Inceneritore: il Soprintendente Micali aveva torto marcio. Ora venga rimosso per le sue indebite intromissioni.

Era il 18 Gennaio 2018. Da diversi mesi il Ministero dell’Ambiente aveva dato il suo OK al progetto dell’inceneritore, chiudendo un occhio, anzi tutt’e due, sulle molteplici carenze ed incompatibilità del progetto stesso ed ignorando, a tal riguardo, “tonnellate” di pareri, osservazioni di enti locali, comitati, associazioni e dell’Ordine dei Medici. Al contempo il Ministero dell’Ambiente aveva chiesto al MiBACT (Ministero dei Beni Culturali), che nel 2015 si era già pronunciato negativamente, di esprimere un nuovo parere sull’inceneritore.

Il MiBACT, a sua volta, aveva chiesto alla Soprintendenza di Messina di rivalutare il progetto alla luce delle integrazioni presentate da A2A e dell’approvazione del Piano Paesaggistico dell’ambito 9. Un Piano molto chiaro nel vietare “impianti di trattamento dei rifiuti” proprio nell’area dove A2A vuole realizzare l’inceneritore.

Il parere negativo della Soprintendenza avrebbe quindi dovuto essere scontato, ma tardava ad arrivare. A destare sospetti era anche l’incredibile richiesta – avanzata qualche mese addietro proprio dal Soprintendente Micali  – di annullare il parere negativo sull’inceneritore espresso nel 2015 dal suo predecessore.

Pertanto noi ed altre associazioni del territorio chiedemmo ufficialmente al Soprintendente un incontro chiarificatore. Dopo vari solleciti finalmente ci rispose, ma la risposta fu tutt’altro che positiva: Micali non riteneva “necessario” incontrarci (!).

Fu così che il 13 Dicembre 2017 circa 500 cittadini della valle del Mela giunsero a protestare sotto la Soprintendenza di Messina, chiedendo il rispetto e l’applicazione del Piano Paesaggistico. Pressato dalla mobilitazione popolare e dal clamore mediatico, in quell’occasione Micali accettò di incontrarci. Durante l’incontro il Soprintendente in un primo tempo ci confermò di conoscere la norma del Piano Paesaggistico che vieta gli impianti di trattamento dei rifiuti nell’area interessata dal progetto dell’inceneritore, ma – evidentemente stizzito – si rifiutò di riconoscere la logica conseguenza di quella norma, ovvero il fatto che il parere sull’inceneritore dovesse essere negativo. Anzi, fece alcune paradossali considerazioni da cui si poteva evincere facilmente l’intenzione di un parere positivo. Per di più si lasciò andare ad una incredibile invettiva contro il parere negativo finora espresso dal MiBACT sull’inceneritore: in particolare a suo dire il MiBACT sarebbe stato “incompetente” ed avrebbe espresso “posizioni illegittime”, forse frutto di “posizioni ideologiche”. Inoltre Micali prese platealmente le distanze dallo stesso Piano Paesaggistico approvato nel dicembre 2016.

Lasciammo l’incontro diffidando il Soprintendente dal disapplicare il Piano Paesaggistico, ovvero dal rilasciare un illegittimo parere positivo sull’inceneritore, avvertendolo delle azioni legali che avremmo dovuto intentare in tal caso: ottenemmo così la scomposta reazione di Micali, che ci accusò di averlo “minacciato” (come se il richiamo al rispetto della legge sia equiparabile ad una “minaccia“!). Fatto sta che nelle successive settimane Micali si astenne dall’esprimere alcun parere ufficiale sull’inceneritore.

L’11 Gennaio 2018 il MiBACT ruppe gli indugi e confermò il proprio parere negativo sull’inceneritore, anche sulla base di una nota del Dipartimento regionale dei beni culturali che confermava il divieto, chiaramente riportato nel Piano Paesaggistico, di realizzare qualsivoglia impianto di trattamento dei rifiuti nell’area ove dovrebbe sorgere l’inceneritore.

Arriviamo quindi al 18 Gennaio 2018: giorno in cui il Soprintendente inviò una nota a dir poco incredibile ai due Ministeri coinvolti nella procedura dell’inceneritore. Tale nota contiene una irragionevole argomentazione contro i pareri negativi espressi dal MiBACT: in particolare Micali (assieme alla co-firmataria Arch. Maria Mercurio) sosteneva che il primo parere (del 2015) fosse “superato” e che l’ultimo parere fosse stato espresso dal MiBACT illegittimamente, in quanto – a suo dire – l’ultima parola spettava solo a lui. Al contempo lasciava presagire un suo imminente parere positivo.

Ancora più incredibile la richiesta del Soprintendente, rivolta al Ministero dell’Ambiente, di non tenere conto del parere del MiBACT, che secondo Micali avrebbe dovuto essere annullato.

In altre parole Micali tentò di interferire nei rapporti amministrativi tra i due Ministeri, gli unici organi a cui la normativa conferisce la prerogativa di co-gestire le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale in ambito statale. Una indebita intromissione che, evidentemente, andava ben oltre le sue funzioni e le sue competenze. Oltre, ovviamente, ad essere completamente priva di alcun fondamento logico e giuridico.

Un fatto alquanto grave che tuttavia, da quanto ci risulta, non venne in alcun modo sanzionato dall’Assessorato regionale dei beni culturali, di cui Micali è dipendente.

L’insensatezza di quella iniziativa è oggi pienamente dimostrata dai fatti: non solo il parere negativo del MiBACT non è stato delegittimato, ma anzi alla fine ha anche prevalso sul parere positivo del Ministero dell’Ambiente.

Ad ogni modo il fatto che per ben due volte Micali abbia tentato – per fortuna senza riuscirci – di delegittimare e annullare i parere negativi che hanno portato alla bocciatura dell’inceneritore, può facilmente indurre a pensare che il fine ultimo di tali tentativi fosse proprio quello di avallare l’inceneritore stesso. Come logica conseguenza sorge spontanea la domanda: ma l’interesse perseguito dal Soprintendente è stato quello di tutelare i beni ambientali, culturali e paesaggistici, oppure è stato quello di tutelare un progetto che questi beni li viola? Nel secondo caso, è accettabile che un Soprintendente persegua simili interessi? E’ proprio la persona giusta al posto giusto?

Peraltro non è la prima volta che vengono avanzati simili dubbi su Micali, già Soprintendente di Siracusa nel  2012-2013. Riguardo a tale esperienza Micali è stato definito come “protagonista della stagione peggiore della Soprintendenza di Siracusa”. Inoltre “il clima lamentato dai colleghi più in vista e responsabili delle unità operative era di mobbing e sospetti […] La sua conduzione ha prodotto revoche dei pareri precedentemente espressi dai suoi predecessori” [1].

Apprendiamo da organi di stampa anche che Legambiente, nell’ottobre 2013, ha inviato una lettera al presidente della Regione per chiedere la revoca dell’incarico ad Orazio Micali per “gravi irregolarità e ritardi inspiegabili nell’iter di approvazione del Piano paesaggistico e di istituzione del Parco archeologico di Siracusa”. “Micali aveva concesso il nullaosta per la realizzazione di nuovi insediamenti in contrasto con quanto disposto dalle norme di salvaguardia del piano paesaggistico adottato. La richiesta di revoca dell’incarico era stata invocata per l’assenza di confronto nella condotta dell’ufficio da parte del funzionario” [2].

Come se non bastasse, Micali non è estraneo a procedimenti penali per fatti inerenti la sua funzione di Soprintendente. Infatti è stato condannato in primo grado e successivamente assolto “per reati commessi nell’esercizio della sua funzione: abuso d’ufficio e falso ideologico in atti pubblici, per avere illecitamente rilasciato un’autorizzazione paesaggistica” [2].

Ad ogni modo, oggi che i pareri negativi che Micali voleva annullare hanno prevalso, portando alla bocciatura dell’inceneritore da parte del Consiglio dei Ministri, con il plauso del Presidente della Regione; oggi che è stata così confermata la piena legittimità di quei pareri e che di conseguenza sono state smentite le illogiche argomentazioni di Micali; oggi che la vicenda giunge al termine e che tutto appare più chiaro, chiediamo alla Regione di fare finalmente i conti con gli interventi – evidentemente irrituali e senza precedenti – intrapresi dal Soprintendente Micali e dall’Arch. Maria Mercurio nell’ambito della procedura riguardante l’inceneritore del Mela.

Reputando tali interventi non consoni ai compiti di tutela che gli sarebbero propri, chiediamo al governo regionale lo spostamento ad altro incarico del Soprintendente Orazio Micali.

Visto che il suo incarico scade il 31 Dicembre, basterebbe semplicemente non prorogarlo o rinnovarlo.

Note:

[1] La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017

[2] Siracusa Live

 

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