Quel vecchio vizio di contrapporre lavoro e salute: un falso mito da sfatare

articolo foti

Qualche settimana fa sulla Gazzetta del Sud è apparsa la posizione di un sindacalista della centrale Edipower di San Filippo, che vorrebbe “bacchettare” cittadini e amministratori locali perché osano difendere la propria salute dalla grave minaccia dell’inceneritore.

Non si è fatta attendere la risposta del Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, anch’essa apparsa in un articolo della Gazzetta.

Pensiamo infatti che, anzichè bacchettare, i paladini del “pane al veleno” dovrebbero guardarsi dal risentimento di decine di migliaia di cittadini per la loro posizione contro la salute collettiva.

L’esponente della Filctem CGIL Pino Foti  ci fa notare come “i disoccupati putroppo esistono”, confermando di fatto il fallimento del modello di sviluppo basato sull’industria per il nostro territorio. Del resto è il progetto Edipower stesso a confermare questa evidenza: una grande centrale elettrica ridotta allo smaltimento di rifiuti, costretta all’inutilizzo di gran parte dei propri impianti. Tutto ciò evidenzia come il modello di (sotto)sviluppo che abbiamo dovuto subire per 60 anni sia ormai superato e come adesso sia necessario voltare decisamente pagina.

Il suddetto sindacalista inoltre si compiace che al momento l’occupazione nel settore turistico, che nonostante tutto è in ascesa, resti a livelli sicuramente non soddisfacenti. Ma anche questa è una ovvia conseguenza  del  fallimentare modello finora perseguito, sebbene vi siano già elementi che segnalano la possibilità di un’inversione di tendenza, a patto che si facciano le scelte giuste.

Una cosa è certa, a Rimini la disoccupazione è molto inferiore che a Milazzo e dintorni. Se qui da noi si fosse scelto il modello di sviluppo di Rimini e viceversa, la situazione sarebbe invertita. Anzi la differenza sarebbe ancora più accentuata, perché il nostro mare e le nostre bellezze naturali a confronto con quelle di Rimini sono oro, con tutto rispetto per la riviera romagnola.

In merito alla pericolosità dell’inceneritore proposto da Edipower, forse l’esponente della Filctem CGIL non si è accorto che a bocciarlo non sono stati solo comuni ed associazioni, ma anche l’Ordine dei Medici, che ha inviato al Ministero dell’Ambiente delle osservazioni sul progetto proprio per evidenziarne la grave pericolosità.

E’ falso che l’incenerimento del CSS, ovvero della frazione combustibile dei rifiuti (in gran parte plastica e carta), scongiuri le discariche. Anzi peggiorerebbe ulteriormente la situazione. Infatti bruciare il CSS ripropone il problema dello smaltimento di tutto ciò che non è inceneribile e che quindi non entra a far parte del CSS (frazione umida, ferraglia, vetro). Tutto questo sarebbe destinato ugualmente alla discarica, ove è soprattutto la putrefazione della frazione umida la responsabile dei problemi igienico-sanitari. Viceversa i materiali che si brucerebbero con il CSS (plastica e carta) potrebbero invece essere inviati al recupero di materia e riciclati. Per di più bruciandoli si producono scorie altamente tossiche e pericolose da smaltire sempre in discarica: il progetto Edipower prevede la formazione di quasi 120 mila tonnellate di ceneri tossiche l’anno.

Ci rammarica il fatto che i sindacati non abbiano mostrato lo stesso interesse quando a perdere il posto di lavoro sono stati altri lavoratori del nostro territorio ed esprimiamo solidarietà ai lavoratori della centrale, preoccupati per il rischio di mobilità presso altri impianti Edipower ed ostaggio dei gravi propositi aziendali.

Tuttavia bisogna evidenziare come nell’inceneritore non si brucerebbero solo rifiuti, salute, vite umane e soldi pubblici in spese sanitarie, ma anche posti di lavoro. E’ stato calcolato ad esempio come un virtuoso ciclo dei rifiuti, fatto di differenziata spinta e recupero di materia, crei 10 volte i posti di lavoro degli inceneritori. Cosa dire poi del mancato sviluppo del settore turistico, penalizzato dal grave danno all’immagine del territorio, che verrebbe conosciuto non già per le proprie bellezze, ma per ospitare uno dei più grandi inceneritori d’Italia e d’Europa? E che dire del danno economico conseguente alla svalutazione degli immobili che inevitabilmente l’inceneritore produrrebbe?

Non è con la supina ed entusiasta accettazione di qualsivoglia progetto aziendale che si fa un bel servizio ai lavoratori ed alla comunità. Piuttosto i sindacati rivendichino insieme ad associazioni, cittadini ed enti locali alternative capaci di garantire sia l’occupazione che la salute. Alternative che possano includere la produzione elettrica da energie rinnovabili,  la diversificazione dell’attività della centrale verso la ricerca ed i servizi di consulenza e start-up sempre nel campo delle rinnovabili, nonchè impianti utili ad un virtuoso ciclo dei rifiuti, di cui la Sicilia ha disperato bisogno: impianti per la differenziata, per il compostaggio, per la digestione anaerobica dell’umido con produzione di biogas, ecc…

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