake news secondo cui sarebbe stato riesumato dal Ministero dell’Ambiente ed in particolare dal Sottosegretario leghista.

In realtà nè il Ministero, nè il sottosegretario possono riesumare tale progetto, perchè, dal punto di vista amministrativo, la partita si è ormai chiusa definitivamente, grazie alla delibera del Consiglio dei Ministri di alcuni mesi fa.

Gli unici che potrebbero riesumare l’inceneritore del Mela sono i giudici del TAR Catania, dove sono pendenti diversi ricorsi contro il piano paesaggistico, e del TAR Lazio, dove è pendente il ricorso di A2A contro la decisione negativa del Mibac e del governo.  Ma questa non è certo una novità di questi giorni.

Semmai vi è il rischio concreto che il governo regionale prenda la palla al balzo per inserire davvero due mega-inceneritori nel nuovo Piano rifiuti, che presenta innegabili carenze e che sotto alcuni punti di vista fa rimpiangere il tanto vituperato Piano rifiuti del 2012 (ancora formalmente vigente anche se di fatto mai applicato).

Del resto il Decreto Renzi del 10/08/2016, che gonfia artificiosamente (ricorrendo persino a calcoli errati) il fabbisogno di inceneritori, è ancora vigente. Se il M5S è davvero contrario agli inceneritori, cosa aspetta ad abrogarlo o revocarlo? 

Peraltro lo stesso Ministro Costa ben 7 mesi fa ha espresso la necessità di modificare l’art.35 dello Sblocca Italia (da cui dipende il Dpcm 10/08/2016), ma ancora non si è visto nulla.

 

Per saperne di più:

https://palermo.repubblica.it/politica/2019/04/03/news/regione_roma_boccia_il_piano_rifiuti_di_musumeci_incongruente_e_privo_di_dati_-223125530/

http://www.affaritaliani.it/cronache/studio-cnr-gli-inceneritori-uccidono-ministro-costa-stop-ai-nuovi-di-renzi-558479.html