Raffineria: i sindacati non tutelano nè la salute nè l’occupazione

Tutelare la salute e l’occupazione: è questa la promessa che i cittadini della valle del Mela hanno sentito per decenni da politici e amministratori. Una promessa che, nella gran parte dei casi, non veniva accompagnata da alcuna aziona concreta, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: disoccupazione, più malattie e malformazioni congenite (per le quali nella valle del Mela si registra addirittura l’eccesso più grave d’Italia).

Negli ultimi anni però, grazie anche al pressing dell’opinione pubblica e delle associazioni, si comincia a vedere qualche segno di cambiamento.

Nel gennaio 2018 per la prima volta sono state espresse delle prescrizioni sanitarie nel riesame dell’autorizzazione della Raffineria di Milazzo. L’azienda, supportata da certi sindacalisti alquanto miopi (nella migliore delle ipotesi), alla fine riuscì ad ottenere l’accantonamento di tali prescrizioni, grazie alla complicità del Ministero dell’Ambiente ed ad una pasticciata marcia indietro del Sindaco di Milazzo e dell’allora Commissario straordinario di San Filippo del Mela. Un pasticcio su cui è stato presentato un importante ricorso – ormai a buon punto – al TAR di Catania.

In ogni caso si trattò – per l’azienda – di una vittoria di Pirro. Perchè pochi mesi dopo, nel luglio 2018, la Regione approvo’ il Piano di tutela della qualità dell’aria, che prevede una significativa riduzione delle emissioni della raffinerie siciliane.

Per adeguarsi al Piano è necessario che le raffinerie investano per ammodernare gli impianti e renderli molto meno inquinanti. Si tratterebbe di investimenti che avrebbero ovviamente buone ricadute anche sull’occupazione, facendo finalmente avverare la decennale promessa di tutelare salute, ambiente e lavoro.

Ma invece di sostenere l’attuazione del Piano i sindacati cosa fanno? Si rallegrano, come riporta un articolo odierno di OggiMilazzo, per il fatto che la RAM ha intenzione “di continuare a contrastare le decisioni della Regione che mette restrizioni ancora più drastiche per l’ambiente rispetto a quelle che sono le normative nazionali ed europee”.

E’ chiaro il riferimento al Piano regionale di qualità dell’aria, che però, a differenza di quanto credono i sindacati, è stato varato proprio in ottemperanza alle normative nazionali ed europee.

 Che l’azienda sia avara e non voglia investire in ambiente è comprensibile. Ma che i sindacati lottino per ridurre gli investimenti necessari non è affatto normale. E’ alquanto paradossale la loro lotta contro la tutela della salute e dell’occupazione. Una posizione assurda, destinata a finire in un vicolo cieco. E questo, prima o poi, lo capiranno anche i lavoratori.

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