La stupidità di propagandare gli inceneritori: la nostra replica alla Gazzetta del Sud

Ecco la nostra replica all’articolo pro-inceneritori apparso sulla Gazzetta del Sud di giovedì. Stamane abbiamo provveduto ad inviarla alla redazione della Gazzetta: vedremo se riconosceranno il nostro diritto di replica (in caso contrario invieremo una segnalazione all’ordine dei giornalisti).

In riferimento all’articolo “Il sistema mafioso delle discariche e la mancanza di coraggio”  di Lucio D’amico apparso sulla Gazzetta del Sud di giovedi scorso, si desidera replicare alle personali opinioni del giornalista riportate a sostegno dei “termovalorizzatori”.

Innanzitutto esprimiamo il nostro disappunto per il fatto che troppo spesso negli articoli riguardanti tale spinoso e complesso argomento, la testata preferisca dare spazio ad opinioni e considerazioni personali degli autori, con una visione parziale, semplicistica e superficiale dell’annosa questione, anzichè riportare le notizie in maniera obiettiva.

Secondo Lucio D’Amico sarebbe stupido “demonizzare oggi i termovalorizzatori” in quanto servirebbero a smaltire il residuo indifferenziato: nulla di più lontano dal vero.

Basta consultare il Piano regionale dei rifiuti per capire come bisognerebbe trattare il residuo indifferenziato residuo, ovvero con impianti di trattamento meccanico-biologico, di recupero di materia e di digestione anaerobica.

Questo in accordo alla gerarchia dei rifiuti sancita dalle direttive comunitarie e dalla legge (art. 179 del Codice dell’ambiente).

Stiamo parlando di impianti molto più economici e di più rapida realizzazione rispetto agli inceneritori (o termovalorizzatori che dir si voglia).

Semmai Lucio D’Amico si chieda come mai questo Piano regionale dei rifiuti, approvato già nel lontano 2012, non sia mai stato applicato.

Inoltre ci chiediamo in base a quali evidenze gli inceneritori dovrebbero produrre ricchezza per il territorio. Forse il giornalista si riferisce a quella cinquantina di operai che vi troverebbero impiego? In realtà gli inceneritori italiani bruciano in gran parte rifiuti riciclabili e con essi bruciano anche posti di lavoro, perché quegli stessi rifiuti, se inseriti nella filiera del riciclaggio anziché degli inceneritori, produrrebbero un numero di posti di lavoro molto più elevato.

Il problema è che il sistema degli incentivi statali e l’attuale politica favoriscono gli inceneritori anziché la filiera del riciclaggio: così le aziende come A2A si buttano nel business degli inceneritori anziché del riciclaggio e molti potenziali posti di lavoro vengono persi.

Inoltre non corrisponde affatto al vero che gli inceneritori moderni non inquinano. Neanche A2A finora si è spinta ad affermare una cosa simile: basta consultare lo Studio di impatto Ambientale che ha presentato per il mega-inceneritore che ha proposto nella Valle del Mela e si scoprirà che questo inceneritore emetterebbe ogni anno 78 mg di diossina (pari a diverse milioni di volte la dose massima tollerabile in un anno da un essere umano), 78 mg di PCB e quantitativi ben maggiori di metalli pesanti, soprattutto sotto forma delle pericolosissime nanopolveri.

In ogni caso né il governo, né la politica, né i giornalisti possono svegliarsi una mattina e decidere che gli inceneritori non cono pericolosi per la salute umana: per poterlo affermare bisogna revisionare, senza pregiudizi ideologici, la letteratura scientifica prodotta al riguardo.

Basta consultare i più recenti studi epidemiologici pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali per capire la pericolosità anche dei più moderni “termovalorizzatori”, come ad esempio quelli di Arezzo e Bologna [1].

Bisogne anche chiedersi come mai Brescia, sede dell’inceneritore A2A più grande d’Italia, abbia raggiunto il record di tumori in Italia [2].

La Sicilia deve scegliere se seguire il modello Brescia ed il suo record di tumori o il modello Treviso, con il suo record di differenziata (prossima al 90%) e di riciclaggio: proprio quest’anno a Treviso è stato aperto il primo impianto di riciclaggio di pannolini al mondo [3].

Queste sono le eccellenze italiane da prendere come esempio, altro che bruciare la spazzatura.

 

Note:

[1] A tal riguardo, il nostro dossier sulle evidenze scientifiche dei rischi sanitari degli inceneritori contiene i riferimenti a decine di studi scientifici, anche recenti: https://cittadinicontroinceneritore.org/evidenze-scientifiche-inceneritori/

[2] www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/14/tumori-a-brescia-e-record-italiano-lepidemiologo-ora-via-i-vertici-dellasl/984771/

[3] http://www.huffingtonpost.it/2017/10/25/in-provincia-di-treviso-rinascono-i-pannolini-l-impianto-e-unico-al-mondo_a_23255144/

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