Cari deputati regionali, se volete davvero ridurre l’inquinamento mettete i limiti che mancano

Nei giorni scorsi il parlamento siciliano ha approvato una legge sull’annoso problema dell’inquinamento nelle aree industriali, frutto della collaborazione tra gli On. Calderone (FI) e Pasqua (M5S), primi firmatari del disegno di legge. E’ certamente positivo lo spirito bipartisan con cui si cerca di contrastare l’inquinamento industriale ed i conseguenti rischi per la salute dei cittadini.

In sintesi la legge approvata mira ad intensificare il monitoraggio ambientale ed a introdurre sanzioni in caso di superamento dei limiti.

Tuttavia il problema dell’inquinamento industriale non consiste tanto nel superamento dei limiti, quanto nell’assenza o nell’insufficienza di tali limiti. Se non si mette mano a questo aspetto, anche la legge regionale da poco approvata e le sue sanzioni rischiano di rivelarsi inutili.

Prendiamo ad esempio le emissioni maleodoranti che spesso ammorbano le aree attigue alle raffinerie ed ai petrolchimici siciliani: si tratta di emissioni su cui non viene applicato alcun limite e che costituiscono probabilmente uno dei principali rischi per la salute dei cittadini. Infatti tali emissioni sono costituite in gran parte da idrocarburi non metanici o comunque da composti organici volatili: sostanze che uno studio scientifico ha messo in correlazione diretta ad esempio con le malformazioni congenite.

Ricordiamo che proprio nella valle del Mela l’ultimo studio epidemiologico “Sentieri” ha registrato l‘eccesso di nati malformati più elevato d’Italia (+80%).

La normativa nazionale in realtà non ignora il problema. Nel 2017 è stato introdotto nel Testo Unico Ambientale un articolo (il 272-bis) che sostanzialmente demanda alle Regioni e alle A.I.A. (Autorizzazioni Integrate Ambientali) il compito di fissare dei limiti sulle emissioni odorigene.

Molte regioni o province autonome (esemplare a tal riguardo la Provincia di Trento) si sono già dotate di limiti efficaci sulle emissioni odorigene. Purtroppo non è questo il caso della Sicilia, almeno finora.

Una legge regionale sulle emissioni odorigene, magari sul modello del trentino, sarebbe  quindi il modo migliore per sfruttare lo spirito bipartisan anti-inquinamento da poco ritrovato, specie se la collaborazione si allargasse alle associazioni e ai comitati che da anni si battono contro l’inquinamento.

Un auspicio analogo vale ovviamente anche per l’attuale riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria, ma in questo caso il compito spetta al Ministero dell’Ambiente ed ai Sindaci chiamati ad esprimere le famose “prescrizioni sanitarie”.

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