Il Piano regionale contro l’inquinamento dell’aria: una boccata d’ossigeno che le industrie vogliono impedire ad ogni costo

L’estate scorsa il governo regionale ha approvato il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria. Si tratta di un importantissimo strumento normativo che rivendichiamo da diversi anni, finalizzato a migliorare la qualità dell’aria laddove esistono criticità ed a preservarla laddove buona.

Stavolta dobbiamo rendere onore al merito: la Regione Siciliana è stata una delle prime regioni italiane a dotarsi di questo fondamentale strumento a tutela dell’ambiente e della salute, già previsto dal decreto legislativo 155 del 2010. Di notevole pregio sono in particolare le norme del Piano volte a ridurre il traffico veicolare nelle grandi città ed ad abbattere le emissioni delle industrie più inquinanti, come raffinerie, impianti petrolchimici e cementifici.

Com’era prevedibile, le grosse industrie hanno presentato una pioggia di ricorsi per tentare di annullare il Piano. Sei di questi ricorsi verranno discussi al TAR Palermo nell’udienza del prossimo 28 novembre. Si tratta di ricorsi a nostro avviso infondati, presentati dalla Raffineria di Milazzo, dalla Raffineria Sonatrach (ex Esso) di Augusta, dalla Raffineria ISAB di Priolo, dall’impianto petrolchimico Versalis di Priolo, dal cementificio Buzzi Unicem di Augusta e dall’impianto chimico Air Liquide di Augusta.

L’approvazione del Piano ha già fatto avviare il riesame delle Autorizzazioni Integrate Ambientali di tali impianti: nelle autorizzazioni dovranno essere inserite infatti prescrizioni volte all’abbattimento delle emissioni convogliate di polveri, ossidi di azoto, anidride solforosa e composti organici volatili, che entro il 2027 dovranno essere ridotte al minimo possibile con le migliori tecnologie disponibili. In applicazione del Piano, una forte riduzione delle emissioni dovrebbe già vedersi nel 2022, che rappresenta una tappa “intermedia” in vista dell’ambientalizzazione completa da raggiungersi entro il 2027.

A difesa del Piano sono intervenuti, oltre all’Avvocatura dello Stato (che rappresenta la Regione ed il MATTM) anche l’ARPA, l’associazione A.D.A.S.C. (con l’importante supporto consulenziale del nostro comitato), Legambiente Sicilia, il Comune di Augusta ed il Comune di Siracusa.

Nel frattempo pochi giorni fa la Regione Siciliana ha siglato con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa un accordo sulla qualità dell’aria, che prevede tra l’altro lo stanziamento delle somme necessarie ad attuare quelle misure del Piano finalizzate ad incentivare la mobilità sostenibile e la riduzione delle emissioni da traffico veicolare.

accordo costa musumeci

Si tratta di un accordo importante, non solo perchè rappresenta un ottimo esempio di come, al di là degli opposti schieramenti politici, sia possibile collaborare all’insegna del “buon governo”, ma anche e soprattutto perchè denota la volontà del Governo Regionale di “fare sul serio”, ovvero di procedere con l’applicazione del Piano di tutela della qualità dell’aria.

Non si è quindi ripetuto – almeno finora – il copione di una Regione asservita agli interessi dei grossi gruppi industriali, com’è invece avvenuto nel 2012, quando le grosse industrie riuscirono a far revocare dalla Regione un importante decreto che limitava le emissioni odorigene nelle aree ad elevato rischio di crisi ambientale della sicilia (comprensorio del Mela, Augusta-Priolo, Gela e Biancavilla).

Ovviamente il Piano di tutela della qualità dell’aria non è la panacea per tutti i mali e non fa venire meno la necessità delle prescrizioni sanitarie da parte dei Sindaci nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali attualmente sottoposte a riesame. Tali prescrizioni fungerebbero anzi da necessario complemento al Piano. Sia perchè, com’è ovvio, le misure di quest’ultimo non sono state individuate sulla base di valutazioni sanitarie, che sono di esclusiva pertinenza dei Sindaci e delle altre autorità sanitarie, sia perchè il Piano in questione non prevede alcuna limitazione per le “emissioni non convogliate” di idrocarburi da parte di raffinerie e petrolchimici, che rappresentano il primo e più urgente problema della valle del Mela e delle altre aree inquinate e che sono connessi all’annosa piaga degli “odori molesti” che affligge tali territori.

L’urgenza delle prescrizioni sanitarie è anche legata ai risultati dell’ ultimo rapporto Sentieri, che nella valle del Mela ha registrato l’eccesso di nati malformati più elevato d’Italia (+80%). Ricordiamo a tal riguardo che un recente studio scientifico ha evidenziato la correlazione tra tasso di malformazioni congenite ed esposizione agli idrocarburi emessi da un impianto petrolchimico.

Tornando invece alle competenze della Regione, va rilevato che dopo la vergognosa revoca del 2012, la Regione non ha più previsto dei limiti sulle emissioni maleodoranti. Un grave vuoto normativo che sollecitiamo i deputati regionali a colmare al più presto.

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