Chiara l’origine della puzza velenosa che spesso ammorba il territorio, ma nelle istituzioni c’è ancora qualcuno che nega l’evidenza. PERCHE’?

Il nostro territorio continua ad essere continuamente ammorbato da odori molesti di verosimile origine industriale che spesso costringono i cittadini a rinchiudersi all’interno delle proprie abitazioni. Alcuni cittadini hanno anche segnalato disturbi fisici come bruciore alla gola.

 Come se non bastasse, il territorio deve subire ulteriori affronti dalle istituzioni che sembrano voler nascondere il sole con la rete. Abbiamo infatti appreso dalla Gazzetta del Sud di venerdi scorso che il dott. Cappadonia, dirigente del Dipartimento Ambiente della Città Metropolitana, avrebbe affermato, in un documento ufficiale inviato a vari enti, che non è possibile risalire alla sorgente degli odori molesti, sia pur specificando che siano attribuibili ad idrocarburi non metanici.

Vorremmo ricordare che, dopo aver effettuato varie campagne di monitoraggio ed analisi sulle note emissioni odorigene già dal 2009, l’ARPA ha chiarito con diverse note (l’ultima risale proprio a pochi mesi fa) la correlazione tra gli odori molesti e le emissioni fuggitive della Raffineria di Milazzo.

Infatti, secondo le elaborazioni dell’ARPA, i vari tipi di idrocarburi e di sostanze solforate rilevati sarebbero riconducibili alle attività svolte dalla Raffineria.  Peraltro, nel corso di un’ispezione, gli odori caratteristici sono stati chiaramente avvertiti in prossimità degli sfiati di un serbatoio della Raffineria. L’ARPA ha inoltre sottolineato che si tratta di un indice di inquinamento da attenzionare, sia in relazione alla molestia olfattiva, sia soprattutto per gli effetti sulla salute.

Possibile che il dott. Cappadonia non sia a conoscenza di tutto questo? A chi serve nascondere ancora la verità?  

Come mai l’ex provincia regionale di Messina (oggi Cittá Metropolitana), fino a pochi anni fa, ogni qualvolta venivano rilevati superamenti per gli idrocarburi non metanici trasmetteva una nota alla sola Direzione Generale della Raffineria di Milazzo? Evidentemente all’ex Provincia erano bene a conoscenza della provenienza di tali idrocarburi dalla Raffineria. Come mai adesso fanno gli gnorri?

Forse perché, grazie a recenti studi scientifici dell’Università di Messina, oggi è possibile ipotizzare una correlazione tra gli elevati livelli di idrocarburi e l’elevata incidenza di acromegalia (patologia legata a particolari tumori ipofisari) riscontrata nella valle del Mela?

Forse perché adesso è in corso il riesame dell’AIA, ove si decide quanto la Raffineria sarà autorizzata ad inquinare nei prossimi anni? Forse perché nell’ambito di tale procedura abbiamo evidenziato la necessità di prescrivere una drastica riduzione delle emissioni della Raffineria per esigenze di salute pubblica?

Di certo anche altre istituzioni hanno gravi responsabilità nei confronti del nostro martoriato territorio. La normativa prevede una serie di strumenti a tutela della salute pubblica che ad oggi su questo territorio non sono mai stati applicati dagli enti preposti.

Anche la Regione Siciliana in tutti questi anni è stata latitante sui temi ambientali e non ha finanziato la realizzazione della rete di monitoraggio della qualità dell’aria, sebbene fosse prevista in un decreto della stessa Regione. Da molti anni questo territorio attende l’approvazione del Piano di risanamento ambientale e del Piano della qualità dell’aria che giacciono nei cassetti dell’Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente.

Sia la Regione, sia la Città Metropolitana, sia i Comuni di Milazzo e San Filippo del Mela sono coinvolti nella procedura di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della RAM. Cosa stanno facendo al riguardo? Hanno letto le osservazioni delle associazioni in cui si chiede la prescrizione di tutte le tecnologie che sarebbero capaci di ridurre drasticamente le emissioni della Raffineria? Che posizione hanno in merito? Sono consapevoli che così facendo, oltre a ridurre i rischi sanitari e le emissioni moleste, si potrebbero anche creare molti posti di lavoro? L’adozione di tali tecnologie richiederebbe infatti consistenti investimenti da parte dell’azienda, con positive ricadute occupazionali. E che posizione hanno gli enti locali in merito all’applicazione del Piano Paesaggistico appena approvato, che dispone la progressiva eliminazione degli impianti della Raffineria e della Centrale per una graduale riconversione produttiva dell’area? Che posizione hanno in merito al ricorso che la RAM e A2A hanno presentato contro il Piano Paesaggistico?

Nel comprensorio della Valle del Mela esiste realmente un problema sanitario sottovalutato da chi negli anni non si é totalmente interessato allo stato di crisi ambientale del territorio.

Adesso che è in corso il riesame dell’AIA della Raffineria siamo davvero curiosi di vedere quali amministrazioni ed istituzioni si schiereranno dalla parte della cittadinanza e quali invece dalla parte del colosso industriale.

 

Coordinamento ambientale Milazzo-Valle del Mela

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