Coronavirus, l’attività della Raffineria ridotta ai minimi: gli effetti si sentono e si vedono

Con l’emergenza Coronavirus tutti stiamo subendo delle limitazioni più o meno importanti. Molte attività produttive in italia sono ferme per limitare i contagi. Le raffinerie non sono tra queste, tuttavia di questi tempi è innegabile un calo della domanda di prodotti petroliferi.

A ciò si aggiungono le misure di sicurezza in merito al necessario distanziamento sociale, che hanno obbligato molte attività non sanitarie a ridurre di molto il personale.

Chi, per la posizione della propria abitazione o per gli spostamenti lavorativi, in questo periodo ha avuto la fortuna di ammirare il Golfo di Milazzo, si sarà senz’altro accorto di un piccolo grande particolare.

Il Golfo di Milazzo offre sempre un paesaggio senza dubbio di elevato pregio, sebbene deturpato da grosse industrie decisamente brutte e da decine di petroliere che perennemente l’attraversano. In quest’ultimo periodo, però, il traffico di petroliere nel golfo di Milazzo si è ridotto al lumicino.

Tale traffico è ovviamente direttamente proporzionale all’attività produttiva della Raffineria. Se il traffico di petroliere nelle ultime settimane risulta decimato, vuol dire che anche l’attività della Raffineria è stata decimata. Del resto fonti interne a quest’ultima parlano di una drastica riduzione delle presenze lavorative, al fine di evitare occasioni di contagio. Mentre di solito in raffineria lavorano, tra lavoratori diretti e indotto, circa 1000 persone o poco più, oggi il personale in servizio si sarebbe temporaneamente ridotto a circa 200 unità.

Gli effetti della drastica riduzione dell’attività della Raffineria sull’ambiente si vedono e si sentono. Oltre al calo delle petroliere nel golfo, è innegabile che nella valle del Mela si respira un’aria insolitamente pulita. I fenomeni odorigeni, sebbene non siano scomparsi, mostrano un’intensità ed una frequenza certamente inferiori rispetto al solito.

Anche i più recenti dati Arpa, sebbene siano parziali e non prendano in considerazione le sostanze più correlate alle emissioni industriali, come l’anidride solforosa, parlano di un calo dell’inquinamento che non può essere spiegato con la sola riduzione del traffico veicolare.

Ad esempio nelle conclusioni dell’ “Analisi preliminare sulla Qualità dell’aria nella
Regione Sicilia durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19″ di Arpa Sicilia si afferma:

“In particolare per gli ossidi di azoto le stazioni di fondo urbano negli agglomerati di Palermo e Catania registrano una riduzione superiore al 60% nella concentrazione oraria rilevata, come prevedibile dall’inventario delle emissioni. Nelle stazioni di fondo urbano delle Aree Industriali si rileva una riduzione tra il 44% e il 57%, superiore al valore stimato dall’inventario, con riferimento al traffico stradale. Questo dato, oltre che risentire del breve periodo analizzato, potrebbe essere inficiato anche da una riduzione dell’attività industriale“.

Insomma, verrebbe da dire, non tutti i mali vengono per nuocere. Peccato però che si tratti solo di una riduzione temporanea dell’inquinamento, che è comunque importante anche per proteggerci dal Coronavirus stesso, visto che quest’ultimo, secondo diversi studi scientifici internazionali, viene favorito dall’inquinamento atmoferico.

Il modo per rendere permanente una significativa riduzione dell’inquinamento comunque c’è e consiste nell’attuazione del Piano regionale di qualità dell’aria. Sempre che la Regione non voglia fare “marcia indietro”, piegandosi alle richieste delle industrie.

 

 

 

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