Ricorso al TAR, la RAM ha paura: rischia di dover cominciare a rispettare la salute dei cittadini

Si è svolta ieri al TAR di Catania l’udienza pubblica in merito al ricorso sull’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Raffineria di Milazzo.

Il ricorso, presentato da 7 comuni della valle del Mela e sostenuto dall’intervento di varie associazioni del territorio, in estrema sintesi contesta:

  • il fatto che nella nuova autorizzazione alcuni limiti siano diventati meno restrittivi o addirittura siano spariti;
  • l’assenza delle obbligatorie prescrizioni sanitarie prima espresse e poi immotivatamente ritirate dal Sindaco di Milazzo Formica e dall’ex Commissario di San Filippo del Mela Biancuzzo.

Le prescrizioni sanitarie erano state espresse a seguito di una approfondita istruttoria, che aveva indicato la necessità, per proteggere la salute dei cittadini, di un significativo abbassamento dei limiti applicati alla Raffineria, nonchè l’introduzione di nuovi limiti oggi non esistenti (come quelli sulle emissioni odorigene, o, per meglio dire, puzzolenti).

Sia l’istruttoria sanitaria che le conseguenti prescrizioni sono obbligatorie nell’Autorizzazione Integrata Ambientale, come si evince dalla giurisprudenza in materia, quindi averle disattese costituisce un palese ed innegabile vizio, che si traduce in un inaccettabile pericolo per la salute dei cittadini.

Ma la Raffineria teme la prospettiva di dover essere costretta ad investire per inquinare di meno, quindi ha cercato di rinviare la decisione del TAR con un escamotage.

E’ di pochi giorni fa la notizia che il Ministero dell’Ambiente ha disposto il riesame parziale dell’Autorizzazione della Raffineria, al fine di recepire il Piano di qualità dell’aria approvato l’estate scorsa dalla Regione.

La RAM ha cercato di utilizzare questa novità a proprio vantaggio, usandola come “scusa” per poter ottenere un rinvio della decisione sul ricorso al TAR. Per farlo però ha dovuto “barare”, sostenendo erroneamente che il nuovo riesame porterà ad una “sostituzione” dell’Autorizzazione attualmente vigente, ovvero che sarà “tutto da rifare”, come ha incautamente titolato la settimana scorsa  OggiMilazzo.

In realtà, trattandosi di riesame parziale, la nuova procedura non porterà affatto ad una sostituzione dell’autorizzazione, bensì ad una sua integrazione con quanto previsto nel Piano regionale di qualità dell’aria.

Di questo la Raffineria ne è chiaramente consapevole, quindi tale disperato tentativo di “barare” non può essere letto altrimenti se non con la paura che il TAR faccia giustizia, disponendo la correzione dei gravi vizi dell’AIA, che consentono alla Raffineria di inquinare indisturbata a discapito della salute non solo dei cittadini, ma anche dei lavoratori della Raffineria.

Lavoratori che continuano ad essere strumentalizzati dalla RAM e dai sindacati più asserviti, visto che in questi giorni è circolata la notizia di uno sciopero a difesa non dei lavoratori, ma addirittura dell’azienda (sarebbe probabilmente il primo caso nella storia).

Nell’udienza di ieri la difesa dei comuni ricorrenti e delle associazioni si è ovviamente opposta al tentativo della RAM di ottenere un rinvio della decisione. Ricordiamo che a Settembre il TAR aveva riconosciuto invece l’urgenza della decisione, fissando l’udienza di merito per l’appunto al 28 febbraio (solitamente i ricorsi hanno tempi molto più lunghi).

Adesso si attende il responso definitivo del TAR, che ha 60 gg. di tempo per decidere.

Una singolare coincidenza

Da quando è circolata la notizia del riesame parziale dell’AIA della Raffineria, il portale della Direzione Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente è stato oscurato.

Ciò non consente al pubblico di consultare i documenti relativi alle procedure autorizzative di tutti i maggiori impianti industriali italiani.

Ancora oggi i documenti relativi alle procedure AIA sulla Raffineria di Milazzo non sono consultabili.

Un black-out di un portale ministeriale per così tanti giorni (ormai una decina) non si era mai visto. Coincidenza? Viste le circostanze, si potrebbe anche pensare ad una manovra in soccorso della Raffineria, volta ad impedire ai ricorrenti di reperire i documenti utili a controbattere al tentativo della RAM di spacciare il nuovo riesame parziale per riesame complessivo dell’AIA.

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